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MA SI PUO' FARE LA RIVOLUZIONE ?

DI GEORGIOS

comedonchisciotte.org

«Il proletariato deve sostenere qualunque borghesia, anche la peggiore, nella misura in cui lotti concretamente contro la “troika”». (1)

«Il proletariato deve operare, insieme con la borghesia, l’abbattimento del potere reazionario “troikano”, instaurando una dittatura democratica degli operai e dei contadini». (1)

«La parola d’ordine della difesa della patria è legittima e progressista in caso di guerra di liberazione nazionale». (2)

Queste tre frasi sono state scritte da uno che di rivoluzioni se ne intendeva. Infatti fu il maestro d’orchestra di una rivoluzione che cambiò il corso della storia di tutto il mondo: Vladimir Il’ič Ul’janov meglio noto come Vladimir Lenin.

Per la verità, lui invece di “troika” scrisse “zarismo” e invece di “troikano” scrisse “zarista”. Ma questi non sono gli unici adattamenti che dovremmo fare per portare questo pensiero rivoluzionario ai nostri giorni.

Prima di tutto la definizione stessa di “proletariato” non sembra trovare riscontro nella realtà sociale di questo 21o secolo europeo. In secondo luogo la frase “operai e contadini”, a differenza di quello che rappresentava nella Russia dell’inizio del 20o secolo, oggi non include la stragrande maggioranza degli oppressi della società in cui viviamo. Infine, la storia ha dimostrato che la concezione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini”, anche attribuendo al suo ideatore tutte le attenuanti di buona fede, non solo non e’ mai esistita, ma e’ finita per diventare un pretesto ideologico, quindi staccato dalla vita reale della società degli uomini, per l’instaurarsi di un duro regime della nomenclatura partitica sul resto del popolo sovietico. Per cui, il risultato finale fu una dittatura pura e semplice. Certo, le sue origini non si ebbero in un oscuro ufficio dei servizi segreti o del ministero degli Esteri di una superpotenza e neanche in una scuola militare per aspiranti dittatori latinoamericani.

Simpatizzanti delle teorie di complotto permettendo, essa fu il risultato genuino di una sollevazione popolare che complessivamente durò per almeno 12 anni: dal 1905 fino al 1917. Di conseguenza, se vogliamo basarci sullo studio della scienza della Storia, abbiamo la prova provata che la rivoluzione c’è stata e che questa rivoluzione, questo atto rivoluzionario delle forze popolari, le forze degli uomini e delle donne di quella società, riuscì, come in altri casi analoghi nel passato, a rovesciare un regime parassitario e reazionario che succhiava il sudore e il sangue del popolo.

Accettare questo equivale ad accettare che l’atto rivoluzionario e’ potenzialmente presente in quasi ogni momento del percorso storico anche se non sempre trova il modo per manifestarsi concretamente. Infatti, la prima, storicamente riferita, sollevazione rivoluzionaria di un popolo risale al 507 aC quando il popolo ateniese cacciò i rappresentanti del regime oligarchico con i quali l’aristocratico Isagora aveva arbitrariamente sostituito i membri dell’assemblea della città, e riportò in carica l’esiliato Clistene, uno dei padri della democrazia nella Grecia classica. Ma anche dopo, in tutta la storia della Grecia classica, la consapevolezza della parola magica “diritti”, ossia lo spirito democratico, era sempre viva, e c’è stato un susseguirsi di rivoluzioni democratiche popolari e di colpi di stato aristocratici che naturalmente come obbiettivo ultimo avevano la spartizione della torta sociale secondo il famoso detto dell’epicureo Mitròdoros: “Inizio e radice di ogni valore e’ la pancia e tutte le complicate matterie e problemi che affliggono l’uomo finiscono in essa”.

Il problema era che gli aristocratici, (àristos + kràtos cioè il potere dei migliori, ove per “migliori” i proprietari terrieri intendevano se stessi) non volevano spartire niente con i democratici (dìmos + kràtos cioè il potere del popolo) e la cosa, in un modo analogo, si svolse anche nella Res Pubblica dell’antica Roma tra patrizi e plebei. L’avvento del dio della guerra Ares in persona (Alessandro il Magno) in Grecia e dei generali imperatori in Italia mise fine a queste guerre di classe antiche, globalizzando per la prima volta il mondo, e per più di mille anni l’umanità sprofondò nell’oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero.

Lo scontro sociale di classe riprese momento per ragioni relative al processo produttivo dell’attività umana, circa verso la metà del precedente millennio e specialmente dopo la Rivoluzione Francese del 1789. Come si e’ visto queste ragioni erano state per la prima volta accennate nella Grecia classica ma poi erano sostanzialmente neutralizzate tramite una specie di globalizzazione dell’epoca, cioè il susseguirsi di imperi da Alessandro in poi. Dal 1789 però e fino a buona parte della seconda metà del 900, tutto il mondo venne scosso da un susseguirsi di rivoluzioni in quasi tutti i continenti. Di nuovo il fattore determinante per questo tipo di sviluppo fu l’acquisizione, per una volta ancora, del senso dei diritti, cioè la riapertura dell’eterno problema della spartizione della torta.

La domanda scottante perciò non e’ se una rivoluzione e’ possibile, bensì se una rivoluzione e’ possibile oggi.

Cerchiamo allora di far corrispondere i pezzi del puzzle del 1917 con i pezzi che abbiamo a disposizione in questa malandata Europa della seconda decade del 21o secolo. Poi, ognuno sarà libero di trarre le proprie deduzioni.

Allora c’era lo zarismo mentre ora abbiamo la troika, i banchieri e i cosiddetti poteri forti. Naturalmente si possono fare varie riflessioni ma, come ruolo, stiamo parlando di due cose perfettamente analoghe.

Il punto chiave e’ la famosa questione delle alleanze di classe. Allora c’era l’alleanza tra proletari e contadini. Che cosa possiamo mettere al suo posto oggi? Ma esiste un problema più semplice di questo? Al tempo della rivoluzione russa si doveva pur fare una distinzione tra una classe sociale e l’altra che il progetto di alleanza di classe doveva lasciar fuori: solo tra la classe dei contadini esisteva una pletora di suddivisioni. Poi i vari piccoli funzionari o dipendenti pubblici erano fuori dall’equazione. Per non parlare della classe dei nobili che naturalmente si schieravano dall’altra parte costituendo però una classe in sé . E tutto ciò senza considerare le suddivisioni etniche di quel paese vastissimo. Insomma un bel caos. C’è da chiedersi come abbia fatto il maestro!

E oggi? Per essere onesti bisogna riconoscere che allora la gente aveva sulle spalle i 3 anni di massacri inutili e idioti della 1a GM e non ne poteva più a differenza di noi che oggi abbiamo sulle spalle 30 anni di consumismo idiota che affievolisce l’abilità critica e il senso di dignità del cittadino. Se però si va a ragionare in termini di interesse di classe e quindi di alleanze di classe, se si va ad esaminare chi viene colpito dalle “riforme strutturali”, l’austerità indiscriminata, la demolizione dello stato sociale e via dicendo, sfido io chi mi troverà una classe sociale che sia pro-troika per interesse di classe naturalmente. Non il cugino del vicino che gli hanno promesso il posto di non so che, ma una classe sociale intera. Non c’è niente. Oggi tutta la società civile e’ potenzialmente anti-troika, poliziotti e carcerieri compresi. La parola chiave e’ “Popolo”. Tutto il popolo.

E in più viviamo in un’epoca nella quale anche se hanno messo nel mirino i nostri diritti sociali, civili ed umani, questi diritti sono ben presenti non solo nella memoria collettiva della società, ma la quasi totalità di essi continuano a trovarsi in validità e sono contenuti nella Costituzione e nelle Leggi dello Stato.

Questa e’ una lotta per la liberazione nazionale e perciò per la difesa della patria che e’ la garanzia dei nostri diritti. Che loro vogliono abolire per riportarci con la loro globalizzazione verso un nuovo medioevo ove dimenticheremo il significato della parola “diritti”. Ma loro sono dei fuorilegge perché hanno calpestato ogni regola scritta e non hanno nessuna base di legittimazione.

Che cosa manca? Manca la presa di coscienza di classe. Il che vuol dire capire quanto siamo incazzati e forti noi e quanto sono, nella loro prepotenza e apparente supremazia, terrorizzati e inesistenti loro. Solo questo. Non e’ poco né e’ facile. Ma la storia non ha mai detto che la rivoluzione e’ una cosa facile. La storia dice che la rivoluzione e’ possibile.

