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CI AVETE ROTTO I COGLIONI CON I PARTIGIANI E CON LA RESISTENZA…

DI GIANNI PETROSILLO

conflittiestrategie.it

“Ci avete rotto i coglioni con i partigiani e con la resistenza … siete diventati peggio dei garibaldini … con una retorica che fa schifo!“ (dal Film “Caro papà” di Dino Risi, la battuta in questione viene pronunciata, ironia della sorte, dall’attore Stefano Madia, padre, scomparso piuttosto giovane,a soli 50 anni, dell’attuale Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la quale invece, quasi sicuramente, sarà in prima fila tra i “retorici peggio dei garibaldini” finiti tra i businessman dell’alta finanza o ai vertici di uno Stato corrotto che festeggeranno il 25 Aprile con i vessilli del tradimento al vento).

L’antifascismo del XXI, come quello del secolo scorso, ha davvero rotto i coglioni, anche perché i paladini di questa corrente maggioritaria della mistificazione storica hanno consegnato il Paese agli eserciti stranieri, come e peggio dei fascisti, i quali prima si misero nelle mani dei tedeschi e poi persino dei “liberatori” americani, parliamo tanto dei singoli che dei gruppi sociali economico-produttivi, rinnegando il loro presente appena diventato passato. Adesso, la gran parte di quelli che monopolizzano il 25 Aprile lo fanno ribaltando alcune verità storiche inequivocabili, facendo passare la resistenza per un grande movimento di popolo, animato da sentimenti antiautoritari, laddove essa fu fenomeno marginale egemonizzato soprattutto dai comunisti, come rivelò anche l’ex PresdelRep Francesco Cossiga: “Il Partito Comunista ha quasi monopolizzato il comando della lotta partigiana anche in forme violente…ha monopolizzato il ricordo, e anche giustamente, perché la resistenza è stata almeno per l’80% comunista, e senza il Pci non ci sarebbe stata resistenza.”
In Italia erano quasi tutti fascisti ma alla caduta del regime non si trovava più un simpatizzante del Duce, nemmeno a pagarlo salato. Erano tutti divenuti “anti”, i fascisti e persino i repubblichini del giorno prima erano ormai partigiani del giorno dopo.
I comunisti, peraltro, non avevano nessuna voglia di essere scambiati per semplici liberatori che combattevano al fianco degli alleati ma volevano fare come la Russia, secondo lo slogan coniato, molto tempo prima, da Nicola Bombacci (fondatore del PCI, finito a testa in giù a Piazzale Loreto insieme al suo amico Mussolini), ovvero sovietizzare l’Italia per mettersi al fianco della “patria socialista” russa. Infatti, le “brigate” comuniste deposero le armi con molta riluttanza, ben oltre la fine del conflitto, non lesinando scontri e vendette coi partigiani “cattolici”, e solo perché credettero ai loro dirigenti politici che ad un certo punto dissero “Basta!” (Togliatti) perché gli accordi internazionali (a Yalta) tra le potenze vincitrici della guerra assegnavano l’Italia al quadrante occidentale. Ma l’obiettivo dei partigiani comunisti non fu mai quello di riportare il Paese nell’alveo dei regimi democratici, quanto quello di realizzare una rivoluzione anticapitalistica, tanto più che due decenni dopo i brigatisti rossi ricorreranno proprio al mito della resistenza tradita per imbracciare nuovamente le armi e finire il lavoro lasciato incompiuto nel ’45.

Dunque, stare a sentire ancora oggi, nell’anno 2015, questi vuoti discorsi democratici pronunciati da mezze calzette istituzionali (che ancora si accaniscono contro i simboli del fascismo), generati da un vile tradimento, quello consumatosi l’8 settembre del 1943, risulta disgustoso ed intollerabile. Ed ancor più insopportabile è che a farci la morale siano i figli (spesso di sangue) dei trasformisti di ieri, i quali con i loro funambolismi attuali aggiungono ai voltafaccia dei loro padri uno sporco opportunismo che sta conducendo la nazione al fallimento politico ed economico ed alla svendita della sua sovranità. Da traditori non potevano che venire fuori “traditori e mezzo”.

Come ha scritto il pensatore veneto Gianfranco La Grassa: “l’antifascismo azionista – erede dei socialisti liberali, forse più ancora che dei liberalsocialisti – è stato il terreno fertile per le più gravi involuzioni della storia della Repubblica italiana sfociate in “mani pulite” e su cui ho già detto più volte ciò che penso. Questo antifascismo sta compiendo adesso un ulteriore salto di qualità, facendosi apertamente complottista ed eversore“. C’è poco altro da aggiungere e proprio niente da festeggiare.

Gianni Petrosillo

Fonte: www.conflittiestrategie.it

Link: http://www.conflittiestrategie.it/25-aprile-la-giornata-del-tradimento

21.04.2015

Pubblicato da Davide

  • mago
    Per come è ridotta questa nazione tanto valeva che la guerra la vincessero i tedeschi..mi fanno tenerezza quei partigiani che vanno presso le istituzioni a cantare bella ciao…passi per la veneranda eta…passi per i primi sintomi di demenza senile ma aver rischiato la vita per consegnare poi la patria a questa classe politica…e poi farne uno spot….mah
  • Hamelin
    Bisognerebbe riscrivere tutti i libri di storia per rendere giustizia alla verità dei fatti , partendo dalla disgraziata fondazione di questo Stato chiamato Italia…( nato dal sangue e dal tradimento anch’esso ) .

    Putroppo la storia la scrivono i vincitori e per quanto patetiche ed enormi possano essere le loro balle se ripetute milioni di volte e scritte milioni di volte sui libri… diventano verità …

  • FlavioBosio

    E nel frattempo la "bella" é diventata un trans…

    Per la felicitá dei "compagni" culattoni.
  • Evitamina

    Spesso mi capita di avere difficoltà a distinguere la verità che va oltre i confini di me stesso.

