DI PAOLA PISI
Uruknet
Alcuni mesi fa un blog canadese
aveva diffuso per primo la falsa notizia dell’isolamento
internazionale dell'Iran da internet e per giorni, in maniera diluviale, i siti
"alternativi" si erano riempiti di articoli che gridavano al complotto
contro Teheran, al primo passo (il milionesimo "primo passo") della
guerra contro l’Iran, per arricchirsi in maniera metastatica di sempre più
fantasiosi particolari (si è voluto bloccare la borsa petrolifero iraniana, che
distruggerà per sempre il dollaro, e via di scemenza in scemenza). Sarebbe
bastato un minuto per controllare se l’Iran era isolato davvero: naturalmente non lo
era, le linee internet funzionavano senza problemi, come hanno confermato le autorità
iraniane, perché la Repubblica Islamica dell’Iran utilizza cavi diversi da
quelli tranciati.
Era importante? Era emblematico, per due motivi.
Il primo è che la patacca ha potuto attecchire e trovare spazio anche in un’informazione che si vorrebbe seria e antimperialista perché da anni si va avanti a rilanciare il falso scoop, il sensazionalismo, il singolo episodio eclatante, con una ricezione acritica di qualsiasi notizia venga diffusa ad arte, senza alcun controllo sulle fonti: l’importante è che la notizia, vera o falsa che sia, risulti clamorosa e possa essere sfruttata in senso cospirazionistico. E in questo modo molta informazione alternativa diventa, a volte inconsapevolmente, disinformazione
Il secondo è che la bufala dell’isolamento internet iraniano costituiva l'allora ultimo esempio di una serie di false notizie, presunte rivelazioni che mai si avverano, sedicenti indiscrezioni in realtà inventate dalla prima all'ultima parola, che da cinque anni stanno riempiendo la stampa alternativa (e nell'ultimo anno anche molti media ufficiali), per far credere all'opinione pubblica che Bush (o Israele, o entrambi) stia per scatenare un terrificante attacco, magari atomico, contro l'Iran. Quello della guerra contro l'Iran è stato in grande tema disinformativo dell'ultimo lustro: giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, incessantemente la dis-informazione alternativa (almeno quella anglofona) ci ha martellato quotidianamente con l'imminente, anzi già iniziato, olocausto nucleare iraniano, tutti a lutto preventivo per il futuro genocidio persiano, e del tutto indifferenti davanti ai genocidi e alle guerre reali in Iraq e Afghanistan. Ci sono siti, come il canadese Globalresearch, che di fatto sono dedicati quasi esclusivamente a sfornare falsi scoop sull'attacco all'Iran: il resto è solo contorno del piatto forte.
Ovviamente, non intendo dire che chiunque ritenga che a breve-medio gli USA (o Israele) attaccheranno l’Iran faccia disinformazione (e tantomeno che la faccia volontariamente): le tensioni USA(e Israele)-Iran sono innegabili e vi è un motivo di reale e grave conflitto fra USA-Israele e la Repubblica islamica dell’Iran. E cioè il nucleare iraniano, che, anche se presumibilmente a scopi civili, doterebbe Teheran di una tecnologia in grado di costruire armi atomiche: ma un'analisi dei dati dovrebbe, appunto, tenere in conto anche di tutti gli altri fattori che rendono quantomeno inverosimile un attacco contro la Persia, prima di tutto il fatto che gli USA hanno consapevolmente consegnato a l’Iraq a un gruppo di politici settari sciiti, importati dagli occupanti in Iraq direttamente da Teheran. Risulta assai difficile pensare che se gli USA avessero pianificato dopo quella irachena una guerra iraniana non avrebbero trovato di meglio che regalare in via preventiva la Mesopotamia a un gruppo di sanguinari seguaci di Khomeini, i quali per di più godono tuttora del sostegno incondizionato di Bush. Inoltre gli USA non hanno sufficienti truppe da mandare in Afghanistan, dove la NATO sta platealmente perdendo la guerra contro la resistenza nazionale guidata dal Mullah Mohammad Omar: con quali soldati invaderebbero l'Iran? Il problema tecnico secondo me è secondario, perché in ogni caso manca qualsiasi volontà da parte USA di attaccare la Persia, ma chi invece crede che l'America stia per iniziare una guerra contro gli ayatollah persiani dovrebbe pure porsi anche un minimo problema sulla fattibilità della stessa. E poi qualcuno crede seriamente che il Congresso voterebbe, durante una campagna elettorale, a favore di una nuova guerra, mentre gli USA ne stanno perdendo un'altra in Afghanistan? Anche un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani sembra, al momento, altamente improbabile: forse, se, come tutti i sondaggi lasciano prevedere, il Likud vincerà le prossime elezioni nello stato sionista, le possibilità aumenterebbero lievemente, ma pare difficile, se non impossibile, che Israele possa agire, in un campo di tale rilievo, in maniera opposta ai voleri USA. Aggiungo che un altro argomento mostra che una guerra contro l'Iran (o un attacco agli impianti nucleari persiani) è allo stato quasi impossibile. E cioè che se gli USA e/o Israele avessero avuto l'intenzione di' attaccare la Persia lo avrebbero già fatto, e da un pezzo: non avrebbero certo aspettato che l'Iran, anche grazie al gentile dono dell'Iraq da parte degli USA, si rafforzasse, che la corsa al nucleare (a scopi civili, come è probabile, o militari, non importa) procedessero fino a questo punto, e soprattutto che il petrolio, anche grazie a questo chiacchiericcio infernale sulla guerra prossima ventura, arrivasse vicino ai 150 dollari al barile, rendendo a questo punto catastrofico, al di là dell'esito militare, un attacco contro Teheran, viste le immediate e disastrose ripercussioni economiche. E' chiaro che le cose potranno cambiare in futuro, a causa di eventi attualmente imprevedibili, ma allo stato tutto fa pensare che non vi sarà alcuna altra guerra nel golfo. E davvero spero di non sbagliarmi.
