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LETTERA A QUELLO STRONZO CHE HA VINTO LA LOTTERIA ITALIA

DI STEFANO SGAMBATI

ilfoglio.it

Caro neo-milionario anonimo di Veronella, sappi che ti odio e che rappresenti tutto quello che più detesto al mondo

Ti immagino a poche centinaia di chilometri di distanza con l’aria tronfia di chi s’è sistemato per sempre alla faccia mia, con l’unica consolazione che anche domani mattina, milionario o no, ti sveglierai a Veronella, e comunque ti odio. Come ogni sette di gennaio, io ti odio. Nonostante Veronella, ti odio.

Traccio una linea tra la brioche integrale un po’ triste che sto consumando mentre scrivo, solitario, e piove, e il tuo trionfo di pastarelle offerte agli amici in piazza, al sole, nel pieno di una specie d’estate dell’anima, tu eroe cittadino, a rifiutare interviste, io qui a respirare lo smog, malmostoso e scoglionato come si addice a una specie di enorme lunedì che è anche questo sette di gennaio, e mi viene da chiederti: che cosa farai oggi a Veronella, tu, vincitore del Primo Premio della Lotteria Italia, in questo Comune veneto di nemmeno cinquemila abitanti, di cui uno solo con un culo mostruoso? Avanzerai in famiglia l’ipotesi di una nuova vita o forse attuerai una scelta di basso profilo, per sfuggire agli strali dell’invidia? Sappi che la mia è già in viaggio e spero ti conduca a investimenti finanziari sbagliati, a bolle cinesi, ad acquisti incauti, a incontri allucinatori con assicuratori pedanti e instancabili. Io non ti voglio bene e chi te ne vuole o porta il tuo stesso cognome in una linea parentale di primissimo grado oppure mente; forse perfino Flavio Insinna ti esecra, perché se non altro a lui, per arrivare a certe cifre milionarie, gli tocca di fare il cretino, mettere parrucche inquietanti, unirsi a balletti lascivi con casalinghe di Orgosolo, e questo ogni santo giorno della sua vita; invece tu che hai fatto, caro vincitore del Primo Premio della Lotteria Italia?

Hai premuto il freno al momento giusto – io, giuro, non ci posso pensare – hai messo la freccia, hai scalato marcia e poi hai fermanto la tua auto che oggi, ne sono convinto, già ti sembra obsoleta come mai prima, in qualche desolata area di sosta dell’A1 o nel bar dietro casa, quello con le sedie di plastica fuori e gli ombrelloni griffati “Algida”, con una voglia inspiegabile di Focaccelle del Mulino Bianco, e già che c’eri, magari per fare quadrato col resto in monete, hai comprato il tagliando giusto, proprio quello giusto, numero G050111, semmai pure con aria annoiata, ché quelli come te – è come se ti potessi vedere – pare sempre che ti stanno facendo un favore. E dove l’hai messo? Nel portafoglio? Nel vano porta-oggetti dell’auto? Ci credevi? L’hai fatto davvero pensando che avresti potuto vincere? Hai pensato sul serio che affidare alla sorte il tuo futuro potesse avere senso? L’avevi già fatto? Ti dispiace se mi metto a sperare che tu sia uno di quelli che si è rovinato la vita al videopoker?

Ti odio: ti esalti per Giovanni Allevi o i Negramaro, lo so, e ridi alle battute dei comici toscani; il tuo concetto di cinema d’autore arriva all’ultimo Vanzina. Rimpiangi con nostalgia Pino Daniele anche se non l’hai mai sentito, ti addolori più o meno per tutti i “morti famosi” e lo scrivi su Facebook perché ti piace sentirti parte di qualcosa di “giusto”. Hai detto la tua sulla maggior parte dei fatti di cronaca recente, sei stato Charlie Hebdo e sei stato “Paris”, sul pianerottolo hai uno zerbino con la scritta “Home Sweet Home” e naturalmente a Natale ti è sembrato normale regalare dei coniglietti Thun. Forse leggerai queste righe già avvolto in un accappatoio bianco ospite di un Relais & Chateux in Franciacorta e l’ingenuo pensiero che cinque milioni di euro possano bastare a renderti migliore di me potrebbe attraversarti, ma sappi che ti sbagli, stronzo.

Stefano Sgambati

Fonte: http://www.ilfoglio.it

Link: http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/01/07/lettera-a-quello-stronzo-cha-ha-vinto-la-lotteria-italia___1-v-136768-rubriche_c370.htm

7.01.2016

Pubblicato da Davide

  • Boero

    Di tutte le invidie sociali questa mi sembra quella più stupida e meno condivisibile.

    Perchè non odi quelli che sono già nati con un biglietto della lotteria italia vincente in mano?
    Sono tanti e per gran parte della loro vita non hanno sofferto le pene delle persone comuni,anzi nemmeno se ne rendono conto.
  • spadaccinonero

    bastava scrivere : vorrei essere al tuo posto

    XD
    brutta cosa l’invidia…
  • yago

    Il gioco è per molti una vera tassa sulla povertà. Lo sfortunato che vince si rovina in breve tempo convinto di aver svoltato. Quando il benessere non è frutto di sacrificio dura poco. Se ha figli poi le cose si complicano in quanto la convinzione di avere un futuro roseo fa perdere loro grinta e competitività. A conferma di ciò basta guardare le statistiche dei vincitori, quasi tutti , dopo pochi anni, sono sul lastrico, con famiglie rovinate e profonda solitudine. Non c’è niente di più facile che spendere soldi, il difficile è sudarli. Solo allora si da il giusto valore a ciò che si ha. Nessuna invidia quindi ma solo compassione.

