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LIBIA: IL NODO DELLA BANCA CENTRALE LIBICA, L'ORO DI GHEDDAFI, I BENI CONGELATI DELLE MEGABANCHE, LA SORTE DEL DINARO

DI MARIA GRAZIA BRUZZONE

Underblog

Tra i tanti nodi che in Libia l’accordo politico deve sciogliere c’è la Banca Centrale Libica. Ovvero le due banche centrali, dal momento che nel gennaio 2014 le milizie del generale Khalifa Haftar (governo di Tobruk riconosciuto a livello internazionale) si sono impossessate della filiale di Bengasi della Banca Centrale Libica il cui quartier generale è a Tripoli. “Con $100 miliardi dentro” titolava Business Insider (22/ 1/2015). Mentre secondo il NewYorkTimes, citato, $100 miliardi era quel che rimaneva alla Banca Centrale nel suo insieme.

Non solo. Il governo di Tobruk licenziava l’attuale governatore della Banca Centrale a Tripoli, la sede principale, Sadiq al-Kabir e ne nominava uno di sua fiducia, Ali Salim al-Hibri. Ma Kabir continuava imperterrito a lavorare nella sede principale di Tripoli. Che fra l’altro controlla i ricavi del petrolio, vitali per il paese– raccontava Reuters a luglio.

La scelta (politica) del Fondo Monetario Internazionale. Il FMI ha deciso di riconoscere Hibri come suo interlocutore unico, informava Reuters. E spiegava come questa mossa complicasse molto le cose. La Banca basata a Tripoli si è sforzata di star fuori dai conflitti. E sia il FMI sia i paesi stranieri fino a quel momento trattavano con entrambi i banchieri, cercando di dar vita a un budget comune dei due governi (che hanno da pagare stipendi delle milizie, stipendi pubblici, medicine e altro ancora).

“Il FMI ha rotto un accordo a cui erano giunti i due governi per un budget comune”, osservava Mattia Toaldo del Council of Foreign Relations Europe. Aggiungendo che il FMI difficilmente potrà tornare sui suoi passi.

Peraltro Hibri, il banchiere nominato da Tobruk, ha sì stabilito il nuovo quartier generale a Bengasi ma non è riuscito a convincere i clienti del petrolio a pagare attraverso i suoi conti in quanto le prove della proprietà degli asset petroliferi si trovano a Tripoli. Rendendo ancor più difficile la vendita di petrolio – la cui estrazione del resto si è quasi del tutto interrotta. Pur avendo la Libia le maggiori riserve petrolifere dell’Africa (ancora Reuters).

Anche secondo il NYT la banca centrale di Tripoli era una delle poche istituzioni ancora funzionanti nel paese, e Kabir aveva viaggiato all’estero per assicurare i leader stranieri dell’integrità dello Stato libico nella crisi.

Quel che è certo è che istituzioni esterne come il FMI entrano nel gioco politico, così come hanno fatto, e probabilmente si accingono a fare ancora, le megabanche straniere, in primo luogo anglosassoni che come vedremo più avanti hanno già avuto un ruolo.

Il bottino nella Banca Centrale di Bengasi.

“Il generale Haftar vuole che il governo di Tripoli sappia che può controllare la maggior parte del contante e delle riserve d’oro rimasti”, scrive BI. Che en passant qualifica come ‘disertore’ (renegade) quello che non è esattamente un bel personaggio, ma è vicino agli Usa dove ha vissuto a lungo dopo essere fuggito a suo tempo dalla Libia, ed è l’uomo forte nel governo di Tobruk.

A metà del 2014 la Banca Centrale aveva ancora $113 miliardi di riserve in valuta straniera, riportava Al-Ayat, uno dei maggiori giornali panarabi, basato in Libano. Molto meno dei $321 miliardi che deteneva prima delle sommosse del 2011, ma ancora abbastanza per pagare i salari e assicurare il funzionamento delle infrastrutture petrolifere – aggiungeva BI.