In ogni caso, la dis-informazione alternativa anglofona non si è posta né questi, né altri interrogativi, appunto perché per cinque interminabili anni si è andati avanti, nel 99% dei casi (percentuale prudente), a battere senza un minuto di respiro il tamburo della guerra contro l’Iran non sulla base di analisi dell'espansione imperialista, o della situazione mediorientale, e spesso senza neppure specificare i motivi che avrebbero dovuto portare a una guerra, ma fondandosi su presunte rivelazioni anonime di "fonti sicure" – tutte platealmente in contrasto l’una con l’altra, e tutte smentite dai fatti -, su date certe dell’attacco, che venivano sostituite appena quella precedente era superata dal calendario (spesso fatte circolare da Debka file, sito legato al Mossad) e su notizie semplicemente false. Ogni evento è stato letto come l’inizio della guerra che non c’è: Israele bombarda un presunto sito nucleare siriano (che nucleare non era)? E’ ovvio, si prepara a bombardare l’Iran. Un pesante battibecco nel golfo di Hormuz, gonfiato ad arte dal Pentagono, diventa il nuovo Tonchino. All’infinito, senza un attimo di pausa. Appena il precedente "primo passo" della guerra viene dimenticato (solitamente accade in poche ore) o l’ennesima attendibilissima rivelazione anonima ai vari Scott Ritter e Seymour Hersh si rivela non così attendibile, si passa a quella successiva, all’infinito e senza la minima vergogna. Ci è toccato perfino leggere a profusione che un B-52 USA levatosi in volo per errore con un carico nucleare stava andando a bombardare Teheran – dal Dakota e da solo – ed è stato bloccato da una misteriosa "rivolta dei generali" contro Cheney, nota solo a quattro buffoni dei siti "alternativi", cui è stata rivelata dalle solite attendibilissime fonti anonime. Per quattro anni siamo stati tediati dalla storia della prossima borsa petrolifera iraniana, che avrebbe dovuto - a dispetto di ogni logica economica - distruggere il dollaro a vantaggio dell'euro e pertanto sarebbe stata l'ennesima causa scatenate della guerra: bene, ora la borsa petrolifera iraniana ha aperto nell'indifferenza del mondo e, nel silenzio imbarazzato degli stessi disinformatori che per quattro anno avevano urlato a tutti polmoni che la borsa persiana avrebbe segnato insieme la fine del dollaro e l'inizio dell'aggressione USA. In realtà il dollaro ha 10.000 motivi di preoccupazione, ma fra questi non rientra la borsa dell'isola di Kish, dove per di più le transazioni non avvengono in euro, come giuravano i grandi analisti economici "alternativi", ma soprattutto in rial: e forse perfino un Mike Whitney non riesce ancora a trovare il coraggio di scrivere che il rial iraniano mette in pericolo la supremazia del dollaro e che qualche anno sarà la moneta principale delle transazioni internazionali, tanto più che l'Iran è forse l'unico paese al mondo ad avere un'economia ben più disastrata di quella americana.
Il problema dei rapporti USA-Iran non viene affrontato con un metodo analitico, bensì divinatorio-oracolare: e chi ci sta vendendo questo veleno da 5 anni viene accolto con un fideismo quasi religioso. Ultimamente poi si è raggiunto il parossismo: la presidenza Bush sta per finire, e ai mullah non è stato torto neanche un capello. E allora le rivelazioni, i rumor, le profezie si accavallano in un crescendo wagneriano: Bush bombarderà l'Iran in agosto, me l'ha detto un anonimo; no lo bombarda in novembre, me l'ha detto un altro anonimo più attendibile; no lo bombarda Israele entro la fine dell'anno, l'ha confermato un terzo anonimo, ancora più attendibile degli due altri anonimi. Qualche audace - terrorizzato all'idea che fra qualche mese la pacchia finisca - mette già le mani avanti: sarà Obama - O B A M A ! - a bombardare l'Iran.
