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Make America Breaking Bad

DI RAFFAELE ALBERTO VENTURA

24ilmagazine.ilsole24ore.com

Per cinque stagioni, dal 2008 al 2013, una serie televisiva ha raccontato quell’America disperata che si preparava a votare Donald Trump: si tratta di Breaking Bad. Ovvero la storia di un insegnante scolastico di chimica che, non potendosi pagare le cure per il cancro, inizia a produrre e spacciare droga. Ma è proprio in questo stringatissimo riassunto – e nel rapporto di causa ed effetto che suggerisce – che sta tutta l’ambiguità della serie, nonché il suo contributo alla comprensione del fenomeno-Trump. Perché in realtà Walter White, il protagonista, quelle cure potrebbe benissimo pagarsele. Potrebbe se accettasse di rivolgersi a un medico convenzionato con la sua assicurazione, potrebbe se per puro orgoglio non avesse rifiutato una certa offerta di lavoro, e soprattutto potrebbe se il suo stile di vita non prevedesse una villa con piscina (come quindici milioni di famiglie negli Stati Uniti) e una moglie casalinga da mantenere. Uno stile di vita, la cosiddetta american way of life, che sulla scala delle disuguaglianze mondiali costituisce un irraggiungibile modello di benessere. Di fatto la povertà di Walt è una povertà relativa. Proprio come quella di molti americani che hanno votato Trump.

Che sia stato “il Popolo” a votare massicciamente il candidato repubblicano alle presidenziali americane, come sostenuto in un primo momento da giornalisti pigri al traino della moda gentista, è stato ormai ampiamente smentito dai dati socio-demografici. Non soltanto Trump ha perso contro Hillary Clinton nel cosiddetto “voto popolare” (e vinto invece sulla base del sistema del collegio elettorale) ma inoltre il suo elettorato non è assolutamente costituito dalla fascia più povera della popolazione. La maggioranza degli elettori che guadagnano meno di cinquantamila dollari all’anno, tra cui ovviamente molti neri, ha votato Clinton, che da parte sua rispetto a Obama ha perso sei milioni di voti. Ma in fondo tutti quanti gli americani, bianchi e neri, per quanto poveri sono in qualche modo “azionisti” della supremazia commerciale, militare e monetaria della loro nazione. La rabbia che sale dal cuore dell’America, insomma, non è precisamente la rabbia degli ultimi. È una rabbia molto più violenta e distruttiva: è la rabbia dei declassati. Bisogna ricordarlo a tutti coloro che vorrebbero arruolare Trump alla causa dell’anticapitalismo (peraltro in aperta contraddizione con il suo programma) quando invece quella che hanno di fronte è la rivolta del 10 per cento più ricco del pianeta che fa i conti con la crisi del suo modello di sviluppo.

Il male che affligge Walter White, ovvero l’americano medio, è tutto sociale. Lui si sente un fallito in una società di «cacciatori di prestigio», come li chiamava il sociologo Vance Packard negli anni Sessanta. La sua discesa negli inferi del narcotraffico non è altro che il prodotto di una rivalità mimetica con il cognato poliziotto, con i colleghi, con i vicini. Quando la signora White propone al marito di mettersi a lavorare per aiutarlo a pagarsi le cure, lui scaccia via l’assurda ipotesi senza nemmeno discutere. Ma insomma cos’è questo, un film di Alberto Sordi? Proprio così : una specie di remake del Maestro di Vigevano o del Boom, film che raccontavano le patologie della cosiddetta società affluente. «Mia moglie non deve lavorare!» è precisamente quello che esclama Antonio Mombelli, insegnante elementare in una scuola di Vigevano, quando per arrotondare le entrate la moglie propone di farsi impiegare in fabbrica. Nel Boom, invece, il protagonista Giovanni Alberti decide addirittura di vendere un occhio pur di continuare a garantire il proprio dispendioso stile di vita. Quella di Walter White, come quella di Mombelli e Alberti, è una tragedia borghese.

