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QUELLA SERENITA' DI 30 ANNI FA

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Fa un certo effetto pensare a 30 anni addietro. Perché di 30 addietro ho memoria storica personale e ricordi vividi. Quando leggo di serie storiche, di anni Cinquanta e Sessanta, posso solo studiarne i dati e immaginare. Ma il comunicato di Confcommercio della settimana scorsa non lascia scampo: “i redditi delle famiglie sono tornati indietro di 30 anni”. Io quei tempi me li ricordo. Io c’ero. I redditi di mio padre e di mia madre me li ricordo eccome. E mi ricordo come vivevamo proprio dal punto di vista economico.

Giornalista mio padre, impiegata mia madre, io decenne e mio fratello poco più piccolo in casa e altri due figli di una vita precedente di mio padre che però non vivevano con noi.

Il reddito di allora. Il reddito dei miei. Il nostro “tenore di vita” (economico) e quello etico e morale. E me: cosa facevo? Cosa consumavo? Cosa mi mancava? Impossibile non fare confronti con oggi. Oggi che siamo quarantenni noi come allora lo erano i nostri genitori.

Oggi, quasi all’indomani dell’apertura della scatola nera dei ricordi e degli oggetti svuotati dalla casa avita ormai disabitata per la morte dei miei e per la necessità ereditaria di doverla vendere. Giravano solo cari fantasmi ormai in quelle stanze e in quei corridoi, in quei disimpegni spariti dalle case moderne eppure così utili, così intimi, così indispensabili, così importanti. Fantasmi dei miei genitori e di me e mio fratello piccoli, di mia nonna, del nostro cane. E quei ricordi di come vivevamo allora di cui quasi sento ancora gli odori, i rumori, i ritmi e le consuetudini. Con il reddito dei miei di allora avevamo un appartamento a Roma, in un quartiere ancora vivibile, dove i negozianti ci conoscevano ad uno ad uno.

Dove andavo da “Remo” ogni pomeriggio, tornando da scuola da solo, e prendevo un pezzo di pizza che poi mia madre passava a pagare. Dove ci portavano ancora il vino a casa con le damigiane e dove Taraddei, il pizzicarolo dietro l’angolo, un giorno mi accompagnò sin dietro la porta di casa, sul pianerottolo, per riconsegnarmi a mia madre dopo che mi ero acceso come un fiammifero strusciando sull’asfalto in seguito a una curva ardita sulla mia bicicletta rossa.

Ora i palazzi di quel quartiere hanno appartamenti con dei confortevoli affacci vista traffico smog e rumore h24. Roba da cui scappare, dunque. Ma allora era diverso. Torniamo ai consumi e imponiamoci di non divagare oltre. Una famiglia dunque, un appartamento al quale poi si sarebbe aggiunto un piccolo villino fuori Roma, sul Lago di Bracciano per trascorrervi i mesi estivi – i mesi estivi, non i quindici giorni comandati di oggi – una Renault 4 bianca che ho detestato fino al compimento dei 18 anni e poi invece adorata per tanti motivi… Ma soprattutto una cosa: la certezza, nei miei genitori e dunque fatalmente trasferita inconsciamente anche a noi figli, di una vita serena. Limitata all’interno del possibile e dell’impossibile di quella condizione di allora ma senza alcuna paura di precipitare. I nostri genitori allora riuscivano anche a risparmiare. Io allora e negli anni seguenti, e almeno sino ai vent’anni, non ho mai sentito la pesantezza di qualche mancanza grave. Poi il consumo della società prese a salire vertiginosamente. Per quasi tutti. E chi non si adeguava, in qualche modo, si sentiva automaticamente lasciato indietro. E dunque qualche azzardo personale, a rate. E dunque qualche preoccupazione. Qualche capitombolo. Qualche notte non proprio serena.