    Oggi che siamo super informatizzati, crediamo di conoscere verità che alloggiano a migliaia di Km di distanza.
    Di certo la verità viene diffusa da chi prende tutto, la verità di chi è stato preso tutto, solitamente non interessa a nessuno (a pochi). Di norma si sceglie sempre il carro del vincitore.
    Dunque sul buono e il cattivo, bisogna stare molto cauti e importante alle fine dire la sua perché il non dire è spesso sinonimo di codarderia.
  • cardisem

    In Hobbes, la relazione protezione / obbedienza, significa che un qualsiasi governo di qualsiasi natura o forma fonda la sua legittimità solo e nella misura in cui riesce a “proteggere” le persone, i popoli, che gli devono obbedienza. Se non è capace di “proteggere” quelli che gli sono soggetti, allora perde qualsiasi legittimità e nessuno è tenuto a prestare obbedienza a un governo, inetto, inesistente… Un popolo è allo sbando e vige il principio del “si salvi chi può”.

    Se dalla catastrofe si riesce ad uscire e appare sulla scena un nuovo Governo, qualcuno che possa comandare, la sua nuova Legittimità può fondarsi solo su una ricostituita capacità di "proteggere”.

    I nostri gloriosi “partigiani”, anzi “resistente”, hanno consegnato il paese al Vincitore e si sono fatti suoi servi (la famosa “cupidigia di servilismo”, di cui parlava Vittorio Emanuele Orlando). Da allora “governare” in Italia ha significato: a) fare a gara di “servilismo” verso il vincitore/invasore Americano, da cui ogni governo si recava per ricevere la ratifica dell’investitura elettorale o dal quale si è sempre andati per ricevere ordini nei momenti critici, in ultima la guerra di Libia… b) una propaganda costante volta a delegittimare (un governo, o un regime: il fascismo) che ormai non c’era più e che si era delegittimato da solo per avvenuta debellatio… Anche qui siamo nella tradizione: quella di Maramaldo, che dando prova di grande valore ed eroismo uccideva un nemico, un uomo… già morto!

    Buon 25 aprile, per chi ci crede!

  • Tetris1917

    Chi dovrebbe riscrivere la storia? I soliti manipolatori odierni di ideologie passate? Oppure bisognerebbe mettere finalmente un riferimento serio, ripartendo almeno dall’unità d’italia? Per esempio, la completa revisione dei fatti della I guerra, il massacro ingiustificato di milioni di proletari e dei veri motivi dello scoppio di essa. Questo e non solo, come pure si potrebbe proseguire sul ventennio e su quella marionetta della borghesia che era benito, oppure sulla repubblica sociale, macellai al soldo tedesco, oppure su tutta la storia del partito comunista italiano con i suoi traditori della rivoluzione proletaria (approfondire il biennio rosso per esempio). O tutto quello che si è fatto dal 45 all’89. Insomma, non regge niente perchè non abbiamo mai fatto i conti veramente con la storia. Un paese di pagliacci che si accontenta come al solito delle pagine di storia ad uso e consumo dei vari Mieli televisivi. Paese di fascisti come di antifascisti. Gente che ha ricolorato la bandiera nera con del rosso, la sera prima col tedesco e la mattina dopo col soldato americano. Tolta questa tara amorale, rimane appesa a un filo, come un ragno, la storia di questa nazioncina, impudicamente occultata dall’ideologia mefitica del borghesume ammuffito odierno. Tutto magistralmente anticipato da Pier Paolo Pasolini.

  • IVANOE

    C’è da dire che sono oltre 50 anni che mi sorbisco il teatrino del 25 aprile…quando ero più giovane e non erano arrivati ne renzi ne berlusconi e ne monti, tutto mi sembrava solenne soprattutto per i caduti…comnuque era una cosa seria…
    Poi crescendo e sempre più disgustato dalla società attuiale e da molti di noi ormai omologati mani e piedi al sitema, sono diventato più cinico ed ho  riflettuto a lungo prima di fare questa osservazione… :
    se ci troviamo in questa situazione è proprio colpa dei partigiani e spengendomi oltre di tutti quelli che hanno combattuto la prima guerra mondiale e tra l’altro sono morti inutilmente come dei poveri fresconi…
    Quindi altro che martirio dei partigiani o dei fanti della prima guerra mondiale, purtorppo degli utili idioti del sistema nel 15/18 erano indottrinati ed andavano a morire per la patria a 20 anni… mentre gli ufficiali stavano nelle comode retrovie a dare insulsi ordini… e poi finita la guerra gli stessi pronti a servire il fascismo… che poi è stato combattuto da altri partigiani che sono caduti per ridare nel 1945 in mano l’italia ad altri fascisti…partigiani che hanno creduto a pertini, amndola, de gasperi e toglaitti che si facevano sbattere in comodi esili come gli ufficiali della prima guerra mondiale…
    purtroppo oggi i giochi sono belli che fatti perchè invece di morire come mosche i soldati e  i partigiani per una finta libertà, avrebbero dovuto essere più lungimiranti e rivolgere le armi proprio contro i loro capi… ( nelle prima guerra mondiale e siamo nel 1917 e c’era la rivoluzione russa bastava che i 600.000 fanti morti inutilmente avessero disubidito e rigirate le armi ) e probabilmente non avremmo avuto il fascismo, andreottti, berlusconi e renzi… mi dispaice per loro e per loro pregherò sempre ma mi dispiace dirlo che hanno sbagliato e hanno regalato le loro vite inutlimente…per una causa persa…. ecco perchè per me il 25 aprile è una festa inutlie e ipocrita…

  • eresiarca

    Petrosillo,
    allievo di La Grassa, sarà anche quanto di meglio (come Fusaro, per
    altri versi) esprime un certo ambiente, ma spara ancora grandi boiate.
    Tra le quali, quella dei comunisti che non consegnano le armi perché
    vogliono fare la rivoluzione. Eh no, gliele han lasciate proprio perché
    dovevano far fuori un sacco di gente dopo, il che dimostra l’inesattezza
    marchiana di un altro assunto dell’articolo, e cioè che dopo il ’45 non
    vi fossero più fascisti!

