Home / ComeDonChisciotte / ALLA GUERRA, ALLA GUERRA! E A CHI LA LIBIA ? A NOI !

ALLA GUERRA, ALLA GUERRA! E A CHI LA LIBIA ? A NOI !

"Alla guerra, alla guerra! E a chi la Libia? A noi!"

DI DANTE BARONTINI

contropiano.org

Il senso della tempistica dei nostri media – dei loro proprietari – si vede da certi dettagli. Oggi il Corriere della Sera spara un editoriale autorevole, di Franco Venturini, che chiede al governo di promuovere un intervento militare il Libia, per difendere un nostro non meglio precisato “interesse strategico”. Qualche ora prima il premier designato del nascente “governo di accordo nazionale” libico, Fayez Sarraj, era sfuggito a un agguato. Il convoglio di auto su cui viaggiava è finito sotto il tiro di armi da fuoco sulla via verso Misurata.

I dettagli sull’agguato dicono molto. Quello di ieri sera era il primo viaggio che Sarraj compiva in Libia da capo del nuovo governo di “riconciliazione nazionale”. Neanche il tempo di ottenere il placet dalle potenze occidentali, di stringere gli accordi minimi necessari con le fazioni rivali, di ripartire le malsicure poltrone ministeriali, ed ecco che sei già sotto il fuoco.

Di chi?

La domanda è oltremodo interessante, perché sia il bersaglio che i suoi protettori – a partire dall’evanescente ministro degli esteri italiano, Gentiloni (a proposito: ha messo mano nella delegazione che si è spartita i Rolex sauditi?) – si sono affrettati a rassicurare: “non si è trattato di un attentato terroristico”. Il che dovrebbe voler dire che non è stato l’Isis, ma qualcun altro. E in effetti, se fosse stata lIsis significherebbe di fatto che il vero controllo – politico e militare – del paese sono in quelle mani. Se invece si tratta di rapinatori comuni (in Libia?), Sarraj è stato politicamente davvero sfortunato, anche se ha avuto molta fortuna per essere sopravvissuto. Altrimenti non resta che pensare ai suoi alleati-rivali nel “nuovo governo unitario libico”. Il che getterebbe quantomeno un’ombra di incertezza sulla tenuta della compagine nelle prossime ore (inutile fare progetti a lungo termine, in queste condizioni).

La prima ipotesi è chiaramente infondata, anche perché Sarraj era atterrato a Misurata proveniente da Tunisi – sede neutrale dove si erano riunite le varie fazioni interessate formare il governo – ma per due ore era rimasto in aria, visto che dalla torre di controllo non arrivava l’autorizzazione al landing. Appena uscito dall’aeroporto un aspro confronto, drato un’ora, con miliziani contrari al progettato governo. Poi la visita frettolosa alle reclute di Zliten, sopravvissute all’attentato dell’Isis che ha fatto oltre 70 vittime. Poi, rientrando a Misurata, gli spari. Un po’ troppe coincidenze per non pensare a un allegro “comitato di accoglienza” per il premier in pectore…

Che in effetti ha reagito nell’unico modo “sicuro”: ha preso un elicottero ed è ritornato a… Tunisi.

Una situazione altamente ingovernabile, ultra-rischiosa per chiunque. Ma proprio per questo il Corriere – ovvero il gruppo di imprenditori che si è assunto il ruolo di opinion leader e king maker in questo paese – chiede al governo Renzi di prendere l’iniziativa di guidare un intervento militare. Prima che lo facciano francesi e inglesi (come avvenuto nell’abbattimento del governo Gheddafi), o addirittura gli Stati Uniti (che al momento non sembrano pensarci proprio).

Scrive infatti Venturini:

Ma se al momento venuto non si riuscisse a insediare il neonato governo unitario in una Tripoli dominata dalle bande jihadiste, se il caos continuasse a tenere banco e nessuna alleanza di forze libiche (questo è lo schema immaginato) avesse i mezzi e la determinazione necessarie per affrontare e battere gli uomini del Califfo, cosa farebbe l’Italia?

