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IL VERO POTERE DEGLI USA

DI ROBERTO NARDELLA
scenarieconomici.it

Gli Stati Uniti d’America sapevano di essere militarmente forti da molto tempo, scoprirono di essere i PIU’ forti in assoluto solo dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Prima della guerra il Dollaro era una valuta forte, dopo la guerra, a causa della guerra stessa, divenne la valuta di riserva mondiale. La divisione del mondo in due blocchi fece si che questo potere diventasse ancora più grande: costruì il suo consenso internazionale con l’appoggio del blocco occidentale che TANTO aveva ricevuto e che MOLTO di più doveva dare: il potere decisionale assoluto sulla parte più industrializzata e ricca del pianeta. Il dollaro divenne la moneta di riferimento indiscussa. Tutte le transazioni internazionali avvenivano in dollari. Avevano vinto: avrebbero tratto enorme vantaggio da questo scenario.Era stata attuata pienamente la citazione del loro secondo presidente: “Ci sono due modi per conquistare una nazione. Una è con le spade. L’altra è con il debito” John Adams (1735-1826).

Il potere del dollaro è questo. Non tutti sanno che una Nazione per comperare merce dall’estero deve prima acquistare la moneta di quello Stato in cui quel tale prodotto viene realizzato. Quando vado a comperare una Toyota pago il giusto prezzo al concessionario italiano e ritiro l’auto. Finisce così? Certo che no! Lo Stato italiano, tramite la camera di commercio estera compera gli Yen necessari per pagare l’auto da me acquistata e pagata, in euro oggi e in Lire sino a prima della moneta unica europea. Lo stesso fanno i giapponesi quando acquistano una Ferrari o un abito di Armani. Questo è ciò che accade miliardi di volte al giorno per le transazioni estere. Tanto più vendi prodotti all’estero o attrai turisti stranieri in Patria e tanto più sarà richiesta la tua moneta: il valore della tua valuta sale. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo del prodotto. Sia che esso sia oro, grano, rame, lana ecc … o moneta. Le merci più richieste al mondo, tra cui spicca il petrolio, vengono contrattate in dollari USA. Ovvero, per una fornitura di petrolio dal Quatar, lo Stato italiano prima deve acquistare dollari USA e poi pagherà il giusto prezzo al Quatar. Il Quatar aumenterà le sue scorte di dollari USA per il controvalore incamerato dalla vendita di quel petrolio e userà quei dollari per comperare ad es. frumento dall’Ukraina o carbone dalla Cina; se i dollari non dovessero bastare sarà costretto anche il Quatar a comperare dollari. Moltiplichiamo questo ragionamento per milioni di transazioni al giorno e scopriamo che il dollaro mantiene il suo valore per questo motivo: Loro stampano carta e gli scambi commerciali nel mondo intero si svolgono in base al valore di quella carta. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo. Questo nonostante i “QE” infiniti che la FED sta operando da diversi anni.

Ma il meglio deve ancora venire. Se un Paese in via di sviluppo o un emergente vuole attrarre investitori e capitali per finanziare una grande opera o un progetto di una certa rilevanza, avrà bisogno di prestiti internazionali. Per far si che i capitali arrivino dovrà emettere obbligazioni in dollari, ergo si indebita con una moneta di cui non può gestire ne il valore, ne la quantità. In pratica si indebita indirettamente con gli Stati Uniti. Per tutto il tempo concernente la durata del debito avranno una sorta di vincolo esterno: è come se avessi adottato una valuta straniera. Un debito in Dollari USA è soggetto alla legislazione anglosassone: sei obbligato a restituire il prestito nella stessa identica moneta che hai ricevuto: ti ho dato dollari e non voglio altro che dollari. Un debito espresso in una valuta straniera è foriero di enormi problemi. Le insolvenze degli Stati si sono generate da questo meccanismo.

