Home / ComeDonChisciotte / LAVORI IN CORSO – L'ETICHETTA GRECIA
11871-thumb.jpg

LAVORI IN CORSO – L'ETICHETTA GRECIA

DI JORGE SOTIRIOS
counterpunch.org

‘Crisi’ è una parola greca ma lo è anche “Icona”. Immagine, rappresentazione, segno o simbolo: tutti indicano la stessa cosa. Un’icona imprime un’immagine nella mente individuale e agisce come riferimento per definire una comunità. Nel corso della tempesta finanziaria, quando salvataggi, misure d’austerità, scioperi e tagli alle pensioni erano il pane quotidiano, i pubblicitari hanno iniziato a rivedere il termine “Grecia”. La crisi greca è diventata endemica nel paese e il turismo ha subito il colpo peggiore. Nessuno voleva più andare a visitare un paese in crisi finanziaria. La Croazia sembrava un’alternativa migliore. Un bicchiere di retsina davanti a una taverna con un polipo appeso sull’entrata potrà sempre essere un’icona dell’estate in tutta la Grecia, ma per un numero di turisti sempre più sparuto. Anche i camerieri albanesi delle taverne vogliono andarsene dalla Grecia, dato che non vengono pagati e vivono di mance. Le immagini iconiche del sole e del mare della Grecia sono al capolinea.
Peter Economides era responsabile della gestione mondiale valutata in 2 miliardi di dollari della Coca Cola, e nel 2011 voleva ricalibrare l’immagine della Grecia all’estero.

Frustrato per le immagini negative dello sfacelo economico, per la corruzione istituzionale e le agitazioni nelle piazze, Economides credeva che la Grecia potesse superare la sua crisi con un’operazione di “gestione della propria immagine”. Quello che serviva era un “filone comune di qualità” in cui tutti i Greci si trovassero uniti nei loro valori positivi. Il paese aveva bisogno di riscoprire le sue antiche origini storiche e mostrare il suo volto migliore. Luoghi antichi, affreschi bizantini, kefi ogni sera a Plaka: c’era tanto bel materiale da utilizzare.
Il punto è: su cosa deve concentrarsi la Grecia per ristabilire la sua screditata reputazione? Le fantastiche Isole Greche? Gli abbondanti prodotti della sua terra fertile? L’ospitalità greca? Queste qualità iconiche della vita greca hanno iniziato a sgretolarsi quando nel 2009 George Papandreou ha detto al mondo che le casse erano vuote ed erano sull’orlo della bancarotta. Un po’ di storia ci dirà che le isole non sono solo luoghi di vacanza ma anche posti desolati dove nel 20° secolo venivano imprigionati gli esiliati politici. Il cibo?? L’olio d’oliva, punto di forza del Peloponneso, ha sofferto cattivi raccolti e prezzi in caduta. Le fragole, chiamate “fragole di sangue” fin da quando gli immigrati sfruttati a Manolada venivano sparati dai padroni dei campi quando osavano chiedere il loro salario.

E che dire della nota ospitalità? I greci nelle campagne si chiudono in casa, una cosa mai vista prima del GFC che ha scatenato i campanelli d’allarme nel settore bancario facendo precipitare la Grecia.
Tutto questo avviene quando la Troika (EU, ECB and IMF) sta chiedendo al governo Greco di ridurre, abbattere e contenere i bilanci di lavoro, pensioni, sanità e istruzione, ma anche di cancellare i sogni e gli orizzonti dei giovani. La disoccupazione giovanile sta raggiungendo uno stabile 70% e i suicidi sono in aumento.

Bisogna dirlo, quando i banchieri tedeschi arrivarono ad Atene a Giugno per verificare il calo del gettito fiscale dovuto ai pensionamenti pubblici e l’IVA al 23%, sembrava che il paziente fosse moribondo e fossero lì per l’estrema unzione. Considerando la drammaticità della situazione, quale immagine potrebbero escogitare i pubblicitari per ribaltare l’immagine desolata della Grecia? Come far emergere delle nuove icone greche?

Alcuni personaggi famosi hanno iniziato a parlare di un rinascimento della Grecia. In televisione accademici tedeschi sostenevano che la Grecia era una guida per il futuro, mentre star di Hollywood proclamavano l’amore per il passato antico. Inoltre, venivano lanciati messaggi d’incoraggiamento e incitamento diretti ai giovani traumatizzati. Telco dichiarava che “Insieme ce la possiamo fare” mostrando l’immagine di un gruppo di floridi bambini arrampicati uno sull’altro su una bicicletta. Anche se non ha molto funzionato, la Coca Cola si è mostrata realistica. La sua campagna è stata “credi in un domani migliiore”.

