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SULLA PROPAGANDA OCCIDENTALE

DI ANDRE VITCHEK

Tre anni di confronto con la propaganda occidentale

In seguito alla mia discussione-maratona di due giorni con Noam Chomsky (al MIT nel 2012) un libro best-seller vide la luce. Più avanti quest’anno un film uscirà nelle sale cinematografiche.

Noam e io discutemmo dell’imperialismo occidentale e del terrore che esso sta diffondendo nel mondo. Dopo la II guerra mondiale si è avuto la perdita di almeno 50 milioni di vite. Le vite di coloro che Orwell soleva definire “non-persone” (unpeople); vite brutalmente interrotte in seguito a guerre, invasioni, colpi di stato e conflitti per procura condotti e orchestrati dall’Occidente.

Discutemmo a lungo anche della propaganda Occidentale, la quale per secoli ha lavorato estremamente sodo per giustificare di tutto, dalla follia coloniale alle teorie del suprematismo ed eccezionalismo.

Dopo il mio incontro con Chomsky, presi la decisione di dedicare almeno due anni della mia vita visitando molte delle parti del mondo dove l’Impero aveva colpito: quelle aree dove aveva cercato di spazzare via qualsiasi forma di opposizione al raggiungimento del fine ultimo costituito dal controllo assoluto sul pianeta.

Il mio era un obiettivo idealista e visionario – la creazione di un libro-mostro di 1000 pagine diretto ad esporre e mettere a confronto le tecniche e i dogmi utilizzati dall’Impero in tutti gli angoli del globo per destabilizzare le nazioni “ribelli”, rovesciare i governi sovversivi, o semplicemente accaparrare le risorse naturali.

Quale filosofo e giornalista d’inchiesta, il mio scopo era definire il modo in cui i dogmi e la propaganda Occidentale funzionano, ma anche fornire esempi concreti dell’orrore in cui il nostro pianeta sta nuovamente sprofondando.

In passato mi è capitato di vivere e lavorare in tutti i continenti, dall’Oceania al Sud America, il Nord America, l’Africa, l’Europa, l’Asia e il Medio Oriente. Nel corso degli anni, mi sono convinto che lo sviluppo naturale della razza umana è stato interrotto, deragliato e costretto in sentieri oscuri da gruppi di persone e stati estremamente egoisti e malvagi, da me definiti “L’Impero”.

L’Impero è fondamentalista; esso crede, religiosamente, nella propria superiorità culturale e razziale. E’ convinto che dominare il mondo sia un suo sacro diritto. Per realizzare questo obiettivo, si serve dell’imperialismo, del colonialismo e di un selvaggio neo-liberismo. Per realizzare i propri obiettivi è disposto a sacrificare milioni, se non decine di milioni, di vite umane.

Sono stato testimone dei suoi crimini in tutti i continenti. E infine ho realizzato che è mio dovere descrivere le sue azioni e renderne espliciti gli inganni.

Decisi che il titolo del mio libro dovesse essere: “Esporre le menzogne dell’Impero”.

E’ chiaro che l’Impero mente e che utilizza alcune delle sue menti migliori – così come miliardi di dollari in contanti – per diffondere delle “fabbricazioni”, delle montature. Questo perché la struttura del mondo è grottesca e completamente assurda. E solo la propaganda, rifinita alla perfezione, può garantire che lo status quo venga mantenuto. La propaganda assieme alla sottomissione delle popolazioni occidentali cui è stato fatto il lavaggio del cervello e che hanno accettato tale propaganda in cambio di una posizione relativamente privilegiata nel mondo.

Ho parlato con Occidentali a Parigi, Londra e New York, e mi sono meravigliato di quanta poca “libertà” vi sia in realtà, di quanto siano intellettualmente codardi i cittadini dell’Impero. Ho visitato centinaia di gallerie d’arte a Parigi e in quasi nessuna di esse ho visto esposte forme di arte politica, niente che possa far sognare un mondo migliore. In Europa, il livello di conoscenza circa il “mondo circostante” (quello stesso mondo che fondamentalmente alimenta e sostiene il continente) è vicino a zero. Si sa molto poco dei crimini che l’Impero sta commettendo.

