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TUTTI ODIANO TUTTI

la grande rissa

DI MARINO BADIALE

il-main-stream

Cominciamo da un semplice esempio, fra tanti possibili. Il Corriere della Sera pubblica l’intervista a uno statale che si lamenta del blocco degli stipendi. Ad oggi ci sono 610 commenti. Ovviamente non li ho nemmeno scorsi tutti, ma da un campionamento casuale sembra che la grande maggioranza (non tutti, per fortuna) sia aspramente critica verso l’intervistato. Spesso, i commentatori sono anche offensivi e aggressivi. La mia impressione è che succeda più o meno lo stesso quando si indicano i problemi di ogni particolare categoria: se si parla della scuola tutti infuriati ad azzannare i docenti, se si parla dei lavoratori autonomi questi vengono attaccati in quanto evasori, e così via.

Per tornare allo statale dell’intervista, ai suoi critici, che indubbiamente in molti casi stanno peggio di lui, si devono ricordare due cose. In primo luogo c’è sempre qualcuno che sta peggio di te: se il precario italiano sta peggio dello statale, l’africano disperato che muore nel tentativo di venire a farsi sfruttare in nero in Italia sta sicuramente peggio del precario. Con ciò si vuol dire che replicare, a chi segnala un problema, “comunque stai meglio di altri”, non è un argomento risolutivo, perché su questo pianeta quasi chiunque sta meglio di qualcun altro. Ma non è questa l’osservazione più importante, che è invece la seguente: se è vero che lo statale sta ancora relativamente bene, è certo che la sua situazione è peggiorata come è peggiorata quella di tutti. È questa la cosa fondamentale che bisogna capire da interviste come quella sopra indicata, e dalle tante altre notizie che si potrebbero citare: stiamo sempre peggio, tutti, ci stiamo impoverendo, tutti. Chi stava piuttosto bene ancora se la cava, chi era appena al limite della povertà ora è alla disperazione. Ma è questo movimento di peggioramento comune che bisogna saper vedere, per capire che la linea dell’evoluzione delle nostre società è chiara, ed è quella della distruzione del ceto medio e dell’immiserimento generalizzato. Sono cose dette e ridette, cito solo, giusto per dare un’idea, un breve intervento di Carlo Formenti, oppure il bel libro di Mario Pianta.

E invece di vedere tutto questo e di lottare contro il nemico comune, coloro che stanno perdendo tutto si sbranano fra di loro. Ma questo serve solo a far vincere i nostri nemici, i ceti dirigenti dei paesi occidentali, nessuno escluso. Nemici nostri, nemici di tutti, perché hanno rinnegato il patto sociale che ha retto le società occidentali nel trentennio ’45-’75, e ci hanno dichiarato guerra. Una guerra che stiamo perdendo appunto perché chi sta male odia chi pensa stia un po’ meno male (vero o falso che sia), invece di capire che solo lottando uniti possiamo sperare di vincere.
Forse si potrebbe obiettare che dedurre un’analisi generale dai commenti on line ad un articolo è un po’ azzardato. La critica è corretta, ma mi pare che sia un dato oggettivo la mancanza di solidarietà fra le varie categorie dei ceti subalterni colpite dalla crisi e dalle politiche di austerità. Poiché questa mancanza di solidarietà non favorisce certo gli interessi collettivi di tali ceti (lottando uniti qualcosa si potrebbe ottenere), mi pare sensato ipotizzare che ci siano forti spinte psicologiche anti-solidaristiche, e che l’aggressività diffusa che si nota nei più diversi ambiti sia una espressione di tali spinte psicologiche.
Sarebbe davvero utile che qualcuno ci aiutasse a capire il perché di tutto questo. Perché “tutti odiano tutti”, e nessuno riesce a vedere il comune nemico. Credo dipenda da mutamenti profondi nella nostra “psiche occidentale”, che dovremmo tentare di indagare. Ci torneremo, spero.
Non posso che concludere su una nota di pessimismo. Il punto dolente di questa situazione, in cui tutti odiano tutti, è che un ulteriore peggioramento economico non porterà la “sollevazione” tanto attesa da alcuni nostri amici. Porterà ad un ulteriore imbarbarimento, ad una violenza diffusa. Il fatto di stare peggio non porta automaticamente alla rivolta, può portare a sbranarti col tuo vicino.
E quest’ultimo mi sembra l’esito più probabile, data l’attuale situazione della coscienza collettiva.
Sarei naturalmente lieto se i lettori riuscissero a convincermi che il mio pessimismo è infondato.

Marino Badiale
Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it
Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2014/09/tutti-odiano-tutti.html
7.9.2014

Pubblicato da Davide

  • tersite
    Come è maledettamente vero! E nelle grandi città la tensione è ancora maggiore. Non dimentichiamoci che il popolo italiano è uno tra i più ignoranti del pianeta, la situazione può solo peggiorare.

  • Petrus

    "Tutti odiano tutti" evidenzia il trionfo della strategia del divide et impera sulla società occidentale. Tutto qui.

