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SATIRA POLITICA O POLITICA SATIRICA ?

DI LUCIANO CANFORA

minimaetmoralia.it

La recente esperienza drammatica di Charlie Hebdo ha riproposto con forza la questione della satira politica (anche la religione è ormai politica e forse lo è sempre stata), nonché la domanda intorno ai limiti che essa – la satira – deve porsi. In un mondo ideale nessun limite alla satira dovrebbe essere consentito, e nessuna reazione violenta dovrebbe essere prevedibile. Così non è nella realtà concreta e dunque il problema si pone.

Ricordo ancora, alla metà degli anni Settanta, cioè quarant’anni fa, le minacce di querela da parte di Enrico Berlinguer nei confronti di Forattini, il quale aveva l’abitudine, come vignettista de La Repubblica, di raffigurare Berlinguer in vestaglia e pantofole e magari con la brillantina in testa, a significarne l’imborghesimento. La situazione divenne quasi ridicola e spinse Forattini ad atteggiarsi sempre più a destro-qualunquista.

Gli insulti alla religione islamica da parte dei vignettisti francesi erano essenzialmente sciocchi, non per il contenuto che era nullo, ma per la volgarità. Il fatto però che degli indegni sicari fanatici li abbiano uccisi li ha resi postumamente eroi della libertà di stampa e di satira. Ma anche Aristofane ha messo sulla scena parole terribili e insultanti, non solo nei confronti degli uomini politici ma anche delle divinità. Come ho avuto occasione di scrivere in un recente numero di Micromega dedicato a Charlie Hebdo (1/2015) «bisognerebbe leggere o rileggere le Rane. Una raffigurazione più insultante di divinità veneratissime come Dioniso, Eracle, Plutone eccetera sarebbe difficile da trovare, non soltanto nella letteratura di ogni tempo, ma anche negli archivi di Charlie Hebdo. Il pubblico rideva ma non per questo perdeva i propri convincimenti e le proprie inclinazioni religiose. Cleone pensò di reagire agli insulti aristofanei: Cleone è passato alla storia come personaggio discutibile, se non negativo, Aristofane ha trionfato».

Aristofane fu portato davanti alla boulé ateniese da Cleone: non per le offese rivolte a Cleone medesimo, ma per la pesantissima diagnosi critica dell’imperialismo ateniese. Aristofane era sicuramente un conservatore, piuttosto amico dei golpisti del 411 a.C., e Cleone era un demagogo imperialista. Quando però Tucidide dà la parola a Cleone, lo fa parlare con una ampiezza di argomentazioni ed efficacia pari a quelle di Pericle.

La peculiarità del tempo nostro invece è che i principali comici non sono più i vignettisti o gli attori satirici, ma direttamente i politici stessi. Di solito si pensa che all’Italia spetti un primato in questo campo, dal momento che nell’ultimo ventennio (1994-2011) per una dozzina d’anni è stato Presidente del Consiglio un brillante showman che si era addestrato sulle navi da crociera.

Ciò non toglie che costui si sia rivelato un abile animale politico, deposto con la forza da una specie di golpe bianco e che abbia, al tempo stesso, creato all’estero l’immagine di un Paese governato da un grande comico. Attualmente gli è subentrato un comico molto più giovane e assai più ripetitivo, certamente meno abile nel giocare la tastiera della comicità e forse già avviato a una parabola discendente. Il suo grande interprete è un attore comico di una certa efficacia che si sforza di farne la satira ogni martedì e venerdì, ma quest’ultimo, molte volte, è al di sotto del modello, dal punto di vista dell’efficacia comica.

Una situazione del genere, sia pure in tono minore, si è verificata nella vicina Repubblica francese al vertice della quale si sono alternati due diversi interpreti della comicità (Dominique Strauss-Kahn e François Hollande, ndr), il secondo dei quali, in casco e motoretta, ha scalato le classifiche del primato comico. In ogni caso è stato un esito meno grave di quello che si sarebbe prodotto, anche dal punto di vista dei rapporti interpersonali con lo staff presidenziale, ove l’ex capo del Fondo Monetario Internazionale, arrestato in un albergo statunitense, fosse diventato presidente della Repubblica francese.

