Home / ComeDonChisciotte / IL GIORNO PRIMA DI DERAA: COME E' SCOPPIATA LA GUERRA IN SIRIA
16559-thumb.jpg

IL GIORNO PRIMA DI DERAA: COME E' SCOPPIATA LA GUERRA IN SIRIA

DI STEVEN SAHIOUNIE
ahtribune.com

La giornata precedente all’11 Settembre era un giornata normale a New York. Il 10 Settembre del 2001 si era del tutto ignari degli eventi sconvolgenti che sarebbero accaduti il giorno seguente. Allo stesso modo, si potrebbe pensare che il giorno prima dello scoppio della violenza a Deraa, in Siria, nel Marzo del 2011 sia stato un giorno come gli altri, senza nessuna avvisaglia dei tumulti incombenti.

Ma non fu così. Deraa ebbe a che fare con attività e personaggi stranieri ben prima che avesse inizio l’insurrezione in programma.La Moschea di Omar era lo scenario dei preparativi dietro le quinte, i cambi di costume e le prove. I terroristi libici, freschi del conflitto Usa-Nato per un cambio di regime in Libia, si trovavano a Deraa molto prima dello scoppio dei tumulti. L’ imam della moschea di Omar era Sheikh Ahmad al Sayasneh. Era un uomo con un grave problema ad un occhio: questo lo costringeva ad usare degli speciali occhiali da sole, che gli limitavano fortemente la vista. Egli non era solo visivamente impedito, ma anche ipersensibile alla luce, e a causa di ciò doveva stare quanto più possibile in luoghi chiusi e spesso isolato. Si racconta che valutasse le persone con cui parlava dalla cadenza e dal suono della voce. L’accento di Deraa è particolare. Tutti gli uomini che servivano presso la Moschea di Omar erano del posto, ed avevano tutti lo stesso accento. I visitatori libici tuttavia, non si presentavano all’imam, perché la loro identità si sarebbe rivelata. Lavoravano invece con altre persone locali; pochi elementi chiave coi quali colloborare per farsi accettare e carpirne la fiducia. La partecipazione presso la Fratellanza Musulmana locale, che avrebbe assistito i mercenari/terroristi libici era parte integrante del piano CIA realizzato e diretto dalla Giordania.

Partecipare all’aiuto ed alla cooperazione dei seguaci locali del Salafismo ha consentito ai libici di potersi muovere a Deraa senza destare alcun sospetto. I locali erano il fronte dell’operazione.

Gli agenti CIA che portavano avanti l’operazione Deraa dalle loro basi in Giordania, avevano già fornito mezzi e denaro necessari per innescare una rivoluzione in Siria. Con risorse e denaro sufficenti è possibile innescare una rivoluzione ovunque nel mondo.

In realtà i tumulti di Deraa del Marzo 2011 non iniziarono dai grafitti sui muri dei teenagers, e neppure dai genitori scontenti che chiedevano la liberazione dei loro figli. Tutto ciò era solo parte di una sceneggiatura hollywoodiana scritta da agenti della CIA, i quali avevano una missione ben precisa: distruggere la Siria con la scusa di un cambio di governo. Deraa era solamente la Scena 1 dell’Atto Primo.

Il fatto che i cosiddetti teenager writers e i loro genitori non siano mai stati trovati, mai nominati, e mai ne sia stata mostrata una foto è un primo indizio del fatto che la loro identità sia sparita nel nulla.

In ogni rivolta è necessario il supporto di una base. In genere, si presenta una certa situazione, e la gente scende in strada a protestare. Le forze dell’ordine scendono in campo per mantenere l’ordine e sgomberare le strade; se dovesse verificarsi un brutale “giro di vite” gli altrimenti pacifici “dimostranti” reagiranno con indignazione, e sentendosi ingiustamente oppressi, il numero di persone scese in strada andrà aumentando.

A questo punto la protesta di strada può prendere due direzioni opposte: I manifestanti possono cedere e tornarsene a casa, oppure possono reagire con violenza, la quale si scontrerà allora con la violenza delle forze dell’ordine, e questo getterà le basi per una ribellione diffusa.

