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DI LAVORO NON C'E' PIU' BISOGNO

DI FRANCO BERARDI BIFO

sinistrainrete.info

Alla fine degli anni ’70, dopo dieci anni di scioperi selvaggi, la direzione della FIAT convocò gli ingegneri perché introducessero modifiche tecniche utili a ridurre il lavoro necessario, e licenziare gli estremisti che avevano bloccato le catene di montaggio. Sarà per questo sarà per quello fatto sta che la produttività aumentò di cinque volte nel periodo che sta fra il 1970 e il 2000. Detto altrimenti, nel 2000 un operaio poteva produrre quel nel 1970 ne occorreva cinque. Morale della favola: le lotte operaie servono fra l’altro a far venire gli ingegneri per aumentare la produttività e a ridurre il lavoro necessario.

Vi pare una cosa buona o cattiva? A me pare una cosa buonissima se gli operai hanno la forza (e a quel tempo ce l’avevano perbacco) di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario. Una cosa pessima se i sindacati si oppongono all’innovazione e difendono il posto di lavoro senza capire che la tecnologia cambia tutto e di lavoro non ce n’è più bisogno.

Quella volta purtroppo i sindacati credettero che la tecnologia fosse un nemico dal quale occorreva difendersi. Occuparono la fabbrica per difendere il posto di lavoro e il risultato prevedibilmente fu che gli operai persero tutto.

Ma si poteva fare altrimenti? chiederete voi? Certo che si poteva. Una piccola minoranza disse allora: Lavorare meno per lavorare tutti, e qualcuno più furbo disse addirittura: lavorare tutti per lavorare meno. Furono attaccati come estremisti, e alcuni li arrestarono per associazione sovversiva.

Nel 1983 nel paese più brutto del mondo c’era un governo infernale guidato da una signora cui piaceva la frusta. Aveva detto che la società non esiste (there is no such thing as society) per dire che ognuno è solo e deve combattere contro tutti gli altri col risultato che uno su mille può far la bella vita e scorrazzare in Roll Royce, uno su cento può vivere decentemente e tutti gli altri debbono fare la vita di merda che più di merda non si può immaginare. Ma ritorniamo a noi, mica sono pagato per parlar male dell’Inghilterra. Un bel giorno la signora decise che di miniere non ce n’era più bisogno e neanche di minatori. Cosa fareste se la vita vi fosse andata così male da ritrovarvi a fare il minatore in un paese di merda dove in superficie piove sempre e c’è la Thatcher, e sottoterra è anche peggio?

Non so voi, ma nel caso io facessi il minatore e qualcuno mi dicesse che non c’è più bisogno di miniere ringrazierei il cielo e chiederei un salario di cittadinanza. Non così Arthur Scargill che era il capo di un sindacato che si chiamava Union- Miners. Un sindacato glorioso che organizzò una lotta eroica contro i licenziamenti come direbbe Ken Loach. So bene che c’è poco da fare gli spiritosi perché fu una tragedia per decine di migliaia di lavoratori e per le loro famiglie: naturalmente i minatori persero la lotta il lavoro e il salario, ed era solo l’inizio. La disoccupazione è oggi in crescita in ogni paese d’Europa. Metà della popolazione giovanile non ha un salario, o ha un salario miserabile e precario, mentre i riformatori europei hanno imposto un rinvio dell’età pensionabile da 60 a 62 a 64 a 65 a 67. E poi?

C’è qualcuno che possa spiegarmi secondo le regole della logica aristotelica il mistero secondo cui per curare la disoccupazione dilagante occorre perseguitare crudelmente i vecchi che lavorano costringendoli a boccheggiare sul bagnasciuga di una pensione che non arriva mai? Nessuno che sia sano di mente mi risponde, perché la risposta non si trova nelle regole della logica aristotelica, ma solo nelle regole della logica finanziaria che con la logica non c’entra niente ma c’entra moltissimo con la crudeltà.

Se la logica finanziaria contraddice la logica punto e basta, cosa farebbe una persona dotata di senso comune? Riformerebbe la logica finanziaria per piegarla alla logica, no? Invece Giavazzi dice che la logica vada a farsi fottere perché noi siamo moderni (mica greci).

Animal Kingdom è il nome di un’azienda di Saint Denis che vende ranocchie e cibi per cani. Candelia vende mobili per ufficio. Sembrano aziende normali ma non lo sono affatto, perché l’intero business di queste aziende è finto: finti i clienti che telefonano, finti i prodotti che nessuno produce, finta perfino la banca cui le fake companies chiedono falsi crediti.

Come racconta un articolo del New York Times del 29 maggio, da cui si deduce che il capitalismo è affetto da demenza senile, in Francia ci sono un centinaio di aziende finte, e pare che in Europa se ne contino migliaia.

Milioni di persone non hanno un salario e milioni perderanno il lavoro nei prossimi anni per una ragione molto semplice: di lavoro non ce n’è più bisogno. Informatica, intelligenza artificiale, robotica rendono possibile la produzione di quel che ci serve con l’impiego di una quantità sempre più piccola di lavoro umano. Questo fatto è evidente a chiunque ragioni e legga le statistiche, ma nessuno può dirlo: è il tabù più tabù che ci sia, perché l’intero edificio della società in cui viviamo si fonda sulla premessa che chi non lavora non mangia. Una premessa imbecille, una superstizione, un’abitudine culturale dalla quale occorrerebbe liberarsi.

