Home / ComeDonChisciotte / L'ITALIA RIFIUTA L'ATTERRAGGIO DEL VELIVOLO DI EVO MORALES, PRESIDENTE DELLA BOLIVIA. INTANTO, LA TROIKA METTE ALL'ANGOLO IL PORTOGALLO COSTRINGENDO IL MINISTRO DEGLI ESTERI ALLE DIMISSIONI. E'IL PRIMO IMPATTO DELL'AFFARE SNOWDEN
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L'ITALIA RIFIUTA L'ATTERRAGGIO DEL VELIVOLO DI EVO MORALES, PRESIDENTE DELLA BOLIVIA. INTANTO, LA TROIKA METTE ALL'ANGOLO IL PORTOGALLO COSTRINGENDO IL MINISTRO DEGLI ESTERI ALLE DIMISSIONI. E'IL PRIMO IMPATTO DELL'AFFARE SNOWDEN

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

La simbolica, e la simbologia, sono elementi fondamentali nella costruzione dell’immaginario collettivo popolare. Lo sanno bene, da almeno 8000 anni, tutti coloro che, su questo pianeta, hanno deciso di auto-eleggersi come elite superiore –chi per un motivo, chi per un altro- schiacciando, opprimendo e sfruttando i propri simili nel nome di una presupposta superiorità.
Bandiere, vessilli, gonfaloni, feticci, statue, immagini, divise militari, sono diventati, nei millenni, simboli rappresentativi di una specifica etnia, popolo o gruppo sociale, il cui compito consiste nel fondare una coesione rassicurante per gestire l’ansia provocata dalla paura.Sono gli stessi detentori del potere a produrre la paura, per avere poi, in seconda battuta, la splendida opportunità di poter offrire la cura per lenirla, presentando quindi se stessi come gli amorevoli curatori della nostra psiche: bandiere che unificano, eserciti che marciano indossando quella specifica uniforme, inni musicali che commuovono e terrorizzano il nemico, spostando quindi la paura verso l’esterno. Dovunque è sempre stato così.

I simboli sono potentissimi e rappresentano il pericolo più forte per il potere costituito.

Non è certo un caso che, ogni dittatura, come primo atto formale quando assume il controllo del potere, lancia una furiosa caccia alle streghe per eliminare ogni simbolo che possa riferirsi a qualche idea, persona, ente, volontà, contraria e antagonista ai simboli del nuovo regime. La folla scende in piazza e brucia i simboli del nemico: che siano dei libri o delle bandiere poco importa. E’ una lotta tra simboli; perché ogni simbolo si porta appresso eserciti di idee, di utopie, di persone piene di speranza che si ritrovano, per l’appunto, simbolicamente affratellate, quindi unite, alleate. Parenti.
La società mercatista nella quale noi viviamo ha inventato un meccanismo quasi perfetto per fare in modo di potersi permettere il lusso di non dover costituire delle dittature “ufficiali” per abbattere e cancellare i “simboli pericolosi” facendolo in maniera legale, amichevole, pacifica: non appena un simbolo diventa pericoloso lo acquistano, pagandolo qualunque prezzo; fanno lo stesso con le persone quando diventano “icone” ovverossia “immagini in carne e ossa a fortissimo impatto simbolico”. Le acquistano pagandole qualunque prezzo e ne fanno dei divi. Le eliminano soltanto quando comprendono che non sia possibile gestirle attraverso il denaro. Ma per un mercatista l’idea che l’espressione “ogni uomo ha il suo prezzo” non sia valida, è inconcepibile, impensabile. Non è certo un caso che in Usa, nell’autunno del 1980, non appena il potere oligarchico transnazionale dei colossi finanziari assunse il potere con l’elezione di Ronald Reagan, compì un atto di devastante manifestazione di potere forte che pose la parola fine alla rivoluzione socio-psicologica degli anni ’60: l’assassinio di John Lennon, una delle persone più blande, armoniche e pacifiche del mondo, un cantante in pensione che viveva ritirato dall’attività pubblica. Ma i risultati delle analisi psico-metriche della Cia parlavano chiaro: “rappresenta un pericolo reale per la carica simbolica della sua persona: è imbattibile perché inattaccabile ma soprattutto insostituibile”. Bastava quindi eliminarlo a pistolettate per dare un segnale forte e chiaro all’intera civiltà occidentale su quale fosse il nuovo trend.

