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IT'S ALL ABOUT ITALY

DI CLAUDIO MARTINI

il-main-stream.blogspot.it

L’ufficio studi della Jp Morgan, di cui abbiamo già potuto apprezzare le analisi, è convinto che la vittoria di Matteo Renzi renda l’Italia più forte a livello europeo, e più stabile l’Unione nel suo complesso. Cerchiamo di capire perché.

Occorre sottolineare che il PD di Renzi è stato il soggetto politico più votato in Europa, in termini assoluti (11 milioni e centomila suffragi contro i 10 milioni e trecentomila della portaerei di Angela Merkel, la CDU-CSU); in termini percentuali è superato solo dal Fidesz di Viktor Orbàn, dominatore incontrastato dell’Ungheria (51%). Ma Fidesz non è certo quel che si definirebbe una forza europeista; invece il PD di Renzi lo è, entusiasticamente. Questo partito, pur sommando due caratteristiche che in questi anni non hanno certo giovato dal punto di vista elettorale, e cioè l’europeismo e il trovarsi al governo, stravince nelle urne, in assoluta controtendenza rispetto allo scenario europeo.

Preme rammentarlo: le forze politiche “sistemiche”, in primo luogo quelle riconducibili alle famiglie del PSE e del PPE, sono naufragate in molti importanti contesti nazionali. Esse si trovano sotto shock, se non apertamente in rotta, in Grecia, in Francia, nel Regno Unito, in Spagna. E ovunque raccolgono consenso liste, se non anti-euro, perlomeno eurocritiche.

Apparentemente si è trattato di una generale debacle dei partiti socialisti- e il desolante risultato elettorale del PS di Hollande sembra eloquente in tal senso. Eppure, ad un occhio più attento, queste giornate di fine maggio potrebbero rivelarsi una grande vittoria della socialdemocrazia europea e del suo programma politico.
È abbastanza evidente che, in questi mesi, si sia creato un asse tra la socialdemocrazia tedesca e il nuovo PD renziano. Il 27 febbraio di quest’anno, cinque giorni dopo la nomina a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ricevette in visita ufficiale il Presidente del Parlamento Europeo, nonché leader de facto della SPD, Martin Schulz. I due si sarebbero reincontrati il primo marzo, in occasione del Congresso del PSE, celebratosi a Roma. Per quanto possa apparire paradossale, si deve a Renzi, un democristiano, l’ingresso del PD nella compagine dei socialisti europei.
Entrambi i soggetti avevano e hanno una reciproca convenienza a collaborare. Martin Schulz contava molto sul successo elettorale del PD per ottenere un buon risultato del PSE all’Europarlamento; a Renzi serviva un alleato a Berlino per assicurarsi che la Germania avrebbe dato il proprio consenso ad un allentamento dei parametri europei. Tutti e due condividevano il medesimo progetto politico: salvare l’euro e l’Unione Europea mediante un progressivo smantellamento dell’austerità sul piano continentale, e proseguire lungo il percorso dell’accentramento di poteri e competenze presso le istituzioni europee (essenzialmente Commissione e BCE).
E ora hanno vinto.
Lo scenario complessivo è già stato descritto qui, qui e anche qui.
Già nel corso del 2011-2012 il ceto politico-tecnocratico italiano, con Draghi e Monti, riuscì nell’impresa di salvare l’eurozona dalla dissoluzione. Facendo sudare sangue agli italiani, questo ceto riuscì a imporre una propria leadership nello scenario europeo. L’esito delle elezioni del 2013 mandò all’aria molti piani, e per circa un anno l’Italia non ha preso iniziative importanti in ambito UE. Dopo le elezioni europee, considerando che Londra ha già un piede fuori dall’Unione, e Hollande li ha entrambi nell’immondezzaio della storia, il timone europeo torna nelle mani degli italiani, ovviamente col consenso tedesco: c’è già chi parla di nuovo asse Roma-Berlino. Il presidente della BCE già promette una svolta monetaria espansiva e anti-deflazione. Il rilancio dell’Unione e della moneta unica sarà suggellato, e non solo a livello simbolico, dal semestre di presidenza italiano.
Il ceto politico italiano è intimamente convinto di non poter esercitare alcuna influenza, a livello globale, al di fuori del perimetro del progetto europeista. Questa è la grande differenza con gli establishment degli altri paesi dell’Europa Occidentale. Questa convinzione è condivisa dalla maggioranza (sia pur relativa) degli italiani, che hanno votato di conseguenza. Del resto le idee dominanti sono quelle della classe dominante. (C.M.)
Appendice