I profeti della guerra contro l'Iran possono essere in buona fede? Ovvio che no. Alcuni lo saranno anche - in particolare i più stupidi e quelli che hanno raggiunto la cordata negli ultimi tempi - , ma certo non lo può essere chi da 5 anni ci propina false rivelazioni ricevute da inesistenti e sicurissimi informatori anonimi. Certo non lo può essere uno Scott Ritter, che da almeno tre anni instancabilmente millanta che fonti ultra-affidabili - e rigorosamente non menzionabili - gli fornirebbero indiscrezioni certe, certissime, doc, su inizio e modalità delle guerre persiane, con profusione di dettagli. E appena l'ultima vaticinio viene smentito dagli eventi, questo cialtrone parte con la profezia successiva, e perfettamente in contraddizione con quella precedente. Certo non lo può essere Seymour Hersh, che qualche giorno fa ha rivelato l'ennesima "operazione coperta" USA contro l'Iran (aveva cominciato due anni fa, a inventarsi le operazioni coperte, e continua monotonamente a ripetere il suo verso, citando come sempre alcune decine di "fonti anonime", per di più sempre preso seriamente dai media ufficiali, che si guardano bene dal ricordare le cantonate precedenti del grande giornalista investigativo). Certo non lo può essere Ray McGovern, prodigo da anni sui particolari dell'attacco all'Iran, di cui ci ha fornito innumerevoli date e scenari, naturalmente tutti diversi e tutti rivelati da fonti che non possono essere nominate. Certo non possono esserlo i tanti siti dedicati alla guerra che non c'è: possibile che dopo cinque anni che postano senza un attimo di sosta false indiscrezioni, previsioni tutte sbagliate, oracoli contraddetti dai fatti, non gli sia sorto almeno qualche dubbio sulla qualità dei loro "informatori anonimi", se mai per caso esistono? Quello che più sconcerta comunque è la credulità dei loro lettori. E poi qualcuno si meraviglia che la gente creda alle menzogne di Bush. Naturalmente non sto dicendo che tutti i siti di informazione alternativa che giorno dopo giorno ci hanno sommerso solo di oracoli sulla guerre persiane e di lodi alla gloria dei mullah di Teheran siano al servizio di oscuri poteri: la maggior parte lo ha fatto per puro conformismo, per seguire la corrente, per ammannire ai lettori quello che questi volevano leggere, senza neppure chiedersi se quanti andavano pubblicando fosse vero o falso. Il che, forse, è anche peggio.
In generale però la psy-op sull''attacco all'Iran è un’operazione niente affatto innocente, motivata da diverse ragioni, non ultima, evidentemente, la speculazione petrolifera e borsistica. Da quando le false rivelazioni sull'"inevitabile" guerra contro la Persia sono passate dall'informazione alternativa alle prime pagine dei media ufficiali, ad ogni nuovo scoop e ad ogni rivelazione di fonti "che non possono essere nominate" fa seguito un ulteriore aumento del petrolio e un crollo borsistico. Ovviamente, ogni giorno il regime di Teheran getta alcune tonnellate di benzina sul fuoco, minacciando ritorsioni apocalittiche per bombardamenti che i mullah sanno benissimo non verranno mai (ovviamente, a meno che non presumiamo che l'Iran sia governato da pazzi, in senso tecnico, se il governo persiano temesse davvero una guerra cercherebbe di allentare la tensione, non di fomentarla in tutti i modi possibili), addirittura arrivando a costruire "centinaia di migliaia" di tombe per i futuri invasori, testando con mega strombazzamenti pubblicitari missili che "possono raggiungere Tel Aviv" e in realtà taroccati col photoshop, giurando di avere centinaia di missili già puntati su "obiettivi predeterminati" e pronti per essere lanciati (sia ben chiaro, l'Iran ha il pieno diritto di sperimentare tutti i missili, veri e photoshoppati, che vuole, ma le dichiarazioni che accompagnano i presunti war games persiani non sono certo fatte per rasserenare il clima), inventandosi financo improbabili tentativi di rapimento e assassinio di Ahmadinejad. Il tutto, mentre i governanti iraniani mandanoappunto in giro per il mondo immagini malamente alterate digitalmente dei loro invincibili armamenti. Naturalmente lo scopo iraniano non è certo quello di terrorizzare l'Occidente per la presunta capacità distruttiva dei missili grossolanamente creati al computer e "già puntati" contro grandi e piccoli Satana o con l'arma segreta persiana, il photoshop, ma di far credere che un attacco USA-Israele all'Iran sia probabile e così alimentare costantemente la tensione, al fine di creare all'interno del paese un clima di assedio che possa far diminuire l'impatto della catastrofe economica iraniana, e da un lato ricompattare il paese, dall'altro creare una nuova scusa per l'aumento della repressione contro qualsiasi potenziale vero o presunto oppositore. Soprattutto, l'Iran sa perfettamente che la sfida verbale con USA e Israele ne accresce di minuto in minuto popolarità e prestigio in quel mondo arabo che costituisce il reale oggetto delle sue mire egemoniche. Nel contempo, la propaganda persiana serve ad alzare il prezzo del petrolio, far crollare ulteriormente le borse, determinando per questi motivi - e non certo per la paura delle ritorsioni e/o minacce belliche del photoshop persiano - un vero e proprio panico nel Grande Satana e nei suoi alleati. Con il conseguente effetto di poter alzare il prezzo in future trattative USA-Iran nel dopo-Bush. A questo punto è ovvio che gli abitanti degli USA preferirebbero qualsiasi soluzione a favore dell'Iran che un petrolio a 200 dollari al barile (per arrivare al quale non c'è bisogno di alcuna guerra: basta che l'Iran e i battitori occidentali dei tamburi bellici