DI GABRIELE ZAMPARINI
The Cat's Blog
"La leggenda francese, giocando nella sua partita finale prima del ritiro, è stata espulsa nei tempi supplementari per aver tirato una testata al petto di Marco Materazzi dell'Italia", ha riferito il Guardian.
"Lo spregevole, insondabile, atto di violenza di Zinedine Zidane" (1) è stato unanimamente etichettato come una reazione stupida, una "disgrazia". "Com'è triste che avrebbe potuto evitare l'episodio più vergognoso per la pagina finale della sua storia", ha scritto la BBC (2).
Sì, ma perché? Perché il 34enne esperto giocatore di calcio che era appena stato premiato con il Pallone d'Oro come miglior giocatore alla Coppa del Mondo l'ha fatto?Il giornalista del Guardian Kevin McCarra ha scritto "la scorsa notte ci sono state voci che Materazzi lo avesse chiamato 'un terrorista'" [enfasi aggiunta] (3).
Solo Zidane e Materazzi conosco la verità e sarebbe interessante sapere cosa hanno da dire su queste "voci".
Se fossero confermate, il gesto di Zidane, lontano dall'essere uno "spregevole, insondabile, atto di violenza" sarebbe visto come l'unico legame con la realtà di questa Coppa del Mondo.
Se queste "voci" fossero confermate, il cartellino rosso racconterebbe una storia completamente diversa. Forse ancora una "reazione stupida" secondo le regole della FIFA, ma l'atto di Zidane verrebbe ricordato come la reazione più umana al razzismo e all'ipocrisia. Non sarebbe più il falso "eroe" venerato dal corrotto circo del business-calcio, ma qualcosa di molto distante da ciò e più importante: un uomo di integrità morale che non si è venduto e non si è compromesso per una coppa d'oro, per i soldi che da essa derivavano e per un'immagine lucida di cui godeva un mondo di stranieri.
Se la 'guerra al terrore' ha giocato un ruolo nella Coppa del Mondo 2006, la reazione di Zidane non è una disgrazia, ma un atto di coraggio che merita di essere riconosciuto per quello che è.
Se il giocatore di calcio italiano Materazzi ha davvero chiamato Zidane 'un terrorista', la FIFA dovrebbe togliere la Coppa del Mondo all'Italia e lasciare il torneo del 2006 senza un vincitore.
Qualunque decisione prenderà la FIFA, le persone potranno ancor far sentire la propria voce boicottando la squadra di calcio italiana ovunque e in qualunque momento giocherà.
Il calcio - e non solo in Italia - non vive da solo in un pianeta lontano. In tempi di 'guerra al terrore' e 'guerre preventive', il gesto di Zidane ha il potere di un appello alla realtà giusto e potente.
********************
AGGIORNAMENTO
********************
Il Guardian ha appena "aggiornato" il suo articolo.
DA:
"Un cartellino rosso al posto di un bigliettino d'auguri ha condotto Zidane al ritiro dopo 19 minuti di tempi supplementari. Il capitano è stato spedito fuori per aver reagito ad una disputa con Marco Materazzi girandosi e dando una testata al petto del giocatore che aveva segnato il goal dell'Italia. Sicuramente era stato provocato - la scorsa notte ci sono state voci che Materazzi lo aveva chiamato "un terrorista" - ma Zidane farà bene a maledire la sua stupida reazione".
A:
"Un cartellino rosso al posto di un bigliettino d'auguri ha condotto Zidane al ritiro dopo 19 minuti di tempi supplementari. Il capitano è stato spedito fuori per aver reagito ad una disputa con Marco Materazzi girandosi e dando una testata al petto del giocatore che aveva segnato il goal dell'Italia. Sicuramente era stato provocato, ma Zidane farà bene a maledire la sua stupida reazione".
********************
AGGIORNAMENTO 2
********************
Quella frase - la scorsa notte ci sono state voci che Materazzi lo aveva chiamato "un terrorista" - dopo essere stata cancellata dal Guardian, è ora tornata nell'articolo!!!
********************
AGGIORNAMENTO 3
********************
SOS-Racism, il gruppo di difesa contro il razzismo di Parigi, lunedì ha rilasciato una dichiarazione citando "molte fonti bene informate dal mondo del calcio" dire che Materazzi aveva chiamato Zidane uno "sporco terrorista". Ha chiesto alla FIFA, l'organo direttivo del mondo del calcio, di indagare e prendere ogni azione adeguata (AP).