  • cardisem

    "Sarebbe davvero utile che qualcuno ci aiutasse a capire il perché di tutto questo. Perché “tutti odiano tutti”,"

    Una spiegazione possibile, non certo originale, è che che il Liberismo dominante punta alla distruzione di qualsiasi forma di "comunità”, per ridurre ogni individuo alla condizione di "consumatore” sul piano sociale e di "spettatore” sul piano della coscienza e della conoscenza…

    Qui il luckasiano progresso della coscienza che trasforma l’essere, in meglio, lo trasforma invece in peggio, in una regressione fino alla ferocia, all’indifferenza verso la sorte altrui, alla barbarie…

  • Lif

    Questo "tutti odiano tutti" è molto relativo e mi sembra un’esagerazione. In ogni caso continuiamo a prenderci in giro: il prodotto di una società frammentata e individualistica alla fine è o può essere questo. Chi ha prodotto la società suddetta? Individuati gli autori, individuati i veri nemici. 

    Ma dubito che molti risponderanno in maniera onesta.
  • robotcoppola

    Avevamo una grande occasione, unire le nostre forze nel M5S per mediare e ottenere una società più umana.
    No! Troppo facile. Troppo lineare.
    Meglio il caos del tutti contro tutti, lamentarsi, urlare alla luna, frignare e cercare di imporre la propria visione delle cose, lasciando alle armate renziane di asfaltarci tutti e garantici una depressione economica che sfocerà presto con un governo gestito dalla troika.

  • Tonguessy

    Ho avuto modo di ascoltare i miei nemici storici, i padroni, lamentarsi di come l’attuale capitalismo li stia ammazzando lentamente (la speculazione è molto più redditizia di qualsiasi investimento industriale). Ragionamenti corretti e sensati che mi hanno portato ad applaudire gli oratori di Reimpresa. Non credo di essere uno dei pochi che "salta il fosso" quando è necessario al bene della collettività.

    La trappola denunciata (con molto stile, devo dire) da Badiale è vera e terribile, il vecchio Divide et Impera, e non è neanche una gran novità. Questo non ha impedito nè rivolte (dalla revolta dè Ciompi alle ultime banlieue, giusto per restare in Europa) nè rivoluzioni. Quindi non è un fattore risolutivo: funziona, ma con i limiti che la Storia ci ha insegnato. 
    Sugli statali non posso che tristemente concordare: sono attualmente i destinatari della caccia all’untore che si è scatenata grazie ad un’abile orchestrazione della propaganda di regime. Mi spiego meglio: se lo scopo delle politiche neoliberiste è azzerare lo Stato per sostituirlo con il Mercato, è abbastanza ovvio che ci sia una totale criminalizzazione di qualsiasi strato degli apparati statali che non servono al mercato. Il tutto nel nome del dumping salariale, ovviamente. All’operaio della fabbrica viene fatto credere che la colpa del proprio dumping salariale sia degli statali. Agli statali non resta che munirsi di giubbotti antiproiettile. Il che è semplicemente delirante. Giustamente Badiale fa notare che qualche anno fa (ma ancora adesso, anche se il target sociale si è spostato dal privato al pubblico) erano gli artigiani i responsabili delle disastrose politiche sociali. Insomma la propaganda di regime sta dando il suo meglio nel convincerci che la colpa dell’attuale crisi non sono le politiche neoliberiste, e che senza un ritorno alla sovranità nazionale i politici sono delle marionette nelle mani dei burocrati di Bruxelles che a loro volta sono nel libro paga dei banksters. Niente di tutto questo: l’informazione mainstream ci dice che costoro sono impegnati nel risolvere la nostra crisi, ma non dicono che lo fanno riducendo la partecipazione democratica e le sovranità nazionali nonchè quei diritti e poteri che decenni di lotte politiche e sindacali avevano conquistato. La propaganda ci sta dicendo che la colpa è tutta degli statali. Perchè, per uscire dalla crisi, serve "meno Stato e più Mercato". La prima verità è che meno Stato e più mercato è la ricetta per sprofondare nel baratro in cui siamo precipitati. La seconda verità è che esistono persone che, convinte dalla propaganda, amano spararsi sui piedi imbracciando il fucile gentilmente offerto loro dai banksters. 
    In realtà non è vero che "tutti odiano tutti", piuttosto che molti odiano sè stessi al punto di offrire a sè stessi una vita di progressiva miseria nel nome di quel Meine Ehre heißt Treue (Il mio onore si chiama fedeltà) che era inciso nelle fibbie delle cinture delle SS di Himmler. Fedeli alla propaganda dei banksters fino alla morte. Contenti loro…..
  • AlbertoConti

    Certo, la cultura dell’individualismo, la malapolitica, bla, bla,
    bla….

    Io ci vedo invece la ricetta americana di destabilizzazione
    permanente, non necessariamente applicata direttamente dagli
    yankee.

    L’hanno imparata e funziona benissimo, come l’arco romano per i
    nostri "gloriosi" avi, è come il sale in cucina.

    Vuoi rovinare un popolo?
    Piantagli un bel casino interno e aspetta che si sbranino tra di loro. Per noi è
    bastato l’euro.

  • Lif

    Peccato che non ci stiamo sbranando tra di noi. 

