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UN SISTEMA ECONOMICO STRUTTURALMENTE IRRECUPERABILE

DI GILLES BONALFI
Mondialisation.ca

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Sì, sì, la recessione è finita. Comincia ora la depressione e la disoccupazione di massa ne è l’indizio rivelatore. Non è il 1929, è molto peggio. Non tornerò sulle mie diverse analisi, perché ben presto gli eventi si susseguiranno (guerre, fallimenti, crack borsistici…)

Per capire perché la borsa continui a funzionare, basta leggere ciò che Pierre Jovanovic scrive sul suo blog.

Spiega così che il «40% dell’ NYSE è generato da cinque titoli» cosa confermata dall’analista finanziario Olivier Crottaz che ne ha anche pubblicato il grafico relativo.

Insomma, si rifilano pacchetti d’azioni facendo montare la maionese e tutto questo sconnesso da qualsiasi realtà economica. Grottesco!Ho quindi deciso di scrivere une serie di articoli per dimostrare che ciò che molti chiamano capitalismo, non solo è una mostruosità, ma inoltre è completamente irrecuperabile.

Ho spesso usato il termine crisi sistemica per analizzare il crack attuale, ma dovremmo piuttosto parlare di crisi strutturale.

Infatti, ci sono stati molti studi sul fallimento del comunismo e le sue derive dittatoriali (Stalin, Mao), ma ci sono poche analisi di fondo riguardanti il nostro sistema economico attuale che, anch’esso, non può far altro che portarci al disastro e alla dittatura.

Innanzitutto, bisogna notare che Karl Marx ha fatto due errori fondamentali.

In primo luogo, la sua analisi si basa sull’idea che è “il calo tendenziale del tasso di profitto che è all’origine delle crisi che costellano la storia del capitalismo”.

L’economista Philippe Simmonnot ha confutato in modo chairo questa teoria. Per chi vuole approfondire, la spiegazione de L’errore di Marx è sul mio blog.

Inoltre, Marx ha “dimenticato” Freud (che è arrivato dopo) e i suoi lavori sull’inconscio, che Bernard Stiegler riassume affermando che “il capitalismo del XX secolo ha catturato la nostra libido e l’ha sviata dagli investimenti sociali”. Posso aggiungere che ha finito col resettarci tramite il feticismo dell’oggetto.

Poiché l’insieme dei media appartiene al gruppetto dominante, la realtà ha finito col scapparci e non vediamo più il mondo com’è. Questo “psico-potere” che permette di fabbricare la nostra coscienza collettiva, è il solo da distruggere veramente, perché “solo la verità è rivoluzionaria”.

Del resto, secondo Hannah Arendt, il totalitarismo è innanzitutto una dinamica di distruzione della realtà e delle strutture sociali.

Per capire meglio, bisogna rileggere «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley, che non è un romanzo, ma un programma politico ben riassunto nella prefazione del 1946:
«Uno stato totalitario davvero “efficiente” sarebbe quello in cui l’onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e il loro esercito di direttori governerebbero su una popolazione di schiavi che sarebbe inutile forzare, perché avrebbero l’amore per la loro servitù».

Tra l’altro l’opera fa una sintesi della nostra epoca: «Man mano che diminuisce la libertà economica e politica, in cambio la libertà sessuale tende a crescere».
Anche Claude Lévi-Strauss ne aveva parlato: «La funzione primaria della comunicazione scritta è di facilitare l’asservimento».

Siamo quindi una popolazione di schiavi, un’idea che il film di Jean-François Brient «De la servitude moderne» [NdT: Sulla servitù moderna] mostra in maniera esplicita [De la servitude moderne n°1, De la servitude moderne n°2, De la servitude moderne n° 3 (sul mio blog)].

Nonostante ciò, è importante analizzare perché alla fin fine il capitalismo ci porta alla dittatura. Infatti, gli economisti diventati matematici, han dimenticato che ciò che caratterizza il nostro sistema economico è quel suo lato mafioso retto da una sola legge, quella del più forte.