  • MarioG

    Osservazione di buonsenso. In effetti, quanto a "rivoluzione" era ben chiaro fin dal ’43-’44 che non era all’ordine del giorno e neanche delle cose possibili.
    Di conseguenza la funzione delle bande armate, permesse dagli americani, e’ proprio quella che dice lei.
    Evidentemente anche il Petrosillo, che e’ certo di un’altra levatura rispetto all’"ambiente", sconta un marchio di fabbrica.

  • IVANOE

    E no !
    Ci fu un ufficiale brittannico del servizio segreto del foreign affairs inglese in servizio dal 1942 al 1948 in italia che ha raccontato in un libro il disarmo dei partigiani rossi nel 1945.
    Che sulla spinta dei capi comunisti dell’epoca abbondantemente addomesticati dagli amerikani, fecero del tutto e tutto il possibile per far disarmare le bande rosse che già stavano pensando di attestarsi sugli appennnini poichè qualcuno un pò più sveglio aveva subodorato che tipo di bidone stavano per rifilare alla lotta partigiana operaia.
    Questo ufficiale racconta che grazie alla pressione dei capi comunusti dell’epoca fecero accatastare sulle piazze piazzali delle città centinaia di migliaia di armi in mano ai partigiani rossi sotto il controllo degli amerikani.
    E’ vero anche che molte armi furono nascoste ma erano molto poche rispetto al numero degli uomini.
    La fortuna ed i soldi e la corruzione del momento è stata a favore degli amerikani perchè se non fossero riusciti a disarmarli, i nostri avrebbero combattuto dopo l’occupazione tedesca anche a quella americana ed oggi staremo a parlare di un’altra cosa.

  • ilcomplottista

    Il primo capo della redazione milanese dell’organo ufficiale del partito comunista italiano non era altro che un ex militare dei servizi segreti inglesi…… e questo la dice lunga su come la sinistra sia stata orientata per anni facendo una finta opposizione.  Mi spiace per quei poveri comunisti veri e convinti che hanno creduto che l’Italia potesse cambiare davvero, ma sono stati imbrogliati.

  • oriundo2006

    E’ finita, o sta finendo, una parentesi storica durata 70 anni e la storia si prepara ad altre ‘svolte’, tormentati ‘sentieri interrotti’ di cui noi già ora possiamo vederne il prepararsi cieco e folle come furono i fatti del ‘900, un tradimento continuo di uomini e donne giovani, accecati dai desideri e da idee seducenti di libertà ‘moderne’, di spazi sconfinati per il senso del proprio ‘io’ – molto meno per i diritti degli altri, specie se di parte avversa – di una fiducia assoluta nel futuro, fiducia che non ammetteva se e ma ( non vi dice nulla ? ): tutto questo è finito nel consumismo, nel possesso, nel benessere ( giusto ma fuori dai sentieri della ragionevolezza ), nelle aberrazioni moderne ( ma rivisitate su antichi modelli ) del sesso, delle droghe, della noncuranza verso tutto cio’ che poteva avere un futuro quando questi era lontano dall’immediato…Dunque, il contrario di tutto quanto si era creduto e voluto: epoca odierna senza senso che nel tralignare delle passioni osserva sorridendo quanto si erano sbagliati in passato fascisti, comunisti, nazisti: era piu’ semplice pensare solo al proprio interesse perchè questo alla fine è risultato il vero vincitore. Oggi non lo capiamo piu’ il 25 Aprile come non capiamo piu’ tanti altri fatti ed eventi del secolo scorso perchè il nostro spirito si è nutrito non di vittorie ma di sconfitte e di mesta rassegnazione su sè stesso e sulle proprie capacità di visione della vita. Celebrare ancora questi eventi è talmente lontano da noi ( http://www.wolfstep.cc/post/antichitalalala/ ) come lo possono esser le guerre risorgimentali e la fondazione di Roma. 

  • geopardy

    Guarda che il mondo del dopoguerra se lo sono spartito i russi e gli americani, doveva seguire la guerra fredda, non credo ci fossero tanti margini di manovra, specialmente per noi e la Germania.

    Noi ci illudiamo di no, ma siamo stati trattati da sconfitti e come tali, sottomessi.
    Ti sembra che potevamo liberamente dire, ok ora andatevene?
    La corruzione ha fatto il resto, tutti gli aiuti americani erano gestiti dal Vaticano, quindi…
    Non credo sia propriamente "colpa" dei partigiani (che erano si e no 100.000).
    Dopo la guerra buona parte dei quadri dirigenti di quasi tutto l’arco costituzionale erano pieni di coloro che  ricoprivano incarichi dirigenziali durante il fascismo.
    Basterebbe avere un po’ di senso delle proporzioni per affermare, sulla base dei fatti storici del dopoguerra, che almeno la stragrande maggioranza dei partigiani sia stata fottuta come tanti altri.
    La cosa, però, più importante nata dalla resistenza, fu la stesura della nostra Costituzione, mai applicata realmente ed ora a rischio di annientamento, con tutta la sagra della probabile legge della giungla che ne seguirà.
  • cardisem

    Guarda che io mi limito a considerazioni di fatto…
    Quanto alla magnifica costituzione è pure un fatto che non nasce “sovrana” ma sotto dettatura a Yalta… Ed il fatto che mai sia stata “sovrana” lo si dimostra in questi giorni, con gli allegri stravolgimenti che ne vengono fatti…

    Se fosse stato un popolo “sovrano” a darsi una costituzione “sovrana”, nessuno si sarebbe azzardato a modificare una virgola…

    In realtà, è stata sempre poco più che carta straccia…

    Un pensatore che non cito dice che i popoli non sono “eterni”…
    Forse che gli Etruschi ci sono ancora?
    Quanti popoli sono scomparsi dalla faccia della terra?

