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IN GRECIA LA SITUAZIONE E’ PRERIVOLUZIONARIA. A QUANDO IN ITALIA ? (ROCKY IN ATTICA)

DI VALERIO EVANGELISTI
carmillaonline.com

Questo libro è importantissimo. Parla di una possibile rivoluzione in divenire, proprio quando le classi subalterne di un paese – la Grecia, nello specifico – sembrano alle corde e prossime al collasso. Ecco che, come in un film della serie Rocky, si rialzano dal tappeto barcollanti e, lucide malgrado tutto, radunano le forze rimanenti per una riscossa. Le troveranno? Non è detto, ma non è nemmeno detto che soccombano. Devono comunque aspettarsi una violenza smisurata. L’aggressore odia senza freni un nemico che, ferito, non si arrende.

Ciò accade in Grecia, in Portogallo, in Spagna, in Inghilterra e un po’ ovunque, nel continente europeo. Il sistema sempre meno elettivo va preservato, mentre adotta misure capaci di estendere il precariato a fette ogni volta più ampie di lavoratori – operai ma non solo: anche studenti senza avvenire, marginali, intermittenti, disoccupati. Se non seguono la disciplina che vuole la loro frammentazione, fino a trascinarli sul mercato quali soggetti singoli, incapaci di rivendicazioni collettive, esistono le forze dell’ordine incaricate di riportarli nei ranghi a manganellate. Certe dell’impunità in Grecia come in Italia, anche quando feriscono, torturano (vedi da noi Diaz 2001) o persino uccidono (Giuliani, Rasman, Bianzino, Aldrovandi, Mastrogiovanni e decine di altri).

E’ un paradigma inaugurato negli anni Settanta, e che oggi celebra in Grecia il suo trionfo. Ha radici ideologiche. E’ del tutto sterile interrogarsi sul modo migliore per uscire dalla crisi, sull’utilità o meno dell’euro (la moneta più fasulla al mondo). Le scelte stanno a monte, e non riguardano l’economia e basta, ma piuttosto i rapporti di forze tra le classi. L’ideologia corrente, fatta propria dall’Unione Europea attraverso una pletora di accordi, costituzioni, trattati, mira alla pura e semplice scomposizione del proletariato, al fine di massimizzare, a beneficio delle classi egemoni, un profitto eroso dalla caduta del suo saggio.

Le origini di questa weltanschauung stanno nel thatcherismo, nel reaganismo; e prima ancora nel premio Nobel a Milton Friedman, meritevole per avere dato vita a una teoria economica priva di basi solide, e tuttavia efficace per la sua portata ideologica. Subito amplificata nell’ideologia e ulteriormente indebolita nella sostanza scientifica dagli imitatori servili di Friedman, i cosiddetti supply siders (economisti dalla parte dell’offerta). Terreno di prova furono Cile e Polonia. Non è un caso se per tanto tempo abbiamo trovato cileni e polacchi a vendere fazzolettini di carta ai semafori.

Ma cosa parlo a fare? Sono eventi sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere. […] Il dominio incontrastato del capitalismo è pura violenza, anche quando finge di essere il contrario. Lo Stato è, come è noto, “monopolio assoluto della forza”. Giunge il momento in cui ogni livello sopportabile è superato, in cui l’acqua che ribolle esce dalla pentola. Un intellettuale non asservito può prevederlo e, se ha un tantino di coraggio, dirlo ad alta voce. Il “che fare” però spetta alle classi subalterne.

Abbiamo visto, dopo decenni, movimenti anticapitalistici di massa: “indignados”, “occupy”, presenti in vari continenti. Abbiamo visto riemergere dal nulla una sinistra che si credeva perduta, articolata in mille esperienze di base. Basta tutto ciò? No, per niente. I rapporti di forza permangono intatti. Poco importa che ad assediare i palazzi del potere siano decine di migliaia di persone. Non cambia nulla, le decisioni utili all’atto pratico sono prese nelle sedi deputate. Nazionali e sovranazionali. E’ bello e liberatore fare casino in piazza. Seguiranno l’inevitabile stanchezza, le divisioni, la rassegnazione. L’insorgenza tardo-giacobina ai tempi del Direttorio. Ne nacque il socialismo, ma con una gestazione lentissima.

