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IL DECLINO DEI LIBRI

DI JACK SHAFER

slate.com

Tempi duri per le copertine rigide.

É vero che i libri hanno perso il loro fascino?

Non c’è orgoglio più grande per uno studente, un intellettuale, un giornalista, un uomo d’affari o uno scrittore, di vedere organizzare una festa in onore della pubblicazione del proprio libro. La festa per il lancio di un libro è come un matrimonio, una festa di compleanno, un battesimo, un ballo studentesco, una festa di classe ed un bar mitzvah tutti in uno. Dal punto di vista dell’autostima dell’autore, l’unico evento che potrebbe superare una festa di pubblicazione è una lettura del libro registrata e trasmessa da C-SPAIN o un’intervista di Charlie Rose.

Sebbene pubblicare un libro sia ancora fonte di gioia per gli autori, per i bibliofili come me il fascino dei libri si è affievolito.

Un tempo amavo i libri. Li veneravo. Ho costruito barriere difensive intorno alla mia scrivania, al letto, allo stereo e ai corridoi con interminabili cataste di libri. Quando i miei amici pubblicavano un libro mi complimentavo per il loro risultato ma allo stesso tempo ero invidioso. Se un conoscente mi chiedeva quando avessi intenzione di pubblicare un libro, rispondevo che avevo lanciato una proposta editoriale sull’aumento della produzione di farmaci basato sul tale articolo del 1985 ma che era stata saggiamente rifiutata dagli editori.

Per sublimare l’invidia che provavo verso i miei amici scrittori ho iniziato a organizzare le loro feste di pubblicazione. Ancora oggi organizzo feste di pubblicazione occasionali, ma la mia invidia si è placata, essendosi attenuata la mia adorazione dei libri. Non che essi siano meglio o peggio di una volta. Semplicemente essi non sono più il centro del mio mondo.

Non solo del mio. Fino a non molto tempo fa infatti qualsiasi quotidiano che si rispetti era dotato di una sezione autonoma per le recensioni letterarie. Ma nell’ultimo decennio il Washington Post, il Chicago Tribune, il Los Angeles Times e il San Francisco Chronicle hanno cambiato le loro sezioni e hanno voltato le spalle ai libri. La sezione di recensioni letterarie sopravvissuta, la New York Times Book Review, ha avuto tempi migliori. Negli anni Settanta poteva arrivare anche ad 80 pagine. Domenica scorsa aveva solo 28 pagine. Su quella odierna viene presentato un report del New York Observer secondo cui il Wall Street Journal di Rupert Murdoch avrebbe in programma una sezione di recensioni letterarie autonoma nelle prossime settimane. Ma anche questa non cambia la mia opinione. La decisione di Murdoch di aggiungere una sezione di revisioni letterarie al Journal non è proprio un gesto di attenzione per i lettori, ma piuttosto l’ennesima mossa contro il New York Times, che vorrebbe distruggere imitandone l’attività di approfondimento politico, culturale, sportivo, giornalistico, letterario e sulla città di New York. Questa sezione non è un bene per i libri, piuttosto uno specchio dei problemi di Murdoch.

I più assetati scrittori di libri erano i giornalisti, poiché per essi la pubblicazione di un libro equivale al coronamento della loro carriera e alla dimostrazione, una volta per tutte —specialmente ai loro facilmente impressionabili capi— di non essere dei giornalisti da quattro soldi. Tale contributo alla letteratura e all’arte non svanisce quando è ancora caldo di stampa. Perché è un contributo eterno!

In un certo senso lo è. Se una persona curiosa voleva imparare qualcosa in più sul tale Argomento A o su talaltro Argomento B, i luoghi più indicati per acquisire conoscenze erano una biblioteca, un negozio di libri, oppure si consultava un’enciclopedia. Ma oggigiorno, se decido di approfondire la mia conoscenza ad esempio sul giornalista gossip Walter Winchell avrò davvero bisogno di consultare una copia dell’eccellente opera di Neal Gabler Winchell: Gossip, Power, and the Culture of Celebrity? (Pettegolezzo, potere e cultura della celebrità? N.d.t.) oppure posso saziare la mia sete di conoscenza con una ricerca su Wikipedia, una rapida ricerca del suo nome su Google, con il comando di Amazon “clicca per visualizzare!” o su Google Libri per racimolare le informazioni sufficienti? Credo che i lettori possano optare per questa soluzione. Non è necessario ordinare tutto il menù, quando si può scegliere “à la carte”.

