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ECCO PERCHE' OBAMA STA BOMBARDANDO IL CALIFFO

DI PEPE ESCOBAR

rt.com

Questo è il modo in cui la multi-trilionaria Guerra Globale al Terrore (GWOT) vede la sua fine: non con uno scoppio, ma con uno scoppio veramente enorme.

La GWOT, fin dal suo concepimento 13 anni fa, negli attimi subito dopo l’11 settembre, è un regalo che continua ad essere distribuito. E non c’è regalo più grande di un Transformer di Al Qaeda strafatto di steroidi – più grande, più impertinente e più in salute di qualsiasi cosa Bin Laden e Ayman al-Zawahiri abbiano mai sognato; l’IS (Stato Islamico, precedentemente conosciuto come ISIS [o ISIL NdT]) del Califfo Ibrahim, prima conosciuto come Abu Bakr al-Baghdadi.

Il presidente USA Barack Obama, prima di programmare le sue vacanze golfistiche a Martha’s Vineyard, si è casualmente lasciato scappare che per bombardare le truppe del Califfo in Iraq ci vorranno mesi. Qualcuno potrebbe interpretare la dichiarazione come un altro strato della dottrina della politica estera dell’amministrazione Obama “Non fare cose stupide”, non così nascostamente presa in giro dal probabile candidato alle elezioni presidenziali Hillary Clinton. Shock and Awe nel 2003 ha distrutto tutte le infrastrutture di Baghdad nel giro di poche ore.

Obama ha anche confermato che gli USA stavano facendo piovere di nuovo sull’Iraq bombardamenti umanitari “per proteggere gli interessi statunitensi” (in primis e soprattutto) e, in secondo piano, “i diritti umani in Iraq”.

Nessuno si potrebbe aspettare Obama che dichiara che gli USA bombarderebbero i “nostri” alleati della Casa di Saud, i quali hanno supportato/finanziato/armato l’IS in Siria ed Iraq. Allo stesso modo in cui il vecchio ISIS si era goduto enormemente le meraviglie dell’addetsramento militare statunitense in una base segreta in Giordania.

Obama non poteva evidentemente spiegare perché gli USA avevano sempre supportato l’ISIS in Siria ed ora lo sta bombardando in Iraq. Oh, i pericoli del “Non fare cose stupide”.

È necessaria una rapida traduzione.

I bombardamenti di Obama ai danni delle truppe del Califfo non hanno nulla a che vedere con la dottrina del R2P (Responsibility to protect), tanto amata dall’ambasciatore USA all’ONU Samantha Power – ovvero la responsabilità di proteggere più di 150.000 Yazidi, per non menzionare i Curdi e i Cristiani rimasti, da un “potenziale” genocidio messo in atto dalle milizie del Califfo.

Tutte le missioni dei jet da combattimento e dei droni, che dureranno “mesi”, hanno a che fare con la sindrome di Bengasi.

Le truppe del Califfo erano prossime a conquistare Irbil – la capitale del Curdistan iracheno. Il Governo Regionale del Curdistan (KRG) è governato dal subdolo Massoud Barzani – vassallo/affiliato USA di lungo corso.

Gli USA hanno un consolato ad Irbil. Che scoppia di registrazioni della CIA. O, come tanto amorevolmente la mette il New York Times, “ospita migliaia di cittadini statunitensi”.

Entra in gioco Bengasi. Quest’anno ci sono le elezioni. Obama è terrorizzato da un’altra Bengasi – per la quale i repubblicani hanno ininterrottamente tentato di addossare la colpa all’incompetenza della sua amministrazione. L’ultima cosa di cui Obama ha bisogno è che le truppe del Califfo uccidano qualche “diplomatico” ad Erbil.

Ciò scatenerebbe sicuramente un’altra volta uno tsunami di domande circa il torbido racket del traffico delle armi da parte della CIA – armare “ribelli” siriani con armi provenienti dalla Libia – come quando avvenne l’attacco di Bengasi. In qualità di Segretario di Stato, Hillary Clinton, ovviamente, era a conoscenza di tutto. Allora, e a maggior ragioneora, nessuno dovrebbe essere a conoscenza che la CIA stava armando il grosso delle future forze del Califfo.

CAMBIO DI REGIME O DISTRUZIONE

Obama ha detto che questi bombardamenti umanitari potrebbero durare “mesi”, ma di fatto può durare solo giorni.

Il prezzo non è alto: un cambio di regime. Come per il precedente Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki a cui è stato impedito di avere un terzo mandato.

Questo spiega perché si è scatenato l’inferno a Baghdad, visto che chiaramente i parlamentari iracheni hanno capito da che parte sta tirando il vento. Haider al-Abadi è stato scelto dal nuovo presidente Fuad Masoum, un Curdo, come nuovo Primo Ministro – alcune ore dopo che Maliki aveva posizionato le Forze Speciali in zone strategiche all’interno ed attorno alla Green Zone e potrebbe (o anche no) aver tentato di imbastire un colpo di stato. Maliki sostiene che Masoum abbia violato la costituzione irachena non scegliendo lui per formare un nuovo gabinetto; dopotutto la sua coalizione State of Law ha avuto la maggior parte dei voti nelle ultime elezioni parlamentari lo scorso Aprile.