    Noi poveretti, rimasti orfani, ci arrangiamo come si può…

    In Italia ci si arrangia…

  • adriano_53

    Tra le righe di questo articolo e quelle di alcuni commenti si sente che spira l’aria della storia, quella dei Braudel, degli Hobsbawm, dei Lefevre, dei Mathiez, dei Romeo.
     Il linguaggio è tra l’altro all’altezza  del tema, anche se alcune concessioni – CI AVETE ROTTO I COGLION al posto di CAVETE ROTTO LI COJONI-lasciano perplessi.

     Ma La Grassa riconoscerà questa roba come frutto dei suoi lombi?

  • geopardy

    Conosco ed ho conosciuto molti partigiani (nella mia zona erano parecchi), tutti hanno detto ed i sopravvissuti continuano a dirlo, che non hanno lottato per questa valle di ingiustizie e che si sentono traditi.

  • geopardy

    La tua analisi, purtroppo, è in larga misura vera, ma io voglio rendere merito ai tanti "illusi", che hanno messo in gioco la loro vita e non dietro comode tastiere di computer.

    Personalmente, lotto nel mondo reale contro le ingiustizie di questo sistema, avendo in mente chi ha messo in gioco la propria vita, sperando, ahimè, come dici tu, in un futuro migliore.
    Non mi sento di chiamarli "utili idioti", al più, gente che ci ha dato un esempio di opposizione, che è il succo della storia, anche di fronte a parziali (non totali) sconfitte.
    Vorrei un mondo in cui per raggiungere una migliore giustizia non si debba mettere in conto la propria morte, ma ancora siamo ad una parziale evoluzione e non è detto, che non ci facciano morire ancora, purtroppo, sta a noi provare ad impedirlo.
    Il cammino dell’uomo è fatto di queste ingiustizie, ma grazie a chi ci ha provato, abbiamo avuto indubbie evoluzioni, anche se parziali, ma anche le vittorie degli "altri" non pensare siano eterne.
  • mago
    Capisco…tutti noi lottiamo per un mondo migliore..anche noi lasceremo un mondo peggiore per come si sta mettendo… tutti veniamo strumentalizzati..salutali e ringraziali da parte mia.
  • mago
    Si fregarono l` oro di Dongo …..uccisero i testimoni ..erano marci sino da allora.
  • IVANOE

    Hai ragione forse sono stato un pò duro, però purtroppo come dici tu le varie fasi evolutive sono troppo lente per noi umani che oggi andiamo di fretta… Se dobbiamo aspettare altri 200 anni perchè l’uomo evolva e capisca qual’è il senso della ragione che non è lo sfruttamento di un uomo su un’altro uomo, probabilmente lo stesso uomo fascista pro-nipote nostro malgrado di chi in epoche passate non lo ha definitivamente epurato, distruggerà il mondo anche in modo ambientale fra non meno di 20-30 anni…

    Ma purtroppo questo è il giusto destino che ci meritiamo per colpa della nostra idozia umana.
  • IVANOE

    E’ così come dice cardisem… dire il contrario cercando di salvare una festa ipocrita è andare contro la realtà di oggi che è lo specchio di quello che non è stato fatto nel 1945…

    Ricordatevi di via rasella dove i nostri gloriosi partigiani 3 o 4 tra cui anche amendola identificato forse come uno dei mandanti non si sono consegnati i tedeschi mandando così al massacro  i famosi 340 ostaggi… se questo si chiama resistenza..
    I partigiani veri hanno sopportato che venissero infiltrati tra di loro i partigiani bianchi cioè tutta gente che si era già messa d’accordo con gli amerikani…
    Sarebbe bastato che nel 1945 i partigiani rossi avessero occupato militarmente l’emilia romagna, la toscana e l’umbria con le marche con cui avrebbero costituito una repubblica indipendente dal resto dell’italia e che avrebbe fatto comodo anche a stalin e probabilmente oggi avremo almeno da quelle parti una società socialista dal volto umano che avrebbe contaggiato anche il resto dell’italia sotto occupazione amerikana.
    Certo ci sarebbe stato da combattere ma poco avrebbero potuto fare gli USA in un’area non ancora da loro controllata come oggi da loro basi militari e sopratutto con una vera costituzione di quei territori la popolazione avrebbe lottato per la loro indipendenza e ci sarebbero riusciti, una piccola svizzera felice con il tempo sarebbe diventata.
    E invece la storia ci racconta oggi un’altra cosa… una popolazione italiana apatica impoverita vessata da poche persone che si arricchiscono con il sangue degli altir…
  • consulfin

    dice "il partito comunista ha monopolizzato la lotta partigiana". E allora? ma avete presente il piglio di un comunista e quello di un democristo? Secondo voi chi era più in grado di portare avanti una lotta di quel tipo? Un domocristiano tutto parrochia e strofinatine di mani o un comunista con un ideale ben saldo?