Prendiamo il caso argentino. I problemi del loro debito pubblico, i famigerati tango-bond, nascono dal fatto che erano denominati in dollari USA. Quando nel 2002 l’Argentina abbandonò la parità 1-1 con il dollaro, il Peso argentino ebbe una svalutazione tremenda. Il Paese nei 10 anni precedenti aveva accumulato una inflazione pari al 273% e il cambio del peso contro dollaro, pochi mesi dopo l’abbandono della parità, era di 3,7 pesos per ogni dollaro USA. Tutta l’inflazione accumulata in 10 anni si era scaricata sul cambio (1 x 273% = 3,73) in brevissimo tempo. Adesso, se io Argentina ho un bond di 100 milioni di dollari in scadenza, mi occorreranno 370 milioni di pesos per acquistare i dollari occorrenti per onorare il debito. Va da se che diventa un debito impagabile. Questo è accaduto a moltissimi Paesi emergenti ed in via di sviluppo. Quando ciò avviene, in genere, arrivano FMI e banca mondiale che ti finiscono di distruggere. I “cani da guardia” del capitale ad uso e consumo degli USA. Qualcuno li chiama avvoltoi.

In Cina, in India, in Brasile, in Sudafrica, in Turchia e in ogni dove è così: se vuoi attrarre investitori esteri ti devi esporre con il dollaro USA. Dovrai accettare come socio occulto gli USA che ti terranno sotto scacco per tutto il tempo necessario. Così si costruisce il consenso internazionale. Qualcuno lo chiama ricatto. Un Paese indebitato fortemente in dollari USA che vede scendere gli investimenti, il PIL e il valore della propria valuta vedrà parallelamente salire il suo debito estero e non perché ha contratto NUOVO DEBITO ma perché quello precedente gli costa di più. L’India (ma non solo) sta sperimentando l’ennesima volta cosa significa essere indebitati in dollari. La valuta indiana, la Rupia, in tre mesi ha perso il 15% del suo valore, ovvero, TUTTO il debito espresso in dollari USA gli costerà il 15% in più. Anche quello contratto 10 anni prima. Come Stato sei impossibilitato a fare svalutazioni monetarie che ridarebbero ossigeno all’export e al turismo poiché il vantaggio che avresti è effimero: pagheresti molto di più di interesse reale. La sola carta che ti rimane, aspettando che la crisi passi, è di sostenere la tua valuta comprando Rupie con le riserve in valuta pregiata (incamerate con esportazioni e/o turismo) che hai nella tua banca centrale e alzare il tasso di riferimento per continuare ad attrarre investitori. Se la crisi perdura o, ancora peggio, si inasprisce, il default è dietro l’angolo. Da inizio anno ad oggi, le riserve indiane di Dollari USA sono scese del 6%. E’ capitato spesso: Argentina, Brasile, Russia, Malesia, Indonesia, Messico, Korea, Turchia ed altri che sicuramente mi sono sfuggiti, hanno provato sulla loro pelle cosa significa. Svalutazioni pazzesche e ristrutturazioni dei debiti che hanno costretto miliardi di persone a stringere la cinghia, rinunciando spesso anche al minimo indispensabile. Il Pakistan, adesso, è sotto le “amorevoli cure” di FMI e banca mondiale. Indebitarsi in valuta straniera è sempre molto rischioso: basta chiedere a tutti gli italiani o gli inglesi che hanno acceso un mutuo in ECU negli anni ’90 (subendo la svalutazione della Lira e della Sterlina conseguente all’abbandono dello SME) oppure a chi ha contratto un mutuo in Yen a cavallo degli anni ’80 (rivalutazione del 200%).