Dopo l’agguato a Serraj possiamo anche togliere il punto interrogativo. Quindi, secondo questo consiglio, il governo dovrebbe guidare la coalizione occidentale e “fermare subito l’Isis con bombardamenti mirati. Si badi bene, mirati contro gli stranieri dell’Isis, non contro questa o quella fazione libica”.

Venturini sa benissimo che è alquanto difficile che la “mira” possa essere così precisa, che – dunque – ci potrebbero essere molte “vittime collaterali” tra i civili libici, tanto da scatenare “una reazione nazionalista e antioccidentale di massa”. Reazione che, fuori dai denti, significherebbe esporre “le nostre truppe” ad agguati continui, praticati da tutte le milizie in cui è frammentato oggi il complicato popolo libico.

È consapevole anche che “mancherebbe la richiesta di intervento emessa da un nuovo governo unitario, sebbene talvolta l’urgenza prevalga sulle risoluzioni dell’Onu e la copertura generica del precedente documento del Consiglio di sicurezza possa comunque essere invocata”. Tradotto: sarebbe un intervento illegale, sia perché non richiesto dal “nuovo governo”, né autorizzato dall’Onu. Insomma, un intervento coloniale vecchio stampo, alla Giolitti o Mussolini.

Vale la pena di leggere la conclusione: “È una prospettiva, questa, che l’Italia deve sin d’ora respingere e condannare, invocando magari il ruolo svolto da rivalità economiche o energetiche con gli alleati? Non lo crediamo”.

Ma cosa c’è da guadagnare, da un’intervento simile. Del petrolio, pudicamente, Venturini non parla. Preferisce buttarla in retorica (“Ne va del «ruolo guida» che meritatamente le viene riconosciuto, ma che non potrà farla rimanere semplice spettatrice se l’Isis poggerà ancora il piede sull’acceleratore e punterà a nuove imprese”), anche se fa baluginare un minimo di obiettivo concreto (“Ne va della possibilità di recuperare, dopo aver battuto l’Isis, un progetto libico che deve prendere in conto anche la limitazione e il controllo del flusso dei migranti verso le nostre coste”).

In definitiva, però, prevale e conclude la retorica: “Ne va, in definitiva, del successo o dell’insuccesso della politica estera italiana”.

E l’Unione Europea, l’afflato comunitario che tutto dovrebbe tenere insieme (economia, fisco, bilancio pubblico, riforme costituzionali)? Chissenefrega, omette di dire Venturini. Qui stiamo parlando dell’”altra sponda del Mare Nostrum”, mussolinianamente, mica a far di conto con i burocrati di Bruxelles.

Se questo è l’apice dei media italiani, non deve stupire che Renzi sia il massimo che questo regime di classe sa offrire…

Un motivo in più per vederci in piazza subito, il 16 gennaio.

Dante Barontini

Fonte: www.contropiano.org

Link: http://www.contropiano.org/politica/item/34638-alla-guerra-alla-guerra-e-a-chi-la-libia-a-noi

9.01.2016

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Per intanto il governo italiota deve accontentarsi di mostrare la sua non disinteressata amicizia verso i militari Libici accogliendo, a spese del contribuente, naturalmente, una quindicina di marmittoni scampati alla carneficina di Zliten, gravemente feriti e ustionati.

    Li rimetteranno in sesto,all’ospedale militare di Roma, forse, a spese nostre, ecchisenefrega se tanti Italiani sfortunati non hanno accesso alle cure sanitarie e muoiono poveri e soli, senza clamore.
    Governo Italiano fai schifo, sempre e sempre più.
  • uomospeciale

    Se siamo comunque costretti a subire le catastrofiche conseguenze delle guerre coloniali altrui, ( vedi intervento anglo-francese il Libia..) allora tanto vale partecipare almeno al banchetto invece di beccarci solo le ondate di profughi,   di terroristi, e di delinquenti comuni che ogni giorno partono da una libia  allo sbando, senza leggi né regole.