Eppure economisti e governanti, invece di trovare una via d’uscita dal paradosso in cui ci porta la superstizione del lavoro salariato insistono nel promettere la ripresa dell’occupazione e della crescita. E siccome la ripresa è finta, qualcuno ha avuto questa idea demente di creare aziende in cui si finge di lavorare per non perdere l’abitudine e la fiducia nel futuro, poiché i disoccupati di lungo corso (il 52.6 dei disoccupati dell’eurozona sono senza lavoro da più di un anno) rischiano di perdere la fede oltre al salario.

Ma torniamo al punto. Dice il giovane presidente del consiglio che il reddito di cittadinanza è una cosa per furbi perché in questo paese chi lavora duro ce la può fare. Forse qualcuno sì, non me la sento di escluderlo, ma qui stiamo parlando di ventotto milioni di disoccupati europei. E a me risulta che la disoccupazione non è destinata a diminuire ma ad aumentare, e ti dico perché. Perché di tutto quel lavoro (duro o morbido non importa) non ce n’è più bisogno. Lo dice qualcuno che è più moderno di Renzi e di Giavazzi messi insieme credete a me. Lo dice un giovanotto dotato intellettualmente che si chiama Larry Page. In un’intervista pubblicata da Computer World nell’ottobre del 2014 questo tizio, che dirige la più grande azienda di tutti i tempi dice che Google investe massicciamente in direzione della robotica. E sai che fa la robotica? Rende il lavoro inutile, questo fa. Larry Page aggiunge che secondo lui solamente dei pazzi possono pensare di continuare a lavorare quaranta ore alla settimana. Si stringe nelle spalle e dice: Renzi, lavorare duro d’accordo, ma per fare che?

Il Foreign Office nel suo Report dell’anno scorso diceva che il 45% dei lavori con cui oggi la gente si guadagna da vivere potrebbe scomparire domattina perché non ce n’è più bisogno. Caro Renzi qui si tratta di cose serie, lascia fare ai grandi e torna a giocare con i video game: occorre immediatamente un reddito di cittadinanza che liberi la gente dall’ossessione idiota del lavoro.

La situazione infatti è tanto grave e tanto imprevista, che occorre un’invenzione scientifica che non è alla portata degli economisti.

Ti sei mai chiesto cosa sia una scienza? Diciamo per non farla troppo lunga che è una forma di conoscenza libera da ogni dogma, capace di estrapolare leggi generali dall’osservazione di fenomeni empirici, capace di prevedere quello che accadrà sulla base dell’esperienza del passato, e per finire capace di comprendere fenomeni così radicalmente innovativi da mutare gli stessi paradigmi su cui la stessa scienza si fonda. Direi allora che l’economia non ha niente a che fare con la scienza. Gli economisti sono ossessionati da nozioni dogmatiche come crescita competizione e prodotto nazionale lordo. Dicono che la realtà è in crisi ogni qualvolta non corrisponde ai loro dogmi, e sono incapaci di prevedere quel che accadrà domani, come ha dimostrato l’esperienza delle crisi degli ultimi cento anni. Gli economisti per giunta sono incapaci di ricavare leggi dall’osservazione della realtà in quanto preferiscono che la realtà sia in armonia con i loro dogmi, e incapaci di riconoscere quando mutamenti della realtà richiedono un cambiamento di paradigma. Lungi dall’essere una scienza, l’economia è una tecnica la cui funzione è piegare la realtà multiforme agli interessi di chi paga lo stipendio degli economisti.

Dunque sta ad ascoltarmi: non c’è più bisogno di Giavazzi di tutti quei tristi personaggi che vogliono convincerti che l’occupazione presto riprenderà e la crescita anche. Lavoriamo meno per un reddito di cittadinanza, curiamoci la salute andiamo al cinema insegniamo matematica, e facciamo quel milione di cose utili che non sono lavoro e non hanno bisogno di scambiarsi con salario. Perché sai che ti dico: di lavoro non ce n’è più bisogno.

Franco Berardi Bifo

Fonte: www.sinistrainrete.info

Link: http://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/5479-franco-berardi-bifo-di-lavoro-non-ce-ne-piu-bisogno.html

23.07.2015

* Pubblicato sul numero di luglio della nuova serie di “Linus”.