Se proprio devi indebitarti è propedeutico che tu lo faccia con la valuta della tua Nazione e necessariamente a tasso fisso. Senza se e senza ma. Per gli Stati il ragionamento non cambia. Far arrivare capitali in cerca di buona remunerazione e a basso rischio ha i suoi costi: gli USA, tramite il FMI, garantiscono che tutto vada per il verso giusto. Il socio occulto che fa anche da intermediario le deve dare certe garanzie. Qualcuno le chiama speculazioni. Non ho mai quantificato quanti Stati al mondo sono indebitati con titoli di debito espressi in dollari ma penso che il 75% delle nazioni abbia il suo debito pubblico (ma non solo) espresso in divisa statunitense. Le tante guerre messe in scena dagli USA ed appoggiate dal capitalismo globale mascherate da “esportazione di democrazia” hanno da sempre avuto questo non troppo velato scopo: detenere la supremazia acquisita. Rimettere in riga con la forza quelle nazioni che volevano mettere in discussione in dollaro-centrismo, dopo che qualsiasi altro tentativo era stato vano. Del resto, l’uso della forza non è altro che l’ultimo stadio della diplomazia. Tutto questo sarà sino a quando avranno l’esercito più potente del pianeta. Qualcuno lo chiama potere coercitivo. Ci saranno dei commentatori che diranno che tutto ciò è giusto e normale. Dico loro che sia il FMI che la banca mondiale furono creati per fornire linee di credito a Stati che cercavano di uscire dalla depressione e dalla fame nera e non per diventare lupi travestiti da agnelli a guardia del capitale che da sempre alla ricerca della migliore remunerazione. L’unica soluzione per scongiurare i movimenti migratori dai Paesi poveri verso i Pesi ricchi che sconvolgono il mondo è portare aiuti concreti a casa loro, atti a far si che quei territori si possano sviluppare secondo le loro attitudini e specificità. In questo modo ognuno sarà padrone in casa propria. Non bisogna più fare “elemosine” ai Paesi sottosviluppati. Bisogna che arrivino investimenti che non mirino ai rendimenti finanziari privati ma allo sviluppo interno delle aree depresse nel rispetto della dignità dell’uomo, della salute e del territorio circostante.

Il progetto mondialista non vuole questo. L’attrito derivante da lavoratori sottopagati provenienti dalle aree depresse del pianeta che si scontrano con lavoratori di aree sviluppate e ricche è propedeutico alla REPRESSIONE SALARIALE che è alla base della MINIMIZZAZIONE dei COSTI e alla MASSIMIZZAZIONE dei PROFITTI ad esclusivo vantaggio delle multinazionali industrial-finanziarie apolidi. Questa è la globalizzazione. E ci siamo dentro sino al collo. Tutto ciò potrebbe essere manipolato dai fanatici del “più Euro-pa”. Sino ad ora ho parlato della schiavitù dollaro-centrica a cui siamo assoggettati, però…… Il Giappone è il caso più emblematico che è l’antitesi di questo ragionamento: tutto il suo debito pubblico, pari al 230% del PIL, è espresso quasi esclusivamente in Yen ed è in mano ai giapponesi stessi. Non solo in mano a banche e/o fondi ma è soprattutto nei portafogli di cittadini che credono nella loro Nazione e hanno affidato i loro risparmi allo Stato. Uno Stato che in cambio offre un interesse al di sotto dell’inflazione e che quindi si finanzia in negativo. I giapponesi sono garantiti al 101% e pagano in termine di interesse reale negativo il servizio di “conservatoria & custodia” al governo. Quanto descritto accadeva anche in Italia sino al 1981: gli interessi che lo Stato pagava erano SEMPRE inferiori all’inflazione. Per i Paesi avanzati è diverso.

Ad esempio, di tutto il debito pubblico italiano solo il una piccolissima e trascurabile parte è espresso in dollari USA. La zona euro non è sottoposta a legislazione anglosassone: vige la LEX-MONETAE. L’euro è la moneta che l’Italia ha “liberamente” scelto di adottare e di cui in parte ne è proprietaria. La lettera “S” che compare stampigliata come unica lettera di un codice alfanumerico sulle banconote-euro indica che quel biglietto è di proprietà italiana: lo faceva notare tra il generale stupore dei “qualificatissimi” astanti il prof. Augusto Graziani. Da domani, se solo lo si volesse, l’Italia potrebbe uscire dall’euro e avrebbe GIA’ la sua moneta provvisoria e potrebbe convertire il suo debito pubblico (e NON) in nuove Lire e per fare questo non dovrebbe chiedere il permesso a nessuno. Si consideri che le banconote circolanti (il flottante) non supera il 5% dell’intero circolante; in pratica, il 95% è fatto di “moneta elettronica” e titoli vari che per essere convertiti basterebbe un “tick” di mouse di un oscuro impiegato. Nello stesso modo si può uscire anche dal cappio UE. I partner europei non potrebbero opporsi in alcun modo e le minacce di ritorsioni varrebbero sino ad un certo punto: una Lira troppo svalutata ammazzerebbe l’export tedesco e francese: sarebbero le loro banche centrali le prime a dover NECESSARIAMENTE comprare Lire nel timore che il sistema Italia ritorni TROPPO competitivo. Sosterrebbero pesantemente il corso della Nuova Lira.

