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ANDATE IN GRECIA. FIDATEVI. NON C'E' NIENTE DI MEGLIO DELLA GRECIA, IN TEMPO DI CRISI

DI MATTEO NUCCI

minimaetmoralia.it

Atene. Per misurare con una certa obiettività la rinascita greca dopo sei anni di recessione, ciascuno di noi – stranieri, estranei, non greci, barbari – ha in mano parecchi strumenti. Il più veloce richiede un’ora scarsa: andata e ritorno in giornata. Basta prendere la metropolitana all’aeroporto, scendere a Monastiraki, incamminarsi per qualche centinaio di metri su Athinas, voltare a destra quando si aprono le immense porte del mercato centrale. Andate lì a fine mattina, quando i banchi cominciano a chiudere. Conquistate un angolo dove sedervi e contemplate. Lo spettacolo della varietà di uomini e donne che puntano sugli scarti alimentari va seguito, appunto, per un’oretta e la dice lunga e bene – più di qualsiasi cifra statistica.

Se non siete di corsa, potete invece voltare a sinistra su Sophocleous e seguire lo spettacolo della mensa comunale. Oppure potete sedervi a qualsiasi bar e aspettare di vedere in agguato qualche insospettabile borghese pronto a rubare il biscottino che viene servito accanto alla tazzina di caffè. O potete andare negli ospedali pubblici a seguire le scene raccapriccianti di chi non può essere accolto. Ci sono molti mezzi, alcuni definiti retorici dai soloni del commento, altri certo molto più complessi e raffinati. Ma si tratta comunque di mezzi necessari per dare vita ai numeri che propongono gli analisti e paragonare la presunta rinascita, ricrescita o come vogliamo chiamare quel mostro – chimera? ircocervo? – su cui stanno puntando in molti (dai greci governativi che sperano di conquistare consensi agli stranieri che hanno deciso di investire e speculare) e i numeri della povertà.

Cerchiamo di scandirli bene, questi numeri. Quasi undici milioni sono i Greci oggi. La metà, o poco meno, vive in questa metropoli che è il nucleo del malessere, il centro della guerra. Non si tratta di metafore. Fuori da Atene, tutto è meno violento. Qui, la guerra è palpabile. Qui si concentra la massa dei nuovi poveri. I disoccupati greci oggi sono quasi tre milioni. Si deve salire di numero per definire chi vive in stato di povertà (due disoccupati in una famiglia di quattro persone significa quattro persone in grave difficoltà – e questo i numeri lo sottintendono sempre) e ci si può assestare sui tre milioni o poco meno per contare coloro i quali stanno perdendo qualsiasi copertura medica. Ecco qui la guerra. La guerra che fa i morti. Oggi, in città si cominciano a contare i morti. Quelli che non possono ricevere assistenza medica per un tumore perché il tumore non rientra fra le emergenze (gratuite per tutti), ma che non hanno soldi per operarsi o essere trattati e che dunque muoiono. Non si creda che siano pochi, casi di questo genere. Numeri complessivi ancora non se ne fanno ma un giro fra gli ospedali di Atene può consegnarci qualche dato serio.

Negare l’estremo dramma della crisi greca nel 2014 è insensato. Non è un peccato, ma è insensato. Un peccato mortale è invece rifiutarsi di guardare come i greci stiano reagendo a questa crisi, si stiano difendendo in questa guerra, e stiano mostrando a noi europei, una volta ancora, una via. Qui però c’è bisogno di uno sforzo leggermente superiore. Bisogna conoscere l’uomo greco, un tipo umano che sfugge ancora all’omologazione globalizzante e mantiene caratteri tipici da millenni. Si può cominciare con due libri di magnifica lettura: Il colosso di Marussi di Henry Miller e Zorba il greco di Nikos Kazantzakis. Entrambi raccontano l’uomo greco, il colossale uomo greco: un poeta di nome Katsimbalis, per Miller; il celebre Zorba, per Kazantzakis. Meglio ancora però è conoscerne uno, di questi uomini. Ce ne sono ancora parecchi in giro, di questi tipi che sussumono in sé la varietà e le peculiarità del carattere greco fino a farsene paradigma. Io, da quasi dieci anni, ho individuato il mio eroe in un uomo che di nome fa Panagiotis e che di cognome non ha mai voluto essere trascritto pubblicamente. Preferisce essere chiamato “l’uomo di Cheronea” dalla città dove nacque, e dove nacque anche Plutarco e dove si combatterono quattro importanti battaglie. Nella vita, Panagiotis è stato un celebre campione di pallacanestro (sport qui popolare quanto il calcio), capitano del Panathinaikos e della nazionale. Oggi vive con la pensione minima: 360 euro al mese.