NOTE
1) Losing the plot. Zidane was a disgrace, but it was Domenech who cost France the match, Rob Smith, Guardian, 9 luglio 2006
2) Zidane's red mist, Phil McNulty, BBC News, 9 luglio 2006
3) Italy strike gold as Zidane sees red, Kevin McCarra, Guardian, 10 luglio 2006
(*) Gabriele Zamparini è uno scrittore, regista ed attivista su http://thecatsdream.com
Fonte: http://www.thecatsdream.com
Link: http://www.thecatsdream.com/blog/2006/07/zidane-and-war-on-terror.htm
10.07.2006
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI
Tao 13 luglio 2006
Nello scenario del buon senso, un attacco di follia. Nel tempio consacrato all'adorazione del calcio e al rispetto delle sue regole, dove la Coca-Cola regala la felicità, Master Card concede la prosperità e Hyundai offre la velocità, si giocano gli ultimi minuti dell'ultima partita dei Mondiali. Questa è anche l'ultima partita del miglior giocatore, il più ammirato, il più amato, che sta dicendo addio al calcio. Gli occhi del mondo sono puntati su di lui. E di colpo questo re della festa si trasforma in un toro furioso e assale un rivale, gettandolo a terra con una testata al petto, e se ne va. Se ne va espulso dall'arbitro e salutato dai fischi del pubblico, che avrebbero dovuto essere un'ovazione. E non esce dalla porta principale, bensì attraverso il triste corridoio che lo porta agli spogliatoi. Camminando, passa vicino alla coppa d'oro destinata alla squadra vincitrice. Lui non la guarda nemmeno. All'inizio di questo campionato, gli esperti avevano detto che Zinedine Zidane era vecchio.Mariano Pernía, l'argentino che gioca nella nazionale spagnola, aveva commentato: «Vecchio è il vento e continua a soffiare». E la Francia ha battuto la Spagna e Zidane in quella partita e nelle partite successive è stato il più giovane di tutti. Poi, alla fine dei Mondiali, quando è successo quel che è successo, è stato facile attaccare il cattivo di turno. Ma era e continua a essere difficile da capire. Sarà vero? Non sarà un incubo, un brutto sogno? Come ha potuto abbandonare i suoi quando più ne avevano bisogno?
Horacio Elizondo, l'arbitro, ha avuto ragione a dargli il cartellino rosso,ma perché Zidane ha fatto quel che ha fatto? A quanto sembra, il difensore italiano MarcoMaterazzi gli ha offerto alcuni di quegli insulti razzisti che gli scalmanati sono soliti strillare dalle tribune degli stadi. Zidane, musulmano, figlio di algerini, aveva imparato a difendersi, nella lontana infanzia, quando riceveva attacchi del genere nelle periferie povere di Marsiglia. Conosce bene quegli insulti, ma gli fanno male come la prima volta, e i suoi nemici sanno che la provocazione funziona. Più di una volta gli hanno fatto perdere le staffe in questa sporca maniera e Materazzi non è, per così dire, limpido come l'acqua. Questi mondiali sono stati segnati dalle parole d'ordine che le squadre, all'inizio delle partite, hanno lanciato contro la peste universale del razzismo, e Zidane è stato uno dei giocatori che l'hanno reso possibile. È un tema scottante. Alla vigilia del torneo, il dirigente politico Jean-Marie Le Pen aveva proclamato che la Francia non si riconosceva nei suoi giocatori, perché erano quasi tutti neri e perché il loro capitano, questo arabo, non cantava l'inno. Qualche tempo prima l'allenatore della nazionale spagnola, Luis Aragonés, aveva chiamato negro di merda il giocatore francese Thierry Henry, e il presidente perpetuo del calcio sudamericano, Nicolás Leoz, aveva presentato la sua autobiografia dicendo che lui era nato in un villaggio dove vivevano cinquecento persone e tremila indigeni. Ma si può ridurre a un insulto o a vari insulti questa tragedia del vincitore che sceglie di essere perdente, la stella che rinuncia alla gloria quando la sta sfiorando con la mano? Forse, chissà, quel folle assalto, sebbene Zidane non lo volesse, né lo sapesse, è stato un ruggito di impotenza. Forse è stato un ruggito di impotenza contro gli insulti, le gomitate, gli sputi, i calci fatti ad arte, le simulazioni degli esperti in cadute, maestri del povero me, e contro le finzioni teatrali dei commedianti che ti uccidono e poi fanno il gesto di chi dice non sono stato io. O forse è stato un ruggito di impotenza contro il successo travolgente del brutto calcio, contro la meschinità, la vigliaccheria e l'avarizia del calcio che la globalizzazione, nemica della diversità, ci sta imponendo. In fin dei conti, mano a mano che i Mondiali andavano avanti, diventava sempre più chiaro che Zidane non faceva parte di questo circo e che le sue arti magiche, il suo dominio, la sua malinconica eleganza meritavano il fallimento, così come il mondo dei nostri giorni, che fabbrica in serie i modelli del successo, meritava questi mediocri Mondiali di calcio. E in qualche misura si può anche dire che l'Italia meritava la Coppa, perché tutte le squadre, chi più, chi meno, hanno giocato all'italiana e con lo stesso schema di gioco, quattro difensori in linea, difesa chiusa e gol rubati in contropiede. Si è imposto in Italia, come è giusto che sia. In fin dei conti il cerrojo, il catenaccio, gli ha dato molti sbadigli, ma gli ha dato anche quattro trofei mondiali.
