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QUESTO E' IL TEMPO DI EL CHE

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

[…] Partiamo dalla fine: l’obiezione non è pertinente in sé. Perché parte da un presupposto impossibile, cioè che oggi si possa, mediante una qualche tipo di reazione non meglio specificata, incidere talmente a fondo nella società tanto da tornare a ottenere delle condizioni in qualche caso simili, se non migliori, di qualche decennio addietro, del periodo pre-crisi, per intenderci. E parte da una volontà che è, anche in questo caso, per quanto ci riguarda, ingiusta da perseguire, cioè che sia giusto e che si voglia tornare a come si stava allora.

E allora c’è bisogno di ripeterlo: quel mondo è andato. E non tornerà. Ed è un bene che sia così. Perché anche allora, quando si stava meglio, quando il denaro girava, quando la benzina costava di meno, quando il consumo sfrenato era possibile, era un mondo di merda. Un mondo che stava innescando in maniera irredimibile esattamente quello che si è poi puntualmente verificato. Solo in ordine sparso, e in maniera non esaustiva: le guerre per accaparrarsi le risorse, la competizione tra lavoratori, il definitivo degrado ambientale, e tutto ciò che queste macro aree hanno portato in dote. Anche qui, in ordine sparso: genocidi, suicidi, droghe, calmanti & antidepressivi, riduzione dello stato dei lavoratori, ondate migratorie come mai nella storia, inquinamenti in ogni ordine e grado, distruzione del tessuto sociale e della Terra sulla quale viviamo.

Era già allora un mondo tutto sbagliato, che ha portato immancabilmente al punto nel quale siamo oggi, e che non è il caso di rimpiangere né di anelare.

E allora, si chiede, che fare?

E allora suggeriamo la nostra modesta proposta, sulla quale battiamo praticamente da sempre. Posto che quel mondo già non andava bene; posto che a quello non si tornerà in ogni caso poiché siamo arrivati qui attraverso una traiettoria che è iniziata almeno dalla rivoluzione industriale e che dunque ha impiegato secoli per arrivare al punto nel quale siamo; posto che i problemi innescati dalla logica dello sviluppo infinito in uno spazio finito iniziano a presentarsi nella loro violenza ed evidenza, come ampiamente teorizzato dai pochi inascoltati ai quali peraltro non si è stati ancora in grado di replicare in modo convincente, ma li si è invece bellamente ignorati; posto che i due schieramenti in campo sono talmente diseguali da rendere impossibile qualsiasi tipo di reazione rivoltosa (da una parte l’1% che controlla armi, finanza, governi, denaro e media e dall’altra parte il resto del mondo che non ha quasi più neanche delle scarpe per camminare), ha ancora senso pensare e sperare in una rivoluzione che possa avere una pur minima probabilità di successo non diciamo nel breve ma almeno nel medio periodo? Per non parlare, poi, dei “danni permanenti” di cui sopra.

Certo, nel lungo termine potrà accadere qualsiasi cosa, non abbiamo mica la sfera di cristallo, figuriamoci se siamo così presuntuosi dal pre-vedere cosa accadrà in quel lontano futuro. Ma qui è del nostro tempo che parliamo. Magari di quello delle prossime imminenti generazioni, non certo di un futuro tanto sideralmente lontano dal non riuscire neanche a immaginarlo con la più fervida fantasia.

È di oggi che parliamo, ribadiamolo ancora una volta. Di domani, al massimo di dopodomani. Le carte in tavola sono queste, oggi. E non possiamo cambiarle. Possiamo sperare in qualche cambio in corsa, e parziale, come a poker, ma le carte sono queste. Tutto sta dunque nello scegliere come “fare il proprio gioco”. Le carte non ce le siamo scelte ma il gioco possiamo scegliercelo, almeno in parte, e sempre tenendo a mente – ovvio – le carte che abbiamo in mano.

