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IL FORCONE E IL CAPITALE

FONTE: IRRADIAZIONI (BLOG)

Ho percorso duecento chilometri in auto negli ultimi due giorni ed ho trovato due blocchi del cosiddetto movimento dei forconi. Qualcuno ci vede il baluginare della rivolta che verrà, io ho visto la ripetizione di una tradizione italiana vecchia di un migliaio d’anni: la rivolta per il pane, l’assalto ai forni. Ho visto gente che ha perso tutti i contenitori politici nei quali era transitata. Ho visto gente smarrita non l’avanguardia rivoluzionaria. Ma so che alcuni ci hanno ricamato sopra una teoria e la teoria dice che questi 30.000 (ma facciamo anche 50.000 o 100.000) sarebbero l’avanguardia della massa che verrà. La teoria dice che questi protestanti – presto o tardi – diventeranno anticapitalisti perché capiranno che il capitalismo li sta massacrando. E così diventeranno anticapitaliste le masse che se ne stanno a casa oggi non appena la crisi morderà le loro “sicurezze”.
Questo dice la teoria. Solo che la teoria non funzionerà. Perché non funzionano così le cose.

A quei blocchi nessuno pensava minimamente al capitalismo o all’anticapitalismo. C’era gente che aveva perso qualcosa e la rivoleva indietro. E rivolevano indietro quel che avevano vissuto: un posto non troppo freddo ai margini del capitalismo. Un posto che – sono convinti – gli è stato tolto dalle iniquità dei governi, dalla mancanza di politiche protezioniste, dall’Europa, dalle tasse.

E mi è venuto da pensare al fenomeno del cambiamento dei consumi di stupefacenti negli ultimi quarant’anni. Che centra? C’entra. Negli anni ’70 ci si faceva di eroina e di acidi lisergici. Ci si faceva di droghe che ti sparavano fuori da un mondo che si sentiva profondamente ingiusto e nel quale non si voleva rimanere. Dietro c’era tutto un movimento tra il culturale e il politico che postulava il rifiuto radicale dei modi di essere e di consumare. Dagli anni ’80 ha preso piede la cocaina e tutta la larga famiglia delle anfetamine. La droga che aiuta non a fuggire dal mondo ma a restarci e ad essere “performante”. Una droga sintonizzata sulla necessità di dimostrare di essere sempre sveglio, attivo. concorrenziale.

Guardavo la gente ai blocchi e pensavo che quella gente che mi dava i loro volantini volevano una sola cosa: essere di nuovo parte di un capitalismo che funziona. Non sanno come fare, non hanno le idee chiarissime ma due o tre concetti più o meno interiorizzati: sovranità popolare, lotta ai burocrati europei, lotta alla classe politica.

Guardavo i carabinieri alla curva della rotatoria. Immobili, passivi, lasciavano che il blocco ci fosse ma fosse “ragionevole”. Fermali sì ma poi falli passare dopo una decina di minuti. Ci ho parlato per un po’. La maggioranza faceva fatica ad articolarmi un discorso omogeneo. Quello che usciva fuori era un “prima” (quando si stava bene) e un “adesso” nel quale si sta male. Ridateci quello che avevamo, ridateci il capitalismo ben temperato. Segni di anticapitalismo? Nessuno. Neppure una briciola sparsa di luddismo.
Le facce smarrite e incazzate raccontavano soltanto la sorpresa e la paura di essere tagliati fuori definitivamente dalla fonte di ogni delizia. Non erano persone che si stavano riappropriando del loro essere cittadini ma, piuttosto, gente che rivoleva essere consumatori. Uno mi ha detto che voleva la meritocrazia e voleva che i migranti (non usava questo termine però) se me tornassero a casa loro. Un altro voleva uscire dall’Europa perché così saremmo stati di nuovo “padroni in casa nostra”. Padroni per fare che? Per tornare a consumare.

Era gente che non sa che una economia anticapitalista non prevede la Audi ma semmai una versione moderna della Trabant. Perché se “da ognuno secondo le proprie capacita’, ad ognuno secondo i propri bisogni”. Si tratta di ridistribuire equamente le risorse e la fettina di torta per ciascuno sarà uguale ma non sarà grande. Ma non volevano una cosa del genere, volevano esattamente la fetta che avevano prima. Volevano – appunto – un capitalismo come quello nel quale avevano nuotato sino a ieri. Volevano ricominciare a vendere per poi consumare, per poi vendere ancora e consumare di nuovo.

Io ho visto gente che rivoleva la gabbia perché neppure sa di essere in gabbia. Non c’era l’idea di un modello alternativo, c’era solo un urlo sottinteso: “rimettete in moto la macchina”. E la macchina si chiama capitale.

Non pretendo coscienze sociali che non si possono chiedere. Ma se questa che ho visto era l’avanguardia posso agevolmente immaginarmi la massa alla cui testa si muove. Non c’è nessuna parentela con l’iconografia di Pellizza da Volpedo.

Mi si dirà che non si può dividere la lotta anticapitalista cosciente dalla protesta per l’impoverimento. Non si può se si pensa che la massa passerà dallo stadio della lotta protestataria alla scoperta della lotta contro il capitale. E chi dice e su quali basi lo afferma che questa gente che ho visto, incazzata per ciò che ha perso,  maturerà anche la più pallida idea di un modello differente? Certo magari in qualche testo teorico avviene anche questo miracolo. Ma siamo nel mondo.

E il mondo ha visto i tedeschi dell’Est nel 1989 passare il muro e correre a rotta di collo verso il più vicino supermercato di Berlino Ovest. Ed è lo stesso mondo che a Kiev vede un bel po’ di dimostranti scendere in piazza per poter entrare in Europa e non rimanere nell’orbita dei satrapi russi. Naturalmente giusto per far capire che vogliono il capitalismo tirano giù l’ultima statua di Lenin ancora in piedi. Un’altra lotta sacrosanta contro il totalitarismo, o una lotta per entrare nel mondo del capitalismo ben temperato?

Ho visto gente accomunata dal comune scivolamento all’indietro della propria possibilità di essere dentro alla macchina del consumo. E a proposito di macchine, uno mi ha detto che ha dovuto vendersi la Golf GTI che con tanti sacrifici s’era comprato. Una per farmi riflettere sul suo scivolamento all’indietro mi ha detto che tutti gli anni riusciva ad andare a farsi una settimana a Sharm-el-Sheik (abbreviato “Sciarm” con la stessa pronuncia di “sciampista”) e che ora non aveva i soldi per pagarsi il mutuo.