Mazzette, minacce e assassinii sono parte integrante del processo di conquista dei mercati. Gomorra di Roberto Saviano è il riflesso perfetto della nostra società.

Questo viene rappresentato sul piano matematico (dato che il mondo è scritto in linguaggio matematico) dalla legge di Pareto che mostra come le entrate si dividono sempre secondo una legge matematica decrescente a legge di potenza. L’economista Moshe Levy spiega che “la legge di Pareto, lungi dall’essere universale e ineluttabile, sarebbe solo il modoo di funzionamento particolare di una società egocentrica” e che “sono gli effetti stocastici (e non l’indigenza e il lavoro) della concorrenza ad arricchire pochi a scapito della maggioranza, portando alla ripartizione di Pareto”.

Per rimanere nell’ambito della matematica, è importante capire cos’è un frattale. Gli oggetti frattali sono imparentati a strutture a rete, e sono sottoposti alla legge di Pareto. Per fare un esempio, il 20% dei più ricchi detiene l’80% del capitale, ma all’interno di questo 20% si applica ancora la legge di Pareto, e così via…
Del resto, le 20 persone più ricche del mondo hanno un capitale personale stimato nel 2009 a 415 miliardi di dollari, ossia poco meno del PIL svizzero (500 miliardi di dollari)! (Lista dei miliardari del mondo nel 2009)

L’1% dei più ricchi rappresentava il 10% del PIL nel 1979 e il 23% oggi. Saranno il 53% nel 2039?

Bisogna quindi capire che la pecca fondamentale del nostro sistema economico risiede nell’accumulo del capitale. Infatti, il capitalismo porta strutturalmente alla dittatura attraverso un accumulo colossale di ricchezze da parte di pochi.

Il capitalismo è quindi per natura non redistributivo. Infatti, per via della sua struttura basata sul debito, favorisce il capitale e mette la banca e la finanza al centro del sistema. Bene, la maggior parte degli interessi alla fine è riscosso da un piccolo numero di persone che finiscono con l’impadronirsi del sistema. Io lo chiamo effetto Monopoli (Famoso gioco in cui, dopo aver rovinato gli altri, sopravvive un solo giocatore).

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Inoltre, sul piano matematico un investimento di denaro è un esponenziale. Potete del resto constatarlo cliccando su Esponenziale e capitale.

Ma questo accumulo di capitali ha una contropartita: l’accumulo di debiti, perché alla fin fine il denaro non viene creato ex nihilo, al contrario di quello che cercano di farvi credere (solo le banche centrali possono creare la moneta). Il nostro sistema economico è quindi diventato un grande schema di Ponzi, e questo è confermato anche dallo stesso Nouriel-Roubini: “Americani, guardiamoci allo specchio: Madoff, siamo noi, e il Signor Ponzi, siamo noi!”.

Avevo già indicato questo problema nell’articolo Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie) [NdT: Crisi sistemica – Le soluzioni (n°5: una costituzione per l’economia)] e affermavo che questo sistema, che funziona sul debito e l’appropriamento della maggior parte degli interessi da parte di pochi, col passare degli anni impone l’allargamento della base di credito. E, quando si cominciano a fare prestiti a persone che non possono rimborsarli (i poveri), il sistema sprofonda.

E sì che tutte le religioni hanno condannato (a volte con diverse sfumature) il prestito con interessi, perché lo consideravano amorale, cosa che troviamo nel versetto 275 della seconda sura del Corano: “Dio ha reso lecito il commercio e illecito l’interesse”.

Non dimentichiamo che il sistema attuale si basa sulla formula: debito = consumo = lavoro. Quindi, senza debito, nessun lavoro! Del resto è per questa ragione che gli stati sostengono a fondo perso le banche.

