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IL CALIFFO ALLE PORTE DI VIENNA

DI PEPE ESCOBAR

atimes.com

La storia ha la buffa abitudine di ripetersi come in una farsa surrealista. È di nuovo il 1683, con l’Impero Ottomano che si distende fino a Vienna per farsi sconfiggere dagli “infedeli” proprio all’ultimo secondo?

No, è il 2015 e un simulacro del Califfo – Ibrahim, alias Abu Bakr al-Baghdadi – ha indotto un capannello di potenti del mondo, di meno potenti e di galoppini a riunirsi a Vienna per discutere una strategia per sconfiggerlo.

Uomini della Westfalia, abbiamo un problema. Nulla di ciò ha senso se l’Iran non siede al tavolo a discutere circa la soluzione della tragedia siriana. Mosca sapeva tutto sin dall’inizio. Washington – controvoglia – ha dovuto ammettere l’ovvio. Ma il problema non è mai stato l’Iran. Il problema è la matrice ideologica degli sgherri che incancreniscono in Califfi: l’Arabia Saudita.

Ritorniamo – inevitabilmente – al surreale. Il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir ha affermato: “il punto di vista dei nostri partner era che dovremmo testare le intenzioni degli Iraniani e dei Russi per arrivare ad una soluzione politica per la Siria, come tutti preferiamo”.

Traduzione: “i nostri partner” significa “la voce del padrone”, Washington e la fabbrica di greggio dedita alla decapitazione non “preferisce” una soluzione politica, vuole un cambio di regime e un satrapo della Casa di Saud.

Egitto, Iraq, Libano, UE, Francia e persino Qatar – il cui mini-emiro voleva lanciare una propria campagna militare volta al cambio di regime, prima che gli venisse detto di starsene zitto – fanno compagnia all’Iran a Vienna, insieme ad USA, Russia, Turchia ed alla Casa di Saud.

Parliamo di vite parallele. Una cosa è un litigio educato in un palazzo dorato a Vienna. Il disastro nel deserto del Siraq racconta tutta un’altra storia.

Attenti alla nuova jihad globale

La soluzione ideale è accattivante: la Russia sguinzaglia gli Spetsnaz e qualche altro commando, fa a pezzi le truppe dell’ISIS/ISIL/Daesh da un punto di vista C4i, le circonda e li fa sparire dalla faccia della Terra.

Per ora non succederà, fino a che il Sultano Erdogan in Turchia, i galoppini carichi di petrodollari del GCC e la CIA continueranno a “supportare” e/o rifornire di armi svariati gruppi di jihadisti salafiti, “moderati” o meno che siano.

Il finto “Califfato” sarà una bella gatta da pelare perchè non si preoccupa – e non si preoccuperà – delle vittime tra le proprie fila, che sono in continuo aumento. L’alleanza “4+1” – Russia, Siria, Iraq, Iran più Hezbollah – lo sa bene e ha già avuto problemi.

Hezbollah ha subìto perdite. Allo stesso modo ne hanno subite le Forze Quds irachene – comandanti affidabili di medio livello. L’Iran ha circa 1.500 combattenti sul campo – molti di loro Afghani – dalla parte del “4+1”. Dall’altra parte abbiamo la Casa di Saud che incanala ingenti somme di denaro e missili anticarro TOW all’Esercito di Conquista, che non è altro che una coalizione di volontari guidata da al-Qaeda che porta avanti un programma confuso (in primis cambio di regime, poi un governo del Califfato o della Fratellanza Musulmana).

Non c’è – ancora – prova che l’ISIS/ISIL/Daesh abbia esaurito le proprie scorte di missili teleguidati anticarro e antiaereo, che vengono lanciati grazie a lanciamissili trasportati a braccia dai soldati di terra.

Quindi mentre a Vienna si parla, cosa combina l’ISIS/ISIL/Daesh?

Deve decidere tra due differenti strategie.

  1. Asserragliarsi a Raqqa – la vecchia capitale del Califfato Abbasid, prima di Baghdad – in attesa della madre di tutte le battaglie. Dopotutto non possono permettersi di essere sconfitti, dato che Raqqa, da un punto di vista geostrategico, è il crocevia della Siria. L’ex-esercito bahatista e un gruppo di nazionalisti arabi spingono per questa soluzione
  2. Non asserragliarsi. La soluzione migliore è espandere il fronte verso il deserto il più possibile. Ciò significa nessun obiettivo identificabile a disposizione dell’aviazione russa, con il beneficio aggiunto del “4+1” – ovvero le truppe dell’Esercito Arabo Siriano (SAA)/Iran/Hezbollah che giovano del supporto aereo russo – costrette ad estendere le loro interconnessioni e ad affrontare gravi problemi logistici. Turchi, Ceceni, Uiguri e Uzbechi spingono in questa direzione.