Ed allora ho capito che per dissolvere questo prodromo di “rivoluzione” basterebbe un cambiamento di congiuntura, un po’ più di PIL.

Qualcuno mi ha detto che se non cambierà qualcosa, l’Italia diventerà come la Grecia. Ossia, voleva dire, ci ribelleremo come i greci. Lui crede che ci sia una rivoluzione in Grecia. Esattamente come quelli che credono che quanto è accaduto sia il primo raggio della rivoluzione anticapitalista.

Sarebbe anche bello, ma non è così. Non è così perché nessuno aveva in mente un modello alternativo. E nessuno delle persone che ho visto a quei blocchi metteva in dubbio il modello cui si aggrappava.

Non ci sarà nessuna rivoluzione. Non ci sarà tra un mese, tra un anno o tra dieci. La scorciatoia non arriverà. Perché una rivoluzione, quella vera, è il frutto di un lungo lavoro di penetrazione di idee differenti lungo l’arco di decenni. Voltaire iniziò a scrivere nel 1716 e morì senza aver visto la Rivoluzione che aveva contribuito a rendere cosciente. Qualcuno mi dirà che il rivoltoso che assaliva la Bastiglia nulla sapeva magari di Voltaire. È probabile, anzi, quasi certo. Ma ciononostante quel rivoluzionario aveva chiaro in mente che non voleva più essere parte del regime che assaliva. Ne voleva uno che fosse diverso, non voleva star meglio in quello che c’era.

Perché se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, è anche vero che non si improvvisa. Quando si improvvisa è una italica rivolta per il pane: quando cala il prezzo tutti se ne tornano a casa.

Fonte: http://irradiazioni.wordpress.com
Link: http://irradiazioni.wordpress.com/2013/12/12/il-forcone-e-il-capitale/
12.12.2013

Pubblicato da Davide

  • roz

    Ma dai. Costui ha scoperto che la gente disperata è disperata non per motivi ideologici, ma perché ha perso quello che aveva. E che se avesse avuto ancora uno stipendio, una macchina, una casa anche col mutuo, e qualche oggettino di consumo non sarebbe stata lì a protestare.

    Un genio.
    “Non sono Pelizza da Volpedo” … eh già perché lui, nel suo immaginario, conosce ogni pensiero che scorre nella testa di ogni singola figura raffigurata in quel quadro. E lì non passano pensieri di bassi istinti come dar da mangiare ai figli, vestirsi, scaldarsi, avere una casa, un lavoro dignitoso, poter ridere, andare a ballare, innamorarsi, fare l’amore, sposarsi… no lì, nel suo cazzo di immaginario, passano pensieri di rivoluzione. Di mondi perfetti.

    Costui ha scoperto e ci annuncia, ahimè, che in piazza non ha incontrato Lenin che confabulava con Radek sull’organizzazione dei presidi, c’era solo Banana33 col suo tir.

    Eh già. E’ solo una rivolta per il pane. Puoi stare a casa allora. Per la rivoluzione, quando c’è ti chiamiamo. Magna tranquillo.

  • vic

    Altro che rivoluzione. Evoluzione ci vuole.
    Osserviamo la natura: procede per lo piu’ per evoluzione. Una pianta evolve da un seme, cresce. Sono le catastrofi a scandire ogni tanto il boato della rivoluzione. Ma in quel caso sono guai serissimi. Nessuno sa se sopravvivera’ addirittura come specie.

    E come si fa questa benedetta evoluzione, eh? Come, diccelo!

    Ecco come si fa:
    a) Mettendo a fuoco pochi ma decisivi fattori critici.
    b) Rimettendo in marcia i meccanismi democratici basilari.
    c) Informando come si deve sui punti a) e b).

    Non c’e’ niente di rivoluzionario. E’ semplice evoluzione da questo stato di cose.
    Quali sono i fattori critici per l’Italia? Lo stesso discorso vale suppergiu’ per molti altri paesi dell’UE.

    Fattore 1: l’UE e’ un disastro democratico.

    Fattore 2: Si governa meglio in piccolo che in grande. Quindi le istanze dal basso vanno ascoltate. Ci vuole piu’ democrazia diretta, la quale funziona meglio nel piccolo, si sa’. Votare su argomenti precisi, non solo eleggere rappresentanti. Ma farlo in continuazione, sempre. Anche se e’ noioso. E’ questa la rivoluzione al giorno d’oggi.

    Fattore 3: La Nato e’ obsoleta, e comunque e’ obsoleta la mentalita’ intervenzionista militaresca in casa d’altri. A dirla tutta anche in casa propria.

    Fattore 4: Un paese ha tutto il diritto di avere una sua banca nazionale che emette moneta. Banca parastatale, non privata. Pero’ sostanzaialmente indipendente nel suo ambito, seppur sorvegliata dallo stato a cui deve render conto delle suo agire.

    Per quanto riguarda le modalita’, sono semplicissime. Gia’ esistono ma son tenute in frigo.
    Il diritto di referendum, per esempio. Come mai non e’ mai stato lanciato un referendum su Maastricht, sui trattati di Lisbona, sul fiscal compact, sull’adesione alla Nato, sulle spedizioni militari all’estero, sullo status della Banca nazionale, ecc. ecc.?
    Con il referendum si correggono gli errori commessi dalla classe politica. Insomma prima di votare se ne parla in lungo ed in largo, poi si decide. Ma sempre di correzione si tratta. E’ come frenare. Non basta frenare, anche se serve.

    Il meccanismo propulsivo democratico dal basso si chiama iniziativa. Essa permette ad un gruppo d’interesse su un certo argomento di raccogliere le firme che vanno a proporre una specifica modifica ad una legge di base, tipicamente la costituzione. Nel caso dell’UE potrebbero essere anche punti di specifici trattati.

    Tutto qui.
    C’est si simple que ça!
    Il resto e’ politica dei politici.

    😉

  • ericvonmaan

    Bravo Vic, mi hai tolto le parole di bocca, esprimendo i concetti molto melgio di come avrei potuto farlo io. Grazie!

  • ericvonmaan

    Ma quanto sono bravo questi intellettuali/pensatori/blogger ecc ecc a criticare, mai una solo proposta però

  • tersite

    Leggendo l’articolo viene in mente il Marchese del Grillo nella famosa scena in cui lancia monete incadescenti dal suo palazzo al popolo affamato e caciarone. Sì anche io la vedo così, ‘aridateme la gorf’ non è il modo migliore di affrontare la delicata situazione che stiamo vivendo. La rivoluzione (o evoluzione come dice Vic) deve prima avvenire nella testa degli italiani. Poi non sono il solo a notare che i tempi della protesta sono sospettissimi!