E’ un destino di sconfitta segnato? Penso di no. Io ho potuto seguire abbastanza da vicino solo una rivoluzione, quella del Nicaragua sandinista. Anni Ottanta, dopo un’insurrezione vittoriosa esplosa nel 1979.

Non è certo un esempio da seguire, specie alla luce di ciò che è il Nicaragua oggi. Tuttavia qualche indicazione di massima è ancora possibile trarne.

Marx, ne Le guerre civili in Francia, rimproverò alla Comune di Parigi di non avere nazionalizzato la banca centrale del paese. Invece, un secolo dopo, il Nicaragua lo farà, senza rinunciare per questo a un modello di democrazia rappresentativa (unito ad altri di democrazia diretta). Perché cito il Nicaragua, paese insignificante? Per avere apprezzato i criteri di fondo di un’esperienza socialista di breve durata (appena un decennio) a suo modo unica.

Quali criteri?

Dopo la vittoria della rivoluzione, guidata dal FSLN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale):

– Nazionalizzare i settori strategici: finanza, comunicazioni, trasporti a livello nazionale e locale, assistenza, grande produzione, grande distribuzione, scuola e istruzione pubblica. L’accentramento capitalistico facilita l’operazione, fattibile “con un clic”, o quasi.

– In secondo luogo, creare economia mista e facilitare gestioni cooperative dove la nazionalizzazione non sarebbe stata conveniente, ma la “socializzazione” sì: commercio al dettaglio su larga scala, informazione, cultura, campo agricolo, commercio interno.

– In terzo luogo, libertà “di mercato” a tutto quel che è piccolo e nasce dal basso. Puntare sulle esperienze comunali e territoriali.

Il progetto non fu portato a termine, perché gli Stati Uniti scatenarono contro il Nicaragua sandinista una guerra civile artificiale, da loro finanziata. Una guerra ferocissima, che spossò il paese e ne disastrò il bilancio, fino ad allontanare dal potere i sandinisti, sconfitti in democratiche elezioni. In questi anni di nuovo alla guida, ma cambiati nelle persone e nei presupposti.

Prima della vittoria della rivoluzione:

– Imporre ovunque, dalle fabbriche alle scuole ai campi, organi democratici di gestione e controllo, per qualche verso simili ai soviet, nell’accezione originaria;

– Creare, su questa base, “zone liberate”, autonome e autogestite. In cui è l’assemblea che si fa carico delle principali funzioni statali e gestionali.

– Assumere la padronanza collettiva dei mezzi di produzione.

Post-vittoria, sotto il profilo politico:

– Mantenere il sistema democratico, rendendolo, però, effettivamente democratico. Con elezioni in cui chiunque possa affermarsi a parità di mezzi con i competitori, senza posizioni egemoniche dovute a capitali, controllo delle comunicazioni, capacità di influenzare l’opinione pubblica. Garantire libertà di stampa, però intervenendo quando se ne abusi. Facilitare la cooperazione. Creare organi di decisione dal basso (i Comitati di Difesa Sandinisti). Affiancare all’esercito, modellato sugli anni di guerriglia, milizie territoriali. Smantellare le istituzioni totali, dai manicomi (la cui riforma nicaraguense vide partecipe la figlia di Franco Basaglia) alle carceri, che si provò a trasformare in zone aperte di riabilitazione attraverso il lavoro (non obbligato) del detenuto a favore della società.

