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L'UOMO A UNA DIMENSIONE. IL REGIME LIBERALE E LA PALINODIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

DI EDUARDO ZARELLI
ilRibelle.com

Non poteva certo mancare il liceo Mamiani di Roma. Dopo le aspre polemiche a Venezia, lo storico istituto capitolino, quello di “Porci con le ali”, il simbolo studentesco del ’68 nella capitale, fino alla cinematografia dell’acne adolescenziale e relativista dei fratelli Muccino, abolisce “padre e madre” dal libretto delle giustificazioni. Ora si impone “primo e secondo genitore”.

In una crisi epocale del liberal-capitalismo, la scuola italiana cade a pezzi, il degrado del principio di autorità pedagogica e della trasmissione del sapere non ha più freno, l’insegnamento è ridotto a presidio eroico di contro all’irreversibile declino dell’identità culturale, della funzione pubblica, dell’uguaglianza sociale e del bene comune nel nostro Paese, ma il collegio dei docenti e la dirigente scolastica del liceo romano hanno la priorità di apporsi il fregio gay-friendly sul cappello frigio dell’individualismo e dell’atomismo sociale. A fare da apripista, era stato il comune di Bologna con i moduli di iscrizioni alle scuole di vario grado, ma i media avevano già ampiamente banchettato a partire dai rigatoni della Barilla. Abbiamo atteso che si sviluppasse per intero la rettifica “correttiva” a opera del “regime liberale del politicamente corretto” nei confronti di Guido Barilla, il presidente della multinazionale alimentare di Parma, reo di avere fatto “incautamente”, nel programma radiofonico “La Zanzara”, una semplice e apparentemente banale affermazione: «Sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay». Non che ci volessero doti oracolari, ma di fronte al lato autoritario e prescrittivo del presunto “liberalismo”, l’imprenditore della Barilla non poteva che percorrere tutto il percorso dell’autodafé fino alla completa palinodia. Ormai il linguaggio della correttezza ideologica è unificato: lo condividono le grandi maggioranze conformiste, è una seconda pelle della cultura occidentale. Dopo le pubbliche scuse, è arrivato il riorientamento fattivo del logo aziendale con tanto di “albo delle inclusioni” e istituzione del Diversity & Inclusion Board, composto da esperti esterni indipendenti che “aiuteranno” Barilla a stabilire obiettivi e strategie concrete per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale, quindi promozionale, in merito all’orientamento sessuale.

È chiaro che la schizofrenia comportamentale del manager depone per la falsità all’origine o nella conclusione della storia. Alla coscienza dell’uomo e al giudizio dei lettori stabilire quali delle dichiarazioni da lui fatte rispondano ai suoi intimi convincimenti. Per quanto ci riguarda, invece era scontato che l’imprenditore si sarebbe adeguato all’utile: il profitto aderisce al modello sociale consumistico, strutturato sul conformismo. La famiglia del “Mulino bianco”, quale feticcio reificato spiega la scissione radicale nella coscienza dell’imprenditore: da un lato, per vendere i suoi biscotti, vorrebbe a colazione papà, mamma e prole; dall’altro, ha piena parte nella commedia del declino edonistico, che produce la disgregazione del principio naturale e antropologico della famiglia tradizionale. Barilla, insomma, poiché è un ingrediente dell’amalgama della modernità, se lo sono cucinato in pochi minuti: il tempo di cottura di mezzo chilo di fusilli. Anche in quest’ottica, destra e sinistra si rivelano pienamente interscambiabili: l’anticomunitaria e globalista “destra del mercato” detta le regole economico-finanziarie, mentre la “sinistra del costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema economico totalitario, in cui il “politicamente corretto” – che impone il regime culturale – non può sopportare la ragione naturale e il senso comune.

Nell’era dell’egualitarismo coatto, ogni oppositore alle nozze omosessuali è naturaliter un omofobo, e chi cede il posto a sedere a una donna incinta è un sessista. Per finire nel registro degli indagati del “politicamente scorretto” non serve fare qualcosa di sbagliato, basta farselo venire in mente. Bisogna cioè vergognarsi di affermare in pubblica piazza ciò che è sancito dalla Costituzione repubblicana – anche per chi non la considera certo la “migliore del mondo” – per la quale la famiglia omosessuale semplicemente non esiste: c’è una sola famiglia, che è «una società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29), finalizzata a «mantenere, istruire, educare i figli» (art. 30). Nessuna discriminazione, nessun incitamento all’odio e alla violenza riscontrabili come patologia sociale, ma grazie alla legge sull’omofobia dell’operoso Parlamento italiano, per sillogismo ipotetico, sarà un crimine la constatazione che la famiglia è fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Si tratta di un Articolo, relativo all’estensione all’omofobia e alla transfobia, a integrazione della legge Mancino del 1993, che condanna l’istigazione alla violenza per motivi religiosi, etnici e razziali con pene più severe rispetto all’articolo 61 del Codice penale sulle aggravanti comuni. Questo nuovo articolo stabilisce dunque le norme relative alle discriminazioni sull’identità sessuale, equiparando l’omosessualità al razzismo e considerando, di conseguenza, gli omosessuali una specie di “razza” a parte dell’umanità, da tutelare. Come se non fosse già sufficiente l’universale e autorevole Articolo 3 della Costituzione (riguardante il principio di uguaglianza formale e sostanziale), che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

La legge appena approvata, però, non si limita a questo; discrimina anche chi ha un parere diverso: potrebbe infliggere una condanna tanto a una mamma che suggerisse a sua figlia di non sposare un bisessuale, quanto a un padre che decidesse di non affittare una casa di proprietà al figlio perché sa che egli vuole andarci a vivere con il proprio compagno; oppure a chi, ad esempio, per motivi religiosi si attenesse alla parola della Bibbia: «Con un uomo non avrai rapporti come si hanno con una donna: è un abominio» (La Sacra Bibbia, Levitico, 18/22).

Lo scopo è molto semplice e non ha nulla a che vedere con il volere difendere i diritti individuali di omosessuali, transessuali e altri: si tratta di un passo avanti verso l’omologazione assoluta e irreversibile del pensiero unico e allineato, in cui pochi decidono come debbano pensare tutti, pena la galera.

In una società non omofoba si vuole imporre l’omofilia. L’uniformizzazione, la reificazione individualistica, la tirannia economica giungono all’esito ultimo dell’anodino edonistico, sottratto alla condizione naturale che caratterizza la differenza di genere. La sofisticazione distopica e suicida della civilizzazione plasma l’essere vivente come artificio desiderante, privo di identità ontologica.