Gli europei sono dei self-promoter (promotori di se stessi), si definiscono colti e raffinati, ma più del 99% di quelli che ho conosciuto non era in grado di fare anche solo il nome di uno scrittore coreano, o di un pittore giapponese o un musicista classico cinese. Qualsiasi ragazzino che frequenta le scuole elementari a Beijing o Tokyo può citare senza difficoltà dozzine di nomi di icone culturali occidentali.

La Cina è diversa. E’ ossessionata dalla conoscenza. Ho trascorso giornate intere nei teatri e nelle gallerie di Beijing e Shangai. Ho parlato all’Università Tsinghua (avevano organizzato un seminario di 2 giorni sulle mie opere) per capire meglio gli studenti cinesi. Ho percorso 5.000 km in auto in giro per la Cina. Ho sempre saputo che i media occidentali diffondevano spudoratamente e sfacciatamente menzogne sulla RPC, affermando e sbandierando incessantemente che la Cina non è più un paese socialista. Di fatti, chiunque la conosca bene può testimoniare che invece è socialista e che il suo eccezionale successo deriva proprio da questo fatto.

Ho visitato la Corea del Nord, in occasione delle celebrazioni per il 60°anniversario della vittoria. Ho trascorso parecchio tempo parlando con i cittadini nord-coreani: agricoltori, lavoratori, artisti e finanche il Vice-Presidente. Sono stato favorevolmente colpito da molte cose – dalla qualità degli alloggi, dei trasporti pubblici, della cultura. Le persone erano fantastiche. La mia interprete, mentre divorava tonnellate di patatine, si informava su cosa pensassi della musica sudamericana e contemporaneamente chiedeva consigli su come comportarsi con il fidanzato un po’ troppo diffidente. Era tutto molto “normale”. Ho visto più propaganda nella Corea del Sud che in quella del Nord. Il giornale giapponese Asahi Shimbun mi ha intervistato su questo argomento, ma nessuno dei principali quotidiani occidentali avrebbe mai pubblicato un tale articolo.

Mentre viaggiavo scrivevo il mio libro: per ogni paese calunniato dall’Impero e da me riabilitato – un capitolo. Per ogni storia di scandalose menzogne venute alla luce – un altro capitolo…

Zimbabwe – Avevo letto sull’Economist e sul sito della BBC che è un paese in cui la criminalità è endemica, che non vi sono sale operatorie funzionanti negli ospedali di Harare, che Harare è “la peggiore città sulla terra”. Ci sono andato. Tutte bugie. C’erano dozzine di sale operatorie in diversi ospedali. Dopo Nairobi, dove allora alloggiavo, e dopo Kampala e Kigali dove spesso lavoravo – tre gioielli dell’imperialismo occidentale, poiché Uganda, Ruanda e Kenya stanno saccheggiando e razziando la Repubblica Democratica del Congo, il Sud del Sudan e la Somalia per conto di Washington, Parigi e Londra – ad Harare mi sentivo al sicuro, la bellissima capitale del paese col più alto tasso di alfabetizzazione in Africa. Mentre a Nairobi più della metà della popolazione viveva in miseria confinata in orrendi ghetti, ad Harare ho visto solamente un chilometro quadrato di bassifondi.

Il Sud Africa, con la sua lotta per scrollarsi di dosso la terribile eredità dell’apartheid, è un altro dei target della propaganda occidentale dispregiativa. Perché questo paese, nonostante i molti ostacoli, prosegue la sua marcia in avanti, ispirandosi all’ideologia di sinistra.

Contemporaneamente alla scrittura del mio libro, per mantenermi a galla stavo filmando diversi documentari per TeleSur e PressTv. Sono andato in giro per la Siria, dove la Nato aveva addestrato e finanziato “l’opposizione siriana”, incluso l’ISIS, nei campi profughi della Giordania e della Turchia. Ho viaggiato fino alle alture del Golan, territorio occupato dagli Israeliani, constatando come l’Occidente abbia destabilizzato e saccheggiato uno dei più grandi paesi del Medio Oriente, nello stesso modo in cui ha razziato l’intera regione.

