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CAPITALISMO ESTINTIVO

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info

Il recentemente scomparso filosofo Costanzo Preve affermava (e anch’io lo ho scritto) che il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico-finanziario arriverà (prima o poi, ma inevitabilmente) in forma di reazione della stessa natura umana (adattabile, ma non infinitamente comprimibile) alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che il detto sistema e i suoi mercati impongono. Trasformazioni che non portano maggiori investimenti, migliori produzioni, né a piena e stabile occupazione, né a un progresso e superiore civiltà, ma a una individualistica lotta quotidiana per la sopravvivenza nella competizione a 360° in un eterno presente, amorale e destoricizzato – praticamente, all’homo homini lupus o al bellum omnium erga omnes di hobbesiana memoria, cioè a una condizione a-sociale.

Trasformazioni mal compatibili con i bisogni oggettivi dell’uomo, soprattutto in fatto di stabilità, di sicurezza, di programmabilità esistenziale, di ambiti di non-mercificazione, di non-competitività, di solidarietà. Per non parlare dei diritti politici e del primato della decisione politico-democratica sugl’interessi di breve termine propri del bilancio e dei mercati e della società di mercato. Quindi trasformazioni radicalmente peggiorative.

Entrambi, nel fare questa ottimistica previsione sulla reazione della natura umana a un sistema sbagliato, trascuravamo però un elemento fondamentale, proprio di questa stessa natura umana: il sistema capitalistico-finanziario domina incontrastato il genere umano non perché sia imposto dall’esterno, ma proprio perché esso, grazie alla sua capacità di creare dal nulla a costo zero e senza limiti i mezzi monetari, nonché di distribuirli, è il sistema che, più di ogni altro possibile sistema, è capace di attrarre e comperare consenso e collaborazione; altrimenti detto, che più di ogni altro è in grado di appagare l’avidità (acquisitività) degli uomini (e delle loro organizzazioni: aziende, partiti, chiese, istituzioni). Quindi appare il più democratico di tutti, ancorché sia essenzialmente oligarchico. E può bandire come illiberale, irrazionale ed estremistica qualsiasi posizione che lo contesti nelle fondamenta.

Ossia, questo sistema mette l’uomo in corto circuito con sè stesso e lo brucia, perché per un verso lo attacca e disgrega radicalmente, mentre per l’altro verso irresistibilmente lo seduce, compiacendolo specificamente in quel suo desiderio di ricchezza, che è quello che mette insieme e organizza stabilmente la quasi totalità degli uomini, spingendoli a ogni sacrificio (proprio e altrui!) per procurarsi il denaro, il quale è anche il mezzo principale con cui procurarsi altro denaro, cioè con cui le organizzazione lucrative ottengono successo e condizionano la società. In queste caratteristiche funzionali, l’avidità è diversa dagli altri desideri, come quello sessuale o di vendetta o di giustizia o di sapere o di salute. Il singolo, individualmente o in piccoli gruppi, può non essere dominato dalla logica del profitto, ma la società nel suo complesso non può sottrarsi a questa logica, perché è la logica degli scambi e della grande organizzazione (infatti i tentativi di organizzare un’opposizione politica su grande scala si dissolvono tutti, appunto perché l’organizzare stabilmente e su vasta scala è guidato e sorretto dai valori di scambio). E, ogniqualvolta il mercato finanziario fallisce, la soluzione è che ci vuole più mercato e più finanziarizzazione.

