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ECCO LE VERE RAGIONI DELLA GUERRA IN LIBIA

DI MARCELLO FOA

facebook.com

L’Italia si prepara a mandare 5.000 uomini in Libia su richiesta di Washington per “combattere l’Isis”. Ma siamo proprio sicuri che sia questo il reale obiettivo?

No, infatti, caro lettore, il motivo di questa guerra è un altro e, avrete immaginato, è… il petrolio. Come spiega l’ottimo Alberto Negri sul Sole 24 Ore siamo davanti ad un “regolamento di conti”, una “spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio”. La Libia, continua Negri, “è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso di un ipotetico Stato libico.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare”.

Probabilmente, una volta stabilizzato, il paese sarà diviso tra Francia, Gran Bretagna e, auspicabilmente Italia, mentre gli Stati Uniti vigileranno dall’alto.
L’Italia, che era ben posizionata con Gheddafi, e che è riuscita a cavarsela anche negli ultimi anni, ha molto da perdere e poco da guadagnare ad assumere un ruolo militare di primo piano nella sempre più probabile guerra.
Di certo, ancora una volta non ci dicono tutta la verità. Ancora una volta la lotta al terrorismo è, al più, una concausa e viene usato come pretesto per realizzare altri obiettivi, economici come sempre. E come sempre, solo pochi giornalisti avranno la lucidità e l’onestà intellettuale di raccontare la verità. Alberto Negri è uno di questi.

Qui sotto potete leggere il suo articolo.

Marcello Foa

Fonte: www.facebook.com

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6.03.2016

La grande spartizione della Libia: un bottino da almeno 130 miliardi

Quando si incontreranno martedì al palazzo Ducale di Venezia, Matteo Renzi e François Hollande guardandosi negli occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni facciamo la guerra in Libia?

La risposta più ovvia – il Califfato – è quella di comodo. La guerra di Libia è partita nel 2011 con un intervento francese, britannico e americano che con la fine di Gheddafi è diventato conflitto tra le tribù, le milizie e dentro l’Islam, che però è sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L’esito non è stato l’avvento della democrazia ma è sintetizzato in un dato: la Libia era al primo posto in Africa nell’indice Onu dello sviluppo umano, adesso è uno stato fallito.

La guerra è in realtà un regolamento di conti e una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare.

Per loro, anche se l’Italia ha perso in Libia 5 miliardi di commesse, stiamo già accantonando risorse per un contingente virtuale in barili di oro nero. Non è così naturalmente, ma “deve” essere così: per questo l’ambasciatore Usa azzarda a chiederci spudoratamente 5mila uomini. La dichiarazione di John Phillips, addolcita dalla promessa di un comando militare all’Italia, sottolinea la nostra irrilevanza.

La Libia è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che un ipotetico Stato libico, magari confederale e diviso per zone di influenza, tornasse a esportare come ai tempi di Gheddafi. Sono stime che sommano la produzione di petrolio con le riserve della Banca centrale e del Fondo sovrano libico che sta a Londra dove ha studiato per anni il prigioniero di Zintane, Seif Islam, il figlio di Gheddafi, un tempo gradito ospite di Buckingham Palace al pari di tutti gli arabi che hanno il cuore nella Mezzaluna e il portafoglio nella City. Oltre alla Bp e alla Shell in Cirenaica – dove peraltro ci sono consorzi francesi, americani tedeschi e cinesi – gli inglesi hanno da difendere l’asset finanziario dei petrodollari.

Anche i russi, estromessi nel 2011 perché contrari ai bombardamenti, vogliono dire la loro: lo faranno attraverso l’Egitto del generale Al Sisi al quale vendono armi a tutto spiano insieme alla Francia. Al Sisi considera la Cirenaica una storica provincia egiziana, alla stregua di re Faruk che la reclamava nel 1943 a Churchill: «Non mi risulta», fu allora la secca risposta del premier britannico. Ma ce n’è per tutti gli appetiti: questo è il fascino tenebroso della guerra libica.

Il bottino libico, nell’unico piano esistente, deve tornare sui mercati, accompagnato da un sistema di sicurezza regionale che, ignorando Tunisia e Algeria, farà della Francia il guardiano del Sahel nel Fezzan, della Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a bada le ambizioni dell’Egitto, e dell’Italia quello della Tripolitania. Agli americani la supervisione strategica.