La forza e la potenza del “simbolo” consiste nel fatto che, tecnicamente, esso esprime un contenuto di significato ideale (nel caso di John Lennon la pace, il potere alla cittadinanza, una società basata sull’amore) e ne diventa però anche il significante. In tutto l’occidente, fino al 1980, entrare nella stanza di qualcuno e vedere sul muro una immagine di John Lennon voleva dire incorporare subito l’idea, la nozione, l’informazione, che si aveva a che fare con una persona pacifica, che aveva l’amore come valore assoluto dell’esistenza. E non il danaro.

La parola simbolo viene dal greco antico (Σύμβολον) e per quella civiltà significava “tessera di riconoscimento”; era usanza degli antichi ellenici, quando ci si accordava su qualcosa (un matrimonio, una società di affari, una compra-vendita, un prestito) spezzare un vaso di terracotta o un anello: ciascuno dei due contraenti conservava uno dei due pezzetti come “prova del patto sancito”. Se le due parti combaciavano alla perfezione, allora quell’accordo aveva valore legale.

Ancora oggi, il termine “simbolo” contiene lo stesso significato: è un patto stabilito e la “icona simbolica” ne diventa il veicolo: può essere in carne e ossa oppure no.

Edward Snowden è in carne e ossa.

E’ in assoluto la cosa peggiore che possa accadere al potere costituito; è l’unico aspetto dell’esistenza che mette davvero nei guai Mario Draghi e non lo fa dormire. E lui che è un massone appartenente a una specifica loggia per lo più composta da dotti esperti in simbologia, lo sa molto bene. In meno di una settimana, Edward Snowden, da semplice icona (a scelta: eroe dei diritti civili oppure geniale spione) si è trasformato in simbolo. Diventa perfino complicato, per non dire ormai impossibile, ucciderlo: potrebbe –da morto- diventare addirittura più pericoloso. Perché sta facendo proseliti, e come ogni simbolo che si rispetti: senza dire né fare nulla. Ha fatto scattare un’onda che dilaga, anomala, forse imprevista dal sistema finanziario (a meno che non lo abbiano inventato loro, ma io lo escludo) che può portare molto più lontano di quanto non si possa immaginare.

Tanto è vero che, oggi, si sono verificati degli eventi che lui non ha prodotto, ma sono il risultato della irruzione del primo simbolo post-Maya nell’immaginario collettivo del pianeta.

Ci sono voluti sei mesi per produrlo.

E’ stato anche veloce.

L’effetto è stato decuplicato dal fatto che, sullo scenario geo-politico internazionale, si è appaiato non soltanto un altro simbolo potente, ma addirittura il padre fondatore dell’era post-Maya, colui che l’ha lanciata “ufficialmente”, nel corso di una grande festa, il 21 dicembre 2012: il presidente della Bolivia Evo Morales, un occidentale di etnia india autoctona.

E va a toccare (certamente non a caso) proprio il cuore del problema: la BCE.

Mentre sto scrivendo questo post (ore 13,45) “l’effetto Snowden” post-Maya sta producendo una perdita sui mercati europei di circa 180 miliardi di euro su titoli (soprattutto bancari) in conseguenza del crollo della borsa portoghese e sta provocando un terremoto finanziario che preannuncia severi dolori per l’Italia. Poveri lusitani! La loro economia è talmente piccola, la borsa valori di Lisbona è talmente modesta (vale dieci volte meno di quella di Milano, il che è tutto dire) da non aver mai influito sul resto d’Europa. Se Lisbona crolla o vola alle stelle, nella city di Londra non avviene nessuna reazione, quindi non è mai notizia economica ciò che accade nell’estrema periferia occidentale del continente europeo. I greci sono ricchi in confronto.
Ma oggi è diverso.