Pubblicato da Davide

  • dar56

    FINALMENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Finalmente qualcuno che concentra l’attenzione e il pensiero sull’unica verità e realtà che dobbiamo affrontare.
    Non più tardi di due settimane fa, proprio qui su CDC, commentavo così un articolo di economia. Lo riporto perché credo sia perfettamente in linea questo articolo:
    "E’ mai possibile che a tutt’oggi ancora ci si alambicchi ostinatamente il cervello per trovare una soluzione economica alternativa all’attuale sistema monetario? Ne ho sentite e lette di tutti i colori ma mai nessuno che si ponesse la vera e secondo me unica domanda: oggi, abbiamo davvero bisogno di qualcosa come il denaro? 
    Io credo che il denaro, come il baratto nel passato, abbia fatto il suo tempo ed esaurito il suo compito. A partire da Tesla in poi le VERE scoperte tecnologiche che ci sono precluse e l’adozione di una scellerata obsolescenza programmata, ci hanno messo davanti un mondo assurdo e schizofrenico che non possiamo più accettare.
    Io sono assolutamente convinto che il livello scientifico e tecnologico attuale sia avanti di ALMENO cinquant’anni rispetto a quanto ci è dato di sapere e conoscere. In tutti campi dello scibile umano, medico, energetico, tecnico industriale, agricolo ecc. ecc.
    Consiglio a tutti il favoloso libro di Marco Pizzuti "Scoperte scientifiche non autorizzate" e già vi potreste fare un’idea molto più precisa della materia.
    I soldi non servono, non sono un valore, ma la misura del valore (diceva qualcuno), non crescono sugli alberi e non ne abbiamo bisogno per vivere.
    Il lavoro così come lo conosciamo è destinato a sparire perché già oggi tanti lavori che in passato gravavano sull’uomo, sono oggi eseguiti dalle macchine, quindi ci troveremo in una situazione nella quale, senza lavoro e senza stipendio, non saremo più in grado di acquistare quello che le macchine producono. Un nonsense allucinante.
    La soluzione di chi comanda (attualmente) il mondo è decimare la popolazione mondiale, schiavizzarci in lavori inutili e disumanizzanti, friggerci il cervello con ogni sorta di schifezza chimica immessa nei celi, nel cibo e nelle bevande. E’ ora che ci si svegli.
    Quindi, non stiamo a perder tempo a cercare di capire quale tipo di denaro o sistema finanziario "nuovo" possiamo inventarci e rendiamoci conto di quanto ci è nascosto e precluso. Capito ciò, ci renderemmo e ci renderemo conto di quanto diverso, sano, pulito e funzionale già da ora il mondo potrebbe essere. Senza soldi."

    Ciao a tutti
  • spadaccinonero

    quando i sinistri hanno una nuova "idea" è meglio scappare

    XD
    ci avete già fregati con il "libero" mercato e l’euro, che altro cavolo volete di più?
  • Neriana

    La catena di montaggio nasce con il fordismo. Ford aveva pensato che poteva produrre piu automobili in larga scala se, e solo se, anche gli operai potevano comperare l’auto, ovvero avere un guadagno sufficiente per potersi permettere di acquistare. Oggi abbiamo la catena, ma non piu l’operaio che è stato sostituito dal robot. Percio’ crolla il presupposto del fordismo, ovvero che serve l’operaio che guadagna. Ovviamente eliminando il guadagno ( ovvero il lavoro fatto da un umano che poi puo’ spendere ) si hanno catene che producono fine a se stesse, si è cercato di trovare NUOVI MERCATI, per piazzare le auto fatta dai robot, ma al Terra è rotonda e piano piano ci si è accorti che il problema della disoccupazione creato dai robot diventava globale. Ci si è inventati di tutto, dai crediti agevolati ( ovvero indebitando famiglie e Stati ), e per chiedere la toppa del debito si è creato la fiat money, ovvero il denaro falso, la borsa falsa, la fabbrica falsa….pero’ non si è lasciato produrre soldi falsi in proprio, e quindi si è solo creato piu debito, pensando che il fiat money venisse comunque pagato dalla collettività . C’è soluzione ? Si, c’è il crollo di borsa, il fallimento delle banche e il ritorno del Nazionalismo di piccole entità geografiche con interessi collettivi.

  • spartan3000_it

    Vedo un piccolo problema. Come si fa a pianificare l’entita’ dei consumi e a commisurare un salario di cittadinanza? Tutti vorrebbero consumare di piu’ e aumentare il salario di cittadinanza. Qui occorre una scienza economica nuova che salvi le liberta’ (anche di consumare di piu’ degli altri se uno lo vuole) in un regime di pianificazione dei consumi. Oddio chi vuole consumare di piu’ puo’ sempre tornare a lavorare ma andiamo in territorio ignoto e non so come funzionerebbe. Oltretutto si suppone una economia dell’abbondanza in un mondo post-peak-everything. Il nostro sistema economico e’ stato costruito per sfidare la scarsita’ naturale e lo ha fatto con un certo successo a discapito dell’ambiente: il nostro sistema economico non e’ stato fatto per gestire una temo illusoria abbondanza. La realta’ e’ che andiamo incontro al ritorno della scarsita’ e ai conflitti per accapparrarsi le ultime risorse. E un salario di cittadinanza e’ plausibile solo nella forma di food-stamps. L’abbondanza e la liberazione dal lavoro temo siano cose per pochi. Meglio puntare alla sopravvivenza propria e dei propri cari coltivando l’autarchia dei piccoli gruppi.

  • vic

    C’e’ un effetto collaterale anch’esso nefasto al fatto che il lavoro ormai venga eseguito dalle macchine: sparisce il know how diffuso.

