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SYRIZA MESSO AL SERVIZIO DI TSAHAL

http://www.zerohedge.com/news/2015-07-26/meet-kagans-seeking-war-end-world

Nella foto: Il ministro della difesa greco Kammenos

Siccome è improbabile che la reciprocità venga esercitata, che l’esercito ellenico si addestri in Israele, è evidente il significato di questo trattato: dai creditori è stata pretesa questa estrema prova di servaggio alla Grecia ribelle. Naturalmente, il fatto che la Grecia sia membro della NATO implica che anche noi siamo “alleati” dell’esercito che ogni due anni bombarda un milione e mezzo di civili, la metà dei quali soto i 15 anni, nel territorio strangolato di Gaza. Del resto, le forze aeree israeliane si esercitano quanto vogliono con la NATO in Sardegna; il nostro servaggio non è meno totale. Solo, è alquanto più segreto.

Anche se Matteo Renzi ha quasi svelato tutto nella sua recente visita a Netanyahu: «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro». Sic: “Il paese del nostro futuro” . Aggiungendo che i legami con lo stato ebraico «sono molto forti, in particolare forti in politica estera», e che “la sicurezza di Israele” gli sta a cuore più di ogni altro problema nel Mediterraneo, più del caos provocato in Libia, più della Turchia che procede all’eradicazione dei curdi fingendo di bombardare l’USIS in Siria (ISIS, volevo dire), quei curdi che hanno il torto di stare battendo l’ISIS.

Ma torniamo ai poveri greci.

Moshe Yalon, il ministro della guerra, generale di stato maggiore di Tsahal, era molto contento: “Ciò prova l’importanza delle relazioni fra i nostri due paesi”. Il ministro greco della difesa, il rosso Panos Kammenos, inghiottendo saliva, ha giustificato la cosa nel quadro della (ve lo immaginate già) “lotta al terrorismo” islamico.

E pensare che solo a gennaio, il Jerusalem Post salutava con preoccupazione l’affermazione di Syriza: “E’ una mala novità per Israele.”. E il Times of Israel: “Alcuni di quelli che stanno salendo a posizioni di governo erano sulla Freedom Flotilla nel 2010”. Allusione alla nave turca che portava aiuti a Gaza e il glorioso Tsahal aggredì in acque internazionali con commandos, ammazzando parecchie persone, da una lista che avevano.

Evidentemente s’è corso ai ripari. Del resto si hanno dovunque amici. Nel 2014 il professor Aristotile Tziampiris pubblicava “The Emergence of Israeli-Greek cooperation”, testo profetico che subito pubblicò una casa editrice ben nota, la tedesca Springer. Del resto Tziampiris è, all’università del Pireo, direttore del Center for International and European Affairs, filiale di una organizzazione dallo stesso nome con sede a Bruxelles, il che chiarisce tutto.

Che tipo di esercitazioni terrà il glorioso Tsahal in Grecia? Perché ne ha bisogno?

Badi Benjelloun, un analista di Dedefensa, passa in rassegna varie ipotesi. Per esempio un utile completamente dell’accerchiamento dei campi petroliferi del Mediterraneo orientale da cui Israele si aspetta l’autosufficienza energetica, oltreché la salita allo status di paese petrolifero esportatore. E’ questa, si ritiene, una delle motivazioni per cui l’Impero del Caos vuole assolutamente rovesciare Assad, il siriano, con Al Qaeda e Al Nusra (oggi Usis). Ma questi favolosi giacimenti stanno deludendo, tant’è vero che Total ha rinunciato alle prospezioni che s’era fatta affidare dala Compagnia Cipriota degli idrocarburi. Il campo di Tamar, aggiudicatosi dalla israeliana Delek insieme al gruppo texano Noble Energy, non rende; il parlamento ebraico ha intimato a Netanyahu di ritirare la concessione al consorzio…

Altra ipotesi, un controllo militare ravvicinato della Turchia, il fedelissimo alleato NATO un po’ troppo intraprendente: alleato di Israele contro l’Iran ma partner della Russia con il nuovo Southstream (che escluderà l’Ucraina dal ricatto energetico), complice dell’ISIS contro la Siria ma non nel modo giusto; la quella di Erdogan che s’è piegata (come la Tunisia) a concedere agli Usa la base di Incirlik per bombardare l’USIS (le forze siriane di Assad) ma ne approfitta per sradicare i curdi, a cui è stato promesso uno stato proprio ritagliato da tre, Irak, Siria e Turchia; una Turchia che dà un contributo all’Impero del Caos, però fuori della linea. Ed è in complesso troppo indipendente –e troppo grossa per essere schiacciata e umiliata come una pulce. Facile pensare alla tradizionale avversaria dell’ottomanismo, Atene, come prona ad essere istigata su questo versante (allo stesso modo l’Ucraina è stata utilizzata per la sua russofobia).