Il 15 maggio, chiedendoci perché, secondo alcuni sondaggi, il consenso degli italiani alla UE fosse crollato, scrivevamo:

è molto probabile il disgusto per la classe politica, che in Italia ha raggiunto picchi inusitati, abbia trascinato con sé anche l’atteggiamento nei confronti dell’Europa. (…)

Negli altri paesi il discredito per la classe politica non ha ancora superato i livelli di guardia: il sistema ancora “tiene”. Conseguentemente, “tengono”, presso l’opinione pubblica, tutte le componenti del blocco dominante, istituzioni europee incluse.

Va da sé che si tratta di mere ipotesi. Tuttavia, se si dimostrassero veritiere, lo scenario che si aprirebbe davanti a noi sarebbe molto interessante; vorrebbe dire che, attualmente, il vero punto debole dell’Unione Europea è il ceto politico italiano, che esso è l’unica autentica falla che sembra essersi aperta in quella che altrimenti appare come una fortissima corazzata.
Le ipotesi sono formulate per l’eventualità che vengano smentite dai fatti. I fatti ci dicono che la corazzata europea trova in Italia il proprio bacino di carenaggio.
Tuttavia, ritengo che l’analisi appena richiamata avesse un suo fondo di ragionevolezza: in nessun paese europeo il ceto politico nel suo complesso soffre di una particolare condizione di debolezza che invece registriamo in Italia, ossia la dipendenza strutturale di quel ceto dalle sorti di una sola persona: Matteo Renzi. Se Renzi fosse risultato sconfitto alle urne il ceto politico sarebbe rimasto decapitato, diffondendo il caos nelle file della classe politica, minando alle fondamenta il complesso dell’euro. Fino a poche ore fa era aperta, in Italia, una finestra d’opportunità per sbarazzarsi del ceto politico; ora questa finestra si è bruscamente chiusa.
L’Europa si trovava dunque ad un bivio, il 25 maggio: in Italia avrebbe trovato il proprio rilancio o la propria crisi. Sappiamo come è andata.
Claudio Martini
27.05.2014

Pubblicato da Davide

  • The_Essay

    A mio modesto avviso è molto interessante il tentativo di  analisi della attuale situazione Italiana correlato allo scacchiere europeo espresso in tale articolo.
    Però:
    1)alcune considerazioni in appendice.. “è molto probabile il disgusto per la classe politica…",
    2)il non tener conto dell’esercito di astenuti e 3)alcune contraddizioni  che si possono riscontrare in vari contesti Italiani,
    mi inducono a porvi alcuni quesiti:
    1)Perché  e nel piccolo ( cerchia di amici o l’amico dell’amico) e sui mezzi di informazione (non ultimo Ballarò di qualche sera fa)
    esponenti più o meno importanti, fino a dirigenti vari  del PD hanno  affermato:
    ” tale risultato del 40% non  se  lo aspettava nessuno”?
    2)Non è di dominio comune che i vari partiti commissionano e posseggono sondaggi
    che quasi sempre in occasione di elezioni varie (politiche, europee) non divulgano?
    Ebbene se la prassi è questa, da dove deriva questa loro incredulità
    e soprattutto  perché si danno pizzicotti per capire se siano svegli o meno?
    3)Non è strano il risultato dei pentastellati (in altro post ho affermato  che non faccio da avvocato del diavolo per nessuno) se ci riferiamo a:
    a)secondo l’Eurobarometro ufficiale (dato primavera 2013) gli euroscettici sono il 40 % del totale degli intervistati.
    b)Rapporto realizzato per L’Ipsos  per L’ACRI ( associazione delle casse di risparmio italiane, dato di fine 2013)
    addirittura arriverebbe al 74% ( la percentuale degli euroscettici) il che tradotto in termini assoluti,
    avremmo che tre italiani su quattro, in parole povere sarebbero disposti a tornare alla lira!
    c)Secondo il Sondaggio Demos pubblicato a dicembre 2013 (se non vado errato  dal quotidiano  “Repubblica),
     la fiducia nelle istituzioni ,nella fattispecie Unione Europea, da parte dei cittadini italiani in un anno  
    sarebbe  diminuita di a circa l’11%, cioè in un anno si passa dal 43 % al 32% (di fiducia).