Georgios

Fonte: www.comedonchisciotte.org

19.8.2014

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_rivoluzione_del_1905_e_il_III_congresso_del_POSDR

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_prima_guerra_mondiale

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    L’articolo è interessante e da meditare…
    Ma proprio stamattina, alzandomi, e guardando la mia posta, stavo facendo una riflessione analoga…
    Conosco anche io un poco di storia e pure io posso fare analogie, attingendo dal passato e comparandolo con il presente…
    Anche io questo sito mi imbatto in personaggi anacronistici che ragionano come se le lancette della storia si fossero fermate al 1917… e insistono su quelle categorie, come il concetto di proletariato che è una astrazione concettuale che ancora può funzionare come astrazione, ma non funziona più se la si interpreta come operai e contadini…

    In breve, la riflessione è questa:
    – ognuno è educato o stimolato a pensare innanzitutto a se stesso, a farsi i… fatti propri, a curare i propri interessi non necessariamente solo patrimoniali…
    – il problema credo sia quello della relazione fra individuo e comunità…
    – può ognuno di noi nascere tutto da solo? Autogenerarsi facendo a meno di un padre e di una madre? E padre e madre si coniugano e fecondando senza neppure conoscersi, ma solo iniettando liquidi spermatici da un soggetto all’altro? È vero che oggi con il progresso siamo arrivati molto vicini a questa prassi….

    La soluzione credo sia nella comprensione che il benessere individuale (la pancia) e spirituale dipende dalla stretta connessione fra individuo e comunità…
    Se ci si allontana da questa necessaria connessione, alla fine i problemi tornano al pettine e si chiamano: guerre, povertà, pestilenze, alienazioni… e in formula quello che si indica come il Male…

    Comunque molto vi è da riflettere, ma occorre che lo facciamo insieme, e che alla fine la riflessione diventi decisione, azione comune…

  • Jor-el

    No, non manca la presa di coscienza, quella c’è e c’è pure troppo, manca un’organizzazione che indichi e pratichi precisi obiettivi.

    Ai tempi della Resistenza, se un giovanotto intendeva combattere il regime, non si trovava di fronte mille indovinelli del tipo "devi ribellarti ma attenzione, senza usare la violenza, senza il terrorismo, pacificamente ma evitando l’attivismo da tastiera e attenzione che il nemico e potente potentissimo superorganizzato superintelligente e allora devi trovare un modo per essere ancor più superintelligente e puttanate del genere a iosa". No, c’era un’organizzazione chiamata Partito Comunista Italiano (ma anche altre, se uno non era comunista) che faceva tutt’altro discorso, cioè questo: "Ci siamo organizzati, abbiamo delle armi, abbiamo fatto questo, questo e quest’altro. Ci troviamo qui." Ecco quel che manca.
  • totalrec

    "per più di mille anni l’umanità sprofondò nell’oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero."


    Questa notevole stupidaggine è sufficiente, anche da sola, a delineare il rilievo culturale di questo articolo. Il medioevo, se ci si distacca per mezzo secondo dalla visuale interessata e fasulla dell’Illuminismo, è stato un periodo di enorme progresso in ogni campo: culturale, filosofico, economico, commerciale e anche (direi soprattutto) tecnico e scientifico. Del resto l’architettura gotica e le innovazioni introdotte dal 1000 in avanti in campo agricolo si studiano perfino alle medie, così come la ristrutturazione degli eserciti sulla base delle tecnologie via via acquisite (staffa di ferro, poi perfezionamento di balestre e archi, poi introduzione della polvere da sparo), così come i progressi nelle tecniche di navigazione (e quindi nelle conoscenze geografiche). Dunque non c’è bisogno di sprecare troppe parole per dimostrare quanto queste affermazioni dell’articolista siano sciocche e dettate da una visione storica obsoleta, stereotipa e vagamente fiabesca; la stessa che porta a credere che il motore di una rivoluzione possa davvero essere la "sollevazione" di masse contadine e proletarie analfabete.

    (GF) 
  • totalrec

    Aggiungo che l’autore, assai originalmente, sembra inserire nei "secoli bui" perfino l’intera parabola della storia romana, il che non credo necessiti di alcun commento.

    (GF)
  • Tonguessy

    Il punto chiave e’ la famosa questione delle alleanze di classe.

    Dando per scontato che ormai si è fatta strada la consapevolezza della necessità di un cambio nelle attuali politiche neoliberiste, resta da chiarire come possa essere risolta la questione delle alleanze di classe.
    Da quello che si vede esistono una serie di "piccoli Lenin" che hanno capito il nocciolo del problema e hanno elaborato delle risposte adeguate, ma non sono capaci, a causa del loro narcisismo patologico, di confrontarsi con quegli strati di popolazione che possono diventare, se adeguatamente istradati, la forza propulsiva necessaria al cambiamento.

    Poco più sotto Barnard fa a pugni (o pugnette?) con degli alleati potenziali che in questi giorni stanno organizzando un importante meeting internazionale ad Assisi
    http://www.sinistracontroeuro.it/programma-forum-europeo-2014/

    Finchè non entrerà in campo un Lenin che sappia ORGANIZZARE il crescente dissenso così come avvenne un secolo fa, noi ci ritroviamo personaggi che, pur offrendo stimoli interessanti, sanno solo disgregare, a causa della loro personalità disturbata, quelle forze che al contrario vanno unite contro il comune nemico. Nella loro mentalità contorta non riescono a fare distinzioni tra i figli di troika ed i figli del dissenso, se tale dissenso è leggermente difforme dal loro dogmatismo.
    Serve pragmatismo, non  dogmatismo in questa fase politica. Serve aggregare invece che disgregare le forze che possono operare il cambiamento.
    Questa è l’attuale priorità.

  • cardisem

    Resistenza di che e a che?…

  • oriundo2006

    Siamo d’accordo. Ma non dimentichiamo che il nostro punto di vista ‘europeo’ è alquanto limitato. Parecchie delle innovazioni citate appartengono quanto alla loro scoperta ai ‘barbari’ d’Oriente. Manca una historia del loro peso su di noi, sulla nostra cultura e mentalità. Probabilmente il sonno della ‘ratio’ in Occidente, quello che promuove la nostra passività ‘politica’, è anche dovuto ad una momentanea ed eccessiva estensione del nostro potere su di essi. La carenza di idee nuove è solo la negazione di qualcosa di diverso dall’attuale mix giudeo-cristiano imposto con le bombe e con i macdonalds, con i papi e con le ‘storie’ a senso unico degli ebrei. Ma si riprenderanno: per ora si sono limitati a introiettare la nostra way of life. Ma come si sa all’inspirazione segue l’espirazione, poi un risvegliarsi delle proprie facoltà ed infine…in marcia. L’ Occidente è solo metafora della parte più recente della nostra psiche. La ‘rivoluzione’ è solo la presa d’atto dell’avvenuto ‘risveglio’ da parte dei barbari d’Occidente, tardi d’intelletto e pronti solo a menare, la cui unica vera divinità è la Vittoria cui tutto sacrificano. Anche i propri figli.

  • RosannaSpadini

    Bellissimo articolo, che denota una profonda conoscenza della storia e una chiara consapevolezza delle potenzialità rivoluzionarie insite nell’eterno conflitto esistente tra le classi sociali. Non c’è infatti bisogno di scomodare Marx per sapere che la lotta di classe è sempre esistita, e Georgios ha saputo raccontare la storia delle rivoluzioni (o le rivoluzioni della storia), con un’analisi precisa e puntuale delle dinamiche e degli eventi, come difficilmente riusciamo a leggere.

    Anche la tesi sostenuta è d’avanguardia, assolutamente contraria alla narrazione mainstream, secondo cui le rivoluzioni sarebbero una conquista solo dell’età moderna. Invece Georgios dice che la radice profonda della rivoluzione, la volontà di ribellarsi da parte del popolo sottomesso c’è sempre stata, magari solo alcune sono riuscite nel lontano passato del mondo classico, e più numerose quelle dell’età moderna.

