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DA CHARLIE HEBDO AI SEGRETI DI STATO, COSI' SI DISTINGUONO I FATTI DAI DELIRI

FONTE: ILSUSSIDIARIO.NET

Intervista a Marcello Foa

Si è letto e ancora si legge di tutto. Come fa un terrorista a dimenticare la patente in macchina? Sul marciapiede dopo l’uccisione del poliziotto non si vede traccia di sangue, dunque non è stato ucciso. Bernard Maris, economista di fama che criticava la grande finanza mondiale ucciso insieme a dei vignettisti: non sarà mica una coincidenza. Gli autori delle stragi di Parigi dunque? Ovvio, i servizi segreti dei paesi occidentali che in questo modo potranno scatenare una guerra contro l’islam, come già successe dopo l’11 settembre quando vennero invasi Afghanistan prima e Iraq dopo. Il complottismo è la merce più apprezzata in questi anni, si sa.

Secondo Marcello Foa, intervistato da ilsussidiario.net, ad alimentare queste teorie sono le stesse istituzioni che, come dimostrano casi eclatanti, forniscono versioni ufficiali non attendibili o si rifiutano di dire tutto quello che sanno.

Il complottismo è più vivace che mai, lo vediamo anche dopo gli eventi di Parigi: secondo lei in cosa consiste, gusto nell’eccitare le fantasie o provocazioni da prendere seriamente?

Purtroppo il complottismo è il risultato di una serie di episodi storici anche recenti dai quali risulta che l’informazione ufficiale non era quella attendibile. Quando questo si verifica con una certa frequenza genera in una parte della popolazione un sentimento di diffidenza che poi porta nei lettori più attenti a un esame critico della realtà come giustamente deve essere, e nei lettori più esasperati o più estremi a letture che sono automaticamente di tipo complottistico.

E’ un fenomeno recente?

Questo tipo di letture è sempre esistito. Penso però che sia sintomatico il fatto che ci sia oggi una crisi di fiducia nelle istituzioni e quando c’è questa crisi di fiducia questo tipo di letture si diffonde in modo maggiore.

Proviamo a vedere alcune teorie complottiste dei fatti di Parigi. Qualcuno ha detto che un terrorista non farebbe mai la sciocchezza di lasciare la patente nella macchina usata per gli stessi attentati.

Molti giornali anche francesi hanno avanzato diverse teorie su questi fatti. E’ infatti doveroso da parte di un giornalista cercare di capire, scavare, mettere insieme tutte le tessere del puzzle. Un episodio come questo della patente dimenticata non può non essere rilevato. E’ veramente molto strano che un terrorista che va a fare una strage di questo tipo poi compia una leggerezza di questo livello. Ma da qui a dire che si tratta di un complotto ce ne vuole.

Però è proprio su questi episodi che nascono le teorie più fantasiose.

Il problema è che è giusto rilevare le anomalie, è sbagliato arrivare subito alle conclusioni. E’ questo che distingue il giornalista indipendente e con spirito critico dai siti complottisti. E’ un peccato che su queste tematiche non si riesca mai a ragionare in maniera serena.

Si è poi detto, esattamente come per l’11 settembre, che a compiere le stragi di Parigi siano stati i servizi segreti degli stessi paesi occidentali in modo da avere la giustificazione per attaccare le nazioni islamiche e scatenare nell’opinione pubblica l’odio verso l’islam.

Personalmente lascio perdere le teorie complottiste, ma non trovo esaustivo neanche il rapporto ufficiale ad esempio dei fatti dell’11 settembre 2001.

Cioè?

Ci sono fior di deputati americani ed esperti che hanno chiesto che alcuni aspetti, ed è questa la vera analogia con i fatti di Parigi, a proposito di alcuni buchi, degli errori e delle leggerezze commesse dalle forze di sicurezza americane l’11 settembre così come sono state commesse dai servizi segreti francesi adesso, venissero indagati fino in fondo per trovare i responsabili. La sequenza di errori in entrambi i casi è stata colossale.

Invece cosa è successo?

In democrazia ci si aspetta che i dubbi vengano analizzati e spiegati all’opinione pubblica con estrema trasparenza e onestà intellettuale. La critica principale rivolta al rapporto sull’11 settembre è che quando si arriva a questi aspetti il rapporto svincola o pone il segreto di stato. E’ questo tipo di ritrosia da parte delle istituzioni ad andare fino in fondo fino ad ammettere i propri errori che alla fine alimenta i sospetti più atroci.

Colpa dei cosiddetti segreti di Stato?

Fino a quando non ci sarà trasparenza assoluta come ci dovrebbe essere in democrazia le teorie complottiste e i sospetti continueranno a essere alimentati.

Ne sappiamo qualcosa in Italia con le centinaia di depistaggi sul caso Ustica.

Quello ormai è un segreto di pulcinella, ma facciamo un esempio recente.

Ci dica.