In Germania, è stato abolito l’obbligo di definire il sesso alla nascita, mentre tutta l’Europa dibatte sulla nuova definizione familiare: “genitore 1” e “genitore 2”. La Svezia, uno dei Paesi più all’avanguardia per quanto riguarda la rivoluzione dell’egualitarismo dei sessi, sta approvando a livello anagrafico l’utilizzo di nomi neutri per i nascituri, in modo che non si creino problemi qualora un domani questi volessero cambiare sesso. La politica dei progressisti si preoccupa dell’eliminazione delle toilette separate, mentre i marchi d’abbigliamento vogliono abolire la distinzione “bambino” e “bambina” a favore del capo unisex. Si profila un mondo in cui la “persona” in quanto tale non esiste più, in cui ogni sorta di “identità” è abolita e l’individuo è perfettamente amorfo e “resettato”, naufrago solitario in un oceano di non-senso: un uomo a un’“unica dimensione”, come direbbe Herbert Marcuse, emancipato dalla propria natura e identità psicofisica. Secondo l’ideologia di genere, infatti, tra il maschio e la femmina vi sarebbe un numero indefinito di altri “generi” od “orientamenti sessuali”, che comprenderebbero, tra l’altro, l’omosessualità maschile, il lesbismo, la bisessualità e quant’altro; generi, che sarebbero “naturali” quanto l’eterosessualità.

Secondo l’Associazione Psichiatri Americani, ad esempio, la pedofilia sarebbe un “orientamento sessuale” come gli altri; i sessi, infatti, non sarebbero un’evidenza presente archetipicamente alla nascita di ogni essere, ma una “preferenza”, indotta dal desiderio individuale con cui la persona percepirebbe se stessa a partire da condizionamenti genetici o culturali. In questo senso, la visione della sessualità diventa “fluida”, priva di attinenza caratteriale e dell’attrazione per reciprocità propria della differenza tra il maschile e il femminile. L’ideologia di genere imposta sulla natura della realtà, pertanto, fa collimare tetramente il nostro mondo con quello descritto nell’angosciante e preveggente distopia descritta da Aldous Huxley ne Il Mondo Nuovo, dove l’essere umano, privato di tutta l’eredità del passato, vive in un immobile presente svirilizzato in cui ogni aspetto della vita è omologato fin dalla nascita, la riproduzione è realizzata artificialmente e disgiunta dal sesso e ogni aspirazione personale, ogni creatività e ogni spiritualità è “annegata” nella droga (il soma) o nel piacere sessuale, sia etero che omo, praticato senza limiti di età e di norma.

L’unisex è il vagito rauco dell’amorfo. Lo stilista e attivista gay Rudi Gernreich affermò che «in futuro gli abiti non saranno più identificati come maschili o femminili», e questo proprio perché l’educazione istituzionale difende l’impossibilità di operare una qualsiasi distinzione. Nel corso di poco più di un secolo le sperimentazioni tecniche della moda, in risposta alle esigenze di una società in rivolta con se stessa, hanno rivoluzionato i costumi di una civiltà, quella occidentale, da sempre fondata sul valore della famiglia, sull’idea di unione tra l’uomo e la donna, sulle virtù di cui l’uno e l’altro sesso si sono fatti storicamente portatori. Nell’attuale era della post-storia, ovvero nel presente paradigma oltre-storico perché totalmente scisso da un senso di continuità con il passato teso verso il futuro, ogni valore è destinato a frantumarsi. Un fenomeno, questo, di generazione in generazione più frequente, a causa del moderno tenore di vita scandito dalle innovazioni tecnologiche, dal clangore della superficialità edonistica e dall’allontanamento progressivo dell’essere umano dall’ambiente naturale.

Scriveva Gilbert Keith Chesterton che sarebbe venuto il giorno in cui, per chiamare “pietre” le pietre, bisognerà sguainare la spada. Terra e cielo, buio e luce, morte e vita, vuoto e pieno, acqua e fuoco, freddo e caldo, maschile e femminile, ragione ed emozione, cielo e terra, uomo e donna, conscio e inconscio, Animus e Anima: questi sono alcuni degli aspetti yin e yang, che sperimentiamo in natura; essere consapevoli della polarità della realtà ci aiuta a partecipare al movimento costante dell’universo, e finché siamo connessi con questo flusso siamo collegati al respiro stesso del Cosmo, siamo in equilibrio.

Cosa sono e cosa rappresentano, le diversità che si attraggono e si respingono nell’eterno gioco cosmico della vita? Per Carl Gustav Jung, l’opposto o, meglio, la complementarietà per eccellenza, la dualità in cui ogni cosa è parte di un’altra, la contiene e nel contempo le appartiene. L’Anima, femminile, aggraziata, feconda come la terra, attraente come la luccicanza, accogliente come una madre, sensibile nel dramma, sacra come una donna; l’Animus, maschile come un seme, implacabile come la tragedia, forte come un padre, sicuro come un uomo: sono questi, i principi archetipici insiti nell’essere umano, presenti in ogni cultura e spiritualità, che rappresentano gli elementi della psiche, il calco caratteriale che eroticamente suscita l’attrazione tra il maschile e il femminile per ricomporre l’unità nell’Androgino primordiale.

Ogni bambino interiorizza l’esperienza della sua Anima grazie alla madre e l’esperienza del suo Animus grazie al padre: sono queste immagini, che a loro volta contengono le immagini dei padri e delle madri passati, a guidarci nella vita, che oltrepassa il contingente e ci segna in un respiro di profondità cosmica. L’Animus e l’Anima rappresentano, per Jung, il maschile e il femminile insito nella psiche di ogni essere umano. Come dice Aldo Carotenuto, «Jung definisce Anima l’immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato, mentre definisce Animus l’immagine del maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato». L’ancestrale ‘androgino platonico, come inconscia aspirazione alla perduta completezza dell’anima. Quella nostalgia dell’eternità che, grazie all’eros, opera la condizione umana come realizzazione dell’essere, della forma nella materia, della struggente bellezza della gratuità del vivere oltre se stessi, nella grazia e nel mistero dell’ineffabile.