  • searcher

    guarda un po..sta a vedere che adesso questi discorsi risultano impopolari,visto l’ondata “rivoluzionaria” che stiamo attraversando

    …come mai fino a ieri non fregava un cazzo
    a nessuno di informarsi di come le cose stavano cambiando intorno a loro,pensando soltanto a farsi lobomotizzati dal tubo catodico?
    come mai cerano (ci sono ancora?) le file nei negozi di elettronica per accaparrarsi l’ultimo modello che va tanto di moda?….e quelli che si accendevano un mutuo per comprarsi una bella macchina da sicuro effetto status simbol,magari sono gli stessi che poi rinunciavano a mettere qualcosa di meglio a tavola!…etc etc
    di chi e’ stata questa diffusissima mentalità di fondo che ha certo contribuito per finire di essere sbranati come pecore?!

    …e adesso non va più bene parlarne? come mai?….

  • Black_Jack

    Ars Longa è arrivato allo sbraco totale.

    Per capire la profonda miseria intellettuale di chi ha scritto questo pessimo articolo basta leggere cosa si dice di Voltaire: che aveva aiutato la rivoluzione a diventare cosciente; che, pur non avendolo letto ma alla fine grazie a lui, il rivoluzionario che assaltava la Bastiglia non lo faceva per andare a Sharm el Sheik ma perché voleva un regime diverso.

    Voltaire, purtroppo per Irradiazioni, diceva al contrario che il popolo NON doveva essere istruito e che la cultura serviva solo per i buoni borghesi; anzi quando il popolo si mette a ragionare tutto è perduto, aggiungeva il piccolo borghese Voltaire, intellettuale arrivista ed elitista come sono in fondo tutti gli intellettuali. Lo ha scritto esplicitamente in una lettera a Madame Damiville del 1780 che vi copincollo da Wikiquote

    “Je crois que nous ne nous entendons pas sur l’article du peuple, que vous croyez digne d’être instruit. J’entends par peuple la populace, qui n’a que ses bras pour vivre. Je doute que cet ordre de citoyens ait jamais le temps ni la capacité de s’instruire; ils mourraient de faim avant de devenir philosophes. Il me paraît essentiel qu’il y ait des gueux ignorants. Si vous faisiez valoir comme moi une terre, et si vous aviez des charrues, vous seriez bien de mon avis. Ce n’est pas le manœuvre qu’il faut instruire, c’est le bon bourgeois, c’est l’habitant des villes; […] Quand la populace se mêle de raisonner, tout est perdu.”

    E leggete come Ars Longa, con ridicolo disprezzo da borghesuccio parvenu che istintivamente assume gli atteggiamenti dei propri padroni adatti a rimarcare la “distinzione sociale” con la persona di ceto inferiore, si mette a sfottere la signora che parla delle sue vacanze a “Sciarm”: dice che pronuncia lo “Sciarm” con il “scia” di “sciampista”, professione per lo scrivente da considerarsi evidentemente come epitome della decadenza culturale della modernità.

    Per Ars Longa esiste solo la figura mitologica dell’operaio veramente anticapitalista ossia il rivoluzionario che (testuale) “ha in mente un mondo alternativo”; gli altri sono solo sgradevoli sciampiste/i la cui protesta è semplicemente il desiderio di fare pienamente parte del sistema, non di rovesciarlo.

    In sostanza la “sciampista” per Ars Longa è come il “pezzente ignorante” (les gueux ignorants del brano citato) di Voltaire.

    Ma benedetto Ars Longa, cosa ti aspetti da gente senza istruzione che viene bombardata e costretta con ogni tipo di coercizione ad assumere integralmente il ruolo di “consumatore”?

    Non capisci che il “sistema” afferma il suo potere per l’appunto disgregando l’identità comunitaria dei subalterni e riducendoli a esseri dotati di una libertà inferiore, quella di comprare? E te la prendi con quelli non in grado di difendersi che soccombono al condizionamento? Ma come kazzo ragioni, scusa?

    E allora piccino Ars Longa, lo sai chi è il vero problema? Sei tu e tutti gli intellettuali imborghesiti come te; perché siete voi gli unici che possono (forse) ridare la coscienza al popolo ma per farlo dovreste SCENDERE IN PIAZZA PURE VOI IN MEZZO ALLA GENTE. Anzi avreste dovuto farlo anni fa, avreste dovuto sporcarvi le mani andando a parlare faccia a faccia proprio con quelli verso i quali oggi ostentate un cosí patetico disprezzo.

    Perché loro sono “la gente”, loro sono i “proletari” di oggi (e Grillo lo ha capito benissimo); la distinzione di classe NON si analizza lungo il vettore “ruolo nel sistema di produzione” ma secondo il grado di forza e resistenza del senso di appartenenza relativo al gruppo sociale o culturale di nascita (cioè al gruppo di origine). Capisci la differenza fondamentale?

    Il potere si esercita IN PRIMO LUOGO privando i subalterni di un senso di appartenenza; la prova la abbiamo davanti agli occhi dove le uniche resistenze anti sistema si verificano dove esiste un forte sentimento religioso e/o un forte nazionalismo.

    Il vostro ruolo dovrebbe essere quello di ridare questa appartenenza al popolo; come dice il Papa relativamente al compito della Chiesa (sostituite “sacerdoti” con “intellettuali”) il compito dei sacerdoti è di riuscire a rendere udibile la voce dei poveri, a fare sí (testuale) che la loro voce “diventi un ruggito”. Ma il Papa non è che si lamenta se il povero “non ha ben chiara la teleologia sottesa all’economia della salvezza”, capisci Ars? Vedremo quanto di concreto farà Francesco ma per adesso considera che il suo atteggiamento di partenza è quello corretto, quello che dovreste assumere voi intellettuali e che per profonda ignavia e arrivismo vi rifiutate di assumere.

    Quindi la situazione è precisamente quella che tu, Ars Longa, hai descritto; da lí bisogna partire accettandola per come è, sentendo LA NOSTRA PERSONALE AFFINITA’ PROPRIO CON QUELLE PERSONE CHE RITENIAMO DEI “servi inconsapevoli del regime”.

    Come intellettuali avete il dovere di “parlare” alla gente, di capire il senso profondo delle loro istanze al momento cosí disordinate e senza un obiettivo preciso, di teorizzare forme di lotta progressivamente più “raffinate” e organizzate, di immaginare fini comuni, magari di medio periodo, per una massa oggi ancora eterogenea

    Per fare questo dovrete sporcarvi le mani in mezzo a quella stessa gente che nel post avete dimostrato di disprezzare, non esiste altra via.