Passare le giornate con Pana è una delle cose migliori a cui io possa ambire. Perché l’uomo greco, tra le molte cose, ne ha una centrale e indiscutibile: non accetta alcun tipo di verità rivelata; è sempre in cerca di una sua risposta, la risposta che risulti migliore, dopo un accurato esame. C’è Socrate, in fondo. Ossia la sorgente della più grande conquista del pensiero occidentale: il senso critico. E allora: cosa è necessario e cosa non lo è? ci sono maniere alternative per vivere una vita dignitosa? come posso, io, conquistarmi la mia felicità? la crisi economica non porta opportunità oltre che dolore? Pana ha superato da poco ottant’anni. Vive nel centro esatto di Atene. Di mattina lo si può incontrare davanti al piccolo negozio di chiavi di un comunista con cui discute animatamente i modelli di vita possibile. Poggia la seggiola sul marciapiede e in cima a uno dei pilastri che impediscono alle automobili il parcheggio selvaggio ha costruito un tavolino su cui depone il suo caffè. A pranzo, Pana mi porta in posti dove si mangia magnificamente a meno di cinque euro. Con lui, ho conosciuto le nuove forme di baratto, gli scambi di competenze e servizi, i mercati dove il produttore è anche venditore e soprattutto le forme più straordinarie di solidarietà metropolitana – un genere di solidarietà particolarmente raro perché è noto che in una grande città i rapporti si perdono. Potrei fare molti esempi ma l’ultima è la questione più importante.

Come è possibile mantenere rapporti, in città? Non siamo tutti ormai convinti che la cosa si possa realizzare soltanto con le persone più vicine, quelle che conosciamo da tempo o con cui condividiamo interessi solidi? La tipica risposta greca è un’altra domanda: chi l’ha detto mai? ne siamo sicuri? non esiste un’altra possibilità? E così per qualsiasi tipo di apparente certezza. E su tutte, una. Ve la riferisco come l’ha formulata lui, l’uomo di Cheronea: “Lavorare, lavorare tutto il giorno, sembra scontato, ma non lo è. Certo, è bene lavorare il giusto. Quanto basta per poi dedicarsi a se stessi e cercare di essere felici. A che serve invece lavorare tutto il giorno? Non vorremo finire come la Svizzera!”

Si può essere d’accordo o meno, ma sarà evidente a tutti che è quanto hanno sempre ripetuto i filosofi antichi, esemplarmente i due più grandi: Platone e Aristotele. L’uomo libero è chi ha a disposizione il tempo per ragionare, chiedersi dove stia andando, come voglia vivere. Non è questo, forse, il modello a cui possiamo realmente ambire ancora oggi e magari proprio perché quasi costretti dalla crisi? Lavorare meno, lavorare tutti, tutti dedicare del tempo a soddisfare i veri bisogni. I greci sono ancora filosofi nel senso originario del termine: amanti di sapienza, sempre in cerca di una verità migliore delle precedenti. Troverete il vostro uomo in Grecia, se
avrete tempo e voglia di cercarlo. Vi mostrerà una via, vi aprirà la strada delle domande semplici. Quelle che ci mostrano il profondo significato del termine “crisi”, per esempio. Ossia scelta, giudizio, bivio. Siamo in crisi, infatti, quando dobbiamo decidere. E allora domandiamoci: dove vogliamo veramente andare?

Pochi giorni fa, dopo aver salutato l’amico comunista del negozio di chiavi, Pana se la rideva. L’argomento era ancora il lavoro e stavolta si era trovato costretto a eliminare l’ipotesi precedente: “In quello che propongono i tedeschi, caro Matteo, non c’è posto per quella possibilità. Accettando il loro paradigma, restano solo tre strade. O lavori come un cane, lavori troppo, tutta la vita, dal mattino alla sera, e io non voglio lavorare troppo e nemmeno tanto. Oppure apri una banca. Oppure rubi. Rubare, delle tre, è la cosa migliore. È bello rubare. Ma solo se a rubare sei tu. Altrimenti non è bello affatto. Però che dire? sempre meglio un ladro che una banca”. Andate in Grecia. Fidatevi. Non c’è niente di meglio della Grecia, in tempo di crisi.

Matteo Nucci

Fonte: www.minimaetmoralia.it

Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/grecia-e-crisi/

14.05.2014

Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Nella foto l’epigrafe sulla tomba di Nikos Kazantzakis con la celebre frase tratta dal suo ‘Zorba il greco”: “Non temo niente, non spero niente, sono libero”.)