I più si giocano la strategia dell’attesa e dell’attestarsi a più non posso. Attendono che si torni a stare meglio per non si sa quale artificio (un governo locale migliore, una manifestazione pacifica di piazza, una campagna su facebook, una riforma, un decreto legge di un certo spessore…) e nel frattempo si aggrappano a quello che hanno, a come vivono, cercando inutilmente di evitare ulteriori perdite di posizione. Magari si cercano un secondo lavoro, o accettano il primo sebbene sia a livello di schiavismo salariato ma no, al telefonino non rinunciano e neanche all’abbonamento a sky, figuriamoci all’automobile. Per questi l’obiettivo è tornare agli anni pre-crisi 2007-2008.

Altri – i puri che più puri non si può – sperano, e in qualche raro caso si adoperano anche, per una vera e propria rivoluzione. Sono i romantici, e ne abbiamo massimo rispetto, sul serio, almeno per gli intenti di partenza. Pensano che alla fine si creerà quella scintilla in grado di cambiare tutto, che ci sarà pur qualcuno (sempre gli altri…) che a un certo punto farà gruppo e massa per innescare una sommossa tanto grande dall’incidere sul serio contro i titani che governano e attendono a questo modello di sviluppo.

Altri ancora invece si sono convinti, nell’ordine, che: la battaglia, per il momento, e per quanto attiene la propria storia su questa terra, in senso generale è persa; le forze in campo sono troppo differenti; le menti dei ritornisti hanno ormai dei danni permanenti; le forze rivoluzionarie sono talmente poche, talmente sparpagliate, con intenti talmente differenti dal rendere impossibile qualsiasi tipo di reazione con speranze unitarie. E dunque, posto tutto ciò, capiscono che il solo terreno di azione immediata è su se stessi, sui propri cari, sulla comunità che hanno intorno e della quale fanno parte.

Ecco, questi siamo noi. E diradiamo subito la nebbia su un altro possibile malinteso: noi siamo convinti che sia necessario, anzi indispensabile e imprescindibile anche combattere sui fronti più grandi, ma che subito, immediatamente, l’unica cosa che è sul serio raggiungibile con risultati tangibili sia quella del cambiamento personale. Si arriverà a risultati incompleti e imperfetti – sempre in questo mondo viviamo – ma saranno risultati immediati, che potranno incidere immediatamente sulla nostra vita.

Una cosa non esclude l’altra, questo il punto. Sono entrambe importanti, fondamentali, queste guerre, ma l’una si può giocare unicamente nel lungo periodo, e dunque vale per questo soprattutto ciò che possiamo trasmettere ai posteri con l’esempio di questa nostra vita, gettando semi, magari, l’altra si gioca invece proprio qui e ora.

Non è fuga o accettazione, è invece ingaggio immanente e permanente.

Il punto è voler incidere sulla società nel suo complesso ma a partire da se stessi. E attraverso il cambiamento, non arrancando per inseguire il ritorno a una situazione in cui si ripropongono fatalmente i fondamenti stessi di quel sistema che si vuole rovesciare.

Lo ribadiamo ancora una volta: non sono i tempi, questi, per una rivoluzione. Questo è il tempo della ribellione, del sabotaggio, della guerriglia contro quanti più amuleti è possibile abbattere o aggirare e ridicolizzare dell’esistente. La si può anche chiamare rivoluzione, ma è cosa interiore, è cosa di quei pochi che condividono una visione del genere, è cosa fatalmente personale e al più allargabile alla propria comunità. Cosa replicabile, naturalmente, di persona in persona, di luogo in luogo, a macchia di leopardo e speriamo in quante pi&ugrav
e; parti del mondo sia possibile, ma mentre una riuscita globale è affare di lungo corso, non possiamo perdere di vista i limiti del nostro possibile ora. Il resto è vanagloria.

Questo non è il tempo degli eserciti, è il tempo dei manipoli. Questo è il tempo di “el Che”.

Valerio Lo Monaco

Estratto da: Rivoluzione,Ribellione e “danni permanenti

Fonte: www.ilribelle.com

6.10.2014

Pubblicato da Davide

  • GiovanniMayer

    Ma allora ‘sto qui è VERAMENTE fuori di testa.