Ho lavorato in Bahrein e Iraq dove, a un certo punto, mi sono ritrovato sul ponte fatto saltare in aria dall’ISIS a soli 6 km dalla città di Mosul, guardando due villaggi rasi a terra da bombardamenti USA. Ho realizzato che tutti i protagonisti di questo dramma sanguinoso erano in realtà connessi alla “politica estera” dell’Impero o da essa erano stati creati; oppure facevano essi stessi parte dell’Impero.

Le menzogne dell’Impero si stanno accumulando. “L’India, la più grande democrazia”! Chiunque conosca questo paese si sente male al sentir pronunciar questo luogo comune, persino i miei brillanti amici indiani come la scrittrice Arundhati Roy (autore de Il dio delle piccole cose) e il documentarista Sanjay Kak. L’India è libera solo per le elite. E’ costruita sugli “ideali” del colonialismo britannico. Io la chiamo “securistan”.

Nel mio libro porto esempi di come l’Impero sta cercando di distruggere la Russia, il Venezuela, Cuba, l’Eritrea,la Cina, il Sud Africa e l’Iran – per mezzo di una propaganda offensiva e tramite la creazione di “movimenti di opposizione”. L’anno scorso ho trascorso due settimane a Hong Kong cercando di capire come ragionano gli studenti locali, come sono stati indottrinati, come si siano fatti raggirare dai dogmi occidentali per accettare di inimicarsi la Cina. La somiglianza con la strategia che l’Impero sta usando per destabilizzare e calunniare Cuba, il Venezuela e la Russia è impressionante.

Ho viaggiato in macchina in giro per l’Ucraina, rendendomi conto di quanto la maggior parte delle persone si sentisse vicine alla Russia. Ho parlato con i lavoratori nella città di Krivoi Rog, con le nonne nelle campagne, con gli studenti a Kharkov e Odessa: l’Occidente ha creato il conflitto in Ucraina e lo ha spinto fino alla più totale assurdità, riuscendo in tal modo a dividere due grandi nazioni con virtualmente la stessa cultura.

Ho avuto anche modo di studiare la distruzione ambientale che sta avvenendo in Oceania e Indonesia. In Micronesia intere nazioni potrebbero presto trovarsi nella situazione di dover essere evacuate a causa del riscaldamento globale. Diversi anni fa ho scritto un libro su questo argomento, ma “Esporre le menzogne dell’Occidente” include anche questo tema sconvolgente. In tutta l’Oceania, l’Impero ha creato una cultura della dipendenza e ha distrutto antiche e affascinanti civiltà.

“Esporre le menzogne dell’Occidente” è disponibile adesso nelle librerie, ma io non ritengo che il viaggio sia finito. 822 pagine (la casa editrice non poteva accettare 1000 pagine e dunque ho dovuto cambiare il carattere) sono in realtà molto poche, se paragonate alle migliaia di orrende storie che l’Impero sta generando in tutto il mondo.

Non c’è tempo per prendersi pause. La pseudo-realtà e le palesi menzogne dell’Imperialismo Occidentale vanno affrontate.

Il mio lavoro sul secondo volume di “Esporre le menzogne dell’Occidente” è già iniziato. Il libro continuerà a crescere e ampliarsi. Si tratta di un processo che non avrà fine finché l’imperialismo continua a regnare.

Andre Vltchek è un filosofo, scrittore, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono: “Exposing Lies of the Empire” e “Fighting against Western Imperialism”. La discussione con Noam Chomsky: “On Western terrorism”. “Point of no return” è il suo romanzo politico, acclamato dalla critica. “Oceania”, un libro sull’imperialsimo occidentale nel Sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The archipelago of fear”. Andre realizza film per TeleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e Oceania, al momento risiede e lavora nell’Asia Orientale e nel Medio Oriente.

Fonte:http://rt.com/

Link: http://rt.com/op-edge/260821-propaganda-book-west-lies/

21.05.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HAIZE78

Pubblicato da Davide

  • natascia

    Difficile che il pollo da batteria si ribelli. Ci sta, della ragion d’essere dell’impero, perfino una documentata critica come questa.Sta alla forza intellettuale dei gruppi sociali smascherare continuamente le menzogne. Internet e’ un micidiale strumento. La verità porta anche  destabilizzazione e vuoto di potere, situazioni che permettono l’abuso.  Il politically correct sembra uno  strumento superiore ad internet stesso. Infine forza fisica e morale vincono e l’occidente sta dimostrando di non avere più entrambi.Perfino un pollo lo sente. 

