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LA NOSTRA RIVOLUZIONE INVISIBILE

DI CHRIS HEDGES

truthdig.com

“Vi siete mai chiesti come sia possibile che i governi e il capitalismo continuino ad esistere nonostante tutto il male e i problemi che causano nel mondo?” scriveva Alekandr Berkman nel suo saggio “L’Idea è la cosa”. “Se vi siete mai posti la domanda, allora la vostra risposta sarà stata che ciò succede dal momento che le persone supportano queste istituzioni e le supportano perché ne hanno fiducia.”

Berkman aveva ragione. Finché i cittadini hanno fiducia nelle idee che giustificano il capitalismo, le istituzioni private e statali che sono al servizio dei padroni corporativi rimangono inattaccabili.

A seguito, “La rivoluzione impossible” (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli, pauperclass.myblog.it);Nel momento in cui queste idee si sgretolassero, i pilastri rappresentati da queste istituzioni che sostengono la classe dirigente, si sfalderebbero per poi crollare. La battaglia delle idee si sta facendo pian piano strada. E’ una battaglia che lo stato corporativo sta decisamente perdendo e un numero sempre maggiore di Americani se ne rende ormai conto. Sanno che siamo stati spossessati del nostro potere politico e deprivati delle nostre libertà civili, quelle più semplici e a noi care. Adesso viviamo sotto lo sguardo fisso del sistema di sicurezza e di sorveglianza più intrusivo della storia. Metà del paese vive in povertà. La restante metà, se lo stato corporativo non verrà capovolto, si troverà pure in miseria. Queste verità non sono più segrete.

Sembrerebbe che il fermento politico negli USA sia spento, ma non è vero. Da una parte all’altra dello spettro politico, le idee che sostengono lo stato corporativo stanno rapidamente perdendo la loro efficacia. Queste idee emergenti sono comunque soltanto il primo passo di una lunga sequenza. La destra si è ritirata in un fascismo cristiano e una celebrazione della cultura armata. La sinistra cerca di ricompattarsi e ridefinire il proprio status dopo decenni di feroce repressione dello stato nel nome dell’anti-comunismo. La repulsione della popolazione per l’elite dirigente è pressoché universale. Quale idea avrà maggior peso nell’immaginario pubblico?

La rivoluzione di solito scoppia durante eventi che in circostanze normali sarebbero considerati insignificanti o atti d’ingiustizia visti come secondari da parte dello Stato. Ma una volta che viene accesa la miccia, così com’è successo negli USA, basta un attimo per scatenare le fiamme della ribellione popolare. Nessuno e nessun movimento può dar vita alle fiamme. Nessun sa dove e quando questo incendio scoppierà. Nessuno conosce quale sarà la sua estensione. Quel che è certo, è che sta arrivando una rivolta popolare. Il rifiuto da parte dello stato corporativo di dare ascolto perfino alle minime ingiustizie della cittadinanza, insieme al miserabile fallimento nel porre rimedio alla crescente repressione statale, alla disoccupazione cronica e alla sotto occupazione, all’enorme lavoro per il risanamento del debito che sta strozzando più di metà della popolazione americana, nonché alla perdita di speranze e la diffusa disperazione porteranno inevitabilmente delle ripercussioni negative.
“Poiché la rivoluzione è l’evoluzione che raggiunge il suo punto di ebollizione, non si può ‘fare’ una vera rivoluzione così come non si può accelerare la bollitura del tè”, scrisse Berkman. “E’ il fuoco da sotto che lo fa bollire: quanto velocemente arriverà al punto di ebollizione dipende da quanto è forte il fuoco.”

Agli occhi delle elite e dell’establishment, quando scoppia la rivoluzione, essa sembra essere inaspettata e arrivare in modo improvviso. Ciò succede perché il vero lavoro del fermento e della coscienza rivoluzionari non è visibile agli occhi della società di massa, viene notato solo dopo che esso è stato quasi interamente compiuto.

Nel corso della storia quelli che hanno cercato un cambiamento radicale hanno dovuto dapprima screditare le idee che inchiodavano ai piani alti l’elite dominante e costruire idee alternative per la società, le quali spesso erano inserite in un utopico mito rivoluzionario. L’unione di socialismo attuabile come alternativa alla tirannia corporativa – come descritto nel libro “Imagine: Living in a Socialist USA” e sul sito Popular Resistance – è per me di primaria importanza. Quando gran parte della popolazione ha cambiato le sue idee e la visione di una nuova società fiorisce nell’immaginazione popolare, il vecchio regime ha i giorni contati.

Una sommossa priva di idee e di una nuova prospettiva non rappresenta mai una minaccia per l’élite. La rivolta di popolo senza una direzione e un’idea chiara che la sostenga piomba nel nichilismo, nella violenza e nel caos generale. Si consuma. E’ per questo che non sono d’accordo con alcuni punti degli anarchici Black Bloc. Credo nella strategia. Come molti altri anarchici, incluso Berkman, Emma Goldman, Pëtr Kropotkin e Mikhail Bakunin.

Nel momento in cui l’elite dominante sarà pubblicamente sconfitta, sarà già avvenuto un processo di quasi totale perdita di fiducia nelle idee che sostengono la struttura portante di questa classe dominante – nel nostro caso nel capitalismo e nella globalizzazione del mercato libero. E, come scrisse Berkman, per far in modo che la gente se ne renda conto possono volerci anni, “la rivoluzione sociale lenta, tranquilla e pacifica diventa veloce, militante e violenta”. “L’evoluzione diventa rivoluzione”.

