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RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI CO2: UN SEMPLICE EFFETTO-ANNUNCIO ?

DI JEAN PAUL BAQUIAST

vineyardsaker.fr

In seguito al forum della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC), che soprattutto aveva visto Cina e Stati Uniti opporsi sulla prospettiva di contratti di libero scambio e sull’integrazione economica eurasiatica, gli osservatori e i mass media hanno dato un certo spazio all’impegno preso congiuntamente dai due presidenti, Xi Jinping e Obama, al fine di ridurre le emissioni di gas serra dei rispettivi paesi. Secondo l’ultimo rapporto GIEC, benché non siano gli unici responsabili del catastrofico riscaldamento del clima mondiale previsto da qui al 2100, questi gas ne costituiscono l’elemento essenziale.

Le promesse di riduzione di emissioni di CO2 a scadenza del 2025

La Cina si è data l’obiettivo un picco di emissioni di gas serra «attorno al 2030», che sottinteso vuol dire che nel frattempo le emissioni continueranno ad aumentare ad un ritmo non valutabile. Dal canto loro, gli Stati Uniti si sono impegnati da qui al 2025 ad una riduzione dal 26 al 28% delle loro emissioni, ma la percentuale è calcolata con riferimento al 2005.
Stati Uniti e Cina rappresentano da soli più del 40% del totale delle emissioni di CO2 in tutto il pianeta. Secondo gli scienziati, gli attuali sforzi mondiali sono insufficienti a limitare l’aumento della temperatura globale a +2°, obiettivo che la comunità internazionale si è data per evitare il punto di non ritorno nei cambiamenti climatici.

Questo accordo Cina-USA, presentato con gran dispendio di pubblicità da entrambi i protagonisti – Xi e Obama – è stato loro imposto non tanto dalle pressioni dell’Europa, ben più impegnata nello sforzo di riduzione di gas serra, benché non sufficientemente preso in considerazione, quanto piuttosto da esigenze interne. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dell’inquinamento che ammorba le grandi città cinesi, e lo stesso dicasi per i dati sul tasso di mortalità che ci si dovrà attendere. E che non farà altro che peggiorare. Una popolazione sempre più urbanizzata non sopporterà infinitamente di essere avvelenata. Peraltro, dato che gli annunci di riduzione non avranno alcun effetto nei prossimi anni, la situazione in Cina, e più in generale in Asia, non farà che peggiorare. Aggiungiamo il fatto che per la Cina il riscaldamento globale avrà effetti ancor più catastrofici dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Produrrà infatti una decisa riduzione dei ghiacciai dell’Himalaya che alimentano i grandi fiumi indispensabili alla sopravvivenza economica del paese.

Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

Negli Stati Uniti, se è vero che c’è una pressione anti-emissioni da parte degli ambienti scientifici ed ecologisti, l’opinione maggioritaria resta profondamente legata ad uno sfruttamento a oltranza delle differenti fonti di combustibile fossile, considerate come indispensabili alla crescita. Lo si è visto nelle ultime lezioni di mid-term, che hanno visto trionfare rappresentanti irriducibilmente conservatori su questi temi. La cosa non ha nulla di sorprendente, se consideriamo le notevoli somme spese dalle grandi industrie per garantirsi voti favorevoli.

Obama sa bene qual è il punto. Molto probabilmente il Congresso non gli approverà nessuna delle misure proposte per tenere fede alle promesse fatte a Pechino, tanto più che il suo potere di influenzare le grandi decisioni è ormai diventato quasi nullo. Si può pensare che, di fronte al resto del mondo, egli abbia scelto di vestire i panni del saggio, per finire in bellezza il suo mandato.

L’analisi degli impegni che ha preso mostra peraltro che si tratta in realtà dello stretto necessario. Così, per superare l’opposizione del Congresso, ha annunciato cifre di riduzione delle missioni di gas serra in riferimento al 2005, allorché il punto di riferimento internazionale è il 1990. A queste condizioni il reale impegno degli Stati Uniti rispetto al protocollo di Kyoto non è che del 3%.

Tutto ciò ci conduce a porre le solite domande:

• Fino a che punto gli interessi industriali e finanziari abuseranno della nostra pazienza?
• Fino a che punto il mondo accetterà di farsi avvelenare dagli statunitensi?

Ogni statunitense produce annualmente 16 tonnellate di CO2, contro le 7 tonnellate di un cinese e le circa 5.3 tonnellate di un francese (giusto per fare un esempio europeo).

