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CATENA DI COMANDO ? E QUALE ?

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Adesso si dimettono anche i ministri. Va beh… “met’al an sla fnestra” (posalo sulla finestra) diceva mia madre, ricordando i cantori erranti che giungevano per Natale e per Pasqua a porgere gli auguri (in cambio d’elemosina) e dei quali era difficile scorgere chi fosse il più povero, se gli “auguranti” o gli “augurati”.

Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.
Aspettiamo il seguito: vale a dire gli altri che si devono dimettere, dopo il clamoroso fallimento di questo governo “tecnico” tenuto in piedi dal FMI e compagnia cantante. Ma torniamo in argomento.

Da quando mondo è mondo, se le acque non sono sicure, si scortano le navi. Prima dell’Ottocento era difficile scorgere delle differenze: le navi mercantili portavano cannoni a bordo e le navi militari, in tempo di pace, erano parzialmente disarmate ed usate per il commercio. Questo avveniva in un mondo nel quale l’armamento navale era costituito per lo più da cannoni su ruote (carronate): difficile, oggi, montare e smontare un sistema lanciamissili.

Una curiosità: nell’URSS vigeva ancora l’antica commistione, al punto che le navi mercantili per il trasporto d’autoveicoli (Ro-Ro) erano dotate di un ulteriore compartimento a poppa, allagabile, per sollevare la prua e poter, così, “consegnare” su una costa ostile una manciata di carri armati. Per quel che ne so, è l’ultima nazione ad aver usato quel sistema: forse la Cina o la Corea del Nord lo usano ancora oggi, ma non sono al corrente se capita.

Ancora nell’Ottocento, il giovane Tenente Carlo Pellion di Persano (il futuro comandante di Lissa) diresse un brulotto (scialuppa incendiaria) contro una nave pirata nel porto di Tripoli, riuscendo a salvare la pelle, giacché era un tipo d’assalto nel quale non s’invecchiava. Era il 1825.

Con la fine dell’Ottocento la pirateria (insieme alla schiavitù, fenomeni assai contigui) perse di significato e quasi cessò: le uniche aree dove continuò una sorta di “pirateria dei poveri” fu la Malacca dove – a causa degli stretti passaggi e dei fondali bassi – era favorita. Era in ogni modo una pirateria conosciuta e quasi tollerata, giacché quel che volevano era un po’ di greggio o di gasolio.

Le coste mediterranee della Turchia, invece, furono il teatro di (rari) episodi di pirateria nei confronti delle imbarcazioni da diporto: altri episodi accaduti casualmente in altri luoghi furono fenomeni di pura criminalità.

Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania).

Come difendersi?

Logica direbbe che si tornasse a scortare le navi in convoglio con naviglio militare – ma costa troppo – e quindi bisogna arrangiarsi con quel che c’è.

Così, il ministro della Difesa La Russa inaugurò questo strano modo di difendere le navi: imbarcare i Fucilieri di Marina sulle navi mercantili. Crediamo (e lo dimostreremo) che il ministro La Russa – se è stato Ufficiale di Complemento – fu un pessimo Ufficiale: può aver avuto tutti gli encomi o le decorazioni del caso, ma la scelta operata con l’imbarco dei fucilieri sulle navi mercantili è una scelta stupida, che connota senz’altro di stupidità chi l’ha presa. Scusate la franchezza.

A chi rispondono i Fucilieri di Marina? Siccome sono dei militari di truppa, l’apposita legge li ha nominati ufficiali di polizia giudiziaria ed agenti di polizia giudiziaria (secondo il grado rivestito): riteniamo che Latorre e Girone fossero dei semplici agenti di polizia giudiziaria ai quali era stato affidato il compito di proteggere la Enrica Leixe. Chi li comandava?

In teoria un superiore – magari a Gibuti o a Mogadiscio – ma, nel momento della decisione di far fuoco, praticamente erano soli.