continuino a far credere che la guerra è dietro l'angolo). Che l'Iran faccia i propri interessi, e lo faccia nel modo più sfacciato, nulla di male: che l'economia mondiale riceva il colpo di grazia da questa indecente psy-op non può, e non deve, preoccupare il regime dei mullah, tanto più che la loro, di economie, non ha davvero più nulla da perdere. Infinitamente più esecrabile è che invece continuino a spargere menzogne su un imminente attacco contro la Persia sedicenti giornalisti occidentali, senza i quali tutta la minacciosa e vagamente clownesca propaganda iraniana avrebbe il peso che dovrebbe avere, e cioè zero. Naturalmente ad alimentare la psy-op delle guerre persiane da parte dei media ufficiali occidentali vi è anche parecchio altro oltre alla speculazione petrolifera (rassicurare gli alleati arabi degli USA, prima di tutto i sempre più inviperiti sauditi, che Bush sta facendo qualcosa per bloccare l'egemonia iraniana in Medio Oriente, dopo averla determinata; far dimenticare agli elettori che gli USA hanno fatto una guerre genocida per consegnare di fatto l'Iraq all'Iran, sostituendo un regime laico con una teocrazia sciita filo-khomeinista; esercitare pressioni sull'Iran perché fermi il progetto nucleare; presumibilmente anche spianare la via a un futuro accordo fra i prossimi presidenti degli USA e dell'Iran - con ogni verosimiglianza Obama e Larijani -, accordo che dovrà apparire agli occhi degli americani come il male minore rispetto al collasso economico che farebbe seguito a una nuova guerra in aree petrolifere, e parecchio altro).
Per quanto riguarda però i siti e i movimenti cosiddetti contro la guerra e la dis-informazione alternativa, che certo non hanno il potere di provocare scossoni borsistici, i motivi di questi cinque anni di maniacale propaganda sulla guerra contro l'Iran sono altri, e spesso anche più ignobili. Certamente le migliaia e migliaia di articoli pubblicati dai media "alternativi" hanno avuto anche l'ovvia funzione di preparare la strada al lancio della "notizia" della possibile nuova guerra sulla stampa ufficiale: ma una delle ragioni di questo fanatico martellamento di tamburi da parte di chi teoricamente dovrebbe denunciare i crimini VERI dell'imperialismo, è che la ipotetica guerra contro l'Iran è servita perfettamente allo scopo di far dimenticare e passare sotto silenzio le guerre, i massacri e i genocidi reali . Come ha detto più volte Scott Ritter, fra l'entusiasmo dei buffoni "anti-war" e dei siti alternativi, la guerra contro l'Iraq è "un evento minore" se comparata alle future guerre persiane. Quando ha cominciato a dirlo, i morti iracheni erano 100.000, ora sono ben più di un milione. Cui si aggiungono milioni di feriti, mutilati, orfani, e quasi cinque milioni di profughi. Cosa volete che siano? niente, "un evento minore", una quisquiglia rispetto ai futuri morti iraniani. Di quelli, e di quelli soltanto, dobbiamo preoccuparci, per quelli dobbiamo piangere, lamentarci come prefiche, indignarci, indire manifestazioni: i morti iracheni - per non parlare di quelli afghani - possono tranquillamente andare all'inferno, insieme con i rifugiati alla disperazione, alle bambine costrette a prostituirsi, ai bambini torturati. L'Iraq - come ha scritto Ritter - dovrà aspettare: ora dobbiamo occuparci delle cose serie, dell'Iran. E questo sconcio è stato pubblicato praticamente da tutti i siti contro la guerra e di "sinistra", come se non sapessero che nessun movimento contro la guerra e tantomeno i siti "alternativi" hanno mai fermato alcuna impresa bellica: l'unico scopo che ci si può seriamente prefiggere è quello di fare informazione, di far conoscere alla gente quello che succede davvero. E invece si proclama, senza alcun pudore, che l'informazione sulla realtà deve scomparire per cedere il passo ai vaticini su un improbabile futuro. E naturalmente non lo si è solo detto, ma lo si è anche fatto: ormai una metà (stima prudentissima) degli articoli pubblicati dall'"informazione alternativa" ha un unico maniacale argomento: "domani gli USA, o Israele, o tutti e due, attaccheranno l'Iran", con annessa descrizione di conseguenze catastrofiche. Anzi, attualmente, ad essere gettonatissimi sono proprio gli scenari apocalittici che faranno seguito ai bombardamenti che non ci saranno. Le guerre e i crimini veri? scomparsi completamente. Qualche lieve sussulto si ha solo nel caso di attacchi USA contro sadristi: in questo caso, perfino i siti alternativi deplorano, forse perché i seguaci di Sadr ricevono una qualche luce riflessa dalla casa madre persiana: altrimenti, silenzio plumbeo. Gli USA possono massacrare, distruggere, torturare uomini donne e bambini in Iraq e Afghanistan, e non una parola, men che mai una anche timida protesta, da parte degli attivisti anti-war: mica si può star dietro a tutto, e le lacrime sono già state versate tutte per i morti virtuali iraniani. Per quelli reali non ne è rimasta neanche una. Premesso che ovviamente mi opporrei in ogni modo possibile ad una guerra contro l'Iran (e contro qualsiasi altro paese), mi pare evidente che oscurare i genocidi e le guerre in atto per occuparsi in modo esclusivo e parossistico solo di improbabili eventi futuri non possa che fare il gioco dell' imperialismo. Come se durante la guerra in Vietnam i movimenti anti-war avessero urlato per anni: "Chissenefrega del Vietnam! Gli USA presto bombarderanno le isole Tonga, ce l'hanno detto gli anonimi: questo è quello che conta, altro che il Vietnam! I vietnamiti crepano? Pazienza, tanto mica sono immortali, pensiamo piuttosto ai poveri tonghesi che verranno inceneriti, che tragedia!".
