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HO VISTO UN ALTRO MONDO E ORA MI SEMBRA UN SOGNO

DI GIORGIO CREMASCHI

carmillaonline.com

Ho visto un altro mondo e ora mi sembra un sogno. Non siamo più negli anni ’70, mi rinfaccia con rabbia e arroganza o semplicemente con tristezza chi mi chiede di tacere. E non sa fino a che punto potrei dargli ragione.

Ho visto un mondo dove il posto di lavoro era la partenza, non l’arrivo incerto di un percorso a ostacoli. I primi volantini che da studente negli anni ’60 ho distribuito timidamente davanti a una fabbrica di Bologna chiedevano l’abolizione dell’apprendistato e dei contratti a termine, perché, si scriveva, servivano solo a pagare di meno e a sfruttare di più.

Furono davvero aboliti. Ricordo quando il periodo di prova per entrare al lavoro durava due settimane per un operaio, poco più di un mese per un impiegato. Durante questo periodo il nuovo assunto era esentato dagli scioperi e da ogni partecipazione alla vita sindacale e politica nel luogo di lavoro. Erano gli stessi militanti sindacali a consigliare quel comportamento suggerendo: poi, quando sarai confermato, ti potrai sfogare. Oggi la prova non finisce mai, contratti precari su contratti precari per fare sempre lo stesso lavoro. E siccome non c’è mai fine al peggio, a tutto questo si vuol aggiungere il nuovo contratto di lavoro renziano. Che stabilisce che per tre o quattro anni si potrà essere assunti in prova con paga ridotta, senza alcun diritto e licenziabili in qualsiasi momento. E dopo la conferma sarà lo stesso. Una nuova regola finalmente, diranno gli estimatori, sì, la regola: o ti va bene così o quella è la porta. Quella stessa porta da cui puoi uscire improvvisamente se, una volta raggiunto con tanta fatica il fatidico posto fisso, ti comunicano che la tua azienda delocalizza, o che viene sostituita da una cooperativa del subappalto, o che la spending review ha imposto il taglio del servizio. Da lavoratore flessibile a risorsa, da risorsa a esubero. Il ciclo vitale del lavoratore subisce le stesse mutazioni della vita degli insetti, si passa in stadi diversi e sempre più spesso quello che si presenta come il più bello è quello che dura di meno. I lavoratori come farfalle.

Neanche allora c’era davvero la piena occupazione e tuttavia il sistema aspirava ad essa, la disoccupazione di massa del dopoguerra era stata riassorbita, anche attraverso dolorose migrazioni interne. Ripeto: il posto di lavoro era la partenza, da lì ci si muoveva per cominciare a pensare al salario, all’orario, ai diritti, al rispetto e alla dignità. E da tutto ciò derivavano forza e orgoglio.

Ricordo una delle prime assemblee operaie a cui mi capitò di assistere, ancora da studente abbastanza intimidito. Era in un cinema di Bologna ove le operaie di una fabbrica tessile si incontravano con il consiglio di fabbrica di una grande impresa metalmeccanica. Si scambiavano esperienze e solidarietà e i metalmeccanici naturalmente si vantavano un bel po’ davanti a centinaia di giovani donne. Uno di loro mostrò un fischietto e spiegò: questa è la nostra arma: qualcosa non va, una prepotenza ci sta per colpire? Noi fischiamo e tutti si fermano. Ricordo le risate e la commozione, gli applausi e una fischiata generale di prova.

Oggi la condizione psicologica normale di chi lavora è un intreccio di rancore rassegnato e di paura. La paura di fronte al ricatto. Su questa paura si è lavorato per decine di anni. Anche buona parte dei sindacati ha finito per adeguarsi ad essa, persino per servirsene. Senza il sistema della paura, anche nella mutata organizzazione del lavoro, le persone troverebbero di nuovo il coraggio di alzare la testa. Si è investito sulla paura, si educa alla paura. Nel linguaggio politicamente corretto essa si chiama senso di responsabilità, accettazione delle compatibilità, persino giusto spirito della modernità e della competitività nelle versioni più sfacciate. Ma sempre di paura si tratta. Si afferma: o così o il lavoro sparisce. Ma una ricerca in Germania ha mostrato che su cento aziende che hanno annunciato la delocalizzazione, solo una o due l’hanno poi fatta davvero. Però quella minaccia è bastata per ottenere condizioni salariali e di lavoro peggiori. Colpiscine uno per educarne cento. E d’altra parte se non fosse così, come spiegare che anche là dove l’attività non può essere delocalizzata, ma anzi deve essere rigidamente localizzata, domina il rapporto di lavoro fondato sulla paura?