Va detto che i due hanno sbagliato anche le procedure: nessuno ha sentito parlare di colpi in aria? Soprattutto in una zona che, finora, non aveva dato segnali di pericolosità?

La questione delle acque territoriali – al fine di valutare le responsabilità – ha poco interesse: da essa dipende solo il Tribunale che li giudicherà, non la valutazione dell’accaduto.

Piuttosto, sarebbe interessante indagare sui rapporti esistenti a bordo della nave fra i due e gli Ufficiali di Marina Mercantile presenti: il Comandante, su una nave, ha poteri di questore e, quindi, ha ampia discrezionalità (se gli viene riconosciuta).

Ma così non è stato perché la Legge 107 non prevede una sorta di coinvolgimento esterno alle strutture militari:

“Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1 opera in conformità alle direttive e alle regole di ingaggio emanate dal Ministero della Difesa.” (1)

E stop.

Qui è stato l’errore: almeno, il principale dal quale altri ne sono discesi.

I due poveri fucilieri, al momento di prendere la ferale decisione – se premere oppure no il grilletto – furono lasciati soli: questo non giustifica assolutamente l’accoglienza seguita in Patria. Latorre e Girone sono colpevoli – fuor di dubbio – e come tali una maggior sobrietà da parte di tutti – anche le supreme istituzioni – sarebbe stata d’uopo.

Perché furono lasciati soli? (non riteniamo un superiore a 5.000 miglia di distanza una “presenza” autorevole).

Miglior soluzione sarebbe stata quella d’affidare il comando (e quindi il fatidico “spara”) al Comandante mercantile, che non è mai (salvo Schettino) l’ultimo idiota che va per mare.

Ma la Marina non vuole cedere ambiti o restrizioni nella sua catena C3 (Comando, Controllo e Comunicazione) e pretende di sapere – da 5.000 chilometri di distanza – chi sono gli occupanti di un peschereccio.

Il Comandante mercantile – tagliato fuori da tutto – s’è guardato bene dall’intervenire: se non mi vogliono, perché devo occuparmene? Qui è l’errore di La Russa.

Se avesse avuto parola in merito, forse avrebbe rammentato che ovunque – in mare – i pescherecci cercano di vendere il pescato alle navi in transito, per due sostanziali motivi: spuntare un prezzo migliore e, secondo, evitare la fiscalità una volta a terra.

Quanti lo fanno: in Portogallo, le navi si sintonizzano su Matosiňo Radio Pesca per intercettare le comunicazioni ai pescherecci e, quindi, sapere dove c’è stata pesca abbondante (e, dunque, prezzi minori).

Gli indiani s’avvicinavano soltanto per quella ragione – ora è stato acclarato – e si sono visti sparare addosso senza un perché: è giusto farsene carico ma, come sempre, nell’inferno giuridico italiota si cerca sempre di far pagare gli ultimi nella catena di comando.

Eppure, è molto strano che siano imbarcati dei militari su una nave mercantile – trasformandola, giuridicamente, in una nave da guerra – senza che vi sia qualcuno, a bordo, che abbia la responsabilità di comando. Lasciata a due militari di truppa?

 
L’Italia poteva rifiutarsi di consegnare i due all’India, fregandosene della parola data, in quanto l’India è un Paese dove vige la pena di morte, ed il nostro ordinamento vieta di consegnare chiunque in quei Paesi. Ma ci siamo accontentati di una “rassicurazione” verbale – forse scritta – un “pizzino”, al solito.

Ora, dopo il gran casino e le pessime figure rimediate, non rimane che attendere gli eventi: non c’è altro da fare. Per fortuna di Girone e Latorre la pena di morte in India viene comminata solo in casi rarissimi di strage, e non per un omicidio preterintenzionale.

