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SLAVOJ ZIZEK PENSATORE PERICOLOSO ?

DI DIEGO FUSARO
lospiffero.com

Domenica 1 dicembre, il filosofo Slavoj Žižek è stato ospite della trasmissione “Che tempo che fa” diretta da Fabio Fazio. Non è interessante, in questa sede, discutere della trasmissione in quanto tale, su cui peraltro già vi sarebbe molto da dire. La trasmissione di Fazio è, in estrema sintesi, l’equivalente televisivo del quotidiano “La Repubblica”, il luogo della riproduzione del politicamente corretto e dell’ideologia di legittimazione dell’esistente.

Certo, si tratta di un fatto hegelianamente noto, ma non conosciuto: ma non è di questo che intendo occuparmi, né di come la trasmissione di Fazio svolga la funzione di rassicurazione ideologica per la gente semicolta del ceto della sinistra politicamente corretta, antiborghese e ultracapitalista, nemica di ogni possibile formazione ideologica in grado di opporsi al capitale dominante.
E, tuttavia, occorre partire dal fatto che, nel rassicurante e comodo salotto della trasmissione di Fazio, vengono sempre e solo invitati ospiti organici a quella cultura. Perché, dunque, invitare il filosofo irregolare Slavoj Žižek, colui che mai ha rinnegato il nome di Marx e che, in tempi recenti, ha addirittura preteso di riabilitare Hegel, l’autore più dissonante in assoluto rispetto all’ordine della globalizzazione trionfante (si veda, a questo proposito, l’ultimo lavoro di Žižek, Meno di niente, Ponte Alle Grazie 2013)? Si tratta di un abbaglio dell’occhiuta censura dell’ideologia dominante? O non sarà invece che il dissidente Žižek è più organico all’ordine dominante di quanto non si possa a tutta prima immaginare?

Ritengo, personalmente, che questa seconda risposta sia quella corretta. E proverò brevemente a spiegare perché, fermo restando che Žižek – già solo perché pone al centro del suo discorso Hegel e Marx – resta un gigante rispetto ai nostrani pagliacci in salsa postmoderna, ai pensatori analitici senza senso storico, ai cani da guardia dell’ordine neoliberale e, ancora, a quanti si sono penosamente convertiti, dopo il 1989, dalla dialettica marxiana a nuove forme di pensiero compatibile con lo Spirito del tempo.

Prendendo spunto da un’acuta osservazione di Costanzo Preve, voglio partire dalla definizione che del pensiero di Žižek è stata prospettata dalla rivista americana di politica e arti “The New Republic”: “il pensatore più pericoloso dell’Occidente”. Il paradosso è evidente: perché mai il mainstream culturale gestito capillarmente dal capitale – e di cui “The New Republic” come “Che tempo che fa” sono parte integrante – dovrebbero dedicare spazio, per di più in termini encomiastici, a un pensatore dissidente e in lotta contro il loro mondo?

In breve, la mia tesi è la seguente. Il successo mediatico che continua ad arridere a pensatori che, come Žižek, apparentemente incarnano con le loro riflessioni l’opposizione più radicale possibile al sistema della produzione si spiega in ragione del fatto che, in verità, a un’analisi attenta e non superficiale, tali pensatori, con la loro stessa critica, rappresentano la glorificazione ideale del sistema dominante: una glorificazione ancora più efficace – perché dissimulata – rispetto a quella delle sempre in voga apologetiche dirette di chi santifica il reale presentandolo panglossianamente come il migliore dei mondi possibili.

In fondo, il segreto del successo globale di Žižek sta tutto qui. La sua funzione ideologica, in apparenza oppositiva, è in realtà immancabilmente rassicurante. Žižek si assume il compito della critica per disinnescarla, addomesticandola e finendo, così, per riproporre il collaudato schema dell’intrasformabilità dell’esistente, nella forma di una spettacolarizzazione (nel caso di Žižek, anche assai pacchiana e postmoderna) della critica e del messaggio di Marx. In senso generale, nell’atto stesso con cui agita senza tregua il nome di Marx e di Hegel, Žižek non fa altro che disinnescarli, presentandoli in salsa postmoderna come inoffensivi e, de facto, come organici alla produzione capitalistica. Per usare la grammatica di Žižek contro Žižek stesso, Marx e Hegel vengono “decaffeinati”, cioè privati della loro valenza oppositiva rispetto alle logiche dell’alienazione planetaria (Marx) e del capitalistico regno animale dello Spirito (Hegel).

Nel suo esercizio di una critica già da sempre metabolizzata dal cosmo mercatistico, Žižek, l’inarrestabile fustigatore della società esistente, svolge sempre e solo la stessa funzione apologetica di tipo indiretto. La sua critica addomesticata e perfettamente inseribile nei circuiti della manipolazione organizzata occulta la propria natura apotropaica rispetto a una critica non assimilabile nell’ordine dominante. Chiedetevi perché a “Che tempo che fa” venga invitato Žižek e non sia mai stato ospitato Costanzo Preve e avrete la risposta al dilemma.