    Innanzitutto, caro LoMonaco, quando parli del Che, prima sciacquati bene la bocca e fai dei bei gargarismi con la candeggina.
    Poi non dire castronerie storiche.
    Quello non era il mondo di merda che dipingi tu, quello era un mondo che veniva da circa due secoli di lento, costante e inesorabile progresso sociale e starebbe continuando a progredire socialmente se non avesse subìto un sabotaggio. Non è quel mondo che ci ha portato qui, caro LoMonaco, ma chi lo ha sabotato. Innumerevoli tentativi di sabotaggio ci sono sempre stati, specialmente dopo la seconda guerra mondiale, ma senza troppoa coordinazione. Ma a Kyoto, nel 1975, la commissione trilaterale ha studiato il piano per rendere effettivo organico ed internazionale questo sabotaggio e lo ha pure pubblicato: "The crisis of democracy" di Crozier, Huntington e Watanuki (si, esatto, proprio quel Samuel Huntington) prefazione all’edizione italiana di Gianni Agnelli (nientepopodimenoche) e introduzione del vecchio volpone Zibì Brzezinski. Da quel momento è cominciato il percorso che ci ha portato qui. Per quanto riguarda l’Italia,  pur con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti di sovranità, non era così facile, qualcuno si opponeva, c’era il PCI che, anche se infiltrato dai miglioristi (Napolitano il comunista preferito di Kissinger) aveva ancora qualche barlume di ragione. C’era Moro. Il 9 maggio del 1978 Moro non c’era più. Game over. 1979 ingresso SME. Primi anni ’80 invasione delle TV commerciali di propaganda del modello di libertà statunitense. Ancora però non si riusciva a domare ‘sti cazzo di selvaggi italiani. 1992 colpo di stato di mani pulite (ma di coscienze sporche) e Maastricht. Fino ad arrivare al colpo di grazia dell’euro.
    Quindi non diciamo cazzate.
    Si può e si deve lottare per tornare al livello di progresso sociale del 9 maggio 1978 e da lì continuare la marcia in avanti.
    Poi sulla strategia da seguire, manipoli o non manipoli, ne possiamo discutere. Ma non mistifichiamo i fatti storici.
  • GiovanniMayer

    Oops…chiedo venia al venerabile Gelli, nella foga ho dimenticato tutto l’importantissimo lavoro svolto dalla mitica P2. E chissà cos’altro ho tralasciato

  • Roma

    Grande Giovanni! Ottima risposta. Questo vuol farci credere che la merda in cui siamo finiti è colpa del progresso economico e sociale che aveva permesso a milioni di poveri di tirare su la testa alla fine degli anni ’70. È la solita tiritera dei "decrescitori": avanguardia "radical chic" della classe dominante che ci ha portato nelle condizioni attuali e che ha tutto l’interesse a farci sperare in un futuro al ribasso. Dice che siamo aggrappati? E certo che siamo aggrappati alle nostre conquiste! A chi dobbiamo lasciarle, per caso a Lo Monaco ed ai suoi padroni?

  • Gil_Grissom

    Analisi perfetta anche se piu’ che al Che credo che le forme di protesta si materializzeranno in fenomeni simili alle Brigate Rosse, che alcuni continuano a sostenere fossero una creatura della CIA. Il fatto che ci fosse qualche infiltrato, il che e’ ancora tutto da dimostrare del resto, non significa che tutto il gruppo fosse necessariamente al soldo di qualche foraza oscura. Forse erano davvero solo dei nobili cavalieri idealisti assetati di giustizia sociale, quella che oggi manca piu’ di allora.

  • GiovanniMayer

    Beh…c’è una netta differenza tra le br di Curcio (che hanno commesso solo un duplice omicidio non programmato, ma compiuto per un "colpo di testa" personale) e quelle di Moretti, pazzo sanguinario, i cui rapporti con varie agenzie di servizi possono considerarsi ormai provate. Vedi per esempio i saggi del Senatore Flamigni. Poi se vogliamo generalizzare, sminuire, semplificare, continuiamo pure, ma se si vuole capire bisogna studiare.

  • MatteoV

    Innanzitutto prima l’autore accusa i "rivoluzionari" di utopismo, e poi egli stesso però auspica un cambiamento che dovrebbe arrivare "un giorno" senza che nel frattempo si prepari politicamente il terreno, ma per un vago "cambiamento interiore" non ulteriormente precisato.