    O fate questo o siete semplicemente parte di quel cuscinetto di “classe media” appositamente creato dal sistema per depotenziare le proteste di massa.

    Molto semplice.

  • Kovacs

    Non c’era l’idea di un modello alternativo, c’era solo un urlo sottinteso: “rimettete in moto la macchina”…….mah…a dire il vero alcune proposte da parte di qualche esponente di movimenti scesi in piazza c’era, ma meglio sorvolare, in fondo per molti critici di sinistra queste manifestazioni assomigliano molto a quelle prima dell’ascesa di quelle brutte bestie nazifasciste………lotta al capitale, molti sanno ripetere solo ed esclusivamente questo…..siamo nel 2014 ormai, sarebbe meglio evolversi un pochino….

  • yago

    La società dei consumi non è fallita ma si è modificata. Mentre prima tutti potevano consumare qualcosa, oggi tutti devono pagare tasse per poter permettere a pochi di iper-consumare. C’è gente che continua a percepire stipendi assurdi che devono essere prelevati dalle tasche di chi lavora. E’ questo che genera rabbia. Mal comune mezzo gaudio , ma male di molti per il gaudio di altri alla lunga diventa pericoloso.

  • haward

    Premesso che i veri problemi sono altri ed infinitamente più terribili e pressanti, mi e vi chiedo: per quanto tempo ancora dovremo sentire questi sproloqui romantico-marxisti vagheggianti un ritorno ad un passato che ha tradito sempre ed ovunque il “Quarto Stato” ? Ma si rendono conto di cosa sia la Storia (quella vera, non quella mitologizzata) e, soprattutto, cosa sta realmente accadendo adesso ? Hanno una vaga idea di quello che hanno davanti i nostri figli ? Rimangono ancora lì a baloccarsi con i paradigmi ottocenteschi del capitalismo e dell’anticapitalismo elevandoli ad uniche categorie del pensiero, astratte teorie che hanno incatenato e fottuto brutalmente milioni di idealisti per oltre un secolo.

  • MassimoContini

    dice Word che erano 1251 parole

    non una che sia uscita dall’ovvio

  • tersite

    Critica condivisibile ma non è ‘l’assenza di intellettuali in piazza’ a dirottare o soffocare le preteste di massa…ammesso che questa lo sia. O no?

  • tersite

    Tranquillo, stanno abbattendo le ultime statue romantico-marxiste-mangiabambini-capitalisti in Ucraina.

  • Black_Jack

    Ma non ho detto questo.

    L’intellettuale alla Ars Longa critica (e non partecipando depotenzia permettendo fra l’altro che si mischino pure i fascisti) perché per costruzione è funzionale al sistema.

    A chiacchiere si oppone al regime ma in concreto gode profondamente di quel sentimento di distinzione sociale che gli dà l’illusione di aver salito la scala sociale.

    La prova lampante e inequivocabile è quel miserabile commento sulle sciampiste.

    Inoltre purtroppo l’intellettuale è una figura fondamentale se si vuole consolidare la protesta; non ce ne sono e bisognerà fare senza, almeno in un primo periodo.

  • AlbertoConti

    Per capire la profonda miseria intellettuale di chi ha scritto questo pessimo articolo basta guardare al “risparmio degli italiani” ed alla “spesa per investimenti produttivi”. Se fossero uguali ci potrebbe essere una qualche scusante alle c…e scritte, ma visto che il rapporto è di almeno 3 a 1, che la “ricchezza degli italiani” è di 9.000 miliardi, che il pil pro/capite supera i 25.000 euri (che significa, per una famiglia islamica di 10 persone, genitori più 8 bambini, 250.000 euri se fossero nella media), ecc. ecc. …. allora il problema non è capitalismo sì o no (ma che cazz’è questo “capitalismo”, il fatto di avere un’economia su base monetaria?), il problema è tutto e solo relativo al contyesto italiano qui ed ora. Come il problema di ogni altro Paese al mondo, il cui pil procapite non può certo essere livellato a livello globale in questa fase storica. Semmai, se vogliamo ampliare l’orizzonte, chiamiamolo globalismo predatorio, che è tutta un’altra storia. Resto dell’idea che la pancia dei forconi batte gli intellettuali nostrani 10 a 1.

  • tersite

    Per quale motivo, io-intellettuale o io-operaio con scuola dell’obbligo, dovrei mettermi al fianco di chi ritengo essere causa, sia pure inconsapevole (..e non lo so..), del problema? … di chi ha dato un attivo contributo allo sfacelo odierno..e senza neanche rendersene conto?

  • Kovacs

    alla grande direi…….pance vuote contro teste troppo piene….di cosa poi è meglio non svelare

  • Black_Jack

    E questa è la domanda chiave.

    Perché non sono causa seppur inconsapevole del problema; sono vittime e le vittime diventano delle bestiacce con le quali non si può parlare.

    Ma la causa “consapevole” sono altri e se non sei in grado di risvegliare gli inconsapevoli che kazzo di intellettuale sei? A cosa servono gli intellettuali?

    E ricordati che se non li risvegli, se non si lotta uniti anche insieme a loro la sconfitta sarà certa.

  • haward

    In Ucraina lo chiamano Holodomor (http://it.wikipedia.org/wiki/Holodomor). In quegli anni credo che a qualcuno sia venuto in mente di mangiare un bambino, tipo conte Ugolino.

  • Bellerofon

    Articolo-muffa da salotto chic. Puzza di incenso e canne anni ’70. Intanto la Germania gode, mentre noi dovremmo vergognarci delle nostre aspirazioni al minimo.

  • tersite

    Non sono vittime, lo diventeranno. Le vittime non vanno a ‘sciarm’ e non girano in golf. Imparassero a leggere, ad ascoltare, ad osservare, a guardare l’infinita bellezza e gli orrori del mondo; a vedere le cose con altri occhi, ad essere curiosi, critici con se stessi.

  • tersite

    Per essere ancora più chiaro: la società che abbiamo davanti non è ‘La città vecchia’ di De André.