    Dice " in italia erano tutti fascisti ma alle brutte tutti si sono dichiarati antifascisti". Questo lo può scrivere Giampaolo Pansa, ma non corrisponde al vero: gli antifascisti c’erano eccome! saranno stati pochi, ma c’erano. E hanno anche pagato.

    dice "i comunisti non avevano voglia di sgombrare il campo a cose fatte". Ma guarda tu! Quindi che avrebbero dovuto fare? Combattere sulle montagne e poi, a cose fatte, consegnare il tutto alla borghesia (come poi, in effetti, è stato)? Se ne sentono di pretese bizzarre, ma questa…
    Dice "i comunisti volevano sovietizzare l’Italia". Ma non mi dire! Questi COMUNISTI che vogliono impiantare un regime COMUNISTA nel paese in cui hanno condotto una battaglia di liberazione dal NAZIFASCISMO, francamente sono incomprensibili! Ma che s’erano messi in testa?
    Fuori dal sarcasmo domando: ci rendiamo conto di quello che scriviamo?
    Dunque sarebbe stato l’antifascismo il terreno fertile per mani pulite, non il democristianesimo che ha imperato dai tempi di Giolitti e che ha coniugato (nel senso che li ha sposati) l’anima fascista reazionaria del vaticano, con le pretese di dominio della borghesia stracciona alla Agnelli (peraltro ben diffusa in qualsiasi parte del mondo, solo, altrove, meno untuosa). Questa è una notizia. E allora, sì: bisogna riscrivere i libri di storia. Visto che ci troviamo, inseriamoci anche un bel corposo capitolo sul creazionismo.
    Per evitare di essere frainteso, vorrei precisare che riferendomi all’antifascismo, prenderei con le molle ciò che fu irregimentato dal PCI e dall’Unità, soprattutto dall’avvento berlingueriano in poi.

  • khrishnamurti

    Da sempre, la storiografia "ufficiale", nei confronti del movimento anarchico ha operato nel cancellare, mistificare e denigrare quello che è stato il ruolo, l’incisività del movimento nelle battaglie, nelle lotte dei proletari.

    Ma quando si va a parlare di quel periodo che va dalla fine della guerra di Spagna alla Liberazione, il movimento anarchico viene cancellato completamente (e con lui altri movimenti) per lasciare il posto al partito della Resistenza, il PCI.

    Ora, noi dobbiamo rivendicare la nostra partecipazione alle lotte di quegli anni, al confino, alla galera, alla resistenza, all’insurrezione popolare contro il fascismo.
    Questo intervento vuole dare un minimo di conoscenza di quella che è stata, di come si è caratterizzata questa partecipazione.

    IL CONFINO

    Fin dal lontano novembre 1926 (ed anche prima), giorno in cui furono istituiti il "Tribunale speciale per la difesa dello Stato" e "le commissioni provinciali per l’assegnazione del confino di polizia", gli anarchici furono sempre ospiti graditi di quelle graziose isolette del Mediterraneo (Ustica, Ventotene, Tremiti) adibite a tale scopo. Al confino gli anarchici furono sempre il nucleo più compatto, sempre pronti a ribellarsi alle autorità del confino, mai rassegnati e sempre pronti a polemizzare con gli altri confinati.

    In particolare furono molto tesi i rapporti con i comunisti, specie quando giunsero notizie dalla Spagna degli scontri tra anarchici e comunisti.

    Alla caduta del fascismo i confini vennero "smobilitati" e, a questo riguardo, è indicativo il modo in cui venne smobilitata Ventotene.

    Quando giunse la notizia della caduta del fascismo, i primi ad essere liberati furono i militanti di Giustizia e Libertà, cattolici, repubblicani e testimoni di Geova.

    Quando però il maresciallo Badoglio chiamò al governo Roveda per i comunisti e Buozzi per i socialisti, questi pretesero e ottennero la liberazione dei carcerati comunisti e socialisti, "dimenticandosi" degli anarchici e dei nazionalisti sloveni.

    Gli anarchici, dopo una decina di giorni dalla partenza degli altri, furono trasportati per nave e poi per treno, fino al campo di concentramento di Renicci di Anghiari (Arezzo).
    Successivamente, comunque, alcuni riuscirono a fuggire ed andarono a costituire le prime bande partigiane delle zone circostanti. Solo nel settembre le guardie se la squagliarono e i compagni lasciarono il campo, appena prima che arrivassero i tedeschi.

    DAL CONFINO ALLA RESISTENZA, GLI ANARCHICI E LE LOTTE OPERAIE

    Nell’imminenza della caduta del fascismo, gli anarchici al confino discutono sul cosa fare, in particolar modo rispetto all’azione nelle masse proletarie.

    A Ventotene, gli anarchici confinati approvano una risoluzione che invita i compagni:

    "ad iscriversi nei sindacati di mestiere e di professione, per avere uno stretto contatto con le masse lavoratrici, indirizzando queste nella lotta veramente rivoluzionaria, per la conquista delle rivendicazioni proletarie, propagandando l’ordinamento libertario per la costituzione dei Consigli di Fabbrica, di azienda, d’industria nel campo produttivo…"

    Quindi una posizione consiliare, di reale presenza nella classe, che sfocerà, dopo la resistenza, nella presenza degli anarchici nella Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) a Carrara nel sindacato minatori con Sassi e nella Camera del Lavoro con la segreteria Meschi, a Genova nel sindacato facchini del porto con Bianconi, nonché in altre località (Sestri Ponente, Lavagna, Torino, Bologna, ecc.) dove un gran numero di compagni lavoratori partecipava alla vita del sindacato.

    Dopo la scissione del ’48 (CISL) e del ’50 (UIL), gli anarchici parteciparono alle elezioni delle Commissioni Interne con proprie liste dei Comitati di Difesa Sindacale (CDS). Nell’attribuzione di percentuali rappresentative concordate, alla corrente anarchica toccarono piccole percentuali che però consentirono l’inserimento nel Comitato Direttivo Nazionale della CGIL di tre rappresentanti dei CDS: Bianconi, Marzocchi e Parodi.