Robert H. Hemphill, responsabile di crediti alla Fed di Atlanta, aveva dichiarato: “Se le banche creano abbastanza denaro, prosperiamo; in caso contrario, sprofondiamo nella miseria”

Di fronte a un esponenziale del capitale accumulato, ci ritroviamo con un esponenziale del debito. Per esempio, per gli Stati Uniti, abbiamo un debito totale (pubblico e privato) di 52.859 miliardi di dollari, ossia 375% del PIL statunitense e più del PIL mondiale.

Bisogna inoltre ricordare che il debito porta alla schiavitù, come riassume Jean Baudrillard: “Con il credito torniamo a una situazione propriamente feudale (una frazione del lavoro dovuta in anticipo al signore), al lavoro asservito”.

Il sociologo Immanuel Wallerstein ha ragione quando afferma che: «Da trent’anni siamo entrati nella fase terminale del sistema capitalistico».

Ivan Illich uno dei primi pensatori dell’ecologia politica ha sviluppato la nozione (chiamata illichiana) di contro-produitività, che mostra che le imprese che raggiungono una grandezza critica instaurando una situazione di monopolio, finiscono col nuocere al funzionamento normale dell’economia.. Possiamo anche aggiungere che finiscono con l’appropriarsi del potere. Il 4 giugno 1943, il senatore Homer T. Bone dichiarava al Comitato del Senato americano per gli Affari Militari: «Farben era Hitler e Hitler era Farben»

Albert Einstein, nel maggio 1949, in un articolo comparso nella Monthly Review, riprendeva la stessa idea: «Il capitale privato tende a concentrarsi nelle mani di pochi, in parte a causa della competizione tra capitalisti e in parte perché lo sviluppo tecnologico e la divisione crescente del lavoro incoraggiano la formazione di unità di produzione più grandi a scapito di quelle più piccole. Il risultato di questi sviluppi è un’oligarchia di capitale privato, il cui potere esorbitante non può effettivamente essere controllato neanche da una società il cui sistema politico è democratico»

Oggi, 500 imprese transnazionali controllano il 52% del PIL mondiale e questo fa dire a Jean Ziegler (membro del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite) che andiamo verso «una rifeudalizzazione del mondo»

Eppure J. K. Galbraith, economista e consigliere dei presidenti Roosevelt e Kennedy ci aveva avvertiti:
«L’economia di mercato è spesso descritta come un’antica eredità. All’occorrenza, è una truffa, o più esattamente, un errore comunemente ammesso. Troppe persone studiano ancora l’economia su manuali che mantengono ancora i dogmi della produzione concorrenziale dei beni e dei servizi e della capacità di acquistare senza impedimenti. In realtà, possono esserci solo uno o pochi venditori abbastanza potenti e persuasivi a determinare ciò che le persone comprano, mangiano, bevono» (« Les nouveaux mensonges du capitalisme » (Le nuove menzogne del capitalismo » Pubblicato ne Le Nouvel Observateur (4/11/05), intervista di John Kenneth Galbraith a cura di François Armanet)

Quali sono le soluzioni? Non preoccupatevi, i nostri padroni han già previsto tutto. Per capire, bisogna sapere che la dialettica hegeliana è padroneggiata magistralmente. Abbiamo così la tesi, il capitalismo, l’antitesi, il comunismo, e infine la sintesi: un socialismo corporativo o social-fascismo (mondiale).

Voglio ricordare qui che Mussolini aveva dato la sua definizione del fascismo: “Il fascismo dovrebbe piuttosto essere chiamato corporativismo, poiché si tratta dell’integrazione dei poteri dello stato e dei poteri del mercato”. Ora, il corporativismo può essere assimilato a un’impresa criminale dato che, come afferma Howard Scott: “un criminale è una persona dagli istinti predatori che non ha abbastanza capitale per formare una corporazione” (Une constitution pour l’économie, pourquoi ?)

Può sembrare strano associare due principi opposti come socialismo e fascismo, ma Edgar Morin ci spiega ciò che egli chiama il principio dialettico:
“Esso unisce due principi o nozioni antagoniste, che in apparenza dovrebbero respingersi l’un l’altra, ma che sono indissociabili e indispensabili per capire una stessa realtà”.
Pensate sia impossibile? Ecco la mia analisi.