Tutto ciò non fu un successo, se non localmente, eppure qualcosa lo insegnò. E’ nel corso della lotta che si forgia la società a venire. Il Nicaragua combattente, nel conquistare terreno, dava forma al Nicaragua pacificato. I CDS esistevano prima della vittoria, le milizie anche. Troviamo linee simili anche in altri quadranti del mondo. L’IRA (parlo della Provisional IRA, non delle imitazioni) seppe trasformare i centri nordirlandesi in cui era impiantata in comunità autogestite. Ne godono tuttora i frutti – sebbene la vittoria vera sia lontana – il partito Sinn Fein e i sindacati.

Potrei portare tantissimi altri esempi. Però l’esempio principe e più attuale è in questo libro: la Grecia. Paese colpito più di ogni altro, in Europa, disprezzato, diffamato, portato a esempio negativo […]. E invece no. Il proletariato greco – lo si vedrà in questo libro prezioso – trova in se stesso la forza di rialzarsi, di farsi centrale anche verso i ceti medi impoveriti, di ricostruire ambiti propri di ricomposizione sociale, di produzione e di vita.

Diceva Lenin che la situazione è prerivoluzionaria quando chi sta in alto non può più comandare come prima, chi sta in basso non obbedisce più come prima e chi sta al centro tende verso il basso.

In Grecia la situazione è prerivoluzionaria. A quando l’Italia?

Valerio Evangelisti
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/2013/05/09/rocky-in-attica/
9.05.2013

[Introduzione al libro di Fulvio Massarelli La forza di piazza Syntagma, ed. Agenzia X, 2013, pp. 122, € 11,00. Ne ho espunto alcune parti relative al quadro politico italiano, attuali quando scrissi il testo, ma ora non più.] 

Pubblicato da Davide

  • roz

    ma dove la vede questo, la situazione prerivoluzionaria in grecia?
    io vedo che più li schiacciano e più si fanno schiacciare.
    come accade sempre.
    è una pia illusione quella per cui più si sta male e più si lotta.

    La storia insegna il contrario casomai: più si sta male e più si cercano scappatoie individuali.

  • Aironeblu

    Speriamo che l’articolo sia di buon auspicio, e che i poteri mondialisti abbiano sopravvalutato i loro strumenti di repressione su popoli che, a volte, quando si tira troppo la corda, prendono coscienza e si incazzano. I nostri fratelli greci dovrebbero essere ormai ben oltre il limite della sopportazione passiva.

  • Aironeblu

    Fino a un certo limite. In Grecia la situazione è ormai oltre i livelli critici, e l’elemento fondamentale che può motivare una rivolta, l’informazione, dovrebbe essere più viva che mai.

  • haward

    Diceva Lenin che la situazione è prerivoluzionaria quando chi sta in alto non può più comandare come prima, chi sta in basso non obbedisce più come prima e chi sta al centro tende verso il basso.

    La Nya Banken di Olof Aschberg, diventata nel 1918 Svensk Ekonomiebolaget e la Warburg Bank di Max, Paul e Felix Warburg, legate rispettivamente al gruppo Morgan-Rockefeller ed alla Kuhn, Loeb and Co. finanziarono il famoso viaggio in treno da Zurigo e le azioni di Lenin e compagni per un valore di circa 40 milioni di marchi oro. Visto che l’autore parla della nazionalizzazione della Banca Centrale del Nicaragua ricordo che l’omologa Sovietica, la Gosbank, fu privatizzata nel 1937.
    Di che cosa stiamo, dunque, parlando? Di quale spirito rivoluzionario e, sopratutto, di quale Sinistra ideale se, in realtà, non è mai esistita al di fuori della propaganda che ha illuso milioni di ingenui! Oppure vogliamo parlare di come si esplicava la repressione di Stato in URSS o nella DDR nei confronti del proletariato?
    Visto che la situazione sta diventando ogni giorno che passa sempre più cupa e drammatica e, purtroppo, soluzioni miracolose per sconfiggere i mostri che stanno divorando l’Europa e il mondo intero al momento non si trovano, almeno liberiamoci, una volta per tutte, di queste illusioni.

