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LA SEGRETARIA DI GOEBBELS, 105 ANNI: VOI, VI SARESTE RIBELLATI ?

Brunhilde Pomsel
DI LANFRANCO CAMINITI

lanfrancocaminiti.com

Ein deutsches Leben è un documentario presentato a Visions du Réel, il festival internazionale del documentario che si è tenuto a Nyon, Svizzera, dal 15 al 23 aprile. Poi, è andato al trentaquattresimo FilmFest di Monaco che si è svolto da 23 giugno al 2 luglio. Dal 7 al 17 luglio è stato al JFF, cioè il Jerusalem Film Festival. E dal 21 luglio al 7 agosto è volato negli Stati uniti, al trentaseiesimo SFFJF, cioè il San Francisco Jewish Film Festival. Insomma, Una vita tedesca ha iniziato subito a girare il mondo. Il documentario, in un bianco e nero fortemente di contrasto, dura un’ora e quarantasette minuti, quello che è stato setacciato da trenta ore di riprese dei quattro autori con Brunhilde Pomsel.

La Pomsel, che oggi ha centocinque anni e l’anno scorso ha perso la vista, è stata dal 1942 fino alla fine della guerra una delle segretarie di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del nazismo. Entrò con lui nel Führerbunker, il complesso “residenziale” fatto costruire da Hitler sotto la Cancelleria del Reich a Berlino, l’ultima ridotta di difesa, e dove nel gennaio del 1945 quasi tutto il “cerchio magico” del nazismo si ritirò. Dove, l’ultima settimana di aprile, Hitler si sposò con Eva Braun e dove, una settimana dopo, entrambi si suicidarono, mentre i russi avevano ormai preso la città. La stessa sorte scelta da Joseph Goebbels e la moglie Magda, dopo aver ucciso i loro sei figli. La Pomsel si consegnò ai russi, fu condannata a cinque anni che scontò in una serie di carceri intorno a Berlino, fu rilasciata e riprese il suo lavoro, di segretaria, stavolta del direttore dei programmi dell’emittente di Stato, fino a quando si ritirò dal lavoro a sessant’anni.

Tutta questa storia non è una gran novità. Nel 2002, al Festival di Berlino, fu presentato il film-documentario L’angolo buio. La segretaria di Hitler, che condensava in novanta minuti una intervista lunga dieci ore alla testimone degli ultimi mille giorni di vita di Hitler, Traudl Junge. La Junge era stata una delle quattro segretarie personali del Führer, assunta nel 1942, e lo aveva seguito nella Tana del Lupo dove si programmò l’aggressione verso est, nella residenza del Bergof e infine nel Führerbunker. Il Primo maggio del 1945 la Junge fuggì dal bunker, provò a nascondersi, fu catturata dagli Alleati, processata e liberata come “collaboratrice giovanile”, insomma un’attenuante. Riprese il suo lavoro come segretaria presso il Bayerischer Landesverein für Heimatpflege e redattrice di riviste scientifiche. Il giorno dopo la prima proiezione del documentario la Junge è morta di cancro. Aveva ripetutamente provato a pubblicare le sue memorie, Fino all’ultima ora. Le memorie della segretaria di Hitler, 1942-1945, che uscirono postume.

Quel racconto sarà una delle fonti principali della sceneggiatura del film La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, uscito nel 2004, con uno straordinario Bruno Ganz, in cui vengono narrati gli ultimi giorni di vita di Hitler, e il suicidio di tutti quelli che sfuggiranno così al processo di Norimberga. Traudl Junge sostenne di non essere mai stata una nazista, non era iscritta al partito, e di non aver avuto sentore del genocidio messo in atto da Hitler, portando fino alla morte il peso del rimorso per non essersene mai resa conto, autodefinendosi sprovveduta e infantile, soprattutto dopo aver scoperto che Sophie Scholl – la giovanissima antifascista non-violenta della “Rosa Bianca”, ghigliottinata dal nazismo a ventidue anni per un volantino distribuito all’Università di Monaco – era una sua coetanea e era stata uccisa proprio quando aveva iniziato a lavorare per il tiranno.

