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FINIS EUROPAE ?

DI GIULIO SAPELLI

ilsussidiario.net

Finis Europae? Questa è la domanda che sempre più sentiamo echeggiare e a cui per molti è difficile trovare risposta. La ragione di tale difficoltà sta per i più nell’apparente irreversibilità del processo tecnico-istituzionale innescatosi ormai da alcuni decenni. In primo luogo a partire dall’avvento dell’euro, che ha profondamente trasformato i destini dei popoli europei. Eppure la domanda rimane e si fa angosciosa e la ragione dell’angoscia risiede nel fatto che a porla, quella domanda, non sono stati interlocutori tecnici e che si arrabattano su cifre e medie statistiche.

A porre la domanda sono stati i popoli, quelli sofferenti in fuga dal Grande Medio Oriente. I cui confini e le guerre di immensi territori e di fragili stati sono tanto un frutto dell’Europa dopo la Prima guerra mondiale, quanto la conseguenza della politica post kissingeriana degli Usa.

Si è così determinata la rottura dei processi di ridefinizione delle difficili statualità ch’erano in corso a causa dell’emergere dello scisma islamico da un lato e dalla risposta errata data a esso da parte degli Usa. Si sono rotti difficili equilibri di minoranze e maggioranze che reggevano il sistema di potenza dal Golfo sino al Pakistan, passando per una Turchia che non ha ancora scelto il suo destino nonostante un’appartenenza sempre più formale alla Nato. Ed ecco, allora, le ondate di profughi, di anime che fuggono dalle guerre, dalle torture, dalla fame, dalla repressione dagli assassini di massa e che si riversano prima attraverso il Mediterraneo, poi tramite i Balcani, nell’Europa intera.

Ed ecco la prima sconfitta dell’Europa unita! E questo perché la via di fuga mediterranea non metteva in discussione il dominio che reggeva allora l’Europa. La Germania e gli stati baltici ed ex comunisti ignoravano il problema, forti dello sciagurato trattato di Dublino. Ma quando i Balcani sono divenuti l’altra via di fuga e di penetrazione dei profughi e dei migranti (io non riconosco che vi sia alcuna ragione scientifica per distinguere chi fugge dalla morte per mano militare da chi fugge per inedia e fame), quando i Balcani hanno riversato centinaia di migliaia di povere anime nelle terre di coloro che di fatto dominano l’Europa, ecco che l’Europa medesima si è divisa. Da un lato la demagogia di una Merkel che apre le frontiere senza pensare agli strumenti per accogliere e proteggere i nuovi venuti e garantire la sicurezza sociale. Dall’altro lato coloro che stendono fili spinati e chiudono frontiere con le armi tra i denti come gli stati mitteleuropei che hanno a proposito di minoranze in fuga una tristissima storia piena di incubi. Ed è la fine anche delle gloriose tradizioni politiche europee. Non so che rimanga oggi del solidarismo cristiano del Ppe, né delle tradizioni socialiste quando i socialisti danesi hanno votato a favore delle misure di requisizione dei beni dei migranti da parte della polizia che uno degli stati del nord Europa più multicultilarizzato ha fatto proprie.

Così eccoci a porre in discussione il principio di libera circolazione delle persone su cui si regge tutta la costruzione europea. Ma si regge senza che ci sia stato mai su questo punto archetipale di tale importanza un confronto pubblico, uno spazio pubblico argomentativo come più volte ci ha ricordato inascoltato Jurgen Habermans. Tale spazio pubblico argomentativo non esiste perché il Parlamento europeo non conta nulla. E quindi oggi ci si trova dinanzi a un’Europa in crisi per ragioni morali prima che monetarie o tecniche, che non ha uno strumento di risoluzione dei problemi fondato sulla volontà dei popoli. E questo perché l’Europa si è costruita senza la diretta volontà dei popoli, ma attraverso un artificio barocco e tecnocratico che ha distrutto la legittimazione delle istituzioni europee appena queste si son dovute confrontare non con le medie statistiche, ma con i popoli! Popoli in preda alla paura, all’angoscia che a loro volta altra paura e angoscia scatenano e che i fatti di Colonia hanno rafforzato.