$113 miliardi in valuta estera rafforzate da 116 tonnellate d’oro, a dar retta a un post sul sito indipendente medio orientale Al-Monitor (luglio 2014). E faceva notare come le riserve estere ammontavano appunto a $321 miliardi prima della rivoluzione del 2011 – quando l’oro di Gheddafi era valutato dal World Gold Council in 143 tonnellate (150 t, secondo altri ). Con la rivoluzione vennero subito ritirati dai depositi bancari $20 miliardi costringendo la Banca Centrale a vendere 5 t d’oro, e poi anche a disfarsi di $19 miliardi di riserve estere, spiegava, sottolineando tuttavia le rassicurazioni della Banca Centrale: un collasso della Libia non è in vista, almeno per altri 5 anni. Va aggiunto per precisione che la Banca Libica aveva altre due filiali, a Sirte e a Sabha, nel sud, ma di queste non si è più parlato. Cosa vi fosse dentro non sappiamo.

I ‘ribelli’ avevano subito dato vita a una loro Banca Centrale a Bengasi. Una mossa sospetta per la sua immediatezza, forse ‘pilotata’ ( vedi The New American 30/3/2011 ripreso da Global Research ).

Che una parte consistente delle riserve in valuta e oro di Gheddafi fossero nella filiale di Bengasi lo raccontava (6/6/ 2011) lo stesso vice capo della Banca Centrale nominato dai ‘ribelli’, Abdalgader Albagrmi ( qui). Vivida la descrizione dello scasso.

“C’erano due camere blindate sotterranee incassate in doppi muri e protette da una pesante porta blindata per aprire la quale servivano tre chiavi. Due erano a Bengasi, mentre la terza era a Tripoli, ancora sotto il controllo di Gheddafi. Ci vollero tre giorni per riuscire a penetrare all’interno. Nella prima camera trovarono dinari e contante in valuta estera. Albagrmi non è autorizzato a rivelare la quantità, si limita a dire ‘tra 500 milioni e 1 miliardo di dinari’, quanto alla valuta estera ‘non era molto’.

Nella seconda camera c’era una grande pila di barre d’oro che alcuni hanno valutato in $1 miliardo”.

Albagrmi minimizzava? Molto probabilmente sì.

Una mossa subitanea che già in quei mesi del 2011 appariva a qualcuno sospetta, quella dei ‘ribelli’, che allora apparentemente non si sapeva neppure chi fossero. La rivolta a Bengasi scoppia il 15 febbraio 2011. Già il 27 febbraio nasce il TNC – Transitional National Council, autoproclamato governo provvisorio a Bengasi che si spaccia come ‘unico rappresentante del popolo libico’ e a marzo la comunità internazionale si affretta a riconoscere – a settembre o farà anche l’ONU. Ebbene, già a marzo il TNC dà vita alla sua Banca Centrale e alla nuova Lybian Oil Company, anch’essa a Bengasi.

“Mai sentito di una banca centrale creata in poche settimane da una rivolta popolare” nota un analista economico nel post di The New American. “ Suggerisce che quei ribelli erano più che una banda di rivoltosi e che c’erano delle influenze sofisticate”.

Un altro blog a cui si rimanda è sarcastico: “Quando il conflitto finirà quei ribelli potranno diventare consulenti”. Il blog citato avanza il sospetto di un coinvolgimento esterno. “Sembra che qualcuno ritenesse molto importante controllare le banche e il rifornimento di denaro prima ancora che un governo vero fosse formato”.

Dubbi esprimevano anche media mainstream come CNBC. “E’ la prima volta che un gruppo rivoluzionario si preoccupa di dar vita a una banca centrale mentre sta ancora combattendo per prendere il potere. Un’indicazione di quanto straordinariamente potenti siano diventate le banche centrali oggi”.

La Banca Centrale statale e il piano OIL for GOLD fu la causa prima dell’intervento Nato per rimuovere Gheddafi?