La nostra risposta è pessimista. Tiene conto della constatazione fatta dalla maggior parte degli scienziati, secondo la quale quelli che definiamo i «sistemi antropotecnici» sono incapaci sia di prevedere il futuro, anche in presenza di dati innegabili, sia di agire in conseguenza. Gli americani non cominceranno a reagire finché New York non sarà finita sott’acqua. A quel punto, però, la stessa cosa sarà capitata alla maggior parte delle terre più popolate del mondo.

Jean-Paul Baquiast

Fonte: www.vineyardsaker.fr

Link: http://www.vineyardsaker.fr/2014/11/13/reduction-emissions-co2-simple-effet-dannonce/

13.11.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

NOTE

[1] « Pivot vers l’Asie » : à Pékin, en pleine réunion de l’APEC, Obama tente le forcing pour imposer le TPP (vineyardsaker, français, 12-11-2014)

[2] [L’œil itinérant] Le canard boiteux regarde passer la caravane de la Route de la soie (vineyardsaker, français, 12-11-2014)

[3] Les références publiées par le ministère français de l’Écologie, du Développement durable et de l’Énergie (developpement-durable.gouv.fr, français)

Pubblicato da Davide

  • vic

    Purtroppo anche in questo articolo si fa una confusione pazzesca fra CO2 ed inquinamento.

    Il CO2 non inquina un bel niente. Ne’ e’ dimostrato da misure dirette (per esempio satellitari) che sia il vero responsabile del cosiddetto riscaldamento globale, ora cosiddetto cambiamento climatico, e domani chissa’, lo chiameranno magari miniglaciazione.
    Non si dice niente delle misure di tipo "invenzioni finanziarie" messe in atto attorno al CO2. Aria fritta per far soldi con altra aria fritta. Questo e’ il risultato tangibile delle politiche stile Kyoto.
    Detto cio’ e’ verosimile che con la scusa del CO2 si vada a colpire anche l’inquinamento, in quanto i processi industriali che producono CO2 tendono a produrre inquinamento.
    Guarda te, invece in natura i processi che producono CO2 producono pure ossigeno consumando CO2, oppure sono retroazioni del pianeta per tenere sotto controllo le cose: gli oceani assorbono ed emettono quantita’ pazzesche di CO2.
    Non lo dicono mai che la quantita’ di CO2 effettivamente controllabile dall’uomo e’ risibile, una quisquilia. Per cui: se gia’ il CO2 non e’ il gas ad effetto serra principale (il principale di gran lunga e’ l’acqua sotto forma di coperture atmosferiche nuvolose, poi a distanza il metano, ed ancora a grande ma proprio grande distanza il CO2), se ne possiamo controllare solo un’infima quantita’, la speranza che tutta questa messinscena di Kyoto abbia un effetto sul clima e’ assai discutibile.
    Sarebbe gia’ tanto se come effetto collaterale Kyoto riescira’ a contenere l’inquinamento, di cui il CO2 non e’ proprio responsabile, semmai un osservatore prossimo, un osservatore non votante.
    Questo mescolare le cose, presentare Roma per Toma, non va’.
    Il CO2 non inquina, per cui non tiratelo in ballo se state parlando di inquinamento. Anzi il CO2 e’ un gas vitale. La vita non funzionerebbe senza.
    Non si capisce se questa confusione viene fatta a proposito o semplicemente per pigrizia mentale. Comunque e’ deleteria, appunto perche’ confonde.
    Infine come mai nessuno cita gli strani elementi che si riscontrano nell’atmosfera: bario, stronzio, polveri di alluminio nanofilamenti diquarzo con sopra appiccicate strane cose biologiche. Questi si’ inquinanti e nocivi per la salute. Non ci dicono se stanno li’ per controllare l’effetto serra. Se fosse cosi’ allora si inquina per controllare il clima. Quel che e’ peggio si inquina con programmi tenuti nascosti alla popolazione.
    Se mi sbaglio mi corriggerete, ne’!
  • Alexis

    Mai letto commento più demenziale

  • ilsanto

    Spett. Sig.Vic  

    Vorrei segnalarle che esiste una perfetta correlazione tra attività umane produzione di CO2 ed aumento della temperatura.
    Nel caso avesse dei dubbi mi permetto di segnalare il caso di Venere, pianeta che NON ha vapor d’acqua , ne metano ma tantissima CO2 ed a causa di questa ha una temperatura di 450 gradi ! non giustificata da altro ( superiore per esempio a Mercurio molto piu vicino al sole ).
    Vista la situazione disperata in cui versiamo un pò di onestà intellettuale non guasterebbe.