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LA FORZA RIVOLUZIONARIA DELLA SPIRITUALITA' NELLA SOCIETA' MATERIALISTA E CONSUMISTA

DI MAURIZIO PALLANTE

mauriziopallante.it

Il denaro può essere considerato il fondamento del sistema dei valori soltanto da persone che hanno smarrito la dimensione spirituale e non riescono a vedere nella vita altra prospettiva dalla soddisfazione delle esigenze materiali, che accomunano gli esseri umani alle altre specie animali, con similitudini sostanziali nella classe dei mammiferi a cui essi appartengono. La spiritualità è una dimensione esistenziale esclusivamente umana, caratterizzata da pulsioni, riflessioni, sentimenti, slanci e desideri razionalmente incomprensibili, che non attengono alla sopravvivenza degli individui e della specie. È la sfera in cui si manifesta l’etica e la facoltà di pensare.

La spiritualità consente agli esseri umani di sviluppare la consapevolezza delle relazioni e delle interdipendenze che li connettono a tutte le altre forme di vita. Questa consapevolezza, che può essere più o meno sostenuta razionalmente, o più o meno istintiva, è il presupposto che può indurre ad agire per evitare che se ne sbrindelli la trama. La spiritualità si manifesta ai livelli più alti nei rapporti fondati sull’amore, un’intimità reciproca, una condivisione di scelte esistenziali così profonda che travalica la razionalità e si realizza col dono incondizionato del proprio tempo e delle proprie capacità alle persone amate. Un dono gratuito, che non prevede restituzioni e può assumere forme diverse senza mutare la sua sostanza. È il rapporto tra genitori e figli, tra amanti, tra persone appartenenti a una stessa comunità religiosa. È la pulsione interiore che induce a dedicare la propria vita ad alleviare le sofferenze di coloro che sono stati colpiti con particolare durezza nella psiche, nel corpo, dalle vicende della vita, da sofferenze causate dalle condizioni di deprivazione affettiva o di miseria materiale in cui sono cresciute. È la motivazione che induce il contadino anziano a piantare alberi di cui non mangerà i frutti, memore di aver mangiato da bambino i frutti di alberi piantati da chi sapeva che non ne avrebbe mangiati. Il dono gratuito e incondizionato del tempo, che sostanzia i legami interpersonali fondati sull’amore, veniva indicato in latino con la parola donum. Oltre che con questo tipo di dono, gli esseri umani possono rafforzare le connessioni che definiscono il loro essere come con-essere, per riprendere una definizione di Alessandro Pertosa (nel libro Dall’economia all’euteleia. Scintille di decrescita e di anarchia, Edizioni per la decrescita felice, Roma 2014), instaurando tra loro rapporti di scambio basati su un dono del tempo che implica la restituzione, non immediata né scadenzata, né quantificata rigorosamente, basata sulla fiducia reciproca. In latino questo tipo di dono veniva definito munus. Sul dono del tempo che implica la restituzione si fondano i rapporti comunitari, ovvero i legami sociali tra nuclei di persone che si conoscono, vivono in uno spazio territoriale delimitato, generalmente un paese, e si scambiano vicendevolmente lavori e servizi senza la mediazione del denaro. Mentre gli scambi mediati dal denaro sono impersonali e implicano una competizione tra i contraenti – chi vende punta a ricavare la somma più alta possibile, mentre chi compra tende a spuntare il prezzo più basso – gli scambi basati sul dono reciproco del tempo implicano la condivisione e la solidarietà. Se uno dei contraenti non rispetta la regola implicita del controdono, rompe il rapporto di fiducia e si autoesclude dai legami comunitari. Benché non siano mai stati codificati formalmente, i rapporti comunitari fondati sul munus, presentano le stesse caratteristiche di solidarietà in tutti i luoghi del mondo e in tutte le epoche storiche. E presentano anche le stesse forme di deviazione, consistenti nella possibilità di utilizzare il dono come strumento di dominio da parte di chi è in grado di fare e fa doni così grandi che non possono essere restituiti da chi li riceve. Tuttavia deviazioni di questo tipo si possono realizzare solo in presenza di grandi diseguaglianze, che costituiscono di per sé un impedimento sostanziale alla realizzazione di rapporti autenticamente comunitari. Oltre l’ambito degli scambi interpersonali che avvengono nel quotidiano, in alcune scadenze con una forte connotazione simbolica per la vita delle comunità, il munus assume connotazioni corali, presentandosi sotto la forma di una solidarietà collettiva che coinvolge non solo i rapporti degli esseri umani tra loro, ma anche con i luoghi del mondo in cui vivono e da cui traggono ciò di cui hanno bisogno per vivere. Si pensi ai momenti della vita contadina tradizionale in cui si raccoglievano i frutti del lavoro e dell’attesa di un anno: la mietitura del grano, la trebbiatura e la vendemmia, in cui tutte le famiglie a turno si aiutavano vicendevolmente. Momenti di solidarietà e di festa che sono finiti quando l’economia del dono è stata sostituita dalla mercificazione e i raccolti sono stati effettuati da persone pagate per farlo: contoterzisti, braccianti e giornalieri.