Raccontiamo la storia delle ultime 30 ore fin dall’inizio.

In Usa, l’effetto Snowden sta montando con vigore, seguendo una prospettiva, una inclinazione e una penetrazione nella collettività e nel mondo mediatico completamente diversa e insospettabile da quella prevista da chi gestisce il potere. Invece di dar vita a manifestazioni sui diritti civili, proteste della serie basta con gli 007, abbasso le spie, non vogliamo essere controllati, ecc., con l’inevitabile proliferare delle due solite fazioni, i liberals di sinistra e i conservatori di destra, è montato un inedito schieramento trasversale post-ideologico che invece di parlare di diritti parla di “economia e banche”. La gente vuole sapere come, quando, quanto, i grandi colossi bancari d’occidente siano coinvolti nella crisi economica, vogliono essere messi al corrente subito; a Wall Street è esplosa una grana inconcepibile fino a cinque giorni fa e si capisce molto bene che non sanno che pesci prendere. La grana di Wall Street è relativa alle storie raccontate da ex agenti della Cia al prof. Davies, che hanno spinto ben 123 società di intermediazione bancaria, con sede a Wall Street, all’azione immediata; si tratta di aziende dove circa un migliaio di promotori finanziari free lance hanno protestato formalmente spingendo le suddette agenzie a presentare legittima richiesta di interpellanza parlamentare al Congresso Usa, presso la commissione economia & finanza, per avere ragguagli rispetto alla fornitura di “materiale informativo prezioso e strategico fornito da militari americani in carica, a un ristretto pool di personalità europee nel mondo bancario, finanziario, mediatico e istituzionale, i quali hanno potuto godere di informazioni di mercato privilegiate violando le regole della democrazia di mercato garantite dalla costituzione”. A questo va aggiunta la lettera aperta firmata Prof. Simon Davies, nella quale dichiara “Ecco perché non metterò mai più piede per il resto della mia vita sul suolo americano” (la lettera reca la data del 27 giugno 2013 e la trovate sul suo blog personale, ha scelto di renderla pubblica) rinunciando al suo eminente ruolo di docente nella più prestigiosa università diplomatica Usa, la Georgetown University di Washington. “Se mi vogliono, posso fare lezione in streaming da Londra” ha dichiarato Davies.

E già questo provoca fibrillazioni non da poco.

Mentre tutto ciò stava accadendo, il presidente della Bolivia, Evo Morales, si trovava a Mosca per partecipare a un importante convegno internazionale che raduna i più importanti produttori di gas al mondo (Italia quindi esclusa); ci partecipava per la prima volta dato che la Bolivia, fino a sei anni fa “ufficialmente” non produceva nulla essendo tutte le aziende locali nelle mani di multinazionali straniere. Ora è diverso. Il gas boliviano è gas boliviano. Finito il convegno, il presidente è salito sull’aereo della aereonautica militare boliviana per ritornare a casa, con tappa prevista su suolo europeo per motivi tecnici. . A Roma gli è stato negato l’atterraggio. A Parigi gli è stato negato l’atterraggio. A Lisbona gli è stato negato l’atterraggio. Lì è finita l’Europa: è riuscito ad atterrare a Vienna. Buon per gli austriaci.

Contemporaneamente, in quel di Lusitania, il ministro degli esteri portoghese si dimetteva.

Con furore.