Il venir meno della netta distinzione tra politici e satirici alla fine ha nuociuto più alla satira che alla politica. Ad Atene o a Roma questo sarebbe stato inconcepibile.

Luciano Canfora

Fonte: www.minimaetmoralia.it

Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/satira-politica-o-politica-satirica/

12.11.2015

Intervento di Luciano Canfora apparso sul numero 4/2015 della rivista Hystrio all’interno del dossier “Il comico, istruzioni per l’uso” a cura di Maddalena Giovannelli e Martina Treu. Ringraziamo l’autore e la testata

Pubblicato da Davide

  • Unaltrouniverso

    "In un mondo ideale nessun limite alla satira dovrebbe essere consentito".
    In un mondo ideale non ci sarebbe bisogno della satira. Dai per scontato e come assunto di partenza ciò che invece dovrebbe essere dimostrato. Il limite secondo me è il buon gusto, almeno credo. Nella vicenda di Charlie Hebdo la reazione spropositata non rende lecito l’abuso.

  • cardisem

    Canfora è una persona molto intelligente, anche se un poco inquietante… Non sono ancora riuscito a farmene una opinione precisa.

  • Nieuport

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    Canfora è un comunista e un grande latinista. Ha durezze e
    intolleranze da PCI vecchio stile, ma ha idee che gli altri di sinistra se le
    sognano. Canfora oltretutto scrive benissimo il che non è poco. Attenti ai
    grandi latinisti, io ne ho conosciuto un paio, hanno veramente una cultura
    sterminata. 

  • Truman

    Mi piace la parola inglese "rehearsal" per indicare quella continua ripetizione che è il teatro.
    Così Canfora fa riferimento a precedenti opere teatrali, ma -credo volutamente- non fa riferimento a recite recenti più somiglianti a "Charlie".
    Perchè nella società dello spettacolo, preconizzata da Debord e da tempo realizzata, tutto è spettacolo, in particolare gli omicidi e le stragi. Essi seguono le regole dello spettacolo e ripetono spettacoli precedenti.

    Nel settore dei sacrifici umani per scopo di potere un buon precedente è l’omicidio Biagi. Bisognerebbe essere Garcia Marquez per raccontarlo bene, ma si può comunque dare una sintesi. Anche in questo caso la vittima era stata pesantemente preavvertita dei rischi che correva e tale vittima aveva chiesto protezione. Addirittura sulla grande stampa erano stati resi pubblici i rischi per chi si occupava di demolire i diritti dei lavoratori.
    Ma la scorta era negata.
    Comparvero dal nulla le Brigate rosse, uccisero Biagi e risparirono per sempre. E da lì partì un’interminabile campagna di stampa contro il terrorismo, che esaltava la vittima e dava ancora più forza alla sua opera di demolizione dei diritti dei lavoratori.
    Per migliorare la recita, si dimise il ministro che gli aveva negato protezione.

    E tutto andò come previsto.

    Del resto questa tragica recita era un remake dell’ omicidio Moro.

    E la versione aggiornata è Charlie Hebdo. Senza neanche il bisogno delle dimissioni del ministro, perchè ormai i tempi sono cambiati e la gente ingoia tutto.

    E tutto ciò che dice Canfora è pretesto.

  • sandrez

    in realtà, per capire se un comico sta facendo satira, quella vera, è semplice.
    (o se un politico sta facendo il comico)

    è in tv?
    è acclamato dalla "critica"?
    se si, allora non fa satira dura e pura.

    se non è in tv e viene attaccato di qua e di la con sciocchezze, allora è pericoloso (per chi comanda) perché fa satira coi cosiddetti.
    tipo Lenny Bruce, Luttazzi e Dieudonné

  • riefelis

    Sempre illuminante Canfora.