Non c’è da ironizzare sul malessere sociale che può portare un individuo a vendere un organo, spacciare droga o votare un politico che promette cose impossibili. D’altronde è un destino che noi, classe disagiata presa nella spirale del declassamento, conosciamo bene. Con calcolato buonsenso politici d’ogni sponda invitano ora a tenere in considerazione quel disagio, la “mucca nel corridoio” come direbbe Pierluigi Bersani. Ma invece di alimentare il risentimento della classe media, che gioverà soltanto ai partiti populisti, sarebbe più onesto ricordare che questo disagio si fonda innanzitutto su un doloroso malinteso. Bisognerebbe cioè avere il coraggio di dire agli elettori, come ha fatto Michael Land su Politico.com: «Sorry, Trump, America Can’t Be Great Again». Perché, come ha mostrato l’economista Robert Gordon nel suo recente libro The Rise and Fall of American Growth, il grandioso ciclo industriale inaugurato nella seconda metà dell’Ottocento è semplicemente concluso. Perché, come predica da qualche anno l’ex-segretario del Tesoro Larry Summers, potrebbe essere iniziata una stagnazione secolare delle economie avanzate. Perché, come insegna persino la dottrina marxista, i cicli del capitalismo sono minati da contraddizioni insanabili che presto o tardi arrivano a maturazione.

La grande menzogna dei politici populisti è di lasciar credere ai loro elettori che a essere perdenti nella divisione del lavoro internazionale siano i Paesi occidentali. In realtà se davvero Donald Trump chiuderà le frontiere sarà proprio l’attività del povero Walter White la prima a farne le spese. Perché l’immensa ricchezza che l’ex insegnante di chimica ha accumulato cucinando metanfetamine non dipende soltanto dalle sue competenze e dal suo lavoro, né dal design e dal branding come direbbero quelli di Apple, ma da un fattore di produzione di cui in Breaking Bad si parla poco: la materia prima. L’ingrediente principale della ricetta di White si chiama pseudoefedrina, un alcaloide usato in medicina come decongestionante delle mucose nasali. Nel 2012, gli Stati Uniti ne importavano 180.000 kg soprattutto dalla Germania, dalla Cina e dall’India. Arrivando in coda della catena del valore, lo Steve Jobs della droga è in grado di decuplicare, anzi centuplicare il return on investment sulle sue materie prime. Perché il benessere delle economie avanzate, come mostrò l’economista sudafricano Hosea Jaffe, regge sullo sfruttamento della forza-lavoro mondiale. L’attuale crisi sorge insomma dall’incapacità di spremere ulteriormente un plusvalore che si assottiglia al ritmo delle contrazioni del capitalismo, dell’evoluzione tecnologica e della concorrenza internazionale. In questo senso l’Occidente non ha vissuto sopra le proprie possibilità; semmai sopra quelle degli altri.

Che cosa può dunque portare una potenza imperiale come gli Stati Uniti a sognare con Trump la strada dell’isolazionismo? Accade in America la stessa cosa che sta accadendo in Italia, Francia, Inghilterra: la classe transnazionale che per decenni, spesso senza nemmeno accorgersene, ha indirettamente goduto dei benefici della globalizzazione, di fronte ai rendimenti decrescenti del sistema ha elaborato un vigoroso risentimento e partorito un’ideologia sovranista che mima grottescamente il socialismo. Ma si tratta del socialismo allucinatorio della borghesia declassata. Nella sua precedente incarnazione storica, lo si era chiamato fascismo. Una droga molto più pesante della meth.

(21 novembre 2016)

Link articolo © Raffaele Alberto Ventura © Il Sole 24 Ore.

via http://megachip.globalist.it

Pubblicato da Davide

  • gianluca2

    Il telefilm come pietra di paragone non regge (l’ho visto puntata per puntata).
    Il suo finale, poi, è tremendamente perbenista. Un po’ come l’articolo che, alla canna del gas della logica, riesuma il comodo tepore del fascismo.