Se non mi sto sbagliando riguardo al declino dei libri, gli editori devono ancora capire ciò che sta accadendo. Nel 2009, le vendite sono diminuite di soli 1,8 punti percentuali. É però importante non considerare solo i dati numerici ma anche osservare i fatti. Una decina di anni fa ho deciso di conservare tutti i miei libri, rifiutando di venderli o regalarli, perché non potevo essere sicuro che non mi sarebbero tornati nuovamente utili a breve. Prima dell’esistenza di AbeBooks, Alibris e Amazon trovare un libro usato, fuori catalogo o raro e riuscire ad acquistarlo era una vera impresa. Era necessario battere i negozi di libri usati, trovare il titolo in questione o pagare una commissione piuttosto salata ad un bookfinder. Oggi, grazie ai rivenditori, posso felicemente, di tanto in tanto, ripulire la mia libreria, fare spazio. Se avrò nuovamente bisogno di una copia del Drudge Manifesto, potrò ricomprarla su internet a pochi centesimi, più spese di spedizione. Un rapido calcolo mi ha fatto comprendere che il prezzo di sostituzione medio di uno dei volumi della mia biblioteca privata era inferiore del 20-40 per cento acquistando sul web. Pertanto, se non sta decadendo lo stato dei libri, sta comunque diminuendo il loro valore.

Il sistema economico moderno ha trasformato i libri in merci, privandoli del loro fascino romantico. Mi piace annusare i vecchi libri, sono sempre un amante dei libri, ma non è più come un tempo. Se da un lato ancora non possiedo né un Kindle né un iPad, che fanno sembrare l’acquisto di un libro sia in negozio che online una faticosa impresa, d’altro lato ho già salvato alcuni titoli sull’iPod e sul netbook e già mi vedo mentre farò il grande passaggio agli e-books. Con una conseguente e ulteriore perdita di romanticismo nei confronti dei libri – così come ho progressivamente perso il romanticismo musicale nel passaggio della mia collezione da vinile ai CD e poi agli mp3. Tenere in mano la copertina di un disco o di un CD usato scatenava nell’ascoltatore una sensazione di approdo a qualcosa di fisico. Ora non più. Questo è quello che sta succedendo ai libri. L’antico rito della lettura di sfogliare le pagine è stato dissacrato dai clic e dai touch degli e-books. In questo processo ci allontaniamo dall’antica magia dei libri. La lettura sta sostituendo i libri.

I periodici hanno subito un’analoga svalutazione negli ultimi decenni, quando hanno smesso di essere un indice di status per i lettori. Un aneddoto personale: quando pubblicavo il settimanale alternativo Washington City Paper tra il 1985 e il 1995, uno dei soci del giornale amava sottolineare che chiunque comprava il nostro giornale lo portava in giro con il nome visibile. Volevano che gli altri sapessero che erano tipi da City Paper! Ma i tempi sono cambiati. Un abbonamento al Wall Street Journal non dice molto di te oggi, al massimo potrebbe ricordare al tuo capo che sei un tipo serio. Sicuramente dice che sei vecchio. Barnes & Noble e Borders sono già stati informati del fatto che i libri sono fuori moda, stanno infatti facendo spazio ai giocattoli, alla cancelleria e altri articoli. All’ingresso da Barnes & Noble, vi accoglierà un chiosco per i lettori di Nook e-book.

Sicuramente esistono ancora valide ragioni per scrivere un libro. Rimane un riconoscimento il fatto di averne scritto uno – anche se brutto. Inoltre, un libro conferisce all’autore il controllo di ciò che si racconta e su come viene percepita una tematica, molto più profondamente di qualunque altro media. Se scritto con esperienza, può trasmettere al lettore una serietà, un gusto poetico che nessuna pagina web, o giornale, è in grado di trasmettere. Inoltre il lavoro dell’autore garantisce salari al di sotto della paga minima.

Questi argomenti però possono essere riferiti tanto alle copertine rigide quanto agli e-books. Questo mi porta alla mia ultima osservazione sul declino dei libri: vi immaginate come dev’essere organizzare un party per un amico che ha scritto un e-book? Pensate ai partecipanti all’evento, come fa l’autore a personalizzare e a lasciare un segno per la loro partecipazione all’evento? Firmerà i loro Kindle?

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(La più gentile notifica di rifiuto della mia proposta editoriale per un libro sulla droga, mi fu inviato dalla defunta Marjorie Williams, un’editirice della Simon & Schuster, a me sconosciuta a quei tempi. Io e Marjorie siamo diventati amici in seguito quando ha iniziato a lavorare per il Washington Post. I suoi due libri, The Woman at the Washington Zoo: Writings on Politics, Family, and Fate e Reputation: Portraits in Power, sono ancora in stampa e sono disponibili per Kindle. Comprateli, cosi che il suo vedovo, mio college allo Slate Timothy Noah, possa mandare i suoi figli a studiare in college prestigiosi. Se vi venisse un’idea per un libro da scrivere, inviatela a slate.pressbox@gmail.com. Forse potrei ricavare una sitcom dai feed di Twitter? (Le e-mail e possono essere citate nel “The Fray,” il forum dei lettori dello Slate; articoli futuri; o altrove, se non altrimenti concordato con lo scrittore. Diffusione permanente: Slate è di proprietà della Washington Post Co.)

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Jack Shafer

Fonte: www.slate.com

Link: http://www.slate.com/articles/news_and_politics/press_box/2010/09/the_fallen_status_of_books.html

9.9.2010

Traduzione (del 2014) per www.comedonchisciotte.org a cura di Cristina Reymondet Fochira


Pubblicato da Truman