Mentre le relazioni fondate sul munus sono inevitabilmente limitate al momento in cui avvengono, le relazioni fondate sul donum sono in grado di superare i limiti spazio-temporali che connotano la condizione umana e di creare legami tra le generazioni attraverso l’arte. Le opere d’arte, in tutte le loro forme – musica, pittura, scultura, architettura, letteratura – sono lasciti di bellezza e di armonia aggiunte dagli esseri umani alla bellezza e all’armonia originarie del mondo, arricchiti da ogni generazione e tramandati sotto forma di dono inevitabilmente gratuito alle generazioni successive, fino a quando la modernità ha trasformato l’arte da dono in merce, sottoponendola, come tutte le merci, alle regole della pubblicità, del prezzo, del profitto e della deperibilità.

La spiritualità non coincide con la fede, ma ne è il presupposto. La fede è la manifestazione della spiritualità di chi crede in qualcosa che non è dimostrabile razionalmente. «Fede è sustanza di cose sperate / e argomento delle non parventi», ha scritto Dante nel canto XXII del Paradiso, ai versi 64-65. La spiritualità si manifesta anche senza la fede, ma senza spiritualità non c’è fede e la religione diventa un guscio vuoto, privo di vita. Oppure uno strumento di potere utilizzato per dominare e condizionare i comportamenti delle persone più deboli.

Chi mantiene viva la sua spiritualità non può condividere i valori di un sistema economico e produttivo fondato su un antropocentrismo devastante nei confronti degli ambienti, violento nei confronti di tutti gli altri viventi, ingiusto nei confronti dei popoli poveri e delle generazioni future. La spiritualità è la forza più grande che si possa contrapporre alle iniquità generate da questo sistema. Il recupero della spiritualità in una società che tende ad annullarla per concentrare ogni interesse sugli aspetti materiali della vita, è una metanoia, un cambiamento del modo di pensare e del sistema dei valori, una liberazione interiore dai condizionamenti che inducono a credere che il fine dell’economia sia la crescita della produzione di merci e il senso della vita si identifichi col potere d’acquisto e col possesso di cose. Riducendo l’importanza del denaro e valorizzando le relazioni umane fondate sul dono incondizionato che caratterizza i rapporti d’amore e sul dono che implica la reciprocità, la spiritualità smonta i pilastri su cui il modo di produzione industriale ha omologato i pensieri e le aspirazioni degli esseri umani per rendere i loro comportamenti funzionali al raggiungimento dei suoi fini. È una scelta esistenziale che nella vita quotidiana assume la connotazione della disobbedienza civile, perché induce a non lasciarsi irretire dalle sirene del consumismo, ma a dedicare più tempo agli affetti che al lavoro, a leggere un libro, ad ascoltare un brano musicale, a visitare un museo invece di lasciarsi ipnotizzare dagli spettacoli d’intrattenimento. Perché induce a comprare poco senza pensare che si stia rinunciando a qualcosa. Comprare poco è una rinuncia solo per chi crede che il senso della vita sia comprare sempre di più. In realtà è una scelta liberatoria, che affranca dallo stato di insoddisfazione permanente cui si condanna chi ripone le sue aspettative di realizzazione umana nell’acquisto di cose, perché inevitabilmente le economie finalizzate alla crescita immettono in continuazione sui mercati cose nuove per non dare mai tregua al desiderio di acquistarle, consentendo di appagarlo solo nel breve intervallo di tempo necessario a mantenerlo vivo. E quel breve intervallo di tempo in cui il desiderio di acquistare viene appagato provvisoriamente dall’acquisto, non è nemmeno sereno perché, se si crede che il benessere consista nel possesso di cose, non si può evitare che venga corroso dal confronto con chi ne possiede di più. Solo un cambiamento del sistema dei valori consente di capire a quale mortificazione della propria umanità si condanni chi, lasciandosi irretire dalle sirene del consumismo smarrisce la propria spiritualità, a quale vuoto esistenziale sia destinato chi non percependo che il suo essere è costituito dal tessuto delle relazioni che lo connettono agli altri esseri viventi, non conosce più la solidarietà: non è capace a darne e non ne riceve.

