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L’ultimo giovane maschio del villaggio

DI MIGUEL MARTINEZ

kelebeklerblog.com

Il sito di The Guardian riporta una delle grandi interviste della storia.

E’ con Goundo Wandianga, l’ultimo giovane maschio rimasto in un tipico villaggio del Senegal, seduto su un copertone, perfetto simbolo del grande agitarsi del mondo che finisce in discarica.

Indossa jeans con regolamentare buco ad altezza ginocchio e maglietta, sullo sfondo alcune capanne di argilla e paglia.

Goundo Wandianga in his village, Sare Bakary, where all the other young men have left.

Nella foto, non si vede l’oggetto più importante: il telefonino con cui si tiene in costante attività planetaria su Facebook.

Tutti gli altri sono partiti, “Barça ou Barzakh”, “Barcellona o Morte”, rischiando la vita per mari e deserti, per poter arrivare in Europa. Paradossalmente, si spende di più per pagare i viaggi dei figli in Europa, di quanto ritorni nei villaggi sotto forme di rimesse (pensiamo alle dimensioni economiche dell’industria delle migrazioni…).

Spiega il responsabile regionale di quello che si chiama pittorescamente lo sviluppo:

nei villaggi, restano solo gli anziani, le donne e i bambini. Non ci sono giovani, perché non c’è nulla che li trattenga. Non c’è nulla che un giovane maschio possa fare, nemmeno per comprarsi una tazza di tè o una sigaretta. E non c’è una famiglia che voglia che i suoi figli rimangano.”

Non c’è nulla che si possa fare, per due motivi.

Il primo è che i prezzi delle derrate alimentari sono così bassi, che l’agricoltura non può più dare un reddito; il secondo è che il degrado del suolo e la siccità legata al cambiamento climatico la renderebbero comunque impraticabile.

Da una parte, la Roba che trabocca non si limita ai vestiti di plastica, ma invade tutto l’immenso campo dell’agricoltura industriale, che nel Senegal ha trovato storicamente una delle sue più grandi e criminali fabbriche (rileggere Voyage au bout de la nuit).

Dall’altra, proprio questo meccanismo dell’apparente abbondanza mina la sopravvivenza della vita stessa.

Ora, il Senegal è uno dei paesi più stabili dell’Africa.

Se capiamo perché persino lì, tutti i giovani maschi se ne vanno, capiremo perché il “Terzo Mondo” rischia di fare la fine dei villaggi di montagna dell’Italia: il Molise oggi ha meno abitanti di quanti ne avesse nel 1861.

Solo che i nostri villaggi di montagna si sono svuotati con un futuro immaginario davanti: tutto il continente delle Americhe da saccheggiare, o almeno una civiltà industriale da creare in pianura.

Per capire quello che attende i giovani maschi di oggi, faccio un giro mentale tra i nostri senegalesi. Eccoveli…

C’è il posteggiatore abusivo di una certa età (l’altro giorno aveva steso un cartone tra le auto per pregare).

C’è Magoro che vende fazzolettini davanti al supermercatino e Bakari che li vende davanti al fornaio (Bakari fa anche da meteorologo predicendo alle signore se domani pioverà o no).

C’è Fatouma, che lavora saltuariamente facendo le pulizie nelle case, suo marito è disoccupato più o meno da sempre e si cerca tutti di dare una mano al loro figlio.

C’è Ali, che mentre scappava dai vigili con le borse Gucci contraffatte sottobraccio ha conosciuto una ragazza italiana, e adesso hanno un figlio. Ali ora fa il meccanico in una piccola officina.

Ah, e c’è anche un senegalese che ha avuto un po’ di successo, prima mondano e poi mediatico, facendo il Negro Immagine in un locale notturno dove spacciava cocaina e finendo per ammazzare una ragazza americana in un integrato impeto di movida fiorentina.

L’elenco è significativo.

Tolto l’ultimo personaggio, si tratta decisamente di brava gente, che non ha problemi con gli autoctoni. Anzi, contribuiscono a salvaguardare il carattere popolare del rione.

Ma con un’eccezione, campano di espedienti di dubbia legalità (che poi dipendono tutti esclusivamente da un sistema basato sui contanti che ovunque si cercano di far scomparire). E non brilla nemmeno la stella dei meccanici artigiani, a pensarci.

Noi tendiamo a pensare a queste cose in maniera episodica.