La vita saggia, giusta, misurata si sviluppa attorno a un compito specifico: da un lato, trattare faccende sociali nelle relazioni umane e, dall’altro, essere parte dell’universo mantenendo un contatto diretto con la natura e con il cosmo. In questo modo, vivendo il Tao – la Via – si partecipa al limite e alla compiutezza del reale, ove l’essere umano è al centro del cosmo e il cosmo al centro dell’essere umano. Macrocosmo-microcosmo, antitesi e complementarietà, parte dell’esistenza e fondamento della vita come manifestazione spirituale: una cultura, quindi, che si ricompone empaticamente con la natura e sa distinguere tra l’identità e la preferenza, ma non ne inverte certo la gerarchia in favore del caduco e pulsionale ego individuale. Se vi è difformità alla norma naturale, va accolta col rispetto dovuto alla scelta individuale e al travaglio della prova interiore, non certo la legittimazione dell’ordine sociale che si fonda sul rito e sulla compiutezza della forma sulla materia.

Lunga e interminabile è l’heideggeriana “notte del mondo”, in cui gli Dèi hanno abbandonato il mondo, e la minaccia di un inverno senza fine sembra oggi sottrarre all’uomo ogni possibilità di significato. In questo scenario e abitando tali luoghi desolati, in cui mancano rituali e parole adatte, e in cui i vuoti sono gli spazi lasciati dal sacro, è necessario ritrovare il senso dell’incontro con l’essere, una epistrophè che riscatti il nichilismo, nella consapevolezza confuciana che «Quando le parole perdono senso, le persone perdono libertà».

Eduardo Zarelli

www.ilribelle.com
15.11.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • Bellerofon

    Qualcuno è arrivato oltre la 4° riga di questa iper-trita paccottiglia psico-socio-cosmologica? Bravo sig. Zarelli, ora hai il tuo posto alla destra di Dio. Contento?

  • tania

    Per me è facile perché non ho l’onere di legiferare e mi esprimo solo a livello teorico , ma sono contraria a qualsiasi legge repressiva contro xenofobi , omofobi eccetera perché credo che siano controproducenti : le menti chiuse e spaventate si aiutano con l’incontro con gli altri e la cultura . Ad esempio all’estrema destra comunitarista ( qui raprresentata dall’articolista del ribelle.com) si potrebbe consigliare di leggere veramente Marcuse : si accorgerà che la scuola di Francoforte mostra come l’alienazione e l’omologazione , conseguenza tanto delle logiche del capitale , siano rafforzate da nazionalismi e comunitarismi ( i nazionalismi sono dei comunitarismi ) : per questi il legame sociale ( la Nazione , la Comunità ) è un dato da ccettare come naturale ( ma non è così : al contrario sono artifici culturali costruiti e imposti per finalità di controllo ) rendenodo così i singoli passivi , esposti ad ogni manipolazione e all’isolamento , pur con l’enfasi e la retorica poste sulla Comunità , sulla Patria .

  • luiginox

    non ho capito la sofisticazione distopica che plasma l’essere vivente come artificio desiderante.(?)

  • Georgejefferson

    Creazione nascosta molto complicata e imposta ad insindacabile giudizio di chi detiene le leve del potere mediatico che manipola e modella le masse nel tempo inducendo ostentazione dell’ego come io individualistico sfrenato ma artificiale perche non fiorito spontaneamente dalla propria scelta emancipativa e volontaria,ma condizionato nelle sfere inconscie dal modello culturale predominante senza che tutto questo appaia alla sfera conscia e istintuale.

    Va meglio?

  • eresiarca

    Ma smettetela di affibbiare etichette a chi non ne vuol sapere di “nozze gay” e simili!

  • eresiarca

    Infatti qui non si parla di “leggi repressive”. Si parla di un’esagerazione nel senso opposto, quella che rende “legale” – in ossequio da una “ideologia di genere” sponsorizzata dall’Angloamerica – tutta una serie di “famiglie” mai viste prima nella storia umana.
    Ma se si vuol leggere nell’articolo quello che non c’è, è tutto inutile e si finisce per vedere una volontà di “repressione” che appunto non è stata minimamente ventilata.
    La questione sarebbe un’altra: quella di non fare buchi nella diga, altrimenti è il Vajont. Ma tanto non c’è nessun argomento valido con chi della “libertà” a priori ha fatto un feticcio.

  • eresiarca
  • tania

    Non ho capito bene quale sarebbe questa “diga” da difendere : forse i passi della Bibbia citati dall’articolista ?

  • tania

    Nel senso che , se la “diga” è quella , per fortuna è esistito il secolo dei lumi che ci ha lasciato la virtù di poterla abbattere con un soffio .

  • guru2012

    Anche gay e lesbiche hanno diritto ad avere un PADRE e una MADRE.

  • luiginox

    grazie!temevo potesse essere la sublimazione dell’io cosciente che s’immedesima e s’infutura nell’archetipo prototipo dell’antropomorfismo universale.

  • Georgejefferson

    Quindi era una presa per il culo,bastava dirlo,sono bravo anche io,dall’asilo,dimmi quando vuoi che iniziamo

  • tania

    Certo , ma la denominazione formale di “genitore” non mi sembra escluda quella informale di padre e madre naturali . E’ un’aggiunta . Mi sembra di capire ( non ho avuto modo di seguire molto le ultime cronache ) che questa denominazione neutra , “genitore” , risponda alla realtà di tanti minorenni che come tutori legali non hanno il padre e la madre naturali della famiglia classica : magari hanno due uomini , due donne , oppure dei parenti , oppure amici del padre o della madre naturali eccetera … In sintesi mi sembra ci capire che la denominazione “genitore” non escluda quella di padre e madre naturali .

    Ora io non ho seguito molto l’ultimo dibattitto su questa questione , ma in linea generale starei sempre attenta a combattere le discriminazioni evitando di sancire , con la norma , identità collettive ( “gay” , “lesbiche” eccetera.. quindi “i diritti dei gay” , “i diritti delle lesbiche” eccetera ). Perchè politicizzare l’identità , farla diventare il presupposto di una rivendicazione politica , significa paradossalmente non mettere in discussione l’oppressione ma al contrario iterarla : perchè quell’identità , in quanto è prodotta socialmente da un rapporto di potere , per rimanere identità ha continuamente bisogno di una rapporto di potere . E’ la logica del risentimento , è la logica per cui per essere quel che siamo abbiamo bisogno di un nemico che ci minaccia . Le identità non sono mai collettive , sono sempre personali e in quanto tali modificabili , dinamiche eccetera . Reificare le identità , renderle collettive ( anche per fini nobili come combattere le discriminazioni ) non solo è un errore logico , ma è anche un errore politico perchè si lascia intatto il terreno degli imbecilli ( degli xenofobi , degli omofobi , dei nazionalisti eccetera )

  • tania

    Quindi per combattere le discriminazioni , evitanto il grave errore logico e politico di sancire identità collettive , io parlerei sempre di “persone” : persone che hanno il diritto di essere quel che vogliono essere ( con la conseguente rinuncia al dominio e alla violenza di classe , di genere eccetera ) .