In ogni caso, saranno condannati e la condanna non sarà lieve: d’altro canto – pur in una situazione intricatissima – hanno sbagliato, ammazzando due poveri pescatori. E chi sbaglia paga: sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/catena-di-comando-e-quale.html
26.03.2013

(1) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-07-12;107~art5

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    sparando in aria non si fanno morti

    Il comandante di un importante porto italiano ha saputo, su richiesta di un amico comune, sottolineare queste tra le cause principali delle uccisioni:
    1-I marò del San Marco è “personale «iper-specializzato»”, molto spesso composto da invasati (vedi i parà) dove vige la sindrome del parcheggiatore abusivo: dategli il cappellino giusto e diventa più solerte del comandante dei vigili urbani. L’eccesso di zelo sa trasformare l’ordine di difendere la nave dai pirati nell’obbligo morale di uccidere chiunque osi avvicinarsi.

    http://www.unita.it/mondo/chi-sono-i-maro-del-san-marco-1.383604

    2-Sparare in mare non è esattamente come sparare in un poligono. L’opinione dell’esperto comandante è che abbiano dovuto svuotare diversi caricatori per riuscire ad uccidere i pescatori. Il che rinforza la tesi 1.
    Infine una considerazione: uno Stato che fa di irresponsabili invasati degli eroi, che li vuole sottrarre ad ogni costo ad un giusto processo, che li celebra quotidianamente come esempio di fedeltà e rigore è uno Stato fascista che sta manipolando l’inconscio collettivo per renderci tutti corresponsabili di questa infame vicenda.
    Not in my name, please! Lo scrivo nel linguaggio dei pa-droni, l’unico che capiscono.

  • Tonguessy

    Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro)
    Ma il Ministro Terzi di Sant’Agata in effetti ha sposato la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Villaggio all’epoca riteneva il futuro ministro un pataccaro senza spessore, e si chiedeva come la Contessa avesse potuto sposare un personaggio così opaco.
    Solo Monti sarebbe riuscito a renderlo brillante, per confronto.
    Che è un po’ il motivo per cui Berlusconi fece ministro Brunetta.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Contessa_Serbelloni_Mazzanti_Viendalmare

  • maristaurru

    “Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.”

    Faccio notare in merito al “fate voi” che Noi come fruitori di notizie mediate dai vari medium internet compreso, non siamo in grado di farci una opinione personale dal momento in cui si arriva , sempre a detta dei medium in distribuzione, a eliminare dalle informative date ai partecipanti al Consiglio, una notizia come quella delle dimissioni presentate da un Ministro come quello degli Esteri. Se questo avviene in sede di consiglio dei Ministri, se questo come si sospetta potrebbe esser avvenuto anche in sede Europea, se la tampa deve per forza limitarsi alle veline ed alle disposizioni , come da collaudata tradizione debbo dire, se ne deduce che non possiamo assolutamente formarci opinioni ragionevoli, ed è quello che si vuole.

  • bysantium

    In realtà non dovrebbe dimettersi Napolitano?
    Non siamo di fronte all’ennesimo disastro del suo governo tecnico?
    E’ infine credibile che Terzi e Di Paola abbiano combinato tutto senza consultarlo, anzi senza averne l’imprimatur?
    E qualcuno ha il coraggio di prospettare un nuovo governo del presidente, sic!

  • maristaurru

    Ancora una argomentazione che lascia interdetti: “Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania). Come difendersi?”

    Al solito, siamo bavissimi a crucifiggergi come Italiani, questo permette ai pessimi amministratori che abbiamo da tempo immemore, di svenderci al miglior offerente arricchendosi in maniera schifosa e di occupare nascoste posizioni di potere, da tempo immemore e con mille artifici. La pirateria è anzitutto frutto della pesca scriteriata da parte delle navi/ industria.. provenienti dalla Europa del Nord.. perchè non lo si denuncia? MISTERO ITALIANO