Questa cosa di Sophie Scholl è curiosa perché anche Brunhilde Pomsel ne parla, nel senso che le era stato passato il fascicolo con l’intimazione di non leggerlo, cosa che lei prussianamente fece, per senso dell’obbedienza e del dovere, e per cui si dice serena. Anche la Pomsel, come la Junge, dice di non aver saputo nulla dello sterminio degli ebrei, che, certo, si sapesse dei campi ma di aver creduto che li stessero spedendo da qualche parte fra i Sudeti per ripopolare quelle terre.

Forse sono vere entrambe le storie, della Pomsel e della Junge – assunte nello stesso periodo, entrambe nel Führerbunker negli ultimi giorni del nazismo, e quindi certamente testimoni dello stesso clima, degli stessi episodi, ma anche obbligate a elaborare, come tutti i sopravvissuti alla fine del nazismo, un qualche modo di raccontare la loro storia. E forse no. Forse siamo diventati tutti sospettosi da quando Javier Cercas ci ha raccontato dell’Impostore, l’uomo che alla fine del franchismo riuscì a inventarsi una vita da perseguitato, da condannato ai campi di lavoro tedeschi, e che poi aveva combattuto clandestinamente fino alla morte di Franco, e era stato creduto e premiato e amato e nominato presidente dell’Associazione vittime del franchismo, finché uno storico non ne rivelò le incongruenze e le magagne – lui che non aveva fatto altro che sopravvivere, contaminandosi con il franchismo come tutti gli altri. E la domanda che si è posta Cercas – come è potuto accadere che gli abbiamo creduto? – trovava risposta nel fatto che tutta la Spagna voleva credere che benché tutti sembrassero franchisti in realtà dentro il loro cuore fossero tutti antifranchisti, o sperassero che almeno uno ci fosse.

E allora, davanti al racconto della Pomsel, come già davanti al racconto della Jung, la domanda non è se sia stato davvero possibile vivere a “contatto diretto” – scrivere sotto dettatura discorsi e disposizioni alle “macchine” della propaganda, dell’aggressione militare e dell’olocausto – con chi prese quelle decisioni, senza rendersi conto di quel che stesse accadendo. La Pomsel e la Junge hanno avuto i loro processi e le loro sentenze. La domanda è: vogliamo crederlo possibile?

La domanda non è se sia stato davvero possibile che la Pomsel, come dice di sé, non abbia fatto altro che «battere a macchina nell’ufficio di Goebbels», insomma, come la maggior parte dei tedeschi, non faceva altro che il proprio lavoro.

Una chiamata di correità per l’intero popolo tedesco.

La domanda è ancora un’altra, molto più agghiacciante. E sta in un’altra frase della Pomsel. «Quelli che oggi dicono che si sarebbero rivoltati contro i nazisti – credo che parlino sinceramente, ma credetemi, la maggior parte di loro non lo avrebbe fatto».

Ecco, è questa la domanda. La Pomsel, la sua deutsches Leben, interroga la nostra coscienza, la nostra dirittura morale, il nostro codice etico. «Sapevamo degli ebrei, nessuno ha fatto niente». Noi, cosa avremmo fatto? E ne siamo proprio sicuri?

E se accadesse di nuovo?

Lanfranco Caminiti

Fonte: ttps://lanfrancocaminiti.com

Link: https://lanfrancocaminiti.com/2016/08/18/la-segretaria-di-goebbels-105-anni-voi-vi-sareste-ribellati/

Nicotera, 17 agosto 2016
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 18 agosto 2016.