La rivolta messa in atto a Deraa ha visto in strada molta gente del posto del tutto inconsapevole della propria partecipazione ad una produzione CIA-Hollywood. Erano comparse non pagate sul set. Queste comparse inconsapevoli forse avevano qualcosa di cui lamentarsi, che durava magari da più di una generazione, e che forse ha le sue radici nel Wahabismo, un’ideologia politica esportata su scala globale dal regno Saudita, dalla famiglia reale e dai funzionari che da essa dipendono.

L’arsenale libico è stato nascosto nella moschea di Omar molto prima delle notizie dei teenager arrestati per i graffiti. L’Imam della moschea, anziano e visivamente impedito, non si è accorto della situazione o degli infiltrati stranieri presenti nella moschea.

Le armi entrarono a Deraa dalla base CIA in Giordania. Il governo Usa ha stretti legami col re di Giordania. La Giordania è al 98% palestinese, e mantiene da lungo tempo un accordo di pace con Israele, malgrado il fatto che ai fratelli palestinesi dei 5 milioni di cittadini giordani al di la del confine nei territori occupati venga negato ogni diritto umano. Il re di Giordania deve ogni giorno mantenere un equilibrio tra i propri cittadini, la pace e la sicurezza del paese, e gli interessi e i piani Usa in Medioriente. Re Abdullah non è solo un equilibrista, è allo stesso tempo anche un giocoliere, e tutta questa pressione deve essere enorme per lui e per la regina Rania, anch’essa palestinese. Questo fatto va inquadrato come il palcosenico dietro cui sta sullo sfondo lo scenario della Repubblica Araba Siriana, la quale negli ultimi 40 anni è stata una pietra angolare in politica interna ed estera orientata al principio della difesa dei diritti umani dei palestinesi e della loro libertà e giustizia.

La politica Usa di attaccare la Siria per rovesciarne il regime non era legata solamente ai gasdotti, agli oleodotti, alla sua posizione strategica o all’oro: ma il problema fondamentale era bensì quello di distruggere il principio della difesa dei diritti dei palestinesi. Liberarsi del presidente Assad significava liberarsi di uno dei pochi leader arabi portavoce dei diritti dei palestinesi.

La posizione di Deraa lungo il confine giordano è la sola ragione per cui è stata scelta come set per il primo atto della rivolta siriana. Se si chiede alla maggior parte dei siriani se siano mai stati a Deraa, o se abbiano in progetto di andarci, la risposta sarà per lo più “no”. E’ un piccolo insignificante borgo agricolo. E’ un posto molto improbabile per dare il via ad una rivolta su scala nazionale. Deraa ha una sua importanza storica per i propri siti archeologici, ma ciò è poco noto al di fuori della cerchia dei docenti ed appassionati. L’accesso facile alle armi dalla Giordania ha reso Deraa una base perfetta per innescare quella rivolta poi allargatasi a conflitto internazionale. Chiunque dotato di buon senso prenderebbe in considerazione di iniziare una rivolta da Damasco o Aleppo, le due città maggiori. Anche dopo due anni e mezzo di violenza nel paese, la popolazione di Aleppo non ha mai partecipato alla rivolta, o invocato un cambio di regime. Aleppo: il motore industriale della Siria non voleva avere niente a che fare con le operazioni della CIA, e riteneva che stando alla larga da ogni partecipazione essa si sarebbe potuta risparmiare, e la violenza sarebbe infine cessata, estinta da sé a causa della scarsa partecipazione del pubblico. Tutto ciò non avrebbe tuttavia risparmiato Aleppo. L’Esercito Siriano Libero appoggiato dagli Usa invece, formato da elementi provenienti principalmente da Idlib e dalle aree vicine, vi ha richiamato lì i propri alleati stranieri, che hanno iniziato a riversarsi ad Aleppo dalla Turchia, dove a sua volta vi erano arrivati su voli della Turkish Airlines atterrati a Istanbul da Afghanistan, Europa, Australia, Nord Africa, e da lì in seguito trasferiti su autobus del governo turco fino ai confini siriani presso Aleppo. Biglietti aerei, beni di prima necessità e spese mediche sono state fornite in Turchia da un funzionario dell’Arabia Saudita. Le armi sono state fornite dagli Stati Uniti, dai loro depositi sul molo di Bengasi in Libia. La missione per un cambio di regime Usa-Nato si è conclusa con successo in Libia, dove gli usa hanno preso possesso di tutti gli arsenali e i depositi di proprietà del governo libico, tra cui diverse tonnellate di lingotti d’oro prelevati dagli Usa dalla banca centrale libica.

