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IL MERAVIGLIOSO NUOVO MONDO DI OBAMA, L’ANATRA ZOPPA

DI PEPE ESCOBAR

asiatimes.com

Fresco della sua ultima batosta elettorale (elezioni per il Congresso), servitagli da quella minoranza che negli Stati Uniti si prende ancora la briga di andare a votare, il leader già “più potente del mondo”, ovvero il Presidente americano Barack Obama, questo fine settimana sarà protagonista di un thriller: dovrà essere presente nella stessa stanza in cui si trovano il cinese Xi Jinping, il giapponese Shinzo Abe e – allacciate le cinture di sicurezza! – il russo Vladimir Putin.

Che palle! – deve aver pensato il bomber-in-capo. L’economia globale è in gran parte un disastro. La Cina, anche crescendo di “solo” il 7% l’anno, continua ad erodere la sua aura di “nazione indispensabile”. Il Giappone ha deciso di copiare la Federal Reserve e di dar inizio alla propria versione-kamikaze del Quantitative Easing. Numerosi paesi del sud-est asiatico continuano a dar fuori di testa per alcuni scogli sul Mar Cinese Meridionale.

E da ultimo, ma non per questo meno importante, la nemesi di Obama: il seccante Vlad “Martello” Putin è stato appena incoronato leader più potente del mondo – anche se per le ragioni più stupide (“imprevedibile” capo di uno “stato canaglia”) [1] – mentre lui, l’eccezionale leader di un paese da cui non si può prescindere, insignito oltretutto del Premio Nobel per la Pace, ormai non è altro che una misera anatra zoppa.

La “festicciola”, che si terrà da Lunedì a Martedì, sarà il momento clou del vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si terrà a Pechino. In realtà un po’ al di fuori di Pechino, e quindi gli incontaminati (presumibilmente) cieli blu potranno avere l’opportunità di essere fotografati .

Questo è il 25° anniversario dell’APEC. Ed anche il 20° anniversario del vertice indonesiano di Bogor (mi è capitato di trovarmi lì) che, sotto il fascino floreale di Bill Clinton, impose ai 21 paesi dell’APEC l’obiettivo di rendere “liberi” ed aperti i commerci e gli investimenti entro il 2020. “Liberi” … ma con le multinazionali degli Stati Uniti che dettano le regole, ovviamente.

Quello che l’intero pianeta vuol davvero sapere al riguardo del vertice dell’APEC, è se “l’Anatra Zoppa” incontrerà “l’Orso” faccia a faccia, uno contro uno. La Casa Bianca non apre bocca. Il Cremlino non lo esclude. Ma resterebbe comunque il Piano B: il summit del “Gruppo dei 20” che si terrà il 15-16 Novembre a Brisbane, in Australia.

Quello che tutto il pianeta già sa è che il nuovo e viscido show presidenziale che si terrà a Capitol Hill nel Gennaio del 2015, ha una priorità assoluta: i repubblicani faranno tutto quanto in loro potere perché l’anatra zoppa chieda più e più volte misericordia.

Che cosa significa tutto questo, nei termini della sedicente dottrina di politica estera di Obama – detta del “non fare cose stupide” – che quella mostruosa e malefica potenza del 2016, conosciuta come “The Hillarator” (Hillary Clinton, ndt), ha già ironicamente definito un “principio non-organizzativo”? Giusto un extra-strato di stupidità cosmica, o qualcosa di più sostanzioso?

QUEL VECCHIO ASSE DEL MALE

Cominciamo con “Il Califfato”, alias lo Stato Islamico (IS) il cui leader è Abu Bakr al-Baghdadi. Obama ha già detto che, dopo la sua assoluta sconfitta (il risultato elettorale, ndt), ha intenzione di chiedere l’autorizzazione del Congresso perché la sua “coalizione di codardi” possa bombardare lo IS, conosciuto anche come “Stato Islamico dell’Iraq e della Siria”, o “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, o infine come Daesh, acronimo arabo dell’organizzazione jihadista.