Perciò è verosimile che il sistema capitalistico-finanziario prosegua nel trasformare l’uomo e la società, e si faccia sempre più penetrante nella vita, fino a distruggere l’umanità con la collaborazione degli umani stessi – o meglio, che, magari sotto la scientifica guida di una piccola élite, il genere umano, facendo sempre più violenza a sé stesso per soddisfare sempre più la propria sete di guadagno, arrivi ad annientarsi o quasi, risolvendo con ciò il problema ecologico. E’ possibile che la specie umana faccia, insomma, col suo capitalismo finanziario globalizzante, la fine su scala globale che precedenti forme di capitalismo fecero fare agli indigeni nei territori coloniali da occupare e sfruttare: l’estinzione di massa. Eppure questo processo viene proprio dall’interno dell’uomo, dalla sua natura, cioè dall’avidità come costante empirica del volere-agire umano, da come questa ha strutturato i rapporti socio-economici. Le avidità dei singoli, le individuali ricerche della felicità, interagendo tra loro sul piano organizzativo della società, creano condizioni di vita degradanti e distruttive per gli stessi singoli.

L’homo sapiens si sta comportando, col meccanismo finanziario che genera una quantità potenzialmente infinita di ricchezza monetaria, esattamente come il topo di laboratorio con gli elettrodi infissi direttamente nei centri cerebrali del piacere, il quale prende ad azionare freneticamente e incessantemente la leva che gli manda la scarica, trascurando di mangiare e di bere, finché non muore. Quel meccanismo dà non solo piacere, ma anche dipendenza, perché, quando rallenta, le borse e i ratings crollano e si profila la catastrofe: i mercati esigono che la leva sia azionata ancora più intensamente, sempre più intensamente… Pertanto è oggettivamente improbabile che il genere umano arrivi a fermare questo meccanismo, a interrompere il corto circuito che lo sta bruciando.

L’improbabilità che questo sistema, con le sue tendenze, venga cambiato da una forza alternativa, è rafforzata dal fatto che esso ha eliminato praticamente i principali possibili fattori di rivolgimento (la borghesia colta e ascendente, la ricerca scientifica indipendente dal capitale, i giovani dotati sentire sociale e capacità di lotta); e che, in aggiunta, attraverso la globalizzazione, la stretta interdipendenza dei vari paesi, la diffusa presenza di presidii militari statunitensi, nonché attraverso la dissoluzione degli stati parlamentari rappresentativi e indipendenti, esso ha fatto sì che, diversamente dal passato, nessun singolo paese possa decidere di cambiare rotta, ad esempio come fece la Francia con la sua rivoluzione repubblicana in un contesto mondiale monarchico. Ha fatto sì che non possa avvenire che un paese decida di uscire dal modello neoliberista del capitalismo finanziario e che realizzi un diverso modello socioeconomico (ad esempio, impostato sulla sovranità monetaria, sull’economia reale, sullo stato sociale, sulla protezione mediante i dazi, sulla proibizione dei derivati finanziari).

Se a far ciò prova un paese “avanzato”, viene facilmente boicottato dall’esterno e ricondotto alla ragione e ad accettare un premier banchiere; se prova un paese arretrato, gli viene imposta con le armi la “democrazia” di esportazione.

Però il rischio che una qualche nazione “avanzata” cerchi di ribellarsi, viene eliminato alla radice dal fatto stesso che le nuove generazioni, crescendo in un ambiente di precarietà, competizione e lotta per la sopravvivenza quotidiana, oltreché spesso senza uno stabile nucleo familiare, non stanno facendo quelle esperienze di comunitarietà, che sono la matrice del sentimento e della volontà morali. Quindi crescono perfettamente omologate a un mondo anomico e senza valori diversi da quelli di scambio e di godimento utilitario individuale. E già nel
presente stadio di disgregazione della società, con la precarizzazione dei redditi e l’estromissione di ampie fasce di lavoratori, si è ottenuto che la gente sia presa dai problemi di sopravvivenza individuale a breve termine, e non si interessi più ai problemi e ai progetti collettivi di medio e lungo respiro, cioè alla politica (decaduta a scandalismo e tribalismo), quindi di fatto si allinei al sistema vigente e alle riforme che esso esige.

Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info/

Link: http://marcodellaluna.info/sito/2016/02/07/capitalismo-estintivo/

7.02.2016

Pubblicato da Davide

  • sfruc

    Lucido, impeccabile, definitivo

  • lupo59

    Analisi perfetta e ci stiamo avvicinando alla fine molto velocemente.