Maurizio Pallante

Fonte: http://mauriziopallante.it/

Link: http://mauriziopallante.it/2016/02/01/la-forza-rivoluzionaria-della-spiritualita-nella-societa-materialista-consumista/

3.03.2016

Estratto dal libro: Maurizio Pallante “Destra e sinistra addio”, Lindau, Torino 2016, pagg. 198 – 203

Pubblicato da Davide

  • Coilli

    Eccellente. Purtroppo viviamo in una civiltà che vive per il possesso di oggetti. Gli oggetti sono cose morte. Una civiltà che vive per circondarsi e possedere la morte è destinata a morire. Amen

  • searcher

    È la motivazione che induce il contadino anziano a piantare alberi di cui non mangerà i frutti, memore di aver mangiato da bambino i frutti di alberi piantati da chi sapeva che non ne avrebbe mangiati.


    anche questo e’ un nodo fondamentale della questione,andrebbe infatti recuperato quel rapporto generazionale,dove si tramandavano esperienze e conoscenze,oltre al fatto che senza un passato e senza memoria,non può esistere nemmeno un futuro oltre a  perdere anche e sopratutto la propria identità e ci si trasforma in automi al solo scopo di consumare e distruggere in un eterno presente,senza alcun senso.

  • ProjectCivilization

    Un altro che scrive per ingannare , peccato , perche’ il tema  e’ molto importante . La religione , in realta’ , presuppone la piu’ abbietta mancanza di spiritualita’ . La spiritualita’ parte dalla verita’ . La religione si occupa di sfruttamento .

  • ProjectCivilization

    ma questo avviene comunque con il miscuglio delle razze volute dai massoni globalizzatori . La Storia non e’ piu’ una Responsabilita’ , un Etica .  Il materialismo e’ l’unica opzione .

  • searcher

    Non ho Capito cosa hai voluto dire..in che senso il materialismo e’ l’unica opzione?

    a me invece sembra Che il miscuglio delle razze va proprio in direzione  contraria  distruggendo radici e tradizioni omologando tutto e tutti 
  • yago

    Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza. »I sostenitori di questa visione affermano che l’ordine spontaneo è superiore ad ogni ordine pianificato dall’alto (che non permetta agli individui di fare le proprie scelte su cosa produrre, cosa comprare e vendere a quale prezzo), in quanto è impossibile effettuale il calcolo economico in assenza di un libero mercato e quindi diventa impossibile assegnare razionalmente valori e priorità alla produzione e al consumo. Essi ritengono inoltre che qualsiasi tentativo di implementare la pianificazione centralizzata avrà come conseguenza un maggior disordine, o una diminuzione dell’efficienza nella produzione e distribuzione di beni e servizi. (Mises, Human Action, p. 857; p. 861)

    Sembrano cose logiche ma funzionano solo in mercato veramente libero. Quando invece si riesce a condizionare il consumatore tutto salta ed assistiamo per es al fatto che per acquistare un telefonino da 600 euro ci vogliono 1800 litri di latte ovvero un litro di latte al giorno per 5 anni. il consumismo purtroppo  ha fregato tutti ed il condizionamento mentale a cui siamo sottoposti ci porta a desiderare il superfluo , ma quando si antepongono le cose alle persone si entra nel campo della patologia.

  • Denisio

    Maurizio Pallante:

    "La spiritualità non coincide con la fede, ma ne è il presupposto. La
    fede è la manifestazione della spiritualità di chi crede in qualcosa che
    non è dimostrabile razionalmente. «Fede è sustanza di cose sperate / e
    argomento delle non parventi», ha scritto Dante nel canto XXII del
    Paradiso, ai versi 64-65. La spiritualità si manifesta anche senza la
    fede, ma senza spiritualità non c’è fede e la religione diventa un
    guscio vuoto, privo di vita. Oppure uno strumento di potere utilizzato
    per dominare e condizionare i comportamenti delle persone più deboli."