Le grandi cattedrali del consumo, quei mastodontici centri commerciali che spesso prendono il posto degli antichi insediamenti industriali ora dismessi, sono luoghi ove lavorano migliaia di persone. Anche qui dominano paura e rassegnazione, ognuna e ognuno hanno ormai il proprio contratto di lavoro, che si rinnova al ribasso periodicamente. E il centro commerciale non può certo essere spostato in Romania. Ma i contratti precari, le flessibilità articolate con astuzia sopraffina, in modo da fare sì che non ci siano due persone con gli stessi immediati interessi, la continua violenta sopraffazione ideologica verso tutto ciò che minimamente potrebbe alludere al conflitto, producono alla fine ciò che più interessa a chi comanda: la passività.

Giorgio Cremaschi

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: http://www.carmillaonline.com/2014/10/03/divieni-farfalla-poi-muori/

3.10.2014

[Il 16 ottobre, pubblicato da Jaca Book, sarà in libreria un saggio di Giorgio Cremaschi, nome storico del sindacalismo italiano: Lavoratori come farfalle. La resa del più forte sindacato d’Europa. E’ un libro importante, a tratti struggente. Torneremo a parlarne di sicuro. Intanto pubblichiamo l’incipit del capitolo 1, “Come siamo finiti qui”, seguito da un video – vedi sopra,ndr – di Libera Tv in cui lo stesso Cremaschi illustra motivazioni e senso del suo scritto.] (V.E.)

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Il “contratto” peggiore che ho visto è la trasferta di lavoro, dove lavoratori “assunti/schiavizzati” all’estero vengono in Italia per periodi inferiori ai sei mesi cosi la “residenza fiscale” e le regole sono quelle del Paese di provenienza, morale trovi persone che accettano esempio, vitto, alloggio, viagggio A/R e 100 dollari americani al mese…

  • haward

    Tanta amarezza da questa visione che, purtroppo, fotografa alla perfezione
    l’attuale situzione dei rapporti di lavoro (per chi ce l’ha). Il sindacato,
    però, non ha alcuna responsabilità?

  • Giovina

    <b>"Oggi la condizione psicologica normale di chi lavora è un intreccio di rancore rassegnato e di paura. La paura di fronte al ricatto. Su questa paura si è lavorato per decine di anni".</b>

    Un lavoro di decenni non si annulla, non si azzera percio’ con la rivoluzione. Forse con una rivoluzione di decenni? A questo debbono votarsi gli operai, i lavoratori, le loro famiglie? A vivere come in un kibbutz in attesa della Terra promessa?

    Stimatissimo Cremaschi, i calci che prendesti l’anno scorso al Congresso Cgil non potro’ dimenticarli mai.

    Il tuo coraggio almeno mi consola e non mi fa pentire totalmente di essere stata iscritta per…decenni…..a un sindacato.

    Non postulo la sottomissione né il fatalismo, ma la riscoperta e la riconquista di cio’ che veramente e’ utile per riconsegnare durevolmente e forse per sempre, cio’ che spetta a ogni lavoratore, a ogni uomo, la sua liberta’.

    Nella lottizzazione e manipolazione della Cultura, nell’impedimento al suo libero accesso da parte di tutti, nell’inculcare a determinate classi l’ineluttabilita’  dei loro confini e compiti, impedendo di fatto a queste di conoscere al di la’ del loro stato, al di sopra del loro stato, impedendo ad esse il godimento, il nutrimento universale culturale necessario destinato invece solo a dirigenti, nobili, ricchi e borghesi che dir si vogliano, impedendo una scelta libera e quindi la professione di idee libere conseguenti, e’ a causa di tutto questo che si creano sofferenze immani per masse di uomini.

    In un terreno avvelenato e senza nutrimento, o per niente fertilizzato se non con ogm, nessun seme utile puo’ trovare dimora, attecchire e svilupparsi.