Ai libici, divisi e frammentati, messi insieme in un finto governo di “non unità nazionale”, il piano non piacerà perché hanno fatto la guerra a Gheddafi e tra loro proprio per spartirsi la torta energetica senza elargire “cagnotte” agli stranieri e finire sotto tutela. E insieme ai litigi libici ci sono le trame delle potenze arabe e musulmane. Sono “i pompieri incendiari” che sponsorizzano le loro fazioni favorite: l’Egitto manovra il generale Khalifa Haftar, il Qatar seduce con dollari sonanti gli islamisti radicali a Tripoli, gli Emirati si sono comprati il precedente mediatore dell’Onu Bernardino Leòn per appoggiare Tobruk; senza contare la Turchia, che dalla Siria ha rispedito i jihadisti libici a fare la guerra santa nella Sirte.

La lotta al Califfato è solo un aspetto del conflitto, anzi l’Isis si è inserito proprio quando si infiammava la guerra per il petrolio. Ma gli interessi occidentali, mascherati da obiettivi comuni, sono divergenti dall’inizio quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Oggi sappiamo i retroscena. In una mail inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana. Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c’era anche il petrolio della Cirenaica per la Total. È così che prepariamo la guerra: in compagnia di finti amici-concorrenti-rivali, esattamente come faceva la repubblica dei Dogi.

Alberto Negri

Fonte: www.ilsole24ore.com

Link: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-03-06/la-grande-spartizione-114530.shtml?uuid=ACe75oiC

6.03.2016

Pubblicato da Davide

  • annibale51

    Scusate, Imho,  l’ Italia dovrebbe smetterla di regalare qualsiasi cosa di valore  a francesi tedeschi, inglesi, americani ed israeliani…soprattutto quando si parla di petrolio! Basta soldi delle banche attraverso buchi neri greci, basta concessioni per favorire industria tedesca, basta. E nulla di ciò che è libico dovrebbe andare in Europa senza il nostro consenso. Ci sono contratti firmati valevoli per tanti anni ancora. Il popolo libico è nostro amico, abbiamo fatto ottimi affari in questi decenni, fino a 5 anni fa erano il popolo dell’ africa con tenore di vita di gran lunga più alto. Godiamo di credito e rispetto in Libia…perché dovremo regalare qualcosa agli altri? Cosa fanno gli altri per noi? Prensate forse che ci sconteranno i debiti? A tutta velocità in Libia, popolo amico,  a combattere l’ Isis…e a fare gli INTERESSI  NOSTRI!

  • alberto_his

    Certo, tutto vero, aggiungerei anche delle imponenti riserve sotterranee di acqua dolce. Non vedo perché aspettarci che di dicano tutte queste cose.

  • Vetter

    In Libia l’Italia si è macchiata degli stessi crimini di cui oggi tutti non ci esoneriamo dall’accusare  l’"occidente" che esporta democrazia in medio oriente.
    Gheddafi non perdeva occasione per ricordacelo, ogni qualvolta andavamo con la testa china a chiedere di poter fare business con lui, e questo è forse il motivo principale per cui nutrivo simpatia per lui. 

    I rapporti tra Italia e Libia si fecero prolifici (come mai nemmeno durante il periodo di colonizzazione) con l’avvento dell’AGIP (ENI) del compianto Mattei, che riusci sia in italia che in medio oriente a rompere le uova nel paniere delle "sette sorelle".
    Ovviamente 80 anni fa come oggi, le compagnie petrolifere statunitensi e inglesi dettavano legge, e se la CIA poteva pilotare omicidi tra i regnanti arabi (per destabilizzare i governi a loro uso e consumo, esattamente lo stesso copione di cui tutti dibattiamo qui su CDC per i recenti fatti medio orientali), poteva pilotare omicidi anche in Italia, sopratutto se doveva essere eliminato chi faceva affari non tanto con gli arabi, ma con…(rullo di tamburi)… quei cattivoni dei russi.
    Non facciamoci illusioni quindi,l’ Italia del dopoguerra era una colonia IngleseStatunitense (la Francia pure c’era, ma è sempre stata il trascurabile fanalino di coda), al pari di quelle arabe, basti pensare al sistema di concessioni minerarie studiato ad esclusivo vantaggio delle aziende private straniere che operavano sul nostro territorio, la differenza con i tempi nostri è che a fare gli interessi dell’italia allora c’era appunto un certo Enrico Mattei, che riusci a pilotare la politica italiana a nostro vantaggio, e ne abbiamo come testimonianza un lascito di indiscusso valore, l’ ENI, forse l’ultimo vero gioiello nazionale, mentre oggi c’è Matteo il rottamatore a tutelare i nostri interessi, come credete che andranno le cose?
  • annibale51

    Capisco farsi fregare dagli americani, hanno le portaerei, le atomiche, hanno vinto la guerra, la CIA, ecc. ecc. Ma anche dai francesi? anche dai tedeschi? Temo  che tu abbia ragione sul come andranno le cose, con gli italiani che ci governano negli ultimi 30 anni (anche 60-70-80 anni) finirà che il petrolio andrà in Europa, verrà pagato in dollari, ai governanti nostrani giungerà qualche goccia di mediazione mentre a noi cittadini italiani giungerà la vasellina…profumo francese. Saranno contenti gli omosessuali, inutile farsi illusioni, il livello è questo.