    Quindi tornando alle nostre disgrazie, d’accordo che loro sono dei fuorilegge, d’accordo che è ancora presente in noi il senso dei diritti democratici, sociali e civili, che stiamo perdendo, che loro “i fuorilegge” ci stanno scippando, ma il problema è appunto la presa di consapevolezza di un popolo. Quando potrà scattare l’esplosione della rabbia sociale? Quando potrà scattare la voglia di ribellarsi e di rovesciare il regime? E soprattutto chi sarà in grado di gestirla, di governarla al meglio, impedendo infiltrazioni dannose e deleterie per la riuscita della rivolta?

    Georgios dice:”Non e’ poco né e’ facile. Ma la storia non ha mai detto che la rivoluzione e’ una cosa facile. La storia dice che la rivoluzione e’ possibile.”

    Prendiamo quindi in esame gli ultimi eventi, quelli naturalmente che gli organi di stampa del regime non trasmettono mai, per vedere se da noi oggi la rivoluzione sarebbe possibile:

    1.    Renzi appena si mostra in pubblico viene continuamente contestato, anche duramente dalla gente, che lo offende, tanto che deve entrare e uscire da porte secondarie.

    2.    Stanno nascendo comitati di ogni sorta, composti da professionisti ed esperti, che combattono per la riconquista della sovranità monetaria, economica e politica.

    3.    L’autunno sarà particolarmente infuocato, per una finanziaria pesantissima, per continui fallimenti di aziende e perdita di posti di lavoro.

    4.    Verranno realizzate alcune riforme sociali, sul lavoro, sulle pensioni (problemi sensibili e sempre i soliti), con il pretesto del risparmio, in realtà peggioreranno ulteriormente le condizioni di vita delle persone.

    5.    Il famoso ceto medio sta progressivamente scomparendo e credo se ne stia rendendo conto sempre di più, perché i soldi in busta paga diminuiscono e perdono il loro potere di acquisto.

    6.    Tasse e balzelli stanno saccheggiando le ultime risorse delle famiglie, che magari hanno subito la perdita di uno stipendio.

    7.    Lasciamo stare gli intellettuali che non stanno svolgendo minimamente il loro compito di rappresentanza del disagio, basti pensare che Saviano e Benigni sostengono il PD.

    8.    Si parla anche dell’arrivo della Troika e di un eventuale prelievo forzoso sui conti pubblici.

    9.    Bagnai dice continuamente sul suo blog che l’euro è sul punto di collassare, come nel 2012, quando Draghi lo avrebbe salvato col “whatever it takes.

    10.    Sarà sicuramente difficile gestire le manifestazioni popolari e impedire che vengano strumentalizzate dal potere, come è spesso avvenuto nella storia, bisognerà mantenere molto sangue freddo.

    Probabilmente dovremo toccare il fondo, ma credo anch’io che una ribellione sociale in Italia sia possibile, è avvenuta in Argentina nel 2001, noi siamo culturalmente meno preparati degli Argentini? Siamo meno consapevoli? Non credo, anzi abbiamo dalla nostra parte il fatto che noi siamo abituati ad un benessere sociale più alto, che la maggior parte degli italiani non sono disposti a perdere.

    Grazie Georgios!

  • RosannaSpadini

    @totalrec, guarda che hai frainteso, perché Gerogios si riferiva a "secoli bui" per quanto riguarda le realizzazione delle "rivoluzioni", non per quanto riguarda la cultura, il progresso tecnologico, scientifico, la letteratura, l’arte.

    Anche per quanto riguarda la tua affermazione:"la stessa che porta a credere che il motore
    di una rivoluzione possa davvero essere la "sollevazione" di masse
    contadine e proletarie analfabete."

    Gerorgios ha detto esattamente il contrario, cioè:"Prima di tutto la definizione stessa di “proletariato” non sembra trovare riscontro nella realtà sociale di questo 21o secolo europeo. In secondo luogo la frase “operai e contadini”,
    a differenza di quello che rappresentava nella Russia dell’inizio del
    20o secolo, oggi non include la stragrande maggioranza degli oppressi
    della società in cui viviamo. Infine, la storia ha dimostrato che la
    concezione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini”,
    anche attribuendo al suo ideatore tutte le attenuanti di buona fede,
    non solo non e’ mai esistita, ma e’ finita per diventare un pretesto
    ideologico, quindi staccato dalla vita reale della società degli uomini,
    per l’instaurarsi di un duro regime della nomenclatura partitica sul
    resto del popolo sovietico."

    Cioè ha detto che la rivoluzione di "operai e contadini" non è esistita nemmeno in epoca zarista, figuriamoci se esiste oggi.

  • Jor-el

    Il punto 7:

    hai fatto bene a citare gli intellettuali. La totale genuflessione del ceto intellettuale al pensiero unico dominate è una grande tragedia italiana. Verrà il giorno in cui queste persone saranno chiamate a risponderne. Nel frattempo mi chiedo com’è possibile che esistano persone istruite così ottuse e senza cuore. Non credo sia solo per i soldi, il prestigio e il potere. Gli intellettuali italiani hanno un grosso problema di ordine etico.
  • Georgios

    Risposta all’utente totalrec a proposito degli anni bui
    del medioevo.

    Cercare i seguenti nomi e le relative
    innovazioni-scoperte-teorie introdotte da loro. Poi, cercare in
    questi 1600 anni bui (omissione mia, dovevo aggiungere “europei”)
    qualcosa che indica proseguimento, elaborazione o scoperta che sia
    inerente al loro lavoro:

    Euclide, Aristarco, Ctesibio, Archimede, Eratostene,
    Ipparco, Erone. Risparmio la fatica, non si troverà nulla.

    A proposito, il nome di Erone non e’ stato utilizzato
    casualmente. Egli fu l’inventore della macchina a vapore. Chi tentò
    per primo di reinventare questa macchina? Leonardo da Vinci (con il
    cosiddetto Archituono) nel 15o secolo. Si faccia un po il conto e si
    considerino gli anni perduti per la mancata introduzione di questa
    macchina nei processi produttivi.

    Si parla di navigazione e di conoscenze geografiche.
    Secondo lo storico, filosofo e geografo Strabone e’ stato Ipparco
    che, basandosi sulle differenze delle maree tra il mare dell’Arabia e
    quelle delle coste spagnole e francesi sull’oceano Atlantico, aveva
    concluso che tra gli oceani Indiano e Atlantico ci doveva essere “una
    grande estensione di terra”. Anche questo 1600 anni prima di
    Colombo. Fino ad allora i navigatori medievali tenevano (a parte il
    bacino mediterraneo) le coste in buona vista.

    Ma vediamo gli “enormi progressi in ogni campo”
    durante il medioevo:

    Cultura e filosofia: tenendo ben presente che stiamo
    parlando della cultura occidentale (o no?) bisogna ricordare che il
    termine di “occidente” che usiamo oggi, nel medioevo non
    esisteva. Al suo posto c’era la “cristianità” che gli cedette il
    posto dopo la crisi che provocò la riforma protestante. Quella era
    la cultura del medioevo, la cultura cristiana, la cultura del credere
    e non indagare. E la filosofia nata in quel periodo era la filosofia
    del “sesso degli angeli” e altre simili e profonde tematiche
    descritte per esempio da Umberto Eco nel suo libro Il Nome della
    Rosa.

    Economia, commercio, tecnica e scienza: Queste cose
    vanno insieme e sono direttamente correlate tra loro. L’economia
    medievale si basava sulla presenza del signore-protettore che
    dominava sui suoi sudditi (e suoi soldati quando c’era il caso) sui
    quali aveva un potere assoluto e irrimediabile. L’unica innovazione
    rispetto al precedente periodo, quello della schiavitù, fu quello
    della sua abolizione, non per ragioni umanitarie ma soltanto
    economiche. Il servo della gleba doveva badare a se stesso (pagando
    tutto ciò che doveva pagare al signore) e non doveva essere
    mantenuto dal padrone. Il commercio era asfissiato dai dazi che si
    dovevano pagare per passare dalle valli, i ponti e le foreste
    possedute dai signori. L’agricoltura ebbe un progresso ma le basi
    erano già state poste fin dai tempi degli egiziani (che per questa
    ragione avevano sviluppato molto la geometria).

    La polvere da sparo fu invenzione cinese e comunque ogni
    miglioramento di tecnica da combattimento o di macchine da guerra
    (Ctesibio aveva inventato la prima catapulta funzionante a base di
    aria compressa) non può essere chiamato “enorme progresso”.