  • alvise

    Invece io penso di aver capito il messaggio insito nei concetti espressi,

    non c’entra il che se avesse avuto ancora uno stipendio, una macchina, una casa anche col mutuo, e qualche oggettino di consumo non sarebbe stata lì a protestare.”, battuta sterile secondo me. Altra battuta fuori luogo, sempre secondo me è “Costui ha scoperto e ci annuncia, ahimè, che in piazza non ha incontrato Lenin che confabulava con Radek sull’organizzazione dei presidi”

    mi spiace, non mi pare che l’ariticolista volesse esprimere questo, io ci ho visto invece solo il concetto (posso condividerlo o no) dei bufali inferociti e spaventati, mentre stanno scappando da un incendio, senza manco avere una direzione precisa, basta scappare.E’ inutile scappare=manifestare, senza aver capito cosa ha prodotto l’attuale crisi, non basta scappare per risolvere, non basta scappare da un luogo se poi disordinatamente ne finisci in un altro dove c’è altrettanto incendio.Per quello che mi riguarda ben vengano queste manifestazioni, ma la realtà è che se fuggi disordinatamente non risolvi nulla, hai fatto solo una momentanea fuga dalla realtà per ritrovarne un’altra.Quindi secondo me, prolissicamente, ha voluto semplicemente ribadire che, in fondo i “Forconi”, di economia ne conoscono poca, come una terra senza umus, e quindi queste manifestazioni servono solo a prendersi qualche denuncia, ed a creare un nuovo personaggio, che inevitabilmente cadrà presto nel dimenticatoio, anche se facilmente arriverrano gli inviti a votarlo. Discorso diverso quello del M5S, che corre su binari paralleli, ma dove ha un programma, e dove conosce le politiche monetarie, e quindi può parlare e contestare il governo, con cognizione, sui temi della finanza ed economia, vedi per esempio l’intervento della brava Barbara Lezzi, commissione bilancio, dove ha spiegato per filo e per segno la porcata insita nella legge di IN:stabilità. Ma magari ho capito male

  • RicardoDenner

    Interessante vedere le reazioni esagitate verso un articolo fondamentalmente giusto..

  • dana74

    fantastico commento, mi associo!

  • roz

    La tua è un’interpretazione benevola, dell’articolo.

  • Hamelin

    Quotone incondizionato!.

    Ah ah , mi hai fatto morire dal ridere sulla rivoluzione su chiamata ( occhio pero’ ad avere il credito nel telefonino … se no poi come si fa a dire al genio che si è perso la rivoluzione di Pellizza da Volpedo perchè non c’erano i comuni mezzi del bieco capitalismo 😉 ).

  • Hamelin

    Caro Haward , queste Pippe pseudointellettuali se le possono permettere solo quelli che hanno il culo al caldo e ben parato.
    Chi si deve alzare alle 6 di mattina per prendere calci in culo e Quattro soldi per mettere insieme pranzo e cena per la famiglia e le tasse da dare ad uno stato di ladri maiali e parassiti ha ben altri pensieri.
    Fino a quando ci dovremo sorbire la Pippe pseudointellettuali ?
    Fino a che anche costoro non si troveranno a fronteggiare la vita reale in un mare di difficoltà.

  • Hamelin

    Indubbiamente!
    Nella vita ci sarà sempre una giustizia per chi ha panza piena e culo al caldo e dall’alto della sua illuminazione predica i mali altrui…cosi’ come ci sarà sempre una giustizia per chi ha panza vuota e culo al freddo e che verrà sempre sfruttato da chi vuole stare con il culo al caldo .

  • Georgios

    Ho appena letto l’articolo e stavo per scoppiare dalla rabbia perché sono intellettuali “sinistri” di questo calibro che ci stanno rovinando la vita e la lotta qui.

    Titolo sinistro di sinistra (SYRIZA): “Forconi, un movimento reazionario in Italia?”

    http://stokokkino.gr/article/4190/Forconi

    Naturalmente dopo aver letto tutte le provocazioni riportate a titolo di “informazione” nel post sinistro di sinistra, l’unica risposta possibile all’interrogativo e’ quella affermativa come si dichiara platealmente alla fine del post greco.

    Ti ringrazio per avermi risparmiato una faticosa risposta (per dire più o meno quello che hai scritto tu) e per aver contribuito al ritrovamento del mio equilibrio mentale.

    PS Sono di sinistra ma non credo nei vangeli.

  • Fernesto

    A volte faccio un gioco ( e mi riesce sempre ) quando voglio sapere se un articolo mi piace . Leggo prima i commenti degli utenti neonazionalisti fascistoidi di CDC ( la maggioranza ) : se lo disprezzano , vuol dire che l’articolo è ottimo .

  • roz

    http://vocialvento.com/2013/12/09/outing-2/
    questo l’avevo scritto qualche giorno fa.

  • Black_Jack

    Io non sono neonazionalista fascistoide, per la verita’ e l’articolo mi ha dato molto fastidio.

    La cosa buffa e’ che vi avvitate sempre di piu’ in questi atteggiamenti ridicolmente supponenti che sono il motivo per il quale ormai quasi tutti vi disprezzanol.

  • Hamelin

    Complimenti per l’articolo.
    Concordo con te in toto.

  • patrocloo

    Meno male che ci sono i fenomeni come te che capiscono tutto. Complimenti.

  • Georgios

    Cantava Giorgio Gaber quando ero in Italia molti anni fa:

    “più son lerci e più ci hanno i milioni – i borghesi son tutti c…..ni”

    E’ appunto di borghesi che stai parlando nel tuo articolo. Il colore non c’entra. Loro si adattano.

    Comunque ho messo vocialvento nei favoriti e lo seguirò. Magari dirò anche la mia.

  • tersite

    Rimane un fatto: questa protesta un po anomala ha dei tempi troppo sospetti….ovvero dopo 1)l’entrata dei m5s in parlamento 2)sputtanamento bipolare a grandi intese 3)dimissioni Bersani 4)sputtanamento del doppio mandato a Napolitano(e altre smerdate..) 5)distruzione del caimano………proprio ora che li avevamo messi un po alle corde….. proprio ora si reagisce?..roba da non credere.

  • tersite

    Ah! dimenticavo dopo l’incostituzionalità della legge elettorale. Ormai votano la fiducia al governo ogni 2 ore.

  • roz

    si. la penso come te. avevo anche scritto una frase tipo: ” negli anni 70 quelli come voi li chiamavamo borghesi” ma poi ho lasciato perdere… il termine non ha più senso di quanto ne abbia oggi il termine proletario.