Se è iniziata la fine dell’Europa, essa sarà interminabile e dolorosissima, perché al dolore e alla pena in tutti questi anni l’Europa mai ha rivolto il suo sguardo, accecata dalle maschere dei cloni che proliferano e dominano nelle sue istituzioni. In questa luce i richiami che la Commissione rivolge non solo all’Italia ma anche ad altre nazioni sul problema del debito acquistano un che tra il farsesco e l’ignobile affronto: neppure la tragedia umanitaria riesce a superare l’ipostatizzazione del debito come male peggiore dinanzi a cui l’Europa si troverebbe. Il delirio del pareggio di bilancio sta portando l’Europa allo smembramento perché pone le basi di un negoziato di ritiro concordato dalle regole europee.

Sarà difficile trasformare Schengen senza dare il via a un processo non di disgregazione anarchica ma di dissoluzione regolata dei trattati. A parer mio è l’unica via per evitare l’anarchia e una stagione di conflitti anche violenti tra inclusi ed esclusi in un approfondirsi dei contrasti interstatuali tra creditori e debitori.

L’Europa tecnocratica sta scivolando verso la fine. Non si tratta di un fenomeno negativo, ma invece da seguire e auspicare.

Giulio Sapelli

Fonte: ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/1/29/J-ACCUSE-Sapelli-l-Europa-e-finita-usciamo-dall-euro/2/674082/

29.01.2016

Pubblicato da Davide

  • Stodler

    Speriamo che la dipartita avvenga quanto prima…

  • Xeno

    Speriamo perché non se ne puo’ +

  • mucia

    é un po che lo dico :

    non sperate in tutto cio
    prima ruberanno ai cittadini 
    poi metteranno fuori legge le religioni
    per derubarle
    e poi a giudizio tutti i governi
  • GioCo

    Bene, la dipartita di un UE mai fondata, di un apologia di reato demoniocratico, che in verità e un progetto preciso dettato da agende econocentriche e forzato dalla Storia, che funziona peggio di un Satiro mettendo sempre i bastoni tra le ruote dei propositi umani. Con il risultato che riesce altrettanto spesso a far cadere da cavallo il Napoleone di turno e ricondurlo alla "più ragionevole" concretezza della realità.

    Perchè l’Uomo fa questo, costruisce nella testa continuamente anarchie fantastiche tanto belle quanto desiderabili e poi, quando dovesse riuscire a condividerla con una massa critica umana sufficiente, la impone con una misura sempre maggiore di forza a tutti quelli che non l’accettano, mano a mano che incontra "resistenze". Nella misura in cui "gli altri" condividono questi vaneggiamenti, operano per plasmare il mondo seguendoli, spesso la grande massa finisce quindi per seguirli controvoglia, per obbligo. Con tanti "ma" e tanti "se", dato che capire non è comunicare, ne mettere in pratica. Una "collinetta" fermò le vaneggianti farneticazioni di conquista napoleoniche, basate sull’esportazione della libertà a forza di cannonate e di altre scemenze silimi.

    Ma noi non abbiamo mai, dico MAI, in testa il racconto di chi è stato costretto a seguire un certo vaneggiamento, solo quello di chi l’ha sposato integralmente e anche dopo anni di sconfitta morale e storica è pronto a riabbracciarlo subito, dovesse ripresentarsene l’occasione. E’ sempre la voce del forte forte che rieccheggia nella nostra testa. Ciò comporta che persone nate in epoche postume rispetto quella in cui una certa idea ha predominato, possano appassionarsi ed abbracciarla "fuori tempo massimo", perché vi riconoscono una visione delle cose desiderabile e la giusta (diremmo "necessaria") spesa-sacrificio per ottenerla.
    Per fortuna questi individui sono sempre una minoranza (aggiungo molto, molto manipolabile, quindi sempre sospetta di permanere etero-diretta da volontà che con quell’idea non hanno proprio nulla a che spartire) e idee "fuori tempo massimo" sono comunque differenti rispetto quelle originali, per il semplice fatto che la storia evolve e le condizioni che si presentano mutano gli scenari, costringendo ad opportuni adeguamenti. Ad esempio (ma solo a titolo di esempio) al tempo del totalitarismo nazista non esisteva una "Israele", così come la intendiamo oggi. Ciò non vuol dire non fosse già in corso di realizzazione (storica, antropologica e politica) solo che quella entità politica non c’era. Ci fosse già stata, probabilmente avrebbe avuto senso vederla in prima linea contro il nazismo,  per lo meno nella narrazione mitologica.