  • Wil-Wallace

    Dove è reperibile questo libro.?

  • oriundo2006
  • albsorio
  • Oxymen

    Non so da che parte prendere questo articolo, ma ci provo lo stesso. Iniziamo da qui: "L’Impero è fondamentalista. E’
    convinto che dominare il mondo sia un suo sacro diritto".
    E’ un problema di cultura, più che di impero. Se Vitcheck avesse studiato un po’ più di antropologia (e magari un po’ più di Nietzsche e la sua volontà di potenza) scoprirebbe che ad una analisi più profonda nessuna cultura (o quasi) è immune da manie di dominio. Neanche gli Indiani d’America, con le loro perenni lotte tribali. In estrema sintesi si potrebbe dire che se un sistema culturale funziona, funziona perchè sa farsi valere. E’ il dramma dgli afroamericani, molti dei quali se ne andavano tranquillamente a cantare nelle chiese locali perchè "il loro dio, evidentemente, è più potente del nostro".
    E qui si innesta il discorso sulla sindrome del colonizzato da una parte, e della differenza tecnologica dall’altra. Vediamo quest’ultimo aspetto: è indubbio che una cultura che abbia speso così tanto in tecnologia e propaganda (che, in ultima analisi è una forma di tecnologia) sappia imporsi su culture che invece hanno investito in altri ambiti. I cacciatori-raccoglitori stanno sparendo, proprio perchè non possono competere ad armi pari. Sono semplicemente destinati a rimanere muti, senza parole davanti all’imponenza tecnologica che li sovrasta, dai bulldozer alla propaganda "lo stiamo facendo per voi, alla fine ci ringrazierete".
    Questa cultura occidentale, molto più di altre, ha imparato a rubare le caramelle ai bambini, e se ne vanta pure. La seconda scolastica nasce dalla conquista delle americhe, che ha posto il serio problema se "quelli" fossero davvero uomini. Leggetevi la storia del Thanksgiving e poi confrontate i diversi atteggiamenti.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_ringraziamentoù

    La sindrome del colonizzato. E’ chiaro come una cultura che sappia produrre gadget  straordinari ed effetti speciali possa menare un qualche vanto di superiorità (sempre tenendo a mente Thanksgiving). Ho già fatto cenno agli schiavi africani. Meglio capire cosa fanno i coreani, è un esempio più calzante. La Samsung ha spudoratamente copiato la Apple
    http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/2014/notizia/apple-vince-causa-contro-samsung-infranti-due-brevetti_2042509.shtml
    Perchè l’ha fatto? Semplicemente perchè la Apple ha performances da sogno. Perchè non accontentarsi di produrre cellulari a carbone o al massimo a gasolio? Vi sembrano domande da fare? Dove sarebbe quindi la sorpresa nel constatare che in Asia le persone conoscono molti più artisti occidentali (giusto per citare una categoria) rispetto a quanti artisti orientali noi occidentali conosciamo? Beh? Tutti conoscono Steve Jobs, nessuno conosce Lee Byung-chul. Sennò che razza di propaganda sarebbe? La superiorità sta tutta qui.
    Il problema è, appunto la sindrome del colonizzato, che vuole diventare "migliore" rispetto al suo padrone. Ed in effetti, almeno nel caso della Samsung, questo è ciò che è accaduto.
    http://www.macitynet.it/samsung-supera-apple-ed-e-di-nuovo-il-primo-costruttore-di-smartphone/
    Di nuovo è un problema di culture (scontri ed incontri). Per quale motivo una cultura che funziona dovrebbe accettare di farsi sottomettere da un’altra? Evidentemente qualche problema sembra esserci. Non è solo questione di supremazia tecnologica, c’è qualcosa di ben più profondo. Da parte nostra invece facciamo carte false per dimostrare la vacuità degli altri sistemi culturali, e la tecnologia è da sempre servita egregiamente allo scopo. Oh, certo, con dati scientifici inoppugnabili.