Per tornare a quello stato di serenità provato anni prima, di consapevolezza di non aver bisogno d’altro, di non sentirne proprio l’esigenza, e dopo essere passati per le forche caudine degli orribili anni Ottanta e Novanta, quelli del consumo folle, c’è voluto almeno un altro decennio e qualche migliaio di libri letti. Una crisi economica colta e aspettata sin da prima che iniziasse sul serio e la volontà di abbracciare la decrescita fatale che ne è scaturita con la consapevolezza della maturità raggiunta, delle convinzioni acquisite. Un processo lungo dunque. E in continuo aggiornamento. A ogni rinuncia, a ogni step di decrescita, un ulteriore passo verso la serenità. Ma che fatica, soprattutto all’inizio. Fatica del cambiamento. Malgrado aver interiorizzato il tutto, la trasformazione ha richiesto – e richiede – impegno. Una lotta senza quartiere contro le abitudini incrostateci addosso. Voglio dire: in realtà oggi abbiamo infinitamente meno di allora, di 30 anni fa. Non di oggetti, naturalmente, di cui siamo pieni. Ma di speranze per il futuro.

La privazione di allora era per qualche capriccio che non potevamo permetterci – e che a casa mia ci negavamo sino al momento in cui non vi fossero effettivamente stati i denari necessari per eventualmente acquistarlo. La privazione di oggi è in quella serenità che ci è stata sottratta. Allora dovevamo combattere per convincerci a rinunciare a qualche cosa, e magari risparmiare per continuare ad avere quella certezza di riuscire a vivere senza affanni all’interno di quei limiti ben precisi. Oggi si deve lavorare su se stessi per attraversare il guado che la nostra generazione ha davanti, dal mondo come era indirizzato negli ultimi vent’anni a quello che sarà. Per sopportare queste incertezze che abbiamo davanti.

Insomma: con il reddito di allora ho la netta sensazione si vivesse meglio, nel senso più ampio della parola, rispetto a come si viveva con il reddito di una decina d’anni fa, nel periodo pre-crisi, per intenderci.

Certo oggi, con un reddito come quello di trenta anni addietro, si vive molto peggio, perché ciò che allora era assicurato, con quel reddito, è ora invece avvicinabile solo con affanno, visto che i servizi dello Stato sono meno e i beni primari costano molto di più. Ma è negli anni prima del 2008 che si è compiuto il dramma. Perché in quella moltiplicazione di beni e servizi in vendita in comode rate è cambiata la nostra capacità di resilienza alla vita. È cambiata la nostra capacità di capire cosa serve e cosa no, cosa è più importante e cosa lo è meno. La sfida personale di oggi – oltre alle battaglie che è necessario combattere contro i titani della finanza e della speculazione – risiede dunque nel ritrovare gli equilibri interni che ci consentano di riprendere contatto con la realtà di cosa ci serve sul serio. Di ciò di cui possiamo fare tranquillamente – tranquillamente! – a meno, e che dunque non vale un solo minuto della nostra serenità perduta onde poterlo raggiungere. E di ciò che invece, certo, ci è sul serio indispensabile. Ma per trovare quella serenità interiore di trenta anni addietro serve un lavoro mostruoso su se stessi, che è possibile iniziare, peraltro, solo dopo il momento in cui ci si convince intimamente che quel mondo non tornerà. Che è meglio sia così. E che ci si deve iniziare a inventare “come vivere” in un mondo completamente differente.

Chi aspetta unicamente che le cose tornino a girare come prima non solo è un ingenuo, perché va incontro immancabilmente a una delusione feroce, ma è spacciato, perché non riuscirà mai più a trovare un vero equilibrio.

La nostra generazione deve abbracciare questo cambiamento e deve imparare ad apprezzarlo, sin quasi ad amarlo, per plasmare un nuovo modo di vivere che sia degno di essere vissuto. Fare altrimenti è condannarsi alle delusioni, alle paranoie, alle ansie. È condannarsi a non voler più vivere.

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/9/17/quella-serenita-di-30-anni-fa.html

17.09.2014



Pubblicato da Davide

  • Roma

    A me sti radical-chic come del monaco che teorizzano la decrescita felice mi stanno maledettamente sulle palle. Lui vuole la decrescita felice ma il babbo faceva il giornalista, la mamma l’impiegata ed avevano l’apprtamento a Roma e anche il villino al mare. Vallo a dire con un povero sfigato che in quegli anni aveva il padre muratore, abitava nelle case popolari a Quarto Oggiaro, mamma casalinga e il mare non lo vedeva neanche in cartolina. VALLO A DIRE A LUI CHE VUOI LA DECRESCITA FELICE!!!! VALLO A DIRE A LUI CHE QUEL MINIMO DI BENESSERE CHE HA ASSAGGIATO NEGLI ANNO 90 E 2000 NON GLI SPETTANO!!!! Sempre uguali voi benestanti con il culo al caldo, teorizzate la modestia e l’umiltà ma girate con macchine di lusso, mangiate nei bei ristoranti e trombate fighe di classe. IPOCRITI!