    Va infatti ricordato che la Storia è sempre, sempre AStorica, cioè è una nube di fatti, situazioni, relazioni, sia con cose che tra persone (ad esempio con l’atomica e tra i capi di stato) che ci viene RACCONTATA per tramite della LENTE mitologica. Non può in alcun modo essere altrimenti perché la mente umana non può tenere conto di tutti i fattori in esercizio al tempo T che determineranno le sorti di quanto seguirà, ma nemmeno di quelli accaduti in precedenza, può solo osservare i fatti e trarne deduzioni che "sembrano" coerenti hai fatti andandone a cercare altri che li corroborano. Quindi non esiste niente di più manipolabile della storia e allo stesso tempo, non esiste niente sia più efficace nel fornire l’illusione di Granitica Verità.
    Questo non vuol dire che la storia non ci possa raccontare la verità, ma che noi leggiamo quella verità sempre PRIMA applicando sopra gli occhiali della nostra mente, che tenderanno a cambiare il "colore" dei fatti, la ragione dei fatti, il significato dei fatti. Colore, Ragione e Significato che ci occorre, non è secondario, ma che dobbiamo sapere non è mai scontato, in quanto soggettivo e per sua natura altamente manipolabile, da chi è più furbo, più capace, più padrone delle tecniche, più consapevole della natura umana ambigua, fragile e bisognosa di "sicurezza". Sicurezza che non è materiale, fisica, pratica, ma inscritta nel raccontro mitico, ad esempio del pericoloso "uomo nero" che ti verrà a prendere e ti punirà se non ti comporterai come richiesto e pure anche se ti comporterai come richiesto ma non abbastanza adeguatamente.

    A questo va aggiunto che la semplificazione sopra, non deve essere poi usata per giustificare l’Anarchia, cioè un totalitarismo autogeno di fantasia unilaterale, ad esempio "vivi e lascia vivere" o "la libertà per tutti". La costruzione sociale, anche se spesso è vissuta e concretamente si esprime come feroce repressione, nel suo complesso è un ordine di cui non possiamo fare a meno, tanto più complesso quante più persone vi partecipano, direttamente o indirettamente. Se abbiamo un melo e siamo in dieci ad avere fame, possiamo aggredire selvaggiamente il melo e poi? Poi finite le mele ci aggrediremo l’uno con l’altro con l’accusa di "avere finito le mele" e di non "aver pensato al futuro senza mele", fino la successiva stagione quando le vedremo (con grande sollievo e gioia) rispuntare. L’ideologia parte da queste premesse e diventa mito quando ci mettiamo d’accordo che il melo ce l’ha messo lì per noi uno Spirito Santo che chiameremo in qualche modo, che avrà una sua genesi, che ci dirà per ciò con tale genesi con QUALE GIUSTIZIA CONDIVISA ripartire le mele, che non ci sono sempre e non si può consentire a tutti di prenderle indiscriminatamente.  Eleggeremo dei rappresentanti dello Spirito Santo che avranno il compito di tradurre la parola giusta, cioè di farne tradizione, di tramandarla alle generezioni che verranno (in sostanza ricordano che le mele non ci sono sempre) affiché possano convivere pacificamente con il Melo e questi saranno amministratori o delegheranno amministratori. Poi il melo muore, perché le cose non sono eterne, almeno non qui in questo mondo e la comunità entra in crisi e c’è qualcuno (un altro pirla) che salta su e dice che "lo Spirito Santo e morto".
    La storiella valida per un fumetto è ovviamente troppo semplice per aggredire il problema, ma noi abbiamo bisogno di semplificare e ci mancano le basi semplici da cui ripartire per riflettere il mondo che ci divora con la sua realtà. Sempre se prima non moriremo di "fame d’intelletto" e saggezza.

  • Gtx1965

    devo ammettere che fa sempre piacere leggere le tue conbsiderazioni… mai banale… bravo GioCo

  • Gtx1965

    per "finis" una cosa deve per prima "incipere"… questo aborto chiamato europa non è mai neppure nato… violento taglio cesareo e via in incubatrice altrimenti nemmeno 5 minuti avrebbe respirato…

  • Silger

    L’unione fra paesi europei era una bella idea quando è nata ma, strada facendo, è stata talmente stravolta da essere diventata un incubo per i popoli di molti paesi. Dunque se errare umanum est, perché ostinarsi a perseverare?

    Ognuno per la sua strada e amici come prima (si fa per dire…) sovranità monetaria, sovranità ai popoli dei singoli paesi, sovranità e basta. Non è più l’ora delle palle, nè l’ora delle manfrine…è l’ora del riscatto da quattro tecnocrati telecomandati, ciechi, sordi e pure stronzi.