E questa non è una mossa stupida. Se il Congresso a maggioranza repubblicana dice “sì”, allora sarà questo ad essere responsabile del fiasco (ed è già un fiasco). Se dice “no”, il fallimento potrà essere attribuito alla sua irresponsabilità.
I Repubblicani sono immersi nei problemi causati dalla loro scissione interna – l’establishment è a favore degli stivali-sul-terreno, mentre il Tea-Party è a favore del non intervento. Così, alla fine, l’anatra zoppa potrà trarre profitto da questa situazione.

Quello sull’Iran è una proposito molto più a rischio. Dipende tutto dalla possibilità che possa essere raggiunto un accordo nucleare tra l’Iran ed i P5 + 1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania) in poco più di due settimane, il 24 Novembre.

Pur se fattibile, l’ostacolo da superare rimane più alto dell’Himalaya. L’amministrazione Obama è alla disperata ricerca di un accordo, come attestato da una “lettera segreta” di Obama al leader supremo iraniano, l’Ayatollah Khamenei, che era andata perduta. Ma un accordo nei termini espressi da Washington, che per Teheran non sono accettabili. [2]

Il nuovo Senato degli Stati Uniti entrerà in carica soltanto nel mese di Gennaio. Obama ha già sottolineato che non chiederà al Senato di ratificare l’accordo. Ancora una volta il problema è: che cosa fare?

L’idea di Obama per il Medio Oriente è quella di utilizzare una “responsabile” Teheran (secondo gli standard americani) per riequilibrare il divario tra sunniti e sciiti, e sbarazzarsi delle “guerre per procura” che sono in corso – il tutto sotto l’arbitrato di Washington. Questo è un sogno irrealizzabile, ma è quello che l’anatra zoppa vuole.

Inutile dire che i Repubblicani – secondo i quali Teheran non ha mai lasciato l'”asse del male” – cercheranno di bombardare questo sogno, i progetti per le nuove pipelines e un po’ tutto il resto, ad esempio facendo passare una normativa che impedisca la revoca delle sanzioni-chiave.

Le scintille voleranno. Teheran non accetterà mai un accordo sul nucleare in cui Washington dica soltanto “o accettate la mia parola, o incrementeremo le sanzioni”: ma è proprio questo che si vuole debba essere contenuto nell’accordo. Teheran, comunque, ha una vasta esperienza nel trattare con i Repubblicani guerrafondai al potere.

Niente cambierà sulla Russia, anche se l’Amministrazione Obama ha bisogno di Mosca per ottenere un accordo con Teheran. L’implacabile demonizzazione di Putin e la rinascita della stessa vecchia “meme” (evoluzione culturale che si auto-propaga, ndt) della Guerra Fredda – i russi stanno arrivando! – garantiranno il propellente per spingere la “stupidità 24/7” (masochismo, ndt) a sfere intergalattiche.

Capitol Hill andrà in overdrive. Dopo tutto la demonizzazione della Russia è uno sport bipartisan, a Wahington. La “soluzione” potrebbe essere costituita solo da un cambio di regime. Ma non solo Putin non andrà da nessuna parte, ma farà anche crescere la sua sfida all’Impero del Caos. Questo comporterà un aumento dei problemi con la Germania, con il Cancelliere Angela Merkel che da un lato continua a placare gli americani, e le imprese tedesche, dall’altro, che vogliono far crescere i commerci con la Russia e con l’Eurasia nel suo complesso.

LA SOLITA SITUAZIONE WIN-WIN PER LA CINA? [3]

Il commercio. Ecco dove l’APEC si scontra con la “versione a due punte” della NATO economica voluta dagli Stati Uniti: la proposta per il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP) con l’Europa, e quella per il “Trans-Pacific Partnership” (TPP) con l’Asia.

Quello per cui l’Amministrazione Obama sta combattendo non è altro che un mercato globale senza regole. Immaginate un mercato “libero” – come quello che Bill “Bubba” Clinton ha già presentato vent’anni fa in Indonesia – che imponga ogni sorta di standard su qualsiasi cosa, dalle condizioni di lavoro all’ambiente.