    Da questo mistero ne nacque la prima fase della pirateria: poveri pescatori che dovevano nutrire le famiglie , rimasti senza sostentamento grazie a detta politica commerciale europea e NON SOLO. Navi commerciali epescatori per un po’ andarono in pieno accordo: i comandanti prima di intraprendere un viaggio avevano cura di caricare cibo ed altro per i pescatori / pirati . Potrei dilungarmi e mi meraviglio che nessuno faccia mostra di sapere il seguito di questa sporca faccenda che porta i pescatori a divenire semplici manovali di ben altri pirati, con navi sequestrate, necessità d costose Assicurazioni ecc. ecc. via narrando però si rischia di toccare un terreno minato.. ed allora: Scherziamo su un cognome, facciamo finta di non sapere che nella inchiesta contro i Marò ci sono buchi da fare spavento.. ma si , son militari, quindi che stiano in carcere purchè il dietro le quinte sia salvo!
    IL PEGGIORI NEMICI DEGLI ITALIANI SONO GLI STESSI ITALIANI ITALIANI

  • marcopa

    Tra i sei militari imbarcati sul mercantile uno era il responsabile del nucleo come è scritto nella legge (DL del 12 luglio 2011) da me riportata, con un copia incolla, in un post del forum di DonChisciotte.

  • marcopa

    Questa è la parte del DL del 12 luglio 2011 che tratta delle missioni antipirateria.
    A me sembra chiaro che ogni nucleo imbarcato abbia un comandante, imbarcato, che è responsabile della missione e che probabilmente terrà i contatti con superiori non imbarcati.

    Questo non è stato detto con chiarezza da nessuno, forse perchè non è mai stato applicato.

    Secondo me è davvero così

    E’ STATO SCRITTO MA NON APPLICATO

    sono sicuro che ne riparleremo.

    Marcopa

    Capo II
    Missioni internazionali delle forze armate e di polizia

    Art. 5
    Ulteriori misure di contrasto alla pirateria

    1. Il Ministero della difesa, nell’ambito delle attivita’
    internazionali di contrasto alla pirateria al fine di garantire la
    liberta’ di navigazione del naviglio commerciale nazionale, puo’
    stipulare con l’armatoria privata italiana e con altri soggetti
    dotati di specifico potere di rappresentanza della citata categoria
    convenzioni per la protezione delle navi battenti bandiera italiana
    in transito negli spazi marittimi internazionali a rischio di
    pirateria individuati con decreto del Ministro della difesa, sentiti
    il Ministro degli affari esteri e il Ministro delle infrastrutture e
    dei trasporti, tenuto conto dei rapporti periodici dell’International
    Maritime Organization (IMO), mediante l’imbarco, a richiesta e con

    ————————————————————————-
    oneri a carico degli armatori, di Nuclei militari di protezione (NMP)
    della Marina, che puo’ avvalersi anche di personale delle altre Forze
    armate, e del relativo armamento previsto per l’espletamento del
    servizio.

    2. Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1
    opera in conformita’ alle direttive e alle regole di ingaggio emanate
    dal Ministero della difesa. Al comandante di ciascun nucleo, al quale
    fa capo la responsabilita’ esclusiva dell’attivita’ di contrasto
    militare alla pirateria, e al personale da esso dipendente sono
    attribuite le funzioni, rispettivamente, di ufficiale e di agente di
    polizia giudiziaria riguardo ai reati di cui agli articoli 1135 e
    1136 del codice della navigazione e a quelli ad essi connessi ai
    sensi dell’articolo 12 del codice di procedura penale.