    Sparisce poiche’ esso si concentra dentro le multinazionali, dentro i grandi enti transnazionali.
    A che serve l’artigiano se  l’aggeggio non e’ riparabile?
    Tanto piu’ se l’artigiano non ci capisce piu’ nulla dei dettagli dell’aggeggio. L’artigiano diventa obsoleto due volte: 1) il suo lavoro non e’ piu’ richiesto, 2) il suo know how e’ inutile.
    Ci sarebbe un modo scaltro per far marcia indietro.
    L’esempio mi viene ispirato dalla Valle Verzasca.
    Qui tradizionalmente l’allevamento caprino e ovino di montagna e’ ben radicato.
    Certo ormai e’ attivita’ di pochi.
    Fatto sta che la globalizzazione ha avuto effetti veramente perversi sulla lana.
    In pratica e’ andata a finire che buttavano letteralmente via la lana, la bruciavano. Non c’era proprio modo di concorrenziare con la lana neozelandese, che viene dagli antipodi.
    Poi c’e’ stato qualche sussulto, a qualcuno e’ venuto in mente di usare la lana destinata praticamente tutta al macero per via della globalizzazione, come materia prima per le intercapedini d’isolamento dei nuovi edifici costruiti con lo standard Minergie. Pure quello figlio della moderna societa’. Fino al 1800 i muri isolavano benissimo perche’ erano di sasso ed erano belli spessi. Oggi innalzare muri siffatti costerebbe un occhio, proprio perche’ necessiterebbe di tanto lavoro manuale.
    Ma anche l’idea di usare la lana come isolante non e’ che rendesse un gran che, anzi. Tant’e’ che molti andavano avanti a bruciarla la lana.
    Questo fino a poco tempo fa.
    All’universita’ professionale della Svizzera Italiana a qualcuno e’ venuto in mente d’occuparsi della lana della Verzasca. Come mai non fosse piu’ competitiva sul mercato.
    Per via del lavaggio!
    O cavolo, laviamola allora.
    Facile a dirsi. Il lavaggio della lana e’ concentrato in meno di un manipolo di stabilimenti per tutto il continente europeo. Ognuno di questi stabilimenti per essere redditizio deve lavare quantita’ pazzesche di lana.
    Che fare? Uno stabilimento cosi’ in Verzasca, neanche a parlarne, sarebbe un non-senso per lavare i pochi quintali di lana prodotti in valle.
    Comunque l’idea del lavaggio in loco non viene abbandonata.
    Realizzano un prototipo simile come procedimento agli enormi impianti sopracitati, pero’ contenutissimo nelle dimensioni. Giusto quel che ci vuole per lavare la lana della valle.
    Realizzano il prototipo di macchinario. Funziona, lava come i grandi impianti.
    Anzi, ci sta pure qualche ritocco. Ritocca questo, ritocca quello, abbassa la temperatura dell’acqua.
    Ehi, alla fine, vien fuori una lana lavata meglio di quella standard e pure piu’ soffice. Sono a cavallo della pecora. La lana della Verzasca puo’ far concorrenza a quella della Nuova Zelanda.
    Ma il bello e’ che e’ tornato un know how di come si lavi la lana. Un know how di nuovo genere, che unisce le conoscenze del settore a quelle della meccanizzazione in piccolo, fatta in valle.
    Forse bisognerebbe ripetere questo genere d’esercizio in tantissimi altri ambiti.
    Affinche’ un certo know how perduto dentro le multinazionali, torni a riprendere vigore in loco sotto nuove forme artigianali. In questo caso lo stato c’ha messo del suo in modo costruttivo.
    So di giovani che stanno costruendo prototipi di moto elettriche. Chi lo dice che sia sempre necessaria una megafabbrica robotizzata? Se solo si trovasse il modo di far girare una microeconomia locale e dipendere un po’ meno da oggetti costruiti chissa’ dove, la globalizzazione saremmo in grado di gestircela meglio.
    Soprattutto tornerebbe il know how andato perduto di come certe cose si realizzano. 
    Tutto questo mentre i bancari stanno a guardare allibiti, dal loro mondo virtuale di debiti cartolarizzati e scommesse.
    Uhm, adesso che ci penso, quelli che hanno inventato le macchinette che estraggono i numeri del lotto, ne sanno parecchio di cose aleatorie, forse di piu’ dei sofisticatissimi supercomputer dell’elite finanziaria.
    Bee, bee
  • ilsanto

    Giustissimo, noi saremmo fortunati perchè le macchine potrebbero fare quasi tutto, peccato che c’è un problemino, qualche furbacchione ha inventato la globalizzazione e con questo il problema cambia dimensione, non è possibile ridurre che so del 50% l’orario di lavoro nei paesi OCSE ( quelli sviluppati ) per il semplice motivo che se i paesi BRICS ( quelli in via di sviluppo ) non lo fanno il costo del lavoro aumenta enormemente e quindi chiudono le fabbriche occidentali ed importiamo tutto dai BRICS e falliamo senza contare che il capitale da investire per una fabbrica completamente automatizzata è altissimo mentre un capannone in Cina, India o Vietnam non costa quasi nulla. Con la globalizzazione finanziaria economica produttiva tecnologica avrebbe dovuto esserci anche la globalizzazione o internazionalizzazione dei sindacati ma questi dormono anzi sono proprio morti e quindi siamo fregati. Esisterebbe anche una soluzione diversa e cioè che la globalizzazione fosse fatta tra simili e quindi un’area di totale apertura tra Giappone, USA, Canada, Australia, Europa ma protetta con dazi e dogane dai BRICS che costituirebbero una seconda area all’interno completamente aperta e dal terzo mondo l’ultima area tra loro totalmente aperti. Volendo poi essere pignoli le aree potrebbero essere anche qualcuna in più.

  • ilsanto

    Vero ma anche una globalizzazione a strati ( secondo il livello di sviluppo ) o più graduale non sarebbe male.

  • ilsanto

    Non serve piu il lavoro ne i soldi il sistema è obsoleto peccato che quando ho chiesto di immaginare un sistema nuovo nessuno abbia risposto. comunque il primo passo penso sia chiudere con la globalizzazione che impedisce lo sviluppo a causa delle enormi diseguaglianze, servono dei sindacati globali come l’economia serve il reddito di citttadinanza serve la riduzione dell’orario di lavoro serve riportare il danaro alla sua natura di scambio di beni e servizi forse serve proibirne l’accumulo.