I numerosi critici del presente lasciano apparire morbido, permissivo e aperto a ogni pratica contestativa il monoteismo del mercato: e, insieme, complici le prestazioni dell’industria culturale, saturano mediaticamente lo spazio della possibile contestazione, facilitando il silenziamento invisibile delle critiche autenticamente antiadattive, coerentemente sfocianti nel programma del rivoluzionamento dell’esistente.

Solo così si spiega il paradosso della gloria mediatica di pensatori che il sistema stesso della produzione promuove urbi et orbi, definendoli, con stile pubblicitario, “i più pericolosi dell’Occidente” e, per ciò stesso, neutralizzando la pensabilità, se non altro per l’opinione pubblica, di critiche effettivamente antisistemiche. In tal maniera, all’opinione pubblica e alla cultura universitaria pervengono sempre e solo idee inoffensive e organiche al sistema, ma contrabbandate come le più “pericolose” in assoluto, creando l’illusione che esse coincidano con il massimo della critica possibile.

Prova ne è che oggi le sole idee veramente “pericolose”, cioè incompatibili con lo Zeitgeist postborghese e ultracapitalista, coincidono con il recupero integrale della sovranità nazionale (economica, politica, culturale, militare) come passaggio necessario per la creazione dell’universalismo dell’emancipazione (contro il criminale incubo eurocratico), con la deglobalizzazione pratica e con il riorientamento geopolitico contro la monarchia universale. Di tutto questo, naturalmente, nell’opera di Žižek non v’è traccia. Muovendosi entro i confini del politically correct fissati dal sistema, Žižek critica il presente con toni che, quanto più sembrano radicali, tanto più rinsaldano il potere nel suo autocelebrarsi come intrascendibile e democratico. Per quanto tempo ancora dovrà durare tutto questo?

Diego Fusaro
Fonte: www.lospiffero.com
Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/slavoj-%C5%BDi%C5%BEek-pensatore-pericoloso-13780.html
2.12.2013

Pubblicato da Davide

  • haward

    Ma Hegel e Marx sono stati i filosofi più “spinti” di tutti i tempi! Sono una invenzione del capitalismo, soprattutto Marx, ed il capitalismo li ha allevati, sostenuti e, dopo la loro morte, ha fatto in modo che le loro idee trovassero attuazione pratica. Il Marxismo è stata, per oltre un secolo, la spalla ideale per il capitalismo, ha rappresentato il nemico perfetto, l’antitesi (hegeliana) che tutto giustifica prima di essere superata, come è puntualmente avvenuto. Ed inoltre ha sostituito, nella distorta visione materialistica capitalistica liberista, gli ideali religiosi o, per meglio dire, le istanze spirituali immanenti di armonia del vivere e di giustizia sociale, fornendo a milioni di individui un surrogato, innocuo, facilmente incanalabile e controllabile a piacimento. Ovvio, quindi, che nel momento in cui molto timidamente affiorano, in Italia ed in Europa, tracce di possibile autentica opposizione al progetto oligarchico mondialista, si resuscitino i vecchi e cari marxisti di una volta

  • Giaurro

    Quote (con qualche distinzione che qui sarebbe lungo fare, soprattutto su Hegel). Se Fusaro, invece di bollare come “pagliacci post-moderni” la cultura filosofica della società postindustriale ne prendesse in seria considerazione le istanze, magari potrebbe persino passare per studioso profondo, e non per il megafono (della buon’anima Preve) presuntuoso che in effetti è.

  • Fernesto

    Fusaro invece è un pensatore molto pericoloso per il capitale … è sempre in TV a ripetere le stesse cose che dicono i capitalisti nazionali : capitale nazionale e lavoratori nazionali uniti nel nome della nazione … Forse a Fusaro filosoficamente piace veramente Marx … ma politicamente è molto più vicino Grandi , Balbo e Farinacci..

  • Davide71

    Ciao a tutti:
    mi è piaciuto l’articolo, forse prolisso, ma ha colto il punto. Mi sono piaciuti anche i commenti…riprendendo uno di essi, anch’io sospetto che Hegel e Marx siano molto meno ostili al sistema di quanto si possa sospettare. In realtà lo sarebbe molto di più Nietzche (che è stato molto opportunamente bollato come “nazista”, a torto).
    Entrambi sono in fondo sostenitori di uno Stato totalitario e onnipotente che si prenda cura delle esigenze delle persone dalla culla alla tomba (controllandole e sorvegliandole però), cosa che tendenzialmente si sta producendo. Ovvio che tutto ciò è una scusa per praticare un epico magna magna che nei Paesi anglosassoni è solo leggermente meglio nascosto che qua. Il neoliberismo crea soltanto una classe di lobbisti e faccendieri che, essendo “privati” non hanno l’obbligo di rispondere del loro operato davanti ai cittadini, salvo poi essere sovvenzionati perché “too big to fail”

  • Simulacres

    Un tale Blumenthal nel 1929 sul N. 57 della rivista-propaganda svedese “Judish Tidskrift” scrisse: “La nostra razza ha dato al mondo un nuovo profeta, ma egli ha due visi e due nomi, da un lato si chiama Rothschild capo dei grandi capitalisti e dall’altro lato Carlo Marx, l’apostolo dei nemici del Capitalismo”. Più chiaro di così…

    Insomma, Capitalismo e Comunismo, l’interminabile farsa delle due facce della stessa medaglia.