  • lucamartinelli

    anch’io penso che l’autore abbia fumato troppo. Anzi secondo me, proponendo un articolo del genere, si rende responsabile delle future conseguenze. Ho già scritto molte volte che fare la rivoluzione non è alla portata di tutti, soprattutto degli italiani, che tengono famiglia. Occorrono armi, uomini, addestramento, logistica e anche intelligence. Il popolo non ha nulla di tutto questo. Mentre il popolo bue, becero e semianalfabeta guarda le partite e tutto quello che di pornografico mentale vomita la Tv, i padroni si sono organizzati bene, con nuovi cani da guardia. Sono appena nati dei cuccioli che si chiamano EUROGENDFOR.

  • haward

    Diceva Lenin che la situazione è prerivoluzionaria quando chi sta in alto non può più comandare come prima, chi sta in basso non obbedisce più come prima e chi sta al centro tende verso il basso.

    Scusate, ho citato l’Autore senza distanziare il mio commento

  • SentieroIndiano

    I Greci non hanno innanzitutto capito quale è il loro principale nemico ovvero l’euro e la mancanza di sovranità monetaria.
    Sarebbe una rivoluzione inutile: poi si terrebbero comunque l’euro.

  • lucamartinelli

    Peggio, amico, peggio. Dopo 2 elezioni i greci si sono riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Un pò come noi che, non contenti dei 2 partiti fotocopia, li abbiamo voluti insieme. sai qual’è il limite della cosiddetta democrazia? troppi imbecilli alle urne. saluti

  • Suntsu

    Sono d’accordo. Non c’è nessun segno di ribellione, anzi…

  • roz

    livelli critici per la popolazione, certo.
    ma quanto a situazione prerivoluzionaria giusto nei sogni dell’estensore dell’articolo.

    d’altro canto, parliamoci chiaro, scendi in piazza con i bastoni e qualche molotov, ti stordiscono di lacrimogeni e se serve ti sparano.
    qualcuno in piazza può portare pure fucili e pistole… e allora ?
    alzare il livello di scontro vuol dire metterli in condizioni di annientarti, un po’ subito e il resto dopo, buttandoti in galera.

    ma quale rivoluzione? le rivoluzioni oggi come oggi non sono possibili.

  • roz

    a conferma di quanto scrivevo sopra:

    DA RISCHIOCALCOLATO DI OGGI

    Speciale Grecia: Una Conferma, NON ci Sarà Violenza Nemmeno con la Disoccupazione al 64%
    9 maggio 2013Di FunnyKing

    Ecco qui, sono arrivati i dati della disoccupazione greca di Febbraio 2013, nuovo record di tutti i tempi:
    • 27,2% il dato generale (+5,1% a/a)
    • 64,2% quella per i giovani sotto i 25 anni (+10,1% a/a)

  • Fernesto

    “40 milioni di marchi oro” per un viaggio in treno ?!? Cazzo c’aveva Lenin sotto il culo ? Poltroncina in oro e diamanti ? Ma poi , questi ebrei che vi terrorizzano , hanno anche finanziato i “bianchi” e gli eserciti di Inghilterra , Francia , USA ecc.. che hanno poi invaso l’URSS dopo l’Ottobre ? Che vi dicono a CasaPound ?

  • haward

    Hanno finanziato e finanziano, ancora, chi vogliono loro, caro amico mio. I 40 milioni, ovviamente, non erano solo per un viaggio di sola andata. Il fatto che le persone che ho citato fossero ebree è un dato di fatto, così come lo erano Marx, Engels, Trotsky, Zinoviev, Sverdlov, Litvinov, Kamenev e tanti altri. Io mi sono limitato a sottolineare come il mito rivoluzionario marxista sia stato abilmente alimentato, in passato, per ingannare milioni di persone. Ma se lo si desidera si può tranquillamente continuare a sognare.
    Io conosco ed apprezzo l’opera e la coerenza di Ezdra Pound. Casa Pound, invece, l’ho solo sentita nominare.