    Poi pasticcia nell’analisi economica. Cerchiamo di far chiarezza. Sicuramente il capitalismo ha delle fasi espansive, dove il Capitale tende investire, quindi si ha crescita, occupazione, salari alti, consumi, ecc. E delle fasi recessive, che si creano in seguito alla saturazione dei mercati, per cui il Capitale tende a disinvestire, dunque disoccupazione, decrescita, bassi salari, ecc. E’ la più classica delle teorie marxiane, non mi invento nulla. 
    Tuttavia "Perché anche allora, quando si stava meglio, quando il denaro girava, quando la benzina costava di meno, quando il consumo sfrenato era possibile, era un mondo di merda. Un mondo che stava innescando in maniera irredimibile esattamente quello che si è poi puntualmente verificato" 
    è una frase che implica un meccanicismo che è il risvolto della medaglia del fatalismo conclusivo. Dopo la fase espansiva, non necessariamente avrebbe dovuto e potuto esserci una crisi come quella attuale. Sicuramente questo è inevitabile se si assume come dato inamovibile di muoversi in una società capitalistica. In una società capitalistica il keynesismo è limitato e destinato ad essere sopraffatto da nuove crisi… ma non è così se invece si pensa che quello "stare meglio" possa essere il trampolino di lancio per una transizione verso un modello post-capitalistico.
    Stando a quanto dice l’autore, non dovremmo lottare per maggiori diritti, maggiore occupazione, maggiori salari, sovranità monetaria, ma lasciarci andare al corso degli eventi. E invece è proprio attraverso questo lento e non necessario e deterministico progresso che si pongono le basi per una "rivoluzione".
  • Gil_Grissom

    Mi sa citare una sentenza passata in giudicato di una qualunque magistratura mondiale che dica che le Brigate Rosse erano un’emanazione dei servizi come sostiene lei? Io mi sono letto, tra gli altri,  la storia del partito armato di Giorgio galli e non c’e’ un solo accenno a quanto lei dice. Dipende da quali testi si utilazzano per "studiare" come dice lei, il Vangelo e il  Capitale sono due cose molto differenti eppure meritano entrambe di essere studiati.

  • GiovanniMayer

    Per favore non cominciamo a mettere in bocca agli altri parole mai pronunciate.

    Io non ho mai detto che le BR erano un’emanazione dei servizi, ho detto, invece, che i rapporti di Moretti con varie agenzie di servizi possono considerarsi provate. (Prego, rileggere ed eventualmente scusarsi).
    Questo probabilmente lo dice anche Galli, non ricordo, ma sicuramente emerge dai molti saggi del Senatore Flamigni che, avendo fatto parte di tutte le commissioni parlamentari sui fatti di quegli anni, è da considerarsi una fonte molto attendibile, una delle più attendibili e complete. Se poisi cercano le sentrnze passate in giudicato su questi argomenti, vuol dire che davvero non si sa di cosa si sta parlando. 
    In ogni caso, anche se le BR, per assurdo, non fossero state infiltrate o manovrate, ci sono tutti i punti oscuri (molti dei quali ormai non sono più così oscuri) drlla gestione della crisi da parte dello Stato in compagnia dei piduisti e degli statunitensi, tra i quali l’amichetto di Renzi, nonché del Benito nazionale, Michael Ledeen.
    Quindi torno a dire non generalizziamo e non semplifichiamo.
    Chiudiamola qui perché siamo fuori tema, se vuoi possiamo continuare in pm.
  • Gil_Grissom

    Come preferisce lei, se vuole sono disposto anche a continuare in pm, le faccio pero’ cortesemente presente che il fatto che elementi piduisti e statunitensi abbiano partecipato alla gestione della crisi da parte dello stato non significa che Moretti fosse un uomo della CIA, questo e’ il passaggio principale che contesto e che Galli assolutamente non cita in alcun punto del suo libro.

  • Teopratico

    Caro Lo Monaco come dici tu non avverrà la rivoluzione, non ci sono le basi storiche, non avverrà nulla perchè siamo troppo nella merda e dobbiamo rintanarci nelle nostre sempre più deboli scatole craniche. Non avverrà perchè la finanza è troppo forte, difatti si regge su pilastri d’alabastro, tutto il sistema è forte come un tempio. E non avverrà mai perchè siamo la stragrande maggioranza a patire e la minoranza a godere. Nulla dovrà avvenire insomma secondo il tuo diktat. Ma se per caso, per qualche scherzo della storia la rivoluzione avverrà, caro il mio monaco, il lavoro te lo troveremo. A spalare merda da pitali fumanti.