Si chiama Paulo Portas, ed è una delle figure politiche più importanti del Portogallo.
La sua dimissione fa seguito a quella del Ministro delle Finanze Victor Gaspar (uomo di ferro cultore dell’austerità) quattro giorni fa. La nuova nomina era stata attribuita a Maria Albuquerque, in soldoni una vecchia amicona della Merkel. Il ministro degli esteri Portas ha protestato dicendo “lei mai, la Germania sta esagerando” e in Portogallo si è scatenato il putiferio. Lui ha perso e l’hanno buttato fuori. Ma il signor Paulo Portas non è il solito politicante, è la figura più famosa del paese ed è attivo da 35 anni. E’ figlio di Nuno Portas, grande attivista per i diritti civili e dell’economista Helena Cabral. La sua famiglia appartiene a una lunga tradizione di cattolici sociali, suddivisi in due tronconi: il vecchio padre Nuno è il più progressista (amico intimo di Rafael Correa e di Cristina Kirchner, cultore della necessità di un’opera francescana e nemico giurato dello Ior e dell’Opus dei) la mamma Helena è la più tradizionalista, e il fratello Miguel è il più estremista, leader del movimento nazionale per la sovranità nazionale e l’immediata uscita dall’euro. Paulo Portas è stato anche ministro della difesa, e nel corso del suo mandato era stato (2008 e 2010) al centro di una oscura vicenda che aveva visto coinvolti Lisbona e Berlino, passato alla storia mediatica portoghese con il nome di “o caso de o submarinos”, esploso in tutta la sua virulenza tre anni fa in quel di Portogallo, da cui era venuto fuori che alcuni accordi economici e finanziari a Bruxelles avevano imposto al Portogallo l’acquisto di sottomarini tedeschi pena “l’immediata interruzione del flusso creditizio da parte della troika” con relative tangenti. La vicenda era esplosa e aveva contaminato il ministro della difesa greco, il quale aveva confessato a sua volta che identica procedura in Grecia era stata applicata nel 2010. Alla fine, avevano risolto il tutto, diciamo così, all’italiana: il ministro greco è finito in galera, identificato come persona corrotta, calunniatore, mitomane. In Portogallo, hanno imposto a Paulo Portas di dimettersi. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale hanno inviato un pool di ispettori a Lisbona, ma quando sono arrivati è stato detto loro “tutta la documentazione si è bruciata accidentalmente e non esiste più”. E così hanno chiuso il caso, licenziando Portas. Ma lui si è portato via 65.000 file segreti che fanno riferimento a tutte le attività “ufficiali” tra le istituzioni finanziarie portoghesi, le industrie tedesche e la BCE (la vicenda è stata resa pubblica nel 2012). Grazie a quei file è successivamente rientrato nel governo come ministro degli esteri. Ma quattro giorni fa, a Lisbona si è scatenato il putiferio. Perché Portas ha protestato il ministro delle finanze costringendolo alle dimissioni. Ha successivamente dichiarato che “non siamo affatto contenti delle decisioni prese prima in Irlanda al G8 e poi a Bruxelles e non seguiremo le indicazioni della troika” e infine è stato costretto a dimettersi su richiesta della BCE. Portas ha fatto sapere che l’ultima riunione a Bruxelles ha rappresentato una “accelerazione in progressione geometrica delle politiche di austerità che distruggeranno il Portogallo e altre nazioni in poche settimane”. Stessa cosa sta accadendo in Grecia dove la troika ha dato al governo 48 ore di tempo per approvare il piano di licenziamenti imposto nei confronti di 45.000 dipendenti pubblici, pena la cancellazione di un prestito di 8 miliardi di euro.  A Lisbona sostengono che a Bruxelles hanno usato il pugno duro nei riguardi di tutti. I greci lo confermano a livello ufficiale. Soltanto Enrico Letta è contento.

Ma lui, è cosa nota, è pre-Maya.

Portas ha dichiarato questa mattina “Che il Signore possa illuminare la via di Snowden, e che il Santo Padre, da Roma, ci benedisca tutti; ci sembra che la linea sia quella”.