  • Fedeledellacroce

    Ottimo l’articolo e ottimi i commenti, eccezion fatta per il tuo di commento
    Vedo che c’é ancora chi vede il mondo il mondo in bianco e nero, ovvero destra e sinistra, fascisti e comunisti, belli e brutti, oppure buoni e cattivi come alle elementari.

  • Fedeledellacroce

    Globalizzazione é un termine ambiguo: che cavolo di bisogno c’é di globalizzare un MONDO che di per se’ é gia globalizzato?
    Il pianeta terra é un globo.
    E i suoi abitanti ne sono parte.
    Io mi sento abitante del mondo, non certo italiano.
    Questo termine "tecnico" ,globalizzazione, é piuttosto per quelli che vogliono "possedere tutto il mondo" a dispetto e nonostante di chi ci abita.

  • Fedeledellacroce

    Quoto una parte del tuo commento:
    "servono dei sindacati globali"
    Non posso essere che in disaccordo con questa affermazione. I sindacati sono complici del sistema, figli del sistema.
    Serve cominciare a lavorare per noi stessi, il nucleo familiare, il gruppo, la piccola comunitá, la tribu’, chiamala come vuoi.
    E per far questo é quasi necessario uscire dalle cittá.
    Si, hai letto bene, abbandonare le cittá e tornare a produrre per mangiare.
    Come?
    Bo?
    Ognuno trovi la sua strada.
    Certo é che chi resterá in cittá da disoccupato fará una brutta fine.

  • Vocenellanotte

    Carina la storiella. Però quello che vedo qui in provincia di Milano è sconfortante. In un certo senso ho il polso di quello che avviene in ambito industriale.  Non torneremo mai più indietro. Siamo diventati un paese fallito.

  • ilsanto

    Siamo ad un bivio della storia si continua cosi ed allora il potere ed il capitale si concentrerà ulteriormente, la produzione si delocalizzerà o si automatizzerà, la disoccupazione crescerà ancora e gli emarginati diventeranno massa, il potere diventerà coercizione e violenza, la fame endemica la delinquenza stile di vita o si ripensa al "sistema" su basi globali senza seguire le ridicole ricette economiche basate sul concetto di cosa deve fare uno stato rispetto ad altri ma mai che prendano in considerazione la totalità del mondo. Certo se svaluta la Grecia vende di più ma se svalutano tutti ? Certo se la Germania aumenta l’export va meglio ma se tutti esportano ? Certo se l’Italia taglia il costo del lavoro diventa più competitiva ma se lo fanno tutti ? etc ? non hanno una risposta, brancolano nel buio.

  • Neriana

    Non c’è dubbio che siamo parte del globo : ) Lo davo come assioma….il problema è che non puoi pensare di produrre in  Cina per risparmiare sugli operai , per poi vendere l’auto in Europa pensando che gli operai europei sono piu ricchi degli operai cinesi, in quanto cosi facendo elimini l’operaio europeo e la fabbrica dove crava il suo reddito. Intendo che gli interessi deono essere di un terriotorio visto che i territori non sono omogenei.

  • neutrino

    quoto e straquoto 

  • Fedeledellacroce

    Sono d’accordissimo con te!
    tra l’altro il mio commento era rivolto a "ilsanto" che vorrebbe "una globalizzazione a strati…"

  • Vocenellanotte

    "Proibirne l’accumulo". Questa frase dice quasi tutto. In effetti l’accumulo di denaro e  l’interesse sono all’origine di ogni male. Purtroppo ho studiato a fondo la questione e sono giunto alla conclusione che è l’uomo il suo stesso male. Infatti sia nel Cristianesimo che nell’Islam la disponibilità di denaro viene disciplinata abbastanza minuziosamente, ma gli infedeli sono essi stessi….i fedeli.

    Cos’è il denaro in ultima istanza? Risposta: "Tempo". Accumulando tempo anche con la funzione derivata dell’interesse, si ha l’illusione di spostare in avanti il momento della propria fine. Tutto qui. Possedendo denaro si crede di possedere tempo (e in effetti lo si possiede, se non altro quello che servirebbe per produrre le cose che mi posso comprare col denaro) in un gioco che per ora non sembra avere fine. Almeno fino a quando non si prenderà coscienza di ciò.
  • Denisio

    Ma è semplice, la nuova frontiera sono i robot consumatori….non avevi capito?

  • Denisio

    Dimentichi il piccolo particolare che le aree "ricche-povere" sono il terreno sul quale le multinazionali fanno il loro business, se non esistesse il bianco non esisterebbe neanche il nero e così se non esistesse il ricco non esisterebbe nemmeno il povero. La realtà è complessa e la soluzione sta nella cooperazione e nella ricerca della sostenibilità ambientale. Il primo articolo di ogni costituzione dovrebbe essere:

    Questa nazione è fondata sulla sostenibilità ambientale

    Poi chi ci riesce meglio anzichè accumulare  ricchezza può lavorare meno e con il tempo e con la tecnologia globale di comunicazione mettere a disposizione di altri stati o altre aree quello che ha inventato, niente di complicato….
    Ma se siamo dove siamo è perchè…..mah!