    Per finire, la mia era una descrizione di tipo epocale e
    non ho messo a confronto o sottovalutato nessun paese o civiltà. Va
    da sé che i contributi della civiltà romana (Lucrezio, Orazio,
    Virgilio e via dicendo) sono intesi come contenuti nella descrizione
    del “prima” degli anni bui del medioevo. Ogni passaggio della
    storia umana avviene gradatamente e non in precise date per cui
    qualcosa “rimane fuori”.

  • cardisem

    Non ho voluto intervenire sul tema Medioevo, perché non volevo apparire come il solito pedante… Ma visto che ormai il dibattito si è avviato, vorrei osservare:
    – indubbiamente vi è stata una certa caricatura del Medioevo, ma il mondo anche dopo un cataclisma non si ferma e il processo di civilizzazione parte di nuovo…
    – mi sembra si possa sostenere che fra il mondo della romanità e quello delle invasioni barbariche una vistosa frattura ci sia stata…
    – uno sceneggiato storico, spero attendibile, che ho visto qualche giorno fa, narrava di Ipazia che aveva già intuito la teoria eliocentrica per la quale occorrerà aspettare un migliaio di anni… Ipazia fu lapidata come strega mentre i lapidatori Cirillo e Dalmazio vennero proclamati santi e sono tuttora venerati come Santi della Chiesa Romana…
    – secondo una lettura fatta, già in epoca romana vi sarebbe stato un arretramento del pensiero scientifico rispetto all’epoca ellenistica…

    Insomma il cammino dell’umanità non è sempre magnifico e progressivo: si può ben regredire, sotto molteplici parametri… Per questo io sono del parere che bisognerebbe instaurare una sorta di governo non importa se uni o multipolare dove però l’Umanità sia concepita come un Intero e ogni componente egualmente preziosa e suscettibile di ogni potenzialità di sviluppo… Credo che questo sia "possibile” a condizione che vi sia una diffusa consapevolezza e volontà di raggiungere questo scopo, questo obiettivo di una umanità veramente solidale…

  • Abrazov

    @RosannaSpadini

    Il fatto che alla voce "intellettuali" siano citati Saviano e Benigni, descrive
    perfettamente la tragedia che stiamo vivendo …

  • totalrec
    Scusa, Rosanna, ma forse non hai letto bene il passo che ho citato:


    "per più di mille anni l’umanità sprofondò nell’oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero."


    A meno che Archimede, Copernico, Erone e Leonardo fossero, a mia insaputa, anche noti rivoluzionari di piazza, devo confermare che il tipo dice sciocchezze di proporzioni inimmaginabili. Senza contare che parlare di "coscienza di classe" in epoca romana e medievale (cioè in un periodo in cui il concetto di "classe sociale" – che nascerà solo nell’età moderna -non era ancora neppure immaginabile) rivela una conoscenza della storia acquisita in qualche distaccamento sindacale; così come il negare che siano comunque esistite delle rivoluzioni in epoca medievale: solo a Bisanzio ce ne saranno state una quindicina di proporzioni ragguardevoli, per non parlare di Spartaco, della rivolta di Castel Tenno, delle infinite ribellioni anticarolinge, del Barbarossa e della Lega, della stessa rivoluzione protestante – che vide una delle repressioni anticontadine più sanguinose della storia – e mille altri eventi rivoluzionari che l’articolista disconosce o ignora, da perfetto ideologo, per il quale le idee astratte contano più della realtà dei fatti.
    Sorvolo poi sull’idea di considerare il medioevo come il trionfo della globalizzazione, quando anche il più somaro degli scolaretti sa che si tratta dell’epoca del particolarismo feudale e della disarticolazione territoriale per antonomasia. Veramente, un articolo che sembra provenire da una realtà parallela, con nessun elemento in comune con la nostra.

    (GF)  
  • Georgios

    Certo.

    Non si fa un clic e si passa da un’epoca all’altra. Guardando però molto dopo, a distanza non di secoli ma quasi di millenni, le differenze sono grosso modo visibili. In un certo senso l’arretramento era già cominciato dal periodo ellenistico, accentuato poi all’epoca romana. Ma le invasioni hanno lasciato il segno più profondo.

    L’ideatore del sistema eliocentrico fu Aristarco di Samo (che addirittura concepì l’universo quasi come lo capiamo noi oggi) nel 3o secolo aC, ma Ipazia era una donna che… leggeva molto.

    Sul tuo augurio non posso che essere d’accordo, ma vediamo ora come si può realizzare almeno il primo passo, quello di sbarazzarci dei parassiti sanguisughe.

  • RosannaSpadini

    Hai perfettamente ragione, ma questi sono gli "intellettuali del nostro tempo", del tempo della cultura consumistica globalizzata, infatti dove sono finiti gli altri? 

    Pasolini, Vittorini, Fenoglio, Moravia, Montale, Calamandrei, Gramsci, Bobbio, ecc.?

    Saviano e Benigni sono intellettuali, in quanto lavorano con l’intelletto e si sono distinti per aver rappresentato, in ambiti diversi, le glorie di una nazione colta, civile e democratica.

    Ora tutto questo sta finendo, perché nemmeno loro, che pure hanno avuto dei meriti culturali, hanno saputo distinguere la verità dalla menzogna.

    E questo, come dici tu, descrive perfettamente la tragedia che stiamo vivendo …

  • Georgios

    Suppongo che l’elettricità non esisteva prima di Benjamin Franklin, vero? Quindi anche le classi non esistevano prima "dell’età moderna". E magari neanche gli indiani del nuovo continente prima di Colombo? Certo, se qualcosa non ha il sigillo dell’ufficio brevetti della civiltà occidentale, che però i classici prodotti della sua arrogante cultura possono estendere anche nel medioevo, allora non esiste.

    Questo mischiare dei significati poi e’ davvero impressionante. Essere uomo di scienza o/e del progresso significa cosa politicamente per loro? Che c’entrano politicamente Archimede e Copernico con il vuoto di ignoranza cristiana che c’è stato tra loro?

    Devi saper distinguere tra sollevazioni di fazioni, riforme religiose, lotte di potere, guerre e via dicendo e rivoluzioni. La rivoluzione e’ il tentativo (riuscito o meno) di cambiamento radicale dell’ordine sociale da parte della classe detta antagonista contro la classe detta dominante. Per farti un esempio quella di Spartaco (anche se allora non c’era ancora il medioevo) fu una guerra indipendentemente dal fatto che a scuola o a Hollywood la chiamano rivoluzione. Se fosse stata una rivoluzione e dato il numero di schiavi in Italia allora, l’impero sarebbe crollato.

    Qualche sollevazione popolare di qua o di là c’è stata pure anche nel medioevo, ma ci vogliono altre cose per chiamarla rivoluzione. Ci vuole sopratutto un modello economico opprimente per il popolo, ci vuole l’impossibilità provata del suo funzionamento nella realtà giornaliera della società e ci vuole l’esistenza della classe che e’ capace di operare il cambiamento appunto rivoluzionario per imporre il suo, il nuovo modello economico che si adatta a questa realtà giornaliera.

  • Georgios

    Grazie anche a te, grazie a tutti noi che cerchiamo di trovare e consolidare quello che abbiamo in comune senza insistere cocciutamente su quello che ci divide.

    Anche la descrizione dei dieci punti che fai e’ ottima e descrive l’eventuale passo verso la liberazione.

    Unica osservazione: L’importante non e’ "chi" ma "quando". Noi dovremo essere il "chi". Noi gestiremo la nuova situazione, abbiamo i mezzi e abbiamo anche la capacità. Stai sicura di questo.

    Se potessi solo dirmi "quando"! Quella sì che sarebbe LA risposta.