Alle ore 13 di oggi, l’ambasciatore boliviano a Roma Antoliano Ayavari ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale ha protestato ufficialmente contro il governo italiano, consegnando nelle mani di Emma Bonino l’atto formale, definendo l’atto del governo “lesivo della dignità di un popolo amico e un atto che viola il rispetto delle norme internazionali di sicurezza posizionandosi al di fuori della Legge”. La Bolivia ha annunciato che denuncerà il governo italiano all’Onu. Denunceranno anche il governo francese e quello portoghese e chiederà “un dibattito in aula a New York su questa vicenda”.
Penso che in Italia i media cercheranno di parlare poco o nulla della vicenda.

In Sudamerica, Australia, Nuova Zelanda e Usa, invece, la percezione collettiva è completamente diversa. Si ha la netta sensazione che, poco a poco, goccia dopo goccia, alcuni “file sensibili” di Snowden stiano già circolando e i governanti europei si trovano dinanzi alla possibilità di scegliere da che parte stare e come usare quel materiale.
La dichiarazione di Emma Bonino è talmente deplorevole che non merita commenti.

Nel fornire spiegazioni ufficiali sul perché non ha dato asilo politico a Snowden ha detto: “La domanda è stata presentata via fax e non di persona quindi non vale”.

Riassumendo per sintetizzare:

ritorniamo ai tempi della guerra delle due Cristine, ai tempi dello scontro tra politiche iper-liberiste eurocentriche e quelle keynesiane, con i sudamericani in prima linea nello spingere verso una lettura nuova e più ampia del problema: è finita l’epoca dei grandi imperi (militari o finanziari è irrilevante) e in un pianeta piccolo le nazioni hanno il diritto e il dovere “etico” di pretendere l’autoregolamentazione, l’affermazione della propria sovranità, affermando un principio (base portante del post-Maya) di necessità di chiarezza e trasparenza per abbattere il cancro politico del nostro pianeta: il potere occulto, i club delle elite, l’esercizio sotterraneo, clandestino e nascosto, nell’amministrazione dei popoli, delle nazioni, delle vite di ogni singolo cittadino privato.

Ciò che l’affaire Snowden ci sta insegnando, e non è un caso che vi sia finito dentro il fondatore-ideatore di quella che io definisco l’era post-Maya, è proprio questo: le esistenze sono nostre e abbiamo il diritto di salvaguardarle e di decidere come gestirle; non esistono stati, popoli, etnie, gruppi, classi, individui, superiori ad altri. Snowden ci aiuta a comprendere la necessità inderogabile di passare da Cosa Nostra a Casa Nostra, per abbattere la mafia mentale delle omertà che ogni nazione si porta appresso.

Nel 1961 Leonardo Sciascia scriveva: “Temo che l’Italia stia per diventare sempre di più Sicilia”.

A me sembra, parafrasando Sciascia, “che l’Europa sta diventando sempre più Italia”.

Edward Snowden porta la necessità di un vento di chiarezza in Europa.
Paulo Portas, lusitano, porta la furia civile dei cattolici sociali contro l’esclusione: Papa Francesco comincia a dare i suoi primi frutti reali.
Evo Morales, indio sudamericano, e l’ignobile maniera in cui è stato trattato, ci ricordano che il Diritto è un elemento imprescindibile della Civiltà. Non solo in Europa, dovunque.

Il totale e chiassoso silenzio della classe politica dirigente italiana sull’affaire Snowden la dice tutta sulla pochezza attuale di noi italiani.

Siamo fuori dal dibattito internazionale.
Da noi non danno più, ormai, neppure le notizie su ciò che accade nella cronaca, pur sapendo che la gente attraverso la rete e il satellite se le può guardare alla tivvù o sul web.

Così va oggi l’Europa.

In conclusione un commento sull’immagine che vedete in bacheca. 
E’ una sintesi tra un mouse del computer e il mandala, che contiene lo ying e lo yang.
Mi sembra una buona coniugazione tra l’antica saggezza della civiltà orientale e l’innovazione tecnologica della società occidentale.
L’armonia verso la quale tendiamo passa attraverso entrambi.