Infine, il celebrato know-how israeliano nella repressione interna può essere utile ad un governo greco che dovesse sedare rivolte in piazza; già nel 2009, il ministro francese dell’Interno utilizzò quella preziosa competenza per stroncare la rivolta delle banlieues. E’ vero che il ministro si chiamava Sarkozy, in esteso Sarkozy De Nagy Bocsa.

Benjelloun offre un tratto di colore: non è la prima volta che un generale israeliano si interessa di un pezzo di terra ellenica. Il pezzo, era allora una isoletta dell’Egeo molto vicina ad Atene, il che ne faceva un ghiotto bersaglio per mire di sviluppo turistico: l’isoletta di Patroclos.

http://en.protothema.gr/owners-sue-state-over-private-isle-close-to-cape-sounion/

Un immobiliarista di nome David Appel si interessò allo sviluppo di Patroclos: villaggi turistici con casinò. Per lo scopo, fondò una ditta in cui diede lavoro un giovinotto per 20 mila dollari al mese. Il giovine si chiamava Gilad Sharon, uno dei figli di Ariel Sharon. Il generale copertosi di gloria congli stermini di Gaza, allora era ministro d egli esteri a Tel Aviv. In Sion si innestò uno scandalo; la miccia fu subito spenta. Sharon padre cadde nel coma cerebrale da cui uscì’ per andare a morte, otto anni dopo. Gilad fu intoccato. Adesso che le necessità della Grecia la predispongono a svendere i suoi patrimoni, non stupirebbe vedere che l’interesse israeliano per Patroclos torna vivo.

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it/

Link: http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/

27.07.2015

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Quando in Gre­cia Tsi­pras è andato al governo, in Israele è suo­nato l’allarme: Syriza, soste­ni­trice della causa pale­sti­nese, chie­deva di porre fine alla coo­pe­ra­zione mili­tare della Gre­cia con Israele. Di fronte alla bru­tale repres­sione israe­liana con­tro i pale­sti­nesi, avver­tiva Tsi­pras, «non pos­siamo rima­nere pas­sivi, poi­ché quanto accade oggi sull’altra sponda del Medi­ter­ra­neo, può acca­dere sulla nostra sponda domani». Sette mesi dopo, ces­sato allarme: Panos Kam­me­nos, mini­stro della difesa del governo Tsi­pras, è andato in visita uffi­ciale a Tel Aviv, dove il 19 luglio ha fir­mato col mini­stro israe­liano della difesa, Moshe Ya’alon, un impor­tante accordo mili­tare. Per tale mossa, Kam­me­nos, fon­da­tore del nuovo par­tito di destra Anel, ha scelto il momento in cui la Gre­cia era atta­na­gliata dalla que­stione del debito. L’«Accordo sullo sta­tus delle forze», comu­nica il Mini­stero greco della difesa, sta­bi­li­sce il qua­dro giu­ri­dico che per­mette al «per­so­nale mili­tare di cia­scuno dei due paesi di recarsi e risie­dere nell’altro per par­te­ci­pare a eser­ci­ta­zioni e atti­vità di cooperazione».

    Un accordo simile Israele lo ha fir­mato solo con gli Stati uniti.

