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SOFRI CONSULENTE DEL MINISTERO GIUSTIZIA. GIUNTI A FONDO SI SCAVA

DI STEFANO ALI

ilcappellopensatore.it

Adriano Sofri consulente del Ministero di Giustizia. Dopo la distruzione del sistema giudiziario e della Giustizia in se, si è adesso passati alla distruzione del “senso di Giustizia”. Deputati PD della pseudo-opposizione interna, continuate il vostro balletto!

Renzi non è un inetto. Renzi ha alcuni obiettivi da perseguire. Alcuni mandati, alcuni compiti da eseguire.

La distruzione del tessuto sociale, la distruzione dell’assetto democratico e la distruzione dello Stato di Diritto.

Era già chiaro dall’inizio, con la revisione dell’articolo 416 ter del Codice Penale. Una norma “perfetta” l’avrebbe definita il Procuratore Generale Lombardi. Così, almeno, continua a ripetere la presidente della Commissione Antimafia Bindi. Cieca e sorda rispetto agli effetti che questa “riforma” sta producendo. Una riforma che costringe alla scarcerazione indagati per voto di scambio.

Era chiaro dall’inizio, con la cosidetta “depenalizzazione dei reati minori”: 112 reati che non costituiscono più reato penale. Alcuni odiosissimi, come lo stalking, lo stupro e ovviamente evasione fiscale e falsi in bilancio.

Nel volgere di un anno sono stati più volte “attenzionati” gli argomenti “evasione fiscale” e “falso in bilancio”.

Ogni volta alleggerendo ora la pena e ora il reato per arrivare alla nuova “legge anticorruzione” e alla fine è stato creato un sistema per cui, di fatto, il falso in bilancio non esiste più.

Ovviamente non può mancare l’antiriciclaggio. La storia della impunibilità se l’autoriciclaggio avviene per “utilità personale” è tutta da ridere.

E mentre per i “reati da poveracci” nulla cambia, i “colletti bianchi” e la casta politica sono al sicuro.

Per buona misura, poi, viene introdotta la responsabilità civile diretta dei giudici. Uno strumento perverso per cui chi ha disponibilità di denaro, di fatto condiziona la libertà di giudizio del giudice.

Una giustizia sempre più elitaria che i continui aumenti dei contributi unificati rendono inaccessibile al cittadino comune che chiede giustizia. Il contributo aumenta con la “legge di stabilità 2015”, ma era già aumentato a Giugno 2014.

Una condizione medioevale in cui sussistono diversi piani di giustizia. Una giustizia riservata ai potenti e un’altra (quasi vessatoria, basti pensare al sistema tributario e a Equitalia, che di “equo” non ha nulla) che investe (è il caso di dirlo) i comuni cittadini.

Ma non è sufficiente. Occorre, adesso, rimuovere anche il “senso di Giustizia”. Occorre instillare il convincimento (fondato, peraltro) di vivere in un Paese in cui è l’ingiustizia ad essere premiata.

Ecco, quindi, parlamentari indagati e per i quali viene richiesta autorizzazione all’arresto e sottosegretari indagati, in faccende estremamente contigue a “mafia capitale”, attorno ai quali si sollevano muri di ipocrita garantismo.

Ecco Poletti che “legittimamente” va a cena con Buzzi e capi mafia sostenendo che “non sapeva”.

Ecco le candidature della Paita in Liguria, di De Luca in Campania, che viene candidato CONTRO legge, ma per il quale, pur rischiando blocchi istituzionali inimmaginabili vengono studiati metodi per consentirgli l’insediamento per consentirgli di nominare la Giunta e governare per il tramite di un vice presidente fantoccio.

E non dimentichiamo Poziello (candidato e poi eletto sindaco di Giugliano) anch’egli rinviato a giudizio e sostenuto, manco a dirlo, da De Luca.

Quando pensi di aver toccato il fondo, ecco che dal cappello renziano esce un altro coniglio che fa apparire acqua fresca lo scandalo precedente. Serve ad abituarci, a costruire una cultura della illegalità.