  • Ercole

    La crisi economica del capitalismo ci porterà in uno stato di miseria generalizzata, di disperazione ,e inbarbarimento sociale.Ma in assenza di un partito di classe che cominci a far presa nel proletariato e che si fa portatore della teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario . E’ questa la differenza che contraddistinse i Bolscevichi da tutti gli altri partiti che aderivano alla seconda internazionale( che di fronte alla prima guerra mondiale non si adoperarono per il disfattismo contro le proprie borghesie, ma sposarono la causa riformista è interventista ) e che rese possibile la rivoluzione in Russia :In assenza di queste condizioni la borghesia continuerà a sottometterci, e in ultima analisi ci condurrà ad un nuovo conflitto mondiale per risolvere la SUA crisi.

  • Fernesto

    Marx Trotsky e Lenin ebrei ?!?! Erano straatei ( mai letto “la questione ebraica” di Marx ? ) … Poi si sa che per fascisti e sionisti ( che sono la stessa cosa ) i nipoti di ebrei sono ebrei . Ma sono cazzate razziste . Fatti loro e nulla di male se Marx Trotsky e Lenin fossero stati ebrei ( o cristiani o maomettani o cazzi loro ) ma erano straatei . Mario Draghi è cattolico , Monti e Letta pure , la Merkel e Barroso anche , e probabilmente il banchiere della banchetta all’angolo … Forse che gli investimenti e i prestiti che fanno le banche rientrano nella logica di fare profitti come qualsiasi azienda capitalista ? Forse che non c’entra una minchia la religione ? Forse che voi fascisti avete rotto i coglioni ? Forse..

  • Fernesto

    Finalmente un compagno.. Grande , ciao

  • haward

    Marx si chiamava Moses Kiessel Mordechai Levi, mentre il vero nome di Trotsky era Lev Davidovič Bronštejn. Sei tu che hai tirato fuori la questione religiosa. Io ho solo cercato di spiegare che, se si vuole capire la Storia, è necessario andare oltre le apparenze e le versioni ufficiali di comodo. Vedo che tu, purtroppo, sei una delle tante vittime di questa manipolazione culturale. Avrai tempo per capire.

  • Fernesto

    Ma che c’entra il nome ? Sai quanti Pietro e Paolo, discendenti certo da cristiani , non sono cristiani ? Leggila almeno “la questione ebraica” di Marx … Non credo ci sia nulla di più deprimente della propaganda fascista .. Sarà ebreo anche il miliardario cinese che in questo momento stà facendo incetta di titoli in tutte le borse valori del mondo ? Ma finitela..

  • aNOnymo

    I Greci lo hanno capito. Il problema è la classe dirigente corrotta e accondiscendente! Un pò come in Italia. Anzi esattamente come in Italia!

  • Shivadas

    Caro harward lascia stare non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Nessuno ha intenzione di conoscere la vera storia, chi c’era dietro la ricoluzione sovietica o quella francese o il nostro risorgimento. Chi ha da sempre manovrato nell’ombra e ha deciso la storia potremmo chiamarlo con il nome che più ci piace (sionisti, massoni, illuminati, alta finanza, grandi rentiers, gesuiti, discendeti delle linee di sangue nobiliari – o tutti questi insieme), ma l’analisi resta la stessa. La tragedia è che ora i poteri forti e chi manovra nell’ombra non fa più mistero del suo progetto ma lo porta avanti alla luce del sole. Il gande crimine è arrivato ad un punto di irreversabilità. Infatti fu già scritto e lo condivido che il miglior modo per non essere scoperti e commettere un crimine così grande che la gente non possa credere che sia vero. Saluti