    Nel Comitato Centrale della FIOM entrarono alcuni compagni: Gervasio di Milano, Scattoni di Roma, Parodi di Genova, mentre in altri sindacati di settore viene registrata la presenza dei compagni: Marzocchi negli Enti Locali a Savona, Vinazza nel sindacato edili di Sestri Ponente, Wanda Lizzani nell’INCA di Genova, Vignale nel sindacato tessili a Lavagna, Matteuzzi nel sindacato FIOM a Bologna, Giacomelli nel sindacato FIOM a Bolzano, Baglioni e Cervetto nel sindacato FIOM a Savona, Demi nella FIOM-FIAT a Torino, Menella nel sindacato marittimi a Napoli, Pedone segretario del sindacato marittimi a Torre del Greco. Una presenza limitata, disorganica, se da una parte perché nei fatti il "Patto di Roma" (9.6.1944) aveva ratificato l’egemonia delle grandi componenti (PCI, DC, PSIUP) e tagliò fuori le componenti di minoranza, dall’altra parte per la continua opera di distruzione e di disorientamento operata da quella sedicente componente del Movimento Anarchico, facente capo agli "americani" de L’Adunata dei Refrattari.

    NELLA RESISTENZA

    Decisa è la partecipazione degli anarchici alla resistenza, soprattutto se consideriamo che in quegli anni gli anarchici erano divisi tra carcere, confino ed esilio. Nonostante questo, in tutto il nord Italia la presenza degli anarchici nella lotta partigiana fu un fatto qualificante ed innegabile, anche se si espresse in maggior parte come contributo individuale e solo in alcune zone come fatto organizzato.

    Quindi è chiaro che questa partecipazione si espresse principalmente in quelle zone dove vi era una grossa tradizione libertaria e, dato non indifferente, anche attraverso altre formazioni partigiane, come le Garibaldi (comunisti), le Matteotti (socialisti) e quelle di Giustizia e Libertà (GL).

    Di conseguenza è difficile stabilire con precisione il numero degli anarchici partigiani, anche se qualcuno ha tentato, valutando questa partecipazione nel numero di 18000-20000 unità

    MILANO

    A Milano forte era la presenza degli anarchici e reale la loro incidenza nella classe. Quindi fu uno dei primi posti dove gli anarchici si organizzarono in formazioni proprie.
    Gli anarchici milanesi ebbero una figura di primo piano in Pietro Bruzzi, torturato e poi fucilato dai fascisti. Dopo la sua morte, gli anarchici costituirono le Brigate "Bruzzi" e "Malatesta" che, secondo uno storico della resistenza, socialista, contavano non meno di 1300 uomini.

    Le due brigate avevano la sede del loro comando nello stabilimento Carlo Erba ed erano presenti nel quartiere di Porta Ticinese. Il giorno dell’insurrezione, il 25 aprile, ebbero un ruolo molto importante: disarmarono una colonna tedesca vicino ad Affiori, così poterono di fatto controllare tutta la zona industriale.

    Il 26 occupano le scuole di Via Maciochini e controllano le arterie che conducono al Sempione e a Porta Garibaldi. Viene conquistata e controllata la caserma Mussolini e la centrale elettrica. La caserma della X Mas viene espugnata da gruppi anarchici e lo stesso avviene per altre caserme. Le Brigate Malatesta occupano lo stabilimento Triplex, la radio (assieme ad altre formazioni) delle ferrovie del Sempione, del Comune di Pero, di posti di polizia.

    Dopo qualche giorno, iniziano da parte delle Brigate le requisizioni di viveri, indumenti e l’immediata distribuzione alla popolazione. Iniziano la trasformazione di fabbriche e officine appartenenti ai fascisti in cooperative, inizia l’eliminazione di fascisti e spie.

    PIACENZA

    A Piacenza, opera un compagno, Emilio Canzi, conosciutissimo e stimato da tutti. Grazie al lavoro che svolge, diventa comandante di tre divisioni e
    di 22 brigate, per un totale di 11000 uomini. Partecipò attivamente alla ricostruzione del movimento comunista anarchico fino alla sua morte, in un incidente alquanto strano, nel novembre 1945.

    TORINO

    A Torino gli anarchici sono in prima fila nella lotta insurrezionale. La loro roccaforte è alle Ferriere FIAT e in genere in tutta la zona della Barriera Milano. Qui opera il 33° Battaglione S.A.P. "Pietro Ferrero". Altri compagni furono presenti nell’astigiano e in particolare Taraglino, che partecipò ai moti spartachisti in Germania nel 1919.

    CARRARA

    A Carrara e in tutto l’appennino ligure-tosco-emiliano gli anarchici operarono con 3 formazioni ed una divisione, oltre che decine di gruppi.

    La prima a formarsi fu il Battaglione "Gino Lucetti" e inoltre operarono la "Michele Schirru", la divisione "Garibaldi Luneense" e la formazione "Elio Volkievic".

    Di fatto furono gli anarchici a guidare l’insurrezione popolare contro il fascismo, e questo provocò non pochi scontri con le formazioni del Partito Comunista, scontri che furono messi a tacere in nome dell’unità tra i partigiani.

    PISTOIA

    A Pistoia le prime formazioni partigiane furono formate da anarchici e da militanti del Partito Comunista Libertario (nato nel 1939). Tra queste, la formazione che alla morte del loro comandante prenderà il nome di "Silvano Fedi".