Con un Decreto del 19 Giugno, infatti, il Ministro Orlando ha nominato Adriano Sofri “consulente” per la riforma carceraria: “Responsabile di istruzione e cultura negli Stati generali delle carceri”.

Adriano Sofri consulente del Ministero di Giustizia.

Chi sia Adriano Sofri lo spiega il “corriere.it”.

Sofri. Il mandante dell’omicidio del Commissario Calabresi.

Sofri. È il “renzismo bellezza“.

Adriano Sofri, infatti, è il suocero di Daria Bignardi. Il padre di quel Luca Sofri che appella Matteo Renzi con “ciao, capo”.

Stefano Ali

Fonte: http://ilcappellopensatore.it

Link: http://ilcappellopensatore.it/2015/06/sofri-consulente-del-ministero-di-giustizia-giunti-a-fondo-si-scava/

24.06.2015

Pubblicato da Davide

  • furibondius

    Sofri é, vista la sua storia, simbolicamente e non, giusto consulente del ministero……dell’ingiustizia!

  • GioCo

    Nel sistema della INCENSATISSIMA giustizia AMMERICCANA (dove l’accendo va dopo la "C") che ha nel tempo accumulato una discreta quantità di schiavi cinesizzati, in un sistema stritolatorio che fa scintille solo al cinema, dovremo pure iniziare a costituire un identico sistema finto che ci possa permettere di schiavizzare qualcuno anche noi?
    Ovvio, non siamo segugi della mamma Amero, ma come micetti di periferia non siamo da meno in qualità di ferocia. Dal tempo del Duce, nota terra di sperimentabile politica estera di spazzataura mentale inglese, l’Italia offre un fantastico laboratorio militare-etnico e geografico, meglio di un supermercato.

    L’intento è abbastanza limpido: dato che il nostro è un sistema di giustizia bipartito, di reati penali e amministrativi, la cosa all’estero (dove le teste sono quelle dei sempliciotti) è rimasta un dramma insolubile per decenni, ora però pare finalmente abbiano compiuto il miracolo e ne sono venuiti a capo e hanno incaricato coerentemente un ex galeotto locale estremamente intelligente di porvi rimedio e di virare verso un modello più etero-governabile.
    Così si fa un favore agli amici mafiosi che possono scorrazzare più liberamente sulla loro terra natia. D’altronde si sa, cane non morde cane. Ovviamente si spostano reati che prevedevano il carcere e secondo i dettami dei due fantasmi "FaconeBorsellino" pure a regime duro-bis, verso prima un ammorbidimento e poi una depenalizzazione, in favore di un compenso amministrativo. Così adesso se ti stuprano la figlia i rampolli dei Boss, potrai ricevere un adeguato compenso, come in america, se questi ovviamente hanno gradito le prestazioni di tua figlia. La puttana va pagata dopo. Anche i rampolli dei boss devono comunque vivere con delle regole. No?
    Si dirà che "no" in america hanno pure punito per un pompino un presidente, vuoi che un locale orrendo stupro non sia punito severamente? Eh, ma non funziona così. Poi noi che viviamo in terra secolare di mafia e siamo padri della aristocrazia nera, avendola sparpagliata nel mondo, direi che non pecchiamo solo di ingenuità nel dirlo, diciamo proprio bugie sapendo di dirle.
    E se non sappiamo che chi comanda è mafioso di là più ancora che di qua, che gli apprendisti hanno in certi casi superato i loro maestri, per lo meno in ferocia e disumanità, beh allora è come continuare a credere che il cane discenda dal Lupo. Come si fa a distruggere un sogno romantico partorito dalla mente innocente di un aborto storico? Basta dire che il cane diescende dalla Iena.

  • Tao

    Può stupire, dati i precedenti di ben più lunga durata, la rapidità con la quale è stato politicamente e mediaticamente chiuso l’ultimo caso di Adriano Sofri, invitato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando a partecipare agli “Stati generali”, addirittura, della riforma carceraria.