  • GiovanniMayer

    Se vuoi puoi darmi del tu, io di sicuro non do del lei a nessuno su internet.

    Il fatto che tu non ti sia scusato, anche se non era obbligatorio, è un punto a tuo sfavore.
    Per il resto, pare sia davvero inutile continuare visto che, o non capisci ciò che scrivo,  ed è grave perché è molto chiaro, o fai finta di non capire, ed è ancora più grave.
    Comunque te lo ripeto lo stesso poi basta però. ..davvero…
    Anche se Moretti fosse completamente indipendente, lo Stato, guidato dai piduisti e dagli statunitensi, ha delle responsabilità enormi, forse anche più di enormi, nella mala gestione e nell’esito della vicenda. Così è chiaro?
  • GiovanniMayer

    So che non è bello sprecare spazio per scrivere solo:

    AHAHAHAHAH
    Ma sei di nuovo tu?!
    La mia fonte di buon umore preferita…e non sai quanto io ne abbisogni…ancora grazie 🙂
  • Gil_Grissom

    Sull’ultima frase concordo pienamente e aggiungo  guardi che io capisco benissimo cio’ che scrive, forse e’ lei che male interpreta le altrui parole e poi pretende delle scuse. A me solo preme sottolineare che Moretti, che ho avuto modo di frequentare personalmente, non era affatto un infiltrato o un agente della CIA, il resto non ha alcuna rilevanza.

  • Aironeblu

    Valerio Lo Monaco non poteva essere più chiaro e realista. Per quanto scomoda la verità è sempre meglio tirarla fuori e affrontarla, a costo di infastidire qualche mente fossilizzata sul paradigma del capitalismo a crescita esponenziale. È fallito, fatevene una ragione, se la benzina oggi costa di più non è solo a causa dei giochi speculativi dei cartelli petroliferi, ma soprattutto perchè il petrolio si sta esaurendo e la sua domanda continua a crescere. Nei due secoli scorsi abbiamo scoperto come sfruttare lecrisorse naturali su grande scala e l’abbiamo fatto. Oggi le risorse stanno finendo, è stato bello, ma stanno finendo, e la sola via di uscita è quella di cambiare direzione, abbandonare l’antietica capitalista per passare ad una nuova, che non ci verrà certamente fornita dai nostri governanti. La via di uscita è quella delle microrivoluzioni, personali o collettive, una rivoluzione generale è impossibile.

    Lo Monaco dice verità sacrosante, ma incomprensibili a chi continua a guardare il mondo con i paraocchi del sistema capitalista. 
    Siamo finiti in un Cul de Sac. Per uscirne non basterà un Sac de Cul.
  • Aironeblu

    Tutte cose vere, ma che non centrano la questione. È vero che i poteri occulti lavorano da decenni, probabilmente secoli per rovinarci le vite e trarne profitto, ma questa è solo una delle 2 componenti della crisi attuale. L’altra è la crisi sistemica di un capitalismo basato sulla crescita continua ed esponenziale dei consumi che per sua natura era destinato prima o poi ad arrivare al capolinea. Anche nel giardino dell’Eden prima o poi i frutti si esauriscono se invece di consumarli con intelligenza li schiacciamo con i rulli per soddisfare politiche monetarie.

    È innegabile che il "progresso" avviato negli anni ’70 è stato sabotato, ma era comunque un progresso impostato male, molto male.
  • GiovanniMayer

    Diciamo piuttosto chesi stava procedendo, molto lentamente e con costanti tentativi di sabotaggio, nella direzione giusta, quella del progresso sociale. Si avevano comunque le basi giuridiche e culturali  per poter combattere in quel senso. Infatti era un capitalismo con le ali tarpate. Dopo la "svolta" siamo arrivati a non avere più quelle basi, il capitalismo ha dispiegato completamente le ali e ha preso il volo.

  • GiovanniMayer

    Non pretendo scuse, ma se palesemente mi metti in bocca cose che non dico, mi sembra il minimo dire "scusa ho sbagliato".