  • tania

    Non sono l’avvocatessa di totalrec , e mi dispiacerebbe sembrare
    pedante ma ( solo poichè siamo in un forum pubblico e magari qualche
    ragazzino o qualcuno che non ha ancora avuto occosione di studiare il
    Medioevo sta leggendo ) ti invito ad osservare che i "secoli bui" non sono
    durati "1600 anni" ( tra l’altro convenzionalmente l’intero Medioevo
    dura in tutto circa mille anni ) . Addirittua i medievisti ( da
    LeGoff a Sergi a Montanari a Pirenne eccetera) ne relativizzano
    l’esistenza : accennato in breve ovviamente , quella di "secoli bui" è un’errata
    proiezione ( della primissima storiografia moderna , quella "illuministica" in sostanza )  , su tutto l’arco del Medioevo , di un secolo , l’ultimo ,
    il "lungo" Trecento , questo sì effettivamente "buio"
    ( guerre , peste , carestie eccetera ) . In ogni caso , anche solo
    nei libri "scolastici" , per "secoli bui" si
    intende solo il cosiddetto Alto Medioevo ( che , ripeto , non era
    esattamente "buio" : non solo c’era un’abbondante varietà
    alimentare come ha mostrato Massimo Montanari , ma l’economia delle
    curtis non era propriamente chiusa , era anche molro aperta , il
    lavoro non era solo "servile" , ma anche salariato e
    "libero" eccetera eccetera )

    Volevo però dire che in realtà , dinanzi al concetto di Medioevo ,
    non esista studioso serio che non reagisca ponendo immediatamente la
    domanda "quale ?" : poichè ( anche in virtù dei mille
    anni ai quali si riferisce , ma non solo per questo ) esiste un
    Medioevo barbarico , ma ce n’è anche uno di raffinata cultura ; uno
    rurale e uno cittadino ; uno illeterato e uno colto ; un Medioevo
    suoerstizioso e uno razionalista ; un Medioevo guerriero e uno
    disarmato e mercantile eccetera eccetera . Tra l’altro il secolo
    effettivamente "buio" ( il "lungo" Trecento , che
    prepara la fine del Medioevo ) se osservato da altre angolature vede
    l’esplodere di molti scontri di classe ripresi dalla storiografia
    marxista ( paradigmatico , tra gli altri , il famoso Tumulto dei
    Ciompi.. ) ; vede l’innovazione tacnica che permette nel secolo
    successivo i primi "viaggi di esplorazione" portoghesi che
    "aprono" al mondo ; vede l’innovazione commerciale ( la
    genesi dell’alta finanza , l’inizio dei primi cicli sistemici
    d’accumulazione dell’econ omia-mondo capitalista eccetera ) ;
    innovazioni scintifiche , giuridiche eccetera eccetera .

    Basta , mi sono dilungata un pò troppo : invito solo a dismettere le
    immagini stereotipate di "secoli bui" , perchè la realtà
    era più complessa , più diversificata .

  • RosannaSpadini

    Ciao Tania, finalmente una donna interviene con un commento molto puntuale e competente, mi sentivo una solitaria negli ultimi tempi. Hai fatto una bella rassegna sorico culturale del Medioevo, con particolare riguardo agli aspetti sociali, politici, economici e tecnologici.

    E come tu non sei l’avvocatessa di totalrec, io non la sono di Georgios, però anch’io vorrei aggiungere qualcosa. Se infatti è vero che l’articolo ha sorvolato in maniera troppo frettolosa sul "Bel Medioevo", età lunga, complessa ed eterogenea, che tu dici è stata screditata dall’Illuminismo, è anche vero che l’Iluminismo non aveva proprio tutti i torti a criticarla, perché la cultura medievale era totalmente dominata dall’ideologia cristiano/cattolica, che quindi ha impedito la nascita della scienza moderna (affermatasi solo nel ‘600 con Galilei), la nascita della ricerca scientifica sperimentale, la nascita della storiografia scientifica, insomma nel lungo medioevo veniva impedito dall’ideologia cristiana ogni tipo di ricerca che usasse il metodo sperimentale, che sta all’origine della nascita della scienza moderna, come la conosciamo noi.

    Anche perché per tutto quel lungo periodo il mondo della cultura era governato proprio dalla Chiesa Cattolica, che veniva rappresentato dalla Filosofia Scolastica, la quale sosteneva il principio dell’"Ipse dixit": l’ha detto Aristotele, che ci ha consegnato tutto lo scibile umano,  e dunque è inutile fare ricerca scientifica. Fino a Galileo Galilei, che rischiò la vita e dovette abiurare le proprie tesi copernicane, perché era inammissibile che la terra girasse intorno al sole, dato che la Bibbia diceva appunto che "Giosuè chiese a Dio di fermare il sole. " 

    Siamo nel 1630 e il medioevo avrebbe dovuto essere finito da un pezzo.

  • Georgios

    Ma insomma, perché alcuni di voi avete la mania di mettere delle bandierine fino a qui giallo, da qui a qui nero, da lì a là bianco e cosi via?

    Mica ho fatto un’analisi sul medioevo. Mica ho detto che in questi 1600 anni non e’ successo niente. Ho detto che per 1600 anni la scienza (in Europa, purtroppo quello mi e’ sfuggito) e’ morta, perché? E’ sbagliato? E tutto ciò senza citare il medioevo. Infatti la parola "medioevo" e’ citata una sola volta nell’articolo, verso la fine, per indicare dove ci vogliono portare nel senso metaforico del termine. Senso che non a caso ha assunto il significato che ha assunto nella nostra mente. Non mi dirai che quello fu un periodo brillante per l’umanità.

    Lo so benissimo quanto e’ durato il medioevo ma io volevo indicare l’arretramento subito dall’umanità in termini di progresso di ogni tipo a causa del soffocamento delle idee democratiche dell’antichità. Cosi ho sottratto il tempo di Erone dal tempo di da Vinci, il tempo di Ipparco dal tempo di Colombo. Ne viene fuori 1600, che faccio? Scrivo 1000 perché tanto e’ durato il medioevo?

    Siate un po più aperti di mente, un po più comprensivi verso le intenzioni dati i tempi che corrono e se poi trovate scritta una assurdità o inesattezza storica annotate pure.

    Ma soprattutto, se volete contribuire veramente, abbiate come primo obbiettivo il prolungamento del discorso iniziato nell’articolo invece di cercare di individuare degli inesistenti errori storici. Un discorso sul medioevo, se vuoi, lo possiamo anche fare, ma non qui. Non e’ questo l’argomento qui.

  • bysantium

    "Simpatizzanti delle teorie di complotto permettendo, essa fu il
    risultato genuino di una sollevazione popolare che complessivamente durò
    per almeno 12 anni: dal 1905 fino al 1917. Di conseguenza, se vogliamo
    basarci sullo studio della scienza della Storia, abbiamo la prova
    provata che la rivoluzione c’è stata e che questa rivoluzione, questo
    atto rivoluzionario delle forze popolari, le forze degli uomini e delle
    donne di quella società, riuscì, come in altri casi analoghi nel
    passato, a rovesciare un regime parassitario e reazionario che succhiava
    il sudore e il sangue del popolo."

    Cosa dire da parte di un "simpatizzante delle teorie di complotto" : eterogenesi dei fini?

  • RosannaSpadini

    Infatti come sostenevo nel primo commento, l’articolo affronta la storia delle rivoluzioni in occidente, e dato che è semplicemente un articolo e non un saggio storico, è logico che debba sorvolare su alcuni tratti della storia.

    Ho trovato però innovativa la tesi di Georgios: lo spirito della rivoluzione è sempre stato presente nela storia occidentale, a partire dall’antica Grecia (infatti lui riporta l’esempio di Clistene), poi per lunghi secoli è stato represso dagli eventi autoritari, in termini ideologici e militari, quali: impero romano, medioevo cristiano.

    E’ poi risorto solo con l’avvento della nascita della Scienza Moderna, e infatti le prime rivoluzioni europee furono quelle inglesi, anche se borghesi: prima rivoluzione inglese, del 1642 e la Gloriosa rivoluzione (o seconda rivoluzione inglese) del 1688 [it.wikipedia.org], senza alcun tipo di coinvolgimento delle masse popolari, ma anche senza spargimento di sangue.

  • Georgios

    Infatti gli inglesi sono stati dei maestri nel prevenire un loro 1789. Va bene però che alcuni anni prima la cosiddetta gloriosa rivoluzione era stata preceduta da un’altra rivoluzione che si tramutò in guerra civile.

    In ogni caso gli inglesi si sono sempre dimostrati molto furbi e determinati. Infatti la loro politica estera con apice il loro comportamento verso le ex colonie e’ stata la causa di molti mali che affliggono queste ex colonie ancora oggi.