“Alcuni osservatori sono convinti che il tema della Banca Centrale sia stato addirittura la motivazione alla base degli interessi internazionali nei confronti del regime libico” osserva il post di New American citando un altro pezzo che ha circolato molto sul web, secondo il quale “finanzieri globali e manipolatori del mercato non tolleravano l’indipendenza dell’autorità monetaria libica” sotto il Raiss. La Banca Centrale era infatti pubblica, dello Stato.

“Il governo libico crea la sua moneta attraverso la sua Banca Centrale, il dinaro libico agganciato al valore dell’oro. Il maggior problema dei cartelli bancari globalisti è che per fare affari con la Libia devono passare attraverso la Banca Centrale e la moneta nazionale, sui quali non hanno assolutamente alcun dominio né capacità di fare pressioni. Obama non ne parla, e nemmeno Sarkozy e Cameron, ma in cima all’agenda globalista c’è certamente la volontà di assorbire la Libia nel novero delle nazioni compiacenti”. Magari sostituendo il dinaro, comunque agganciandolo al dollaro: questa sarà la via da seguire alla fine, veniva ipotizzato.

OIL FOR GOLD. Tanto più che Gheddafi pianificava di vendere il petrolio libico in cambio di dinari agganciati all’oro invece che in cambio di dollari come si era fatto fino ad allora. Oil for gold, appunto, il nome del piano. Una mossa che avrebbe potuto contagiare altri paesi, e minacciare molto da vicino la supremazia del dollaro fondata proprio sui petrodollari. “Ricordate Saddam Hussein? Nel 2000 voleva fare qualcosa di simile, vendere petrolio in euro, abbandonando il dollaro. La sua fine è nota”.

Così un altro blog. Una teoria diffusa soprattutto nei media non occidentali, rimarcava un successivo post NewAmerican (30/11/2011), molto più analitico del precedente e ricco di citazioni. Eccone qualcuna.

“Sarkozy arrivò a dichiarare che la Libia rappresentava una “minaccia per la ‘sicurezza finanziaria del mondo”.

“Nel 2009, in quanto capo dell’Unione Africana, Gheddafi aveva proposto che il continente azzoppato economicamente adottasse il dinaro il Dinaro aureo.

“Il suo piano avrebbe rafforzato l’intero continente africano agli occhi degli economisti – per non dire degli investitori. Ma sarebbe stato devastante per l’economia Usa, il dollaro americano e l’élite del sistema.

Non solo la moneta. Anche i progetti africani del Raiss andavano fermati.

In quell’estate del 2011, Gheddafi era ancora vivo e combatteva, ma la ‘rivoluzione’ libica appoggiata – chi dice preparata – dalla Nato aveva subito prodotto il congelamento dei beni all’estero del Fondo Sovrano Libico e nuove sanzioni. Mohammed Siala, ministro della cooperazione nonché direttore del fondo sovrano libico, rilasciava una interessante intervista. Ne aveva scritto a suo tempo Underblog.

L’intervento in Libia, raccontava Siala, mira o comunque ha per conseguenza di bloccare non solo progetti di infrastrutture in Libia già assegnati a ditte europee, oltre che russe e cinesi. Ma di fermare anche progetti di cooperazione della Libia gheddafiana con paesi africani, volti a emancipare quelle economie. Col risultato, fra l’altro, di impoverire ulteriormente quelle popolazioni e spingerle a riversarsi in massa in Europa.

I libici col Raiss si erano infatti lanciati in grandi investimenti. In Libia. “Il primo era stato il canale di 4000 Km che trasporta l’acqua prelevata dal gigantesco bacino naturale sotterraneo scoperto anni fa, con una portata pari alle acque del Nilo per 50 anni, e rifornisce fra l’altro Bengasi e Tripoli. C’è chi dice che sullo sfruttamento di queste acque avrebbero messo gli occhi i francesi, primi nel mondo nel settore acque.