    Ma evidentemente è patologico perché lo stai facendo ancora: mai detto che Moretti fosse un agente della CIA.
    I rapporti di Moretti con varie agenzie di servizi possono considerarsi ormai provati.
    Che ne dici di finirla qui?
  • GiovanniMayer

    Non pretendo scuse, ma se palesemente mi metti in bocca cose che non dico, mi sembra il minimo dire "scusa ho sbagliato".

    Ma evidentemente è patologico perché lo stai facendo ancora: mai detto che Moretti fosse un agente della CIA.
    I rapporti di Moretti con varie agenzie di servizi possono considerarsi ormai provati.
    Che ne dici di finirla qui?
  • haward
    Le due guerre mondiali hanno portato al predominio delle multinazionali a
    prevalente capitale anglo americano ed al collegato controllo del sistema
    economico e monetario internazionale da parte dell’elite dell’alta banca
    sovranazionale. La FED è stata fondata nel 1913 e Bretton Woods, che ha
    consegnato il mondo al dollaro, è del 1944. Enrico Mattei è stato ucciso nel
    1962 dal cartello petrolifero che aveva già imposto lo scià in Iran dieci anni
    prima. Vorrei tanto, credimi, che tu avessi ragione.

  • GiovanniMayer

    Per esempio potresti cominciare dando un’occhiata a wikipedia qui:

    Ma il mio consiglio va ancora sui saggi di Flamigni
  • GiovanniMayer

    Scusate, ma non sto più capendo chi risponde a chi.

    Comunque, negli anni ’70 (con strascichi ancora negli ’80) il capitalismo in Italia era molto limitato.
    Faccio alcuni esempi, forse banali, ma, a mio parere, molto eloquenti:
    Alla domenica era tutto chiuso, tutti i lavoratori avevano la possibilità di stare in famiglia.
    Alle 18 la maggioranza dei lavoratori era a casa.
    Alle 19 non c’erano più negozi aperti.
    Le donne avevano la possibilità di esercitare il loro DIRITTO PIÙ SACRO: quello di starsene a casa a fare le madri e le mogli e la famiglia poteva vivere benissimo col solo stipendio del marito operaio.
    Ritengo che quest’ultima sia la più grave sconfitta che il genere femminile abbia mai subito nella storia. Grazie al capitalismo. Altro che emancipazione!!!
  • Plissken
    Grande GiovanniMayer, completamente d’accordo con te!

    Alla fine,vorrei sapere, quando avremo 80 anni, guarderemo con occhi felici ai momenti passati con gli affetti e con le cose che davvero ci sono piaciute fare,anche avendo 4 soldi dignitosi, oppure quello che abbiamo acquistato o la "carriera" che abbiamo fatto?

    La mentalità moderna della crescita infinita è PAZZIA. Dice bene Lo Monaco.

  • haward
    Sono assolutamente allineato sull’emancipazione femminile. Solo, avendo
    (penso) qualche anno più di te, ti invito a riflettere che il tutto è partito
    molto tempo prima. Le donne sono state spinte a lavorare e a credere che il loro
    supremo bene fosse il divenire come gli uomini da al meno cent’anni di
    manipolazioni mentali e culturali.

  • GiovanniMayer

    D’accordissimo, ma fino agli anni ’70 avevano la possibilità di scegliere: diritto ad emanciparsi o diritto ad essere madri/mogli a tempo pieno, oggi sono, di fatto, costrette a lavorare, ovviamente non le mogli dei dirigenti…

  • GiovanniMayer

    Porto un esempio concreto che riguarda la giovane moglie di un amico 25 anni). Questa ragazza, a dispetto della giovane età,  ha una sana mentalità "all’antica" ha due bimbi piccoli (circa 3 anni uno e qualche mese l’altra). Lei vorrebbe fare la casalinga, non le interessano palestre, discoteche, aperitivi, o borse di gucci…anche perché credo non possa permettersele, infatti è costretta a lavorare perché coi quattro soldi che guadagna il marito non riuscirebbe a sopravvivere quasi dignitosamente. Quindi lei ha trovato lavoro (non facilmente) come commessa part time in un supermercato.