    Poi credere sempre che ci debba essere un deus-ex-machina maligno è un po’ noioso. Un po’ tante colpe culturali esistono eccome, altrimenti è sempre una roba di pupazzi e pupari, ma è un modo di vedere le cose troppo sciocco.
  • radisol

    C’è sicuramente, dietro tutto questo, una strategia mediatica ben precisa di dividere "il popolo" ….questo è innegabile …

    Però giocano anche altri fattori oggettivi … una mutatissima composizione sociale … e la possibilità, data da internet a chiunque, di esprimersi in forma anonima e di poter dire qualunque cazzata … e qualche esempio in questo senso lo vediamo quotidianamente anche su queste pagine …
    Qualcuno ricorda, come esempio, quale letamaio uscì fuori all’inizio dei novanta quando Radio Radicale aprì senza filtri i propri microfoni per almeno una settimana ? Allora non c’era internet così diffuso come oggi ma il meccanismo era lo stesso …
    Per intenderci, mi viene da pensare, pur senza trascurare l’aspetto "voluto" dal potere di questa logica "tutti contro tutti" ed il dato di una oggettiva "individualizzazione" dovuta al venir meno di ogni aspetto di classe, di gruppo, di comunità, che anche in epoche precedenti quando tutto faceva intravedere chissà quali solidarietà e radiosi avveniri collettivi, se ci fosse stato lo "strumento" tecnico che permetteva di esprimersi in un certo modo, il letamaio sarebbe uscito fuori comunque …
    Certo, comunque, che la cosa è ormai endemica … e riguarda anche gli ambienti di potere medesimi … basti pensare al fatto che, pur teoricamente in una situazione di massimo consenso per il governo Renzi, ogni volta che il parlamento si trova ad esprimersi con voto segreto lo stesso governo Renzi va regolarmente sotto …
  • Giancarlo54
    Intervento questo di Tonguessy da incorniciare, come da incorniciare è l’articolo di Badiale.

    Complimenti ad entrambi.

  • haward

    Homo homini lupus. Abbi cura di sradicare nell’essere umano, con calma e metodo,
    tutto ciò che anche solo vagamente non appartenga ad una visione meramente
    materialistica e riduttivistica dell’esistenza. Contestualmente disintegra,
    altrettanto accuratamente, ogni idea "tradizionale" che tenga in vita uno
    straccio di legame intra familiare e di solidarietà (autentica e sentita, non
    ideologica) all’interno della comunità di appartenenza. Esalta ed esaspera
    l’individuo, come sole a cui far ruotare l’universo, al centro di tutti i
    "diritti". Accendi il risentimento e la rabbia tra generazioni (figli contro i
    genitori), tra i sessi, tra le classi sociali, tra le religioni, tra le razze,
    etc., etc. Tratta tutti come numeri seriali, omologate bestie da lavoro e,
    alla fine, togli loro anche quel minimo di sicurezza economica e di
    speranza (si fa per dire) nel futuro. Quali individui credi che salteranno
    fuori? Forti, sereni, ed amanti del loro prossimo?     

  • Emanuele_C

    Evidentemente, anche il questo caos, la politica del "proprio orticello" trova dei vantaggi di cui il primo è quello secondo cui è più facile mozzicare in faccia il tuo vicino piuttosto che quello lì, quello che sta in alto e che non puoi raggiungere.

  • dancingjulien

    Quoto

  • Truman

    Nel complesso l’articolo è condivisibile, ma c’è qualche dettaglio discutibile. Dice Badiale:

    È questa la cosa fondamentale che bisogna capire da interviste come quella sopra indicata… stiamo sempre peggio, tutti, ci stiamo impoverendo, tutti.

    In realtà i numeri dicono che le disuguaglianze aumentano. C’è un numero ristretto di persone che guadagnano sempre di più. Giusto per fare un esempio, Marchionne guadagna molto di più di quanto guadagnasse il suo predecessore (Giuseppe Morchio). Se poi confrontiamo il suo stipendio con quello di un operaio Fiat, il divario è abissale.

    Ecco, qui bisogna guardare per sciogliere la guerra di tutti contro tutti, a queste poche persone che dalla crisi guadagnano in modo strabiliante. Sono le facce che il tiggì ci presenta in apertura, sono gli ultra-ricchi. Sono il nemico. E non è strettamente necessaria una rivoluzione per cacciare queste quattro persone.

    Addirittura anche l’individualismo potrebbe funzionare se si guarda nel modo giusto, l’interesse del singolo uomo-massa non è combattere i suoi pari, ma la casta di quelli che si sono arroccati in alto, contando di farla franca. Ma così sono molto esposti.

  • enricocardillo

    politici e mass media fanno di tutto per incentivare questo atteggiamento! Loro tagliano i servizi pubblici, poi danno la colpa a chi ci lavora! è una strategia!

  • Ossimoro

    Concordo. In pieno.