“C’è una ferrovia che attraversa il Nord Africa, ad eccezione della Libia. Vogliamo portare a termine l’integrazione nell’economia regionale e spingerla oltre. I cinesi costruiscono il tratto Tunisia-Sirte. I russi hanno il compito della Sirte-Bengasi. C’era una trattativa con l’Italia per la sezione Bengasi-Egitto, così come per le locomotive . Abbiamo anche iniziato la costruzione di una linea transcontinentale nord-sud, con il tratto Libia-N’Djamena. Sono investimenti di interesse internazionale e il G8 aveva promesso di aiutarci, ma non abbiamo visto arrivare nulla”. Così Siala.

E in Africa. Il visionario Gheddafi voleva sviluppare il continente. Una quota del fondo sovrano libico va in azioni di sviluppo del continente, in agricoltura, commercio, miniere, ecc. raccontava Siala. Per il quale è questo l’aspetto più critico del blocco.
“Il continente non è in grado di esportare materie prime. Noi investiamo in modo che queste siano trasformate e commercializzate in Africa, dagli africani. Si tratta di creare posti di lavoro e mantenere il plusvalore in Africa. Da un lato gli europei ci incoraggiano, perché si prosciuga il flusso migratorio, dall’altro si oppongono perché dovrebbero abbandonare lo sfruttamento coloniale”.

Un’Africa ‘gheddafiana’ aperta a russi e cinesi, oltre che agli europei, certo non poteva piacere all’Occidente e segnatamente agli Usa, che, sebbene nel 2004 avessero promosso un’apertura nei confronti della Libia, sull’Africa aveva in realtà altri piani. Per il Raiss fu un brusco risveglio.

Gli affari dell’Occidente con la Libia e le fregature date a Gheddafi.

“Fare affari con la Libia era legale anche per società americane dal 2004, dopo che Gheddafi aveva rinunciato al terrorismo e alle sue aspirazioni nucleari e Bush aveva cancellato le sanzioni”. Banche, petrolifere e ditte di costruzioni ci si erano buttate a capofitto.

Così il New York Times in un’inchiesta del 2011. Che raccontava come la creazione dell’Autorità Libica per gli Investimenti avesse gasato le banche occidentali. Attratte dall’opportunità di mettere le mani sui 40 miliardi di $ del Fondo Sovrano. Cresciuti poi rapidamente, tanto da diventare 64 miliardi lo scorso settembre, secondo recenti documenti (Siala si parla di di 70 miliardi$). Blair sorrideva in foto col Raiss, Saif al-Islam Gheddafi, il secondo e il più british dei figli, PhD all’LSE, era di casa a Londra, amico di lord Mandelson e di un Rothschild (non è un caso forse che a rilanciare Saif sia stato qualche mese fa Foreign Affairs, la rivista del CFR, vedi Underblog ).

La britannica Hsbc era diventata il partner bancario occidentale maggiore del regime di Gheddafi, dal quale aveva ricevuto 1,4 miliardi $. Goldman Sachs a settembre 2011 aveva ancora $45 milioni, JPMorgan Chase $173milioni. Ma anche la francese Société Génerale e altre banche europee avevano aiutato il regime a gestire i proventi del petrolio. Al 22° piano del grattacielo più alto di Tripoli, sede dell’Autorità, c’era un gran via vai.
Ma questi investimenti ai libici hanno fruttato ben poco. Ritorni bassissimi o nulli, mentre le commissioni sono rimaste alte, documenta l’inchiesta del NYT citata.

Per non dire della fregatura subita quando – vedi il Wall Street Journal online – l’Autorità per gli Investimenti affidò a Goldman Sachs 1,3 miliardi $ del fondo sovrano. La banca li investì in un paniere di valute e azioni di sei società: tre banche, l’americana Citigroup, l’italiana Unicredit e la spagnola Santander, più la società tedesca Allianz, l’Eléctricité de France e l’italiana Eni. Era la prima metà del 2008, con la crisi i capitali freschi facevano gola assai. Un anno dopo, il crack Lehman ancora fresco, Goldman Sachs comunicò ai libici che, causa crisi, l’investimento era andato male, e il fondo libico si era ridotto a 25 milioni: aveva perso il 98% del suo valore.