Pensiamo che ci sia una guerra localizzata nella Siria che secondo i punti di vista genera bambini in fuga oppure terribili Terroristi Islamici (che poi hanno fatto appena 17 azioni in un anno in un continente delle dimensioni dell’Europa).

Oppure pensiamo che ci sia qualche altro fatto qua e là che porta alcuni a cercare di venire in Europa, e anche lì i pareri si dividono moralisticamente tra chi li vede come delinquenti invasori e chi li vede come futuri imprenditori che già da oggi ci aiutano a pagare le pensioni.

Eppure il vero quadro ha poco di moralistico.

C’è un pianeta che è stato unificato al prezzo della sua devastazione.

La maggior parte degli abitanti di quel pianeta si appresta ad andarsene da luoghi ormai invivibili, per concentrarsi in pochi luoghi urbani: alcune megalopoli asiatiche e la megalopoli sconfinata del cosiddetto “Occidente”.

Questo però avviene quando, per la prima volta nella storia, le braccia umana non servono quasi più e non è rimasto un angolo libero del pianeta da sfruttare.

 

Miguel Martinez

Fonte: http://kelebeklerblog.com

Link: http://kelebeklerblog.com/2017/01/11/lultimo-giovane-maschio-del-villaggio/

11.01.2017

Pubblicato da Davide

  • Tex42

    Il problema però è che l’Africa continua ad avere un tasso di fertilità folle (in Nigeria dal 1950 ad oggi è sempre stato sopra 6 figli per donna). Quindi il travaso da un continente all’altro non si può arrestare (come per l’emigrazione europea verso le Americhe), ma può andare avanti fino a che non si avrà un punto di rottura qui in Europa.

    • natascia

      La natalità senza risorse per il sostentamento proprio e della prole, è anche il frutto dell’assente scolarità femminile. Essa è un’altro, se non il più avvelenato frutto della evangelizzazione religiosa che ha preceduto e precede il saccheggio dei luoghi. Fortunatamente la terra se rispettata e bonificata risponde sempre, e la fame con un pò di impegni internazionali si potrebbe debellare. Il reddito pro-capite diversamente sarebbe auspicabile venisse tolto dai libri di scuola, appunto per rispettare la vita, le relazioni umane e con l’ambiente. Purtroppo questo ratto di beni africani di proprietà dei popoli nativi, non è ancora giunto al suo esaurimento. Qui nella scuola italiana molti pensano che lo studio della geografia fisica ed economica sia marginale soprattutto negli anni di formazione, nulla di più comodo a quanti ancora credono di poter ingannare le opinioni pubbliche di tutto il mondo su questi temi.

    • gianni

      l’ immigrazione in europa avviene per due motivi 1 : i padroni dell’ occidente ( ebrei illuminati massoni ) hanno deciso cosi’ ( ” piano KALERGI ” cerca in rete cosa e’ ) 2 : con l’ immigrazione in europa ce un giro di miliardi di euro e moltissimi europei e italiani si fanno i soldi a far venire in europa immigrati , anche perché non si spiegherebbe che un nigeriano per venire in italia spende 4000 euro che con quei soldi a casa sua ci campa tutta la vita

  • Toussaint

    Articolo oscuro, terribile, quasi hobbesiano. Ma la soluzione non è l’immigrazione incontrollata in Occidente. La soluzione è lo sviluppo economico in quei luoghi.

    Saranno ormai trent’anni quando l’allora “Condotte D’Acqua” elaborò il progetto che mi sembra si chiamasse “Transaqua” (qualcuno mi corregga, se ho sbagliato nome), che prevedeva la canalizzazione delle acque contenute nei laghetti che si formano nella stagione delle piogge nello Zaire (ex Congo), giunta al 5% (mi pare) delle acque del fiume Congo (nel suo corso iniziale), per dar luogo ad un canale navigabile, in grado sia di irrigare milioni di ettari, che di reimmettere acqua nel lago Ciad, in fase di prosciugamento.

    Costava all’epoca un ventina di miliardi di dollari, per un programma della durata almeno decennale. Anche rivalutando, parliamo di una frazione ridicola del PIL occidentale. Questo progetto, ad esempio, avrebbe creato (e tutt’ora creerebbe) milioni di posti di lavoro.

    Posso parlare anche del franco CFA, legato alla Francia e di conseguenza all’euro, assurdamente sopravvalutato rispetto alle economie locali (essenzialmente l’Africa francofona), che sta da un lato inaridendo le loro economie, ma dall’altro garantisce la valuta (è convertibile) perché la popolazione locale possa pagarsi il “viaggio della speranza” in Europa?