  • Giaurro

    Se si parla di pensatori sistematici, allora dipende da cosa si intende per “sistema”. Se “sistema” è il Capitalismo, allora né Hegel, né Marx sono pensatori sistematici, ma lo sono la triade anglosassone Mandeville-Hume-Smith. Se “sistema” è l’economicismo materialista, allora il pensatore sistematico è Marx. Se il “sistema” è uno stato della preminenza di strutture sovrapersonali e onnipervasive, allora il pensatore sistematico può essere Hegel. La mia opinione è che il “sistema” supremo, che riassume e sintetizza tutti i sottosistemi materiali e simbolici (liberalismo, socialismo, positivismo, capitalismo, totalitarismo ecc.), è la Modernità. In questo senso esistono solo pensatori sistematici, se si pesca qualsiasi cosa in mezzo Cartesio ed Heidegger. A voler pescare pensatori non sistematici, o, come direbbe Fusaro, “pericolosi”, si dovrebbe andare necessariamente al Medioevo, ma ancora meglio all’Antichità, occidentale (da Eraclito a Agostino) e orientale (da Siddhartha Gautama a Mani).

  • rocks

    viene il sospetto che il neoliberismo che descrivi te non sia proprio liberale… e allora tutti questi discorsi a cosa servono?
    c’è una contraddizione di fondo…

  • Truman

    Zizek mi risulta che ha scritto un libro su Lenin e non ha scritto opere specifiche su Marx. E su Lenin ci teneva a farlo riemergere, notando che nel sistema mediatico attuale Marx viene citato senza troppi problemi, mentre Lenin, il quale alle teorie faceva seguire i fatti, si tende a dimenticarlo.

    E allora sbaglia Fusaro a prendersela con Zizek, il problema è che il sistema attuale tende a neutralizzare e cannibalizzare ogni opposizione. Anche i Fusaro.

    Sempre ricordando che Orwell scrisse 1984 contro tutte le dittature e “Il Grande Fratello” è diventato un format televisivo di successo.

    Secondo il mio modesto parere le ideologie sono importanti, ma è ancora più importante non arrendersi mai. “Resistere, resistere, resistere” diceva Borrelli.

  • haward

    Bravo, Truman, bisogna resistere ad ogni costo contro i mostri. Anche se la citazione è di uno come Borrelli (mostro, anche se piccolo piccolo, anche lui)

  • AlbertoConti

    E io che pensavo che la filosofia fosse morta! A vedere questo zizek sembra quasi che avessi ragione. Il suo fiuto per le pussy riot non lascia scampo, è un vero segugio dei proprietari universali. E quanto si agita per ingraziarseli!

  • patrocloo

    Un “pensatore pericoloso” che va da fazio è una contraddizione in termini 🙂

  • daveross

    A Roma si dice: “Je piacierebbe” a Fusaro!!
    Una domanda sola: perché non analizza Zizek nel CONTENUTO del suo pensiero filosofico? Ho letto qualche cosa e visto molto di Zizek. E’ certamente una mente ed un pensiero estremamente complesso e devo dire che su molti tabu’ della sinistra radicale – di cui faccio parte – mi ha pienamente convinto.

  • Giaurro

    Essere universalisti in morale non significa essere ipso facto segugi dei Masters, eh. Come un differenzialista culturale: per quanto possa esporsi al pericolo, mica è detto che sia razzista o nazionalista.

  • ottavino

    La filosofia è inutile se non ha uno sbocco pratico. Bisognerebbe saper discernere tra le varie filosofie e rifiutare qualsiasi filosofia che non sia anche pratica, che non sia possibile praticare.

  • Ercole

    MI PARE ALQUANTO INVEROSIMILE CHE FAZIO INVITI UN PERICOLOSO “rivoluzionario marxista” ,A NOI INTERNAZIONALISTI NON CI INVITA MAI.ma fatemi il favore…….

  • daveross

    Non esiste filosofia che non sia pratica. Ti ricordi quando Aristotele faceva una tassonomia di sillogismi (astratti) per vedere quali fossero quelli validi e quelli fallaci? Be’ con quei sillogismi ci siamo arrivati sulla Luna.

  • Davide71

    Neoliberismo funzionale ad una classe politica ma soprattutto economica che trae il suo potere dallo Stato! Contraddittorio? No! Ipocrita…

  • ottavino

    Tra un pò, allora, abbandoneremo il sistema solare?

  • rocks

    sarebbe allora il caso di smetterla di chiamarlo neoliberismo. O almeno aggiungerci “ipocrita” alla fine. Perché se no poi la gente non capisce e le cose in Italia vanno male perché c’è il neoliberismo…