  • luiginox

    scusami ma la palindonia ha scatenato la goliardia

  • Bellerofon

    Etichette tipo “pervertito”, “frocio”, “busone”, “invertito”, “buco” etc intendi? O anche “contronatura” 😀 Comunque non c’è bisogno di nozze gay per avere figli gay. Quanti omofobi hanno scoperto l’omosessualità di uno o più figli, e vivono in seguito con la sorpresa, la disperazione e la vergogna (di loro stessi) impressa nello sguardo… E con la classica domanda che rimbomba nelle loro menti intorpidite: “Dove ho sbagliato???”

    Patetico…

  • Georgejefferson

    Guarda che e’ un articolo pieno di contraddizioni,alcune cose condivisibili,altre no,pieno di dialettica fraintenditoria ed anche spocchia arrogante facilmente smontabile,ma ci vogliono almeno 2 ore,non ho manco tempo/voglia.Dovevo tacermene certo.Poi altre 2 ore con tania,che aprirebbe scenari di dialogo allargato necessariamente.E rimando a quando avro piu tempo,per pura passione di dialogo filosofico rispettoso.Non era una presa di posizione dogmatica la mia.

  • mazzam

    Si, io ci sono arrivato e trovo questo articolo stupendo.

  • mazzam

    “Se vi è difformità alla norma naturale, va accolta col rispetto dovuto alla scelta individuale e al travaglio della prova interiore, non certo la legittimazione dell’ordine sociale che si fonda sul rito e sulla compiutezza della forma sulla materia.” Bellissimo articolo. Grazie Zarelli, grazie CDC.

  • haward

    Prova anche tu a leggere l’articolo fino in fondo, potrebbe aiutarti a capire quello che, al momento, mi sembra che tu non sia in grado di cogliere.

  • castigo

    io ci sono arrivato e devo dire che mi trovo abbastanza d’accordo.
    comunque agli estensori di queste pseudo-leggi (che violano il mio inalienabile diritto, sancito dalla costituzione, ad avere opinioni ed idee diverse dalla massa belante), non glie ne frega un cazzo di froci, lesbiche, trans e quant’altro.
    vogliono solo distruggere la società e trasformare i popoli in brodaglie senza più identità da poter rimestare e controllare a loro piacimento.
    e ci sono pure un sacco di utili idioti (cit. Lenin) che gli stanno dando una gran mano, bevendosi tutta questa inutile fuffa….. ma non c’erano cose più urgenti ed importanti sulle quali legiferare con tutta questa rapidità??

  • haward

    Senza alcun intento polemico, Tania. La Scuola di Francoforte è stata proprio uno delle centrali del pensiero “moderno” che, dopo un lungo ed elaborato percorso, ci sta portando all’attuale catastrofe umana, antropologica, politica, etica ed economica. Leggo spesso e con piacere i tuoi interventi e mi sembri una persona assennata e con una coscienza. Se vuoi seguire i consigli di un vecchio rincoglionito, cerca di leggere l’articolo in questione senza gli occhiali dell’ideologia. Quello che è in gioco, ora, non è il destino degli omosessuali o della destra o della sinistra, ma quello dell’umanità intera.

  • guru2012

    Tania, forse non hai colto la “velata” ironia della mia battuta, qui si sta parlando delle regole della NATURA. È chiaro dove si voglia arrivare: alla riproduzione artificiale e controllata del genere umano. Si può dire GENERE? Si può non essere d’accordo con questa opzione senza venire tacciati di fobie, o peggio?

  • tania

    L’articolista ( che è palesemente nemico dell’idea di umanità ) prende solo il titolo del famoso saggio di Marcuse , “l’uomo ad una dimensione” , e ne salta a piedi pari il contenuto , inventandosene un altro stravolto . Per questo gli ho consigliato di leggerlo veramente . La scuola di Francoforte è un gioiello del pensiero anticapitalista . Ciao .

  • haward

    Per essere proprio pignoli, la Scuola di Francoforte è un gioiello ebraico del pensiero anticapitalista. Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Herbert Marcuse, Erich Fromm e gli altri erano finanziati dal milionario ebreo Felix Weill.

  • tania

    L’istituto di Francoforte era pubblico . Quelli di Parigi e New York non saprei . Il resto del tuo commento non mi suscitano riflessioni importanti : un pò di fastidio e rassegnazione certo , come mi capita spesso su questo sito , ma riflessioni importanti direi di no .

  • haward

    Tania, se vuoi avvicinarti alla verità (che io non possiedo), devi andare oltre le apparenze. L’istituto di Francoforte era pubblico ma la sostanza non cambia: tutto il pensiero e la prassi anticapitalista sono interamente ebraici, da Marx a Lenin a Trotsky a Rosa Luxemburg ad Horkheimer a Marcuse e via, via. Il problema è che anche il capitalismo (multinazionali e banche) è, storicamente, quasi totalmente ebraico. Capisco quello che tu chiami “fastidio”: è il riflesso generato dalla parola “antisemitismo”, riflesso che, pavlovianamente, assale le nostre menti ogni qualvolta ci troviamo a dover affrontare questi temi. Se ti fermi al politicamente corretto, alla Sinistra ed alla Destra, al capitalismo ed all’anticapitalismo magari non proverai alcun fastidio ma, temo, rinuncerai ad acquisire una conoscenza più approfondita della Storia. Sempre con rispetto

  • Truman

    Riflettevo sull’identità tempo fa. Una visione dell’identità la dà Oliver Sacks (“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”):
    “Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un «racconto», e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.”

    Eppure mi appare una visione molto parziale. L’identità di una persona mi appare un insieme di bisogni, desideri, sogni, aspirazioni, pianificazioni della propria vita (aspettative per il futuro).

    D’altro canto l’identità di una persona, vista da fuori, è semplicemente ciò che essa è stata capace di dare agli altri. Per gli altri “Noi siamo ciò che siamo capaci di donare”, si potrebbe affermare.