Titolo originale: “Chiedetelo al mio amico Pana se in Grecia la crisi è finita”

Pubblicato da Davide

  • No_Fear87

    "non accetta alcun tipo di verità rivelata"

    Quindi è un testone barboso come i sardi…bah….Questi quà non s’accorgono nemmeno quello che gli sta accadendo, sono 20 volte più pigri e fannulloni di noi italiani…hanno fatto appena un giorno di protesta in 8 anni di crisi….ma quale dignità…la verità è che non hanno più le palle…mancanza di coraggio unita a una pigrizia genetica…Questa è la fottuta verità!!!

  • Georgios

    Certamente, una cosa e’ vera. I greci sono imprevedibili, e’ stato dimostrato varie volte nella storia. Che questo abbia a che fare con l’essere filosofi nel senso originario del termine come si sostiene nell’articolo non lo so di preciso e di sicuro non voglio sostenerlo in questa sede. Sarebbe un tantino sciovinistico.
    Per il signor utente di nome No_Fear87, invece di sparare stupidaggini sarebbe meglio informarsi prima. Potrebbe cominciare da qui:

    http://www.rischiocalcolato.it/2014/01/speciale-grecia-assuefazione-allapatia-o-che.html

    Infine un ringraziamento agli amici di CDC che hanno preferito la mia fotografia invece dell’epigrafe di Kazantzakis. Cosi mi si dà, finalmente, l’opportunità di essere riconosciuto da tutti gli amici italiani che visitano questo sito quando per caso mi incontrano per strada!
    Saluti dalla Grecia.

  • neutrino
    Crescita fittizia data da una immensa bolla finanziaria ed immobiliare.
    Non molti giornalisti nei 20 anni passati si sono messi a scrivere toccanti articoli sul disastro imminente.
  • Petrus

    Panagiotis, quello che vive con la sua pensione, è questo: http://it.wikipedia.org/wiki/Panagiotis_Giannakis

    Ha 55 anni, come ha avuto la pensione???
  • Georgios

    Non e’ Giannakis. Giannakis e’ lontano ancora dal compiere gli ottant’anni come scritto nell’articolo. E peraltro lui lavora ancora. Non so a chi si riferisce con questo "Pana".
    D’altra parte c’è un sacco di gente relativamente giovane con la pensione in Grecia oggi perché questa e’ stata la politica precisa (nel settore pubblico) dei governi prima della crisi: creare le condizioni in cui era economicamente preferibile andare in pensione prima piuttosto che aspettare l’età normale di pensionamento.
    Cosi gli enti previdenziali sono andati in crisi e nello stesso tempo si e’ alimentato il sentimento di colpa e di inutilità tra la gente, cosa normale per chi e’ ancora capace di lavorare, figuriamoci durante la crisi. Si e’ introdotto quindi un senso di invidia e di divisione nella società che ora e’ abilmente sfruttato.
    Bisogna stare attenti nel percepire il messaggio di Pana circa il lavoro. Non e’ questione di pigrizia, ma di analisi del ruolo sociale (in una società divisa in classi poi) del lavoro.

  • rebel69

    Ha ha haaa

  • Georgios

    Oggi in Grecia si sono svolte le elezioni amministrative e comunali.
    Trascinato magari dai contenuti dell’articolo che portava un po di speranza, con un riferimento lusinghiero circa la "natura originariamente filosofica" del carattere del popolo greco, nel mio commento di questa mattina ho voluto dar prova di un certo senso di auto-sarcasmo. Si sa, i veri filosofi se ne intendono.
    Purtroppo e’ ovvio che quest’articolo (e il mio commento) l’hanno letto anche i miei compatrioti. E hanno voluto imitarmi.
    Solo cosi si può spiegare un comportamento elettorale da asini: L’astensionismo ha raggiunto il 40 e passa per cento.
    Se il fenomeno si ripeterà Domenica prossima (europee) stiamo veramente freschi.
    Good night and good luck.

  • Oiggamad
    Ma infatti qui nessuno capisce tutto questo parlare del superamento della
    crisi. Il fatto che ci sia un avanzo primario è abbastanza irrilevante quando
    tutto quello che racconta Nucci è vero. Un conto è ragionare di macroeconomia e
    un altro è la realtà della vita delle persone – l’unica cosa che conta. Un
    genocidio.
    So che Nucci è uno scrittore, e infatti è carino il personaggio di Panayotis
    che, pur vero, mi sembra idealizzato. Di persone così se ne incontrano molte,
    non solo in Grecia, ma quello che Nucci fa dire a Panayotis è quantomeno banale,
    se non scontato per chiunque abbia una testa e ragioni. Il punto però è che mi
    suona facile invitare a venire in Grecia per cogliere una filosofia spicciola e
    banale e poi prendere l’aereo a tornarsene a casa un po’ più "ricchi". Ecco,
    questa mi sembra una idiozia.
    Massimiliano (Atene).