  • cardisem

    Ne voglio riferire una che mi è stata raccontata, dicendomi però che non se ne hanno le prove e che dunque non la si può dare per certa, anche se fa riflettere…

    Senza entrare nel giudizio etico, sappiamo tutti che con Giolitti nel 1911 l’Italia si guadagna il suo posto al sole, conquistando lo “scatolone di sabbia”…

    Così si pensava: che fosse solo una scatolone di sabbia.

    Invece, vi fu qualcuno che durante il periodo del fascismo scoprì che vi era il petrolio, che poteva essere – aggiungiamo noi – una fonte di ricchezza per enytrambi i Paesi: l’Italia e la Libia, e dare ad entrambi diversi destini… Chiaramente con i “se” non si scrive la storia: ben lo sappiamo!

    La “corruzione” è antica assai nella storia d’Italia: nei secoli dei secoli…

    Secondo quanto mi raccontava il mio amico (ahimé, riposa altrove) la scoperta petrolifera doveva essere messa a tacere… Così volevano le compagnie inglesi…

    Fu questa la vera storia dell’assassinio Matteotti…. Aveva scoperto il fatto, ed era ciò che intendeva denunciare alla Camera…

    Era coinvolta la Corona, che intascò un milione di sterline investiti in titoli del debito inglese… Così testualmente ricordo… Per favore, concedetemi di raccontare le cose per come mi sono state raccontate senza nessuna asseverazione da parte mia né da parte di chi me le aveva raccontate che ben sapeva mancassero le prove…

    La vera ragione dell’assassinio Matteoti fu il dover mettere a tacere (anche da parte del regime di Mussolini) uno scandalo che comprometteva la Corona… E per questo Mussolini si addossò colpe che non aveva nel famoso discorso credo del 3 gennaio 1925…

    Fatto sta che in Libia il petrolio riaffiorò subito dopo che perdemmo la guerra…

    Vi ho raccontato la “favola”: se qualcuno ha da aggiungere lo faccia… Questa storia mi ha sempre intricato… e mi ci viene sempre da pensare: ma sarà stato vero? Ormai alle storie "ufficiali”, di comodo, si crede sempre di meno…

  • Silger
  • makkia

    Giusto ma non sottovalutare i francesi. Hanno gestito una decolonizzazione fasulla in maniera efficente e spietata.
    Non per niente i governanti nord-africani erano spesso chiamati "saint-cyrottes" (o "saint-cyroises", non ricordo precisamente): dalla Scuola Superiore Militare di Saint-Cyr sono uscite le élite che hanno tenuto le redini di belle fette d’Africa per 60 anni.
    Supportate da una Armée che (fra legione straniera, parà e mercenari) ha sempre dato il suo contributo di sangue a far andare le cose come la "madre patria" voleva.
    Enormi saccheggi di risorse, soprattutto energetiche, hanno pompato la grandeur francese.

    L’attore di secondo piano è casomai la Gran Bretagna, dal secondo dopoguerra in poi.

  • geopardy

    Confermo quello che dici.
    Le due grandi risorse della Libia sono il petrolio, che è, probabilmente, il migliore del mondo come qualità, in tono minore il gas, ma, forse ancora più del petrolio, lo sono le sue immense riserve sotterranee di acqua dolce, di cui, certe zone del Sahara ne sono ricchissime e di alta qualità probabilmente, essendo acqua depositatasi, principalmente, in tempi in cui l’inquinamento dell’aria, dovuto alle attività umane, era inesistente.
    Il petrolio potrebbe essere sostituito, ma l’acqua no, quindi, è la risorsa di gran lunga più utile che ci sia.
    Gheddafi lo aveva capito e stava costruendo enormi condutture dell’acqua per portarla nelle zone di sviluppo agricolo, ma anche, a suo dire, per poter rifornire gran parte dell’Europa, se ce ne fosse stata la necessità.
    L’acqua, insieme all’atmosfera, è la base della vita su questa terra, il petrolio è importante soltanto per lo sviluppo degli ultimi 160-170 anni ed è esauribile, oltre che produce la maggioranza degli inquinanti (compresi i suoi non biodegrdabili derivati) l’acqua è pur sempre una fonte tra le più rinnovabili e sarà eternamente fondamentale.