In teoria questo è esattamente ciò che i Repubblicani amano di più. Ecco che Obama, conseguentemente, finirà con il ritrovarsi proprio sulla loro stessa strada, la qual cosa implica niente più che una semplice ratifica da parte del Senato.
La questione, in realtà, è molto più complicata. I Repubblicani, semplicemente, non possono tollerare una vittoria di Obama. Questo significa che il prossimo Senato non gli concederà la corsia preferenziale di cui egli ha bisogno per concludere l’accordo TPP.

E questo sembra essere esattamente quello che la Cina desidera. Pechino userà l’APEC per promuovere la road map per il proprio accordo commerciale anti-TPP, il “Free Trade Area Asia-Pacific” (FTAAP). Il TPP coinvolge 12 membri dell’APEC – ma non la Cina. E anche all’interno del TPP c’è una rivolta mostruosa: il Giappone sta combattendo gli Stati Uniti perché è sicuro che la sua industria automobilistica e l’agricoltura saranno divorate dalle multinazionali statunitensi.

Ci troviamo, quindi, proprio dentro ad una titanica trasformazione, in pieno stile “guerra delle offerte” (vittoria a chi offre di più, ndt). In realtà entrambe le opzioni sono problematiche. Alla Cina, al Giappone e alla Corea del Sud potrebbe essere utile, in linea di principio, una più ampia cooperazione economica.

Ma sul commercio, ed in così tanti settori, sono ferocemente in competizione l’uno contro l’altro – come ad esempio nel settore automobilistico e nell’agricoltura – per non parlare del pesante bagaglio storico tra il Giappone e la Cina, oppure tra il Giappone e la Corea del Sud.

L’offensiva cinese al summit APEC di Pechino sarà volta essenzialmente allo “sviluppo innovativo”, alla “costruzione di infrastrutture” ed infine alla “connettività globale”. Si tratta dell’immagine speculare dei piani, estremamente ambiziosi, per realizzare le “Nuove Vie della Seta”, proposte dal Presidente Xi per i collegamenti dell’Eurasia.

Pechino propone un nuovo “quadro di riferimento per la connettività” diviso in tre aree-chiave: “connettività fisica, connettività istituzionale e connettività interpersonale”. Ma ancora non si sa com’è che funzionerà, in pratica, quest’integrazione asiatica. Washington non se ne cura, vuole soltanto un “libero” e non regolamentato mega-mercato per le multinazionali degli Stati Uniti.

Pechino crede che l’integrazione economica asiatica debba essere raggiunta tramite il FTAAP fra i paesi APEC, entro il 2025. Inutile aggiungere che gli Stati Uniti ed alcuni vassalli a bordo del TPP sono fermamente convinti che nessun accordo regionale possa mettere a repentaglio il TPP.

Washington scommetteva sul fatto che il TPP sarebbe stato firmato decisamente prima, da parte dell’APEC. Ma così non è successo. Ed allora il Piano B è quello di boicottare il FTAAP fino a quando il TPP non sarà firmato. Ma Pechino non lo permetterà. L’anatra zoppa dovrà abbassare la testa, nel suo incontro faccia-a-faccia con Xi, a Pechino.

Ed infine, cosa succederà al riguardo della battaglia Obama-Capitol Hill sui cambiamenti climatici? Per la maggioranza assoluta dei repubblicani il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale non sono altro che una cospirazione del male. Fine della storia.

L’anatra zoppa e Capitol Hill potrebbero comunque concordare qualcosa sulla guerra globale al terrorismo. Il Pentagono ed il Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, hanno detto di recente gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a condurre guerre senza fine, come ad esempio alla “tirannia”, al “terrorismo”, a chi sfida la sicurezza nazionale e … sorpresa! I cambiamenti climatici costituiscono una “minaccia sostanziale”.

Fin dal 2002 il Pentagono sta dicendo, a tutti coloro che si son presi la briga di ascoltare, che la “guerra infinita” è decisamente l’unico “deal in town” … ma anche nell’universo, se è per questo. L’anatra zoppa, in questa strana partita a golf, potrebbe anche fraternizzare, su quest’argomento, con le sue nemesi Repubblicane. Che meraviglioso mondo, questo dell’anatra zoppa!