    Ieri guardando il disastro sul Gargano, ho pensato "come la collettività e le imprese del territorio se la caverebbero senza l’intervento dello Stato?"
    Impossibile.  
    Cosa farebbe il Mercato autoregolante in questi casi?… Senza militari, protezione civile? Senza la macchina statale già in essere e pronta a intervenire che mette a disposizione scuole, spazi, mezzi, persone? Mi è riecheggiata nelle orecchie la telefonata di risa subito dopo il terremoto dell’Aquila, nella quale imprenditori assaporavano i prossimi profitti della ricostruzione… Con i corpi ancora sotto le macerie…
    Lo Stato è invocato dalle genti ma al contempo gli statali pare facciano "schifo".
    Le imposte dovrebbero restituire servizi. E i servizi sono forniti da persone fisiche. Che sono gli statali. Qualcuno potrebbe obiettare che i servizi sarebbero ugualmente offerti dai privati dietro incarico pubblico. Ma il privato deve ricavarne un profitto. Il pubblico no. 
    Il primo rischia di essere non solo più costoso, ma sfugge anche alla trasparenza propria del diritto pubblico. Terra dei fuochi docet.
    Con questo non voglio dire che non ci siano margini di miglioramento del servizio pubblico! Anzi! Ma sovente il degrado della macchina pubblica pare causato ad hoc, per avere la scusa dell’outsourcing…
    In ogni caso… Mala tempora currunt.
  • AlbertoConti

    Così sciocco che nessuno trova il colpevole, e intanto ci si piange
    addosso e ci si accusa a vicenda. A me sembra invece molto
    geniale!

    Basta ascoltare un qualsiasi TG per averne conferma.

  • bstrnt

    Siamo in buona compagnia!

    A me sembra che tutto l’Occidente sia un’apologia all’idiozia.
    Peggiorerà di sicuro … il dollaro ha i giorni contati, vedremo dopo quale sarà la mossa dei fondamentalisti puritani per continuare a intortare il resto del mondo; speriamo solo che non vadano a scoperchiare il vaso di Pandora nucleare … poi non ce ne sarà per nessuno!
  • Georgejefferson

    Vedi che neghi l’assunto iniziale?L’uomo "diventa" lupo per l’altro,con anche dirette spintarelle.Non "e’ " ,in natura (cioe,forse e’ parzialmente e non di larga parte) come diceva Hobbes e tutto l’impianto di destra derivante.

  • Hamelin

    Non sei stato molto a contatto con gli Angloamericani.
    La loro massima espressione di cultura é il rutto dopo la prima pinta delle 5 .

  • modo16

    Se non è la realtà attuale ci si avvicina molto, bella disamina, complimenti.

    Commento da salvare.
  • GioCo

    Caro Badiale,
    a guardare lo zoppo si impara a zoppicare dicevano i nostri nonni, la cui saggezza ci fa apparire le loro ombre immense. Eppure erano uomini come noi e non certo privi di problemi. Basta vedere com’eravamo conciati (a livello di massa) solo un secolo fa, tra malattie, malnutrizione, analfabetismo. Se internet è percepito come summa di stupidità, questo non toglie che chi vi si immerge non può dirsi analfabeta, anche se rimane ignorante della tecnologia che usa: è come un grado più in alto rispetto a prima, perciò adesso vede la sua pochezza.
    La storia umana, tutta la storia umana, è fatta di conflitti, sorprese e incertezze: è un eterno "sembra ma non è", come la polvere di Pollon combina-guai, felicità allucinogena pericolosa persino per gli Dei.

    A questo assunto non sfugge nemmeno il comandante in capo, con qualunque ombra egli abbia deciso di confondersi. Temo però che lui lo sappia, mentre noi ci culliamo ancora dell’idea di essere altro, ci culliamo nell’idea di emergere dal mucchio. Per ciò (segretamente) noi e loro vogliamo lo stesso mucchio di scemi, altrimenti chi elegge chi?

    Per fortuna c’è mucchio e mucchio. A me piace sempre ricordare a proposito della libertà e della ragione: se sei quello che il nazista schiaccia nel fango piantandoti i tacchi nella carne e urlandoti nelle orecchie cose incomprensibili in un incomprensibile idioma, mentre attendi il colpo di grazia inevitabile, davanti a tutti impotente, come puoi saperti ancora ragionevolmente libero?
    Lasciando che il gerarca stia nel suo illusorio mondo sotto controllo, ovviamente, perché non ha voluto che tu facessi niente per lui.

  • Georgejefferson

    E che peso dai Lif nel differenziare le concause,per dire,allo statale pigro (quelli pigri,come ci sono in ogni categoria,e non e’ una colpa in se),in confronto a,che so,il direttore della 

    consob americana,o Amato al soldo della Deutshe Bank ecc ecc..

    Quali livelli nella bilancia?Illuminaci un po.

  • yago

    Chi di voi non ha odiato l’omino seduto dietro una scrivania che incurante di ogni buon senso interpreta a suo piacimento stupide leggi, peraltro spesso contraddittorie ? Costui se ne frega delle vs ragioni, ma da un lato tende ad autocompiacersi per il suo operato e dall’altro tende a difendersi da eventuali errori che potrebbero provocargli qualche noia. Costui non si rende minimamente conto che una volta alzato il culo dalla sua scrivania, troverà a sua volta qualche suo simile in qualche altro ufficio che lo ripagherà con la stessa moneta.

    La burocrazia è impazzita e coloro che mettono in pratica le idiozie che produce diventano suoi complici. Odiarli quindi diventa una naturale conseguenza.

    Non è colpa loro? Non è vero. Ognuno deve assumersi un minimo di responsabilità ed usare il sano buon senso invece di comportarsi come stupidi idioti che applicano stupide regole.

  • haward
    Per eccesso di sintesi ho sbagliato a mettere la premessa e, perciò, hai
    perfettamente ragione a cogliere la contraddizione (complimenti per la tua
    logica, impeccabile).