  • Primadellesabbie

    …Per tornare a quello stato di serenità provato anni prima…


    "…Una lotta senza quartiere contro le abitudini incrostateci addosso…

    …Perché in quella moltiplicazione di beni e servizi in vendita in comode rate è cambiata la nostra capacità di resilienza alla vita…

    …per trovare quella serenità interiore di trenta anni addietro serve un lavoro mostruoso su se stessi…"

    Non confondiamo queste cose con strane teorie, questo é buon senso, quel buon senso che dovrebbe darci l’allarme quando diventiamo troppo dipendenti da qualcosa che non controlliamo più.
  • maxcasi

    …..VERISSIMO, e adesso quelli della razza sua stanno finendo il lavoro che ha iniziato berlusca…… precarietà, miseria e lavoro anche qualificato pagato niente, e sopratutto perdita di sovranità…..vedrai che serenità ci aspetta….

  • TitusI

    La mia condizione non era affatto migliore della tua (Figlio di operaio abbiamo vissuto in 6 in un massimo di 58 mq ed in un minimo di una trentina fino ai miei 17 anni) ma questo non rende quel che dice Lo Monaco sbagliato, e non mi esime dal dirlo io stesso.

    Ma chi credi sia il tuo nemico? Lo Monaco? Perché lui aveva la macchinina a pedali e tu no? Credi sia colpa sua?

    Il nemico è un altro, ma u continua pure ad incazzarti con lui, vedrai quanto andr meglio.

  • Roma

    Del Monaco non è un nemico ma sta dalla parte del nemico. Con ragionamenti contorti e la "falsa" ideologia della decrescita felice (per gli altri), vuol far ritornare i lavoratori ed i cittadini in condizioni di miseria e di bisogno a cui solo lui e pochi altri fortunati possono invece sottrarsi. È la teoria del medioevo: tutti felici, per il vassallo!!

  • Gibilee

    Il punto che allora non lo sapevamo, eravamo di fatto contenti così. Da allora 

    mangiamo di più, ‘forse’ meglio e le cure mediche – farmacologia e chirurgia – ci fanno vivere più a lungo. Dobbiamo ancora scoprire se sia un bene.
    Finchè dureranno le risorse naturali. 
  • Simulacres

    Infatti, chi non ha ancora del tutto disimparato a pensare, si rende facilmente conto che la riflessione critica di Lo Monaco è tutt’altro che infondata e men che meno radical-chic. E vale anche il "povero sfigato che in quegli anni aveva il padre muratore, abitava nelle case popolari a Quarto Oggiaro"; oggi sì mille volte più emarginato e finito nella peggiore delle discariche sociali, fino a pochi decenni fa inimmaginabile.

  • TitusI

    L’infelicità nella nostra società è dovuta all’ impossibilità di soddisfare bisogni indotti privi di qual si voglia senso.
    Li inducono per aumentare il consumo dell’ individuo o in carenza a sua infelicità rendendolo simile ad un tossico che non ha i soldi per la droca, tempo al tempo e farà qualsiasi cosa per averli.

    Questo crea oltre che una società infelice anche una società egoista e mostruosamente competitiva.

    La decrescita NON E’, come tu sembri intendere (@Roma) un ritorno al medioevo E’ la scelta consapevole di un modello di vita proprio, e conseguentemente un modello sociale, LIBERO da questo criminale CONDIZIONAMENTO.

    Ti assicuro che a me non serv eun cheyenne, ne l’ultimo modello di Iphone per essere felice, in una società sana potrei essere ultrafelice con 800 Euro al mese, a patto che mi si offrano le garanzie di un servizio sanitario decente di uno stato presente un’ istruzione valida e di una previdenza sociale degna di questo nome.

