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I RAPITORI ALGERINI E IL CASO DELLA D.SSA AAFIA SIDDIQUI

DI YVONNE RIDLEY
counterpunch.org

La sola cosa che mi ha sorpreso quando ho sentito che i rapitori algerini hanno chiesto la liberazione della d.ssa Aafia Siddiqui è che non fosse successo prima.

Non fraintendetemi, io sono stata un ostaggio e in nessun modo accetto le azioni che succedono in un angolo remoto del deserto algerino.

Va da sé che in nessun modo i rapitori, sia che abbiano motivi politici sia criminali, possono essere giustificati nelle loro azioni.
Il mio cuore è con le famiglie di quelli che hanno perso una persona cara nel dramma che si svolge con l’assedio all’impianto petrolifero di cui l’organizzatore sarebbe Mohktar Belmokhtar. Il famigerato militante algerino guercio con, a quel che sembra, legami con al Qaeda ha assunto la responsabilità dell’attacco lanciato mercoledì.Ma un’ingiustizia è un’ingiustizia e, come unica giornalista occidentale che sia andata in Afghanistan apposta per investigare il caso della d.ssa Aafia Siddiqui, devo dire che la sua condizione è diventata una “cause célèbre” in tutto il mondo islamico.

Ho l’impressione che altri occidentali saranno rapiti e i loro rapitori chiederanno la liberazione della d.ssa Aafia Siddiqui, che io ho definito la donna cui è stato fatto più torto al mondo.

Allora, chi è la d.ssa Aafia Siddiqui e perché un gruppo di nordafricani chiede il suo rilascio?

È ben facile diventare emotivi rispetto a una donna musulmana cui è stato fatto torto presa nella Guerra al Terrore, ma non sostengo il mio caso con l’emozione, solo su fatti concreti e prove legali… o la loro mancanza, ma parlerò dopo di questa storia bizzarra.

La sua famiglia non sarà certo contenta che un gruppo di terroristi algerini ha chiesto il suo rilascio, perchè darà l’impressione a certi ambienti che Aafia debba essere un’estremista islamica. È la storia che sostiene l’intelligence USA, anche se si deve dire che al suo processo l’arringa iniziale del pubblico ministero ha detto molto chiaramente che lei non è di al Qaeda nè simpatizzante dei terroristi.

Il caso di questa madre di tre bambini è ben noto in ogni casa del Pakistan, dalla più religiosa alla più laica, e la maggior parte di loro da anni chiede il suo rimpatrio. Ora lei è nota come la Figlia della Nazione anche se la sua storia è circolata ben oltre i confini del Pakistan.

Migliaia di bambine islamiche hanno avuto il suo nome per tutto quello che lei simboleggia. Tutto quello che lei rappresenta deriva dalle ingiustizie create dalla Guerra al Terrore dell’America: rapimenti, “rendition”, tortura, stupri, e waterboarding.

La brillante studiosa, educata nelle migliori università americane, ora langue in una prigione in Texas condannata a 86 anni con l’accusa di aver cercato di uccidere soldati americani.

Il fatto che loro le hanno sparato a corta distanza e l’hanno quasi uccisa è spesso ignorato.

A loro eterna vergogna, i soldati USA di stanza in Afghanistan hanno detto in aula sotto giuramento che la piccola, fragile professoressa gli è saltata addosso da dietro la tenda di una cella, strappandogli di mano una delle loro armi per sparare e ucciderli. Era una storia artefatta che qualunque avvocato difensore decente avrebbe fatto a pezzi.

Lo scenario mostrato alla corte era incredibile e soprattutto, le prove erano inesistenti: nessuna traccia di sparo sulle sue mani o vestiti, nessun bossolo, nessuna impronta digitale di Aafia sull’arma… altre prove vitali rimosse dai militari dalla scena sono scomparse prima del processo. Suvvia, abbiamo visto tutti i telefilm di CSI, la scienza non mente.

Dopo essere stata ricucita nell’ala medica di Bagram, lei è stata portata in America per essere processata per un presunto crimine commesso in Afghanistan. In violazione delle convenzioni di Vienna e di Ginevra, lei non ha avuto contatto col consolato se non il giorno della sua prima apparizione in aula.

Il processo si è svolto a New York, a breve distanza da dove si ergevano le torri gemelle, rendendo impossibile evitare il collegamento all’11 settembre, data che per alcuni ha trasformato gli islamici per sempre nel Nemico Pubblico Numero Uno.