Probabilmente l’ISIS/ISIL/Daesh propende per la seconda soluzione – probabilmente a causa della propria componente jihadista. Almeno 2.000 membri del finto “Califfato” – la maggior parte dei quali provenienti da Turchia, Cecenia, Asia centrale e Xinjiang – sono morti a Kobane, la quale, a differenza di Raqqa, non ha importanza strategica. La gang della jihad ora vuole espandersi fino all’Asia centrale, allo Xinjiang, alla Russia e, se dovessero trovare un varco, fino all’Europa e agli USA.

L’opzione due porta con sé l’ulteriore beneficio, dal punto di vista militare, di un supporto extra per i “jihadisti moderati” (non “ribelli”), il che significa maggior interazione con Ahrar al-Sham, Liwa al-Tawhid, alcune fazioni dell’Esercito di Conquista, il Fronte Islamico e alcuni gruppi di Salafiti turkmeni. Nessuno di loro, per la cronaca è un “ribelle moderato”.

Tutti questi gruppi si mescolerebbero perfettamente in una strategia di “espansione del fronte” dell’ISIS/ISIL/Daesh, difesa, tra gli altri, dal Muslim Shishani, comandante ceceno di Jund al-Sham, che attualmente sta combattendo vicino a Laodicea.

Shishani, significativamente, ha affermato ad al-Jazeera turca “Fronti come Raqqa ed Aleppo non avrebbero significato in una guerra di terra contro i Russi. La vera guerra sarà sul fronte Tartus-Laodicea. La jihad va diretta verso quella zona”.

Immaginiamo tutti questi gruppi unirsi in una jihad interna da aggiungere a quella globale, ancora supportati finanziariamente. Non è un segreto che l’intel russa sia preoccupata dell’elevato numero di Ceceni nei ranghi del falso “Califfato”, per non parlare dell’intel cinese per quanto riguarda gli Uiguri. Per loro sarà molto difficile tornare nello Xinjiang, ma i Ceceni torneranno nel Caucaso. Questa è la famosa sindrome “Aleppo è a 900 km da Grozny”.

Da aggiungere a questo caos, il direttore dell’FSB Alexander Bortnikov ha già parlato di una concentrazione di Talebani – molti dei quali hanno giurato fedeltà al “Califfato” – ai confini nord tra Afghanistan e Uzbekistan e Tajikistan. Per Putin e per l’intel russa, la situazione in Afghanistan è “quasi critica”. Una diffusione della jihad in Asia centrale non è da escludersi.

La situazione, dunque, è cruda. L’ISIS/ISIL/Daesh sta sfruttando l’offensiva del “4+1” per forgiare la propria identità di baluardo della jihad mondiale. Gli imam sauditi in ogni caso hanno già dichiarato la jihad contro la Russia e il decrepito Al-Azhar al Cairo sta per fare lo stesso.

Occhio alla situazione iraniana

Non c’è alcuna prova che l’amministrazione Obama sia prossima ad ammettere che tutti i “ribelli moderati” sono, in fondo, dei jihadisti. Il comando dell’ISIS/ISIL/Daesh, in ogni caso, attende, dovesse capitare – se Washington accettasse l’analisi di Mosca – tutti i gruppi entrerebbero in modalità Jihad Mondiale, guidati dal finto “Califfato”.

La situazione è già abbastanza confusa così com’è. Il mix di informazioni dal campo siriane/iraniane in aggiunta alle ricognizioni aeree russe devono assicurarsi non solo che l’ISIS/ISIL/Daesh sia sprovvisto delle forze e dell’equipaggiamento per difendere Raqqa, ma devono anche interrompere tutte le linee di comunicazione e di rifornimento con i jihadisti che lottano contro il “4+1” nella Siria occidentale.

Nonostante l’attacco dell’Air Force russa, che ha obbligato molti combattenti e le loro famiglie a lasciare la Siria per il deserto iracheno occidentale, l’ISIS/ISIL/Daesh è riuscito a fare progressi nel sud di Aleppo, infiltrando al-Safira e mantenendo il controllo di almeno 10 checkpoint lungo la fondamentale linea di rifornimenti che va da Hama, attraverso Salamiyeh, Ithriyah e Khanaser, fino ad Aleppo. L’SSA semplicemente non può permettersi di perdere questo corridoio: ora è la priorità numero uno. Centinaia di migliaia di abitanti di Aleppo, nel frattempo, provano a sopravvivere come ostaggi de facto.