  • OlausWormius

    Molti “rivoluzionari” nostalgici degli anni ’60 e ’70, ovvero del periodo in cui erano ancora giovani e belli, non capiscono che le elites il “comunismo” lo stanno già facendo.
    Certo non è quello che i giovani dell’epoca (e alcuni dei loro padri) immaginavano quando sognavano ad occhi aperti nei magnifici anni sessanta, d’altronde ogni indottrinamento non ha lo scopo di insegnare la verità.
    Il globalismo è quello che hanno sempre sognato i veri comunisti (come Napolitano che ora tanto disprezzate), idem la fine del ceto medio, idem la fine della patria, idem tante altre cose citate in questo articolo.
    Quindi chi stiamo prendendo in giro? I giovani certo dovrebbero ribellarsi essendo la cosiddetta “generazione tradita” (ed ora ce ne sono già numerose di generazioni tradite), ma tradita da chi? Forse tra gli altri proprio da quella generazione cresciuta nei magnifici anni sessanta che hanno contribuito alla distruzione di tutti i valori. Quelli che all’epoca odiavano i “matusa” ed ora si ritrovano loro stessi matusa a fare le prediche ai giovani.
    La conosco fin troppo bene questa gente e le loro ipocrisie.
    Assurdo poi che ci si aspetta che i “borghesi” si alleino con qualche condottiero rivoluzionario massone (come Lenin) contro la troika.
    Sappiamo bene che fine hanno fatto i borghesi dopo la rivoluzione comunista.

  • tania

    Ciao
    anche a te , e sono assolutamente d’accardo : meno male che c’è
    stato l’Illuminismo , senza dubbio alcuno , ci mancherebba altro .
    Tra l’altro sono stata un pò ingenerosa ad attribuire la "colpa"
    di questo stereotipo alla "storiografia illuminista" ( mi
    riferisco ad esempio a saggi molto approssimativi , per usare un
    eufemismo , come quello di Cristoforo Keller , "Historia Antiqua
    , Historia Medioevi , Historia Nova" , o come quello di
    Voltaire , "
    Saggio sui costumi e lo spirito delle
    nazioni" ,
    o come quello di E.Gibbon , "Storia della caduta e del declino
    dell’Impero Romano" eccetera ; ovviamente non avevano gli
    strumenti per far meglio : nel senso che questo non toglie nulla al
    fatto che Voltaire sia stato senz’altro un personaggio importante
    come tanti altri del secolo dei Lumi eccetera ) perchè in realto lo
    "stereotipo" inizia a prendere il via prima
    dell’Illuminismo : inizia con alcune opere di Giorgio Vasari ,
    Lorenzo Ghiberti , Flavio Biondo , N.Macchiavelli , di alcuni
    collaboratori di Lutero come Melantone eccetera . Ecco , però , dopo
    aver alleggerito da colpe qualche storico illuminista per quanto
    riguarda la "lettura storiografica" del Medioevo ,
    ribadisco che sono assolutamente d’accordo con te sull’importanza
    dell’Illuminismo .

  • tania

    Hai ragione , sono stata un pò pedante , è solo che ho all’idea sbagliata che si sarebbero potuti fare qualche bambino o qualcuno che non ha avuto occasione di studiare la Storia . Per questo ho risposto "senza contare fino a 10" come si suol dire . Mi capita spesso , non prendertela .

    Sul resto , sul contenuto dell’articolo , non mi sono voluta esprimere per altre ragioni .

  • ROE
    Domande di uno che vuole attivamente partecipare:

    1) che obiettivo potrebbe avere un rivoluzione italiana?

    2) con quali mezzi e quale strategia si potrebbe fare?

    3) quali costi si possono prevedere?

    4) quanti italiani sarebbero d’accordo?

    5) quanti italiani potrebbero attivamente partecipare?

    6) quali sarebbero le reazioni controrivoluzionarie?

    7) come si controreagisce alle reazioni controrivoluzionarie?

    8) se la rivoluzione riuscisse che tipo di società si potrebbe prefigurare?

    9) quali sarebbero gli effetti internazionali e come gestirli?

  • Georgios

    Non me la prendo stai pur certa. E ti confesso che in generale questa tua preoccupazione riguardo i giovani la condivido.

    Ma potresti aver omesso l’ultima riga (tanto non cambiava niente). Perché mi hai messo in pensiero!

    Cordiali saluti.

  • Georgios

    Amico mio, qui ci vorrebbe un quartier generale per risponderti!

  • cardisem

    Sono certamente un grande ignorante, ma sapevo di Aristarco e di altre cose prodigiose come il calcolo delle circonferenza terrestre… Ho voluto citare Ipazia, il cui tragico destino mi ha molto impressionato… Non se è lei che apre la lista dell’uccisione delle "streghe” il cui ultimo processo si ebbe ancora nel XVIII secolo, mi pare in Svizzera… Forse all’altro capo del mondo in Estremo Oriente l’Impero cinese, o meglio l’Unità geopolitica di quella parte del mondo ha resistito molto meglio che non da noi… Questo fatto, la conservazione dell’unità geopolitica, non mi sembra cosa di poco conto e forse non è neppure estranea a tutta la restante parte della “civilizzazione”… Questi discorsi però credo  che si possono fare solo per grande generalizzazioni e possono prestarsi a discussioni infinite.

  • ROE

    «Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario.» Lenin (Che fare?).

  • cardisem

    Anche io concordo che il leit motiv del testo del breve articolo è il tema della "rivoluzione”, anzi io direi della liberazione dell’umanità, giacché anche il tema "rivoluzione” potrebbe essere insidioso…

    Già Gramsci, se non erro, osservava che nella lettura di un autore, ma direi di qualsiasi testo, va considerato il suo leit motiv, non i suoi dettagli marginali, secondari, ininfluenti…

    Quando ciò accade, ossia quando accade se si capovolgono il rapporto, mettendo in primo piano ciò che è marginale e viceversa, può significare due cose:
    a) scarsa attitudine alla filologia di un testo, alla sua lettura e interpretazione intelligente,
    b) un intenzionale e voluto sabotaggio della discussione che sulla base di quel testo si può fare…

    Ho notato questo secondo aspetto più volte e nutro il sospetto che possa essere una forma di trollismo…

    Credo che un sito libero come questo possa dare fastidio a qualcuno, anzi a più d’uno, e interventi del tipo b possono essere un modo per aggredire il sito…

    Chiedo scusa se appaio troppo sospettoso, o “complottista”, come mi pare si dica…

  • Georgios

    Certo. Ma la teoria va prima elaborata.

    Che facciamo? La elaboriamo qui su CDC? Meglio cominciare dai posti di lavoro o dai quartieri dove i problemi sono più caldi.

  • Teopratico

    Tutto molto interessante per me. Ma una domanda sorge, se i grandi movimenti di massa all’estero, come le primavere arabe e le rivoluzioni colorate, le giudichiamo, magari sgranocchiando un aperitivo, manovrate dall’alto, anche tramite i nuovi mezzi (social-network), cosa succederebbe in Italia, qualora "qualcosa" accadesse finalmente? Abbiamo visto le strategie del terrore degli anni ’70 e ’80, la menzogna in cerimonia e i cadaveri per strada, oggi anche io mi cruccio a pensar di rivoluzione, ma nella melma della nostra contro-rivoluzione, forse, ci siamo immersi fino al collo noi italiani, e stiamo qui… blup… che galleggiamo… da decenni… blublup… senza riuscire a muovere…bluup… un dito.

  • Noumeno

    sara difficile fare una rivoluzione perche la societa dei consumi ha ottenuto quella omologazione di massa  che neppure il fascismo era riuscito ad ottenere, tutti vogliono le stesse cose, il disoccupato cronico  e il manager con l’iphone, si contesta coloro che detengono il potere non il potere in se anzi lo scopo è quello di prendere il posto di coloro  che si contestano.

  • oriundo2006

    Vorrei riportare le argomentazioni all’oggi. Nell’epoca attuale non è possibile alcuna vera alternativa al potere attuale perchè esso è detentore UNICO del sapere tecnico, scientifico, strategico, militare. Non c’è alternativa valida a questa ‘gabbia d’acciaio’ che possa partire dalle masse, esistenti o meno nella loro ‘alterità’, in quanto queste sono assolutamente minoritarie ed INDIFESE nella lotta per la supremazia mondiale guidata dagli stati. La fanteria ‘regina della battaglie’ è morta a Verdun. L’idea di un quid novi in una ‘rivoluzione’ prossima ventura, possibile o meno che sia, nell’epoca attuale dominata da apparati mortiferi globali è destinata a spegnersi subito. Sono possibili sollevazioni, insurrezioni e quant’altro, certo, ma se riescono si ricostituiscono gli stati come prima e come prima questi entrano in competizione per il dominio. Il cerchio si chiude nella ripetizione senza vero progresso. L’unica vera possibile ‘rivoluzione’ è di carattere spirituale, ovvero CONTRO le religioni ( monoteiste ) attuali, religioni che sono il puntello ideologico ‘profondo’ del dominio assoluto dell’apparato sugli individui, costituendone la sanzione teologica ultima. Demistificarne la rpetesa totalitaria di ‘verità’ è l’unica possibilità che abbiamo e che ci rimane. Rimane al dir il vero una ultimissima via di uscita dall’incubo che viviamo: che la scienza possa farci ‘vedere’ il passato come il presente: ci ha già abituato a cose un tempo ritenute impossibili. Questa è forse la sua ultima barriera per restituire un senso al presente. 