Una mediocre squadra legale imposta alla d.ssa Aafia dalle autorità americane non è riuscita a convincere la giuria della sua innocenza, nonostante la schiacciante evidenza legale che lei non avrebbe potuto strappare l’arma al soldato, e meno ancora premer il grilletto.

Sono andata nella cella poche settimane dopo la sparatoria, nel luglio 2008, e ho scoperto che i soldati erano stati presi dal panico e hanno crivellato la stanza di pallottole mentre cercavano di scappare. La prova è sul film che ho girato nel corso della mia visita e che ho dato ai difensori.

Vedere la d.ssa Aafia che usciva senza manette e senza cappuccio da dietro una tenda ha causato un panico cieco ai giovani soldati a cui l’FBI aveva detto che andavano ad arrestare una delle donne più pericolose al mondo.

Ho intervistato testimoni, funzionari di polizia afgani esperti e tutti mi hanno detto cosa è successo. Eppure il solo afgano portato in aula a testimoniare contro di lei era il traduttore dell’FBI, che ora ha avuto la carta verde e vive a New York con la famiglia.

Alla giuria non è stato detto che la d.ssa AAfia e i suoi tre figli, tutti sotto i cinque anni all’epoca, erano stati rapiti da una strada presso la loro casa a Karaci e scomparsi dal 2003.

L’FBI ha circolato una storia all’epoca che lei era andata a fare la jihad in Afghanistan, una storia grottesca e senza fondamento e, come sa ogni madre di bambini piccoli, solo andare a fare spese con i bambini è un’impresa, e quindi andare a combattere in Afghanistan con carrozzina, passeggino e bambino in collo è semplicemente inconcepibile. La storia dell’FBI è stata distrutta da Elaine Whitfield Sharp di Boston, un avvocato assunto dalla famiglia Siddiqui quando Aafia è scomparsa per la prima volta.

Gli anni mancanti della sua vita rivelano una storia che ora sanno tutti nel mondo islamico, che la considera una vittima della Guerra al Terrore di George W. Bush.

Quando lei ha cercato di dire alla giuria di come è stata tenuta in prigioni segrete, senza assistenza legale, tagliata fuori dal mondo dal 2003, con tecniche di interrogatorio brutali usate per spezzarla, è stata messa a tacere dal giudice che ha detto che era interessato solo all’incidente della sparatoria in cella.

Il giudice Richard Berman, un piccolo uomo modesto con molto di cui essere modesto, ha insistito che non era interessato agli anni mancanti, e ha insistito che non avevano alcuna rilevanza col caso.

Lei ha testimoniato che dopo avere completato i suoi studi di dottorato aveva insegnato a scuola, e che il suo interesse era coltivare le capacità dei bambini dislessici e con altri problemi. È risultata essere un’educatrice con amore per il suo prossimo, una gentile e insieme decisa ricercatrice della verità e della giustizia.

Mentre le prove crescevano abbiamo scoperto che lei non sapeva dove erano i suoi tre bambini, qualcosa di sensazionale per quelli che sapevano la storia vera. Ha detto della sua paura e timore di essere riconsegnata agli americani quando è stata arrestata a Ghazni e trattenuta dalla polizia.

Temendo che ci fosse un’altra prigione segreta che la aspettava, ha rivelato come si è affacciata alla tenda in quella parte della stanza dove gli afgani e gli americani stavano parlando e come quando un soldato americano si è accorto di lei, è saltato su urlando che la prigioniera era libera e le ha sparato allo stomaco. Ha descritto come un’altra persona le ha sparato al fianco, e ha anche descritto come dopo essere ricaduta sul letto nella stanza è stata violentemente sbattuta in terra e ha perso conoscenza. Questo collima perfettamente con quello che mi ha detto il capo della polizia anti-terrorismo che ho intervistato in Afghanistan nell’autunno 2008, mi ricordo che rideva mentre mi diceva come i soldati americani erano stati presi dal panico e hanno sparato a casaccio in aria mentre scappavano dalla stanza in un panico cieco.

Naturalmente è impossibile che un gruppo di soldati ammetta di avere avuto paura, ma secondo quelli che ho intervistato per il mio film “In search of Prisoner 650  in Afghanistan” questo è esattamente quello che è successo.

Due dei suoi bambini scomparsi da allora sono stati trovati e riuniti alla sua famiglia a Karaci. Non è ancora chiaro dove siano stati tenuti i bambini quando sono stati rapiti in una strada di Karaci, ma si sente il loro accento americano… forse preso dai loro carcerieri.

Allora perchè l’FBI voleva parlare alla d.ssa Aafia e perchè la dipingevano come una pericolosa terrorista in fuga? Se lei era la persona che dipingevano, perchè non è stata accusata di terrorismo e perchè il pubblico ministero si è impegnato a precisare che lei non era di al Qaeda?