Diamo uno sguardo alla Libia. Mehdi al Harati, libico con passaporto irlandese, è stato accusato di collaborare con delle brigate terroristiche a libro paga e sotto la direzione della CIA in Libia. Non appena il conflitto libico si attenuò, fu spostato nel nord della Siria, nell’area di Iblid, che era la base per le operazioni dell’Esercito Libero Siriano appoggiato dagli Stati Uniti, per il quale il senatore repubblicano John Mc Cain cercò i favori del Congresso, e andò anche a trovarli di persona, entrando illegalmente in Siria senza passaporto ed evitando i controlli di frontiera. Il senatore Mc Cain in Arizona è a favore del respingimento di qualunque straniero cerchi di entrare negli Usa, ma lui per primo infranse il diritto internazionale entrando in Siria da clandestino. Era tuttavia in compagnia di amici fidati ed alleati come l’Esercito Libero Siriano: le stesse persone che hanno decapitato cristiani e musulmani, violentato donne e bmbini di entrambi i sessi, che hanno venduto ragazze come schiave sessuali in Turchia, e mangiato il fegato di un uomo, impresa ripresa in video e poi diffusa.

In precedenza, la Siria non ha ospitato alcun terrorista di Al Qaeda, ed ha superato la guerra nel vicino Iraq indenne, eccetto per l’aver ospitato due milioni di profughi iracheni. Poco prima dell’inizio della rivolta a Deraa, Brad Pitt ed Angelina Jolie si trovavano a Damasco accompagnati dal Presidente e dalla First Lady. Pitt e la Jolie si recarono a visitare ed assistere i profughi di guerra iracheni a Damasco. Brad Pitt si sorprese che il presidente siriano li avesse accompagnati di persona, e senza alcuna scorta o accompagnatori. Pitt e la Jolie erano soliti girare con la scorta negli Usa. Assad ha spiegato loro come lui e sua moglie si sentissero a loro agio a Damasco, consapevoli che fosse un luogo sicuro.

L’associazione delle agenzie di viaggio francesi, infatti, considerava al periodo la Siria come la destinazione turistica più sicura, anche più della stessa Francia.

Tuttavia, la strategia Usa era quella di creare un “nuovo Medioriente”, che distruggesse la sicurezza in Siria; tutto ciò attraverso il tornado che si sarebbe poi abbattuto: il “vento di cambiamento”.

Tunisia, Libia, Egitto e dopo la Siria erano le tappe obbligate del “giardino” della “Primavera Araba”. Ma lo scenario nella missione in Siria non rispettava il copione. Stava sforando sia i tempi che il budget. I titoli di coda ancora non c’erano e il sipario era ben lontano dall’essere calato.

Non si può sottovalutare il ruolo avuto dai media mainstream nella distruzione della Siria. Rula Amin di Al Jazeera, per esempio, era a Deraa e ha intervistato di persona l’imam Sayasneh della moschea di Omar. Al Jazeera è la tv di proprietà del principe del Qatar. Il quale era uno dei finanziatori principali dei terroristi attivi in Siria. Gli Usa fornivano le armi, materiale di supporto, equipaggiamento militare, fornivano immagini satellitari; tuttavia il denaro per pagare i miliziani, per le tangenti alla Turchia, e tutte le altre spese che necessitavano di liquidità erano finanziate dal principe del Qatar e dal re saudita, i quali si muovevano come i più stretti alleati degli Usa in Medioriente. Tutto ciò era una co-produzione tra Usa, Europa, Nato, Turchia, Giordania, Israele e monarchie del Golfo Persico e del Qatar prima di tutto. La CIA non ha problemi nel condurre operazioni clandestine in altri paesi o ad attaccare alla luce del sole, ma i fondi devono provenire da altri paesi, in quanto gli elettori americani non si preoccupano delle persone uccise in Siria, ma non sono disposti a finanziare tutto ciò. Per quanto saranno gli arabi a finanziare la missione, ciò andrà bene per John. Q. Public, [pinco pallino ndr] che non è probabilmente in grado di trovare la Siria su una cartina.