    Forse è un po’ troppo legato al periodo classico e vuole spiegare tutte le categorie politiche e sociale utilizzando riferimenti greco-romani antichi ma riesce sempre a esporre in modo efficace la situazione.
    Consiglio vivamente la lettura del  suo libro "La natura del potere!.
  • The_Essay

    E’scontato che nessuno possiede la verità in tasca!

    In un altro post ho dato tale definizione di satira:
    La satira, cosa è?
    Genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico,
    che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata
    e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi
    o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini,
    o tipici di una categoria o di un solo individuo: le s. di Orazio;
    la storia della s. latina; la s. del Parini; s. acerba, amara, mordace.
    2.estens.
    Critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura)
    verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea.
    ………………………………….
    Da quanto detto la satira ha delle finalità,
    a.sferzare i potenti
    b.un carattere poetico
    c.un carattere moralistico
    d.un carattere comico
    e.un carattere critico
    Ebbene con buona pace di Canfora,nel momento in cui chi esercita
    la satira tradisce uno o più dei cinque suddetti punti,mi chiedo e vi chiedo ma che satira fa?
    La satira inutile girarci intorno è un mezzo e come tutti i mezzi consente di raggiungere degli obiettivi,
    più o meno leciti.
    In virtu di che cosa chiedo agli astanti la satira debba avere tale licenza di fare e dire quel che si voglia,appellandosi
    al diritto di satira?
    Mi sembra lo stesso diritto che si invoca per la rete!
    Chi lo ha stabilito che la rete deve stare su tale piedistallo?
    E se dovesse stare su tale piedistallo,perchè devo essere tracciato,
    mi si blocca la connessione se vado su CDC e se cambio provider non accade?
    Ma non si è detto che la rete è libera ?Chi ha stabilito tale convenzione e perchè?
    Non è che sia uno specchio per allodole?
    Secondo me uno dei limiti della satira è la libertà dell’altro,del target verso cui è rivolta, soprattutto se tale target ,non sia un dittatore o qualcuno che sta “creando danni”sociali!

    Ottima la cartina di tornasole proposta su chi fa da parte utente Sandrez.

    [b]Domanda finale[/b]:chi ha stabilito che l’ambito della satira debba essere un porto franco?
    E se deve essere un porto franco perchè Luttazzi e altri vengono fatti fuori?
    Perchè costoro la usano con finalità che non rientrano in uno dei suddetti cinque punti.
    Circa al’affermazione di Canfora:
    [b]In un mondo ideale nessun limite alla satira dovrebbe essere consentito[/b]
    Voglio mettere in evidenza che non viviamo in nessun mondo ideale;e poichè non viviamo in un mondo astratto ma in uno concreto questo è il motivo che la satira debba avere dei limiti:
    la libertà dell’altro e sopratutto il buon senso.Bye,Bye The Essay

  • spadaccinonero

    no, lui no

    non qui
  • Aironeblu

    Un articolo davvero inutile. A partire dall’accostamento della staira di Aristofane con la propaganda anti-islamica col simbolo della matita, per arrivare al vecchissimo luogo comune dei politici che sono più ridicoli dei loro imitatori comici.