  • lopinot

    Caro Bifo, purtroppo l’evidenza del fallimento delle lotte sindacali e delle continue, asfissianti sconfitte dei movimenti popolari, sta tutto nel fatto che non si è mai riusciti a prendere l’iniziativa.
    In sostanza i sindacati sono stati sempre un passo, se non dieci dietro al padronato.
    E’ stata carente l’analisi come dicevi tu all’inizio articolo e di conseguenza anche il percorso delle forme di lotta si è dimostrato inadeguato e alla lunga è scivolato nell’ininflenza se non nel ridicolo.
    A cavallo con gli anni ottanta-novanta i lavoratori hanno perso moltissimi soldi per scioperi che non hanno mai influito nelle scelte generali dei governi.
    Mai si è riusciti a dare un freno alle privatizzazioni, ai tagli, al blocco dei contratti o ai tagli continui e psicotici alle pensioni.
    Chiaro che dopo anni in cui non si è riusciti ad avere un risultato che fosse uno il calore popolare si è molto affievolito.
    In sostanza minacciare degli scioperi per difendere posti di lavoro che stanno chiudendo e quindi si agevola la dismissione delle aziende, o nel pubblico impiego quando ai politici non può fregare di meno dei disservizi sempre a carico degli utenti che costituiscono il grande alleato dei governi contro gli scioperanti anzi scioperati secondo al vulgata comune, in queste condizioni le lotte sono destinate al già visto fallimento.
    Purtroppo i sindacati essendo strutture elefantiache hanno perso decenni nel comprendere la realtà e ci si è cullati nell’illusione che fosse la destra a provocare certe cose mentre invece era in realtà la politica liberista tanto cinica e avida da non aver tempo da perdere neppure per definirsi politicamnete.
    Quando hai tutte le carte del mazzo puoi fare il gioco che vuoi senza neppure doverti definire fascista o allearsi con loro.
    Temo purtroppo che oggi sia tardi e con il velocità con cui vengono distrutti tutti i capisaldi dell’ideologia sociale in breve resterà ben poco della società solidale che conoscevamo.
    I ripugnanti Thatcher e Reagan pur con due decenni di ritardo hanno coronato il loro sogno di ridurre alla disperazione il mondo.
    Purtroppo la posta in gioco era tale da meritare un maggiore impegno, ma se ricordo i pallosissimi incontri sindacali di direttivo in cui si perdeva tempo a consolidare cariche interne e evitare che i cattivoni comunisti raggiungessero livelli di influnza eccessivi si è perso di vista il vero obittivo che era distruggere qualsiasi forma di rappresentanza e intervento delle forze popolari.

  • GioCo

    Leggo volentieri e cerco di replicare in modo speculare, per correggere alcuni concetti che secondo me potrebbero essere visti in una luce differente.

    Iniziamo da alcune speculazioni e qualche considerazione, ovviamente sostenute come sempre dalla mia fantasia (per ciò stupidaggini per chi ha voglia si saperle tali).
    Da diversi anni vado ripetendo che i film, soprattutto quanto trattano temi sociali, antropologici e politici ma con l’ausilio del fantastico, sono in verità esercizi di ricostruzione di contesti probabili che, se non ancora verificati, hanno però una buona prospettiva ipotetica di verificarsi.
    Dal punto di vista di chi ha in mano dati che (ovviamente) non sono di dominio pubblico. Che vi sia da sempre uno strettissimo legame tra le produzioni di Hollywood, gli apparti di intelligence e quelli militari, è un segreto di pulcinella. L’industria del cinema americano, lungi dall’essere nato per il piacere dell’uomo medio e il suo intrattenimento, è da sempre una evidentissima formidabile macchina del consenso (propaganda), già perfettamente operativa e collaudata all’inizio dell’avventura nazionale socialista tendesca (1933). Ricordiamo inoltre che nel ’32 la BBC fa i suoi primi programmi TV sperimentali in UK.
    Attenzione sempre a date, luoghi, eventi.
    Ultimamente qualcuno mi ha segnalato la visione di "Soylent Green" che ha diversi meriti, uno è quello di provare quanto affermo. Il Film è realizzato 1973 tratto da un libro di fantascienza scritto da H. Harrison 1966, non certo un Best Seller, ma realizzato dal MIT e su richiesta del Club di Roma.
    Quindi i dati statistici del film sono attendibili. Esso ipotizza che nel 2022 la popolazione mondiale sarà di 40miliardi. Ovviamente ad oggi non è una stima accettabile, ma prudenza: il dato è di prima del ’66 ed è basato quindi su stime di crescita demografica degli anni ’60. Gli anni magici del boom economico (soprattutto a guida americana, ma anche russa) del primo dopoguerra.
    Alle contestazioni del 1968, e quindi in piena guerra del Vietnam per via del supporto di Truman alla guerra che nel 1950 era dei Francesi e per un ex colonia di un sistema politico ereditato nell’800 e ormai in sfacelo, segue a ruota la supposta (evitiamo le battute facili) dell’apollo 11, un allunaggio umano che se falso è inserito in un quadro geopolitico perfetto (diremmo noi, con il "pedigree atlantista") per essere tale e quindi anche per rimanere oggi verità incontestabile, in quanto le ragioni di tale finzione (dimostrare l’incontestabile superiorità tecnofrenica americanodonte) non sono certamente venute meno nel frattempo.
    Ora, questo significa che alla data del film certi dati "non pubblici" potevano essere in mano ai produttori:
    1) La pressione demografica raggiunge un picco che trasforma i governi in dittature
    2) L’acidità degli oceani distrugge le ultime riserve di cibo per la massa e mondiali disponibili (ergo, l’insostenibilità del modello economico di crescita continua e del sistema di diritto)
    3) Pocchissimi hanno tutte le comodità, il resto crepa in un inferno che pare una apocalisse perpetua mantenuta su fragilissimi equilibri e repressioni di massa.
    4) Le temperature globali sono aumentate e si vive in un caldo torrido continuo
    5) Non esiste il lavoro (la meccanizzazione dei processi ha eliminato le necessità di sfruttamento dell’opera umana) ma solo la sussistenza e le persone iniziano a dimenticare, sia la bellezza del passato sia la capacità di intervenire per compensare le carenze. Il mondo conosce una decadenza morale (sessismo), politica (corruzione), sociale (disperazione), strutturale (le fabbriche falliscono, non ci sono pezzi di ricambio, le apparecchiature per uso civile sono vetuste e malfuzionanti).
    6) La carenza di cibo, rende necessario implementare misure drastiche per contenere la protesta, il soylent (che mi viene fatto notare in inglese somiglia a "silent" + "soya") è l’unico cibo (raro) per la massa e disponibile in tre colori (rosso, giallo e verde) che banalmente, come capisce subito qualunque appassionato, ha una valenza simbolica (tipo il semaforo?! Solo il verde è sotto accusa).
    7) L’inutilità totale di una fede cristiana e della carità, nonché la sostituzione del culto della vita (ridotta a un’insostenibile inferno) con quello della morte (il sacrificio diventa desiderabile).