    Perché ormai gli appelli a "tenersi fuori" dalla questione libica,  equivalgono solo a
    A star fuori dalle spartizione della torta, mentre i responsabili della catastrofe libica ( Francia e Inghilterra in primis’..) si spolperanno tutto lasciando all’Italia solo gli avanzi del loro banchetto, i profughi, i terroristi, e i vari delinquenti d’importazione oltre a i tutti conti da pagare.

    Ora si può essere contro alle guerre finché si vuole, ma quando ormai la frittata è fatta, questi elementari concetti andrebbero tenuti sempre bene in mente.
        

  • FlavioBosio

    Ma se l’Italia non va nemmeno di corpo senza l’autorizzazione dell’ONU di che stiamo parlando?

    Aria fritta come sempre..
  • cavalea

    Come no, partecipiamo e poi ci sediamo comodamente al tavolo dei vincitori, reclamando la nostra fetta di torta. 

    E i generosi alleati ci daranno come d’abitudine, ciò che ci spetta; pernacchie e calci nel deretano.
    Gli "alleati" andavano fermati PRIMA che in Libia si scatenasse l’ignobile guerra, per abbattere il "tiranno" e portare la demmokkrazzia.
  • patrocloo

    Autorevole? Franco Venturini? Ma chi cazzo è?

  • RenatoT

    Io direi che tutto fa schifo… non solo il governo italiano.

    Gli italiani di cui parli sono truffati da questa economia, dove la sanitá è quotata in borsa… compresa tutta la medicina che insegnano nelle facoltá di tutto il mondo, che si sá, è scritta da consulenti profumatamente pagati da chi produce cibo, medicine e scrive le leggi di tutti gli stati occidentali.
    Li,  li bombardiamo, qui li mettiamo sotto chemio o medicine a vita e tutti finiscono per fare questa fine… se qualcuno non se ne fosse accorto.
    Tutto fa schifo e tutto è menzogna… e tutti fanno la stessa fine e i  soldi non salvano nessuno,  compreso David Bowie, Freddy Mercury o milioni di altre persone negli ultimi 100 anni.
  • GioCo

    In un paese con un premier bambino (lo dico in tono affettuoso, uno che fa il pubblicitario per la Apple mentre occupa la carica pubblica più importante del suo paese, non puoi davero fare altro che averne infinita pena) andiamo alla non-guerra semi-preventiva di in un non-stato in non-pace.
    L’unica cosa che si ripete è il "non", tranne per l’ubbidienza.

    Ma forse i Francesi hanno capito quale stupendo auto-sgambetto politico li ha messi per terra: volevano l’euro per fermare la Germania e hanno distrutto l’unico paese che poteva economicamente tenerla al guinzaglio per pochi spiccioli mal raccimolati.
    Un capolavoro di stpidità alla francese: "Vive la France!"

    Mi chiedo sempre quando gli Italiani smetteranno di seguire la tendenza esterofila di denigrare il proprio paese per vedere la democrazia sempre più verde nei vicini stranieri. Non che l’Italia non abbia sacchi di pattume politico-storico di cui vergognarsi, ma se tu conti così come l’Italia e fai schifo, quanto veramente contano i tuoi errori? Se invece sei cosà come la Francia e ti sei unilateralmente proclamato "big", poi però le tue dovrebbero essere super-ca%%ate quando le combini, giusto? No, in verità il "too big to fail" non fallisce, sono sempre i suoi schiavetti a fallire (per lui). Sempre.
    L’asino tira il carretto con il bastone o la carota, ma se stramazza al suolo la colpa è sempre dell’asino. Lo dice il padrone, per ciò possiamo crederci.

  • clausneghe

    Sono d’accordo con te Renato, Tutto fa schifo.