  • Ercole

    La rivoluzione è possibile ,per il proletariato mondiale è sempre più un imperativo il capitalismo ha fatto il suo tempo e la crisi che lo investe è la lampante dimostrazione del suo fallimento : organizziamo il nostro esercito e cancelliamolo dalla storia .

  • makkia

    Ma visto che il riferimento al marxismo bene o male c’è, non mancano forse i concetti del "materiale infiammabile" che deve essere a disposizione per sviluppare l’incendio rivoluzionario e la "scintilla" che lo appicca?

    In altre parole:
    1. dalla rivoluzione d’ottobre al Chiapas, alle primavere arabe, troviamo masse di gente alla fame, cui non è rimasto NIENTE DA PERDERE.
    Non "settori della popolazione": la maggioranza della popolazione. Una quantità sufficentemente ampia che se anche "prendesse fuoco" una piccola percentuale di loro sono sempre milioni di persone.
    Dove sono queste masse in occidente?
    Nelle banlieu, nei ghetti afroamericani USA e UK, certo, ma non sono maggioranze. Finché le maggioranze riusciranno a mettere in tavola il proverbiale piatto di minestra…

    2. La miccia/scintilla o, per dirla alla vecchia maniera, "l’avanguardia rivoluzionaria". Che, secondo la teoria marxista-leninista, può essere anche minuscola ma dev’essere straordinariamente decisa, organizzata e con un piano preciso da portare avanti.
    Rimanendo sugli esempi fatti: in Chiapas c’era l’isolamento, che ha permesso lo sviluppo di un’avanguardia e di DIVERSE rimodulazioni successive di come organizzare l’azione e gli obiettivi. Nelle primavere arabe c’era Soros coi suoi droni social-twittanti organizzati fin troppo bene (e per giunta hanno fallito, nel tenersi il potere dopo averlo rovesciato, ma qualche volta anche proprio nel rovesciarlo).
    Quali sarebbero le avanguardie in occidente?

    Francamente la "mancanza di presa di coscienza di classe" mi sembra il problema minore…
    En passant, direi che l’annichilimento della classe media è in corso e in accelerazione, dagli USA alle new entry orientali della NATO/UE. L’occidente si sta strutturando in un dualismo fra élite sempre più minuscole a fronte di masse indifferenziatamente sottomesse, senza più l’obiettivo di tenere vivo né il famoso 40% di popolazione "cuscinetto" né l’illusione democratica (e la collegata illusione della possibilità di scalata sociale, personale o dei propri figli).
    La divisione di classe, prima che nelle coscienze, sarà messa in opera e sbattuta in faccia a tutti dalle stesse élite. E, si direbbe, hanno anche fretta di farlo.
    Quindi la presa di coscienza, oltre che minore sembra anche auto-risolventesi, come problema.

  • Georgios

    Le "masse" erano sempre indifese mai però minoritarie, invece questo e’ il loro punto forte, se riescono ad unirsi naturalmente che e’ il problema vero.

    Il secondo "passo", cioè il "dopo", e’ una questione aperta. Si guardi la Francia o la Cina per esempio. La lotta per il dominio in seno alla società e in seno ai partiti e’ stata aspra e si risolse dopo molte controversie e parecchi anni (in modo particolare il caso cinese). Mai però si può dire mai. La lotta per il superamento dell’era capitalistica dura da "soltanto" un secolo e qualcosa, non e’ tanto in termini storici dato che la lotta per il superamento dell’era feudale cominciò nel 13o secolo.

    Voglio dire il discorso "si ricostituiscono gli stati come prima e come prima questi entrano in competizione per il dominio" non e’ affatto garantita. Quando le masse entrano da protagoniste in un processo rivoluzionario, cominciano a scoprire ed ad abituarsi a cose che fino a quel momento o ignoravano o disprezzavano ma in definitiva gli piacciono "perché sono cose belle". Ed e’ lì che si gioca la partita. Riusciranno ad ingannarle e portare le cose come prima o andremo avanti? La prospettiva e’ aperta fino all’esito finale.

    Qui la tecnologia oggi ha un ruolo che può fare la differenza: la comunicazione tra la gente e’ molto più semplice e rapida. E’ una conseguenza di qualcosa invocato con il discorso sulla scienza anche da te.

  • Georgios

    Discorso più che valido e il riferimento al marxismo era intenzionale perché d’obbligo. Però… Se non ci fosse un "però" non ci sarebbe bisogno della mia risposta. Il discorso sarebbe già chiuso.

    Le avanguardie… Che so? "Noi", io, te, alcuni come noi? Che bene o male, maldestramente, in modo del tutto spontaneo e disorganizzato si sono già fatti vedere per essere subito bollati di fascismo, cosa accettata anche da molti di "noi". Perché non rientravano nella ricetta.

    Che facciamo nel frattempo "noi"? Aspettiamo il compimento del dualismo senza battere ciglio? Dobbiamo essere ridotti nella miseria del "non ho più niente da perdere" per reagire? Lasciamo gli strumenti-privilegi dei diritti dello stato borghese senza sfruttarli?

    E se questi per accelerare il processo (lo dici che hanno fretta, vedi Ferguson) ci portano l’Ucraina in casa? Non so esattamente come ma stai pur certo che in qualche modo lo faranno. Hanno bisogno del caos e’ il metodo sicuro per il compimento dei loro piani. Sempre lo era. Guerre, guerre civili, terrorismo, insicurezza sociale e paura sono i loro metodi preferiti. Ed efficaci anche.

    E in una situazione del genere come credi che reagiranno quelle masse ridotte in miseria? Non dico tutte, ma una parte. Disperate, fanatiche, con l’odio nel cuore.

    Voglio dire che il discorso non si limita allo scontro di classe dentro un determinato paese. E’ molto ampio, planetario. E l’unico modo di difesa per ogni popolo e’ la difesa della propria nazione. Anche questo e’ un riferimento al marxismo.

    Questa e’ la presa di coscienza che si intende nell’articolo.

  • Georgios

    D’accordo, eccetto che sul punto della presa di coscienza.

    Secondo me, manca totalmente.

    Se ti interessa dai un’occhiata alla mia risposta all’utente makkia alle ore 11:36:23 BST di oggi (21/8)

  • Tonguessy

    Non sono l’avvocato d’ufficio nè di Totalrec nè di Georgios, ma mi premono due considerazioni. Primo punto:
    la Filosofia Scolastica, la quale sosteneva il principio dell’"Ipse
    dixit": l’ha detto Aristotele, che ci ha consegnato tutto lo scibile
    umano,  e dunque è inutile fare ricerca scientifica. Fino a Galileo
    Galilei

    Balle. D’accordo, Aristotele con la sua Etica Nicomachea aveva messo la filosofia medievale in un vicolo che poi con la conquista del Nuovo Mondo doveva essere rivista. Secoli di discussioni interminabili tra diritto canonico, diritto romano e interpretazioni ontologiche sull’Altro.
    Ma c’è un punto che risulta inequivocabile: la fisica aristotelica non siddisfaceva gli interessi di mercato. Traduco: la balistica era in un brutto cul-de-sac a causa proprio della fisica aristotelica. I generali, ed i mercanti che li sovvenzionavano avevano disperato bisogno di conoscere le traiettorie dei proiettili. Tali traiettorie non erano calcolabili con la fisica artistotelica, che differenziava i corpi celesti (moto curvilineo) dal moto terrestre (moto lineare).
    Fu grazie alla pubblicazione dell’Ars Magna di Cardano (soluzione della equazione di terzo grado mutuata da Tartaglia) che venne dato in dotazione un’appendice di calcolo delle traiettorie dei proiettili.
    Questo per precisare che il Mercato ha finanziato la ricerca scientifica specialmente ad uso militare ben prima di GALILEO.