Pubblicato da Davide

  • IVANOE

    scusa caminiti ! ma sta succedendo di nuovo !
    Le morti dei migranti in mare, i bombardamenti sui civili in medio- oriente e per stringere il cerchio l’olocausto delle pensioni in italia dove la fornero a portato a 70 anni l’età minima per lasciare il lavoro ?
    35.000 bambini che ogni giorno muoiono nel mondo…
    E ti chiedi se accadesse di nuovo ? Sta accadendo caminiti, sveglia esci di casa e guardat intorno…

  • fiurdesoca

    ha ragione ivanoe, stà già succedendo senza bombe e attacchi diretti ma ognuno ci è in mezzo. il peggio deve ancora arrivare…

  • TitusI

    Io ho più dubbi sul fatto che sia successo in germania negi anni 33/45 che non sul fatto che stia succedendo in "occidente" ORA.

    E mi ribello? Di fatto…no. Perché le mie "chiacchiere" (ed anche le mie azioni), come quelle di tutti gli altri come me, che almeno si interrogano, si infuriano, sono disgustati, non solo non bastano, ma di fatto o non servono o forse sono addirittura controproducenti.

    Fanno credere agli altri ancor meno svegli che "qualcuno" alla fine farà "qualcosa", o che il mondo non puù essere lo schifo che diciamo noi, altrimenti "qualcuno" avrebbe già fatto "qualcosa" che diavolo! Guarda i film…leggi la "storia" i buoni ci sono e vincono sempre, hanno sempre vinto, vinceranno sempre.

    Forse dovremmo fare come i ragazzi di TOR e metterci in sciopero, iniziare a dire che il mondo è bello, che i governi lavorano per noi, parlare delle nostre sorti magnifiche e progressive..allora forse qualcuno si dovra fermare a vedere il contrasto fra la sua vità e la realtà che ci raccontano e che racconteremo…allora forse "qualcuno" ci darà del "coglione"
    come sempre, ma questa volta potremo gioirne, sarà un chicco di sabbia dalla parte giusta della clessidra, sarà forse un inizio, forse il primo.

    Il mondo è bello, il progresso curerà ogni male e risolverà ogni problema, ed i problemi sono tanti, ma chi comandanda è impegnato pancia a terra per i nostri bisogni.

    Andiamo avanti con speranza e fiducia. 

  • desibros

    Che fai? Mi dai ragione? Per accelerare al fine la caduta bisogna smettere di opporsi così magari si potrà avere il privilegio di vederla e magari gioire nel vedere tanti occhi finalmente aperti e tante menti finalmente attive per costruire qualcosa di migliore. Sogni.

  • giannis

    Da quando esiste l’ uomo sulla terra e’ sempre successo , anzi migliaia di anni fa era peggio , leggiti la bibbia

  • TitusI

    Ma sai quanto costa la caduta? Sei così certo che noi dopo staremmo li ad osservare? La mia è un’ ipotesi non una tesi, una strategia, magari applicapile a quei tizi che ti devono dare torto per principio…digli "guarda il mondo è bellissimo" li vedrai andar via incazzati come delle ieine, il cervello cortocircuitato, la bava alla bocca.

    Si fa quel che si può, si continua a farlo. Ma alla fine chi ha buon senso sa che le parole no  cambieranno nulla.

  • FBF
    Hitler era sorto facilmente dalla fame e dalla miseria. Conquistò la gente con il pane. Poi parlando di "eterno inganno" li ingannò. La gente non aveva capito, e forse capì solo alla fine, che uno degli scopi dei cosiddetti Nazisti, era di uccidere i migliori, i più belli, i più intelligenti in nome di nobili ideali quali l’anticomunismo o l’anticapitalismo. Insomma i tedeschi furono ingannati. 
    Chiunque avrebbe potuto ingannarli e tradirli come bambini, conoscendo il loro comportamento di fedeltà assoluta al capo fino al sacrificio estremo come nei gruppi anabattisti di secoli prima.
    Per cui ribellarsi per un tedesco era impossibile, inconcepibile, poiché è impensabile che il capo possa agire in malafede o tradire.
     