Furiosi, forse con qualche ragione, i libici piombano a Londra, finiscono per non accettare le proposte di Goldman, minacciano azioni legali internazionali che certo non avrebbero giovato alla reputazione della banca d’affari. In questo caso come per le perdite subite dagli investimenti fatti da varie altre società – l’americana Permal, l’olandese Palladyne, la francese Paribas, la britannica HSBC, il Credit Suisse, ecc. ( vedi dettagli qui).

“Finché le sanzioni e l’intervento militare non hanno risolto il problema, congelando i fondi.
Hsbc e altre banche di investimento sono già sbarcate a Bengasi per creare una nuova Central Bank of Libya che permetterà loro di gestire i fondi libici quando saranno scongelati e i nuovi ricavi dell’export petrolifero, già ripreso”, raccontava Siala.

E poi….

Come si sa le cose in Libia si sono poi complicate. Fino ad arrivare ai due governi con rispettivi sponsor e agli accordi odierni, che dovranno essere approvati dalle rispettive assemblee. Risolutivi? Vedremo.

Quel che è andato avanti è il piano di Africom – il comando centrale americano per l’Africa creato da George W. Bush. Progetti che coinvolgono anche UK e soprattutto la Francia e vanno ben oltre la Libia per realizzare i quali tuttavia il regime del Raiss era un ostacolo. Vedi qui Underblog feb 2015 sulla scia del Guardian, vedi qui dove si dice che forze Usa stazionano già in 35 paesi, e qui un post ben più analitico di William Engdahl, giornalista americano controcorrente specialista in questioni geopolitiche.

Fonte: www.lastampa.it

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15.12.2015

Pubblicato da Davide

  • Hamelin

    Tutti gli uomini di buon cuore e di intelletto sanno benissimo che la NATO è un organizzazione criminale colpevole di numerosi genocidi e di crimini contro l’umanità .

    Se non verrà smantellata questa organizzazione nuove guerre e nuove sofferenze si prospettano per l’intera umanità negli anni a venire .

  • Servus

    Strano, un articolo così su La Stampa ! Forse gli Agnelli vogliono buttarsi a rapinare la Libia anche loro.

  • adestil

    purtroppo le persone di buon cuore ed intelletto non ci sono e quindi con l’1%
    della popolazione che forse sa queste cose,non serve ad un cambiamento..
    anche perchè magari poi quell’1% che lo sa preferisce non far nulla..
    per non pagarne le conseguenze..
    sia esso un cittadino,un politico,un giornalista..
    magari è troppo impegnato a difendersi dalla grinfie delle banche dove ha incautamente messo i proprii risparmi per pensare alla geopolitica..

    altri sono distratti dal calcio ,altri sono costretti a fare turni di 16ore per campare la famiglia..magari hanno fatto un figlio di troppo che non possono permettersi..
    ma si la chiesa dice di fare figli…cosi’ dopo diventi schiavo…
    e i soldi lo stato e la chiesa li danno agli immigrati ed ai figli degli immigrati..
    in modo che alla lunga sono gli unici che potranno permettersi una famiglia..
    e si sa le donne sono pratiche,anche quelle italiane,se non hai lavoro per mantenere la famiglia,ti scartano ,preferiscono anche un immigrato…

    sulla Libia,la russia al solito col suo gioco di scacchi ,fece un errore madornale
    infatti si arroccò in siria come ultima frontiera credendo di nuovo al gioco pokeristico del bluff americano..
    che gli fecero credere che si sarebbero accontentati della Libia e lasciato la Siria..
    poi invece in siria ci hanno mandato i proprii alleati e hanno creato ISIS…
    ed ora la russia rischia di finire in un pantano e con le sue scelte da scacchisti falliti e perdenti  messa alle strette regirà contro un superiorità di nemici
    con armi atomiche portandoci tutti al fondo…

    ecco la superiorità del voler giocare a scacchi quando l’unico gioco che vale nella guerra,quella calda,non sono gli scacchi ma il poker,il bluff,gli imbrogli,l’asso nella manica..