  • Lif

    x georgejefferson e AlbertoConti

    Non ho mica detto che pupazzi e pupari non esistano, ma il gioco di pupazzi e pupari, in una società fortemente mediatizzata, funziona meglio se c’è l’humus adatto. E l’humus adatto altro non è la gente comune e le sue abitudini e credenze, comprese quelle politiche. Continuo a stupirmi di quanto questo aspetto sia poco compreso realmente da troppi (di qualunque ispirazione culturale e politica).
  • Georgejefferson

    Spiegati meglio Lif,che magari si trova un punto di incontro

  • Lif

    Ad esempio: AlbertoConti dice "Vuoi rovinare un popolo?
    Piantagli un bel casino interno e aspetta che si sbranino tra di loro
    ".

    Come no? Funziona proprio così… Bene, ne dubito. Se non ci sono crepe preesistente (o fatte preesistere, ma ci vuole tempo) o tensioni radicate (o fatte radicare, ma ugualmente ci vuole tempo) non so proprio che casino si possa piantare.

    Ribadisco una cosa: in Italia, al momento, non ci sono tensioni particolari tra gruppi "dominati". Quello che dice Badiale, caso mai, ha senso se visto sotto l’ottica della capacità di giudizio complessiva di noi italiani nel vedere i problemi, le cause e gli eventuali autori, che, evidentemente, date anche le europee di maggio, è bassa. Ma tensioni tra gruppi "dominati", nisba.

    Torniamo ad autori ed humus. Sinteticamente: da "destra" mi dicono che tutto è spiegabile con i Protocolli di Sion, il Piano Kalergi, ecc. Da "sinistra" mi dicono che tutto è spiegabile con la lotta di classe, Wall Street, magari, ma meno convinti, il Bohemian Grove o Bilderberg.

    A me, invece, sembra evidente (evidente) che, Sion o Kalergi, Wall Street o Bilderberg, senza le attuali generazioni (auto-)frammentate, (auto-)sradicate, convintamente fluide, nulla si potrebbe fare. Che, poi, lo stile di vita dominante possa essere un prodotto artificiosamente creato per certi scopi non pienamente dichiarati ha importanza relativa, se esistono centinaia di milioni (e potenzialmente persino miliardi) di idioti che rimangono intontiti di fronte a quanto gli viene quotidianamente raccontato.

    Quanto sta avvenendo nel mondo, Occidente ed oltre, è una scelta libera di ogni singolo individuo. Non è e non può essere semplicemente un piano preordinato, indipendentemente dal tipo di piano e dalla sua esistenza. Si è scelta acriticamente la full-immersion nella modernità e il risultato è questo.

    E il pericolo non è il piano A o B, ma che certi semi, gettati dal piano A o B, crescano indipendentemente dal piano A o B. E non mi pare che in giro ci sia qualcuno che si stia preoccupando di questo.

  • Georgejefferson
    Mmm,vediamo,non sono del tutto d’accordo,(Ps.Non presto molto impegno alla grammatica,mi auguro non se ne faccia una discriminante)
    Sul discorso di Conti riguardo al casino interno ecc..Bè,non sembra che ne abbia fatto una assolutizzazione riguardo al "tutto subito",ed anzi,sembra piu una tesi riguardante il divenire possibile,supportata in ipotesi futura possibile ed empiricamente (a mia opinione)da esempi storici riguardante il famoso luogo comune della rana bollita.Poi ripeto,non nego di sicuro io "responsabilità"esistenti delle masse a livello individuale,solo che posto l’accento del discorso sulla concausa e differenze di "peso" delle responsabilità sulla bilancia ipotetica…E non hai risposto.
    Dubiti che "funzioni proprio cosi",ma fai un ragionamento dicotomico che non ti fa onore (a mio avviso)essendo proprio quello,il ragionamento solo in dicotomia,una chiave importante di strategia storica "d’elite".Lo usi appieno dove io non condivido affato il metodo,anzi,non riconosco dignità alcuna ad esso e lo disprezzo anche (il ragionamento solo dicotomico,funziona cosi,al posto di cola ecc…)La verita sta nella sintesi e concause con vari livelli di differenza nelle questioni,cosi,a mio parere intendiamoci.
    Dici che "se non ci sono crepe preesistenti (o fatte preesistere, ma ci vuole tempo) o tensioni radicate (o fatte radicare, ma ugualmente ci vuole tempo),e sei in contraddizione.Primo perche mostri chiaramente il dubbio,ed e’ buona cosa,(preesistenti o fatte preesistere nel divenire storico?Secondo non sai che casino si possa piantare,ma tu stesso esprimi il dubbio quindi,il"casino" e’ possibile date certe condizioni.
    Se neghi il casino tourt court del tutti contro tutti anche graduale (come sembra),di qualunque natura sia,se preesistente o fatto preesistere,neghi il dubbio sul futuro, riguardo specie infatti alla possibilità pratica di tale"casino"nel divenire a piccoli passi.
    Quando ribadisci che in Italia, al momento, non ci sono tensioni particolari tra gruppi "dominati",hai ragione,ma ti fermi al presente percepito presunto tale,che puo anche essere ragionevole o plausibile ma solo appunto al dato presente,fermo,senza movimento storico.Ed e’ una naturalizzazione artificiale che non dice tanto nella sostanza,ma solo nell’apparenza.
    Sinteticamente,da sinistra,e parlo del mio modo di intendere la sinistra (e solo quello),ribadisco la posizione determinante alle comprensioni sul divenire e suoi possibili sviluppi.Questo comprende,come non mi stanchero mai di ripetere in abbondanza,CONCAUSE E DIVERSI LIVELLI DI RESPONSABILITA COME PESO STORICO.
    A te sembra evidente che:"Sion o Kalergi, Wall Street o Bilderberg, senza le attuali generazioni (auto-)frammentate, (auto-)sradicate, convintamente fluide, nulla si potrebbe fare"
    Ed e’ chiaro (a parte che dovresti argomentare meglio su quel "fluido"che non e’ molto preciso).culturalmente di destra,e ti rispetto,non sono estremista fanatico.Ma non approvo,per niente proprio perche parti dal presupposto (penso io che sia per te naturale ed insindacabile) che esista l’AUTOframmentazione ed AUTOsradicamento come stato di cose cristallizato e fermo nel tempo,quindi naturale,quindi giustificante la piena responsabilita individuale delle "masse",che possono meritarsi,vedi dopo l’assunto,l’appellativo di "idiote" in se a prescindere.
    Ragionamento da "elite" di destra,o oscure,se mi permetti il termine da me personalizzato metaforicamente.Da "Elite",o sottoufficiali che le scimmiottano nei ragionamenti invidiandole (magari non tu).Col presupposto ideologico della legge del piu forte come "necessaria" a prescindere.
    Non approvo perche di nuovo,"non si vede/non si sente/non si dice" i perche di concause nel divenire storico,le egemonie culturali create ad hoc grazie all’usurpazione dei mezzi di informazione con annessi prezzolati servili,i conflitti di interesse intessuti in ogni dove come Prassi storica consuetudinaria e condivisa in tacito assenso,e tanto altro.
    Come vedi,di "scelta libera" c’e’ ne e’ gran poca,nella consapevolezza generale,a meno che insistere sul ridurre ad unicum,il momento presente come percepito e presunto congetturialmente.
    Allora,su quale livello di differenza di responsabilità metti il singolo individuo medio in rapporto a,per fare esempi,Ciampi,Amato,Kleinfeld,Rothschild,Botin ecc ecc?
  • madelmo