  • gaia

    Mi associo anch’io alla domanda di searcher, in che senso il materialismo è l’unica soluzione? Grazie.

  • gaia

    "La fede è la manifestazione della spiritualità di chi crede in qualcosa che non è dimostrabile razionalmente." Nemmeno il magnetismo o l’energia elettrica si possono dimostrare razionalmente, quello che si dimostra sono gli effetti, esattamente come per la spiritualità.

  • gaia

    In effetti, come si può rilevare anche in questo sito, la gente è mediamente ammalata.

  • gaia

    A mio modo di vedere l’autore del post più che trattare la spiritualità ha proposto una critica al materialismo.

  • Denisio

    Buongiorno! Direi che la manifestazione della fede, (di qualunque fede) è agli occhi di chi la sa analizzare la dimostrazione del tipo di spiritualità e di processi psichici che una persona coltiva.
    I fenomeni elettrici, quelli magnetici e la loro combinazione sono descritti in maniera prevedibile attraverso le equazioni di Maxwell.

    Non c’è un’analogia completa tra le manifestazioni dello spirito e quelle elettromagnetiche,  forse perchè lo spirito è ad un livello superiore ovvero è una manifestazione di un insieme di fenomeni tra cui anche quelli elettrici e magnetici.

    Cosa volevo dire con questo? booooh!

  • giannis

    ESATTO , ma gia’ solo per inquinamento e la distruzione della natura non abbiamo futuro

  • giannis

    la nostra societa’ e’ l’ incontrario di quello che hai detto , del futuro non se ne frega niente nessuno , forse e’ proprio l’ umano in se che ha perso la gioia di vivere

  • giannis

    ESATTO , BRAVISSIMO , la mentalita’ della chiesa cattolica ha danneggiato-peggiorato-falsificato la vita dei popoli

  • ottavino

    Solo un omosessuale che ce l’ha con le religioni può scrivere una cosa del genere.

  • Gtx1965

    AMEN…!!!

  • searcher

    Secondo me infatti,Certe cose o non vengono proprio piu percepite dalla ormai stragrande maggioranza,oppure completamente stravolte nel loro significato essenziale.

  • gaia

    A lei!

    Dal mio punto di vista i fedeli non capiscono e non sanno nulla di spiritualità, quanto ai fenomeni fisici, posso essere d’accordo che siano grossolani nell’analogia, ma non uso il fioretto quando in campo c’è l’ascia.

    Grazie per la risposta.

  • Holodoc

    Caro ottavino, giannis ha perfettamente ragione.

    La chiesa cattolica ha completamente distorto il messaggio di Cristo mettendosi come intermediario tra l’uomo e Dio.
    Lo ha fatto istituendo i sacramenti di cui ha il monopolio e soggiogando quindi i credenti al suo potere.
    Lo ha fatto mettendo la CARITA’ (amore disinteressato verso gli altri) in secondo piano rispetto alla FEDE (amore interessato verso Dio per ottenere un "posto fisso" in Paradiso).
    Lo ha fatto nascondendo per secoli il Vangelo, perché i suoi soggiogati non capissero cosa Gesù veramente aveva detto.

    La cosa più folle è che c’è chi ancora da retta ai preti e non al Vangelo!

  • ilsanto

    Bellissima riflessione, magari mi sbaglio ma credo che ognuno di noi aspiri a vivere il meglio possibile, il che implica necessariamente il meglio per se stesso, la propria famiglia, la ditta ove lavora, il proprio paese e per l’ecosistema, ovviamente con qualche eccesso qua e la.