Nel 2013 siamo andati sull’orlo di un attacco massiccio nei confronti della Siria perché si era detto che il governo di Assad aveva usato le armi chimiche mentre invece poi è venuto fuori che a usarle erano stati quelli che di lì a poco sarebbero diventati i terroristi di Isis al fine di scatenare una guerra che ribaltasse il regime di Assad da parte dell’occidente.

Questo cosa ci dice?

Un libro di due esperti cinesi degli anni 90, “Guerra senza limite”, indicava il terrorismo, l’uso dei media e la manipolazione dei mercati come gli elementi delle moderne guerre. Se rileggiamo i fatti degli ultimi 15 anni le intuizioni di questi cinesi sono state confermate. L’esempio della Siria è drammatico, ma anche gli attentati di Parigi sono stati compiuti con armi rudimentali e da pochissime persone e sono riusciti a infliggere danni enormi. Viviamo in un mondo molto complesso e così dovrebbero vederlo i giornalisti che invece si fermano alle verità formali o più appariscenti.

Fonte: www.ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2015/1/14/TEORIE-DEL-COMPLOTTO-Foa-da-Charlie-Hebdo-ai-segreti-di-Stato-cosi-si-distinguono-i-fatti-dai-deliri/2/572159/

14.01.2015

Pubblicato da Davide

  • Franco-Traduttore

    “Personalmente lascio perdere le
    teorie complottiste, ma non trovo esaustivo neanche il rapporto ufficiale ad
    esempio dei fatti dell’11 settembre 2001”.

    Anch’io ritengo di essere non essere
    un complottista, anzi! Però non si può nemmeno essere ipocriti, o lasciarsi dolcemente
    cullare dal cerchiobottismo.

    Senza pretendere di voler riassumere quelle
    vicende (neanche minimamente), c’è da dire che già da tempo, negli Stati Uniti
    e nel mondo, venivano proposte teorie tendenti alla creazione del “Nuovo secolo
    Americano”.

    A questo fine, già diversi membri
    dell’élite politica (e culturale) statunitense avevano proposto dei piani
    operativi, per la cui attuazione ritenevano necessario uno shock iniziale, “tipo
    Pearl Harbour” (Paul Wolfowitz ed altri? Non ricordo bene).

    E poi l’11 Settembre. Non indulgo a
    complottismi di sorta, però qualcuno deve assolutamente spiegarmi come mai vengono
    colpiti due grattacieli, ma ne cadono tre
    .

    E dire che il terzo grattacielo, se fosse
    stato costruito in Italia, sarebbe stato probabilmente l’edificio più alto del
    paese. Per un incendio? Ma che vadano a cagare. L’acciaio resiste fino a 1.500
    °C, e l’incendio divampato su quel grattacielo (a proposito … chi l’ha appiccato,
    visto che non affacciava nemmeno sulle torri gemelli, ma era “coperto” da un
    altro grattacielo) poteva raggiungere al più i 1.200 C° (a  parte il fatto che resistere ad un possibile
    incendio è uno dei più importanti criteri alla base della progettazione di quel
    tipo di edificio. Se non soddisfatto, le autorità competenti non darebbero il
    permesso di costruzione).

    Se poi mi viene a mente quello che so
    sulle strutture in acciaio e sugli esplosivi (ho studi ed esperienza su
    entrambe le cose), e nessuno mi avesse detto che quei 2 grattacieli erano stati
    colpiti da un aereo … beh, avrei pensato proprio a delle demolizioni
    controllate, e certamente non solo io.

    Ancor più da ridere (se non ci fosse
    da piangere) per il terzo grattacielo che, seppur oggetto di un mero incendio, è
    caduto con le stesse modalità dei primi due, nonostante avessero subito una sollecitazione
    strutturale diversa (ovvero un urto seguito da un piccolo incendio dovuto al
    kerosene residuo che bruciava, senza interessamento della parti costituenti l’edificio).
    Com’è possibile, per concludere, che sia caduto con la stessa dinamica dei
    primi due? Quali leggi della fisica ignoro così clamorosamente?

    Ma c’è anche la questione dell’aereo
    caduto sul Pentagono che, incredibilmente, ha fatto un buco grande come quello
    che farebbe uno qualsiasi di noi con una semplice scorreggia. Ci rendiamo conto
    della mole e del peso di un aereo, ed inoltre della sua velocità di caduta? Qui
    non si tratta di complottismo, ma di fisica.

    Lasciamo stare, poi, che nonostante
    le centinaia (migliaia?) di telecamere poste sull’edificio colpito, ma anche sulle
    centinaia di Hotels che lo circondano, nessuno ha potuto vedere un miserabile
    filmato dell’aereo che cadeva, voglio dire: uno solo!

    Ho già anticipato che questo mio
    commento non è minimamente adeguato a descrivere tutte le perplessità generate
    da quelle vicende (ci sono siti specializzati, come ad esempio quello di
    Mazzucco), ho solo voluto proporre un esempio, che mi serve per supportare il
    concetto in premessa:  da un lato si rigettano le teorie
    complottiste, dall’altro si sostiene che sì, è vero, anche il Governo americano
    non ha detto proprio tutto. Comodo, vero? A me sembra solo ipocrisia.