    ——————————————————————————-
    Al medesimo
    personale sono corrisposti, previa riassegnazione delle relative
    risorse versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi del
    successivo comma 3, il compenso forfetario di impiego e le indennita’
    previste per i militari imbarcati sulle unita’ della Marina negli
    spazi marittimi internazionali e si applicano le disposizioni di cui
    all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12, e
    all’articolo 4, commi 1-sexsies e 1-septies, del decreto-legge 4
    novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
    dicembre 2009, n. 197, sostituita alla necessita’ delle operazioni
    militari la necessita’ di proteggere il naviglio di cui al comma 1.
    3. Gli armatori che fruiscono dei servizi di protezione di cui al
    comma 1 provvedono al ristoro dei corrispondenti oneri, comprensivi
    delle spese per il personale di cui al comma 2 e delle spese di
    funzionamento, come definiti nelle convenzioni di cui al comma 1,
    mediante versamenti all’entrata del bilancio dello Stato,
    integralmente riassegnati, entro sessanta giorni, ai pertinenti
    capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero della
    difesa, in deroga alle previsioni dell’articolo 2, commi 615, 616 e
    617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
    4. Nei casi in cui non sono previsti i servizi di protezione di cui
    al comma 1, i servizi di vigilanza privata, disciplinati dagli
    articoli 133 e seguenti del testo unico delle leggi di pubblica
    sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
    successive modificazioni, e dagli articoli 249 e seguenti del
    relativo regolamento di esecuzione, di cui al regio decreto 6 maggio
    1940, n. 635, e successive modificazioni, possono essere svolti con
    l’impiego di particolari guardie giurate armate, a protezione delle
    merci e dei valori sulle navi mercantili e sulle navi da pesca
    battenti bandiera italiana negli spazi marittimi internazionali a
    rischio di pirateria.
    5. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il
    Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei
    trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
    vigore del presente decreto, sono stabiliti le caratteristiche, le
    condizioni e i requisiti per il possesso, l’utilizzo, l’acquisizione
    e il trasporto delle armi e delle munizioni il cui porto e’
    autorizzato per la prestazione dei servizi di protezione di cui al
    comma 4.
    6. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5, commi da 2 a
    6, del decreto-legge n. 209 del 2008, convertito, con modificazioni,
    dalla legge n. 12 del 2009, e successive modificazioni, riferite alle
    navi e alle aree in cui si svolgono i servizi di cui ai commi 1 e 4.

  • cirano60

    Bertani prende per oro colato tutto quello che dicono le autorità indiane, eppure ci sono motivi plausibili per avanzare dei dubbi sulla loro ricostruzione dei fatti. Da quanto riportato da altre fonti di notizie, sembra che esse abbiano fatto sparire importanti elementi di prova: il battello è stato rottamato,per cui è impossibile eseguire una accurata perizia balistica,non è stata fatta l’autopsia sui i corpi dei marinai morti , non hanno forniti alcun elemento di localizzazione(GPS,foto satellitari) riguardo al punto del cargo italiano.
    Poi il buon senso ci suggerisce che i marò abbiano seguite le regole di ingaggio previste per queste situazioni di pericolo, che sono inequivocabili anche per pescatori che “volevano soltanto vendere del pesce”, avvertimenti ripetuti come lo sparare in prossimità dell’imbarcazione. La decisione di colpire l’imbarcazione viene presa come extrema ratio e con la consapevolezza di andare incontro a gravi conseguenze .

  • Lando

    ” sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino. ”

    zappando la terra se ne fanno ancora meno, di morti!

  • Behemot

    Infatti, hanno ammazzato due esseri umani innocenti. Se ci fosse al contrario; i militari di qualche altra nave, “protetta” in questo modo confuso e disgraziato, avessero sparato e facessero fuori due pescatori italiani, quale sarebbe la reazione delle istituzioni e della società italiana ? Certamente di giustificata condanna ….. Perché, non è poi così difficile di distinguere, penso, questi, che ti vogliono vendere del pesce, da una nave dei veri pirati …. Invece, sono diventati gli eroi !!!
    Ci si può ammettere pure, che hanno semplicemente sbagliato, però loro gli eroi non lo sono per niente … E alla fine bisognerebbe avere un po’ di empatia, ed umanità per vedere la grande disgrazia, che è accaduta, tanto per chi è morto, come pure per le loro famiglie ….
    Non fa niente, che è successo così lontano dal nostro cortile e che gli ammazzati erano due poveracci “solo” indiani ….
    Purtroppo, questa è l’altra prova quanta ottusità, e mancanza di qualsiasi sensibilità regna oggi in Italia ….