Temo che ci vuole molto più che un “lavoro d’immagine” per ridare vita ad una Grecia in crisi (un termine molto prossimo alla migliore propaganda Orwelliana). Ogni nazione cerca di mostrare al mondo il suo lato migliore, dopo tutto il turismo è questo. Ma ogni nazione degna di questo termine dovrebbe cercare di evitare le etichette, come gli individui evitano le categorie. La Grecia non può essere più costretta in un’unica immagine. Provate ad eliminare o creare un’immagine e ne verranno fuori altre cinque, poiché la Grecia è un’ idra dalle molte teste.

“Tutto ha un’etichetta” afferma Economides, ma dare un’etichetta a una nazione vuol dire mettergli una camicia di forza. COKE è un marchio mondiale perchè non cambia, perché non offende i suoi consumatori e non gli chiede di essere suoi liberi rivenditori. Non è forse questo l’opposto della Grecia, culla della democrazia, del confronto e della libertà?

Nel tentativo di mostrare al mondo il suo volto migliore, nella Grecia del 2013 ci sono due parole che non vanno dimenticate: “Alba Dorata”. Questi neonazisti si stanno infiltrando tra le pieghe della politica, mentre il loro esplicito razzismo e uso della violenza ricevono una tacita approvazione da parte delle forze di polizia. Il progetto di costruzione di una moschea ad Atene si è dimostrato l’ultima provocazione che incendia l’estrema destra.

E’ questo un aspetto fortemente drammatico per la Grecia di oggi e nessun tentativo pubblicitario d’ “imbiancatura” riuscirà mai a ricacciare tutto questo male nel vaso di Pandora.

Prima di tutto soddisfa i veri bisogni, dice un antico proverbio, perché tutto il resto è solo ornamentale. Creiamo uno stato libero dalla corruzione, istituiamo un nuovo e affidabile sistema di tassazione, assicuriamo giustizia a tutti, re-investiamo nel capitale sociale della Grecia ed affermiamo con forza che le persone hanno priorità sulle tabelle di bilancio. Tutte queste cose noiose non sono certo materiale interessante per chiassose campagne pubblicitarie, ma sono fondamentali per ripulire le stalle dalla skata del passato. Ercole, sarebbe molto utile averlo oggi nel 21° secolo, basta che non gli si venga a dire che tutto quello che deve fare è di sorridere alla cinepresa mentre combatte i mostri.

Le immagini mutano e variano a seconda delle circostanze, ma anche a seconda di chi guarda, è questa l’altra faccia della medaglia di un’icona.
Maggiore è il numero di occhi che guardano, leggono, pensano e sognano la Grecia, maggiore sarà l’autenticità di una percezione collettiva, sicuramente più vera di quella creata a Madison Avenue. La Grecia è un cantiere aperto, come il Partenone, tenuto su da impalcature metalliche. La Grecia Antica, fragile e bisognosa di aiuto, è sostenuta dalla Moderna. E’ questa un’immagine che i pubblicitari evitano. Per fortuna, è libera da copyright e la si può vedere facilmente nei turisti attorno a me.

Jorge Sotirios vive ad Atene e si occupa di ricerche. Il suo libro dedicato all’impatto della crisi greca “Graffiti su marmo” sarà pubblicato nel 2014. E’ autore di Giorgio il solitario: sono io! Un’odissea nell’America del Sud) (Edizioni Big Sky). Lo si può raggiungere all’indirizzo jorgedionysios@gmail.com

Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/2013/06/14/brand-greece/
14/16.06.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63 

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    Quale può essere l’utilità di un articolo come questo?

  • Tao

    e del tuo commento ?

  • Aironeblu

    L’utilità del mio commento è semplice da comprendere: un invito a non pubblicare insulsaggini come questa, che con un fiume di parole esprimono il nulla più assoluto, dicendo in sostanza che la Grecia è in crisi. Ce ne eravamo già accorti da un po’, anche senza vivere ad Atene.

    O forse mi sono sfuggiti significati subliminali più profondi?

  • Aironeblu

    È un invito a non pubblicare insulsaggini come questa, che impiegano fiumi di parole per farci sapere, in sostanza, che in Grecia c’è la crisi. Ce ne eravamo già accorti, anche senza vivere ad Atene, grazie.

  • Tao

    E’ una tua opinione.
    Ti invito, allora, a segnalare alla redazione, qualche articolo sulla Grecia da tradurre. Magari più interessante di questo.

  • nigel

    “…Prima di tutto soddisfa i veri bisogni, dice un antico proverbio, perché tutto il resto è solo ornamentale…” Non crede l’Autore che, nelle condizioni in cui e’ la Grecia, una moneta sovrana e la ricusazione del debito sono bisogni essenziali?