    Senza fermarsi un attimo a riflettere, naturalmente sulle ragioni per cui la sede di Charlie-Hebdo è stata crivellata, Berlusconi è stato deposto con un colpo di Stato, e Strauss Kahn incastrato da una finta cameriera.
    A cosa serve conoscere la vicenda di Cleone e Aristofane quando si ha tanta pochezza da non capire cosa ti succede intorno?
    "Tu sai citare i classici a memoria
    Ma non distingui il ramo da una foglia"
    (I.Graziani, "Pigro", 1974)
  • sandrez

    alcune puntualizzazioni.

    sui 5 punti della satira:
    a.sferzare i potenti

    c.un carattere moralistico

    e.un carattere critico

    punto A.
    meglio dire "sferzare il potere" IMO
    la satira è contro tutti i poteri e sa perfettamente che essa stessa è potere.
    e infatti molti comici includono routine su se stessi.
    non sono perfetti, ne la satira è perfetta.
    tra tutti Robert Schimmel, stand up comedian che faceva interi spettacoli "contro" se stesso.
    Luttazzi con la battuta (dopo un applauso del pubblico) vi prego di contenervi, anche Hitler cominciò così.
    e il "maestro" Lenny Bruce ben consapevole che un autore satirico non è migliore dei suoi bersagli.

    punto C, carattere moralistico.
    forse era vero ai tempi dei greci antichi ma in realtà non è così.
    come detto poco fa, un autore satirico non è migliore dei suoi bersagli.
    la morale nella satira in realtà serve come punto di riferimento.
    tutti hanno una morale comune, la satira fa ridere (e pensare) perché abbassa/alza la soglia di questa (presunta) morale.

    Luttazzi:
    una ipotetica intervistatrice gli chiede come “sopportare” che “dopo
    quattro anni di guerra in Irak, 3.900 soldati americani uccisi, 85.000
    civili irakeni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per
    colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in
    fondo era contrario alla guerra in Irak”.

    Luttazzi suggerisce il suo rimedio: “Pensa a Giuliano Ferrara
    dentro a una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano
    addosso, Previti che gli caga in bocca, e la Santanche’ in completo
    sadomaso che li frusta. Va già meglio, no?”.

    punto E.
    stessa cosa del punto C.
    è critico ma con intento comico, di certo non si vuole moralizzare o fare critica costruttiva.
    si vuole mostrare l’ipocrisia di questa presunta morale per far ridere, per deridere il potere di turno, abbassarlo a livello dei comuni mortali.

    concordo con Essay che oramai è un mezzo, se è in tv è un mezzo, visto che la tv stessa è il messaggio (McLuhan docet)

    carmina non dant panem è risaputo fin dall’antichità.
    è il motivo per cui Luttazzi "operava" a mediaset o in rai e poi è stato cacciato quando non serviva più o meglio, quando han capito cosa stesse facendo, satira appunto.
    leggetei i suoi testi o guardatevi gli spettacoli tenendo in mente in che anno è stato concepito, vedrete come cambia il potere e i potenti perculeggiati di turno.

    e sempre come dice Essay, in un mondo perfetto, la satira sarebbe completamente libera, come tutte le altre arti ma così non è.
    il dio danaro non lo permette

    però, anche in un mondo imperfetto come il nostro, la satira non dovrebbe essere limitata.
    il giudizio finale spetta all’autore in primis e poi agli spettatori che dovrebbero avere i mezzi per capire quello che sta succedendo e decretare il successo o l’insiccesso di quell’autore.
    purtroppo oggidì, la tv spinge autori che fanno comodo perché non fanno satira pura ma veicolano un messaggio utile a chi comanda e inoltre gli ascoltatori non hanno un consapevolezza di ciò che gli si dice.
    Kant riteneva che il gusto fosse definito dalle esperienze che una persona faceva (detto in soldoni), ovvio che se ti presentano merda su un vassoio d’argento e ti dicono che è nouvelle cousine, chi non è navigato, la mangia senza farsi domande.

  • ohmygod

    Scioc:- l’uomo è un articolo e secondo lo scopo tutti gli articoli sono utili, è il fine a renderli inutili.

  • Stodler

    Eheheheheheheh…..

  • makkia

    però, anche in un mondo imperfetto come il nostro, la satira non dovrebbe essere limitata.