    La guerra dei poveri ė sempre la peggiore . Il ricco gode e si accorda con altri ricchi .il pezzente si uccide per un tozzo di pane niente di nuovo sotto il sole

  • Lif

    Rispondo schematicamente:

    1) Siamo partiti dalla questione del tutti odiano tutti, in Italia, oggigiorno. Bene, ribadisco: in Italia, oggigiorno, c’è una società frammentata, ma di odio ne vedo ben poco. L’odio è un’altra cosa. In Italia oggi c’è solo un misto di risentimenti incrociati, depressione, voglia di fuggire e "l’erba del vicino è sempre più verde".

    2) L’odio c’era negli anni ’60-’70 (anche a proposito di pupazzi e pupari), ad esempio. L’odio c’era durante la Seconda Guerra Mondiale (anche sempre a proposito di pupazzi e pupari). Ecc. Ho detto "a proposito di pupazzi e pupari", ma l’odio nasceva anche da scelte politiche, ideologiche e culturali fatte dai singoli, indipendentemente da eventuali pupazzi e pupari. E oggi non ci sono manco scelte personali simili. Ecco perché dubito che un meccanismo simile al "divide et impera" sia in atto oggi in Italia. Semplicemente non c’è alcun bisogno di esso.

    3) Relativamente all’eventualità di una crescita futura di punti di frattura e di elementi di tensione, invece, mi stupisco che si citino cose blande come la diffidenza per lo statale e non, invece, la crescita dell’immigrazione di massa, dove si spaccia la figura artificiale dell’immigrato, ma si sorvola sulle comunità di appartenza degli allogeni. Non esiste l’immigrato, ma esiste questo o quell’uomo o donna provenienti da quella o quell’altra popolazione, con quella o quell’altra preoccupazione o pregiudizio suo proprio o abitudine mentale, ecc., ecc. Tutto questo ha già in Europa e presto anche in Italia effetti ulteriori, non positivi e potenzialmente utilizzabili per quel "tutti odiano tutti" da cui si è partiti.

    4) La frammentazione, potenzialmente o effettivamente distruttiva, del moltiplicarsi di comunità allogene si situa in un panorama autoctono già parzialmente frammentato di suo a causa di manie e modi di vivere cresciuti esponenzialmente nel corso degli ultimi decenni. Droga, esotismo, esterofilia, sessualità liquida, individualismo, consumismo, ecc. sono state proposte esplicitamente da una parte delle élites culturali e sono state adottate sempre maggiormente da porzioni ampie di popolazione, senza preoccuparsi se non della propria libertà di scelta individuale. Su questo, batto spesso su un tasto, ossia la figura di Pasolini: alla fine, specie a sinistra, ma non solo, a nessuno sembra davvero interessare cosa costui dicesse realmente negli ultimi anni di vita, ma solo che fosse "comunista e frocio", magari ucciso dopo un complotto "fascista". E anche questo è esemplificativo del vuoto spinto culturale e politico degli ultimi decenni in Italia (ma non solo).