  • ericvonmaan

    Hanno avuto ben DUE elezioni per “mandarli tutti a casa”, non l’hanno fatto (come noi d’altronde), da allora per i greci provo si tanta pietà ma un po’ meno empatia. Concordo comunque, un articolo del cazz… pardon, un articolo totalmente inutile.

  • Gariznator

    Non mi pare che il fulcro dell’articolo sia il fatto che in grecia c’è la crisi… Mi sembra piuttosto una riflessione sulla debolezza di tutti (pubblico e privato) nel proporre soluzioni… Infondo è una cosa che accade ovunque: si pretende di scongiurare la crisi con un’azione di maquillage… Questo è quello che ha attirato la mia attenzione in questo articolo. Poi che la sua utilità sia relativa è un altro discorso. Ma sarebbe utile anche da parte tua cercare di capire ciò che leggi, per te e per tutti.

  • nigel

    Sappiamo tutti che è’ in atto il genocidio di un popolo e di una civiltà e comprendiamo tutti che questo genocidio, rispondendo alle logiche spietate e predatorie di un’EU ben diversa da ciò che diceva d’essere, ha una sua logica. Non è’ logico pero’ che, davanti all’annientamento, il popolo greco si dichiari ancora in maggioranza favorevole alla permanenza nell’EU, per paura del peggio. Peggio di cosa?

  • Aironeblu

    Ah, ah, bene, allora, dimmi, tu che utilmente capisci ciò che leggi, ci volevano tutte quelle parole per esprimere una simile banalità di concetto? Oltre al maquillage ci possiamo infilarecanche il blu del Mediterraneo e il bianco delle case, la moussaka e un bicchiere di ouzo, ma l’articolo resta completamente vuoto.

  • Aironeblu

    Infatti, se parliamo di crisi proviamo magari a parlare di crisi… E analizzarne le cause, le implicazioni, le strategie di uscita, invece di divagare sulla retsina e il bouzuki.

  • Truman

    Può darsi che l’articolo non dica niente di sostanzialmente nuovo sulla Grecia. Però invita a riflettere sul disastro greco nello stesso momento in cui i mass media rilanciano l’ennesima legge “SalvaItalia” preparata dal partito unico dell’euro. Chi vuole qualche utilità la trova.

  • Truman

    Vorrei tentare di rispondere a Nigel.
    Il mondo si muove spesso in modi paradossali.
    Dicevano Karl e Friedrich in un testo abbastanza noto “I proletari non hanno nulla da perdere [in una rivoluzione] fuorché le loro catene”.

    Eppure molto spesso le persone si affezionano alle proprie catene e non sanno più farne a meno. Credo a un certo punto diventi una questione di identità. Molte persone trovano la propria identità nell’essere incatenati. Trovano addirittura rassicuranti le catene.

    E questo il potere lo sa.

    Ma non funziona all’infinito.

  • Zret

    Infame l’immagine usata.

  • Gariznator

    Ti, dico, io, che, capisco, ciò, che, leggo. Che usi troppe virgole e a sproposito. Uno scrive come vuole con le parole che vuole e con gli esempi che vuole. A chi legge sta scremare e prendere il concetto. Se poi ti brucia quando ti fanno notare che, presumo nella fretta di commentare, sbagli l’analisi, puoi ovviare a questi inconvenienti riflettendo prima di scrivere. E non prendertela: io scrivo per noia a volte, ma più spesso per tristezza.

  • Aironeblu

    Forse non è chiaro il concetto, e lo ripeto:

    Quale può essere l’utilità di un articolo come questo?

  • Aironeblu

    Quanto alle virgole, pensa, a me piace scrivere in italiano, con tanto di punteggiatura e congiuntivi: se la cosa ti infastidisce posso provare a scriverti nella tua lingua.

  • Aironeblu

    Ma magari!

    Se l’articolo avesse preso in esame anche solo qualche lontana ipotesi sulle cause della crisi greca, allora potrebbe essere così, ma non è parlando di retsina e sirtaki che si creano correlazioni con le leggi Affonda-Italia!

  • Gariznator

    Deu sciu po siguru ca tui in sa limba mia no scisi scriri bellixeddu.

    E comunque mi dai ragione: non ti sei reso conto del fatto che anch’io utilizzo i congiuntivi e le virgole? E di più: anche i due punti! Che lingua pensavi di leggere? Questo mi fa pensare che effettivamente capisci poco di ciò che leggi. E ti dico un’altra cosa: tutto è utile se serve a far funzionare il cervello. E con questo chiudo perchè le tue risposte non sono di quelle utili a far funzionare il cervello, sei solo un po’ spocchioso. Rilassati.