    In questo mondo non potrei essere felice in modo paragonabile, per esserlo in modo simile dovrei guadagnare almeno 5000 euro al mese, puliti, ed essere certo di guadagnarli per sempre.

    Questo sistema è una truffa ed un delitto, va abbattuto. Lo Monaco è in sintonia con questa idea? Puo’ pure cacae petali di rosa e vivere nella bambagia, è un alleato, il nemico è altrove. Per cui ben venga un post come il suo.

  • alvise

    "con il reddito di allora ho la netta sensazione si vivesse meglio, nel senso più ampio della parola"

    Purtroppo Lo Monaco dimentica una locuzione ricorrente, ma non per questo meno vera, la locuzione "DIPENDE". Egregio Lo Monaco, c’è sempre un DIPENDE, questo, perchè siamo umani non delle macchine con l’intelligenza artificiale, dove l’errore è controllato e quindi l’output è sufficientemente preciso. Il Suo output invece non è preciso quando ha elaborato la frase virgolettata, perchè ha generato l’errore semantico: DIPENDE.

    Infatti io, diversamente da lei, negli anni 80 ho conosciuto persone (includo anche la mia famiglia) che non hanno vissuto meglio dell’attuale contesto, sia storico che economico. Quì non intendo dilungarmi su che cosa intendo, chi mi ha capito sa che cosa voglio dire. E poi una cosa. A quanto ammontava questo reddito dei suoi genitori? Ci ha persino parlato del suo cane ma non del reddito. Egregio Lo Monaco, la frittata possiamo rigirarla come vogliamo, ma i posteri sono sempre innocenti su quello che gli hanno lasciato i progenitori. Piaccia o non piaccia, i nostri figli  (mio figlio, 40 anni, me l’ha contestato spesso), devono subire la nostra stupidità e forse la nostra vigliaccheria per non aver combattuto il potere finanziario, abbiamo sempre demandato ai "SINDACATI" o al partito, e questo  mi causa grande frustrazione. Non sto a elencare il problema di mio figlio, uguale ai milioni di figli che soffrono. Qualcuno potrebbe rispondermi che il popolo non poteva fare nulla se non tramite i sindacati o i partiti. Potrebbe essere vero se non ci fosse stato clientelismo, che abbatte qualunque istanza delle innumerevoli, forse milioni, di persone  che non conosceva amici degli amici, classico italiano. Per questo ho usato vigliaccheria.
     

  • Roma

    La felicitá non è solo la sanità, i servizi e la previdenza garantiti. La felicitá è anche poter aspirare al miglioramento della propria condizione sociale. La felicitá è anche poter sperare di comperarsi, come ha fatto il ricco padre del fortunato Lo Monaco, un villino al mare. Ma Lo Monaco non vuole. Lo Monaco e quelli come lui vogliono che noi, il popolo servo della gleba, si accontenti di una vita piatta, serena ma piatta, con i servizi sociali garantiti, ma con il resto dell’esistenza grigio, monotono e magari fissato da rigidi parametri statali: la felicitá del cimitero. Beninteso che invece lui, e quelli come lui, i figli della borghesia sessantottina con villino al mare, potranno continuare a godersi gli agi ed i lussi che a loro, intellettuali e profeti della nuova societá felice, sono dovuti. Noi dobbiamo accontentarci dei servizi sociali e bere il vino dei colli, loro invece bevono champagne e ci insegnano il segreto della vita. Ma vá a cagher! Te e quelli come te che appoggiano sti deficienti come Lo Monaco

  • Roma

    Oggi mille volte più emarginato???? Ma dove???? Non c’è paragone, fortunatamente, fra il tenore di vita di oggi e quello degli anni 70. E difenderemo con i denti quello che abbiamo conquistato! Lo difenderemo soprattutto dai falsi profeti come Lo Monaco: piccolo intellettualoide da  operetta al soldo dei poteri forti. Sono quelli conte Lo Monaco i peggiori: falsi intellettuali incaricati di divulgare il verbo  del "povero è bello". Incaricati di divulgare quel verbo da parte di chi, invece, ha fatto della ricchezza e del potere la propria ragione di vita. Persone corrotte che cercano di tenere schiacciata la testa di un umanitá che solo alla fine del xx secolo aveva cominciato ad emergere da condizioni di povertá millenarie! Ma quale serenitá! Ma quale felicitá! Deve vergognarsi Lo Monaco a dire queste nefandezze!!!!