    Domande modeste  e tendenziose (Per spiegarci il risultato delle europee e cercare di capire lo status quo)
    1) Cosa è accaduto nella testa degli elettori Italiani?
    a)Miracolo delle  80 euro?
    b)Miracolo della diretta Televisiva, in occasione della visita in Europa della presidente USA
    e della inquadratura in cui era presente Renzi e  il presidente Obama?
    c)La  coperina del TIMES dedicata a Renzi?
    d)La comunicazione  del M5S che non ha raggiunto casalinghe, nonne, operai,che di solito non usano internet
     e vanno a letto prima che inizi Porta a Porta?
    d)La potenza dell’immagine evocata da qualche spin doctor: Grillo come Hitler?
    e)L’aver caricato il voto delle Europee di una valenza politica? E se fosse così, perché lo si è fatto?
    Di solito in matematica non si fanno paragoni tra grandezze omogenee?
    (Politiche con politiche ed Europee con europee).
    Ritengo  che cercare di capire cosa sia veramente accaduto in Italia, potrebbe essere la chiave di volta per comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi.

  • GioCo

    Bho, secondo me è tutto un po’ più semplice di queste analisi così dettagliate. Mi viene tra l’altro il sospetto che le analisi per prime diano quel senso al vuoto di senso che di fatto sovrasta la politica EU.
    Gli Italiani non sono scemi è sanno che le politiche EU contano un tubo. A incensare Renzi ci ha pensato questa politica austerica e paranoica, che sempre più italiani dal tacco in su percepiscono mafiosa in senso stretto: se la bella faccia di turno fa contenta la cupola allora perché non fargli sapere che anche noi siamo contenti? Così almeno si festeggia e per un po’ abbiamo la speranza che facciano casini a rilento (con la pancia piena il mafioso è più compiacente, se poi gliela si riempie d’aria attacchiamo pure i compressori!!). Certo il massacro mediatico concetrato su tre individui è ovviamente stato immaginato da PR bravi che hanno calcolato che nel frame, Renzi sarebbe emerso, con i suoi semplici proclami "sciacquatevi la bocca" rivolti agli altri due: gli bastava non fare il gradasso, non scaldarsi in pubblico, e fare quello che sorride e stringe la mano a tutti (anche quelli che non si "sciacquano la bocca"). Facebook aiuta a creare algoritmi vincenti e fortemente manipolatori, avendo accesso a un analisi campione della spicologia di massa incredibilmente potente. Immagino che Godman e J.P.Morgan siano entusiasti clienti fissi di mezzi così potenti e che Renzi esegua da buon cangnolino i comandi dei suoi superiori.
    In sostanza queste politiche sono drogate e dicono poco in generale. Un asse Renzi-Merkel la vedo male, ma più che altro per la Merkel che si va a cercare alleati così discutibili e deboli, non più utili di una stagione di moda D&G. Renzi sarà fatto a pezzi a tempo utile, è un picciotto tenuto ben saldo per le parti basse, un tovagliolo USA&Jetta che si consuma in fretta, dopo cena, assieme alla carne di porco e agnello (che sarebbero ciò che rimane dei lavoratori e gli industriali del nord italiano).
    l’UE è un entità morta, condannata dalla sua incapacità politica di agire, di conseguena il cadavere euro che oramai puzza, deve essere tolto di mezzo in qualche modo. Ora la gente seria sta solo discutendo di come farlo. Un UE a 2 vie? Mah, oltre a non risolvere niente economicamente, raddoppierebbe i problemi politici. L’UE è già divisa, spaccarla economicamente significa solo fare a pezzi un cadavere per poterlo infilare più comodamente nei sacchi neri. Se non si vuole creare un entità politica seria comune, magari di tipo federativo, ma centrale e comune, tutto il resto sono "bocche sciacquate" alla Renzimaniera. Roba utile a un drogaparti. Tuttavia Hollande e Cameron si trovano davanti alla forte opposizione interna, da quelle parti i ricchi che contano (non super-ricchi ma sopra la classe media) hanno più influenza che da noi ed è più difficile prenderli per i fondelli. Tuttavia i ricchi si comperano, come in Ucraina, per ciò non vedo niente di preoccupante per le elité, a parte Putin e il Gas russo.