    A Purvica, non si preoccuparono solo della lotta armata, ma si preoccuparono di organizzare la popolazione. Convincono i contadini a battere il grano che essi avrebbero lasciato marcire per la mancanza di mercato, impiantano un forno in cui lavorano fissi 2 compagni e distribuiscono il pane gratuitamente alla popolazione. Fu anarchica la prima formazione partigiana ad entrare in Pistoia, comandata dal compagno Benesferi. Alle 5 della mattina, la bandiera rossa e nera sventola sul campanile del duomo, alle 10 viene sostituita da quella tricolore.

    CARNIA

    Sin dall’8 settembre si costituiscono dei piccoli gruppi locali che iniziano a raccogliere i soldati della divisione Julia e ad inviarli nelle montagne a combattere. Iniziano inoltre un’opera sistematica di raccolta di armi nelle caserme fasciste. Guida le operazioni l’operaio anarchico C. Italo (detto Aso). Gli anarchici successivamente si inseriscono nei quadri della divisione Garibaldi-Friuli, dando prova di grande valore (come Aso, che fu ucciso nell’assalto ad una caserma tedesca).

    GENOVA

    A Genova operarono squadre di azione anarchiche nella zona di Genova-Arenzano e squadre di azione della Federazione Comunista Libertaria a Genova-Sestri. Tra gli anarchici più attivi nella resistenza genovese sono da ricordare Bianconi (membro del CNL di Pontedecimo), Grassini (della formazione Malatesta), Caviglia, Sardini, Pittaluga.

    Quest’ultimo nelle ultime fasi della lotta per la liberazione della città, circondato dai tedeschi asserragliati nell’albergo Eden, all’invito di arrendersi risponde con il lancio di una bomba a mano, cadendo poi ucciso dai fascisti. 
    Oltre a queste zone, dove gli anarchici ebbero un peso determinante, sono da segnalare delle presenze interessanti anche in altre zone: a Trieste ed in Istria operano numerosi anarchici anche se non costituiscono formazioni proprie, ma lavorano assieme alle formazioni comuniste.

    A Ravenna, numerosi furono gli anarchici che parteciparono alla lotta nella 26^ Brigata Garibaldi. Fra i più attivi: Bortolani del CNL provinciale, Merli anche lui del CNL, Meandri, Bosi, Gatta, Galvani.

    A Reggio Emilia è da ricordare Emilio Zambonini, che fu tra i promotori delle bande partigiane a Villa Minozzo. Catturato assieme al gruppo di Don Pasquino Borghi, venne fucilato al poligono di tiro a Reggio Emilia il 29 gennaio 1944.

    A Brescia alcuni anarchici partecipano alle brigate GL e Garibaldi, altri individualmente.

    E’ da segnalare la presenza di bande partigiane libertarie a Roma, delle quali facevano parte tre compagni che furono uccisi nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

    Nelle Marche operarono alcune formazioni anarchiche, così come in Emilia (Bologna, Modena) operarono gruppi o singoli compagni.

    E ancora centinaia e centinaia di compagni di cui non si sa nulla.

    CERCANDO DI CONCLUDERE…

    I fatti sopra esposti, pur mancando di un necessario approfondimento, danno però la possibilità di comprendere come la nostra partecipazione alla resistenza non fu "irrilevante".

    Una partecipazione però limitata, con un’incidenza nelle lotte proletarie "limitata" rispetto alle possibilità e poco produttiva nei termini di organizzazione e di coscienza.

    Questo per numerosi fattori, sia interni che esterni al movimento anarchico. Rispetto ai fattori interni, incise molto la mancanza di un partito che raccogliesse i compagni su posizione di classe e che riuscisse a darsi un minimo di strategia adeguata al momento, e l’operato di "forze" che lavoravano in senso opposto, cercando di trasformare il Movimento Anarchico in un movimento di opinione, isolato dalle lotte proletarie: cioè gli "americani" (L’Adunata dei Refrattari" e gli individualisti e antiorganizzatori vari.

  • consulfin

    Molto interessante. Parli addirittura di 20.000 uomini, mai avrei immaginato una tale forza.
    Hai una bibliografia da suggerire?

  • Rosanna

    I messaggi subliminali dell’articolo, lordato di odio patriottico, di  Petrosillo sono numerosi:

    "i paladini di questa corrente maggioritaria della mistificazione
    storica hanno consegnato il Paese agli eserciti stranieri, come e peggio
    dei fascisti" (c’è sempre qualcuno peggio dei fascisti infatti …)

    "come rivelò anche l’ex Pres del Rep Francesco Cossiga: “Il Partito
    Comunista ha quasi monopolizzato il comando della lotta partigiana anche
    in forme violente…ha monopolizzato il ricordo, e anche giustamente,
    perché la resistenza è stata almeno per l’80% comunista, e senza il Pci
    non ci sarebbe stata resistenza.”

    e questo cosa vorrebbe dire? se non ci fossero stati i comunisti, sicuramente non ci sarebbe stata nemmeno la Costituzione e soprattutto i primi articoli, che ealtano la funzione fondativa del lavoro nella costruzione della dignità della Repubblica e del benessere degli italiani. La citazione di Cossiga poi, personaggio esemplare e lungimirante, colluso con i poteri occulti della P2, è parecchio curiosa.

    "In Italia erano quasi tutti fascisti ma alla caduta del regime non si
    trovava più un simpatizzante del Duce, nemmeno a pagarlo salato. Erano
    tutti divenuti “anti”, i fascisti e persino i repubblichini del giorno
    prima erano ormai partigiani del giorno dopo."

    Ah sì? a me sembra invece che il fronte antifascista sia stato molto ampio e variegato, infatti non c’è stata solo una Resistenza armata, ma anche quella civile, delle famiglie, delle donne, dei militari deportati , insomma di buona parte della società civile, che ha operato in clandestinità e difficilmente riducibile ad analisi di statistiche e grafici.