  • cirano60

    La mia prima reazione di fronte all’ accoglienza trionfale dei due marò fu di disgusto, una retorica fuori luogo e assolutamente non appropriata : infatti in quei giorni non si sentivano altro che affermazioni del genere: i nostri eroi , i ragazzi finalmente in patria, etc, furono anche ricevuti dal presidente Napolitano. Poi , col sequestro dell’ambasciatore in India, i due subirono un primo tradimento dai loro compatrioti con l’apertura di un un fascicolo da parte della procura militare per “dispersione di munizionamento e violazione di consegna” un giorno prima eroi e il giorno dopo delinquenti , con ciò implicitamente dando ragione all’accusa delle autorità indiane.
    Alla fine li hanno lasciati al loro destino senza però chiedere prima la rassicurazione che non sarebbero stati impiccati. Io credo che un comportamento così osceno da parte di un governo è quasi impossibile trovarne uno analogo nella storia di questo paese e del mondo intero.
    Per puerilità non hanno saputo fronteggiare la situazione dando un frettoloso risarcimento alle famiglie delle vittime ancora sbagliando nel voler furbescamente “all’italiana” chiudere la faccenda.
    Non prevedendo la reazione indiana che ha sfruttato quello che è successo per fini politici e di propaganda. Ci sono molte lacune in questa vicenda e non è certo che quel crimine sia da imputare ai marò, ma ormai c’è poco da fare, gli elementi di prova sono in mano allo magistratura indiana che esprimerà il suo verdetto.

  • Kazonga

    Emerge comunque una responsabilità del Comandante del mercantile italiano che, a bordo, militari o meno, è sempre la massima autorità. Se così non era (questa legge sulla scorta sembrerebbe creare una sorta di “vulnus” in tal senso) il Comandante avrebbe dovuto rifiutarsi di imbarcare i due marò. In alternativa, avrebbe dovuto richiedere al Ministero della Difesa, tramite il suo Armatore, chiarimenti espliciti e scritti in merito, dicendo: i due soldati rispondono a me oppure no?

    Bersani da per scontata la risposta negativa (e parla di comando a 5000 miglia di distanza), io credo, invece, che i due militari dovessero rispondere, a tutti gli effetti, al Comandante della nave.

  • Kazonga

    Concordo, e aggiungo che si sono visti per mesi striscioni inneggianti “ai nostri marò” calati dalle finestre di palazzi istituzionali: quello della Regione Lazio sulla Colombo a Roma, per esempio e, se non sbaglio, da palazzi di federazioni sportive affilate al CONI. Criminali (o fortemente supposti tali) sponsorizzati dallo Stato, in definitiva.

  • Kazonga

    Quindi, in sostanza, i sei erano non subordinati al Comandante della nave, con buona pace di centinaia d’anni di prassi consolidate e relative leggi adottate in tutto il mondo che sanciscono (giustamente) l’esatto contrario: il responsabile ultimo a bordo deve necessariamente essere il Comandante dell’unità.

  • makkia

    (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro)

    Per la verità qualcuno l’ha GIA’ usato molto prima e più rivoluzionariamente che in Fantozzi: è l’immortale Eduardo, contro giustappunto il Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari

    https://www.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0

    Trattamento da riservare anche al ministro (un discendente del Duca?)

  • NerOscuro

    http://www.unita.it/mondo/chi-sono-i-maro-del-san-marco-1.383604

    Forse erano due fanatici di destra ed in effetti un paio di persone che con le stesse idee hanno fatto i para’ le conosco pure io. Purtroppo devo dire che solo a destra certi valori sono riconosciuti: la sinistra non ama parole come “onore”, “patria”, “nazione”, “eroismo” e a questo punto, chiunque senta delle assonanze con questi valori rischia di identificarsi con la ultra-destra. C’è stato un grave errore nel lasciare il monopolio della violenza (polizia e esercito) a gente che pensa come John Wayne quando vede gli indiani.