  • Franco-Traduttore

    Ieri Renzi ha dichiarato di essere un ammiratore del mondo
    del lavoro tedesco che, tutti sanno, è basato sui mini-jobs (quasi 9 milioni di
    persone a 450 Euro al mese) e sullo sfruttamento pazzesco della manodopera
    dell’est.

    Se non si esce dal sistema Euro, a
    fronte di un paese che deflaziona (attraverso la compressione delle dinamiche
    salariali), cos’altro può fare un altro paese, se non deflazionare anch’esso,
    oppure chiudere baracca?

    Considerando, inoltre, che questa
    soluzione, tutto sommato, a Renzi non dispiace neanche a livello personale [a
    prescindere, come direbbe Totò], Germania o non Germania [intervistato da Il
    Foglio nel Giugno 2012, Renzi così illustrava la sua idea di
    “rinnovamento” del Pd “non è vero che
    l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo. Il liberismo, al
    contrario, è un concetto di sinistra, e le idee degli Zingales, degli Ichino e
    dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro
    partito, ma ne devono essere il cuore”
    ], direi che l’analisi, a prima
    vista, ci sta tutta. L’Europa esce rafforzata dal voto a Renzi.

    Ma ne esce rafforzato il nostro paese
    ed il nostro sistema sociale ed industriale? That is the question. Intendo
    dire, che cosa farà, Renzi o l’Eurozona, per ridurre il differenziale di
    competitività [20 – 25%] fra l’Italia e la Germania?

    Introdurrà i mini-jobs anche in
    Italia? Lo sta già facendo, solo che il salario non può essere come quello
    tedesco [come si potrebbe, altrimenti, recuperare competitività?]. A quali
    livelli dovranno quindi essere posizionati i mini-jobs italiani? A 300 Euro al
    mese? In Grecia, ad esempio, i nuovi contratti si stanno facendo fra i 150 ed i
    300 Euro al mese.

    Oppure … no ai mini-jobs e via libera
    ad una politica espansiva? Ammesso e non concesso che si possa farla [a livello
    italiano e/o europeo], a vantaggio di chi andrà questa espansione dei consumi?
    Non andrà forse a vantaggio di chi è più competitivo [Germania], e a svantaggio
    di chi lo è meno [Italia]? 

    Il rafforzamento dell’Eurozona,
    quindi, è una discussione sul “sesso degli angeli”. Questo voto può rappresentare
    al più una stasi, ma solo momentanea, verso la dissoluzione della moneta unica.
    Renzi o non Renzi. Mi fermo qui, ma ci sarebbe tanto altro da dire.

     

  • Nauseato

    Sostanzialmente condivido.

    Aggiungo, al di là della condivisione precedente, che da un po’ non capito in terra greca e non sono minimamente aggiornato sul costo della vita. Forse 150/300€ al mese pur bassissimi riescono a essere un’entrata degna di tal nome. Qui, in questo paese disgraziato, con 150/300 € al mese, semplicemente, è la fame.
  • lucamartinelli

    assimilare renzi a Orban è il presupposto totalmente sbagliato da cui parte Martini. Orban è premier di un paese sovrano mentre Renzi è un traditore venduto ai poteri forti. In altri tempi sarebbe stato passato per le armi.

  • dana74

    La “controinformazione” italiana vuole smentire che in Germania i salari siano più alti che in Italia, e porta il caso dei Mini-Job. Ma non spiega che i Mini-Job sono lavori part-time, che si possono sommare al reddito minimo garantito, con affitto per la casa, riscaldamento e cure mediche, riduzione per i trasporti. Un caso di autolesionismo, o il bisogno di far tornare per forza i conti di un’interpretazione del tutto sbagliata del “modello europeo”? 

    di Giovanni Perazzoli