Il punto essenziale è che la d.ssa Aafia Siddiqui non dovrebbe essere in prigione e fino a che questa ingiustizia continuerà, lei diventerà un punto focale per tutti quelli che vogliono contrastare l’America.

Riconoscere questa ingiustizia e riportare la d.ssa Aafia alla sua casa in Pakistan non fermerà gli estremisti che causano il terrore, ma si potrebbe rendere molto più sicura la vita dei cittadini americani se questo torto fosse rimediato.

Yvonne Ridley è una giornalista inglese e presidente dell’ European of the International Muslim Women’s-Union e vice presidente dell’ European Muslim League.

Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/2013/01/18/the-algerian-kidnappers-and-the-case-of-dr-aafia-siddiqui/
18/20.01.2013

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ROBERTO

Pubblicato da Davide

  • Tanita

    Fino a quando, fino a quando questi scellerati porteranno avanti queste parodie senza senso per nessuno rubando vite alla gente impunemente.
    Purtroppo non ottengono altro che il disprezzo di ogni persona normale in questo pianeta. Il resto sono i malati come loro, malati di mente, infermi senza rimedio.

  • bstrnt

    Non sono scellerati, sono psicopatici; gli Stati Uniti ne sono pervasi in tutti i loro gangli vitali; il risultato è una nazione terrorista, asociale, amorale e senza dignità, un vero pericolo peril resto del mondo.
    Cominceranno a rinsavire quando ci sarà qualcuno in grado di metterli in riga a casa loro.

  • Primadellesabbie

    Dal racconto di Yvonne, come da moltissime altre fonti, emerge la condizione di anormalità dei militari in “missione” (e chi altri potrebbe prestarsi?). Il fatto é che la perversione ha permeato tutti i livelli di responsabilità fino ai comandi, al sistema giudiziario.

    Non venitemi a dire che Guantanamo sia accettabile, quali menti possono avere coloro che lo hanno pensato? E l’idea dei droni, non vi sembra folle l’idea dei droni?

    La storia di questo Paese é tutta una metafora, i suoi obesi sono una metafora, Hollyvood é una metafora, i suoi psichiatri sono una metafora.

    E l’idea della “polizia del mondo”. Ma vi rendete conto? Si sono precostituiti un alibi per le malefatte future!

    E tutti coloro che, nel mondo, hanno sostenuto questo modello per decenni, per interesse o, peggio, affascinati dal mito del “progresso” e dall’ideale di “democrazia”, che rappresentava e, ahinoi, rappresenta agli occhi di molti? E i politici di casa nostra, i numerosi “Malagodi” che, conoscendoli direttamente, ne hanno tenuto nascosti i “metodi” operativi per tutto il dopoguerra?

    Ricordate l’insopportabile piaggeria naif del discorso fatto da un nostro recente primo ministro al Congresso?

    Se non possiamo fare altro, almeno teniamoci lontano dal “modello, dai prodotti, dal turismo e dai falsi ideali di quel Paese! E non cadiamo nel comodo tranello della “lotta al terrorismo” come siamo caduti in quello del “pericolo dell’URRSS”. Probabilmente l’URRSS sarebbe stata un.altra cosa e non ci sarebbe il terrorismo se quel Paese non fosse esistito, o se (ma questa é un’altra storia) gli Stati europei di allora avessero aiutato gli eroici Confederati con più vigore.

  • clausneghe

    Bimbi,confidate nel Nobel Profeta di scuro vestito…Egli certamente mosso da pietosa comprensione,manderà i suoi San-Droni della Pace, scaglianti folgori di giustizia!

  • RicBo

    Non conoscevo il caso di Aafia e mi ha davvero commosso, l’ennesimo caso di sopruso da parte dell’imperialismo. Ed è triste constatare (come l’autore dell’articolo sottolinea) come la sua causa sia stata portata alla luce da banditi estremisti che non sono altro che l’altra faccia della medaglia dell’imperialismo occidentale.
    Detto questo però noto troppi commenti in questo blog ma anche in tanti altri che identificano gli Usa con le persone ed i cittadini che popolano quel Paese, invece che con l’elite di Potere che lo governa. E’ come identificare gli italiani con Berlusconi o la mafia. Chi ha visitato gli Usa ed ha amici veri laggiù sa bene che è pieno di persone meravigliose che non hanno niente a che fare con governi che non scelgono, che hanno ribrezzo dei droni e delle armi e dell’imperialismo e via discorrendo (e la stessa cosa si può e si deve dire dell’Europa e dell’Italia). Non scordiamoci che gli Usa sono una delle culle del pensiero libertario ed anarchico, che anche se è stato poi seppellito dal conformismo consumista del benessere creato dalla II guerra mondiale, è sempre presente sottotraccia.
    Semplicemente, essi vivono ben più di noi permeati nel Pensiero Unico Capitalista che quel paese rappresenta, veicolato dalle sette cristiane millenariste, che propagandano quel paese come Scelto Da Dio e Portatore Di Giustizia. Tutto questo è difficile da riconoscere ed analizzare per loro, come è difficile riconoscere ed analizzare per noi la società mafiogena, individualista ed opportunista in cui siamo cresciuti.