    Nelle e-mails della Clinton, mi sembra ci fosse scritto che, fra le cause della guerra in Libia, ci fosse il tentativo per quelle economie di emanciparsi dal franco CFA (di che camperebbero i nostri cugini francesi? Prima le rapine in Africa, poi da vent’anni anche quelle in Italia).

    Posso fare il caso del Mali? Ci fu un periodo in cui sembrava ce l’avesse quasi fatta, anche le condizioni di vita delle donne erano un po’ europeizzate. Certo, tutto da rapportare al luogo. Ma la gente aveva speranza e non c’era alcuno spazio per le Al Quaida di turno. Poi ci sono stati i colpi di stato occidentali (c’entrerà mica qualcosa l’uranio, presente nel nord del paese, così importante per i francesi?) … e adesso fanno la fame.

    Insomma, non posso fare un trattato (anche perché ne sarei incapace) ma, con un po’ di buona volontà, anche “l’ultimo giovane maschio del villaggio” potrebbe trovare nel suo paese le condizioni necessarie per una vita migliore. Il problema è che questa buona volontà, l’occidente liberista e globalizzato, proprio non ce l’ha. E’ questo il punto che l’articolista mi sembra nemmeno sfiori.

    • Tizio8020

      Sarà anche come dice lui, non lo metto in dubbio.
      Però il mio collega Senegalese non è la prima volta che accompagna un amico là: acquistano qui un’auto di pochi anni, fanno il viaggio via terra, e là la rivendono a poco meno del doppio.
      Sarà mica una mosca bianca?

    • PersicusMagus

      Cito

      “Il problema è che questa buona volontà, l’occidente liberista e
      globalizzato, proprio non ce l’ha. E’ questo il punto che l’articolista
      mi sembra nemmeno sfiori.”

      Certo che l’occidente globalizzatore (più che globalizzato) non ha l’intenzione di farli prosperare a casa loro.
      Sennò non prospererebbe l’occidente ma nemmeno la classe media occidentale.
      Discorso già affrontato varie volte qui.
      Di concreto resta che il problema dei migranti oggi non è risolvibile quindi peggiorerà sempre di più.

      Per quanto riguarda Martinez non è che non sfiori l’argomento, credo che il senso di questo suo articolo sia di dire che abbiamo superato il punto di non ritorno ossia non esiste più una soluzione possibile all’interno del sistema quindi potrà succedere di tutto.

      • Toussaint

        Speriamo però che fra il tutto che può succedere ci sia anche qualcosa che possa aiutare questa gente (oltre che noi stessi). Mi permette di chiudere con una citazione in lingua spagnola?

        “Si nada nos salva de la muerte, al menos que el amor nos salve de esta vida” – Action poetica Alicante

    • Toussaint

      Quando si dice il caso. Ho parlato nel mio commento del progetto Transaqua e, recatomi sul sito MOVISOL, ho trovato l’articolo a seguire, in cui si sostiene che il progetto sarà realizzato dalla Cina. E’ una bella notizia per quella gente, anche se eravamo tenuti noi a realizzarlo. Per solidarietà, ma anche per interesse (adesso i cinesi, chi li sposterà più da quei luoghi?). Qui il link: http://movisol.org/lago-ciad-la-cina-fa-rivivere-il-sogno-di-transaqua/

      • PersicusMagus

        Capirai, i cinesi sono partiti alla conquista dell’Africa (che io sappia) almeno un paio di decenni fa.
        Era un fervore di aperture di ristoranti e alberghi cinesi a Nairobi.
        E’ che loro vanno per impiantare una rete di relazioni ossia, in termini concreti, per aprirsi dei mercati il che significa far fare soldi alla controparte in modo che poi ti compri i prodotti.
        Questo gli occidentali lo fanno di malavoglia e quindi i cinesi si pappano l’Africa.

        • Toussaint

          Questo progetto, però, credo che diventerebbe il più importante mai realizzato in Africa. Praticamente, tolti i paesi direttamente affacciati sul Mediterraneo, avranno messo le mani su tutti gli altri. Materie prime (dal Coltan all’Uranio), produzione cerealicola (milioni di ettari coltivati a granaglia), energia elettrica, mobilità. Ed insieme a queste cose, una grande capacità di ricatto verso tutti i paesi che dipenderanno da questa infrastruttura. USA e UE good by. Quello che un po’ mi meraviglia è che glie lo lascino fare, alla Cina. In passato l’Occidente si è mosso per molto meno. Mah, staremo a vedere.