Mi sembra un ottimo simbolo come didascalia dell’era post-Maya.
Che ne dite?

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07/litalia-rifiuta-latterraggio-del.html
4.07.2013

Pubblicato da Davide

  • Black_Jack

    Secondo il Modigliani Letta è pre-Maya, ma “oggi” siamo nel post-Maya…

    Ma allora l’era Maya quando c’e stata? Ma è durata tre minuti e poi è finita?

    Mah…

  • GioCo

    Vicenda complessa che mi piacerebbe Modigliani scriva per una volta bene e in modo coinciso: cofesso di evitare in genere i suoi articoli non per i temi scelti (sempre molto interessanti) ma per come vengono trattati. Alla fine di un suo articolo mi pare difficile trarre qualunque spunto o commento, a parte che il mal di testa che mi ha procurato.

    Io non so come va oggi l’Europa, tanto meno la Russia, la Cina o l’America, ci sono troppi interessi intrecciati dentro e fuori i confini di ogni paese (piccolo o grande che sia) per capire qualcosa. Mi pare comunque che prima di esplodere in giuste militanze che tutti vorremo chiare, un ex NSA, ex CIA, trent’enne figlio di un militare e un giudice della corte federale, che ci parla dell’acqua calda, pubblicato da una testata Inglese in forte difficoltà finanziaria che cerca una affermazione nel cyber-spazio e che proprio in esso ha dato ampio spazio alla voce anti-Americana e anti-Israeliana (ma puzza lontano un miglio di “roba costruita ad hoc”) di Hamas per un decennio … beh non sia esattamete il prototipo di un icona pulita.

    Quantomeno c’è materiale in abbondanza per dubitare dell’intera faccenda. Non tanto di Prism (di cui sentivo parlare da almeno 5 anni) o di omologhi già noti, come Echelon (di fabbricazione inglese) o la fapsi russa … ma perché tutti si stanno da tempo attrezzando (scordato già il “Muos” in Sicilia?) per questa nuova guerra dei cyberspazi: è chiaro che se controllo il merito delle informazioni controllo anche le informazioni. E’ chiaro che tutto questo interessa il potere e che un organo come l’NSA si sia attrezzato almeno quanto la concorrenza (se non meglio): quindi?
    Quindi noi rimaniamo le vacche, non i contadini e chi muggisce per un macellaio piuttosto che un altro, non può fregiarsi d’essere più scaltro. Smettiamo di pensare che ci siano “i buoni” e “i cattivi”. C’è una piccola probabilità che una ex spia sia in buona fede e tradisca il suo paese per ideali (ok, glielo concedo), come c’è anche una piccola probabilità che babbo natale esista davvero o che esista l’antigravità da qualche parte in questo universo fisico. Io però prefersico continuare a credere che babbo natale sia solo una splendida icona per bambini e che domani mattina non verrò sparato nello spazio da un inversione accidentale di gravità.

  • Tonguessy

    I simboli sono potentissimi e rappresentano il pericolo più forte per il potere costituito.

    Ho come l’impressione (mi punge vaghezza, direbbe chi usa un italiano forbito) che forconi e schioppi rappresentino un pericolo ben maggiore per lorsignori rispetto ai simboli. Mi sto sbagliando?

  • Mattanza

    Mi sa che sei rimasto indietro,purtroppo o per fortuna mi sa che la lotta armata non ci traghettera’ verso una nuova era,d’amore.

  • Tanita

    Vergognatevi, colonia USA.

    Persino la Francia si tira giú le mutande.

    Ha piú dignitá Evo Morales di tutti i governi europei messi insieme.

    Tra l’altro, tutto per un ragazzo che denuncia crimini contro tutti noi urbi et orbi, e tutti voi invece di proteggerlo, siete in ginocchio ai piedi dell’Impero.

    Per noi sará difficile, l’Europa é giá sconfitta.