    In altri posti è diverso. Dove non esiste la meritocrazia appena si sente il puzzo di Giuda molti furbi gli corrono appresso e insieme mettono in croce il migliore non prima di averlo spremuto e sfruttato, assumendo così un atteggiamento obliquo ad esigenze di sopravvivenza. Pura zoologia impunita e funzionale. Per cui i "nazisti" sono ancora presenti. Ribellarsi a loro è inconcepibile, poiché tutti sanno che il "capo" è pericoloso perché agisce in malafede e soprattutto tradisce, altrimenti non sarebbe capo. Per cui il gregge bruca sparso e quando il pastore ordina ai cani di radunarlo il gregge si aggrega.
    Se il capo dovesse portare il gregge in un dirupo probabilmente verrebbe buttato giù.
    Per cui in questi paesi senza fede diversi dalla Germania il gioco è più sottile anche se il fine è lo stesso. Uccidere i migliori, i più belli, i più intelligenti. Insomma il bene.
    Mi diceva uno a 150.000 euro l’anno: Chi serve, serve, e chi serve, comanda.
  • MarioG

    Articolo patetico. 

    Chissa’ in cosa la Pomsel e’ degna di tali profonde riflessioni piu’ di una qualsiasi segretaria di Churchill, Roosvelt o Truman…
    Va bene lo ammetto, ho mancato di rispetto alla liturgia del Male Assoluto. Chiedo scusa.
    Forse siamo diventati tutti sospettosi da quando Javier Cercas ci ha raccontato dell’Impostore, l’uomo che alla fine del franchismo riuscì a inventarsi una vita da perseguitato

    Proprio cosi’! Come l’altro perseguitato morto il 2 luglio scorso…

    Comunque, bello speculare su come ci si puo’ ribellare al "tiranno" morto e sepolto. In poltrona e birra alla mano.

    In attesa che "accada di nuovo". E allora si’ che non ci coglieranno impreparati questa volta!
    Eh si’, ma deve accadere proprio nello stesso modo per ribellarsi: le svastiche, il passo dell’oca, il razzismo… 
    oppure bastano solo la xenofobia, l’omofobia e il ‘sessismo’?
  • Tonguessy

    Infatti sta già accadendo. Il problema rimane sempre lo stesso: ce ne stiamo accorgendo oppure no? Ho seguito in passato le dichiarazioni della Junge, e quello che lascia basiti (anche se il dubbio sull’onestà intellettuale della persona rimane) è la sua totale atarassia ai tempi di Hitler. Solo qualche anno dopo la caduta del nazismo ha iniziato a porsi delle domande. Perchè il nazismo (come d’altronde l’attuale postcapitalismo industriale) viaggiava su due binari separati: quello della normalità (comprendente l’amor patrio e via elencando) e quello delle atrocità. Secondo la Junge la normalità aveva preso il sopravvento al punto da rendere difficile la percezione delle atrocità. C’è un bel libro "medici nazisti" che spiega un po’ questi aspetti.
    Purtroppo, come già affermato anche da altri utenti, sta accadendo esattamente lo stesso adesso. Normalità e atrocità stanno convivendo, modellando il nostro inconscio collettivo. E alla fine ci saranno un bel po’ di Junge o Pomsel che si chiederanno come mai ci sia stata una dose così elevata di inazione. Qualcun altro un po’ più sveglio ripeterà che la storia quando si ripete non è più tragedia. è farsa.

  • Primadellesabbie

    "E se accadesse di nuovo?"


    Collaborare attivamente, con le proprie scelte di vita, con i costumi adottati, a strutturare la compagine sociale in base alla capacità di appropriazione e di accumulo di denaro, giustificandola, quasi sempre costruendoci attorno un moralismo, non é abbastanza?