  • GioCo

    “La maggior parte degli abitanti di quel pianeta si appresta ad andarsene da luoghi ormai invivibili, per concentrarsi in pochi luoghi urbani: alcune megalopoli asiatiche e la megalopoli sconfinata del cosiddetto “Occidente”.” (cit.)

    Articolo molto positivo e non scherzo. La realtà e particolarmente peggiore di questa e sta nel fatto che il pianeta sta diventando invivibile per dare al 10% della popolazione che se lo può permettere il consenso di fare quel ca%%o che crede. Come girare in auto, avere case comode e riscaldate, supermercati, etc. etc.
    Le cose che sono considerate “normali” insomma, ma che di “normale” proprio non hanno niente, principalmente perché sono la causa prima del collasso in corso e non esiste per ora un idea che rovesci questo concetto (e ci sarebbe urgenza di farlo) perchè dovrebbe essere ribaltato il sistema del mercato che ne organizza i principi sottostanti. Cosa che non sta bene ad una massa decisiva: la maggioranza per inedia e ignoranza, la minoranza per speculazione.

    Ma peggio ancora peggio, il modello non è diverso per quella fetta di pianeta che sta raggiungendo quei vantaggi che fino al trent’anni fa erano esclusivi dell’occidente e dei paesi sotto l’egida del patto atlantico. Russia e Cina stanno tentando di costruire un modello economico alternativo in parte riuscendo, basato però sugli stessi principi che sono alla base del drammatico collasso planetario in corso. Con un piccolissimo particolare aggiuntivo: da soli rappresentano una massa di consumatori sufficiente a mettere in ginocchio le risorse del pianeta. Ma è più probabile che non ci arriveranno, nel senso che con questo modello non possono che segnare la fine dell’umanità per come l’abbiamo fin’ora conosciuta … o quantomeno la fine della vita umana sulla superficie del pianeta.

  • Filippo Gregoretti

    Ma infatti, la nostra civiltà volge al declino. La terra ci metterà quanto, mille? diecimila? centomila anni? Dopodiché di noi non resterà neanche un’eco… Peccato, abbiamo dato vita a molte belle cose… il mito Cristiano per dirne una… per colpa di pochi avidi, dovremo dire addio a tutto ciò. Animo in pace…

  • 999

    Scusate l’ot.
    ma ho bisogno di sostegno affinche la mia macumba nei confronti dei moderatori,(tutti,ma in particolare il moderatore di questo link http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/11/usa-condannato-a-morte-il-killer-della-strage-di-charleston-prima-pena-capitale-per-un-crimine-dodio/3308855/ )abbia qualche probabilità di successo.
    Partendo dal presupposto che AUSPICARE la morte o il verificarsi di qualsiasi altro evento negativo nei confronti del prossimo non costituisce reato http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/11/usa-condannato-a-morte-il-killer-della-strage-di-charleston-prima-pena-capitale-per-un-crimine-dodio/3308855/
    e che l’unico modo per attentare al potere di censura di un moderatore è quello di invocare l’intervento di forze sovraumane e che la violazione del diritto di espressione rappresenta giustificato motivo invoco il sostegno corale di tutti gli utenti del web affinche le forze sovrannaturali ascoltino l’invocazione corale ed intervengano in soddifszione del mio auspicio.
    Mi auguro che il moderatore succitato inciampi mentre scende le scale questa sera o entro la prossima settimana.
    mettete un like ed aspettiamo che gli spiriti facciano giustizia

  • Adriano Pilotto

    C’è un pianeta che è stato unificato al prezzo della sua devastazione.

    Corollario. L’ineguale sviluppo, che è una condizione delle sviluppo, fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, rimaneva all’interno dei confini nazionali. Poi, con il crollo dell’URSS, la stridente contraddizione tra ipersviluppo e sottosviluppo ha assunto una dimensione planetaria, nel contempo, evidenziandone la forte frattalità -negli Stati Uniti il 12.5% dei bambini vive sotto la soglia di povertà: non hanno cibo per nutrirsi, vestiti per coprirsi, abitazioni in cui vivere.

  • gix

    per chi dice che il reddito di cittadinanza è assistenzialismo deteriore…

  • enricodiba

    Questo dimostra solo che la maggioranza degli africani che vengono qui, non solo non hanno nessuna possibilità di integrarsi, ma distruggono anche il loro paese.