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IRAN, ARABIA SAUDITA E IL CENTENARIO DELLA FED

DI VALENTIN KATASONOV
strategic-culture.org

Recentemente si è fatto un gran parlare, sui media, riguardo l’apparente riavvicinamento diplomatico fra gli Stati Uniti e l’Iran, e il simultaneo peggioramento delle relazioni fra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. E si fa sempre più menzione della creazione del 1913, del Federal Reserve System statunitense; Dicembre segnerà il suo centesimo anniversario.

Secondo la mia opinione, la coincidenza fra gli ultimi eventi in Medio Oriente e l’imminente centenario della Federal Reserve, è molto significativa.Senza esaminare l’intera gamma delle cause del nascente disgelo nelle relazioni fra Washington e Tehran, tenterò di spiegare il lato finanziario e monetario di questi eventi. Le relazioni America – Iran dopo la seconda guerra mondiale, erano estremamente strette ed amichevoli. Tuttavia, tutto cambiò. dopo la detronizzazione dello Scià del 1979, che perseguiva una politica filo Americana. Nel corso degli ultimi decenni, le relazioni fra Americani e Iraniani, sono state nel migliore dei casi tese, e spesso apertamente ostili.

Fino a quando ultimamente, Washington ha tentato di riportare Tehran sotto il suo controllo, utilizzando, fra le altre cose, sanzioni economiche e finanziarie. Nell’ultima decade, le sanzioni sono state introdotte con lo scopo dichiarato di opporsi al programma nucleare iraniano, presumibilmente mirato a creare un’arma nucleare.

L’Iran è vissuto in condizioni delle sanzioni economiche americane per molti anni. Di certo, le sanzioni rendono la vita difficile alla Repubblica Islamica, ma questa ha in qualche modo imparato ad adattarsi a queste condizioni.

Un aspetto chiave delle sanzioni unilaterali imposte da Washington, consiste nel bloccare le transazioni in dollari americani dell’Iran con gli altri stati; poiché tutte le grandi transazioni non avvengono in contanti, esse passano attraverso il sistema americano. La reazione di Tehran a questa sanzione, è stata di passare ad usare principalmente l’euro nelle transazioni per le esportazioni del petrolio e altri beni. In risposta, Washington ha dato un’ulteriore giro di vite, facendo pressione sui suoi alleati in Europa.

Per prima cosa, ha richiesto che smettessero di acquistare petrolio iraniano. Secondo, ha richiesto che le banche europee fossero interdette dal gestire transazioni in euro con l’Iran. Gli alleati europei di Washington hanno ceduto in misura significativa alle richieste degli Stati Uniti. La reazione dell’Iran è stata di orientare le sue esportazioni di petrolio su altri paesi, per primi anzitutto India e Cina. E hanno iniziato a condurre transazioni non in dollari o euro, ma in rupie e yuan. Allo stesso tempo, l’Iran ha iniziato a usare l’oro negli scambi con la Turchia ed altri paesi. Hanno anche riesumato un comprovato e vero modo di commerciare che li ha resi capaci di fare a meno del denaro: il baratto. Washington ha
improvvisamente realizzato che imporre delle sanzioni all’Iran, “equivaleva a tagliarsi il naso per sputarsi in faccia” (espressione idiomatica che indica un danno auto inflitto, nel tentativo di nuocere ad un avversario, n.d.t.). Le sanzioni contro l’IRI hanno portato l’Iran e i suoi alleati a smettere di usare il dollaro americano nelle loro transazioni commerciali con l’estero.

Le sanzioni di Washington hanno principalmente favorito il suo avversario geopolitico, la Cina, o la sua moneta, lo yuan, per essere più precisi. Washington voleva risolvere questo nuovo problema attraverso la forza, conducendo una rapida e vittoriosa guerra contro la Siria, per poi fare i conti con l’Iran utilizzando la forza militare. Tuttavia, i piani militari di Washington sono stati spazzati via a settembre di quest’anno (specialmente grazie alla posizione salda e coerente della Russia). Va reso merito a Washington di aver dimostrato grande flessibilità e mobilità in questa situazione; passando dall’aperto confronto con Tehran al riavvicinamento. Ora bisogna sottolineare che tutti i discorsi riguardo il programma nucleare dell’Iran sono in larga misura solo una copertura per i veri scopi di Washington.

I suoi veri scopi si concentrano nel tentativo di controllare efficacemente la regione del Medio Oriente. L’Iran è uno stato chiave in questa regione. Alcuni anni fa, il desiderio di controllare lo spazio politico mediorientale era dettato principalmente da ragioni riguardanti il petrolio e il gas naturale.