    Anche il sinonimo partigiani comunisti/brigatisti rossi non è male, come se tutti i comunisti fossero divantati brigatisti. Oppure l’assunto di "italiani traditori" dopo l’8 settembre. Quali italiani? quelli abbandonati a se stessi, mentre l’esercito regio si dissolveva? Quelli che fecero la "scelta" di salire sui monti per resistere, oppure che lo fecero dalle città italiane del centro nord?

    Come del resto fece anche Angelo Del Boca, che dopo essere stato deportato in Germania a seguito dell’ armistizio dell’8 settembre, si arruolò nella Repubblica Sociale nella divisione alpina Monterosa, dalla quale poi disertò. Prese quindi parte alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà? 

    Infine, tra tante sconcezze, la citazione di Gianfranco La Grassa: “l’antifascismo azionista – erede dei socialisti
    liberali, forse più ancora che dei liberalsocialisti – è stato il
    terreno fertile per le più gravi involuzioni della storia della
    Repubblica italiana sfociate in “mani pulite” e su cui ho già detto più
    volte ciò che penso. Questo antifascismo sta compiendo adesso un
    ulteriore salto di qualità, facendosi apertamente complottista ed
    eversore“.

    Dove c’è un errore storico, perché se è vero che l’antifascismo è stato reazione ad una dittatura (le parole scottano?), che si è potuto realizzare solo al’interno di una condizione sottomessa allo straniero padrone e vincitore, è anche vero che la democrazia ha faticato a convivere con un fascismo  dai mille camouflage camaleontici, e trasferitosi oggi nelle file di un partito che si definisce di sinistra, ma che della sinistra non ha più nemmeno un pallido barlume.

    L’antifascimso di ieri è il fascismo di oggi, peccato che Petrosillo non abbia capito la dimensione pervasiva e sfacciata della postmodernità, che ha annichilito il reale, con le sue false prospettive di un benessere sociale che non potrà mai esserci fin che sussistono le presenti condizioni della dittatura europea.

    Dunque non è l’antifascismo fedifrago e traditore quello che ha destrutturato la realtà sociale, quanto l’ennesima versione postmoderna del fascismo, il vero Dna del popolo italiano, l’unica vera matrice del gattopardismo storico del paese.

    Le parole andrebbero usate nella loro accezione connotativa, inserite nel loro nuovo contesto filosofico politico, e non irrigidite nella funzionalità monotona e scialba di un articolista nostalico dei tempi che furono.

  • Chiloe12

    Credendosi credibile l’articolo finge di colpire la retorica ma in realtà è una difesa del fascismo come quel "da un vile tradimento". Ma questo appellarsi al "tradimento", che è semmai del RE e dei politici che hanno scaricato il Duce, cosa centra con la RESISTENZA? Anzi oggi proprio di fronte ai tentativi di negazionismo o ai difensori del fascismo, questa GIORNATA del 25 aprile assume un valore più che mai! Non dimentichiamo a volte ritornano! 

  • Simplicissimus

    Dì che ti hanno rotto i coglioni ovvero la testa vista la tua specifica natura di pensatore da bar. Se magari avessi la bontà di leggere qualcosa dell’abbondante storiografia che esiste anche al di fuori  dei banchetti di Casapound forse potresti affinare il tuo pensiero (si fa per dire, naturalmente). Purtroppo capisco che come per ogni vero cretino ciò che si riferisce alla conoscenza è del tutto superfluo, la vecchia carne da cannone è diventata carne da internet.

  • Jor-el

    Il fatto che la Resistenza sia stata per l’80% PCI (parole di Cossiga) e che oggi il Paese sia sostanzialmente ancora occupato militarmente dagli USA dovrebbe far riflettere.

  • pierodeola

    Condivido: CI HANNO ROTTO I COGLIONI.

    Guardiamo come siamoridotti stando assieme a quelli che petendono di averci "liberato".
    Ora più schiavi di prima e ci vogliono anhe far fare una nuova guerra.

    Gli idioti USA pensano che noi verremo ditrutti e loro come al solito resteranno immuni da danni.
    Ma sono appunto idioti;questa volta saltano anche loro finalmente.

  • Tetris1917

    un detto siciliano recita:"quannu tira ventu fatti canna". Questo per dire che molti italiani durante il ventennio si sono adattati alla situazione. Come pure si sono adattati al dopo.
    Ma per adattarsi, hanno inneggiato al vitello d’oro del momento….semplice

  • Veron

    sono completamente d’accordo con te. Purtroppo, come ben sappiamo, la madre degli imbecilli è sempre incinta.

  • Veron

    condivido e sottoscrivo

  • Veron

    suvvia, perdoniamo questo pseudo storiografo poiché non sa quel che dice. Eppure dovrebbe essere soddisfatto di come sono andate le cose dopo il 25 aprile. La borghesia italiana, con l’appoggio degli Stati Uniti e del Vaticano, è riuscita ad attenuare i valori della Resistenza (ad es. l’antifascismo e la democrazia) scatenando i terrorismi di destra e di sinistra negli anni di piombo (anche le BR erano gestite da agenti della NATO), favorendo il dilagare della corruzione politica e della mafia, permettendo l’ascesa di Berlusconi e lo strapotere di Licio Gelli. Per "amore" dei valori della Resistenza, ad es., Cossiga ed Andreotti decisero che Aldo Moro doveva morire proprio quando le BR cominciarono a pensare di liberarlo. Con tutte le sue luci e le sue ombre, la Resistenza è stata uno dei pochi movimenti spontanei di cui il popolo italiano può andare fiero. Il resto è una lenta, subdola e caparbia ricostruzione del fascismo nostrano e internazionale.