  • Primadellesabbie

    La prima parte delle sue osservazioni (Detto questo…) pone, da sempre, un problema a più facce del tipo prima l’uovo o la gallina, di non facile soluzione. Esistono gli innocenti in un Paese che sembra nutrirsi delle sofferenze inflitte agli altri? Da meditare (io sono in qualche modo convinto che ciascuno di noi é responsabile, per l’uso che fa, o non fa, delle qualità ricevute in dote, dello sfacelo generale). La seconda parte (Semplicemente…) dice cose che conosco, e che non si potrebbero descrivere meglio, fornisce una parziale spiegazione.

    Estrapolerei il parallelo che ci riguarda. Implica altre storie, la mafia é comunque un’entità concreta che non chiede complicità all’uomo qualunque. Oltreoceano sembra agire un’influenza impalpabile, un idealismo moralistico proteiforme, che infetta tutto e tutti, cui sarebbe un reato, una bestemmia opporsi e che rende ciechi ed insensibile di fronte a qualsiasi brutalità perpetrata a suo nome, per quanto evidente sia.

  • Tanita

    Sí.

  • Jor-el

    Sarebbe URSS, non URSS. 😉 Per quanto possa stringere il cuore leggere la vera storia degli Stati Confederati d’America e della disumana guerra totale (e NON civile, perché non si può chiamare civile una guerra fra stati) con cui furono annientati, fu il Capitale a esigere la gigantesca riconversione industriale del Nord America, la trasformazione dello stato in senso centralista, analogamente a quanto accadde in Italia con il “Risorgimento” (fatte le debite proporzioni). I metodi disumani impiegati dall’esercito unionista, il trattamento che fu riservato ai Confederati sconfitti (e allo stesso Jefferson Davis, presidente confederato imprigionato senza processo in condizioni “Guantanamo”), il cappello umanitario per giustificare una guerra d’aggressione (l’abolizione della schiavitù, quando le leggi che avrebbero portato alla fine dello schiavismo erano già state fatte e approvate da quasi tutti gli stati del sud) prefigurarono quello “stile americano” che ci è oggi tanto familiare. Sempre onore al Sud, perchè ribellarsi è giusto, ma un’altra America non fu mai possibile, e non lo è nemmeno oggi.

  • Jor-el

    Ooopss, che scemo: URSS, non URRSS!

  • Primadellesabbie

    URSS, grazie, é una mia svista ricorrente.

    Considero quella guerra uno snodo determinante nella storia moderna, a cui seguirono una serie di “adeguamenti” in Europa. Da allora ogni persona facoltosa che mirasse ad usare le sue sostanze per migliorare il mondo attorno a lui, anziché badare sistematicamente ad arricchirsi ulteriormente, fu considerato alla stregua di un eccentrico sognatore da emarginare.

    É documentato che coloro che si erano preoccupati, da prima della guerra, di elaborare piani per la fine della schiavitù furono tutti del Sud, a cominciare dal virginiano presidente Jefferson a cavallo dell’ottocento, vi si opposero i mercanti che erano del Nord.

  • Jor-el

    «Il nostro sistema di guerreggiare è diverso da quello dell’Europa. Noi non combattiamo contro truppe nemiche, bensì contro un popolo nemico: vecchi e giovani, poveri e ricchi debbono sentire il pugno di ferro della guerra al pari delle truppe organizzate…». Ulysses E. Grant, comandante in capo dell’Unione, 1863.

  • Primadellesabbie

    Cosí si esprimeva il genio militare, immaginiamo cosa diceva il macellaio Sherman! Finita la guerra, morto Lincoln (il garante), continuarono “a fargliela pagare” per alcuni anni.
    Dei veri gentleman che anticiparono i tempi, rappresentanti fedeli del mondo che oggi ci circonda e che ci ostiniamo a non voler vedere per quello che é.