    Lavora tutte le domeniche (unico giorno di festa del marito) e spessissimo fa il turno di chiusura (ore 21!!!) Arrivando a casa alle 21:30 passate coi bimbi che a quell’età,  dalle 19 alla nanna, necessitano della madre.
    Questo oltre ad essere contro ad ogni principio morale e umano, è anche contro l’art.37 della Costituzione nello spirito con cui è stato scritto (si vedano le trascrizioni del dibattito a riguardo, specialmente quelle dell’On. Moro).
  • Georgios

    Riscrivere la storia: El Che portato come esempio di "cambiamento personale", di "partire da noi stessi", e di "non sono tempi per una rivoluzione". Magari son tempi per sabotaggi (?) e guerriglie (?) ma di rivoluzione proprio non se ne può parlare.

    Perché evidentemente, come conclude Lo Monaco, per fare le rivoluzioni ci vogliono degli eserciti. Coi generali, l’artiglieria etc. E, cavolo, dove li troviamo?

    E sì. Meglio diventare dei santi. Per "trasmettere ai posteri l’esempio della nostra vita gettando i semi". Amen.

  • Aironeblu

    Ok, diciamola anche così, il senso è quello. Tra tutti i capitalismi possibili ha spiegato le ali il più predatore più rapace.

  • Aironeblu

    Purtroppo però quello che dice LoMonaco è più che vero, le rivoluzioni storiche, in primis quella francese, sono state tutte organizzate da poteri forti, e hanno usato il popolo bue come carne da macello per affermare i propri privilegi. L’unica vera rivolta spontanea contro il potere dominante è stata forse quella di Spartaco agli albori dell’Impero Romano, ma era gente che sapeva combattere e fronteggiare un esercito, e che comunque è finita in croce sulla via Appia. Oggi vedo molti bimbominkia e pochi gladiatori in giro.

  • Georgios

    Tutte da poteri forti? Chi lo dice (oltre Lo Monaco)?

  • daniloc

    mi permetto di dissentire con la tua "aggressione" all’articolo.

    Purtroppo ha ragione, i vertici si sono organizzati bene ed hanno distrutto in 50 anni le conquiste di 200 anni, il concetto che io estrapolo è quello di conservare l’umanità e di non sprecare energie per combattere con sassi dei carri armati.
  • daniloc

    mi permetto di dissentire con la tua "aggressione" all’articolo.

    Purtroppo ha ragione, i vertici si sono organizzati bene ed hanno distrutto in 50 anni le conquiste di 200 anni, il concetto che io estrapolo è quello di conservare l’umanità e di non sprecare energie per combattere con sassi dei carri armati.
  • daniloc

    mi permetto di dissentire con la tua "aggressione" all’articolo.

    Purtroppo ha ragione, i vertici si sono organizzati bene ed hanno distrutto in 50 anni le conquiste di 200 anni, il concetto che io estrapolo è quello di conservare l’umanità e di non sprecare energie per combattere con sassi dei carri armati.
  • GiovanniMayer

    L’aggressione è alla descrizione di mondo di merda che fa il pluri-recidivo LoMonaco a quello che fu l’Italia negli anni ’70. E su questo c’è poco da discutere. Sul resto possiamo parlarne, ma su questo assolutamente no.

  • GiovanniMayer

    E, aggiungo, ha mistificato la storia dicendo che quello che c’è oggi è a causa di quel mondo…

  • Stevenson

    Ottimo articolo.

    La terra non sostiene già più il delirio capitalista/produttivista, impossibile ritornare agli standard di vita precedenti nati dallo sfruttamento coloniale e dalla globalizzazione che ne è la prosecuzione.

    L’unica via possibile per una democrazia Reale effettivamente non può che partire da un cambio culturale dal basso che è anche l’unico modo concreto per ridurre il potere delle elitè.

    "Curiosi" certi commenti… viene anche imputato a Lo Monaco di essere un radical-chic… in realtà espone teorie molto vicine a diversi movimenti del sud del mondo, come quello dei neozapatisti e degli altri movimenti indigeni del sud-america o come i movimenti dei contadini dell’India che hanno la loro portavoce in Vandana Shiva, oltre che ovviamente in Gandhi.