  • Quantum

    Che incredibile analogia tra questa Grecia e il Ghana di fine ‘800.

    In Ghana a fine ‘800 arrivarono gli inglesi, e videro che era un posto eccezionale per produrre cotone.
    Ma i ghanesi che vivevano in maniera tradizionale in simbiosi con la natura non avevano certo bisogno di lavorare per gli inglesi, non se lo sognavano neppure di fare gli schiavi per quei signori.

    Allora gli inglesi imposero la propria moneta, la sterlina, poi tassarono in quella moneta e per chi non pagava le tasse c’era prigione e confisca dei beni.

    Il lavoro per procurarsi le sterline lo davano solo i monopolisti della moneta, e ti pagavano quello che dicevano loro per fare quello che volevano loro, ossia lavorare per la produzione di cotone.

    Veniamo alla Grecia.
    Arriva l’Euro una moneta straniera in mano franco-tedesca, e si viene ovviamente subito tassati in Euro.
    A quel punto i trattati europei e quest’idiozia del pareggio di bilancio e del finto debito pubblico da risanare, impoveriscono e portano alla fame la gente.

    Poi scende il ministro tedesco Shultz che dice ai greci che se vogliono aziende e lavoro devono fare zone franche dove non ci sono né tasse né diritti per i lavoratori.

    Subito dopo Shultz arrivano le multinazionali che offrono ai greci 300 euro al mese di stipendio non un euro di più!

    Che strana analogia vero?

    Sembra quasi che ci sia la stessa mano anche se inglese prima e tedesca dopo. Come se un certo tipo di economia e monetarismo fosse ben conosciuto e tramandato di generazione in generazione dalle stesse famiglie o gruppi di esse… E fosse usato contro la gente per trasformarla in schiavi…

  • Gtx1965

    bellissima analisi… grazie quantum

  • Oiggamad

    Forse qualcuno dovrebbe scrivere l’esito drammatico della prima tornata di
    elezioni di ieri. Syriza non va bene per niente, ND tiene, e purtroppo Alba
    Dorata è pressoché il terzo partito.

  • Georgios

    La giusta osservazione di Oiggamad (in risposta ad un mio commento) mi offre l’opportunità di tentare un’analisi dell’esito del voto per le amministrative di ieri in Grecia. 
    Per un osservatore attento l’esito di ieri era scontato (specie la
    brutta figura del SYRIZA). A me brucia di più l’astensionismo, ma anche
    quello ha le stesse radici: La mancanza di una prospettiva vera che
    fosse captata al volo dal popolo martoriato.
    Il SYRIZA ha impostato la sua strategia per le amministrative sulla logica
    del "partito della sinistra". "E’ arrivata l’ora della sinistra" era il
    suo slogan principale.
    Ora, per quel che riguarda la "sinistra" e il suo ruolo nella crisi
    greca degli ultimi 4 anni ne ho parlato varie volte ed e’ un discorso
    lungo. Per cui posso solo rimandare a due post (tra i quali uno che ho
    già usato commentando quest’articolo):

    http://www.rischiocalcolato.it/2014/01/speciale-grecia-assuefazione-allapatia-o-che.html

    ed anche

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11848

    Inoltre, base elettorale esclusa, come partito il SYRIZA non vanta granché. Questo partito
    fino a 2 anni fa rappresentava il 4% del corpo elettorale. Per cui come
    organizzazione partitica e’ molto poco presente nella società. Infatti i suoi elettori nella stragrande maggioranza sono per lo più degli ex votanti del PASOK incazzati neri dalle politiche del loro vecchio partito.
    Il SYRIZA e’ un aggregato di correnti ideologiche che vanno dal marxismo rivoluzionario fino al puro liberismo borghese. E’ impossibile funzionare come un collettivo di comune programma politico o elettorale. L’unica soluzione per loro, ma anche per tutta la società greca, sarebbe stata quella di sfruttare al massimo le varie iniziative di autodifesa dei cittadini che sono genuinamente popolari, sia a livello locale sia a quello nazionale, ed inglobarle in un progetto comune per rovesciare governo e troika. Per fare una cosa cosi però bisogna avere la sincera volontà per un cambiamento vero.  
    E invece loro sono andati a stringere delle alleanze con
    personaggi politici di dubbia statura o peggio ancora con degli ex deputati del PASOK che qualche Memorandum lo avevano pure votato. Certo, questi personaggi avevano già pronto quello che mancava al SYRIZA: l’organizzazione elettorale di base (rete di conoscenze).
    Ma e’ altrettanto vero che la cosa non e’ passata inosservata alla gente. La disgregazione in un ampio spettro di vari partiti "nuovi" e "indipendenti dalla vecchia politica" dietro i quali si nascondevano ND e PASOK ha fatto il resto.
    Questo stato di cose, considero che verrà capovolto nelle prossime europee. In quella occasione i greci daranno al SYRIZA quello che il SYRIZA non sembra desiderare tanto: un ampio consenso. Non tanto perché stimano la sua linea politica, ma perché vogliono farla finita con la gang che gli succhia il sangue.