Come conseguenza di questo quinquennale incessante frastuono sulla imminente guerra contro l'Iran, il regime di Teheran è stato promosso a campione del progresso e dell'antimperialismo. Le sedicenti sinistre (in tutti i sensi) idolatrano la teocrazia persiana, i professionisti dei cosiddetti movimenti contro la guerra sono sdraiati ai piedi di Ahamdinejad e Khamenei, ogni notizia che potrebbe apparire anche lievemente critica nei confronti dei mullah viene pubblicata dai siti alternativi con a fianco la scritta: "war pimp alert": se non esalta la grandezza dei teocrati di Teheran deve essere falsa per forza. Nel contempo, una delle principali fonti di un'informazione che davvero non aveva bisogno di ulteriori disgrazie è diventato il sito di propaganda iraniano Press TV, che mediamente pubblica una notizia attendibile su tre (ma chissà perché ad essere ripostate all'infinito sono le altre due). E non sto parlando solo dei movimenti anti-guerra britannici, tipo Socialist Worker o Stop the war, che ha vietato ogni anche blanda critica al regime iraniano (come è noto, Stop the war ha espulso i movimenti antimperialisti e di sinistra contro la guerra all'Iran, perché critici nei confronti della teocrazia khomeinista) o a un uomo davvero per tutte le stagioni - piene e mezze - come George Galloway, che di fatto difende la pubblica impiccagione di adolescenti gay nelle piazze persiane, ma anche della cosiddetta sinistra USA, anche se sicuramente meno esaltata rispetto al fanatismo khomeinista dei colleghi inglesi. La logica sottesa è più o meno questa: dato che gli imperialisti USA bombarderanno l'Iran, il regime di Teheran è un bastione dell'antimperialismo, e se qualcuno osa balbettare che lapidazione di adulteri, impiccagione di bloggers , gay e bevitori di alcool, carcere e nerbate per aver portato a spasso un cane, animale impuro, forse sono un tantinello eccessive, sicuramente è un servo di Bush.
Chissà perché la regola aurea secondo cui i – veri o presunti (in particolare i presunti) - avversari degli USA devono essere al di sopra di ogni critica, pena l’essere tacciati di filo-imperialismo dal magnifico movimento antiwar, non ha funzionato in solo due casi, quando invece i governi di due paesi avversi agli USA sono stati oggetto di una campagna demonizzante da parte degli stessi attivisti anti-guerra, e cioè l’Iraq e l’Afghanistan. Precisamente gli unici due paesi davvero aggrediti dagli USA: sia ben chiaro, è solo una coincidenza, mai mi permetterei di pensare che la stragrande maggioranza del movimento antiwar sia una quinta colonna dell’imperialismo. Anzi, in assoluta e totale buona fede, i signori "anti-war" si sono prodotti in una riscrittura della storia, cancellando con un tratto di penna gli aiuti di Israele all'Iran durante la guerra con l'Iraq e l'intero Iran-Contra, e inventandosi un Saddam servo degli USA, che avrebbe attaccato la Persia per ordine di Washington: la dimostrazione che il presidente iracheno era un fantoccio della CIA sarebbe una foto di Saddam che stringe la mano e Rumsfeld, invece di sputargli in faccia come si usa in queste occasioni, foto che ripostata all'infinito dai magnifici media alternativi ha preso il posto di prove altrimenti inesistenti. Dunque, secondo questa ignobile propaganda, prezzolata a monte e deficiente a valle, gli USA avrebbero da sempre voluto attaccare l'Iran, prima usando Saddam e fra poco (fra poco da 5 anni) direttamente. Che nel frattempo abbiano attaccato l'Iraq e l'Afghanistan - e cioè proprio i peggiori nemici di Teheran -, importato direttamente dall'Iran i settari pupazzi messi al potere a Baghdad, avallato e promosso in Iraq la pulizia etnica di chiunque - sunnita, cristiano e sciita - si opponesse all'egemonia persiana, e alla fine consegnato il loro "alleato" Saddam ai pupazzi filo-persiani perché venisse linciato dal Mahdi army e da Moqtada al Sadr in persona, alla presenza del Gran Cerimoniere, l'ambasciatore iraniano, e molto altro, sono dettagli che non devono neppure essere presi in considerazione. Gli USA hanno sempre voluto attaccare Teheran, grande bastione antimperialista, e ora lo faranno. I fatti, compagni, non contano.