    Certo ci sarà chi spinge a esaltare l’individualismo, il consumismo compulsivo, l’amor di patria e chi l’ecologia più spinta ma fondamentalmente desideriamo l’equilibrio.
    Spesso ci si meraviglia di cosa può fare l’amore per la propria donna o per i figli, dell’eroismo di chi ha donato la vita per il suo paese, e dell’abnegazione di quanti operano nel sociale, persino nelle piccole cose come la raccolta differenziata, la rinuncia all’auto per i mezzi pubblici o la pedalata ecologica, diamo la possibilità di conoscere e la gente naturalmente farà la cosa giusta perchè fondamentalmente è spinta alla vita ed al benessere globale, sa bene che in un mondo non inquinato si vive meglio, piu sani e di più, sa bene che se chi ti sta intorno è ricco e felice anche lui statà meglio, per sua natura aiuta chi è in difficoltà, ha una sua dignità ed amor proprio ed un profondo senso della giustizia e della collaborazione. Ma bisogna che non ci siano false informazioni o distorsioni che ci inducano in errore e che invece in tanti si ostinano a propinarci per il proprio tornaconto. Non a caso uno dei pochissimi comandamenti ( non servono migliaia di leggi che invece sono un soppruso ) dice " Non dare falsa testimonianza " e non è riferito solo ai tribunali, ma ha un senso molto più profondo.
    L’evoluzione sa molto bene che le informazioni contenute nel DNA sono vitali e fa di tutto per preservarle ed impedire l’errore che vorrebbe dire la morte dell’individuo, così gli individui superando i propri limiti biologici hanno creato le culture, le religioni, le civiltà alla base delle quali ci sono delle conoscenze o verità condivise. Chi diffonde false informazioni colpisce al cuore la civiltà e quindi la sopravvivenza di tutti, ed infatti ne vediamo i frutti. Il colpo più grosso inutile dirlo è il culto dell’individualismo, della competizione, dell’arrivismo a tutti i costi, passando sopra agli altri senza neanche farsi scrupoli anzi dicendo guarda come sono bravo, come puoi fare una società dove le persone sono pronte ad uccidere dicendo come bambini viziati "questo è MIOOOO", l’idea di proprietà è una aberrazione come fà un pezzo del pianeta ad essere tuo, come fa una medicina ad essere tua, come fà una fabbrica ad essere tua quando ogni singolo mattone, vite, metallo, componente, vernice, malta, sensore, motore, cinghia, puleggia, tubo, filo, ingranaggio etc è il frutto dell’ingegno collettivo. Tu siedi sulle spalle della natura, della civiltà, dei giganti che ti hanno donato il frutto del loro lavoro e tu invece di inginocchiarti di fronte a questo miracolo osi dire che ti appartiene ?
  • ilsanto

    beh criticare il materialismo non è per contro esaltare la spiritualità come valore ?

  • Gibilee

    Indipendentemente dalle su esposte valide considerazioni di carattere spirituale e/o economico, suppongo che la condizione umana non possa sopportare ancora per molto questo sistema: di questo passo siamo /saranno condannati a morire nel nostro pattume. Avremo comunque la soddisfazione in quel momento di concederci l’autoscatto definito con l’orrenda parola ‘selfie’.

  • gaia

    Se uno è il contraltare dell’altra sì, ma non è detto che lo sia.

  • GioCo

    Partiamo da cose un po’ più concrete.
    Se io possiedo un potere sugli altri che "gli altri" non possono esercitare, perché non dovrei esercitarlo? Perché non dovrei usarlo per condizionare, soggiogare, schiacciare quelli che non si piegano alla mia personale volontà quando e se mi capitano a tiro?

    Se questo potere è esercitabile indipendentemente dal luogo, posso esercitarlo dove nessuno che a me interessa preservare per mio mero capriccio può vedere (ad esempio in Africa) e dai frutti di quell’esercizio faccio star bene tanti "Pallante", gli do la possibilità di avere una casa e un terreno e di "pensare" che può farne ciò che vuole. Lo lascio parlare, scrivere, filosofeggiare finché mi pare e mi piace perché quello che dice è gradevole. Un po’ come il giardino curato di fiori che faccio mantenere dal mio giardiniere, mangari esercitando anche io di tanto in tanto il mestiere del giardiniere.

    Un Potere. Un potere al di là del comune senso cognitivo, capace di spegnere una nazione intera in poche ore o di farne sorgere una nuova dove non ce n’era mai stata una.
    Non un potere infinito ma certamente straordinario e umanamente mai raggiunto prima.
    Certamente un potere simile farebbe gola a molti, quindi come proteggerlo? Rendendolo ignoto, facendo in modo che non si riesca nemmeno a immaginare di cosa si tratta.
    La Magia ha spesso nascosto le opere degli imperi in passato ed occupa ancora un posto cruciale nella mente dei semplici: il potere della mistica, che con strani atti, strani gesti, fa del Bagatto Truffatore un Genio della Finanza. Ma la finanza non è quel potere.
    Quel potere è dell’Uomo, per l’Uomo, sull’Uomo.