  • Georgios
  • nato

    Bisognerebbe avere un quadro esatto della Grecia ante euro e fare un confronto…Ad ogni modo meglio sarebbe stato e non solo per la Grecia ma anche per gli altri paesi del sud europa essere rimasti  fuori dal consorzio europeo dei "nordisti".Magari come colonie turistiche  sarebbe andata meglio. Dovrebbe vigere sempre il principio del "ad ognuno il suo" ma se però così facendo si rischia di rimanere emarginati dal consesso delle economie "invasive " ed in crescita si dovrà anche essere dotati di una buona filosofia auto commiserativa e di rassegnazione.

  • Georgios

    Quadro della Grecia 1980:
    primario 25% – secondario 25,3% – terziario 49,7%

    Quadro della Grecia 2010:
    primario 3,26% – secondario 17,09% – terziario 78,84%

    Quadro della Grecia 2014:
    disoccupazione 29% – tutto svenduto o da svendere

    Fai te.

    Nessun paese deve basare la sua economia sulla logica dei casini che sono la proiezione ultima delle "colonie turistiche". Ogni paese ha i suoi vantaggi comparativi e nessuno deve assumere degli atteggiamenti filosofici da schiavo per convivere con gli altri.

  • Oiggamad

    Yorgo, direi che la disoccupazione è a livelli ben più alti. Secondo le ultime stime siamo quasi intorno al 40%. Se poi dobbiamo parlare della Grecia pre-euro anche da altri punti di vista, direi che vale il discorso che si fa per l’Italia e altri dopo il naufragio della moneta unica. Nel ’99 gli stipendi erano come quelli di oggi, bene o male, ma il costo della vita più basso del 50%. E’ anche vero che quello era il periodo finale dell’afflusso di finanziamenti europei per lo sviluppo economico e industriale (?), e quindi soldi ne circolavano di più. Gli anni ’90 sono stati artefici dello spostamento verso il terziario, ma un po’ come dovunque. Forse il vero punto è in realtà un altro: fra tutte le boiate che hanno fatto i governi e la Troika dal 2010 ad oggi, le cose più importanti sono state tralasciate. Ad esempio, la deburocratizzazione. Sfido chiunque ad aprire un’attività in Grecia. Se in Italia gli imprenditori soo dei santi, in Grecia sono dei martiri.

  • Oiggamad

    Peggio ancora

  • Georgios

    Beh… la disoccupazione, ho cercato di attenermi alle cifre ufficiali. D’altronde anche chi lavora ancora viene pagato con un ritardo medio di 8-9 mesi. E se parliamo della disoccupazione giovanile quella sì e’ più di 60%. Comunque 40% mi sembra un po troppo anche per l’inferno greco e se esistono dati relativi forse me li potresti indicare.
    Certo, la loro intenzione finale e’ portarla al 100%, non hanno bisogno dei greci, quello che gli interessa e’ il terreno. Gli schiavi si possono sempre trovare per cui via i giovani e a morte i vecchi.
    I finanziamenti europei erano sempre "a condizione che", vale a dire distruggere il primario e il secondario ed ingigantire i servizi di ogni tipo creando cosi la psicologia del lavoro "inutile" tra la gente.
    Il "debito" greco ha una caratteristica particolare che va oltre il meccanismo rapace dell’euro. Avevo commentato a proposito qualche giorno fa:

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13355&mode=&order=0&thold=0  (commento ore 14:26:50 BST)

    Certamente bisogna deburocratizzare ma questo non e’ il problema principale oggi in Grecia. Oggi in Grecia non c’è più denaro in circolazione, siamo in una fase deflazionistica il che si rispecchia sia nella debolezza di domanda da parte della gente, sia nell’impossibilità di sopravvivenza delle imprese. Infatti vengono smantellate e i loro assets venduti come scrap all’estero.  
    Non si tratta di politiche "sbagliate" o "male applicate". Questo e’ un disegno preciso, una guerra non dichiarata al popolo greco che mira al suo annientamento.