Ci muoviamo in questa direzione. Non dico questo perché sono un sostenitore della rivoluzione. Preferirei piccole riforme per l’incremento di una democrazia funzionante. Vorrei un sistema in cui le nostre istituzioni sociali permettano ai cittadini di destituire in modo non violento chi comanda. Vorrei un sistema in cui le istituzioni sono indipendenti e non sotto l’influsso del potere corporativo. Ma purtroppo non viviamo in un tale sistema. La rivolta è rimasta l’unica soluzione. L’elite al comando, una volta che le idee che giustificano la loro esistenza saranno morte, faranno ricorso alla forza bruta. E’ il loro modo per tenersi stretto il potere fino all’ultimo. Se un movimento popolare non violento è in grado di disarmare ideologicamente i burocrati, i civili e la polizia – allora una rivoluzione non violenta è possibile. Ma se lo stato può organizzare violenza effettiva e prolungata contro i dissidenti, si genera una violenza rivoluzionaria reattiva o quello che lo stato chiama: terrorismo. Le rivoluzioni violente di solito danno vita a rivoluzionari spietati come i loro avversari. “Chiunque combatta i mostri dovrebbe fare attenzione che in questo processo non diventi egli stesso un mostro”, scrive Friedrich Nietzsche. “E se guardi a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te”.

Le rivoluzioni violente sono sempre tragiche. Io e molti alti attivisti cerchiamo di mantenere la nonviolenza nelle nostre sommosse. Cerchiamo di risparmiare al paese la ferocia della violenza domestica, sia da parte dello stato che dei suoi oppositori. Non c’è garanzia di riuscita, in particolar modo con lo stato corporativo che controlla un enorme sistema interno di sicurezza e il corpo di polizia militare. Ma dobbiamo provare.

Le corporazioni, libere da ogni legge, i regolamenti governativi e le restrizioni interne stanno rubando più che possono, nel modo più veloce, non lasciando un solo cent. Ai manager delle corporazioni non interessano gli effetti del loro saccheggio. Molti credono che i sistemi in cui stanno saccheggiando crolleranno. Sono stati accecati dall’avidità e dall’arroganza. Credono che la loro ricchezza oscena possa comprargli sicurezza e protezione. Avrebbero dovuto occupare il loro tempo a studiare meno management nella Business School e più storia e natura umana. Si stanno scavando la fossa.

Il nostro cambiamento al totalitarismo corporativo è in aumento come ogni cambio di forme totalitarie. I sistemi totalitari ondeggiano sù e giù, a volte facendo un passo indietro prima di farne due in avanti, erodendo il liberalismo democratico. Questo processo è stato adesso completato. Il “consenso dei cittadini” è una beffa crudele. Barack Obama non può sconfiggere il potere corporativo e prima di lui George W. Bush o Bill Clinton. A differenza dei suoi due predecessori, Bush non si rese conto del processo totalitario favoreggiato dalla presidenza. Dal momento che Clinton e Obama e il loro partito democratico, capiscono i ruoli distruttivi stavano e stanno al gioco, devono essere visti i più cinici e complici della rovina del paese. I politici democratici parlano nella classica lingua della classe liberale del tipo condividendo le sofferenze della gente, ma allo stesso tempo permettono alle corporazioni di privarci della nostra ricchezza e del nostro potere personale. Sono vere e proprie maschere del potere corporativo.

Lo stato corporativo cerca di tenere costante la nostra finta rappresentanza nei processi politici ed economici. Mentre crediamo di partecipare alla vita politica, una menzogna sostenuta attraverso enormi campagne propagandistiche, tramite infiniti e assurdi cicli di elezioni e a uno spettacolo sfarzoso in un teatro politico vuoto, i nostri oligarchi corporativi rimangono comodamente nei loro jet privati, nelle sale del consiglio, nei loro attici e residenze di lusso. Dal momento che il fallimento economico del capitalismo corporativo e della globalizzazione è allo scoperto, l’elite dominante è sempre più nervosa. Sanno benissimo che se muoiono le idee che giustificano il loro potere, sono spacciati. E’ questo il motivo per cui le voci dei dissidenti – così come sommosse spontanee come quella del movimento Occupy Wall Street – sono duramente represse dallo stato corporativo.

“… molte idee, una volta prese per vere, arrivano ad esser viste come sbagliate e cattive”, scrisse Berkman nel suo saggio. “Successe lo stesso con le idee sul diritto divino dei re, della schiavitù e della servitù. Una volta tutto il mondo credeva che queste istituzioni fossero giuste e immutabili. Quando queste superstizioni e false credenze cominciarono a essere combattute da pensatori progrediti, esse vennero screditate e persero la loro presa sulla mente delle persone. Finalmente le istituzioni che rappresentavano queste idee vennero abolite. Gli intellettuali direbbero che sono sopravvissute alla loro utilità e perciò sono morte.

Ma come hanno fatto a sopravvivere alla loro utilità? A chi erano utili e come sono morte? Sappiamo già che erano utili solo alla classe dominante e furono spazzate via tramite sommosse e rivoluzioni popolari.”

Chris Hedges
Fonte: www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/our_invisible_revolution_20131028

28.10.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SIMONE CATANIA

Pubblicato da Davide