È vitale analizzare il gioco iraniano sul campo. Per ora la migliore fonte è stata il vice comandante del Corpo di Guardia Rivoluzionario Iraniano (IRGC), il generale di brigata Husayn Salami, che ha parlato approfonditamente a Vision of the Islamic Republic of Iran Network 2.

Salami – parlando a nome dell’IRGC – inquadra la Siria come “punto focale degli sforzi strategici da parte di una coalizione internazionale” per implementare “uno schema politico distruttivo nel mondo islamico”. Con “coalizione internazionale” intende la NATO più Sauditi. Il ruolo dell’Iran è “garantire la stabilità politica, psicologica, economica e militare del sistema siriano”.

Schematizza il ruolo iraniano in quattro punti. “Al livello strategico, supportiamo il governo siriano, la nazione e l’esercito sia politicamente sia psicologicamente. Come consiglieri, trasmettiamo le nostre esperienze di guerra ai comandanti di alto livello dell’esercito siriano. In parole povere li stiamo aiutando a modernizzare e ricostruire la struttura dell’esercito siriano. Quando si passa al livello operativo, aiutiamo ad esempio i comandanti di brigata. Questo è il motivo per cui alcuni nostri comandanti sono laggiù e stanno aiutando a pianificare e ideare strategie operative”. L’Iran sta dando aiuto anche a livello tattico e tecnico (logistico).

Poi c’è qualcosa di fondamentale – e un incubo per la Casa di Saud – “la nostra Sicurezza Nazionale è interconnessa con la sicurezza di parti importanti del mondo islamico, con la sicurezza della Siria. Questa è la ragione principale a sostegno della nostra presenza in Siria”. la sfumatura che i centri di pensiero negli USA non riescono a cogliere è che non c’è nulla a che fare con il lasciare Assad al potere per sempre, come stanno sostenendo ufficialmente i diplomatici iraniani.

Salami ha anche affermato che la Russia sia andata in Siria perché altrimenti avrebbe dovuto combattere la jihad entro i propri confini (esattamente ciò che vogliono i Ceceni dell’ISIS/ISIL/Daesh). La strategia siriana di Putin, per la cronaca, è stata apertamente sostenuta dal portavoce del parlamento iraniano, Ali Larjiani, che ha partecipato come ospite di lusso al summit di Valdai della settimana scorsa.

Sono il Califfo, ascoltatemi ruggire

Di fronte alla trategia di Russia/Iran, cosa farà l’Impero del Caos?

Intorbidire le sabbie già torbide, cos’altro? Quel triste gruppo che passa per “consiglieri senior per la sicurezza nazionale” ha suggerito di posizionare la Forze Speciali USA più vicine all’ISIS/ISIL/Daesh in Siria.

Questa “guida” speciale dovrebbe aiutare la coalizione conosciuta come “Forze Democratiche della Siria – guidate dai Curdi dell’YPG – a prendere Raqqa. Ma ciò non significa necessariamente che le Forze Speciali USA combatteranno accanto al “4+1” per lo stesso obiettivo. Dopotutto, siamo sempre rigettati al Surrealistan della geopolitica – in cui la colazione dei loschi opportunisti guidata dagli USA (CDO) ignora completamente cosa stia facendo il “4+1”. Non dimentichiamo gli odi interni alla coalizione – visto che Ankara aborre l’insistenza statunitense a collaborare con i Curdi siriani.

Per quanto riguarda l’Iraq, l’amministrazione Obama e il Pentagono si qualificano come la fine di una barzelletta. I Sunniti nella provincia di Anbar sono furiosi perché il sistema satellitare di sorveglianza migliore nella storia del mondo non ha intercettato l’avanzata dell’ISIS/ISIL/Daesh, da Tikrit a Ramadi e limitrofi.

Per aggiungere il danno finale alle (ripetute) beffe – come il centro dell’intel del “4+1” a Baghdad, che esclude gli USA, oltre all’autorizzazione data alla Russia di bombardare i convogli del finto “Califfato” che tentavano di attraversare il deserto siriano – Baghdad e l’UE hanno appena raggiunto l’accordo per mettere in opera un nuovo centro di intel per scambiare informazioni sull’ISIS/ISIL/Daesh. La conclusione è che l’amministrazione Obama è assolutamente terrorizzata che l’UE sia incline a supportare la campagna intrapresa dalla Russia – inquadrando sempre più il CDO per quello che è: una barzelletta.