  • roz

    grazie 🙂

  • terzaposizione

    Invece noi ” fascistoidi ultranazionalisti di CDC ” per renderci conto dei tanti radikal-chic con il culo al caldo come Fernesto, guardiamo chi applaude a Ballarò 🙂
    Surreale il richiamo all’eroina ed al perchè si diffuse negli anni ’70, degno di uno che il Movemento studentesco lo viveva di giorno con il parca, la sera con lo smoking.
    La robba fu introdotta al posto del fumo per stroncare il Mov.studentesco , mentre i radikalchic si fumavano l’Afghano portato dalle gite tibetane

  • Fernesto

    Ballarò non lo guardo , il mio stipendio è 1200 euro al mesee pago l’affitto

  • stefanodandrea

    Spettacolo!
    Come crede che fossero i braccianti del Fucino Ars Longa? Erano esattamente quelli descritti in Fontamara, quelli che osteggiando la proposta di “quindici anni” accettavano la controproposta di “tre lustri”. I comunisti e i socialisti stavano con questa gente. E li guidavano, anche per fini ulteriori ma li guidavano e per guidarli ne ottenevano la stima e divenivano “antiborghesi”, a prescindere dalle origini.
    Blak_Jack, spero di incontrarti prima o poi in un incontro dell’ARS

  • karson

    Sono d’accordo con te.

  • Black_Jack

    Ma che tu fossi uno che non c’ha una lira si vede lontano un miglio povero piccolo.

    Invece che Ars Longa se la passi bene si vede lontano due miglia.

    E anche uno che sta a tre miglia capisce che Ars Longa è il tipo smart che si fa li cazzi sua mentre tu sei il puparuolo pippettaro affascinato dal borghese intellettuale.

    Poi a naso Ars Longa è figlio di solidi medio borghesi forse medio alti ma quest’articolo non so se lo ha scritto proprio lui.

    Sveglia Fernesto che intellettualmente parlando stai facendo la figura dell’eromenos con Ars Longa che, sempre intellettualmente parlando, fa il tuo erastes.

  • tersite

    Letto ora su FB: Ciao poliziotto! Sono una dei manifestanti che a luglio 2001 era a Genova, ricordi?
    Sono una di quelle che cercava di spiegare ai suoi concittadini perché eravamo lì, ero io quella che insieme ai miei compagni gridava che non era giusta una globalizzazione selvaggia senza globalizzazione dei diritti, che non potevamo continuare a chiudere gli occhi davanti ad un mondo che si arricchisce selvaggiamente lasciando la maggior parte della popolazione sotto la soglia di povertà, ch…e non potevamo accettare che otto potenti decidessero le sorti dell’intero pianeta senza che nessuno li avesse legittimati a farlo, che era l’ora di gridare “BASTA” ad un sistema disumanizzante e perverso.
    Ero uno di quelle che cercava di spiegare anche a te che la soluzione poteva essere una lotta pacifica contro un sistema che schiaccia me come te.
    Ricordi? Io ricordo tutto! Ricordo che, nella migliore delle ipotesi, alle mie istanze la tua risposta era ” non voglio nemmeno sentire non sono problemi miei, sono qui a fare il mio lavoro”, ma di “migliori ipotesi” non ce ne sono state molte, ricordi?
    Le tue risposte sono state, nella larga maggioranza dei casi, manganellate in testa, in faccia, alla schiena, alle gambe, fino a vedere il sangue e poi ancora e ancora, “puttana, ti ammazzo!”, “zecca bastarda comunista”, fino a lasciarci sanguinanti, fratturati, terrorizzati, piangenti.
    Fino a spararci addosso, ricordi?
    Ricordo che alla sera, dentro la Diaz, i compagni erano a terra e voi attorno, da soli o in gruppo, con la faccia stravolta, gli occhi vitrei, quasi come se godeste del dramma che si stava consumando, delle ossa che stavate spezzando, del sangue che stava scorrendo.
    Io ricordo tutto, e ricordo che il casco non lo toglieste nemmeno per un momento, ricordo che i manganelli erano ben saldi nelle vostre mani. Oggi ho visto delle scene, e mi viene spontaneo chiedermi, perché? Perché oggi si è allora no? Cosa è cambiato? Forse eravamo stati noi a non sapervi convincere? Qualcuno dice che è per il colore che porto in giro con tanto orgoglio, beh forse sarà così o forse no, non lo so, ma quello che so e che a breve ci rincontreremo, perché i nostri problemi sono sempre li è la nostra voglia di lottare e sempre viva. Ebbene quando quel giorno arriverà, e fidatevi che non aspetteremo molto, vedremo se davvero qualcosa è cambiato oppure, come dicono i maligni, oggi pomeriggio la differenza l’ha fatta il colore di una bandiera.
    Roberta, cittadina genovese.

  • Georgejefferson

    Un Plauso Black

  • Fernesto

    Ho capito Savaçandir , ma qualcuno lo dovrò pur sempre leggere . Leggere te mi scappa da ridere : ripeti sempre le solite due cagatine ( senso della Nazione e gli intellettuali che devono insegnare al popolo il senso di appartenenza alla Nazione . Tra l’altro le “menti” che si potrebbero prestare a questa stronzata potrebbero essere solo Storace , Marine Le Pen , Gasparri , Bagnai , Daniela Santanchè e simili .. e chi li ascolta potrebbero essere solo i vari Savaçandir ) . Molto meglio leggere Ars Longa e non solo lui .

  • Black_Jack

    Cerchi da darti un tono piccino mettendo la cedille, ahimè, nel punto sbagliato.

    Ça va sans dire, non Savaçandir…per questo guadagni 1200 al mese, che mi auguro vivamente siano netti

    Ma ti puoi leggere chi ti pare basta che capisci cosa uno scrive; non ho mai detto che l’intellettuale deve insegnare il senso di appartenenza alla nazione, te lo sei sognato la notte povero Fernesto. Ho detto praticamente l’opposto ma uno col tuo reddito ha anche un livello culturale corrispondente e quindi fai fatica a orientarti se uno esce un minimo dagli schemini del liceo. Anche per questo senti tanto il fascino del borghese col titolone di studio, mio sfortunato amico.

    Ho detto, e tanto non capirai lo stesso, che l’intellettuale deve ridare un senso di appartenenza al popolo non con idee pret à porter come religione e nazione ma tramite il contatto e il dialogo di persona. Solo cosí nascerà quello spirito consapevolmente critico verso il sistema che è la base di un vero senso di appartenenza. Non quindi la comunanza di bisogni materiali dovuta alla contiguità di posizione nel sistema di produzione.

    Non c’entra niente con quello che avevi capito tu, purtroppo.

    Inoltre ho detto che visto che gli intellettuali sono solo dei miserabili arrivisti, a quel punto restano solo due sensi di appartenenza utilizzabili e sono la religione. Il nazionalismo.

    Il Papa sta facendo benissimo e se continua cosí renderà il cattolicesimo qualcosa di veramente importante; il nazionalismo è a doppio taglio, l’ho sempre detto, ma di fronte alla vergognosa ignavia degli intellettuali meglio quello che niente. Ma tanto non capisci.