Pepe Escobar

Fonte: www.atimes.com

Link: http://www.atimes.com/atimes/World/WOR-01-071114.html

6.11.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCO

NOTE:

1. Putin Vs. Obama: The World’s Most Powerful People 2014, Forbes, November 5, 2014.
2. Obama Wrote Secret Letter to Iran’s Khamenei About Fighting Islamic State, Wall Street Journal Online (subscription).
3. Win-win è un’espressione inglese che indica la presenza di soli vincitori in una data situazione. Per estensione, si considera win-win una qualsiasi cosa che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti, ndt.

Pubblicato da Davide

  • giannis

    Svegliaaa , le elezioni in America come in Italia sono false , truccate , Obama
    come renzi non contano niente , decidono persone che non si conoscono e che non
    si vedono in televisione

  • RenatoT

    la pensavo cosi anche io. Ma poi ti rendi conto che il problema del mondo sono gli stessi esseri umani. 

    Viviamo in un mondo sempre piu’ avvelenato e sovrappopolato da chi generara lo stesso veleno e vorremmo stare sempre meglio e peggiorare questa situazione.
    Tutto quello che sta succedendo oggi, non fa altro che rallentare questa piaga.
    Considerati i danni che abbiamo fatto come esseri umani contro gli equilibri della natura, cosa contano i diritti o la giustizia in un mondo avvelenato ogni giorno di piu’?
    Come possiamo essere cosi stupidi?
  • Truman

    Non c’è un solo potere negli USA e le elezioni possono essere truccate in vari modi. E mentre varie mafie si fanno la guerra tra di loro, può anche capitare che il voto degli elettori conti qualcosa.

    Il mondo quasi sempre è più complesso di quanto vorremmo.

  • Merlin
    giannis ma chi stai invitando a svegliarsi? Pepe Escobar? a te sembra un tonto? a me no. Rileggi con calma l’articolo e poi spiega con chi ce l’hai: Obama, anche se anatra zoppa, è il presidente con diritto di veto e con altre non trascurabili prerogative. Questo è un fatto. Il resto è nebuloso e pericoloso. Io la vedo così. ciao 🙂 
  • Merlin
    RenatoT, "Come possiamo essere così’ stupidi?" chiedi.  Forse sono banale ma credo che le leggi della Stupidità Umana di Carlo M. Cipolla siano ancora attuali. Tenendo sempre presente che non si tratta di leggi scientifiche, ma di divertenti osservazioni contenute in un libretto per nulla scientifico scritto per divertire gli amici; precisazione necessaria dopo aver letto  non poche critiche fatte da alcuni (stupidi?).  
  • RenatoT

    Eccole li… grazie per la segnalazione.

  • Franco-Traduttore

    Sull’anatra zoppa, ma soprattutto sulle prospettive del Partito
    Democratico, Dagospia rilancia un articolo comparso su “La Stampa”, che è
    (stranamente) interessante:
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/usa-getta-piano-democratici-non-quello-dialogare-ma-88248.htm

    USA & GETTA
    – IL PIANO DEI DEMOCRATICI NON È QUELLO DI “DIALOGARE” MA FORZARE LA MANO SU
    TEMI COME L’IMMIGRAZIONE PER SPINGERE I REPUBBLICANI ALLA ROTTURA – E NEL 2016
    HILLARY POTRÀ ACCUSARE IL “GRAND OLD PARTY” DI AVER PARALIZZATO IL CONGRESSO –
    – – – –

    Affinché questa strategia anti establishment possa
    funzionare, è necessario andare alla guerra contro i repubblicani, e il tema
    più ovvio è l’immigrazione, perché servirebbe anche a mobilitare l’elettorato
    ispanico che martedì scorso è rimasto a casa – Unico dilemma, i tempi: guerra
    subito o in primavera?…

    [adv.ilsole24ore.it]

    Paolo
    Mastrolilli per “la Stampa”

    Per le telecamere hanno sorriso,
    promettendo agli americani di collaborare per concludere qualcosa di utile.
    Oltretutto c’era anche la buona notizia della disoccupazione scesa al 5,8 per
    cento, che avrà fatto disperare i democratici, per non essere riusciti a usarla
    nella campagna perduta delle elezioni di metà mandato.