  • Fedeledellacroce

    @Roma, decrescita é il termine usato per dire che il tuo potere di acquisto sta diminuendo. Effetto della crisi?
    Anche, ma é una realtá che il potere di acquisto degli italiani sta scemando vertiginosamente. E’ la realtá.
    Quindi la "decrescita" c’é!
    A questo punto c’é chi si incazza come te e "difende con i denti" quello che ha (La roba G. Verga).
    E c’é chi, come Lo Monaco che vede in questa decrescita un’occasione per rinsaldare i valori umani e sociali che abbiamo perso in questi ultimi 30 anni.
    Ma tu dici che sei pronto a lottare. Allora immagino che approvi i massacri in medio oriente e in Ucraina, d’altronde servono ad assicurarti il TUO tenore di vita, la tua "robba".

  • IVANOE

    Valerio Lo monaco=renzi…

  • consulfin

    ma dove cavolo lo vedi questo tenore di vita da difendere? Ha un senso il tuo nikname? Se lo ha, sappi che quando sono venuto a roma, 34 anni fa, si vedeva qualche mendicante solo nei pressi della stazione termini. Venendo da un piccolo paese, non ne avevo mai visti. Prova ad andarci adesso, non solo di giorno ma anche verso le 11 di sera e vedrai un immenso giaciglio di disperati.
    Tu pensi di esserti conquistato un posto al sole perchè hai un televisore anche in bagno? O perchè ti è consentito spendere soldi in telefonate al cellulare e mesi saggini? O perchè ti si può tranquillamente rapinare nelle sale giochi sotto casa? o perché ti si propina cibo da asporto ai fast food, che fa venire l’aterosclerosi a chi non ha neanche 20 anni? Che rende obesi e pronti a pagare tiket e parcelle mediche per curarsi? O perché puoi andare in giro per il mondo pagando biglietti a prezzi stracciati (con conseguente ricaduta sull’occupazione e sugli stipendi dei lavoratori)?
    Liberissimo di pensarlo.
    Alla fine dei Settanta, io me  lo ricordo, c’era speranza che la vita sarebbe stata migliore di quella che avevano vissuta i nostri genitori (i miei genitori, contadini, sono stati in grado di mandarmi all’università. Io, con la mia condizione economica, non potrei farlo).
    Un operaio, a quell’epoca, poteva tranquillamente permettersi l’acquisto di un appartamento. Ti risulta che oggi, un giovane autista dell’Atac, potrebbe farlo?
    Sei convinto di voler difendere con i denti queste conquiste? Prima di rispondere sì, consultati con un precario. Potresti trovarti a difendere conquiste che lui tranquillamente lascerebbe al nemico

  • GiovanniMayer

    Evocativo.

    Mail finale richiama un po’ troppo l’accettazione di quel 2+2=5 che è il tema di 1984. E che molto probabilmente in realtà era 2+2=4 che avrebbe cambiato completamente il senso del libro.
  • uomospeciale

    A parte che "  QUELLA SERENITA’ DI 30 ANNI FA " a cui si riferisce il tizio era per molti ma non per tutti dato che ad es, nella mia famiglia a quei tempi si faceva un vita di merda a dir poco visto che all’epoca,  OVUNQUE volgessi lo sguardo da ragazzino, vedevo sempre e solo gente che stava molto ma molto meglio di me e dei miei famigliari………….E Mai peggio.
    Basti pensare che in casa nostra dormire senza luce, senza riscaldamento, oppure saltando la cena, è capitato spesso addirittura fino ai primi anni ’80….
    Comunque secondo ‘sto tizio, ‘sto VALERIO LO MONACO, tutto starebbe  nella presa di coscienza e nell’accettazione della popolazione  che siamo destinati a diventare un paese povero, e che il benessere degli anni ’80 e ’90 non tornerà mai più?
    Sai che rivelazione!
    La maggior parte della gente se non è proprio cretina del tutto lo ha già capito da un pezzo.
    Solo che dimentica di dire  che trenta anni fa anche la percezione di povertà era diversa.
    Non c’erano due o tre maccine per famiglia, non c’erano cellulari da 300 euro dati anche ai bambini ed accesso ad internet anche nel WC di casa, non si usciva a mangiare fuori più di un paio di volte al mese, e uno non si sentiva "povero" solo se era vestito come un povero o se aveva la macchina vecchia…..
    Si sentiva povero, solo se lo era veramente, se non aveva di che mangiare, o se doveva prendersi i vestiti  e le scarpe usate alla san vincenzo.
    Per assurdo, se si dovessero applicare OGGI i parametri della percezione della povertà usati allora, quasi nessuno OGGI  si sentirebbe povero.