    E allora direi che Sacks aveva ragione su un aspetto, non esiste identità personale senza memoria, ma l’dentità personale è sempre fortemente sociale, essa si costruisce nel rapporto sociale, nel continuo recitare ruoli nella vita sociale, ed è anche un gioco di specchi, ciò che noi vediamo degli altri, ciò che essi vedono di noi, ciò che noi pensiamo che essi vedano di noi…

    Ridurre questo continuo gioco di specchi ad un individuo solo e sperduto mi appare qualcosa di devastante. L’individuo isolato perde la forza che gli proviene dai suoi rapporti sociali e diventa indifeso.

    Incidentalmente, isolare l’individuo dai suoi rapporti sociali non mi appare nella tradizione della sinistra, eppure tutta la sinistra sembra scatenata, direi quasi assatanata, in questo tentativo di isolare l’individuo.

  • Truman

    @haward: volendo essere precisi nella prassi anticapitalista rientrerebbe anche Stalin, contadino della Georgia. E aggiungerei anche Mao Tse Tung, da qualche parte della Cina.

  • tania

    Il pensiero utilitarista e le enclosures iniziano a svilupparsi in un ambiente dove gli ebrei non avevano voce ; la tratta degli schiavi neri iniziata nel XV sec era monopolizzata da compagnie di cattolici e protestanti ; i padri pellegrini che sterminarono i pellerossa dell’America Settentrionale , dando il via ad un certo tipo di accumulazione originaria del capitale , erano protestanti ; i conquistadores che sterminarono e schiavizzarono gli indios dell’America Latina , dando anch’essi il via ad un altro tipo di accumulazione originaria , erano cattolici ; le lettere di cambio furono inventate dai cattolici mercanti italiani ; la prima grande borsa degli scambi nasce nella protestante Amsterdam e i mercanti olandesi , colonizzatori del SudEstAsiatico , erano per lo più calvinisti ; i codici civili che istituzionalizzarono la proprietà privata nell’Europa Occidentale furono opera del cattolico Napoleone ; la prima grande borsa degli scambi fu nella protestante Amsterdam e i mercanti olandesi , colonizzatori del SudEstAsiatico , erano per lo più calvinisti ; l’Africa , le Indie e l’Asia furono colonizzate da cattolici e protestanti ; 6 miliardi e passa di persone , con la loro razionalità utilitarista appunto da “uomo ad una dimensione” , non sono certo ebrei ; Mario Draghi , Monti , Prodi , Ciampi , Berlusconi , Letta , Merkel eccetera eccetera sono cristiani ; l’uomo più ricco del mondo , Slim , è un cattolico ; i petrolieri sauditi sono di fede islamica ; l’Africa sta per essere comprata da cinesi confuciani eccetera eccetera .

    Quello che mi dà “fastidio” è la paranoia antiebraica ( tra l’altro perfettamente funzionale al nazionalismo sionista in Palestina il quale , come ci insegnano i suoi “padri” da T.Herzl a V. Jabotinskij , a D.Ben-Gurion , senza il “sostegno” di una perenne alterità minacciosa non potrebbe esistere )

    La genealogia teorica del capitalismo liberista, dai fisiocratici a Smith , si sviluppa interamente in ambiente cristiano ( protestante e cattolico ) e il processo che ha portato all’affermazione del paradigma della merce su ogni aspetto dell’esistente , a partire dal XIX sec , coinvolge aspetti demografici , sociali , tecnologici eccetera eccetera un po’ più complessi delle indecenze fascistoidi che si leggono qui .

  • Bellerofon

    La Chiesa deve farsi carico di queste povere pecorelle smarrite, cui bisogna guardare con comprensione e umana compassione, e soprattutto pregare per loro.

    Tutti insieme:

    Sancta Maria, Mater Dei,
    ora pro nobis peccatóribus,
    nunc et in hora mortis nostrae.
    Amen

  • Primadellesabbie

    Che di tutte le ragioni di possibile contrasto riguardo al modo di interpretare la vita ci debba essere, dopo quello relativo allo sfruttamento dell’istinto di sopravvivenza per trarne vantaggio economico, che é stato codificato da leggi e regolamenti continuamente aggiornati in modo da non lasciare nulla all’improvvisazione (o alla “generosità” dei protagonisti), debba essere sotto i riflettori, a tempo indeterminato, quello riguardante il modo di ottenere l’appagamento delle pulsioni sessuali, e che questo debba essere destinato, a sua volta, ad un crescendo di regolamentazioni (l’ufficializzazione é la stessa cosa), é qualcosa che dovrebbe far riflettere.

    Non mi accontento nemmeno dello stereotipo della difesa delle minoranze, qui é in ballo qualcos’altro. I partecipanti a questa discussione conoscono l’inglese, mi pare. Prendete visione di questo, se volete:

    http://www.bbc.co.uk/news/health-24942981

    che secondo me contribuisce a far percepire con quale velocità stiamo cercando un equilibrio in un punto più basso rispetto alle potenzialità che ci sono concesse.

    Nell’articolo, che si barcamena nella materia, trovo una frase: – tra il maschio e la femmina vi sarebbe un numero indefinito di altri “generi” od “orientamenti sessuali” –, che esprime, abbastanza male, una verità conosciuta da sempre, ma singolarmente dimenticata oggi. In natura non esiste la linea retta, la natura si sposta gradatamente da un estremo all’altro senza peraltro mai raggiungerli. Questo riguarda anche la problematica della natura maschile o femminile di ciascuno. Altro discorso vale per la sessualità che, comprendendo anche una corposa componente “culturale”, deve essere oggetto di altre considerazioni, e sarebbe bene che ci si limitasse a quest’ultimo aspetto evitando di condannare o approvare la natura. Niente impedisce infatti di accettare o condannare un costume.

    In questa discussione sto dalla parte di Tania, a patto che non si codifichi niente. L’idea di fare quella legge anti mi sembra l’inequivocabile conferma di un’inadeguatezza culturale (sempre questa carenza nei nostri prescelti) che dovrebbe allarmare, molto.

    Continuare a martellare con le responsabilità “della sinistra” e degli “ebrei”, anche se c’é troppo sale nella minestra, mi sembra una grottesca e continua forzatura e una oggettiva riduzione della possibilità di inquadrare i problemi. Ogni tema tende a diventare inesorabilmente una corsa a schierarsi pro o contro, altroché superamento delle posizioni !