    5) E le responsabilità? Se mi si dice, ad esempio, chi ha colpa della svendita italiana, oppure chi ha voluto l’UE così com’è, oppure chi ha fatto quella scelta di politica economica in quella certa direzione, ecc., tali fatti non devono essere necessariamente ogni volta elencati in ogni commento, tanto più che parliamo, qui, di altro. Che Amato o Prodi o Berlusconi o altri, in Italia o all’estero, abbiano colpe evidenti o meno evidenti, non cambia che se parliamo di frammentazione sociale, la frammentazione sociale non avviene senza la complicità della stessa società e delle sue scelte quotidiane. E vedo, ancora una volta, che, se è facile indicare le colpe in alto, meno è ridiscutere l’ordinario in basso. Poi ci si stupisce perché in Italia o in Europa si continui, nonostante tutto, a votare sostanzialmente gli stessi.

  • Georgejefferson
    Approvo che parlare di odio generalizzato radicale sia esagerato,al tempo presente in Italia.Ma ritengo anche che l’autore dell’articolo (su cui non sono del tutto d’accordo su tutto,ma allargheremmo il discorso) non si riferisse esattamente a tale odio radicale,ma proprio al tuo:misto di risentimenti incrociati, depressione, voglia di fuggire e "l’erba del vicino è sempre più verde",oppurtunamente alimentato a crescere a piccoli passi (Non TUTTO dicotomicamente o bianco o nero,dare spintarelle e’ la prassi da sempre,e non mi riferisco al potere di piegare la realtà con la sola volontà,ma la prassi che tramite le egemonie culturale spingono ed ottengono risultati nel breve/lungo termine.
    Certo e’ legittimo sottolineare il punto di vista che le parole sono importanti e non andrebbero usate a casaccio,ed e’ ragionevole la critica,e altresi,come vedi, dimostra ancora il mio assunto.Lo stesso uso e diffusione di metodo di linguaggio (assolutizzazione del presente,esagerazione sui termini descrivendo tendenze con aggettivi radicali ecc ecc)e’ una spinta egemonica culturale artificiale,non naturale e spontanea,ed avviene tramite anche l’ausilio dei mezzi di informazione di massa che danno le spinte che alimentando diffusione di metodi come questo,che si autoalimentano ad effetto domino,per via della tendenza umana a "copiare"il cosi fan tutti percepito.
    Allora rispetto la critica ma non la ritengo tanto rilevante,e se tu lo ritieni rispetto la posizione.Anche a me sara capitato di parlare di odio distruttivo tra statali e operai,quando avrei potuto meglio esprimere con termini quali rancore funzionale a certi interessi.Ma sono sicuro che tu sai benissimo leggere tra le righe e capire al volo l’intendimento,solo che ti imponti sulla forma,e non sulla sostanza del significato.
    E non penso che la maggioranza di lettori non afferri il discorso.
    Dici:"ma l’odio (quello del passato) nasceva anche da scelte politiche, ideologiche e culturali fatte dai singoli, indipendentemente da eventuali pupazzi e pupari".
    Approvo l’anche (che adduce concause contro il ragionamento solo dicotomico)ma non sono d’accordo sul "indipendentemente da eventuali pupazzi e pupari",indipendentementee per niente,riprendendo il discorso sulle egemonie culturali,diffusioni di principi e valori usi e costumi ecc(che quelli facenti parte del proprio bagaglio di scelte,vengono cosi chiamati…quelli della parte avversa,vengono sempre chiamati "ideologia")…ripeto,non TUTTO,non o BIANCO o NERO,ma in con causa,e con differenze di livello non indifferenti.Altro che sola individualità.
    Ora non ho piu tempo,proseguo dopo o domani se riesco.
  • Georgejefferson

    Allora per il resto sono anche abbastanza d’accordo,specie sul discorso di Pasolini ecc..Ma non su tutto,vediamo di sintetizzare cosa intendo portando a luce alcune contraddizioni.

    Allora come dicevo all’inizio,non sono io a negare le responsabilità individuali,e che sia giusto parlarne,ma questo proprio in virtù dell’elusione volontaria al discorso dicotomico (SOLO tutta colpa di certe elite oligarchiche,contro il SOLO tutta colpa individuale dei singoli che si fanno manipolare),eludendo ed anzi non riconoscendo dignità alcuna a questa dicotomia,funzionale a dividere ad infinitum,ovviamente porgo l’accento alle concause,e differenti livelli di peso sulla bilancia del giudizio (personale ovviamente).
    Se hai quasi completamente in maggioranza il disprezzo dei popoli in se,come "idioti" in natura,e che non possono essere altrimenti appunto perche "popoli" da parte di tante persone (quindi "gli altri"popoli,o quello proprio in senso allogeno ma non se stessi) significa che l’egemonia culturale ha spinto parecchio in questo senso (e si autoalimenta da se la cosa,seguendo l’assunto di prima della tendenza a seguire il "cosi tutti dicono"percepito) e qui…(attenzione che prendo posizione,cioe non forse,puo darsi,ne sono convinto riguardo alle spinte e manipolazioni mediatiche) siamo di fronte ad una guerra impari.Un davide contro golia metaforicamente (mi auguro che si colga la metafora,senza stupide accuse di messianesimo salvifico da parte mia).
    Quindi di fronte alla guerra impari se la bilancia e’ spostata quasi totalmente dalla parte funzionale alle oligarchie oscure,e’ naturale prendere posizione forte dalla parte contraria (spiego meglio con un esempio:e’ ovvio che fuori dall’euro ci saranno difficoltà e tempi duri,ma almeno si puo ripartire e aprire maggiori spadi di pressioni popolari,e dall’altra parte abbiamo quasi tutto il mainstream copatto ad ulrlare ai 4 venti nei media della catastrofe con la liretta,inducendo pregiudizi non contestualizzati sull’italiano,brutto ladro e mafioso in contrapposizione ad altri esteri piu "produttivi ed efficenti).
    Insomma penso di essermi spiegato,quindi con un po di accortezza intellettuale e sensibile si comprende che siamo in guerra,e se a volte,si esagera un po con i toni estremizzanti,e’ comprensibile per i motivi detti sopra e NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE negare la parte (piu piccola,e di molto sottolineamolo ancora) delle responsabilità individuali "dal basso"
    Continua….
  • Georgejefferson