    A facilitare lo spegnimento praticamente immediato delle polemiche ha di certo contribuito la saggia e spontanea, per quanto risentita, decisione dell’interessato di reagire già alle prime proteste rinunciando alla consulenza offertagli dal Guardasigilli. Che lo avrebbe voluto, in particolare, al “tavolo” dedicato all’istruzione, alla cultura e allo sport nel nuovo ordinamento penitenziario.

    Ma ancor più ha contribuito il silenzio che si è imposto sulla vicenda il presidente del Consiglio resistendo ad una doppia, e opposta, tentazione avvertita davanti ai primi dispacci d’agenzia. Prima la tentazione di dissociarsi dall’idea del suo ministro e poi quella di coprirlo a modo suo, esprimendo la convinzione che tutti possano sbagliare, essendosi lui stesso assunto in più di un’occasione la responsabilità di alcune decisioni adottate e poi ritirate di fronte alle critiche. Esemplare fu la vicenda natalizia del decreto sulla depenalizzazione delle evasioni sino al 3 per cento del reddito dichiarato: un limite di cui avrebbe potuto beneficiare anche Silvio Berlusconi, per quanto già condannato in via definitiva per frode fiscale.

    Con il ministro Orlando il capo del governo non ha forse voluto esporsi in alcun modo anche per non agitare più di quanto già non lo sia, fra abbandoni, proteste e minacce, la situazione interna del Partito Democratico. D’altronde, il caso Sofri può ben essere considerato a Palazzo Chigi una quisquilia di fronte ai tanti i problemi con i quali Renzi è alle prese: dall’immigrazione alla scuola, dalla ricerca dei fondi necessari per rispettare, pur senza dovere pagare gli arretrati, la sentenza della Corte Costituzionale contro il blocco degli stipendi degli statali alla doverosa ma differita sospensione di Vincenzo De Luca da governatore della Campania, per dargli il tempo di nominare un vice di fiducia.

    Non parliamo poi dei rapporti con il Campidoglio, dove il sindaco Ignazio Marino si è asserragliato paragonandosi ad una “foresta che cresce senza fare rumore”, a dispetto della volontà di Renzi di romperne il silenzio abbattendo il sindaco come un albero minacciato dall’onda d’urto della vicenda giudiziaria di Mafia Capitale. E meno male che Marino, sempre ispirandosi al leggendario Lao Tse, non si è paragonato all’acqua, che “si adatta” come nient’altro al mondo ma che tuttavia, quando cade persistente sul suolo diventa “più forte” di ogni altro elemento. Lo sanno bene i romani quando guidano l’auto o camminano a piedi sotto una pioggia persistente, appunto, sulle strade malmesse e abbandonate della loro città.

    A rianimare le polemiche sul ruolo che il ministro della Giustizia avrebbe voluto assegnare all’ex capo di Lotta Continua per la competenza procuratasi in carcere dopo la condanna come mandante dell’assassinio del commissario di Polizia Luigi Calabresi, nel 1972, non sono riusciti neppure i magistrati Stefano Amore, Giuseppe Corasaniti e Fabio Massimo Gallo. Che per protesta contro Orlando hanno annunciato la rinuncia a partecipare ad un convegno sindacale sui “servitori dello Stato”, offesi – secondo loro – dal tentativo di usare l’ex detenuto Sofri come consulente.

    Fra i magistrati, d’altronde, non ne mancano di tanto generosi nell’applicazione delle leggi da consentire a condannati all’ergastolo per gravi fatti di terrorismo da vivere da tempo in tranquillissima libertà, per niente pentiti, e magari  lavorando, com’è accaduto a Giovanni Senzani, persino in un centro toscano di “documentazione della cultura della legalità democratica”.

    Francesco Damato

    Fonte: http://www.formiche.net

    Link: http://www.formiche.net/2015/06/26/adriano-sofri-il-caso-chiuso-i-silenzi-renzi/

    26.06.2015

  • sotis

    A quando consulente Totò Riina?