    Mi raccomando risparmia che sennò non riesci a pagare l’affitto.

    Be’, lasciami dire che se guadagnassi le tue cifre e fossi pure in affitto sarei un pelino più incazzato di te…ti lascio al tuo adorato erastes.

  • alvise

    Potevi anche usare un aggettivo più duro, non mi sarei offeso.Dire benevola non significa errata.I punti di vista sono sempre da rispettare, intendo il tuo anche se più pungente

  • Gracco

    sottoscrivo tutto, tranne una sola parola: sostituirei “dividendi” al posto di “stipendi”.

    Sembra una sottigliezza, ma in realtà cambierebbe tutto il contenuto della “rivolta”.

  • Tetris1917

    Qualche laziale rimasto in polonia?

  • Viator

    L’articolista non si limita a dire che queste proteste non hanno una direzione ben definita (che sarebbe giusto), specifica che questa direzione non deve muovere da stimoli egoistici bensì ideali e dev’essere fionalizzata al superamento del capitalismo.

    Il che significa non aver capito che tutte le rivolte popolari, a partire da quelle socialiste, sono motivate da rivendicazioni materiali, e poi pretendere che i manifestanti condividano l’immotivata fiducia dell’autore nel fatto che una società non capitalista sia in grado di soddisfarle meglio di una capitalista (beninteso senza avere nulla a che fare coi socialismi reali). Cioè entrare nel regno della fantasia escatologica.

    Il problema è unicamente dare una direzione alla protesta, e questa certamente non gliela daranno gli sparuti superstiti della religione marxista. Ci vuole un capopopolo che sappia far balenare agli occhi del gregge immagini abbastanza invitanti e semplicistiche da catalizzarne la rabbia. Come fa oggi Beppe Grillo, ma in chiave moderata e legalitaria, quindi improduttiva e ultimamente autolesionista. La non violenza è la scelta di tutti i perdenti della storia.

  • Black_Jack

    Prego?

  • Truman

    #9dicembre In un mondo di tv pilotate..

    Toh, la gente in piazza. Toh, in piazza e pure incazzata. Ma tu guarda. E chi se lo aspettava…In questi due anni mica sono accadute cose strane, tipo piccoli imprenditori che si toglievano la vita, tipo capannoni che chiudevano, tipo lavoratori che restavano a casa, tipo famiglie intere indebitate e inseguite da simpatici signori che ordinavano il rientro altrimenti ti pignoravano la casa. E mica sono capitate cose del tipo consiglieri regionali che si facevano rimborsare qualsiasi cosa, da cene a base di ostriche e champagne fino a reggiseni e mutande. Mica siamo nel Paese dove la politica ha dei costi (inutili) che in nessun altro estero. Allora perché mai la gente dovrebbe essere nervosetta?!?

    Invece la gente è scesa in strada, ognuno col proprio pezzetto di rabbia. Ed è scesa per effetto del passaparola. A proprie spese e senza i pullman organizzati per riempire la rituale piazza romana. No, ognuno ha dimostrato nella propria città o in quella più vicina. Mandando in tilt quella nomenclatura che non sa più come reagire. Sono bastate poche ore per far capire a istituzioni, partiti, sindacato e associazioni di categoria che coi convegni non si va troppo lontano e soprattutto che certi rituali si sono logorati. Anzi, li hanno logorati loro coi loro giochetti sottobanco di potere, con le loro spartizioni maleodoranti. Sta andando tutto in tilt e forse la protesta spontanea di lunedì è quella scintilla di cui si continuava a parlare. La protesta dei forconi l’hanno chiamata, ma è molto di più. E’ la corda che si è spezzata dopo tanto tirare. Vedrete quanti cadranno per terra per colpa della loro arroganza. Guardate quante retromarce sull’euro e sulle politiche di austerity. Guardate quanti politici ora cercano di spiegare, di motivare. Di resistere. Guardate quanti distinguo ora che gli occhi dei cittadini si fanno rossi di rabbia ma anche di una speranza, quella che se ne vadano.
    Non so quanto durerà questa protesta, una cosa però è certa: non basterà tentare di inquinarla con infiltrazioni pilotate ad arte. Dentro quei gruppi di persone normali c’è la stessa rabbia che vive in moltissime case di gente normale dove si campa con stipendi insufficienti, è la stessa rabbia di lavoratori in perenne mobilità, di artigiani col cappio dello Stato e delle banche attorno al collo. E’ una rabbia che da muta o silenziosa esplode in rabbia collettiva. Qualcuno dice che è una rabbia demagogica e populista? Ecco, lo dicono gli stessi che si sono voltati dall’altra parte quando le agenzie di stampa battevano il suicidio di un altro imprenditore. Sono gli stessi che non hanno più il coraggio di presentarsi davanti a un cancello di una fabbrica o persino di guardare negli occhi una persona in difficoltà. Quanta umanità, la politica s’è fagocitata. Sono tutti i signori del porcellum, delle liste bloccate che hanno difeso nonostante mille dichiarazioni e mille promesse di cambiamento. Sono i tecnici alla Saccomanni, alla Monti, alla Fornero. Sono i giovani saccenti alla Letta, alla Lupi, alla Alfano, alla De Girolamo.
    In piazza, dicevamo, c’è gente col proprio pezzetto di rabbia. Manca coscienza collettiva, ma chi se ne frega. Per una volta lasciamo libera questa energia. Libera di andare semplicemente contro. Con la consapevolezza che poi questa ondata anarchica diventerà un guinzaglio più o meno corto. Tante proteste sono finite così, anche questa. Però se serve per smontare un pezzo dell’arroganza politica che cementa il potere romano allora sia benedetta. Del resto il potere vince perché unito negli scopi o meglio nel solo scopo che interessa davvero. Questa è l’unica amarezza che rischia di restare in bocca, che oltre il bersaglio piccolo non si vada perché è invisibile.
    Per il momento respiriamo quest’aria nuova. Sopportiamo il disagio dei blocchi. Condividiamo la rabbia di chi sta facendo una cosa che non si sarebbe sognato di fare. Sforziamoci di vedere gli intrecci partoriti dalle debolezze di ognuno: quegli agenti che si levano il casco perché non c’è pericolo e perché al di là delle uniformi e dei doveri resta una busta paga che non è giusta. Restano le difficoltà e le tristezze di tanti no pronunciati a forza. Eccola la sola collettività che trova un senso in questa protesta senza regole e senza un tracciato. Una collettività somma di tantissime individualità. Che stavolta ha il pregio di uscire dalla casa, dal bar, dal negozio, dal posto di lavoro, dal capannone. Ha il pregio di rendersi visibile in strada. Liberamente.
    Una sola cosa, infine. Come si dice in questi casi: non perdiamoci di vista. E’ quello che il Potere cerca.

    http://notiziedm.wordpress.com/2013/12/11/9dicembre-in-un-mondo-di-tv-pilotate-un-uomo-chiaro-e-che-fa-vero-giornalismo-gianluigi-paragone/

  • Ercole

    Nè con il governo nè con i forconi ,contro la crisi capitalista LOTTA DI CLASSE INTERNAZIONALISTA .