  • adestil

    pochi fanno capire(foa l’ha detto però) che la russia fregata nel 2011 da una delibera ONU che da no fly zone permise il bombardamento su tripoli e lo sbarco di migliaia di mercenari al soldo franco-anglo-americano

    stavolta non si farà trovare impreparata..
    anzi la divisione in due della Libia è stata di fatto caldeggiata dalla russia
    sin dall’inizio appoggiando Al Sisi contro i fratelli musulmani finanziati direttamente dal malek obama fratellastro di Obama ,capo dei fratelli musulmani!
    Al Sisi è capo dell’Egitto solo grazie ai russi visto che gli americani avevano tolto l’appoggio a Mubarak (generale anche lui che si distense nella guerra del Kippur nel 1973) e finanziato ed organizzato i fratelli musulmani anche militarmente 
    Infatti Mubarak venne condannato all’ergastolo dal tribunale durante il breve governo dei  fratelli musulmani..
    arrestato e condannato all’ergastolo il 2 giugno 2012.[12] 

    Appena va al potere Al Sisi ,La Corte di Cassazione, però, decide che il processo è da rifare, e il 29 novembre 2014 Mubarak è prosciolto dalle accuse di omicidio e assolto dalle accuse di corruzione. Rimane la condanna con detenzione a 3 anni di carcere per sottrazione di fondi pubblici destinati ai restauri del palazzo presidenziale. 


    Mubarak ed Al Sisi rappresentano lo stesso potere dei militari che come in Turchia(dove sono stati arrestati da erdogan decine di generale)rappresentano
    un potere molto più laico(sempre sotto attacco del potere internazionale vedi  montatura Regeni..ucciso presumibilmente dalla stessa mano che ha armato ed organizzato i fratelli musulmani)



  • adestil

    quindi il generale Haftar che comanda a Tobruk sotto copertura egiziana e quindi russa stavolta non arretrerà di 1 cm

    ed i russi hanno tutti i motivi per bombardare i movimenti musulmani terroristi pro USA in  Libia come ha annunciato già da tempo Lavrov che prevedeva questa mossa..
    ed disse ”aiuteremo noi l’Italia”
    ecco perchè Obama vuola che l’Italia rompa con l’Egitto(caso  Regeni)
    e quindi con la Russia e vuole che sia a capo dell’operazione Nato(si fa per dire)lo sarà solo formalmente ma cosi’ la Nato potrà controllare eventuali mosse sottobanco ed accordi sottobanco coi russi(sapendo come ci è facile anche storicamente cambiare alleati )non si fidano di noi..
    mettendo l’Italia davanti a tutti ci potranno pungolare e controllare da dietro..
    quindi ci sarà impedito di bombardare truppe ISIS ma dovremo solo scontrarci con le truppe di Haftar aiutate dai russi
    che potrebbero decidere di mandare anche loro truppe in Libia
    ed è per questo che gli USA non vogliono comparire..
    perchè sanno che appena compaiono loro poi i russi faranno capolino..
    invece mandano avanti gli italiani con supporto inglese e francese..
    i russi faranno uguale manderanno avanti gli egiziani con supporto russo..
    la solita guerra per procura..
    e Renzi penso lo abbia capito bene..e si trova tra l’incudine ed il martello
    o  fa la guerra o si ritrova una megaspeculazione sulle banche o sullo spread
    o la solita letterina che già sventolano da Bruxelles con le nuove tasse e salvaguardie..
    o una qualche procura solita che fa partire un pesante rinvio a giudizio o mandato di arresto magari per il padre della Boschi o il suo…
    ecco dove ci troviamo..
  • Vetter

    Concordo

  • Vetter

    Mi sembra un ipotesi non troppo azzardata.
    Inizialmente forse gli anglo americani non sapevano della ricchezza che nascondeva quella "scatola di sabbia", infatti alla fine della prima guerra mondiale la richiesta di terre da parte dell’italia, al tavolo per le spartizioni di fine conflitto, fu sedata con quelli che sembravano terreni inutili e infruttiferi.

    I primi anni di colonizzazione Libica furono spesi secondo i principi del fascino a rendere quei territori organizzati e produttivi, quindi oltre le infrastrutture fu dato inizio alla ricerca nel territorio della fondamentale risorsa…l’acqua. Pare che Desio durante il suo lavoro di mappatura delle falde acquifere, trovo anche il petrolio (purtroppo un pò per impreparazione tecnica e sopratutto per la sopraggiunta seconda guerra mondiale,non si ebbe il tempo per sviluppare lo sfruttamento di questa che diventerà la principale ricchezza dei tempi futuri), e la scoperta non passo certo inosservata agli americani, tant’è che con la fine della seconda guerra mondiale a sminare gli idrocarburi in quelle zone furono proprio loro.
  • annibale51

    Mi sa che hai ragione Adestil, inutile farsi illusioni. L’ Italia dovrebbe essere più indipendente e farsi gli affari propri…STOP!i