  • adestil

    tra l’altro Putin(o meglio Medevedev)abbandonarono un proprio alleato storico che era Gheddafi…
    che aveva chiesto oro in cambio di petrolio…
    se Putin era uno scacchista vero quale miglior occasione per portare il petrolio a 400euro…
    infatti i russi essendo tra i più grandi produttori di petrolio e gas potevano continuare a venderlo in cambio di dollari ed euro ..e avrebbe assorbito buona parte del petrolio di gheddafi che sarebbe andato invenduto…

    invece niente,si fa da parte..tra l’altro lascia la base libica in quattro e quattr’otto insieme ai cinesi..
    poi per salvar ela faccia dicono che gli alleati hanno tradito la risoluzione ONU
    perchè si è passati da una no fly zone al bombardamento vero e proprio di tutte le installazioni e poi di fatto a mandare migliaia di mercenari in supporto alle truppe dei ribelli(già mercenari di per se)..

    un errore incredibile..
    pari pari si stava ripetendo in siria ma stavolta non l’ha permesso…

    ma a me viene il dubbio che forse le voci che la banca centrale russa sia cmq in mano ai fondi occidentali(secondo un accordo fatto durante l’occupazione bolscevica che rispondevano ai banchieri sionisti ) non sia campata per aria
    e spiegano certe scelte di Putin..che cmq tendono sempre a non rompere i rapporti con l’FMI che di certo riconosceva come mortale il piano di Gheddafi…

    ovviamente lo era per la finanza occidentale ed USA che si affrettò ad accorrere contro la Libia e pure berlusconi dovette piegarsi su pressioni dirette di Napolitano ed Obama che in cambio gli promisero di non buttarlo da cavallo del governo..
    promessa ovviamente non mantenuta..
    perchè  costoro non sanno giocare a poker e non sanno cosa sia il bluff e non sanno che in guerra come in amore non ci sono regole..

    ridicolo Putin quando parla di coltellata alla schiena di un alleato..
    facendo finta di non considerare che la turchia è alleato militare Nato
    ergo non può essere alleato suo,se non per affari di secondaria importanza..
    in cui ad esempio non può rientrare il turkish stream che infatti è saltato

    ora Putin minaccia la turchia se vola in Siria..
    ma la Turchia non volerà perchè ha già anticipato la mossa di Putin degli S400
    infatti si è portato fuori campo degli s400
    ed ha attraversato con truppe e carrarmati l’iraq..e non servono a  nulla gli strepiti di Al Maliqui all’ONU dove gli USA se servirà farrà valere il diritto di veto..

    e qui si capisce come Putin altro non può fare che difendere quel 10% di territorio dove risiedono gli alawiti di Assad..infatti visto che Al Maliqui aveva chiesto alla Russia di difendere l’Iraq dai turchi,i russi non l’hanno fatto
    perchè gli USA gli hanno detto di no…
    a questo sono serviti gli incontri di kerry e lavrov..

    ma ciò che ha dell’incredibile è che Putin continui a prendere accordi con gli USA
    che gli mettono sanzioni..mentre Putin ha detto ”la turchia ha abbattuto l’aereo russo per far un favore a USA e Nato”
    quindi sempre col solito giro di parole e senza mai andare per dritto
    accusa gli USA e Nato come mandanti
    ma non lo dice..
    se la turchia ha fatto un favore ad USA e Nato significa che i mandanti sono loro..
    ed allora perchè non lo dice?
    Perchè non dice chiaramente che USA ed UE hanno finanziato i ribelli ed ISIS
    in funzione antihezbollah..e quindi antirussa.?
    eppure lo ha detto Joe Biden,Generale Wesley Clarke,Gen Martin Dempsey

    se lo dicono loro perchè Putin,se non ha il coraggio anche citando questi 3,non dice le cose come stanno ma ha sempre bisogni di fare giri di parole?