  • tania

    Certo , ma l’individuo socialmente isolato sarà sempre l’individuo passivo di destra , pur con tutta l’enfasi e la retorica poste sulla Patria . Forse mi sono espressa male ma non vorrei essere fraintesa e provo a completare ciò che ho accennato sopra . Diciamo così … Il campo d’indagine delle sinistre sarà sempre la nozione universale di società ; il tema della comunità è estraneo alla sinistra , che lo proietta semmai nell’avvenire , come comunismo . E’ invece un leitmotiv della destra , che lo colloca nel passato , con le inevitabili logiche escludenti che alimentano i rapporti di forza e dominio . Allo stesso modo , il legame sociale per la sinistra è un dato storico-dialettico ( il contesto ) che va superato e trasformato in un atto di libera volontà : la relazionalità coltivata e aperta , la solidarietà eccetera : qui il Bene Comune non trascende i singoli , ma è voluto da ciascuno come condizione del fiorire di tutti . Al contrario per la destra il legame sociale ( Mercato , Razza , Tradizione , Nazione eccetera ) è un dato da accettare come naturale , insuperabile , a cui il soggetto si deve omologare . E’ qui che gli individui sono passivi , esposti ad ogni manipolazione e all’isolamento , e che il legame sociale è inesistente , è fittizio : una maschera .

  • guru2012

    Perdonami, non credo di aver compreso bene la frase “In natura non esiste la linea retta, la natura si sposta gradatamente da un estremo all’altro senza peraltro mai raggiungerli.”, se riferita ai temi trattati nell’articolo in questione. A me pare che, per quanto riguarda il fattore “procreazione”, la natura segua una linea piuttosto retta. È bene rendersi conto che il superamento dei generi decreterà la fine del concepimento naturale come lo abbiamo sempre conosciuto, distruggendo la convenzione del modello familiare che sta alla base del nostro modello sociale, per sostituirla con… cosa? Ovviamente non si tratta di discriminare nessuno, o proibire alcunché.

  • Georgejefferson

    Proviamo..parlo generico,niente di personale

    …il tema della comunità è estraneo alla sinistra , che lo proietta semmai nell’avvenire , come comunismo…

    A parte il termine Sinistra inteso come identità data,..a se dal soggetto che la pensa e che di conseguenza non la ritengo di legittimità universale,che e’ mia posizione soggettiva e di opinione…se e’ estraneo il tema della comunità e lo proietta nell’avvenire sembra intuirsi che la ragione sia del perchè si tratta di un qualcosa da costruire partendo da basi paritarie.Quindi distruggere prima di costruire,perche le basi paritarie e di coscienza vuota (non in senso dispregiativo,vuota in senso di nativa senza influenze) non esiste ora e quindi e’ illusoria,a meno che si implichi volontà di potenza di imporre questo resettamento con la forza con tutte le implicazioni (sic) del caso.Comunque,

    …il tema della comunità e’ invece un leitmotiv della destra , che lo colloca nel passato , con le inevitabili logiche escludenti che alimentano i rapporti di forza e dominio…

    Dipende,A parte il termine Destra inteso come identità data,..a se dal soggetto che la pensa e che di conseguenza non la ritengo di legittimità universale,che e’ mia posizione soggettiva e di opinione…puo esistere la concezione diversa intesa come costruzione da svolgere mattone dopo mattone,quindi come profondo convincimento volontario alla proiezione sul futuro a passi e non necessariamente collocando il tutto ad un presunto passato di cui,in verità,si sa poco.Anche di fronte a libri sanciti come “affidabili”,dato che,essendo “passato”,la verità e’ relativa e al massimo condivisa a maggioranza.Gia il fatto di convincersi che “la destra colloca al passato” significa riconoscere il passato stesso come materiale di studio affidabile empiricamente(nel presumere di conoscere la storia della destra)e quindi “universalmente” fallace in probabilità.Quindi decade l’impianto teorico di attribuire per necessita di cose allo sguardo del passato,logiche escludenti che alimentano rapporti di forza e dominio.Diviene facile contestare questo in virtu di ricerca del buono soggettivo ma condiviso del passato,senza per questo ostentare meritocrazia all’estremo e mercificazione dell’esistente

    … il legame sociale per la sinistra è un dato storico-dialettico ( il contesto ) che va superato e trasformato in un atto di libera volontà…

    Torniamo al dunque,il possibile sta nella trasformazione immediata o passo per passo?Quale libera volontà?L’assoluta magari non e’ detto che la sua idea di esistenza sia condivisa a maggioranza,la relativa forse.

    …la relazionalità coltivata e aperta , la solidarietà eccetera…

    E sono termini da intendere assoluti o relativi,perche se relativi li approvo,assoluti non esistono,a meno che crearne artifici con la forza ma mai veri.

    …qui il Bene Comune non trascende i singoli , ma è voluto da ciascuno come condizione del fiorire di tutti…

    E se la concezione di bene non e’ uguale per tutti?e certi,o pochi,o tanti,non concordano con la concezione di una parte?Si puo raggiungere una somiglianza di intenti e percezione della vita passo per passo alimentando desiderio spontaneo di pacificazione duratura oppure e’ necessaria l’immediato resettamento di tutto il legame sociale storico dialettico millenario?E se questo,a quale titolo di universalità ci si appella al di la della mera volontà di potenza e coercizione?

    Mi fermo,e’ stato bello.Leggero la risposta e alla prossima.In ultimo,ritengo che il legame sociale inesistente fittizio una maschera,e’ anche quello impresso come illusione di proiezione del futuro,e strumentale oggi come ieri in senso di disfatta civile

  • Primadellesabbie

    Come saprai l’essere umano é depositario di virilità e femminilità in percentuali variabili. Non può esistere, teoricamente o praticamente, il soggetto 100 %. Esistono tutte le altre possibilità. Ci sono combinazioni critiche che possono dare origine ai problemi di cui stiamo parlando.

    Proprio la linea fisicamente retta non esiste, quella che tu tracci su un foglio, ad esempio, tenendo conto della curvatura e dei moti del pianeta, costituisce un tratto di una spirale. Lo ho scritto per introdurre il fatto che la distinzione nella composizione dell’individuo, a parte i tratti fisici, non é rigida come ci piace pensare.

    Io conto che non ci sia il superamento dei generi, nonostante l’andazzo, perché questo porrebbe dei problemi anche più grandi di quelli che paventi al modello sociale. Il maschile ed il femminile rappresentano due “azioni” diverse nella totalità del creato che definisco nel modo più conciso come agire ed esistere. É da totali irresponsabili, in linea di principio, oltre che terribilmente grottesco, cercare di sottrarsi a questa simbologia.

    Devo dire, però, che le linee di difesa assunte da più o meno improvvisati tradizionalisti, per cercare di opporsi a quello che sta succedendo, sono simmetriche alle esagerazioni esibite o pretese dagli altrettanto improvvisati progressisti.