    Il soylent verde è ricavato dai cadaveri che si auto-sacrificano, ma questa verità, al centro delle vicende fantapolitiche narrate nel film, oltre ad essere il distraente con la solita storiella lacrimosa d’amore per il pubblico beota (all’epoca, gli unici a poterci capire qualcosa erano i giovani e studenti, però peccato che erano anche distratti dall’ingordigia pornopacifica alla "hippy", quindi non capirono una cippa) è solo un contorno per offrire a un pubblico esclusivo la cornice di senso serio e di quanto era possibile in caso (chi di dovere) non fosse intervenuto subito, efficacemente ed energicamente per ovviare al problema.
    Possiamo quindi assumere che il 1973 (42 anni fa) sia l’anno della presa di coscienza dell’intera struttura delle elité dell’epoca che qualcosa di urgente andava fatto, anche se già nel 1971 abbiamo la prima scossa con la fine degli accordi di Bretton Woods.
    Possiamo anche assumer che i mezzi usati per comunicare tra quelli che contano e prendono decisioni con impatto economico-politico nazionale o globale, almeno prima dell’avvento della rete e di internet, fossero ad accesso di massa. Non che sia cambiato molto successivamente, tant’è che si blatera di "teorie cospirazioniste" tra i beoti e per tenerli dormienti e quindi questo ci rassicura che c’è ancora bisogno di forte copertura mediatica.
    Prendiamo a questo punto un altro dato. Oggi la popolazione mondiale stimata non supera gli 8 miliardi, è in crescita ma certamente i programmi attivati negli anni ’70 hanno funzionato.
    Il processo di acidificazione dei mari è in corso e il nutrimento globale è un problema ormai in agenda  politica di tutti i paesi, ma la situazione non è quella disastrosa del film.
    Queste le notizie buone, passiamo a quelle orride.
    Se da una parte è stato rallentato il processo, non si è invertita la rotta generale di crescita continua, il che significa che abbiamo guadagnato tempo ma solo per precipitare all’inferno più lentamente.
    Senza una drastica riduzione della pressione demografica (cioè della richiesta di benessere di ogni umano) il futuro è ancorato a una rigida divisione di classe, pochissimi tutto, la massa quasi niente. Una roba che avrebbe fatto cadere i capelli a Orwell, ucciso di spavento Welles e fatto partecipare Dick a un programma serio di recupero dalla tossicodipendenza … ok, l’ultima è un esagerazione.
    L’unica prospettiva di uscita potrebbe essere andarsene dal pianeta e invadere lo spazio siderale, ma (se si ignora la fantascienza governativa da "conquista della luna") non abbiamo le conoscenze tecniche per superare la fascia di Van Allen e soppravvivere nello spazio aperto senza lo scudo della magnetosfera terrestre. Comunque anche solo stare nello spazio ha costi proibitivi per buona parte della ristretta elité, chiede sacrifici da "physique du rôle" e dipende comunque dai rifornimenti terrestri, quindi figuriamoci se possiamo contarlo come una "soluzione per la massa". Noi.

    Tutto questo restituisce un volto umano a chi ha davvero le redini del mondo, anche se non necessariamente restituisce la dimensione morale e/o di giustizia condivisibile. Ma rende almeno sensato vedere gruppi di facoltosi addensarsi al Bohemian Grove per idolatrare dimenticate divinità, e fare orrid
    i (anche simbolicamente) sacrifici rituali umani inneggianti la necessità d’essere spietati.
    Ovviamente una cornice scenica-ritualistico-religiosa a supporto di una necessità contingente e pratica di chi si sente caricato di disumane responsabilità civili e storiche cui il buonismo di facciata cristianodonte, già piuttosto in affanno tra preti pedofili e guerre sante, non può di certo sputtanarsi ad avvallare. Per ciò ha senso che si permetta anche al Satanismo di proliferare senza opporre una guerra seria (magari dandogli pure un aiutino mentre il pubblico è distratto), anche perché meglio di un sermone pizzoso, per un proselitismo fondato su un culto dell’avversario. Per una prospettiva religiosa e cattolica, si guadagna solo l’evidenza incontrovertibile che Satana fa la sua opera sulla terra. Si tratta quindi di pubblicità regresso divina e in saldo.