    perchè i massimi vertici degli USA hanno messo la russia tra gli stati canaglia
    e dicono che è necessario che i russi inizino a tornare dentro buste di plastica..

    mentre i russi non possono dirlo?

    perchè c’è qualcuno che tiene per le palle i russi..
    ed oltre agli oligarchi che sostengono putin impelagati totalmente negli affari con l’occidente e la finanza,è la stessa banca centrale a dipendere dall’occidente..

    questa è la triste realtà
    anche la Cina attualmente è nelle stesse condizioni
    e non appena cerca di liberarsi dal dollaro come moneta riserva ,le navi militati USA
    si affacciano all’orizzonte e violano le acque internazionali…

    il vero coltello dalla parte del manico ce l’hanno le elite occidentali
    e russia e cina sembra come scoiattoli che scappano e si nascondo e non possono affrontare a muso duro le elite occidentali ma si limitano a dire che si difenderanno la seconda o terza o quarta volta che li provocano e gli abbattono prima aerei civili,poi aerei militari e poi abbattono pure l’elicottero che li andava a salvare(uccidendo un altro militare ma di questo non parla nessuno!)

    oppure abbattono 3 aerei della Malesia pieno di cinesi(di cui  2 pieno di cinesi)
    e pure li zitti e mosca..

  • adestil

    è come se un bullo ogni mattina prendesse a schiaffi vostro figlio o voi stessi..
    dopo quanti schiaffi avrete il permesso di rispondere agli schiaffi,ma senza esagerare?
    ecco questo sta facendo la russia(e la cina)

    se per voi questo è segno di grande strategia o di grande forza,perchè hanno gli s400
    a me sa molto di ridicolo..

    doppiamente se si hanno armi e non le si usano..
    invece apprezzo molto Israele che da piccolo stato armato fino ai denti
    non teme nessuno e questo grazie al fatto che chiunque provasse ad attaccarlo sarebbe cancellato con le atomiche che Israele già USA nella forma ridotta di bombe neutroniche(usate in Yemen ad esempio e pare anche un in Siria all’inizio del conflitto molto prima dell’intervento russo)

    puoi avere le armi che vuoi ma se poi non puoi usarle se non contro mercenari
    a che ti servono ed anche li vieni minacciato se ne usi troppe..

    meglio non averle.

  • giannis

    Forse qualcosa sta cambiando infatti PUTIN usa parole sempre piu’ dure, oggi ha sfidato la Turchia a volare sulla Siria se ne ha il coraggio , poi una potenza nucleare con la Russia se umiliata troppo potrebbe decidere di mandare affanculo tutta l umanita’ e lanciare le sue migliaia di armi nucleari

  • ilsanto

    Credo che il concetto sia proprio questo, qualcuno sta veramente pensando che visti gli sviluppi, la soluzione sia di salvare una fetta di umanità, ovviamente la propria, che sia lo 0,1% dei ricchi o gli USA o la RUSSIA o la CINA o l’ISLAM o qualcos’altro che sò la massoneria o gli israeliani ma oramai nessuno crede più che con le attuali dinamiche di crescita demografica, di inquinamento, di esaurimento delle materie prime, di acqua, cibo, con lo strapotere delle multinazionali, con gli infiniti arsenali militari, con la mancanza di etica e di fede si possa andare avanti, ed il problema è solo chi schiaccia il bottone per primo ? si perchè in questo caso il secondo perde.

  • luiginox

    ricordarte il film col dr. stranamore? andava a finire male per tutti perché pochi sapevano dell’esistenza dell "ordigno fine di mondo" che partiva  automaticamente e non si poteva disinnescare.  speriamo bene..

  • flucekk76

    Cosa impedisce a Putin di nazionalizzare la banca centrale?

    Cambiando così il paradigma neoliberale della Bce privata innescando
    una rivoluzione?
    Non ha la forza o la competenza di tagliar fuori i Rotchild?