    • Apollonio

      sbagliato

    • Pippo Spano

      Ben detto

  • Apollonio

    Rosica ..rosica..!
    intanto fatti una canna che ti passa.

  • Luigi za

    Ciò che si afferma nell’articolo a firma di Raffaele Ventura é spiegato in maniera più approfondita qui:
    ANALISI DELLA POSTA CHE ERA IN PALIO NELLE ELEZIONI USA. di Pino Germinario

    Ed é per le motivazioni così ben esposte dal Germinario che NON credo che col Trump sia cominciata la 2.a Rivoluzione americana.
    Passata la sbornia agli allocchi correremo nostro malgrado verso la Gran Mattanza perchè Trump o chi per lui non hanno alternative.
    Il Trump peraltro su molte promesse elettorali ha già fatto marcia indietro. Sui rapporti con la Russia gliela imporranno la giravolta con le buone o le cattive.

    • Apollonio

      Scusa LuigiZa quali sarebbero le marce indietro ..?
      se ancora deve insediarsi..!

      quella di non voler più processare la Killary ?
      quella del muro ai confini.. ? infatti quello c’è già…!

      sai che marce indietro sono quelle ..!

      non è che sei un rosicone pure tu eh… ?

      • Pedro

        Andrà bene, andrà male vedremo una cosa sicura c`è, qualcuno rosicherà per 4 anni.

  • Leo Pistone

    Il ciclo economico è finito?
    E allora?
    Le ricchezze che ha prodotto dove sono finite?
    Iniziamo a redistribuire quelle.
    CDC che pubblica gli articoli del giornale di confindustria con una certa continuità è figlio della revisione di grafica e contenuti?
    Che fine ha fatto il bel sito di prima?

    • natascia

      Libertà è poter leggere di tutto.

      • Leo Pistone

        Commento emblematico

  • Truman

    Mi sembra che Raffaele Alberto Ventura sia un altro teorico del tipo “squadra che perde non si cambia”, insomma il liberismo sfrenato sta distruggendo il mondo e lui suggerisce che ci voglia più liberismo, perchè chi prova a sistemare un po’ le cose a casa propria è “un fascista”, oppure, “populista”, mentitore, sognatore. Insomma giù con tutti i peggiori epiteti a chi non si adegua al TINA (There Is No Alternative) dei liberisti.
    Però ultimamente questi sacerdoti di una religione in decadenza cominciano a prendere molte cantonate.

    • amaryllide

      i signori del SOle sono i solitl liberisti col culo degli altri. Adesso che c’è da licenziare anche in casa loro, scioperano a tutta randa, loro che se lo possono ancora permettere, anche se il diritto di sciopero è anatema per i liberisti.

  • Echoes

    Un parallelo con la serie ‘breaking bad’ mancante di un aspetto onnipresente nel personaggio di Heisenberg (a.k.a. Walter White) ovvero il suo talento di chimico non ricompensato dagli eventi in un paese dove conta solo arrivare primi e non il valore del singolo. Non era un banale narco trafficante bensì un personaggio molto più complesso.

  • natascia

    Un sano isolazionismo…… ognuno mangia e necessita solo di ciò che produce. Ognuno consuma l’energia che la sua intelligenza o il clima del suo paese gli da. Non ci si intromette militarmente i nessun paese e non si pretende di esportare la democrazia come si trattasse di Mac D. Non ci trovo nulla di strano. Il Giappone nei suoi duecento anni di isolazionismo Edo ha raggiunto i suoi apici culturali. Ce ne sarebbe un gran bisogno in tutto il mondo senza giungere a 200 anni.

    • amaryllide

      il Giappone era un paese medievale a metà ‘800. E’ diventato la seconda potenza mondiale quando ne è uscito, altro che isolazionismo..