Onde evitare fraintendimenti, ripeto che sono assolutamente contraria non solo a qualsiasi tipo di azione aggressiva nei confronto dell'Iran (e di ogni altro paese), ma anche ad eventuali tentativi da parte di stati stranieri di ottenere un cambiamento di regime in Iran: e questo non perché la reazionaria teocrazia khomeinista mi piaccia - non mi piace proprio per niente - ma perché l'unica cosa ancora peggiore del khomeinismo sarebbe un governo apertamente filo-USA. E in ogni caso i paesi occidentali non hanno alcuna legittimità né politica né morale per criticare chicchessia, figuriamoci per provocare sconquassi politici: devono essere le forze progressiste e antimperialiste iraniane a liberare l'Iran dal giogo teocratico. Semplicemente, non credo che nessuno, in Occidente, voglia né bombardare la Persia, né cercare di destituire il regime degli ayatollah.
Precisato questo, va detto a chiare lettere che, a differenza di quanto sostengono alcune allegre sinistre, l'Iran non è un paese antimperialista. Non basta fare sgangherati proclami verbali contro gli USA e contro Israele per essere antimperialisti: altrimenti, con questo criterio, anche Forza Nuova e Roberto Fiore (non a caso grandi amici del governo di Teheran) sarebbero campioni del progresso. L'Iran è un paese capitalista, dove qualsiasi forza progressista e di sinistra e i movimenti dei lavoratori sono soggetti ad una feroce repressione. Oltretutto il regime iraniano sta portando avanti un programma di privatizzazioni che davvero solo Chossudovsky può presentare, in un articolo ai confini della realtà e oltre, come uno schiaffo all'imperialismo e al capitalismo (naturalmente, come sanno anche i sassi, in qualsiasi altro paese del mondo accade il perfetto contrario, e le privatizzazioni favoriscono il più sconcio capitalismo, specie se, come in Iran, aprono a multinazionali straniere. Ma in Persia succede così: prima si guarda cosa fanno i mullah, poi ci si industria disperatamente a mostrare che come sempre hanno agito per il meglio). Soprattutto l'Iran ha attivamente aiutato le criminali guerre di aggressione USA contro l'Afghanistan e contro l'Iraq. L'Iran ha collaborato con gli USA nel produrre falsa documentazione sulle inesistenti armi di distruzione di massa irachene, non solo grazie al doppio agente Iran/CIA Ahmed Chalabi - grande amico di un altro idolo delle sinistre nostrane, il genocida Moqtada al Sadr, e attualmente, come il compare, in visita presso la casa madre persiana -, ma anche aiutando galantuomini come Michael Leeden a costruire falsi dossier contro l'Iraq, con la gentile collaborazione del SISMI (naturalmente ora gli USA pretendono di essere stati "ingannati" dagli agenti iraniani che li volevano spingere verso la guerra contro Saddam, una delle tante pietose menzogne dell'amministrazione Bush). Le Badr brigades, create e addestrate dall'Iran, sono rientrate in Iraq con i carri armati USA, e hanno iniziato immediatamente un'opera di massacro e pulizia etnica, in stretta collaborazione con gli occupanti USA. Tutte le milizie filo-iraniane, braccio armato dei vari partiti del governo fantoccio filo-khomeinista installato dagli americani, non solo hanno combattuto attivamente contro la resistenza irachena, ma hanno provveduto a ripulire l'Iraq di chiunque fosse sospettato della pur vaga simpatia per la resistenza (oltre che di sunniti, cristiani, sciiti laici, palestinesi, donne senza velo o con velo non sufficientemente pesante, gay, barbieri, rom, venditori d'alcool, e sicuramente dimentico qualche altra categoria), ovviamente non solo nella più totale impunità, ma con la a volte tacita a volte attiva collaborazione degli USA. L'Iran sostiene con tutte le sue forze sia in Iran che in Afghanistan i governi fantoccio messi al potere dagli USA e naturalmente osteggia le resistenze nazionali ("terroristi", secondo Teheran) in entrambi i paesi.