    All’epoca di Galileo c’erano diverse questioni aperte: la Riforma, vera spina nel fianco del papato, ed il Nuovo Mondo con tutta la revisione dei vincoli sull’umano. Insomma bisognava reinventarsi un nuovo rapporto con il Mondo e l’Universo, cosa non esattamente semplice. Un metodo consisteva nel bruciare gli eretici.

    Per tornare al commento iniziale di Georgios ed all’intervento di Totalrec, ecco il commento di un amtropologo sulle rivoluzioni:
    "L’idea di rivoluzioni economiche e sociali improvvise e successive gode di sempre minor credito per quanto riguarda il passato dell’umanità, rispetto invece all’idea di trasformazioni graduali e di evoluzioni parallele"
    M. Godelier "Antropologia economica"

    E comunque sono contrario alla visione dei "secoli bui", in quanto in linea con i diktat culturali attuali che ci vogliono coinvolti in uno splendido passaggio da un passato orribile ad un futuro radioso, frutto dei dono tecnologici che le elites ci stanno donando. Il medioevo è stata un’epoca fertile ed interessante da molti punti di vista, basti pensare alla lotta feroce tra scienza e religione, ovvero tra analisi e supposizioni e dogmi.

  • makkia

    Le avanguardie "spontanee" e male organizzate fanno una brutta fine, storicamente.
    A quel punto preferisco l’avanguardia "alla Barnard": una setta segretissima di carbonari la cui principale attività è procurare finanziamenti (e molti) al fine di costituire dei "think-thank rivoluzionari" che (in un futuro non bene individuato) avranno capacità e know-how strabilianti, tali da rivaleggiare ed evitare i micidiali e ubiquitari sistemi di controllo e repressione delle élite.

    E’ altrettanto velleitario ma almeno non si fa male nessuno.

    Inevitabilmente sono sarcastico, me ne dispiaccio. Ma il tuo "intanto facciamo quello che possiamo" vale quanto il mio "al momento non ci sono margini di manovra".

    La domanda era "ma si può fare la rivoluzione?". La risposta è purtroppo "no".

    E’ solo un’opinione, per carità, ma è basata sul fatto per rispondere bisogna farsi delle domande. E "massa infiammabile" + "avanguardia organizzata" sono solo due delle TANTE risposte che BISOGNA darsi.
    Eluderle con lo spontaneismo del "facciamo qualcosa, la qualsiasi" e con l’emotività del "dobbiamo proprio aspettare di essere in miseria?" non serve a farle sparire.

    Io continuo a pensare che a pancia piena non si fanno rivoluzioni, che le rivolte casuali e limitate non si propagano e che le anime belle (soprattutto se non sono d’accordo neanche fra di loro) non riescono a mettersi alla testa di alcunché di significativo.

  • Georgios

    Su Aristotele.

    Da Aristotele e’ stato preso quello che conveniva al clero cioè al potere. D’altronde lo stesso Aristotele (forse il maggior filosofo della storia) era su parecchie cose "ambiguo". Era contro il materialismo ionico ma anche contro l’essere platonico. Come risolve questa contraddizione che e’ un vicolo cieco? Inventando dio, cioè senza confessarlo, schierandosi dalla parte degli idealisti. Questa sua caratteristica combinata ai capolavori di altri suoi lavori costituisce l’alibi perfetto per il regime teocratico medievale. Per cui l’Ipse
    dixit
    funzionò benissimo nel medioevo come aveva funzionato con i pitagorici (altra scuola mistica).

    Sulle trasformazioni.

    Personalmente credo che le trasformazioni siano graduali e parallele ma con dei punti di spicco inevitabili. Questo credo sia il meccanismo sia per il passato sia per il futuro. A meno che non vogliamo chiudere gli occhi sulla storia della Storia. Come dire non si e’ passati dal feudalesimo al capitalismo (semplifico) in un particolare anno (1789). Certamente no. Ma il 1789 rimane sempre un punto focale nel processo. Un punto determinante e di valore altamente simbolico. Solo che il 1789 non e’ stato uno studio di qualche grande mente. E’ stato il prodotto della lotta del popolo.

    Sui secoli bui

    (come il periodo che attraversiamo oggi e ho più paura di quello che e’ ancora davanti senza intendere olocausti nucleari). Se mai ne usciremo come speriamo parleremo del nuovo medioevo dal quale siamo riusciti a scappare. Se no finiremo in un nuovo medioevo, anzi peggiore di quello storico. Da qui l’importanza della difesa della patria.

    Ma a parte ciò il medioevo va valutato prima di tutto dal valore che aveva la personalità umana. E se paragonato al corrispondente valore rinascimentale credo non ci sia alcuna discussione da fare. Una cosa e’ quello che l’umanità ha acquisito, scoperto, ottenuto etc su se stessa, un’altra l’uso arbitrario e tendenzioso che le elites ne fanno.

    Tutte le epoche sono fertili ed interessanti da molti punti di vista ma ci sono alcune in cui era meglio non viverci dentro.

  • Georgios

    Non e’ che mi sia offeso ma per puntualizzare:

    Ironia si può fare (e se costruttiva la considero un bene) su qualcosa che l’altro ha detto. Non su qualcosa che noi crediamo volesse intendere.

    Donde proviene il mio "intanto facciamo quello che possiamo"? Che e’ tutto una svalutazione di quello che ho scritto (intanto + quello che possiamo). Io dico quello che dobbiamo fare non quello che possiamo fare. E uso il verbo dovere perché se no rischiamo di trovare la guerra in casa. A quel punto i think-thank rivoluzionari, mi capisci… Almeno fossero dei tank rivoluzionari…

    Chi sa. Forse mi preoccupo di più perché sono più vicino al fronte. Quando però il fronte sarò io, tu sarai al mio posto attuale.

    Auguri ad entrambi.

  • makkia

    Vicino al fronte?
    Credi che la situazione in cui versa la Grecia sia così tanto peggio di quella italiana?
    E’ come dire che un pugile piccolo e debole che combatte contro Tyson sta peggio al 3° round che al 1°.
    Può essere così, certo, ma solo se chiudi gli occhi davanti al fatto che le sue condizioni al 3° round erano ampiamente previste e prevedibili prima ancora di cominciare.
    Se invece guardi in faccia la realtà, puoi tranquillamente predire come finirà lo scontro e che quel povero pugile prenderà un mucchio di botte, e puoi farlo senza neanche guardare l’incontro. E quel pugile può allenarsi quanto vuole ed essere combattivo quanto vuole, l’esito è scontato comunque.

    Fuor di metafora: Grecia e Italia sono PIIGS, la loro sorte è compresa in un preciso piano di "messicanizzazione". Chi ci arrivrà prima e chi dopo, ma l’obiettivo è quello.
    Ci riusciranno? E gli funzionerà per tutti i PIIGS?
    Questo dipende da vari fattori, ma l’opposizione al piano (cioé quello che tu chiami "ciò che dobbiamo fare" e io "ciò che ci illudiamo di poter fare") servirà solo se le élite faranno dei GROSSI errori.

    Se no ci aspetta l’Argentina. E proprio la storia recente dell’Argentina fa sperare che quando saremo lì si potrà provare a comportarci da Argentina e non da Messico.

    Non sto dicendo di "non fare niente" (come, in sottinteso, mi accusi).
    Sto dicendo che IN PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA non ci sono le condizioni per fare alcunché.

  • Georgios

    Sinceramente, non ti accuso di niente. Cerco solo di intendermi con te (e non solo con te).

    Ma non credo, so, che la Grecia e’ messa molto peggio. E non parlo solo dal punto di vista economico-sociale. Parlo anche dal punto di vista dell’integrità nazionale. Non tanto per il cosiddetto "orgoglio nazionale" che dipende dalla soggettiva sensibilità di ciascuno (cosa sbagliata, nei tempi in cui viviamo questa sensibilità dovrebbe essere oggettiva per tutti), ma per le conseguenze pratiche, reali che la sua dissoluzione avrà per la gente reale, la loro vita, il loro lavoro, la loro famiglia, l’ambiente etc. In questo momento la Grecia e’ letteralmente disarmata verso qualsiasi banda di nazi-terroristi ci mandassero da nord o da est. Non esiste più l’esercito.

    Non e’ una questione come con i pugili nella metafora che hai fatto. E’ molto semplice cosi.

    Credimi, la Grecia purtroppo sta veramente molto peggio di ogni altro paese dei PIIGS. Noi ormai siamo molto piu vicini al Messico e molto più lontani dall’Argentina.