      • natascia

        Secondo te certe rinascite sono magiche? O partecipano ad un forza interiore delle società? Società, non individuo, questa è la vera magia.

        • nadia

          Ogni nazione potrebbe raggiungere abbondanza e felicità se questo fosse lo scopo sia degli abitanti che del governo. Le civiltà imperiali invece fagocitano e distruggono da millenni tutto quello che incontrano sul loro terreno.Un virus.Poi possono definirsi democratiche o meno ma è ingannevole e astratto.In italia i governanti vogliono raggiungere l’abbondanza,per loro e il popolo la felicità per sè stessi,ma il tutto viene vissuto e realizzato a scapito degli altri intorno,abbiamo passato anni a rubare e fregare gli uni agli altri con spietatezza e cecità come se gli altri non facessero parte appunto di uno stesso stato.Questa pratica ci ha impoveriti tutti interiormente e socialmente.Per fortuna ne stiamo uscendo.

  • Luca

    Il signor Ventura cosa suggerisce? Di continuare con il globalismo sfrenato che tanto piace ai radical chicchettosi? Tanto c’è Breaking bad che li fa sentire superiori. Le ville con piscina, le donne casalinghe mantenute sono roba da nicchia ormai, anche in America. L’americano medio in realtà fin dalla culla si nutre di latte e debito. Si fidi di chi l’america l’ha vissuta.. Detto questo, Trump o non Trump, le multinazionali e i banksters – grazie al beneplacito della sinistra globalista – continueranno beatamente a ciucciarsi tutto il surpluss, come lo chiamano i radical chicchettosi, i quali ovviamente proseguiranno nel non capirci un tubo e a puntare il dito su chi vorrebbe semplicemente uno Stato che tuteli i suoi diritti (almeno quelli rimasti).
    ps: Mi scuso se ho usato la parola “Stato”, ma confesso che in fondo anche io sono un razzista/fascista/xenofobo che vorrebbe potersi permettere uno stile di vita decente, a fronte di 12 ore al giorno di lavoro. Sorry.

  • Luca

    Giusto per precisare, ma Walter White la pseudoefedrina (che è menzionata eccome nella serie) smette di usarla dopo 6 episodi. 6 su 62.

    • eschatonit

      Sì vero, poi usa la metilammina, che viene ugualmente importata dall’estero. Non cambia il discorso.

  • Adriano Pilotto

    In La filosofia di Topolino,Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza a Milano, e Ilaria
    Cozzaglio, ricercatrice, presentano il mitico topo nei panni del
    pensatore più provocatorio del Novecento; Federico Rampini racconta l’economia usando come spunto la musica dei dei Beatles e non come sottofondo, ma usando i testi alla stregua del Capitale o della Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta di Keynes; Ventura racconta il trumpismo attraverso un telefilm e una metafora bersaniana.

    Non so valutare se rispetto a costoro Guy Debord era qualche passo avanti o qualche passo indietro.

    Però so con certezza che se non fosse per il soldo pubblico il foglio della Confindustria sarebbe chiuso da un pezzo.

  • Glock

    Anche la chiosa è sbagliata. Il segreto del successo di Heisenberg/White è NON usare come prodotto base pseudoefedrina, bensì metilammina e acido fenilacetico. E’ questo secondo metodo, molto più raffinato e AUTARCHICO, che da origine ai famosi cristalli blu, la firma di Heisenberg.
    (Vedi Breaking Bad, Stagione 1, puntata 7, “Vendetta”)

    http://www.vice.com/it/print/breaking-bad-una-guida-omnicomprensiva-alla-preparazione-di-meth

    • eschatonit

      No, la metilammina s’importa anche quella.

    • amaryllide

      autarchico? Mi sa che ti sei perso il secondo episodio della quinta stagione, quello in cui si spiega chi sono i fornitori di meth di Gus Fring. SPOILER: non sono yankee.