    Dietro le quinte del cordiale pranzo di
    ieri a Washington, però, il presidente Obama e i leader repubblicani, Boehner
    alla Camera e McConnell al Senato, stanno già preparando la guerra che deciderà
    il controllo della Casa Bianca nel 2016.

    Fonti interne al Partito democratico
    avvertono che non hanno alcun interesse a collaborare con gli avversari. Se
    infatti il Congresso dominato dal Partito repubblicano producesse risultati,
    questi ultimi poi li userebbero per chiedere agli elettori di dare loro anche
    la presidenza nel 2016.

    Se invece persisterà la paralisi, e l’ala
    più radicale del Tea Party tornerà ad avere il sopravvento su quella più
    moderata nel partito di Boehner e McConnell, il candidato democratico alla Casa
    Bianca, Hillary Clinton o chi per lei, potrà impostarci su la campagna.

    Potrà dire agli americani: avete dato la
    maggioranza in Congresso ai repubblicani, e questo è il risultato. Non sono
    moderati, non sono responsabili, e con loro gli Usa sono destinati a restare
    bloccati dalle liti ideologiche. Quindi confermate i democratici alla Casa
    Bianca, e dateci un mandato più solido, per produrre il cambiamento che è stato
    impossibile con Obama a causa dei veti dei nostri avversari.

    Affinché questa strategia anti
    establishment possa funzionare, è necessario andare alla guerra contro i
    repubblicani, e il tema più ovvio è l’immigrazione, perché servirebbe anche a
    mobilitare l’elettorato ispanico che martedì scorso è rimasto a casa.

    L’unica discussione interna al Partito
    democratico riguarda i tempi. I più radicali dicono che Obama non dovrebbe
    aspettare, e varare i suoi ordini esecutivi per l’amnistia degli immigrati
    illegali entro la fine di novembre. Così i repubblicani si infurierebbero,
    chiudendo il dialogo prima ancora di cominciare, e l’ala estremista avrebbe
    gioco facile a rialzare la testa.

     I più prudenti, come l’ex guru del
    presidente David Axelrod, suggeriscono invece di avere un po’ di pazienza, per
    scaricare la colpa della rottura sugli avversari.

    Obama, secondo loro, dovrebbe chiedere a
    Boehner di mettere ai voti alla Camera la riforma dell’immigrazione che il
    Senato aveva già approvato: se passa, tutti sono contenti perché è una legge
    bipartisan; se viene bocciata, la Casa Bianca avrà la motivazione che cercava
    per procedere con i decreti. Se invece Boehner si rifiutasse di far votare la
    riforma, a quel punto nessuno potrebbe rimproverare a Obama di procedere
    d’autorità.

    La differenza temporale è grosso modo di
    sei mesi: guerra subito, o guerra in primavera, a meno che i repubblicani non
    cedano e approvino la riforma, dando però così una grande vittoria ai
    democratici.

    La prospettiva finale, dunque, sembra
    comunque quella dello scontro, anche perché sull’altra sponda Boehner e
    McConnell hanno chiarito che cercheranno di annullare la riforma sanitaria di
    Obama.

    Il Presidente intanto ha già cominciato a
    lavorare per ricostruire la sua coalizione, fondata sulle minoranze, e infatti
    sembra pronto a nominare come nuovo ministro della Giustizia la procuratrice di
    Brooklyn Loretta Lynch, nera e donna.

     

    [adv.ilsole24ore.it]

     

  • Truman

    Se è vero ciò che dice La Stampa, vogliono andare alla guerra contro i Repubblicani da una posizione di minoranza. Avevo il dubbio che Obama e Co(mplici) fossero imbecilli, adesso ho ricevuto una piccola conferma.

  • lucamartinelli

    Loro sono messi meglio, perchè tra democratici e repubblicani non c’è diffrenza….le due facce della stessa medaglia….quindi gli elettori (pochi, visto che si vota sempre nei giorni feriali, il che la dice lunga su come si fa a tagliare fuori metà della popolazione….)  non devono neppure scegliere.