Nel corso di questa quarta vittoria ha ricevuto solo due gol, uno un'autogol e un altro ai rigori, e nella difesa, e non nell'attacco ha trovato i suoi migliori giocatori: Buffon, portiere, e Cannavaro, difensore. Otto giocatori della Juventus sono arrivati alla finale di Berlino: cinque giocando per l'Italia e tre per la Francia. E si è dato il caso che la Juventus fosse la squadra più implicata negli imbrogli che sono stati scoperti poco prima dei Mondiali. Dalle mani pulite ai piedi puliti: la giustizia italiana sembrava decisa a mandare in esilio, in serie B e in serie C le squadre più potenti, compresa la Lazio, la Fiorentina e il Milan del virtuoso Silvio Berlusconi, che ha praticato la frode e l'impunità nel calcio, negli affari e nel malgoverno. I giudici hanno provato tutta una serie di pasticci, arbitri venduti, giornalisti comprati, contratti falsificati, bilanci manomessi, posti mercanteggiati nel campionato italiano, manipolazione dei programmi televisivi... Un ministro del governo aveva annunciato l'amnistia se l'Italia avesse vinto i Mondiali. L'Italia ha vinto. Finirà tutto nel nulla, una volta di più e come sempre? Il giudice ha espulso Zidane per molto meno. Qualcuno, non so chi, ha saputo riassumere così questi Mondiali 2006: «I giocatori hanno un comportamento esemplare. Non bevono, non fumano, non giocano». Quelli che di tanto in tanto andavano verso la porta non giocavano bene e quelli che giocavano bene non andavano mai verso la porta. Tutta l'Africa è rimasta fuori, da subito, e ben presto è andata in esilio anche tutta l'America Latina. I Mondiali sono diventati un campionato europeo. I risultati ricompensavano questa cosa che adesso chiamano buon senso: alte mura difensive e davanti qualche goleador, un solitario delle pianure implorante una grazia divina. Come succede di solito nel calcio e nella vita, perde colui che gioca meglio e vince colui che gioca a non perdere. I rigori hanno aiutato l'ingiustizia. Fino al 1968 le partite difficili si risolvevano a testa o croce. In qualche modo si continua a fare così. Dopo i tempi supplementari, i rigori sembrano troppo simili al capriccio del caso. L'Argentina è stata migliore della Germania e la Francia migliore dell'Italia, ma pochi secondi hanno contato più di due ore di gioco e l'Argentina è dovuta tornare a casa e la Francia ha perso i Mondiali. Si è vista poca fantasia. Gli artisti hanno lasciato il posto ai sollevatori di pesi e ai corridori olimpici, che di passaggio davano un calcio alla palla, o a un rivale. I Mondiali sono stati così noiosi che i padroni del business non hanno potuto far altro che mettersi a immaginare progetti per iniettare entusiasmo nello spettacolo decaduto. Una delle idee nate in seno alla Fifa propone di punire il pareggio con zero punti. Un'altra suggerisce di ingrandire le porte per aumentare i gol. E un'altra, se non ti piace 'sta minestra te ne diamo ancora, propone i Mondiali ogni due anni. Ma il calcio professionale, specchio del mondo, gioca per vincere, non per divertirsi, e il calcolo dei costi si burla di queste inutili piroette immaginarie dei burocrati che comandano il calcio mondiale. Meno male che il calcio professionale non è tutto il calcio. Basta affacciarsi alle strade, alle spiagge, ai campetti, per constatare che la palla può ancora rotolare con allegria. Nel calcio professionale, quello che esce dalla tele, si vede poca allegria. Sembriamo condannati alla nostalgia di vecchi tempi con cinque attaccanti, e alla triste constatazione che adesso ce ne rimane solo uno, e di questo passo non ne resterà nemmeno uno: tutti indietro, nessuno davanti. Lo zoologo Roberto Fontanarrosa ha accertato che il centravanti e il panda sono specie in via di estinzione.
Eduardo Galeano
Fonte: www.ilmanifesto.it
12.07.06
(Copyright IPS trad. Marcella Trambaioli)