Conviene innanzitutto notare che tutti sparano sui cattivi banchieri (la tesi) e sostengono la nazionalizzazione delle banche (l’antitesi). Avremo quindi un FMI, una BRI e una banca mondiali (la sintesi) che controlleranno la futura moneta mondiale (i DSP che sostituiranno il dollaro: Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie)) e regoleranno il sistema. Ora, questi organismi sono controllati da una manciata di persone.

La crisi attuale avrà come conseguenza diretta la distruzione delle nazioni, perché le somme perse superano le capacità degli stati e i tassi di indebitamento vanno alle stelle. Si svilupperanno dappertutto dei poli continentali con strutture regionali: il glocale. Su questa questione ho tra l’altro condotto uno studio preciso: Crise systémique – Les solutions (n°4 : régions et monnaies complémentaires) (Crisi sistemica – Le soluzioni. N°4: regioni e monete complementari)

Il futuro è al « socialismo » disse Schumpeter, un socialismo senza schaivitù, ma con una libertà limitata. Si dovrebbe usare allora il termine esatto: socialfascismo e precisare che la libertà scomparirà se non ne facciamo nulla. In ogni caso, una dittatura fallirà.
Non dimentichiamo il principio « ologrammatico » di Edgar Morin: la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte, poiché tutte le forme di esistenza sono legate le une alle altre. Questa è tra l’altro la definizione esatta di ciò che Buddha, Jeschuth-notzerith (il vero nome di Gesù, ancora una bugia!) e Maometto hanno definito con la parola amore.

Fascismo e socialismo alla fin fine non sono altro che il riflesso della nostra dualità che ci spinge o verso gli altri, o verso il ripiegamento su sé stessi, l’egoismo e la violenza. È necessario quindi che cambiamo noi, se vogliamo cambiare il mondo; è quello che l’Islam chiama djihad, la cabala ebrea la lotta per lo zain (la lotta interiore) e che Bakunin riassume in poche parole: “Per rivoltarsi contro questa influenza che la società esercita su di lui, l’uomo deve, almeno in parte, rivoltarsi contro sé stesso”.

Gilles Bonafi è professore e analista eocnomico.

Titolo originale: ” Un système économique structurellement irrécupérable”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
20.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERANZANI

Pubblicato da Das schloss

  • anonimomatremendo

    “Fascismo e socialismo alla fin fine non sono altro che il riflesso della nostra dualità”.Adesso salta fuori che il colpevole é il maggiordomo,vuoi vedé.

    “Per rivoltarsi contro questa influenza che la società esercita su di lui, l’uomo deve, almeno in parte, rivoltarsi contro sé stesso”.E invece no,e´lui,sempre lui:l`”uomo”!

    cambiare”Noi” per cambiare il “Mondo”.grazie,adesso posso andare a dormire tranquillo.