E qui arriviamo a un'altra delle conseguenze (casuali, per carità) della forsennata campagna quinquennale sulla "inevitabile, imminente, anzi già cominciata" guerra contro l'Iran, e cioè togliere quel barlume di supporto che qualcuno ancora dava alla resistenza irachena (per quanto riguarda quella afghana il problema non si è mai posto: i paladini della libertà occidentali hanno sempre osteggiato la lotta di liberazione del popolo afghano). Visto che il regime iraniano bolla la resistenza irachena come "terroristi saddamiti" (salvo poi definire "resistenza" gli squadroni della morte di Moqtada al-Sadr, ora apparentemente caduto in disgrazia), e che la resistenza irachena si ostina da sempre a parlare di una doppia occupazione del paese, USA-Iran, vorrà dire che la resistenza sbaglia, pare chiaro. Perfino Maliki, Hakim e gli altri fantocci importati dagli USA hanno goduto presso la stampa alternativa di una qualche luce riflessa dallo splendente sole persiano che li illuminava.
E' chiaro che non sto dicendo che USA e Iran siano alleati, e che alla sera Bush e Ahmadinejad si telefonino e, dopo essersi scambiati effusioni amorose verbali, dicano: "Hai visto, amore mio, li abbiamo fatti fessi tutti anche oggi!". Tutt'altro. Si tratta di una convergenza di interessi: l'Iran ha aiutato gli USA a preparare e a compiere le proprie guerre genocide perché queste facevano anche l'interesse persiano. Ma il risultato non cambia: e i paesi antimperialisti queste cose non le fanno. Qualcuno mi può gentilmente spiegare perché sarebbe antimperialista la politica iraniana? Perché - dopo la totale distruzione dell'Iraq - ora ci sono tensioni con gli USA nella spartizione del bottino iracheno, e sia americani che persiani stanno tentando di strattonare il criminale "governo" iracheno, davvero servo di due padroni? Perché l'Iran vuole arricchire l'uranio a scopi civili e gli USA sospettano (o dicono di sospettare) che non siano civili affatto? Ovviamente l'Iran ha tutto il diritto di costruire centrali nucleari, ma non riesco a capire perché i medesimi soggetti politici sostengano che l'energia nucleare sia più o meno demoniaca se prodotta in occidente e angelica se prodotta in Iran, paese che peraltro naviga su un mare di petrolio. Ripeto, la volontà iraniana di dotarsi di centrali nucleari è pienamente legittima, ma non vi è nulla di antimperialista in una centrale nucleare (e neanche in un eventuale bomba atomica).
Oltre ai continui minacciosi proclami contro Grandi e Piccoli Satana, con tutta la buona volontà del mondo si può citare solo l'aiuto economico dato dall'Iran a Hamas (quello militare è stato più volte smentito dallo stesso Hamas, quindi sospendo il giudizio), questo sicuramente autentico. Certo ci si può interrogare quanto tale aiuto sia dovuto ad un reale amore per la causa palestinese e non al desiderio da parte dell'Iran di promuovere il proprio ruolo di unico nemico del sionismo e di avere un altro alleato nel tentativo di stabilire un'egemonia mediorientale: l'amore dell'Iran per i palestinesi parrebbe, così a occhio, smentito dallo sterminio dei palestinesi in Iraq da parte delle milizie filoiraniane (con tanto di esplicita faida) [1]. E non si dica che i palestinesi in Iraq sono stati torturati e massacrati non in quanto palestinesi, ma perché precedentemente protetti dal governo di Saddam Hussein: questo lo so da me, ma li hanno torturati e massacrati ugualmente, uomini, donne e bambini, nell'assordante silenzio di tutti i paladini della causa palestinese. Un palestinese morto conta solo se lo uccidono gli israeliani: se invece hanno il cattivo gusto di farsi trucidare dai "buoni", che i palestinesi crepino pure. E comunque i soldi dati ad Hamas non bastano di sicuro a rendere l'Iran un baluardo antimperialista. Aiuti economici alla Palestina, Hamas compreso, li ha sempre dati anche l'Arabia saudita, ma certo nessuno si è giustamente sognato per questo di dire che la reazionaria monarchia saudita era un baluardo contro l'imperialismo.