    Conversazione di Ricky Gervais sull’umorismo discutibile (sottotitoli italiani). Non proprio lectio magistralis, ma in fondo è una chiaccherata in radio:

    https://www.youtube.com/watch?v=Oy1uHpbwmRU

    Non è esclusivamente sulla satira, anche sull’umorismo in generale.
    Può tornare comoda per cwrcare di sgombrare il campo su cose come "il buon gusto" e "dov’è il limite?"

    Un paio di perle dal video:
    "Gli stupidi trattano le battute sugli argomenti seri con lo stesso disgusto e orrore col quale gli intelligenti trattano gli argomenti seri"

    "Non sopportano che un comico abbia questo super-potere di poter parlare di qualsiasi cosa e di essere abile a farlo"

    p.s.:
    la battuta su Anna Frank di cui parla è questa (sott. ita):
    https://www.youtube.com/watch?v=iWnE6IrgpzM

  • sandrez

    interessante conversazione.
    personalmente gervais lo trovo al limite.
    ma sapere che ne è molto consapevole, mi conforta.

    riporto luttazzi e il suo "mentana a elm street" dove il comico parla proprio di cosa è questo limite concesso alla comicità/satira

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=18247&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=

  • makkia

    Luttazzi è tecnicamente competente. L’ho sempre apprezzato per questo.

    Ma gli capita anche di elucubrare. Cioé di crederci un po’ troppo, alla sua competenza tecnica. Di credersi completamente padrone del mezzo (il che andrebbe anche bene: l’autostima è particolarmente necessaria a un performer che sfida i limiti come lui).
    Tuttavia credere di essere bravi perché si è tecnicamente competenti è una trappola, in cui cadono tipicamente i virtuosi.
    In realtà, sei bravo perché hai un’anima, una sensibilità. POI viene la competenza tecnica, che ti fa (casomai) uno dei grandi. Se sei solo tecnica sei Louis De Funes, se hai anche l’anima sei Fernandel.

    La sua pretesa di saper individuare con nettezza la demarcazione fra satira e sfottò la trovo debole: c’è da scriverci dei libri sopra e invece lui pretende di risolverla con lo scherno della vittima.
    Salvo che poi deve arrampicarsi sullo specchio del contesto (niente meno che i Griffin sarebbero un cartone originato dalla nazione che crea disastri nel mondo… un po’ troppo allargato come contesto, no?). E addirittura arrivare al cosa non ci si può permettere "in tempi reazionari come quelli che stiamo vivendo"… che è incredibilmente arbitrario come criterio, e pericoloso perché porta dritto-dritto all’auto-censura per political correctness.

    Inoltre canna completamente la faccenda di Bill Hicks: non prende in giro due "vittime". Sfotte GIUSTAMENTE la banalità dell’audience da star-system del rock (non è che Jim Morrison fosse tenero con loro). E centra al 100% la questione della (non) responsabilità dei gruppi rock nei suicidi dei teen-ager.
    Trattasi dell’identico tipo di comicità di quando sfotte il fattone di LSD che si butta dal terrazzo perché crede di saper volare (della serie "che c’entra l’LSD col fatto che sei un cogl***e?").
    Non solo non è "umorismo fascistoide", come è costretto a dire Luttazzi, prigioniero delle sue stesse definizioni.
    E’ radicale critica a tutti gli attori: i ragazzini autolesionisti, i genitori incapaci che non devono averli cresciuti poi così bene, il sistema legale che prende anche solo in considerazione la minkiata dei brani musicali ascoltati al contrario, i Judas’ Priests e le pose "sataniche" dell’heavy metal, e la società che asseconda la ricerca del capro espiatorio rispetto alla vuotezza delle vite dei giovani che quella stessa società ha svuotato… il tutto condito dal sublime "non vorrei sembrare freddo e indifferente… Ma lo sono, perciò ve la dico come mi viene".

    Luttazzi è un grande ma Hicks è decisamente oltre. Nessuna "lectio" di Luttazzi può eguagliare la profondità di "it’s just a ride".