    Rimane quindi il cambio di rotta. Penso (e qui arriva la pura fantasia) che il programma di riduzione della pressione demografica debba a questo punto poggiare su interventi più drastici. Non credo sia in discussione l’obbiettivo o il metodo, ma più il momento. La questione (per quanto riesco a capire) riguarda due aspetti. Uno è la preparazione tecnica, cioè la geolocalizzazione e geoselezione, l’altro come rendere accettabile l’evento drammatico e su scala planetaria e forse, chi si piglia l’onere di "premere il bottone" e quindi accetta il peso morale e storico. Immagino che questo ricadrà sui "soliti noti", tipo il Cheney Multi-Bypass-Man. A livello militare possiamo annoverare la moria di massa di animali, noti al NOAA e che la NASA attribuisce a non meglio precisate attività solari (la NASA confermerebbe scientificamente che Nettuno sta partecipando al piano di recupero di Atlantide come consulente esterno, se fosse richiesto dallo Zio Sam).
    Quindi, a livello militare e con i giusti impulsi a energia diretta, grazie ai cellucosi e alla diffusione dei ripetitori parabolici a multifrequenza, i militari dispongono della possibilità teorica di raggiungere un obbiettivo umano (civile) qualsiasi, con ampiezza e portata qualsiasi e uccidere … di "morte naturale".
    Putropo per ora sono raggiunte in prevalenza solo le densità urbane, rimangono fuori intere regioni coperte da promontori e inoltre l’individuazione (catalogazione identitaria) è ancora del tutto insoddisfacente. L’idea che i beoti si autodenuncino sulla rete è buona, ma richiede tempo, soprattuto perché così non si capisce sempre con certezza chi deve sopravvivere, non per buonismo idiota ma perché individuato come ruolo chiave per reggere l’urto post-bellico bianco. Per esempio non si capisce sempre quali sarebbero le reazioni in caso di collasso sociale.
    Pensiamo ad esempio a un post-bellico in cui è scomparso oltre la metà della popolazione, tipo tutti i nostri riferimenti affettivi e per "effetto solare" o un altro evento certificato scientificamente NASA-naturale. Oppure come suggerise nel solito teatro mediatico qualche big, una bella invasione UFO. Se razionalmente può essere accettato e quindi si contengono le reazioni emotive di ribellione verso il governo centrale, poi però emotivamente come si gestisce un dramma di questa portata?
    Sperimenti sociali evidentemente teleguidati come il 12-12-2012 ci forniscono una parziale risposta.
    Va beh, mo mi sto di nuovo annoiando. Vado a fare altro.
    Bye bye.

  • luis

    per me la soluzione è fare marcia indietro rispetto alla globalizzazione e penso proprio che ci arriveremo e arriveremo all’autarchia.
    I robot non sono la soluzione nella società: il robot deve essere alimentato e l’energia ha un costo e quindi siamo sempre lì, all’approvvigionamento delle risorse.
    Il mondo cambierebbe davvero secondo me solo in due casi:
    1. se si trovasse una fonte di energia quasi illimitata e a bassissimo costo e diffusa, ovvero non centralizzata. Si sta cercando con i pannelli solari e altre fonti, ma per ora non supplisce l’intero fabbisogno.
    2. se gli esseri umani cooperassero solidalmente senza prevaricazioni.

    Il punto 2. non avverrà mai ! Dunque non resta che sperare nel punto 1.
    Se l’energia fosse a costo quasi nullo e illimitata e diffusa presso ogni famiglia, ovvero non centralizzata, insomma se ogni famiglia disponesse di un impianto energetico in grado di ricavare tutta l’energia di cui avesse necessità, potrebbe produrre quello di cui ha bisogno e il surplus potrebbe essere scambiato.
    Nel mondo che sto sognando non ci sarebbero grossi agglomerati urbani, le grosse città non esisterebbero, ma dei piccoli centri urbani e verrebbe praticata l’agricoltura, la pastorizia e si tornerebbe a consumare i prodotti locali, a km 0.
    Certamente anche le industrie avrebbero il loro posto e i servizi, ma si produrrebbe solo su richiesta e si alzerebbero le barriere doganali, si ritornerebbe al nazionalismo e si eviterebbe di indebitarsi eccessivamente per l’acquisto di materie prime provenienti dall’estero.
    I costi della politica sarebbero contenutissimi e di pubblico dominio.
    Io sogno più stato, uno stato controllato dai suoi cittadini nei minimi dettagli.
    Nel mio sogno dovrebbe essere per i cittadini un obbligo occuparsi di politica: a turno tutti dovrebbero in qualche modo contribuire e rendicontare le spese.
    Nel mio sogno la solidarietà sarebbe la prima delle virtù, ma nel contempo anche i controlli sarebbero potenziati, per mettere un freno ai furbi.
    Io vedo la globalizzazione come ciò che ha messo a nudo il sistema capitalistico, che ha reso visibili i suoi limiti perché lo ha portato a diventare selvaggio: non avendo più frontiere da abbattere, visto che il mondo è limitato e non potendo per ora andare a commerciare con gli extraterrestri, si arrampica sugli specchi per sopravvivere e si producono danni umanitari enormi. E’ come un animale in una gabbia limitata, dopo aver divorato tutti i concorrenti, ora è alla ricerca di risorse e finirà per divorare se stesso !
    Bisogna riuscire a sopravvivere agli ultimi tempi del capitalismo selvaggio

  • Tetris1917

    Ottimi spunti per una misera conclusione: reddito di cittadinanza!!!
    Assistiti dentro e fuori, si è perso il concetto di Lavoro, di Lavoro Sociale ogni cosa è capitalizzata alla meno peggio…..