  • Boero

    Posso essere d’accordo o meno su quest’analisi,perchè dice delle cose vere ma anche un pò ”retoriche”,per esempio sul prestare ad interesse.
    A dirla tutta io una soluzione ai problemi posti dall’articolo ce l’ho e non è neanche troppo difficile.
    Molti parlano per esempio di nazionalizzare le banche,ignorano che sposterebbero solo il problema.
    Quando Von Mises dice che bisogna abolire la riserva frazionale,non intende dire una cosa ”tecnica” che suona quantomeno strana,intende dire DI ABOLIRE LE BANCHE COSI’ COME SONO STATE CONCEPITE,OVVERO COME COLLETTORE DI DENARO CHE PRESTA I SOLDI ALTRUI ENTRO UNA QUOTA DEL 98% DEL CAPITALE DEPOSITATO.
    Non si tratta di alzarla ma di abolirla,PERCHE’ VORREI CHE FOSSE CHIARO A TUTTI MA SPECIALMENTE A CERTI PSEUDOESPERTI DI ECONOMIA CHE LA RISERVA FRAZIONARIA(CHIAMATA ANCHE MOLTIPLICATORE MONETARIO)CREA SEMPLICEMENTE DEBITO,TRAMITE IL MECCANISMO DEI PRESTITI INCROCIATI IN UNA MISURA CHE NON PUO’ ESSERE MATERIALMENTE RIPAGATA,APPUNTO PERCHE’ LA QUANTITA’ DI DENARO PRESENTE NEL SISTEMA BANCARIO E’ INFERIORE A QUELLA CHE IL SISTEMA BANCARIO CREA.
    Ovvero le banche americane prestano svariati trilioni di dollari,che poi il sistema cerca di restituire,ma che materialmente non può restituire,PERCHE’ NON ESISTONO SUFFICIENTI DOLLARI PER RIPAGARE QUEI PRESTITI.
    Da ciò si perviene a due situazioni,alla debt deflation,se la banca centrale non stampa dollari con cui ripagare il debito,all’inflazione se la banca centrale CREA ULTERIORE DENARO AFFINCHE’ SIA MATERIALMENTE POSSIBILE PAGARE I DEBITI,PERCHE’ NON E’ QUESTIONE DI CRISI O NON CRISI QUI MANCANO MATEMATICAMENTE I DOLLARI NECESSARI A PAGARE QUEL DEBITO,questa politica è stata chiamata con il termine anglosassone morbido QUANTITATIVE EASING.
    Come abbiamo potuto vedere LA RADICE DELLA CRISI NON E’ NEL ”CAPITALISMO” (NEOLOGISMO INTRODOTTO DA MARX CHE PER ALTRO SIGNIFICA TUTTO E NIENTE) MA NELLE BANCHE STESSE,NELLA LORO PRATICA DI PRESTARE NON GIA’ SOLDI CHE NON HANNO MA SOLDI CHE NON SONO LORO,SEMPLICEMENTE.
    E adesso veniamo alla soluzione vera e propria.
    C’è molta bagarre sul fatto che il peer to peer venga utilizzato per scaricare la musica,ma questo è niente rispetto a quando il peer to peer si diffonderà anche come mercato creditizio.
    Un esempio è https://www.boober.it/ sito dove chi vuole erogare o richiedere prestiti mette le proprie richieste online e aspetta che una controparte assecondi le sue richieste.
    Ora ciò sembrerà rischioso,è forse lo è,ma è questo il punto,che soltanto laddove voi prestate direttamente i vostri soldi vi rendete conto della pericolosità di ciò che state facendo,e in base a ciò fissate un tasso di interesse con la controparte che è proporzionale al rischio che state correndo,ALTROCHE’ BANCA CENTRALE CHE FISSA IL TASSO D’INTERESSE,QUI L’INTERESSE LO FISSATE E VOI E CASUALMENTE RARAMENTE LO METTERETE ALLO ZERO.
    iN SOSTANZA QUELLO CHE VI STO DICENDO E’ CHE LE BANCHE DOVREBBERO ESSERE SOSTITUITE DA AGENZIE DI INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA,ovvero agenzie o siti che si propongano di far incontrare un creditore a un debitore,e far sì che negozino un prestito.
    Cosa credete che mettere dei soldi ad una banca sia più sicuro che prestarli ad uno sconosciuto?
    No,assolutamente no,semplicemente in un caso il rischio è nascosto e salta fuori all’improvviso,nell’altro è palese fin dall’inizio quindi limita la creazione di debito ”insolvibile”.

  • lino-rossi

    se uno è anarcocapitalista, poveretto, non può fare diversamente: ha mises nella testa e non può assolutamente liberarsene.