    Nell’agenda dei col­lo­qui anche la «coo­pe­ra­zione nel campo dell’industria mili­tare» e la «sicu­rezza marit­tima», in par­ti­co­lare dei gia­ci­menti off­shore di gas che Israele, Gre­cia e Cipro con­si­de­rano pro­pria «zona eco­no­mica esclu­siva», respin­gendo le riven­di­ca­zioni della Tur­chia. Sul tavolo dell’incontro «le que­stioni della sicu­rezza in Medio­riente e Nor­da­frica». Facendo eco a Ya’alon che ha denun­ciato l’Iran quale «gene­ra­tore di ter­ro­ri­smo, la cui ambi­zione ege­mo­nica mina la sta­bi­lità di altri Stati», Kam­me­nos ha dichia­rato: «Anche la Gre­cia è nel rag­gio dei mis­sili ira­niani; se uno solo rie­sce a rag­giun­gere il Medi­ter­ra­neo, potrebbe essere la fine degli Stati di que­sta regione». Ha quindi incon­trato i ver­tici delle forze armate israe­liane per sta­bi­lire un più stretto coor­di­na­mento con quelle gre­che. Con­tem­po­ra­nea­mente il capo della marina mili­tare elle­nica, il vice-ammiraglio Evan­ge­los Apo­sto­la­kis, ha fir­mato con la con­tro­parte israe­liana un accordo di coo­pe­ra­zione su non meglio pre­ci­sati «ser­vizi idrografici».

    Il patto mili­tare con Israele, sti­pu­lato a nome del governo Tsi­pras, non è solo un suc­cesso per­so­nale di Kam­me­nos. Esso rien­tra nella stra­te­gia Usa/Nato che, nell’offensiva verso Est e verso Sud, mira a inte­grare sem­pre più stret­ta­mente la Gre­cia non solo nell’Alleanza ma nella più ampia coa­li­zione com­pren­dente paesi come Israele, Ara­bia Sau­dita, Ucraina e altri. Il segre­ta­rio gene­rale Stol­ten­berg ha dichia­rato che il «pac­chetto di sal­va­tag­gio» Ue per la Gre­cia è «impor­tante per l’intera Nato», essendo la Gre­cia un «solido alleato che spende oltre il 2% del pil per la difesa» (livello rag­giunto in Europa solo da Gran Bre­ta­gna ed Estonia).

    Par­ti­co­lar­mente impor­tante per la Nato la base aero­na­vale della baia di Suda a Creta, usata per­ma­nen­te­mente dagli Stati uniti e altri alleati, negli ultimi anni per la guerra con­tro la Libia e le ope­ra­zioni mili­tari in Siria. Uti­liz­za­bile ora, gra­zie al patto con la Gre­cia, anche da Israele soprat­tutto in fun­zione anti-Iran.

    In tale qua­dro stra­te­gico si ricom­pon­gono i con­tra­sti d’interesse fra Gre­cia e Israele, da un lato, e Tur­chia dall’altro.

    La Tur­chia, dove la Nato ha oltre 20 basi e il Comando delle forze ter­re­stri, in nome della «lotta all’Isis» bom­barda i curdi del Pkk (veri com­bat­tenti anti-Isis) e, insieme agli Usa e ai «ribelli», si pre­para a occu­pare la fascia set­ten­trio­nale del ter­ri­to­rio siriano. Appel­lan­dosi all’articolo 4 del Patto Atlan­tico, in quanto ritiene minac­ciate la pro­pria sicu­rezza e inte­grità territoriale.

    Manlio Dinucci

    Fonte: http://ilmanifesto.info [ilmanifesto.info]

    Link: http://ilmanifesto.info/il-patto-militare-grecia-israele/ [ilmanifesto.info]

    27.07.2015

     

  • clausneghe

    Insomma, sto scemi di Syriza, paragonabili ai nostri Vendolani, si sono buttati dalla padella alle braci. Apposta, pare.

    D’altra parte gente così non poteva che combinare disastri, come fanno i nostri "sinistrosi"…
    E Sion se la ride, come sempre.
  • volin

    Il "rosso Panos Kammenos" è il leader dei "Greci indipendenti (in greco Ανεξάρτητοι Έλληνες, Anexartītoi Ellīnes, AN.EL.) è un partito politico greco di destra,[3] con orientamento euroscettico e contrario all’austerità, membro dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR)."

  • micheleimperio

    la Turchia si pre­para a occu­pare la fascia set­ten­trio­nale del ter­ri­to­rio siriano presumibilmente per estendere i suoi diritti sui giacimenti gasiferi marini del mare prospiciente di cui rivendica l’eslusività rinnegando o comunque comprimendo i diritti di Grecia e Cipro. In quest’ottica di real politik va vista l’alleanza fra Grecia e Israele laddove sia Israele che la Grecia rivendicano diritti sui giacimenti gasiferi marini ma la Grecia a nord Israele più a sud e quindi non confliggeti .