  • natascia

    Una  lucida analisi che  ci ha descritto il cancro sociale in cui stiamo vivendo.

  • AlbertoConti

    Ottima analisi ma pessimista. Ad es.: "Se
     a far ciò prova un paese “avanzato”, viene facilmente boicottato
    dall’esterno e ricondotto alla ragione e ad accettare un premier
    banchiere"

    Sappiamo bene come e con quali strumenti, debito in primis. Prima debito privato e poi debito pubblico, ma l’ordine non ha importanza. La logica è: per camminare hai bisogno crediti esteri, che non arriveranno mai se non paghi i debiti in essere. Cioè una logica stupidamente puerile, dal momento che la partita "estera" può benissimo essere sostituita da una partita interna Stato-cittadini, a patto che la sovranità monetaria sia reale.

    E quando la situazione è altamente compromessa, con proprietà estere diffuse nel tessuto economico, basi militare estere altrettanto diffuse nel territorio, debito pubblico e/o privato alle stelle, oltre la ragionevole possibilità di estinzione e prossimo alla non sostenibilità, allora resta comunque la scelta del default ordinato, che altro non è che la filosofia de "à la guerre comme à la guerre", o il più nostrano "rendere pan per focaccia" all’aggressività distruttiva del sistema circostante.

    Non c’è impossibilità oggettiva, ma solo un conflitto tra paura e volontà.

  • searcher

    l’altra sera nella trasmissione di riccardo icona,presa diretta parlavano dei cinesi che si stanno comprando tutto,ma il punto e’ che se ne parlava in termini positivi,di come sono bravi a crescere,a svilupparsi e a progredire e di come sia per noi (ma noi chi??) si aprono nuove prospettive di crescita (e sempre con questa cazzo di crescita) e tutte queste mega cazzate

    in un intervista di un dirigente cinese a un certo punto dice che nel 2025 i cinesi che avranno un automobile saranno quasi raddoppiati e già ora il cielo non lo vedono più e vanno in giro con le mascherine! 
    e’ tutto terribilmente folle.
  • Vetter

    L’insofferenza per questo stile di vita e sopratutto la mancanza di prospettive future, mi hanno portato alle stesse conclusioni piu o meno 15 anni fà, quando gli eventi che ci hanno condotto nell’eruo e quelli che hanno subito seguito questo evento, mi hanno fatto realizzare la mia reale dimensione di vita:una mera risorsa. Non sono un uomo libero con dei diritti inalienabili, sono una batteria che alimenta un sistema, vincolata al suo alloggiamento, e che sarà utile al sistema stesso fintanto che da essa si potrà suggere sufficiente energia. 

    Su una cosa però non sono d’accordo, ed è la questione del limite di adattabilità umana che dovrebbe portare ad una reazione. Non credo ci sia un limite, e ne trovo conferma nella storia degli ultimi 15 anni, talmente ricca di eventi infami, dalle due torri alla siria, che mi sono oramai convinto che l’uomo sia "infinitamente comprimibile".
    Invece per quanto riguarda il capitalismo finanziario e una più prosaica distribuzione di informazioni al riguardo, vorrei suggerire a chi ancora non lo abbia fatto, la visione dei seguenti documentari:
    – Capitalism A Love Story di Michael Moore
    – Inside Job di Charles H. Ferguson
    E infine, come ancora più leggero mezzo per trarre degli spunti di riflessione, i film la grande scommessa (ancora nella sale, e molto contestato chissà perche da wall street),e Margin Call del 2011…e perchè no già che ci siete anche The Company Man del 2010.
    Buona visione a tutti!!!
  • giannis

    Si cambia solo con una catastrofe mondiale ( guerra mondiale, epidemia ecc….. )

  • Gtx1965

    o con una presa di coscienza che ha attualmente del fantascientifico… ci vorrebbe un cataclisma fine del mondo interiore… comunque si nota che seppur sparuti ce ne rendiamo conto in molti oramai… ciao giannis

  • Cornelia

    Il cambiamento può essere realizzato solo da masse di giovani.