    Le stesse filosofie politiche in difesa dei lavoratori e delle genti falliscono e nonostante cio’ si ripropongono con ostinazione come rimedio proprio ai piu’ indifesi.

    Non parlo contro la destra, contro la sinistra……. io mi pongo invece in posizione altamente critica contro la politica in genere.

    E nello stesso tempo saluto con stima e ammirazione il miglior sindacalista …sulla piazza, per credere ancora nel diritto dei lavoratori. Prendere calci e spinte l’anno passato,averti tolto la parola….. credo ti salvera’ da un eventuale "linciaggio" di un popolo sulla via del risveglio.

    Percio’ sempre onore a Giorgio Cremaschi.

  • IVANOE

    Ma ancora parla e scrive Cremaschi !!!
    Lui come Landini due lecca…c…li che fanno solo la moina…
    Che c…zo ha fatto oltre che sfogliare inutili documenti ?
    Niente ne lui e ne Landini… che sono allacciati con gle forze di occupazione in italia…
    Ma andassero tutti e due aff….ulo… venditori di fumo e abbonitori di operai…

  • marcocolli

    Caro Cremaschi hai perfettamente ragione e i diritti dei lavoratori ,sono di tutti i lavoratori, al di la del pensiero politico se mai servisse a qualcosa.

    Comunque riassumendo ,e’ come ha detto Fassina e non solo lui, o si svaluta la moneta(impossibile) ,o si svaluta il lavoro e questo e’ l’obbiettivo del governo renzi.Chiaramente Fassina non e’ d’accordo. Anche io ho visto un altro mondo……
  • Rosanna

    Onore a Giorgio Cremaschi, che però solo nel 2013 si è accorto che l’Italia aveva adottato  l’euro … e forse ha fatto anche quella dura e spettacolare protesta per non morire dimenticato insieme a tutti gli altri sindacati,  quando tra breve, il popolo si sveglierà da quel torpore indotto anche grazie all’aiuto dei sindacati stessi. 

    Dov’era Cremaschi quando è stato introdotto l’euro? 
    Insieme a Landini. 
  • Rosanna

    Fassina non è d’accordo?  E allora perché se ne sta lì?   Nel partito che si è macchiato di queste gravissime responsabilità? 

  • spadaccinonero

    perché non riesco a fidarmi di alcun sindacalista indipendentemente da chi sia?

  • Giovina

    Mia cara…… e dove eravamo noi? Io, tu e tanti altri? Compresi Grillo e Casaleggio……..
    Poi a ognuno il suo mestiere.
    La comprensione e’ preceduta sempre dall’incomprensione.

    In genere chi comprende dopo di noi e’ considerato sempre colpevole…….

    Cremaschi a me piaceva gia’ da prima del 2013 🙂

  • Giovina

    Io col sindacato ho chiuso definitivamente.

  • Ercole

    Caro Cremaschi evita di recriminare su una verginità sindacale che non possiedi ,sei stato complice fino a che non andassi in pensione di tutti gli accordi capestri imposti dai padroni contro gli operai nel direttivo F.I.O.M. a partire dalla svolta dell’E.U.R. del 1978 e di cui facevi il portaborse di LAMA  e la svendita dei contratti con la  concertazione del 1993 che ci ha portato alla schiavitù moderna  adesso raccogli i cocci che hai  seminato il tempo è scaduto solo noi Internazionalisti vi abbiamo sempre  denunciato e siamo stati buoni profeti quando denunciavamo che la lotta andava fatta fuori è contro il sindacato ma tu ti sei sempre parato il sedere esci dalle istituzioni borghesi e lotta al nostro fianco smettila di ritagliarti  lo spazio con il movimento NO DEBITO e la falsa opposizione IL SINDACATO è UN’ATRA COSA   insieme alla  rete 28Aprile  altro specchio per le allodole .

  • Rosanna

    Mia cara, noi non eravamo presidenti del Comitato Centrale della Fiom, non avevamo le stesse responsabilità, non era nostro compito analizzare la crisi economica attuale, iniziata nel 2008, non era nostro compito comprendere le politiche neoliberiste che hanno fortemente saccheggiato il mondo del lavoro, che hanno demolito i diritti sindacali e democratici, non era nostro compito difendere i valori civili del sindacato, la concezione del lavoro inteso come "diritto" e non come "favore", perché è di questo che oggi si parla, cioè della crisi storica dei sindacati, che non svolgono più la loro funzione di garanti della piena occupazione, certa, sicura, indeterminata.