    Comuqnue tanto per la cronaca in casa nostra stiamo parecchio meglio oggi che 30 anni fa, e mi spiace per le troppe "cicale" che negli anni ’80 e ’90 hanno gozzovigliato senza pensare al domani ma è arrivato l’inverno e il conto da pagare…

    Nulla di tragico comunque.
    Noi non siamo mica morti stecchiti, o no?

  • Sokratico

     Questo signore parla degli anni ’80 come negli anni ’80 parlavano degli anni ’50…

    senza traffico, senza smog, con il pizzicagnolo che ti conosce per nome…Roma..ROMA?? Negli anni ’80??? dai, bene la nostalgia, ma qui stiamo un po’ esagerando eh.

    Poi che si vivesse bene anche con un solo stipendio, siamo d’accordo. Sul discorso di più ampio respiro, se ne può parlare. Ma incardinare il tutto su un passato mitico e anacronistico, no.
    Se lo fa Pasolini a inizio anni 70 riferendosi agli anni ’40-50, lo accetto. C’è una ragione e una base storica forte. Se lo fa Lo Monaco riferendosi agli anni ’80, no.

  • Ercole

    Ottima riflessione finalmente qualcuno che comincia a rispondere per le rime a questi fottutissimi borghesi GRANDE Roma…..

  • Roma

    Io ho vissuto negli anni 70 e ti dico che si stava molto ma molto peggio di oggi. I falsi ideologi come Lo Monaco li lascio a voi idealisti che non ricordate più come si viveva, forse perchè siete sempre stati benestanti e il vostro metro sono i barboni alla stazione termini. Io ho vissuto la povertà (onesta e dignitosa) e non mi incantano i sostenitori della decrescita felice. Decrescete voi, riununciate voi alle vostre proprietà, alle vostre auto, ai vostri lavori benpagati. Io e gli altri che veniamo dalla gavetta e dalla vera povertà (non quella studiata sui libri di sociologia o nelle riunioni di Partito) restiamo qui dove siamo arrivati!!! E Lo Monaco e quelli come lui possono andare a farsi fottere. P.S.: relativamente al giovane autista dell’ATAC ti faccio un esempio che smitizza il tuo pensiero "che prima si stava meglio". Anche mio padre faceva l’autista, ma non dell’ATAC col culo al caldo, lo faceva all’estero, stava via per settimane, Germania, Belgio, Olanda, quando dal Passo del Brennero si scendeva solo se non c’era il ghiaccio, perchè altrimenti si aspettava (non c’era ancora l’autostrada in quei tempi felici del cazzo che voi tanto osannate perchè non lo conoscete o li avete visti da uno scranno), quando al mattino alle 4, con -20 C,  bisognava accendere il fuoco con degli stracci imbevuti di nafta sotto alla testata del camion perchè altrimenti non partiva; ebbene, mio padre è riuscito a comperarsi l’appartamentino dopo vent’anni (vent’anni!!!) di questi sacrifici!!! Li farebbe adesso il giovane autista dell’ATAC questi sacrifici???? No, non li farebbe!! Il giovane autista dell’ATAC preferisce crogiolarsi con le cazzate della decrescita felice e del "prima come si stava meglio". Comunque, e concludo, la sperimenteremo la decrescita, Dio se la sperimenteremo!! E vedrete che non sarà felice, e vedrete che maledirete le fandoni di Lo Monaco e degli altri falsi profeti …. rimpiangendo amaramente coloro che vi hanno portati fino a qui. Ma sarà troppo tardi