Prima legge dell’economia: un’elevata richiesta di un prodotto ne fa alzare il prezzo. Pensate, con una svalutazione del 30%, con quello che ti costa una “classe E” ti porti via una Maserati “quattroporte” e ti rimarrebbe ancora del denaro per farci il pieno e andare a passare il fine settimana a Venezia in dolce compagnia …. Tutti i trattati e gli accordi sono stati ratificati da uomini, indirizzati da scelte politiche ben precise. Qualsiasi scelta può essere ridiscussa, rinegoziata ed eventualmente abrogata: tutto dipende dal TIPO di scelta politica. Che sia ben chiaro a tutti una cosa: non siamo né l’Argentina, né lo Zimbawe e tantomeno l’Eritrea: noi siamo l’Italia e rappresentiamo ancora il gotha dell’industria mondiale. Siamo ancora tra le 10 Nazioni più industrializzate al mondo. Tutto questo, ovviamente, non sarà per sempre. O forse, è già troppo tardi.

Roberto Nardella – Economia5Stelle – ARS Italia
Fonte: http://scenarieconomici.it
Link: http://scenarieconomici.it/il-vero-potere-degli-usa/
2.12.2013

Pubblicato da Davide

  • Bellerofon

    Citazione: “I partner europei non potrebbero opporsi in alcun modo e le minacce di ritorsioni varrebbero sino ad un certo punto: una Lira troppo svalutata ammazzerebbe l’export tedesco e francese: sarebbero le loro banche centrali le prime a dover NECESSARIAMENTE comprare Lire nel timore che il sistema Italia ritorni TROPPO competitivo. Sosterrebbero pesantemente il corso della Nuova Lira.”

    Temo si sbagli: non sosterrebbero affatto la lira, come non si sognarono di farlo nel settembre del 1992 dopo gli attacchi speculativi di Soros. Fra l’altro, infrangendo allegramente i regolamenti dell’allora UME, che prevedevano il sostegno di una moneta qualora questa avesse debordato la banda di oscillazione. Ci fu invece una crisi diplomatica fra Roma e Parigi, a causa della maggiore competitività dell’industria italiana rispetto a quella francese. Indimenticabili le sfuriate epiche fra Chirac e Lamberto Dini: l’uno che accusava l’Italia di concorrenza sleale, l’altro che giustamente rinfacciava una svalutazione “subita dall’Italia” ad opera di forze esterne. Intanto, francesi, tedeschi e anglo-americani avevano già fatto shopping per la penisola, portandosi via a prezzi di saldo fette della nostra industria. Nulla vieta di pensare che accada di nuovo, e di peggio. In caso di uscita dall’euro, “qualcuno” potrebbe vendicarsi favorendo una saldatura d’interessi fra il nord-italia ed il nord-europa, e di fatto smembrando “alla jugoslava” la Penisola.

  • albsorio

    Penso gli USA la vedono nera, la Cina, anche se legata a filo doppio con gli USA dice di non gradire piú i foglietti con scritto “debito USA”, magari vogliono oro senza tungsteno, i BRICS non scherzano e creano una loro banca mondiale 2, Iran vende petrolio non in dollari nella sua borsa indipendente creata con la Russia. —– La risposta USA è quella di gonfiare i muscoli, provocando militarmente… dimostrando solo la loro paura. —– Le risposte ci sono http://www.signoraggio.it/la-russia-militarizza-lartico/

  • gm

    forse nel ’92 francia e germania erano d’accordo con Soros e per questo non intervennero. Faceva comodo a entrambi far prendere un bello spavento (temporaneo) agli italiani in modo che non facessero passi falsi in futuro.
    Oggi, se si uscisse dall’euro, la situazione sarebbe probabilmente diversa e confermerebbe l’ipotesi del pentastellato autore dell’articolo…