    I nostri giovani sono stati rincoglioniti da trash food, videogiochi e social.
    I giovani (più numerosi) del Terzo Mondo sono stati rincoglioniti A TAVOLINO da cazzate religiose oppressive.
    Non c’è più nessuno che possa ribellarsi.
  • egenna

    Secondo me, la cosa insopportabile è che a salvarsi sarebbero sempre i soliti,e il futuro avrebbe un finale scontato e odierno.

    Difficile che l’uomo impari dai propri errori,troppi interessi,… personali.
    Cordiali saluti
  • Vocenellanotte

    Analisi ampiamente condivisibile al netto di 2 gravi errori che indurrebbero a riconsiderare l’intero articolo.

    Primo il passaggio sulla piena occupazione che in una società complessa non è attuabile perciò occorre ripensare tutte le possibili combinazioni. Sarebbe opportuno parlare di piena partecipazione nel senso che a parte i casi di alienazione organica ognuno ha coscienza di cosa ci sta a fare sulla terra.
    Secondo lo svarione inaccettabile sulla finanza che crea ricchezza. È di una falsità mostruosa. La finanza sposta le ricchezze (quelle vere: salute, educazione, famiglia, comunità, comodità, ecc.) e normalmente il flusso è dai poveri verso i ricchi. Non prendiamoci in giro per favore!
  • Apollonio

     Il cambiamento è già in atto con la conseguente implosione di questo sistema di Capitalismo fondato sul Debito Anglo Sionista.

    Quello non riuscito al Terzo Reich riuscirà al  Quarto Reich Cinese fondato sulle premesse del primo.

    Cell

  • iskra

    Ottima analisi   significa che da fare ce molto, per il momento la lotta di classe gioca a favore dei padroni ma ciò non toglie il fatto che esiste  la contraddizione Capitale -Lavoro e non darei per scontato che subiremo all’infinito se scopriamo il  nemico dichiariamo di fargli la guerra….

  • GioCo

    Non credo proprio che il turbo-capitalismo possa morire per asfissia, altrimendi dovremmo credere che i campi di sterminio nazisti fossero segnato dal medesimo destino.
    Il che risulta storicamente falso, da quanto -per ora- riusciamo a sapere.
    La teoria della rana bollita che ci ha raccontato Chomsky e pubblicizzato Kerry per i suoi scopi da buon imbonitore filo-ecologista, è in verità un modo per arrivare al puro orrore quotidiano senza che ci si accorga di arrivarci e partendo dalla migliore delle situazioni.
    Dal mito di Atlandide, raccontato da Platone, alla situazione descritta in Lucania dall’altropologo Ernesto De Martino nell’italia centro-meridionale degli anni ’70, sempre si osserva che un popolo può tranquillamente cadere nella più buia delle sue notti sociali e rimanervi praticamente sigillata senza soluzione di continuità per un periodo indeterminatamente lungo. Il medioevo non durò decenni, ma secoli. Secoli ci vollero anche per uscirne. Niente ci dice che non torneremo anche subito in condizioni simili o peggiori, poiché le condizioni che portarono al medioevo in europa, furono costruite in una frazione minima di quel tempo, anche meno di un secolo, ed è indubbio che prima i popoli avessero conosciuto una relativa migliore condizione sociale, persino nella condizione di schiavitù poi abilita dal cristianesimo ortodosso.