  • rocks

    Mi sono ritrovato altre volte in discussione sui generi si stava meglio… Da un lato parteggio per Roma. Io ho 38 anni e gli anni 70 gli ho sfiorati. Non era l’eldorado. I miei nonni erano riusciti a mantenere un appartamento di proprietà. Quando ero bambino io i miei avevano comprato un rudere sull’appennino al costo di 15 milioni e al 22% il mutuo. Certo c’era l’inflazione. Ma inizialmente deve essere stata dura. Però eravamo fortunati che mia madre era dipendente USL e aveva lo stipendio fisso. Mio padre era attore di Teatro. Niente operai, ma con qualche sacrificio ci si poteva permettere un piccolo mutuo. Oggi io sono precario e mia moglie è dipendente comunale, abbiamo due figli, un mutuo per un appartamento non in centro ma più che decente. Per riuscirci abbiamo avuto l’aiuto dei genitori di entrambi. Ma non vedo molta diversità. Uno la decrescita se la può fare in casa propria lasciando perdere plasma e iphone per sé e per i figli. D’altronde non è mai successo che i miei avessero fatto spese folli per viaggi o regali a noi bimbi. Ricordo che una maglietta di una squadra di calcio (50.000 lire se non ricordo male) era un sogno da carezzare giornalmente nei negozi di articoli sportivi. Grazie a loro e ai risparmi ci siamo permessi di acquistare un appartamento. La decrescita la fa chi vuole, per se stesso.

  • rocks

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  • rocks

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  • rocks

    C’è anche quest’aspetto. Nella mia città per un po’ si è parlato della perdita di tradizioni e del degrado. Mio padre mi diceva sempre che quando era più giovane lui la tradizione erano le osterie di ubriaconi sottoccupati e pericolosi. E che al tempo, come sempre chi si dava da fare e non sputtanava i soldi probabilmente s’è fatto l’appartamento e magari ha lasciato quel per i figli… semplificando… per carità… DIPENDE!

  • yago

    Le cose più belle della vita sono gratis. La famiglia, l’alba , il mare, la montagna, gli amici ecc.. Con i soldi si ha solo l’illusione di essere felici ma non è cosi.

    Se si parla di poter acquistare cose indispensabili è ovvio che non averli provoca depressione, ma la felicità non è certo spendere per cose futili. Credo che chi parla di decrescita felice incita a non farsi fregare dal falso mito del consumismo. Qualcuno ha detto che la felicità è nel desiderare le cose che si hanno ed in fondo è vero, desiderare sempre qualcosa è una malattia simile all’avarizia.

  • Jor-el

    Ben detto, Roma, ben detto!

  • Jor-el

    Mi permetto di osservare che  per noi Italiani c’è stato un grande spartiacque , un grande "prima e dopo": l’adozione dell’Euro. Con uno stipendio di 1.900 Lire si viveva bene, con uno di 1000 Euro NO. Tutto qui. L’Euro ci ha fregato la metà dei nostri soldi.

  • Allarmerosso

    sarà ma 30 anni fa uno stipendio bastava .. ( e sopratutto c’era) adesso non ne bastano 2 e gia si fatica ad averne 1 … !!! 

  • Allarmerosso

    Poi …. non dice che si stava meglio … dice che si poteva sperare di star meglio adesso manco più quella abbiamo !!!!

  • Fedeledellacroce

    Infatti prima dell’euro il cambio Lira Deutch Mark era
    1 DM = 1.000 Lire
    Appena entrato il vigore l’Euro il cambio é stato
    1 DM = 1Euro
    !.923 Lire = 1 Euro

    Capito la fregatura?
    E questo é sempre stato sotto gli occhi di tutti.
    Ma chi ha protestato o gridato al ladro?

  • Primadellesabbie

    Però credo sia corretto far notare come tutti coloro che hanno potuto farlo abbiano immediatamente allineato i loro cachet alla mutata situazione senza battere ciglio.

    Fornendo così un nitido segnale di quale grado di solidarietà sociale ci leghi, ad uso dei buontemponi, degli eterni ingenui e di chi si ostina ad illudersi e ad illudere.
    Molte cose hanno contribuito a determinare la situazione che abbiamo sotto gli occhi.