Il prossimo futuro offre nuove possibilità surrealiste persino più pericolose: pensate all’amministrazione Obama che aiuta le milizie sciite a riprendere Mosul in Iraq all’ISIS/ISIL/Daesh e che allo stesso tempo aiuti i Curdi in Siria a riprendersi Raqqa, una città araba. L’inferno si scatenerà tra i Sunniti del “Siraq” e gli Statunitensi – e l’ISIS/ISIL/Daesh potrebbe approfittarne.

Per come stanno le cose, non ci sarà un attacco frontale ad Aleppo da parte dell’Esercito Arabo Siriano (SAA) e di Iran/Hezbollah, con la copertura delle forze aeree russe; la strategia del “4+1” consisterà invece nel danneggiare al massimo le rotte di fornitura a tutti i gruppi salafiti/jihadisti, tentando di interrompere il flusso di denaro ed armi che provengono dalla Turchia.

Ma ancora una volta: cosa farà l’Impero del Caos?

L’amministrazione Obama sta in realtà combattendo – o qualcosa di simile – l’ISIS/ISIL/Daesh in Iraq, dove Washington ha perso una guerra multimiliardaria. Il Team Obama non si stanca mai di combattere il finto “Califfato” in Siria – perché contribuivano alla strategia “Assad deve andarsene”.

Al Sultano Erdogan – con Ankara che siede al tavolo di Vienna – è ancora permesso avere un confine libero per tutti, del quale si approfitta meravigliosamente l’ISIS/ISIL/Daesh. Alla paranoica e odia-sciiti Casa di Saud – con Riyadh che siede al tavolo di Vienna – è ancora permesso di far piovere su qualsiasi gruppo di guerriglieri Salafiti-jihadisti ogni tipo di arma. Questa è la politica di Obama in Siria, le risate ruggenti del Califfo si sentono fino a Vienna.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://atimes.com/

Link: http://atimes.com/2015/10/the-caliph-at-the-gates-of-vienna/

29.10.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • geopardy

    L’autostrada citata da Escobar la Aleppo-Hama, di fatto l’unico accesso serio ad Aleppo, è stata riconquistata dall’esercito siriano proprio l’altro ieri.

    Intere zone di Aleppo sono state riconquistate dai siriani (non è vero che non stiano combattendo ad Aleppo).
    Se la situazione degenera, vorrei ricordare ad Escobar che, pur essendo gli sciiti circa 200 milioni, sono quasi tutti lì intorno, mentre i sunniti (ammesso e non concesso che si arrivasse mai ad un vero confronto ed i sunniti fossero tutti uniti, cosa estremamente difficile da pensare, dal momento che gli wahabiti sono invisi da molte correnti prevalenti dell’islam sunnita) sono sparpagliati su di un vastissimo territorio di difficile accesso al medioriente, se si toglie l’Egitto (in cui la tenaglia di Al-Sissi sta impedendo con ogni mezzo il risorgere della Fratellanza Mussulmana) ed il Pakistan, in cui ci sono, comunque, dai 30 ai 40 milioni di sciiti più o meno direttamente collegati con il confinante Iran e non avrebbe alcuna convenienza a scatenare un tale conflitto dagli esiti assai improbabili, inoltre, la componente wahabita è in netta minoranza tra i sunniti pachistani.
    In pratica, l’Iran rappresenta quasi perfettamente il centro territoriale di tutto lo sciismo e se dovesse veramente entrare in guerra (a meno dello scoppio della terribile terza guerra mondiale dagli esiti nemmeno computabili) farebbe, molto probabilmente, strage di tutta la componente sunnita in medioriente.
    La Turchia è un paese complesso, con una certa componente laica, in più all’interno ci sono divisioni che trascendono la religione; lì abbiamo 7-8 milioni di sciiti, circa 25 milioni di curdi in cui il fanatismo religioso non attecchisce e non credo proprio che si schiererebbero con gli wahabiti, anzi.
    L’unica potrebbe essere Israele, ma con i russi lì a confine, con Hezbollah sempre più potente e con in più l’Egitto, che non vedrebbe certo di buon occhio la questione, rimane, secondo me, un quid.
    Tralasciamo altre considerazioni geopolitiche ben più ampie, che non permettono, secondo me, la creazione di solidi e definiti schieramenti.
    Se il califfato scegliesse di rimanere nei deserti, perdendo l’accesso a città e basi petrolifere, non so proprio come possano vincere, al più ci sarebbe una sorta di brigantaggio diffuso (sempre poco efficace, visto che i deserti, per definizione, non è che rappresentino un habitat ideale per fondarci una nazione, specialmente se non hai alcuna risorsa a disposizione).