    Ciò che si salva per ora è l’alleanza russo-cinese, non perché si opponga ai piani degli USA (tra l’altro estremamente confusi e ricchi più che altro delle loro proprie contraddizioni interne) ma perchè nella confusione generale, più o meno voluta, rappresentano un esempio schiacciante di quello "stare meglio" che i capi di stato occidentali offuscano in tutti i modi possibili, perché non hanno niente di buono da opporre. Per proseguire nei giochi sporchi che sono gli unici a consentire all’esistente aristocrazia occidentale demoniocratica, una qualche struttura sociale a loro favorevole, devono far sorbire alla massa di cittadini dipendente dai loro traffici, che non c’è alternativa alla caduta oscurantista verso il baratro sociale.
    Detto questo a loro non importa che la plutocrazia (non sempre coincidente con i ricchi) dei paesi avversi a quel modello, come la Russia o la Cina, siano più accondiscendenti verso i loro cittadini e per ciò trascurino di tanto in tanto i loschi intrighi, ma che non esportino i loro modelli sociali appena "un pochino" più sociali.
    Cosa impossibile dato che la Russia detiene parte delle redini sul controllo delle materie prime energetiche e ha tutto l’interesse a intrecciare rapporti socio-economici, mentre la Cina costruisce il suo successo sull’emigrazione di Cinesi all’estero.

    Quindi gioco-forza, i paesi che non si adeguano al modello sociale americano, lo sfidano. I filo-atlantisti lo ripetono pubblicamente in ogni occasione politicamente saliente ("o con noi o contro di noi") sarebbe ora per ciò che iniziassimo a darlo per scontato. Magari non per tutti i filo-atlantisti, ma di sicuro per adesso, coloro che guidano la barca demoniocratica occidentale.

  • Fischio

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    Non capisco il motivo di questo articolo salvo il senso
    della fine della Storia. Ma la Storia non può stanziare in eterno con le stesse
    caratteristiche, tutto è mutevole e tutto parte da un punto. Ecco allora che
    tra un pilastro di cemento e l’altro spunterà prima o poi un pò d’erba, lì si
    propone la vita. Così allo stesso modo, tra un’ingiustizia e una porcheria,
    emergerà inevitabilmente la rivincita. Il Capitalismo non ha più nulla da
    proporre e il suo incantesimo è vicino all’epilogo: sarà dura, durissima, ma
    l’internazionalismo socialista aprirà le porte a una nuova era. Illuso? Può
    darsi, ma l’importante è crederci…   

  • egenna

    "Niente ci dice che non torneremo anche subito in condizioni simili o peggiori, ….

    Lei pensa che i grandi patrimoni, che oggi fanno girare l’economia a loro piacimento, siano coscienti del pericolo che ,forse, corrono anche loro,si avverasse il futuro che potremmo aspettarci?
    Possono disporre di grandi capitali ed enormi possibilità, ma a differenza del Medioevo, non credo che tutti i popoli della Terra siano relegati nell’ignoranza e indigenza Medioevale, o sbaglio!
    Sono anche un poco illusi, se pensassero di farla franca.(anche se gli accadimenti dell’ultima guerra potrebbero farci pensare il contrario)
    L’unico posto dove potrebbero rifugiarsi, sarebbe lo spazio, e non mi sembra per ora sia cosi facile.
    Non so se sono riuscito in poche parole ad esporre il mio pensiero,ma ci ho provato.
    Grazie e cordiali saluti
  • giannis

    Alla presa di coscienza non ci credo , forse per il 10 % della gente , forse , ciao

  • giannis

    Pero’ se non si ha da mangiare…..le cose cambiano di sicuro

  • antsr

    Troppo pessimista questa riflessione di M. Della Luna, che ammiro, ma non in questo scritto troppo nero. Oggi c’è un’Italia che cambia (www.italiachecambia.org) in cui milioni di persone specie giovani fanno esperienze etiche, solidali come l’economia del bene comune e altre centinaia di casi di creatività lavorative che hanno aperto spazi anche all’estero, c’è banca etica con la sua finanza etica che è sbarcata anche in Spagna da anni, c’è la moneta complementare sardox, ecc… E’ gente che non si aspetta nulla, che sta costruendo dal basso per rendere obsoleto il sistema attuale. E’ un esercito invisibile ai media che va allargandosi sempre più nella costruzioni di reti sociali. Da queste migliaia d’esperienze seguite da milioni di persone sta nascendo un’Italia che sarà molto differente.