Home / ComeDonChisciotte / I DUE MURI. BERLINO VS GERUSALEMME

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Non si creda che queste evidenze sortiscano effetto alcuno. Ve ne offro un esempio, che si legge oggi su "Il Foglio" a proposito del “Muro”:
    «…Nella mostra sono raffigurate in un video a flusso continuo le
    principali capitali occidentali, da Parigi a Londra, con sullo sfondo
    "il muro" d’Israele in Cisgiordania. L’Arco di Trionfo è messo in ombra
    dal segmento di fence israeliano in cemento (in realtà solo una piccola
    parte di quella barriera è in cemento, il resto è reticolato e sensori).
    Ma c’è anche il parlamento di Ottawa, in Canada. La mostra non dice che
    il fence è stato costruito per fermare l’ondata di attentati dei
    kamikaze palestinesi nelle città israeliane. Si spiega, invece, che "il
    muro danneggia gli ecosistemi, interrompe la continuità territoriale e
    la coesione sociale, distrugge l’economia, separa tra loro le famiglie e
    la comunità…».
    In realtà non solo il Muro è un Muro, ma è anche di più:
    in qualche anfratt della mia biblioteca deve trovarsi un libro francese, il cui autore spiegava che il "muro” aveva anche un significato religioso-razzista nel senso che fungeva da barriera di "separazione” fra "puri” e "impuri”: non devo qui spiegare chi sarebbero i "puri” e gli "impuri”.

    Ma questo esempio ed altri ben dimostrano l’impossibilità assoluta di "dialogo”, di "comunicazione” fra mondi che conoscono solo un rapporto di "esclusione” e dove al massimo l’«inclusione» significa non l’accettazione ma l’annullamento, la scomparsa dell’altro: non la “convivenza” nella diversità e nel rispetto reciproco.
    Si rientrà qui nei temi dell’«identità ebraica» di cui credo che proprio Atzmon sia il massimo esperto e quello che consente all’esterno del “mondo sionista” di capirci qualcosa…

    Non per nulla Atzmon parla di se stesso come di “ex-ebreo”, uscito da un mondo (quello "sionista” che non coincide necessariamente con quello "ebraico”, anche se ormai il mondo "ebraico” è largamente assorbito in quello “sionista”) i cui non poteva più assolutamente vivere se voleva salvare se stesso… Si può pure citare il caso, diverso, di una eminente personalità ebraica come Avraham Burg che ha scelto di abbandonare pure lui Israele usando il suo passaporto francese…

    Hanno parecchi passaporti, ma non si sa dove stiano veramente di casa questi signori e soprattutto noi non sappiamo come dobbiamo considerarli, se nostri “concittadini” uniti in una stessa comunità di destino o “ospiti” riveriti e padroni in casa nostra, che possono riprendere la valigia in qualsiasi momento faccia loro comodo o quando ritengono di non essere più abbastanza riveriti nella loro "irriducibilmenet diversa identità”… Altro che “muri”! Quanto poi a un "muro” che si dice eretto per difendersi da «ondate di attentati kamikaze» la spiegazione è ancora allucinante della banale edificazione di una muraglia! Quando mai nella stori si sono dovuti costruire muri per difendersi da gente che si vuole "suicidare”!!!!

  • Cataldo

    Purtroppo il vero problema non è tanto il muro, ma lo squilibrio strategico ontologico rappresentato dall’arsenale nucleare Israeliano.
    La matrice primaria della non possibile risoluzione del "conflitto" è tutta qui.
    Tutto il resto è secondario, per questo si parla solo del resto senza mai illuminare la fonte dei problemi. Questo squilibrio endemico nel mediterraneo non ha soluzioni all’orizzonte, e sta man mano generando una metastasi politica, che dal medio oriente sta sempre più allargando il suo cerchio di morte.

  • FBF

    Il titolo è errato perchè i muri sono stati molti. Troppi clandestini dalla Turchia: la Grecia costruisce un Muro-fossato. Il «muro della vergogna» greco, il muro Blu di Belfast, il muro di Berlino o l’Israeli West Bank barrier (Cisgiordania), la barriera di separazione tra Stati Uniti e Messico chiamato anche dai messicani «il Muro della vergogna», sono stati tutti costruiti in un modo o nell’altro per unire come fu per il il Vallo di Adriano, dove i contadini andavano a vendere i prodotti all’esercito romano. L’Articolo ‘Il muro del Mediterraneo’ di Enrico Fierro pubblicato sull’Unità nel 2004 diceva: ‘(…) L’avviso ai naviganti ora è chiaro. Addirittura lampante: nessun disperato del mondo che fugge da guerre, carestie, violenze e malattie si azzardi a valicare gli italici confini. (…) Il muro che con la legge Bossi-Fini è stato alzato nel centro del Mediterraneo è più alto che mai. Quel mare non è più aperto, l’Italia non è più il paese dell’accoglienza. (…)"

    La tattica è costruire un "muro" che costituisce la materializzazione di un’ideologia. Nel momento dell’abbattimento si abbatte anche l’ideologia.

    Rileggiamo William Shakespeare in Romeo e Giulietta.

    – Giulietta: Come sei potuto venir qui, dimmi, e perché? I muri del giardino sono alti, e difficili a scalare, e per te, considerando chi sei, questo è un luogo di morte, se alcuno dei miei parenti ti trova qui.


    – Romeo: Con le leggere ali d’amore ho superati questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano vietare il passo ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo; perciò i tuoi parenti per me non sono un ostacolo.


    La forza dell’amore o meglio dell’amoR