    Non ho mai comprato nessun biglietto per  paura di vincere.

  • Jor-el

    Io invece non l’odio neanche un po’, quel tipo, anzi, sono contento per lui. Libero dal lavoro e dall’ambiente di merda in cui è cresciuto, potrà usare quei soldi per diventare una persona migliore. Perché condannarlo a priori?

  • Firenze137

    Credo sia risaputo che le vincite basate sulla sorte di entità cospicua vanno a soggetti pre-deteminati.

    Accade nel lotto nel superenalotto e vuoi che non accada pure alla lotteria Italia ?

    Non ho le prove dirette ma da quando la "sorte" è passata dal bimbetto bendato al computer, i giochi milionari sono diventati credo un ennesima possibilità di finanziamento di "soggetti" altri.

    Sarà una tesi complottista la mia,  ma se non altro con questa mia convinzione ho il vantaggio che a lorsignori non regalo neppure un euro.  

     

  • Fischio

    Chi critica l’articolo parlando di invidia non ha capito. Il soggetto odiato da Sgambati rappresenta la stragrande maggioranza di quegli italianini che prendono la vita superficialmente, che se ne fregano di come stanno le cose e non muovono un dito per cercare di migliorarle. Il vincitore è il paradigma della passività, di colui che non batte ciglia rispetto al salario da fame, alla distruzione della Sanità, alle guerre e così via. Condivido appieno la nota…
     

  • Saudade

    centro

  • riefelis

    Assolutamente falso. Non è sempre così.

  • riefelis

    Articolo assolutamente privo di senso. Perché CDC gli ha dato tanta evidenza?

  • riefelis

    Il vincitore è semplicemente una persona che ha acquistato un biglietto. Potrebbe essere chiunque. Amche i miei nonni superlavatori che hanno costruito l’Italia acquistavano il biglietto per sfizio. Tutto il discorso di Sgambati cade e diventa. mi dispiace dirlo, anche stupido.

  • borat

    se ci basiamo su una questione di probabilità è più facile vincere alla lotteria che essere sbranati da un leone feroce mentre si ordina un caffè nel bar sottocasa: non me ne voglia il fortunato vincitore ma chi ha dimestichezza con gli eventi improbabili fortunati come vincere una lotteria, potrebbe essere soggetto anche ad eventi sfortunati altrettanto improbabili … si parla in questo caso della regressione verso la media ahai ahai ahai !!

    meglio dunque non giocare per niente
  • bedo

    (micro)lettera a quello "***zo" che scrive ste "*******te": non so quanto ti pagano per il tuo "lavoro", ma comunque è troppo

  • Roma

    articolo scritto da un invidioso con la puzza al naso tipica di certi snob di provincia che improvvisamente hanno qualche sprazzo di visibilità come è accaduto a Sgambati. 

  • east

    La caratterisitca migliore di CDC è sempre stata la pluralità, ha sempre pubblicato e tradotto articoli indipendentemente dallo schieramento politico della fonte purchè dessero spunti di riflessione.
    Mi chiedo però, è proprio necessario vedere in home a cadenza regolare la spazzatura, quasi sempre priva di senso, pubblicata dai piccoli allievi dell’orrido Giuliano Ferrara su CDC? chi è che ritiene interessante, almeno una volta a settimana, propinare ai frequentatori di CDC un pezzo de "Il Foglio"? è possibile conoscerne le motivazioni? e in ultimo gli altri gestori della selezione su CDC cosa ne pensano?
    grazie

  • Hamelin

    Un articolo senza senso .
    Mi piacerebbe insultare il tizio che ha scritto queste sue frustrazioni personali , ma non lo faccio  in quanto con le sue parole si insulta da solo .

  • Ulugbek

    Ma vai a lavorare, parassita.

  • blues_explosion

    in perfetta linea con il direttore del foglio. Volgare e arrogante con un (ex)
    povero. servile e mellifluo con chi i soldi li ha sempre avuti. l’unico
    interrogativo che solleva questo articolo è perché il sito don Chisciotte lo
    abbia pubblicato

  • Truman

    Beh, proprio chiunque no. Ad esempio io non compro mai biglietti della lotteria, né gratta e vinci. E quindi non potrei vincere.

  • RenatoT

    Dubito che la gestione dei montepremi sia pulita.. Non lo è nulla.

    Il tipo invidiato sará il classico prestanome… e poi si sa. I soldi non guadagnati portano alla rovina.
    Provare invidia per 5 milioni vuol dire avere come prioritá della vita il denaro… e se la prioritá è quella… la vita diventa misera, anche con 100 milioni.
  • dar56

    …………………e aggiungo:

    "C’era tutta una categoria di persone che si guadagnava da vivere soltanto con la vendita dei più complicati sistemi di vincita, di pronostici e portafortuna. Winston non aveva le mani in pasta, per quel che riguardava la Lotteria, che era affare del Ministero dell’Abbondanza, ma sapeva comunque (come tutti sapevano, nel Partito) che i premi erano in gran parte del tutto immaginari. solo piccole somme venivano effettivamente pagate, ma i vincitori dei premi maggiori (che erano, sulla carta, addirittura favolosi) erano semplicemente persone inventate, che non esistevano affatto. Dal momento che non era possibile alcuna effettiva comunicazione tra un luogo e l’altro dell’Oceania, questo trucco era di facilissima attuazione."

    Tratto da "1984" (George Orwell, 1949)