Obama, prevedibilmente, era estasiato. Qualsiasi cosa succederà poi, Maliki non si farà da parte silenziosamente – per dirla in termini eufemistici. Anche se la voce dominante tra Sunniti, un buon numero di Curdi ed addirittura alcuni blocchi politici Sciiti è che Maliki si sia totalmente opposto ai Sunniti, ciò li ha portati a supportare in blocco il Califfo (benchè ora molti stiano avendo dei ripensamenti).

Per quanto riguarda il KRG e Barzani, nello schema mentale dell’amministrazione Obama, ciò che importa è che non dichiarino indipendenza. Finché Barzani promette ad Obama che il Curdistan resterà parte dell’Iraq, il KRG il KRG riceverà più bombe e droni e le operazioni “umanitarie”si velocizzeranno. Le Forze Speciali USA sono già dispiegate su tutta l’enorme area dove il Califfato confina con il KRG, all’interno delle cosiddette operazioni di posizionamento d’avanguardia. In pratica ora si tratta dell’Air Force irachena contro il Califfo.

GUARDATE L’ “HILLARATOR”

Questa R2P distorta dell’amministrazione Obama – protezione prima per gli statunitensi, poi per i rifugiati – non otterra nulla per una ragione fondamentale: nessun bombardamento – “umanitario” o no – stermina completamente un movimento religioso/politico, nemmeno uno folle come l’IS. Il Califfato prospera, in qualche modo, e si espande, perché a differenza del patetico Libero Esercito Siriano (FSA) sta conquistando territori, desertici ed urbani, sia in Siria sia in Iraq: già un’area più grande della Gran Bretagna, con una popolazione di almeno 6 milioni di persone.

Il Califfato ha fatto esplodere il tanto declamato mito dei jihadisti “buoni” e “cattivi” di Washington. Virtualmente tutti i jihadisti che Washington – e Ryiadh – ha armato e addestrato in Giordania e sul confine tra Siria e Turchia fanno parte delle truppe del Califfo, sguazzando nel denaro ottenuto smerciando petrolio e attraverso ricatti e “donazioni”, armati fino ai denti dopo aver depredato quattro divisioni irachene e una brigata siriana.

Così come per le conseguenze della GWOT, si porterà avanti un delirio sempre maggiore per il sogno letterario che viene messo davanti ad ogni aspirante jihadista: staimo difendendo il nostro Califfato dai minacciosi Crociati dell’Air Force, niente di più.

Gli USA hanno perso la guerra in Iraq, miseramente, solo nove giorni dopo la caduta di Baghdad, nell’Aprile 2003. Nessun bombardamento “umanitario” si trasformerà in una vittoria e nessun bombardamento “umanitario” eliminerà definitivamente il Califfato.

Il probabile candidato alla presidenza Hillary Clinton non sta facendo prigionieri. Insiste che gli USA avrebbero dovuto bombardare la Siria fin dal principio, ora non esisterebbe alcun Califfato. Ora è tuttavia preoccupata che il Califfo possa attaccare l’Europa e persino gli USA (“Sto pensando molto a proposito di contenere, creare deterrenti e sconfiggere”).

Cercando di farsi una posizione, la Clinton non può fare altro che smentire totalmente la politica estera di Obama “Non fare cose stupide”: “’Non fare cose stupide’ non è un principio organizzativo”. Quindi il mondo dovrà aspettare fino al 2017, quando lei sarà finalmente in grado di mettere in piedi la sua dottrina/organizzazione: “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War
(Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://rt.com

Link: http://rt.com/op-edge/179716-why-obama-bomb-caliph/

12.08.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la
fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    leggo sempre volentieri Escobar ma questa volta temo abbia sbagliato analisi o per lo meno l’ha fatta incompleta. Il vero nome del Califfo è Elliot Shimon ed è secondo alcuni israeliano (con forti dubbi) perchè figlio di ebrei. Non credo che basti l’appartenenza religiosa per definire una nazionalità anche tutti i "sayanim" si sentono israeliani. In una recente foto che lo ritrae con McCain si vede comunque che di aspetto arabo ha ben poco. Il Califfato è una creatura del Mossad. Ora vi posto il link, visto che l’articolo è molto lungo.
    http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=304114&Itemid=135

  • mazzam
  • Whistleblower

    Non è chiaro come si chiami.
    Si dice Shimon Elliott o Simon Elliott ma alcuni addirittura sostengono che si chiami Shimon Eilot, dove "eilot" è in effetti una parola ebraica che si trova anche nella Bibbia e che è il plurale di "Albero di pistacchi".

    http://en.wikipedia.org/wiki/Eilat#Etymology

    Per saperlo cercate qualcuno che sappia l’arabo e traducete questo

    http://www.egy-press.com/StoryDetails.aspx?StoryID=45984#.U-uz62Ng8ml

    Il traduttore automatico dà in effetti "Shimon Eilot" ma i mediorientali storpiano i cognomi come gli pare.

  • lucamartinelli

    mi pare già troppo complicato. Stiamo sul semplice: la foto che lo ritrae con McCain dice che non è nemico degli yankee.

  • Cataldo

    Il mio consulente per l’Arabo dice che una buona trascrizione del cognome è
    Shimon Aylut con fonetica "italiana"
    L’articolo postato dice che la fonte dell’articolo egiziano sono i servizi iraniani.

  • grillone

    non dico che le cose scritte sull’articolo non siano vere; ma non ci dobbiamo mai dimenticare che cìè un genocidio in corso, e che noi non possiamo starcene con le mani in mano. non so se bombarare è giusto, ma sono sicuro che stare a guardare senza far niente è sbagliato