    Dici: E vedo, ancora una volta, che, se è facile indicare le colpe in alto, meno è ridiscutere l’ordinario in basso.


    E sono anche abbastanza d’accordo,da socialista liberale,ma questo non significa da parte mia,e del mio modo di intendere la sinistra (quindi non quella stereotipata tourt court) non vedere che il NON CITARE le differenze di peso,nelle CONcause,tra le parti e’ funzionale alla causa della destra e suoi valori,che tende,anche inconsciamente (a mia opinione,e si puo legittimamente non essere d’accordo) a mettere sullo stesso piano di ingiustizia,gli oppressori,con gli oppressi.Non tenendo conto della differenza culturale storica tra le due parti che condizionano "le scelte quotidiane"a cui riferivi.

    Un ultimo appunto,concordo ancora abbastanza riguardo :

    "…Droga, esotismo, esterofilia, sessualità liquida, individualismo, consumismo, ecc. sono state proposte esplicitamente da una parte delle élites culturali e sono state adottate sempre maggiormente da porzioni ampie di popolazione, senza preoccuparsi se non della propria libertà di scelta individuale"

    Ma da un punto di vista diverso.Quelle pseudo libertà individuali diffuse,non sono poste a causa in se,ma le vedo piuttosto come un baratto di diritti "cosmetici" (che personalmente non ci sono contrario a priori,e qui apriremmo un altro discorso inerente al livello congruo o meno dell’accrescimento generale della cultura e responsabilità individuale verso la collettività) contro ben più importanti diritti economici che aprirebbero maggiori spazi di pressione popolare verso il superamento del paradigma economicistico per uno stile di vita piu umanistico,spirituale e materiale insieme.Senza quei diritti economici alcuni conquistati con le pressioni dei popoli con anche lacrime e sangue,si chiudono gli spazi emancipativi generali perchè predomina la paura,il terrore del quotidiano senza basi su cui poggiare.

    Ed anche questo riguarda un discorso più ampio.

    Mi fa piacere il dialogo costruttivo rispettoso,e’ uno svago utile alla crescita interiore personale il confronto,nei limiti del poco tempo a disposizione,sempre che sia egemone l’onestà intellettuale e sensibile.
  • Lif

    Rispondo sinteticamente:

    1) Non c’è alcuna dicotomia, proprio perché "colpevoli pari sono". Non scelgo il più colpevole tra Soros o Napolitano o chissà chi altro, del mondo della finanza o della politica o dell’informazione, straniera o italiana, da un lato, o la "gente comune", dall’altra. Non c’è una differenza qualitativa, ma solo quantitativa, il che rende i primi come coloro che un giorno pagheranno, ma rende i secondi come coloro che un giorno dovranno cambiare.

    2) Ora, se quest’ultimo aspetto può sembrare minaccioso, lo è solo perché si tratta di qualcosa che è e sarà una fatica immane, ma lo sarà soprattutto da un punto di vista culturale.

    3) Poi, chiamarli "idioti" (gli italiani e gli occidentali) è solo uno sfogo momentaneo, quando, in realtà, le cose sono ben peggiori, essendo l’oggi in tutti i suoi errori una scelta di molti nostri compatrioti o di cittadini di altri luoghi d’Occidente. Ribadisco che continuare a non riconoscere ciò è un errore.

    4) A scanso di equivoci, un discorso critico corretto sulla realtà può benissimo indicare i "grandi colpevoli" della grande industria, della grande finanza e della politica nazionale e internazionale (chiedendone la testa), così come polemizzare contro la quotidianità dei "piccoli colpevoli" nostri contemporanei. Ripeto, non vedo dicotomia, semmai si tratta dei due lati di una stessa moneta, dato che quella quotidianità è stata comunque prodotta dalle scelte dei "grandi colpevoli".

    5) Il punto è che quella quotidianità è costituita da molti aspetti che vengono difesi a spada tratta da chi dice di volere il cambiamento: lo sradicamento, la fluidità nei rapporti e nei comportamenti, l’individualismo (che non è solo consumistico-capitalistico), ecc. O si critica questo o si fa solo un lavoro parziale. E sono ovviamente d’accordo che certi diritti sono "cosmetici", smerciati per togliere diritti più sostanziali. Ma quanti lo dicono?