  • Black_Jack

    Ma hai visto i morti di sonno che girano qui tutti a farsi le pippe sulle scie chimiche, sulla morte di Moro, sull’uscita dall’euro e tutte le stronzate dei senzapalle ambulanti?
    Che ci fai con gli europei e con gli italiani? Il brodo, los chinchulines asados, che altro ci puoi fare?

    Mi spiace per voi ma siete rimasti soli. Noi invece non siamo soli né mai lo saremo: la vergogna sarà la nostra amica per sempre.

  • affossala

    http://www.etimo.it/?term=simbolo

    dal greco sym bolon ; sym = insieme , associo ; bolon = metto, pongo . il simbolo è un oggetto, un segno che riunisce molti significati insieme .

  • Tanita

    Come si dice da queste parti, “mejor solos que mal acompañados”.

    Pensare che mio nonno era partigiano ed ho perso uno zio nei lager tedeschi.

  • guido

    Vorrei capire da cosa derivi la convinzione espressa nella frase dell’articolo:

    ” Ha fatto scattare un’onda che dilaga, anomala, forse imprevista dal sistema finanziario (a meno che non lo abbiano inventato loro, ma io lo escludo)”

    Certo che lo svelamento al grande pubblico di questi fatti non fà bene a banche e governi, ma considerando che del controllo è in atto da decenni (ricordate Echelon e nel nostro piccolo il progetto SuperAmanda della Telecom?) e la sua esistenza è stata denunciata da molti articoli e libri, mi sembra molto strano che il Potere ogni tanto si lasci sfuggire una sua pedina o addirittura una grossa organizzazione non certo invisibile come Wikileaks.

    Il motivo? Un altro passo verso la distruzione degli stati nazionali (già in atto da tempo) e delle sovrastrutture finanziarie, tappa intermedia insieme alla guerra esplicita, al fine di demolire le basi fisiche e mentali della attuale convivenza umana per poter costruire il Nuovo ordine Mondiale.

  • Giaurro

    Consolatevi (sic). La maggior parte degli europei non sa nemmeno chi sia Morales.

  • qasiqasi

    mi vergogno del mio governo una volta di più.che figura da servi sciocchi abbiamo fatto.onore ad evo morales

  • geopardy

    L’ho pensato anch’io, ma ogni azione nasconde sempre una molteplicità di eventi non sempre controllabili.

    Altrettanto valida è l’ipotesi di Corigliani (ho associato i cognomi), che tu stigmatizzi, ma anch’essa è soggetta a quelle che definisco “legge della molteplicità”.

    Geo

  • Black_Jack

    Il simbolo non è minimamente un oggetto, purtroppo per te.

  • guido

    A meno che non esista una parte “buona” che si contrappone ai criminali che orientano il mondo, quella cui aderivano i grandi uomini del Rinascimento e poi apparentemente scomparsa.
    Lo dico solamente perché mi piacerebbe tanto che fosse vero.

  • Gariznator

    Senti un po’ ma dovremmo vergognarci noi cittadini? Sono molto fastidiosi questo tipo di commenti. 1)non servono a nulla
    2)non servono a nulla su un altro livello
    3)sono dannosi su un altro livello ancora.

    Stica se tuo nonno era partigiano, secondo molti sono stati loro e la mafia a metterci nei casini con lo zio sam. Tuo zio si è perso in uno in particolare o in tutti i lager? Nel secondo caso sarà difficile andarlo a recuperare.

    Dove stai in Argentina? Pensi che andata la donna che vi guida sarete al sicuro? Saprete difendervi sempre? Non era un vostro ministro dell’economia che si è “suicidato”? Scendi dal piedistallo un po’ e se vuoi viverla difficile vieni qui a dare una mano! Ah, meglio soli che male accompagnati si dice anche da queste parti! E con questi commenti che di tanto in tanto lasci non penso tu possa rientrare nelle buone compagnie.

  • Georgejefferson

    E tu che sei un barone con le palle che fai,oltre a sparare offese gratuite?