  • Georgejefferson

    Fai qualche nome degli improvvisati tradizionalisti e progressisti,non ho capito.A chi ti riferisci?E a quale titolo li definisci con aggettivi da te scelti?Li conosci di persona?

  • haward

    Negare la matrice ebraica per quanto riguarda la genesi e l’affermazione del marxismo è assolutamente comprensibile oltre che politicamente corretto. Ma è lontano dal vero. Così come sorvolare che il controllo del grande capitale finanziario e bancario anglo americano sia ebraico è, senz’altro, politicamente corretto, ma falso. Se la Federal Reserve ha avuto 13 presidenti, 12 dei quali sono ebrei, non credo che sia una mera coincidenza. Se gli ebrei hanno avuto oltre il 50% dei premi Nobel per l’Economia, pur essendo, in totale, circa 15 milioni, evidentemente significa che la loro visione, nello specifico, qualcosa conta.
    Io mi limito solo a fare delle osservazioni “statistiche”

  • haward

    Non è questa, ovviamente, la sede per affrontare la Storia dell’umanità. Siamo partiti dalla Scuola di Francoforte che, poichè tutti i suoi principali esponenti e finanziatori erano ebrei, non vedo come non si possa definire una creazione ebraica. Se esiste una paranoia antisemita, cosa molto verosimile, a me non interessa. Le uniche persone che mi hanno aiutato sul serio, nella mia vita, sono, per combinazione, ebrei (osservanti e convinti) e colui il quale ha segnato la mia formazione culturale e professionale e che mia ha avviato alla professione era un professore ebreo. Sui misfatti della Chiesa cattolica e sull’impatto, infinitamente più devastante, del Calvinismo anglo sassone sui destini dell’umanità, concordo con te dalla prima all’ultima parola. Ma, ripeto, bisogna andare oltre il politicamente e storicamente corretto e guardare in faccia la realtà.

  • Primadellesabbie

    George, lascia perdere le intimazioni, non andare in cerca della solita rissa, non sono interessato.

    Ad ogni modo, come sai o puoi constatare, su queste cose girano diverse tesi “fai da te”, e quelli che parlano a braccio, per sentito dire o per qualche malcelato livore lo sanno da soli.

  • Georgejefferson

    Prima,ho piu impressione che le insinuazioni velate partano da te.Non e’ corretto generalizzare per nascondere a chi e’ rivolto una opinione negativa,e’ piu autorevole rivolgersi direttamente all’interessato.Quindi vedi te chi e’ il provocatore per primo.

  • Primadellesabbie

    Riconosci l’autore di questa bella risposta ad un commento?

    “Ascolta,datti una calmata che io non ti conosco,i 2 commenti non miei li posto per chi interessa e quando cazzo mi pare,se “ti preoccupa” non leggere.”

    Se credi di poter insegnare il comportamento al prossimo e dettare le regole di cui ti credi depositario fai un grosso sbaglio. Guarda nel tuo piatto e mangiati la tua pietanza.

  • Truman

    @haward: guarda che stavo cercando di precisare.
    Tu affermavi tutto il pensiero e la prassi anticapitalista sono interamente ebraici, usando la parola “tutto” e “interamente”.

    Se diciamo che “in occidente il pensiero e la prassi anticapitalista sono solitamente ebraici” secondo me siamo più vicini al vero. Resta fuori tutta l’Asia, che segue le proprie vie, e ci sarebbe da fare qualche precisazione anche in Sud America (Castro, Che Guevara, Chavez, …).

  • Truman

    @tania: Ritorno a questa frase “rinuncia al dominio e alla violenza di classe”. Stai dicendo che per “combattere le discriminazioni” hai intenzione di rinunciare al concetto di classe sociale ed all’idea di lotta di classe?

  • Georgejefferson

    Tu non sai cosa credono gli altri e non sei depositario di lezioni da dare nel giudicare in modo arrogante gli altri come “conservatori” o “progressisti” a tuo insindacabile giudizio, avendola fatta tu PER PRIMO la lezioncina moralistica senza nemmeno avere il coraggio di dirlo ai diretti interessati.Quindi non ti “scandalizzare”,parola che usi spesso,se ti si risponde per le rime.Vuoi che estrapolo frasette tue fuori contesto per “dimostrare” come tuo metodo la miseria che ti contraddistingue?Se vuoi lo facciamo,non c’e’ problema.Posta tutto il dialogo al posto della “frasetta” visto che fai la lezioncina di educazione.

  • tania

    “A parte il termine Sinistra inteso come identità data…
    A parte il termine Destra inteso come identità data..
    Quale libera volontà?L’assoluta magari non e’ detto che la sua idea di esistenza sia condivisa a maggioranza,la relativa forse.
    E se la concezione di bene non e’ uguale per tutti?e certi,o pochi,o tanti,non concordano con la concezione di una parte?”

    Certo , non l’ho specificato , ma ci sono state tante Sinistre e tante Destre . Poi , la libera volontà e la concezione del bene , per le varie sinistre , sono sempre relative perché mettono al centro il soggetto . Avevo già discusso qui su CDC di questi temi con un’altra persona : per questioni di tempo vado a cercare , se le trovo , le mie argomentazioni ( magari vedo se è il caso di aggiungere velocemente qualcosa ) … Eccole :
    La coppia oppositiva destra sinistra è l’espressione del fatto che la politica moderna è originariamente indeterminata ( in quanto essa deve rinunciare alla tradizionale idea di Giustizia medievale , fondata sull’actoritas cristianae , che fissava l’ordine dell’essere ) e quindi diciamo riassumendo che si trova davanti il disordine come dato e l’ordine come esigenza : da una parte esiste una realtà minacciosa e instabile , lo stato di natura , dall’altra è indispensabile costruire un artificio che dia forma e stabilità alla politica ; e attore , centro e protagonista di questa costruzione è il soggetto ( che nell’ordine premoderno non esisteva ) singolo , razionale , libero e uguale . Sono questi i due lati inscindibili del modo moderno di guardare alla politica e Destra e Sinistra ( inteso come pensiero di Destra e Sinistra) si distinguono appunto rispetto alla differente importanza che danno a questi due lati : il disordine minaccioso oppure il soggetto .
    Ora , è abbastanza semplice constatare che le Sinistre , pur nella loro storica varietà , hanno tra loro in comune l’attenzione a quel lato del Moderno che ha come protagonista la natura umana nella sua forma seminale ( tradotto , secondo la semantica del discorso politico moderno , nei “diritti” ) e che è assunta a priori come Valore da affermare , ugualmente , per tutti : quindi assicurare ( tramite la norma s’intende ) la libertà del fiorire del soggetto , come vuole lui , in uguale dignità , con la conseguente esclusione del dominio e della violenza : non solo accidentale , ma soprattutto strutturale , dal dominio di classe a quello di genere . La democrazia umanista è il denominatore comune e fine ultimo di tutte le culture di sinistra ( siano esse razionaliste , dialettiche o decostruzioniste )
    Le Destre invece mettono sullo sfondo il soggetto , e si definiscono primariamente dallo sguardo che rivolgono verso quell’altro lato del Moderno : il disordine , che viene accettato , considerato immanente e insuperabile ( per questo il pensiero di destra è sostanzialmente pauroso e aggressivo , nda ) . E’ per questa percezione che le Destre antepongono all’emancipazione del soggetto un qualche cosa narrato come incontestabile , insuperabile , “naturale” , al quale il soggetto si deve omologare e subordinare : Mercato , Dio ( in realtà molti credenti possono anche essere coerentemente di sinistra , quando non legittimano versioni obbliganti , e quindi escludenti , del fiorire dei semi dell’umanità eccetera , ma non vorrei aprire un altro discorso ) , Patria , Razza , Tradizione eccetera . Non c’è bisogno , insomma , per essere di destra , che si teorizzi la diseguaglianza ( non solo sociale ed economica , ma anche politica , in forme di aperta gerarchia ed esclusione dello “straniero” , del “diverso” eccetera – in cui entra il rapporto amico-nemico – ) : è sufficiente praticarla e accettarla come inevitabile , incorreggibile , insuperabile . E farne il dato centrale dell’ordine politico .