     

  • Aironeblu

    Una buona dose di ipocrisia oggi da Marcello Foa,

    Che SA BENISSIMO dell’immensa False Flag dell’11 set ma non vuole sbilanciarsi in affermazioni audaci ed essere etichettato come "complottista".
    Dimenticando forse che "complottista" è chi i complotti li fa, non chi li scopre.
    Un giornalista che non ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome non può essere chiamato giornalista,, specialmente quando, come Foa, è a perfetta conoscenza della realtà dei fatti. È tempo di scegliere, tra verità e propaganda, tra opposizione e collaborazionismo, senza giri di parole.
  • adriano_53

    Marcello Foa è come un buon vino: invecchiando migliora.

  • makkia

    “tipo
    Pearl Harbour” (Paul Wolfowitz ed altri? Non ricordo bene)

    è una dichiarazione ufficiale del PNAC (Project for a New American Century), una "no profit" che ha ospitato fra i suoi pensatori tutti i neocon di un qualche rilievo. Non c’è un "autore" di quella dichiarazione. Peraltro la dichiarazione non suggerisce esplicitamente di fare una nuova PH, dice –>solo<– che l’evoluzione del progetto sarebbe stata molto lenta… "a meno di una nuova Pearl Harbour".
    Sapendo che il think tank del PNAC comprendeva gente – uhm – paziente, come ad es. Cheney e Rumsfeld, quel "solo" è abbastanza inquietante.

  • cardisem

    Anche qui riaffiora l’opposto del “complottismo”, ossia con mio neologismo l’«ufficialismo». Mentre sul “complottismo” molto si è detto e si dice, quasi sempre in accezione negativa, se non spregiativa e demonizzante, in contiguità con “terrorismo” e “negazionismo” nessuno ch’io sappia ha mai tentato un’analisi e una definizione dell’«ufficialismo», ammesso che il fenomeno esista e non sia un parto della mia mente.

    Come lo si potrebbe definire ed individuare?

    Ci provo, in prima approssimazione:

    Ragionando dell’attentato alle Torri Gemelle, e di altre casi analoghi, o di tutte le  “false flag” di cui si abbia notizia e a prescindere che siano state o no smascherate,

    io

    su un piano ipotetico e razionale non escludo in linea di principio che una “ragion di stato” (causa ancora di una qualche nobiltà) o anche oscuri e perversi interessi che nulla hanno a che fare con una qualsiasi finalità di bene pubblico o pubblico interesse o interesse nazionale

    possa produrre autoattentati come l’11 settembre, la nave Liberty, Charlie hedbo…

    ed ovviamente non ho nessun interesse a sposare una tesi preconcetta  piuttosto che la verità effettiva, constatata e constatabile…

    INVECE

    per gli «ufficialisti» quello che ha detto il Presidente Americano o un qualsiasi Detentore del potere è assolutamente sacro e indiscutibile…

    Chi manifesta anche il minimo dubbio sulla “versione ufficiale” fornita dal governo è un reprobo, un pericolo pubblico, un mentecatto, uno da mandare e tenere in galera, meglio ancora se liquidato e fatto sparire…

    Come minimo va ridicolizzato e gli si deve impedire di parlare e suscitare un qualche interesse in altri con il rischio della macchia d’olio che si allarga.,..

  • luiginox

    da che si è iniziato a scrivere la storia sono sempre stati gli ufficialisti a compilare le pagine.di che ci stupiamo?esilii,ostracismi,roghi,torture,crocifissioni,desaparecidos,sempre chi ha affermato la verità ha fatto una brutta fine

  • cardisem

    Veramente, non mi sono espresso bene…
    Tucidide è un “ufficialista”? Tacito pure? E potrei fare un elenco di storici onesti e rispettabili…
    ma sono persone che usano gli archivi, fanno ricerche, si basano su fonti, cercano la “verità” per quanto ciò sia possibile o arduo…

    Io invece parlo di persone cui NON interessa la documentazione, la prova, ma che invece accettano una verità preconfezionata solo e perché questa viene dall’Autorità, dal governo…

    Lo ha detto il Capo, il Prete, il Padrone…
    Si può dubitare di ciò che dice il Capo, il Prete, il Padrone?
    No!
    E chi ne dubita o non ci crede senz’altro è un essere spregevole!

    Certo, poi vale il principio per il quale sono sempre i vincitori che scrivono la storia…

    Ma davvero tutti quelli che insultano gli altri come “complottisti”, o “negazionisti”, conoscono poi per davvero e in modo diretto le “verità” su cui gli altri non possono e non devono osare di fare la benché osservazione critica?

    Ti assicuro che questa gente è spesso più ignorante di una capra…

    Spero di essermi ora spiegato meglio, ma mi rendo conto che è un poco difficile…

    Il concetto che propongo (“ufficialismo") credo sia insolito…