    Invece i sindacati, mia cara, compresi Cremaschi e Landini, sapevano tutto fin dall’ottobre del 1978:

    "Agli inizi del 1978 inizia ad essere progettato il Sistema Monetario Europeo. A gestire i confronti fra i Paesi europei, e l’eventuale ingresso dell’Italia nel nuovo sistema, è il governo Andreotti IV, un monocolore DC tenuto in vita dall’appoggio esterno del PCI.  In quella fase, il partito di Berlinguer è quindi un interlocutore importante per i ministri che partecipano alle fasi di preparazione dei vertici europei che porteranno alla nascita dello SME.All’interno del PCI vi sono posizioni diverse, ma in sostanza il partito esprime ben presto la propria netta adesione ad un sistema europeo che porti a cambi fissi tra le valute. Lo stesso fa la CGIL di Lama, nonostante siano chiare le conseguenze per i lavoratori che tale scelta comporta.Il PCI tenta di mitigare i prevedibilissimi effetti nefasti del “vincolo esterno” costituito dall’appartenenza allo SME, ponendo alcune condizioni, che inizialmente lo stesso governo democristiano assume come proprie.

    Esse sono riassunte nel discorso tenuto alla Camera dal ministro Pandolfi il 10 ottobre 1978. In sintesi la richiesta è quella di far precedere l’instaurazione della fissità dei cambi da un periodo di transizione meno rigido, e poi accompagnare il regime a cambi bloccati con misure a favore delle economie meno prospere e, soprattutto, con regole capaci di “stabilire, nel caso di deviazione degli andamenti di cambio, una equilibrata distribuzione degli oneri di aggiustamento tra paesi in disavanzo esterno e paesi in avanzo” [virgolettato tratto dal discorso del ministro Pandolfi alla Camera, 10/10/1978].

    La ragione di queste richieste è semplice: se un gruppo di Stati rinuncia alla flessibilità del cambio valutario, e quindi alla possibilità di operare svalutazioni/rivalutazioni, senza introdurre  meccanismi di riequilibrio fra le economie in surplus e quelle in deficit strutturale, gli oneri dei necessari “aggiustamenti” ricadono tutti sui lavoratori degli Stati più deboli, chiamati ad accettare minori diritti, maggiore fatica e diminuzione del salario, al fine di tentare il recupero della competitività perduta in favore degli Stati più forti (si noti che la “virtù” degli Stati forti consiste molto spesso nella loro maggior capacità, rispetto ai partner più deboli, di mantenere bassa l’inflazione contenendo i salari e comprimendo la domanda interna, esattamente come fa ora la Germania)."

     

  • ROE

    L’euro, certo. Ma il problema principale resta il dollaro.. Che si comporta come qualsiasi bestia ferita a morte.

  • Giovina

    Nel 78 Cremaschi aveva trent’anni.

    Ognuno e’ responsabile delle cose che fa. Questo e’ ovvio.
    Ma si ritiene che gli anni portino piu’ conoscenza, saggezza.

    Se vogliamo mettere alla gogna e’ facile oggi, e se vai a vedere non si salva proprio nessuno.

    Ma nella sostanza quel che si spera e’ che si aprano mente e cuori, anche di coloro che hanno, in buona o malafede, sbagliato.

    Altrimenti nulla avrebbe piu’ senso.

    Per quanto riguarda il sindacato in se’, per me non esiste piu’.

    Ciao Rosi.

  • neroscuro2014

    Non ci si può mettere nelle mani di qualcuno che comanda o che riceve la delega per pensare al nostro posto e poi lamentarsi se questo qualcuno per negligenza o malizia non fa il nostro interesse, ma addirittura il nostro danno. C’è la responsabilità di chi ha delegato, di chi si è fidato; infatti se non esistessero gli ingenui, i furbastri avrebbero una vita ben più dura. È proprio questa democrazia da "5 minuti in cabina elettorale" e 5 anni a testa bassa, che non funziona. Quando la gente abdica il proprio potere, le persone del ceto medio con una buona cultura e capacità critica spariscono, inizia a prevalere la cultura dell’individualismo e dell’arricchimento, c’è spazio in abbondanza per i predatori e si ha la situazione attuale.