    Il potere di sapere com’è fatta in profondità la natura umana e quindi, come mantenere l’Uomo in un perenne e irreversibile stato di schiavitù.
    Non la schiavitù degli Antichi, dove un Padrone istruito comprava una semi-bestia ignorante e il Sacerdote decideva del destino di ognuno, distribuendo prebende, in cambio di offerte. Oppure, se si preferisce, doni alla divinità.
    Si, il dono era inteso principalmente alle forze incomprensibili, miseriose. Per riempire la pancia ai Grandi Cesari che da sempre, non hanno mai creduto in quello specifico mistero.
    Perché se per te la "natura umana" non ha misteri, intendendo con questo non la "natura umana" nel suo complesso (che furbata averla così voluta concepire in questo modo e per non sucitare domande) ma quella che serve a renderti Padrone perché sai ridurre gli altri a tuoi Schiavi, ciò che rimane come mistero, non aderisce a ciò che comunemente è inteso come tale.

    Oggi parliamo di materialismo. Ma dov’è questo materialismo? Io non lo vedo e non sono cieco. Vedo il fantasismo cioè la necessità compulsiva di immergersi in ogni possibile attività di sballo non radicata alla necessità pratica, capace di mettere la mente in stato di squilibrio lateralizzato continuo. Che in soldoni significa farsi tante seghe emotive piacevoli. Si chiama "benessere" e serve a sapere che la sofferenza può essere lasciata altrove perchè è inutile.
    Quello che viene chiamato materialismo sappiamo tutti che è solo un mezzo tecnico, a diversi piani e livelli, per farsi seghe emotive. Noi non desideriamo il lavoro per la famiglia, la casa, il cibo e le altre necessità di base, diciamo a noi stessi che lo facciamo per quello. Lo diciamo perché ci piace vestire di scuse sociali il nostro bisogno compulsivo di "droga-benessere". Ma la verità spudorata e che non desideriamo altro che avere abbastanza da spendere per raggiungere un godimento emotivo di qualche tipo, quello che le nostre abitudini ci spingono a ri-sperimentare ogni qual volta che sia possibile e spesso (putroppo) a qualunque costo.
    A costo di sbattersene di chi soffre nei posti lontani ad esempio. Ma anche a costo di fare a pezzi i fragili legami affettivi che costituiscono le basi dei nostro essere Umani.
    A parole siamo tutti leoni e capaci di chissà quali imprese fantastiche, contro chissà quali demoni e cattivoni da fumetto. Quante volte le mie orecchie hanno sentito "se mi inca%%o non ce ne per nessuno". Come se la scorreggia che siamo contasse veramente qualcosa davanti al desiderio che fa deboli, magari davanti alla prospettiva di un telefonino nuovo da far vedere agli amici o alla nuova console videogame o alla TV centomila pollici in cinemascope con cui già pregustiamo di passare ore a vedere partite di calcio indimenticabili.

    L’OGGETTO MATERIALE NON ESISTE. Esiste solo la pulsione che ci vincola a comperarlo, la dimensione immaginata dell’uso prefigurato. Quella ci inchioda alla bara di un futuro senza speranza.
    Un futuro di "benessere" da tossico, così debole, così fragile, che non saprà e non potrà più far altro che dipendere dalle sue compulsioni tecnologicamente installate.
    Proviamo a indovinare da chi?

  • ProjectCivilization

    ?!

  • Affus

    C’ è ancora in giro di questi tempi  chi fa discorsi così pallosi spacciandoli per spirituali ?

  • Denisio

    Concordo per esperienza personale, i fedeli spesso ma non sempre sono dei benpensanti ipocriti che di spiritualità non hanno mai capito nulla. Addirittura un prete un volta mi ha detto che la fede in Dio non è spiritualità, quindi o non sapeva quello che diceva oppure era in cattiva fede, oppure un mix di entrambi. Da quella volta vado in chiese solo per l’estremo saluto a conoscenti e cari.

  • gaia

    Se trovo un portafoglio pieno di carta moneta perché non appropriarmene?

  • gaia

    Evidentemente sì.

  • Affus

    il bello che hanno molto seguito pure ….