    “se e’ estraneo ( alla sinistra ) il tema della comunità e lo proietta nell’avvenire sembra intuirsi che la ragione sia del perchè si tratta di un qualcosa da costruire partendo da basi paritarie.
    ( non è detto che l’idea di comunità sia di destra perche ) puo esistere la concezione diversa intesa come costruzione da svolgere mattone dopo mattone,quindi come profondo convincimento volontario alla proiezione sul futuro a passi e non necessariamente collocando il tutto ad un presunto passato di cui,in verità,si sa poco.”

    La questione è che il comunitarismo ( nazionalismo ), a maggior ragione nel mondo globalizzato, pone subito il problema di fare una gerarchia delle “comunità umane”. E le “comunità umane” , per essere narrate come Valore , impongono sempre la “conservazione delle tradizioni” ( sempre costruite ) . Il comunitarismo è di destra perché il soggetto qui non esiste proprio : è spettatore passivo di un racconto di fantasia al quale si deve omologare e che ti disciplina come un soldato dentro logiche per forza guerrafondaie e gerarchizzanti

  • tania

    No , al contrario stavo esaltando la lotta di classe : le “discriminazioni” sono sempre una narrazione del potere ( come direbbe Foucault ) , sono la conseguenza di un dominio di classe . Poi occorre aggiungere che il concetto di classe non raffigura un’entità stabile , dura , ben definita , è invece un concetto dinamico e perennemente in trasformazione sia nella forma che nella composizione : ma è sempre originato da un rapporto di potere .

  • tania

    Mi dispiace , ma non ci siamo capiti ( forse mi sono spiegata male io ) . Non volevo attribuire alla Chiesa cattolica e al Calvinismo ( e ad altre confessioni ) responsabilità “devastanti” sull’umanità : volevo banalmente confutare la tua tesi del capitalismo come “creazione ebraica” . Non è così : non solo la genealogia teorica del capitalismo liberista ( dai fisiocratici a Smith ) , ma anche la sua accumulazione originaria materiale ( come ho mostrato sopra ) si sviluppa interamente in ambiente cristiano . Ma non volevo attribuire al cristianesimo responsabilità non sue ( sarebbe come attribuire a Marx la responsabilità dei gulag di Stalin ) . Anche l’anticapitalismo marxista ( in particolare lo storicismo marxista , che deriva dallo storicismo hegeliano ) è impregnato della tradizione cristiana ( non di quella ebraica ) …
    PS : la scuola di Francoforte era finanziata dalla Repubblica di Weimar , non da privati .

  • tania

    @GeorgeJ. Ci sarebbe tanto altro da aggiungere e non sono sicura di aver capito bene i tuoi dubbi ma spero , almeno in parte , di averti risposto .

  • haward

    Se permetti, Castro, il Che, Chavez, Morales e gli altri grandissimi dell’America Latina, fanno decisamente storia a parte. La Cina comunista e, di conseguenza, Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, senza l’URSS non sarebbero esistite. In ogni caso, giusto o sbagliato che sia, il mio pensiero (condiviso, fino alla fine della seconda guerra mondiale dalla stragrande maggioranza degli storici) sulla natura intrinsecamente ebraica del comunismo, non vuole assolutamente essere negativo, ma neutro, una mera constatazione. Da quando esiste lo Stato di Israele, sopratutto dal 1967 con la guerra dei sei giorni, è politicamente e filosoficamente “vietato” pensarla come me. Sempre con il massimo riguardo verso le persone come te, Truman, che, con garbo e preparazione, non la vedono come me.

  • Georgejefferson

    Sul senso della comunità..Tania.Dipende da quello che il soggetto vuole percepire come significato.Quella e’ la tua posizione,prendo atto.Dissento totalmente dalle ultime tue righe espresse.Il resto lo riprenderemo un’altra volta.Ciao

  • haward

    Cara Tania, non devi assolutamente scusarti perchè ti sei spiegata con chiarezza e precisione. Ho usato io il termine “impatto devastante” a proposito di quella che Max Weber chiama l’etica protestante (calvinista) della predestinazione, dove il più forte e, quindi, il più ricco, domina in quanto eletto da Dio (già, gli “eletti”, dove l’abbiamo già trovata questa idea vetero testamentaria?). Tu sai che, per motivi ben noti, la Scuola si è dovuta trasferire oltre oceano. In ogni caso ricordati che una delle cause del travolgente successo di Hitler nelle elezioni del 1933 era stata la consapevolezza, molto diffusa, che la gestione dell’economia tedesca fosse saldamente in mano alla finanza ebraica legata, a doppio filo, a Wall Street ed alla City londinese. Io direi che, se sei d’accordo, possiamo chiuderla qui.

  • Georgejefferson

    Grazie per il buon dialogo,i dubbi servono anche per valorizzare o meno il fondamento autorevole e non dogmatico delle convinzioni.Alla prossima