  • Tonguessy

    Tutto vero, o quasi. La legge di Pareto prevede tanto gli attuali esuberi di forzalavoro (leggi disoccupazione) quanto la defenestrazione delle “inutili” zavorre (la torta viene spartita tra un numero sempre decrescente di elitisti), prova ne sia l’attuale status dei professori universitari (turnover con rapporto di 1 a 3, rimpiazzati da imprenditori e liberi professionisti nelle camere etc..). Il sistema capitalista si deve confrontare con i limiti di sistema, inutile sperare o credere che siano bypassabili da qualche scientismo matematico.
    Leggo però con stupore che «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley) fa una sintesi della nostra epoca: «Man mano che diminuisce la libertà economica e politica, in cambio la libertà sessuale tende a crescere».
    Se è uno scritto sarcastico mi sta bene. Sennò scrivere che le orge del premier sono il contraltare all’ondata di disoccupazione e licenziamenti mi fa semplicemente ridere. Si potrebbe anche dire che il tasso di disoccupazione va di pari passo con la creazione di siti porno, che la distanza che i politici mostrano nei confronti delle persone è inequivocabile segno di quanto tiri la lingerie e così via. Una volta ho letto un grafico che spiegava come gli attuali disastri ambientali potessero essere messi in relazione al declino numerico dei corsari.
    Volendo essere seri si potrebbe prendere in considerazione l’Orgone di W. Reich e la sua analisi sul rapporto schiavitù intellettuale/ schiavitù sessuale. La sua tesi è l’esatto opposto di quanto affermato nell’articolo

  • redme

    “Si potrebbe anche dire che il tasso di disoccupazione va di pari passo con la creazione di siti porno”………..ricordi il film ” il declino dell’impero americano” ?…mi sembra di ricordare che si rifacesse ad una tesi di Freud, secondo cui la liberazione dei costumi sessuali è direttamente proporzionale al declino di una società…….se togli l’aggettivo americano…..saluti

  • Tonguessy

    Credi che il bigottismo sia sinonimo di società forte e solida?

  • redme

    assolutamente no….dico solo che un tipo di società aggressiva come quella capitalista ha bisogno di rigide regole morali e repressione per essere vincente nella contesa fra capitalismi…e poi è solo una suggestione culturale affrontata da molti artisti, vedi le varie rappresentazioni della storia di caligola ed altri esempi che tu saprai certamente…..saluti

  • LucaV

    ma ancora parli di economia??? Non hai fondo proprio…che tristezza fai.

  • Coscienza_di_classe

    La nazionalizzazione di banche,industrie e proprieta’ private,accompagnate dall’abolizione del signoraggio bancario,sono
    l’unica soluzione a questa crisi devastante cui ci ha condotto il neo
    capitalismo selvaggio e globalizzato:in altre parole ci vuole il sano e vero socialismo reale.

  • LucaV

    Si come no…

  • Davide71

    Ciao a tutti:
    io capisco che uno possa scrivere queste cose 20 anni fa, quando i regimi socialisti est europei non davano segni esteriori di crepe.
    Ma adesso, che tutti quegli Stati si sono convertiti al libero mercato, che la Cina stessa ne ammette i benefici, che la crisi è soprattutto una CRISI FINANZIARIA di settori che non sono mai stati sottoposti realmente ad un regime di libero mercato…
    perchè volete abolire il libero mercato?
    Io capisco che per molti l’anarco capitalismo non sia una soluzione, ma perchè lo è il comunismo? Perchè l’anarco capitalismo è considerato “estremo” e il comunismo “normale”?
    Vi sembra normale che nessuno sia proprietario di nulla? Siamo nell’antico Egitto? Dobbiamo trasformare l’Italia in un gigantesco monastero?
    Possibile che nessuno riesca a capire che bisogna conservare un certo equilibrio e che attualmente il sistema economico è troppo pesantemente condizionato dall’intervento statale? In Italia assistiamo allo spettacolo penoso di milioni di persone che si attaccano alla tetta dei politici per avere benefici. Ma lo capite o no che NON E’ LO STATO CHE VI DA’ DA MANGIARE? Lo Stato è come la mafia; ruba i soldi a chi produce per darlo a chi non produce! Tutte le volte che andate a piangere dal politico di turno è come se diceste: “Ruba qualche cosetta di più anche per me!”