Ora, con la “shale revolution”, le preoccupazioni energetiche sono state accantonate, mentre gli interessi finanziari sono venuti in primo piano. Washington sta cercando di preservare lo standard del petrodollaro, che è stato in vigore per quasi quarant’anni. Le fondamenta dello standard del petrodollaro sono da ricondurre proprio là in Medio Oriente, a quando l’Arabia Saudita ed altri
paesi della regione firmarono degli accordi speciali con Washington, negli anni Settanta, secondo i quali avrebbero dovuto vendere idrocarburi esclusivamente in cambio di dollari americani. Oggi, non tutte le nazioni aderiscono a questi accordi, ma Tehran ha iniziato a comportarsi in maniera particolarmente provocatoria, quando ha iniziato a vendere petrolio per yuan, rupie, ed altre monete nazionali a parte il dollaro americano e l’euro; scambiando il petrolio con l’oro e servendosi di contratti di baratto. Quando ha iniziato un dialogo attivo con Tehran, Washington si è scontrata con un’acuta reazione negativa da parte di Riyadh. Vorrei sottolineare alcune possibili conseguenze di questo conflitto.

L’Arabia Saudita potrebbe presto finire nella stessa situazione in cui versava l’Iran in passato: potrebbero essere imposte delle sanzioni contro Riyadh. Si potrebbe anticipare la reazione di Ryiadh in questo caso; proverebbe ad evitare le
transazioni in dollari americani passando ad altre valute. Potrebbe anche usare strumenti consolidati dal tempo, quali l’oro e il baratto. La mossa successiva spetterebbe a Washington, e sarebbe una mossa impetuosa. Washington proverebbe a prendere controllo su Riyadh tramite mezzi militari, costringendola ad aderire all’accordo vecchio di quarant’anni (condurre transazioni esclusivamente in dollari americani).

Gli Stati Uniti sono diventati ostaggio del loro stesso coinvolgimento negli affari del Medio Oriente; nel tentativo di tirare fuori un piede dalla palude (ristabilendo relazioni con l’Iran), hanno visto che l’altro piede si è impantanato (i rapporti con l’Arabia Saudita sono diventati più complicati). E non si sa se gli americani riusciranno a raggiungere lo scopo principale, per il quale hanno iniziato il riavvicinamento con l’Iran, sarebbe a dire, che Tehran torni ad usare il dollaro americano per le sue transazioni
internazionali al posto dello yuan e delle rupie. Cosa che è improbabile.

Tehran si prenderà tempo, ma per nessun motivo tornerà indietro al sistema del dollaro. L’istituzione medio orientale dello standard del petrodollaro, un tempo solida, si sta trasformando in sabbie mobili proprio di fronte ai nostri occhi… Gli eventi in Medio Oriente indicano che il dollaro americano sta agonizzando. Non serve a niente il fatto che tutto ciò sta accadendo alla vigilia del centesimo anniversario dalla creazione del Federal Reserve System.

Se il dollaro crolla, la pressa a stampa della Fed diventerà inutile spazzatura. Niente sarà lasciato della Federal Reserve, a parte la facciata. Non si può escludere che la Fed non sopravvivrà a lungo dopo il suo centenario, e potrebbe essere che la sua disfatta arrivi dal Medio Oriente.

Valentin Katasonov
Fonte: www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/11/15/on-iran-saudi-arabia-and-the-centennial-of-the-federal-reserve.html
15.11.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NICOLETTA FRANCHINI

Pubblicato da Davide

  • aNOnymo

    Prima o poi gli americani cercheranno di ancorare il dollaro a qualcos’altro o di scatenare qualche guerra su larga scala per mantenere il controllo del mondo. L’Iran ha creato “the iranian oil bourse” sull’isola di kish, dove , appunto, scambia petrolio e materie prime utilizzando tutte le valute. L’America ancorando il dollaro al petrolio e’ riuscita a tassare tutto il mondo, porprio come un impero. Se si iniziasse a vendere petrolio in altre valute la moneta americana si deprezzerebbe, ossia, si ridurrebbe il suo valore. Per gli USA sarebbe la fine. Oltre ad una sonstanziale diminuzione di petrodollari, gli Stati Uniti pagherebbero di piu’ le loro importazioni e cio’ causerebbe inevitabilmente un aumento dei prezzi, l’economia si fermerebbe. L’egemonia del dollaro sta finendo anche perche’ sta finendo l’era del petrolio.