  • Viator

    Prima di condannare bisogna cercare di porsi nella prospettiva dello scrivente.

    L’articolo si inserisce nel dibattito interno al mondo semicatacombale marxista, sul valore da attribuire a questi vagiti di rivolta. E’ un mondo sradicato dalla realtà in cui ancora si discetta del primato della classe operaia contro individuazione di soggetti rivoluzionari alternativi, sistema mondo à la Negri o rivoluzione permanente troskjsta ecc.

    L’articolo si volge contro quanti, all’interno di questo mondo, scorgono nei blocchi stradali il sintomo della rinascita del sospirato proletariato comunista rivoluzionario. In tal senso l’articolo di Ars longa è, se vogliamo, un tentativo di realismo.

    Ovviamente trasposti in mezzo a persone normali questi discorsi danno un senso di allucinazione. Tra l’altro Ars longa non vede che la gente comune ha sempre lottato per panem et circenses, anche quando lo faceva sotto le bandiere dell’escatologia marxista, non certo perché credessero veramente all’avvento del sol dell’avvenire, ma semplicemente perché gl’innumerevoli intellettuali di origine borghese e piccolo borghese discesi in mezzo alle masse li avevano inquadrati in quel contesto ideologico e organizzativo, e avevano dimostrato loro di difendere i loro concreti interessi.

    Forse Ars longa sarebbe più coerente se andasse a fare volantinaggio anziché discettare dall’alto del suo sito internet.

    Altrettanto interna al dibattito marxista e sradicata dal sentire comune è la convinzione che un miglioramento della condizione delle masse possa avvenire solo entro un contesto di superamento del capitalismo. Quando al contrario il nostro vecchio benessere si fondava sulla miseria del terzo mondo, e presupposto del suo ripristino sarebbe la reintegrazione della base industriale delocalizzata in Cina, India, Romania ecc. all’interno dei paesi industrializzati.

    L’unico elemento interessante dell’articolo coinsiste nella denuncia del carattere disorganizzato della rivolta. Le condizioni iniziano ad essere mature per un rovesciamento, ma per realizzarlo ci vuole un leader che sappia interpretare il malessere della gente. Ben difficilmente lo si troverà nell’alveo della tradizione sinistrorsa, anche perché il principalissimo elemento di unificazione e trazione del malcontento è l’insofferenza verso le orde extracomunitarie, freneticamente represso dalla martellante propaganda del regime antirazzista. Schierandosi al loro fianco le sinistre marxiste si tagliano fuori da quel popolo che aspirano a rappresentare.

  • Viator

    Ottimo sito, ti leggerò volentieri.

  • roz

    Perfetto!

  • RenatoT

    Non ci sono proposte, ci sarà un evoluzione socio-culturale che durerà decenni e nel mentre verranno selezionati gli individui in base alle strategie attuate e con loro i loro discendenti.
    Lo stile di vità a cui siamo abituati non funziona, è chiaro, con questi ritmi è certa l’estinzione del genere umano.

  • RenatoT

    Pensavo la stessa cosa.
    Non è questione di politica o squadre… Il problema è che nessuno vuol accettare il fatto che a se viviamo come abbiamo sempre fatto, le conseguenze a livello climatico e ambientale saranno enormi.
    La gabbia c’è ma nessuno la vuole vedere.

  • RenatoT

    e in natura è uguale… prede, predatori, parassiti.
    Il leone ha il culo al caldo e fra le gazzelle, le piu’ deboli, meno attente vengono mangiate, almeno per prime.

  • Primadellesabbie

    Un paio di anni or sono ci fu, nell’atrio di una stazione ferroviaria di Londra (mi pare fosse Euston Station), un interessante raduno. Si diedero appuntamento centinaia di giovani armati di auricolari e mp3, invasero il grande atrio e si immersero, ciascuno nella sua musica, ballando tutti contemporaneamente un ritmo diverso, da soli. Inutile dire che rimasi colpito dal notevole significato simbolico di questa iniziativa.

    Non trovo tra i commentatori dell’articolo proposto qualcosa a proposito della presenza, tra i rivoltosi, del desiderio di conoscersi, noto un allarmante sequela di pregiudizi più o meno generici (allarmante perché potrebbero essere fondati). Conoscersi non vuole dire essere d’accordo ma, assente questa tendenza, mi pare difficile intraprendere qualsiasi iniziativa.

    Passando con il treno davanti al presidio di Mestre ho potuto notare di sfuggita una grande scritta: “O Patria o morte” presidiata da un paio di silenziose persone acconciate in modo inconfondibile con stivaletti militari ecc., accanto ad uno stand evidentemente di diversa tendenza dove persone armate di mazzi di volantini intrattenevano radi passanti…

    Viator dice: “…tutte le rivolte popolari, a partire da quelle socialiste, sono motivate da rivendicazioni materiali…”. Può darsi, ma non sono mancate rivendicazioni di dignità, di tendenza moralizzatrice e, come dice Black_Jack, identitarie (che non vuol dire per forza nazionali).

    Credo che chi voglia avere un ruolo intellettuale, in questo momento, debba mettere da parte tutto quello che sa o crede di sapere (metterlo da parte, non distruggerlo) ed esaminare la situazione come se ci arrivasse per la prima volta. É abbastanza inutile cercare parallelismi perché gli attori sono diventati “altri”, i poveri sono “diversamente poveri” e lo stesso vale per i ricchi che, se hanno la stessa arroganza, non hanno più i dubbi di chi li ha preceduti. Inoltre, proprio la disgregazione conseguente al frazionamento indotto dal consumismo e alla rarefazione delle relazioni sociali, rende impensabile una “rivoluzione” a meno di un colpo di genio.
    Mi sembra più realistico trovare il modo di riprendersi il centrocampo.

    Un’ultima cosa un po’ dura da digerire (ma per fortuna é solo una mia opinione): se capisco bene stiamo vivendo un periodo di involuzione della natura umana, non si tratta di semplice decadenza, credo sia arrivato il momento degli involuzionisti.