Rula Amin assieme ad altri dello staff di Al Jazeera, all’americana CNN, all’inglese BBC, e alla francese France24 hanno tutti iniziato deliberatamente una campagna di propaganda contro il governo ed il popolo siriano i quali soffrivano per la morte e distruzione provocata da coloro che fingevano di far parte di una rivolta locale. In certi giorni, la sceneggiatura era così simile per tutti loro che avreste giurato fosse stata scritta nello stessa stanza d’Hotel a Beirut. Sul palcoscenico salivano nomi illustri dei media online come Robert Fisk, dal suo osservatorio privilegiato a Beirut e Joshua Landis dalla sua base in Oklahoma. Questi due personaggi, che sono stati finora lontani dagli eventi, fingevano di sapere tutto sulla Siria. I lettori Inglesi ed Americani sono stati influenzati dalle loro interpretazioni unilaterali, mentre i siriani che in Siria ci vivono e leggono news online in inglese, rimanevano perplessi.

I siriani erano sorpresi per come i giornalisti occidentali potevano sostenere dei terroristi stranieri, seguaci dell’Islam più radicale, pronti ad attaccare ogni civile disarmato che tentasse di difendere la propria famiglia e la propria casa. I media dipingevano i terroristi come combattenti per la libertà ed eroi della democrazia, mentre essi violentavano, saccheggiavano, mutilavano, sequestravano per un riscatto ed uccidevano i civili disarmati che non avevano letto il copione prima che a Deraa iniziasse tutto. Vi era un unico film globale, e c’erano dei filmati su cellulare che diventavano virali in tutto il mondo, spacciando l’idea che in Siria stesse iniziando una drammatica lotta per la libertà, la giustizia ed uno stile di vita americano.

Fin dall’inizio, Al Jazeera e tutti gli altri media hanno pagato 100,000 dollari per ogni video amatoriale dalla Siria. Nel paese era nato un nuovo tipo di lavoro da casa, con registi ed attori ansiosi di finire sotto i riflettori. L’autenticità non era in discussione; i media volevano solamente un contenuto che supportasse la loro campagna di propaganda in Siria.

Deraa è stato il primo atto di un’epopea tragica che non si è ancora conclusa. L’imam Sheikh Sayasneh, che fu un personaggio chiave delle prime scene, è stato prima condannato ai domiciliari, in seguito si è introdotto illegalmente ad Amman, in Giordania, nel gennaio 2012. Adesso tiene lezioni negli Stati Uniti, vicino a Washington DC. Così come gli aspiranti attori in genere trovavano la loro strada ad Hollywood, la mecca del cinema, Sheikh Sayasneh ha trovato la propria strada nella mecca di tutti i piani per un cambio di regime.

STEVEN SAHIOUNIE
Fonte: American Herald Tribune
Link: The day before Deraa: How the war broke out in Syria
10.08.2016

Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di VALENTINO FANCELLO

Pubblicato da Davide

  • 1Al

    Più o meno è andata come in Ucraina, come in Libia, in sudamenrica e in tante altre esportazioni di democrazia a pacche, made in iuessei.

  • mikaela

    “La politica Usa di attaccare la Siria per rovesciarne il regime non era legata solamente ai gasdotti, agli oleodotti, alla sua posizione strategica o all’oro: ma il problema fondamentale era bensì quello di distruggere il principio della difesa dei diritti dei palestinesi. Liberarsi del presidente Assad significava liberarsi di uno dei pochi leader arabi portavoce dei diritti dei palestinesi.”
    Io credo che sia stato per tutto l’insieme, ma soprattutto per la grande amicizia e collaborazione con la Russia (che l’autore non ha mai nominato visto che l’articolo è uscito sull”Herald Tribune)
    Homes è la sua raffineria costruita dai russi o l’acquedotto migliorato da una grande impresa Italian o il porto di Tartus erano li ancora prima del 1983 così i russi.
    La Siria una Repubblica socialista ( amica della Russia ) quindi da distruggere e ripristinare la “democrazia”