In realtà, a provare che l'Iran sarebbe una grande potenza antimperialista, a dispetto di qualsiasi dato e di qualsiasi seria analisi, è appunto autoreferenzialmente proprio la guerra che Bush vorrebbe, secondo la propaganda anti-war, muovere all'Iran: prima di grida a squarciagola che gli USA (e/o Israele) bombarderanno domani i mullah, e poi si dice che per questo motivo i mullah sono i campioni della libertà. Naturalmente, questa logica perversa ha portato a sottrarre qualsiasi supporto alle reali forze antimperialiste del mondo medio e centro-orientale (non solo ai movimenti nazionali di resistenza afghano e iracheno, ma anche alle sinistre arabe, per non parlare di quelle iraniane, addirittura espulse dai movimenti anti-war perché si permettevano di criticare la teocrazia di Teheran). E quel che è peggio è che questa apparentemente necessaria divisione in due dello schieramento politico e ideologico - o con i khomeinisti o con i sionisti, tertium non datur - ormai si riflette tragicamente anche sul mondo arabo, dove, una volta distrutto l'ultimo bastione del socialismo arabo, l'Iraq baathista, pare non ci sia alternativa fra Teheran e i suoi satelliti da una parte o USA e Israele dall'altra, cancellando così qualsiasi progetto di un autentica lotta di liberazione dal modo arabo. L'unica scelta possibile (a tutti i livelli, informativo compreso: ormai Aljazeera è filoiraniana e Alarabiya filo-USA) sembra essere fra due blocchi entrambi reazionari ed entrambi desiderosi di sottomettere alla propria egemonia regionale i paesi arabi. Ovviamente l'imperialismo sionista USA/Israele è infinitamente peggiore, più potente e più pericoloso del tentativo espansionista iraniano, ma questo non migliora di una virgola la qualità del regime khomeinista, tanto più che a essere meno peggio degli USA e di Israele ci vuole davvero poco. E soprattutto si tratta di un'alternativa falsa, perché nell'opposizione fra USA e Iran non vi è nulla di strutturale, come la collaborazione fra i due paesi nelle guerre di aggressione contro Afghanistan e Iraq ha ampiamente mostrato. Fra paesi capitalisti e reazionari un accordo si può sempre trovare, e con ogni probabilità, dopo le presidenze di Bush e Ahmadinejad si troverà, ovviamente sulla pelle del mondo arabo, probabilmente Palestina compresa (naturalmente, se e quando un qualche accordo USA-Iran si farà, i profeti della guerra prossima ventura non diranno mai che si erano sbagliati, Dio scampi: ci assicureranno che alla fine gli USA e Israele si sono dovuti piegare davanti alle invincibili armi photoshoppate dell'Iran, che, come Ahmadinejad ci assicura, è la prima superpotenza del mondo). E senza un lustro di propaganda sulla guerre persiane prossime venture, con annessa continua glorificazione della teocrazia di Teheran, tutto ciò sarebbe stato evidente anche un cieco, se si fosse guardato ai fatti e non alle profezie disinformative sparse ad arte.
Paola Pisi
Fonte: http://www.uruknet.info/
Link: http://www.uruknet.de/?p=s8182&hd=&size=1&l=i
13.07.2007
Nota: Quello pubblicato qui è un estratto di una trattazione più ampia che partiva da alcune diffamazioni di Fabio de Fina e Maurizio Blondet contro Uruknet. Chi fosse interessato, può leggere della vicenda qui.
reza 20 luglio 2008
Mi interessa sapere il significato della sua frase; "governato in maniera diversa e migliore"!
Sa, gran parte della gente che ha votato berlusconi oggi non è convinto di avere scelto bene ma sa che non aveva grandi alternative, con tutto ciò, io non arrivo a dire le stesse parole che lei ha usato per l'Iran anche per l'Italia.
Non pretendo che lei sia favorevole alla repubblica islamica in un paese islamico e quindi, rispetto per la sua non-approvazione cé, ma tale rispetto perde i punti a favore quando non trovo critiche costruttive ma , se mi è permesso, uno specie di "complottismo" al rovescio contro l'Iran che da sempre caratterizza le sue posizioni.
Non so se lei ha la possibilità di leggere i giornali iraniani sullo incontro di ieri di Ginevra, quelli italiani portano una notizia prestabilita senza alcuna analisi, la notizia è eguale su tutti i giornali e l'orientamento è negativo e livello generale, mentre sui giornali iraniani , se lei ha questa possibilità, potrà trovare le posizioni che vanno da uno estremo all'altra, con maggiore concentrazione sui giornali più importanti che prendono una posizione centrale ed equilibrata.
Lei potrà dire che ciò avviene in Iran perché il paese è direttamente interessato , ma le ricordo che berlusconi fece, senza successo, ogni cosa possibile per entrare a far parte del 5+1 quindi, la questione è importante anche per l'Italia, solo che qui, a differenza dell'Iran, non esiste informazione libera al rigaurdo e si disinforma alla grande , senza che nessuno dei "complottisti" a lei antipatici né faccia parte, poiché il lavoro di disinformazione avviene per mano della stampa ufficiale controllata da parte delle maggiori forze politiche in campo.
Ciò rende relativo il suo discorso di "regime", non crede ?
Già dal venerdi scorso e cioé, dal giorno prima dell'incontro di Ginevra, dua importanti cariche governative , uno dell'Iran, l'altro dell'Israele, parlavano dell' "amicizia tra gli iraniani e gli israeliani", riferendosi ai popoli dei due paesi, personalmente spero che nelle prossime due settimane ( fino al momento in cui l'Iran non darà la risposta sull'accettazione della sospensione dell'arricchimento, mentre il 5+1 risponderà sul come metterà in atto le proposte fatte all'Iran e come queste comprenderanno il diritto all'Iran sancito dalla NPT di cui l'Iran è firmatario) queste "avance a distanza" si ripetino tra i due paesi e come dice lei "scoppia la pace", ma nessuno al mondo potrà mai dire che l'Iran abbia voluto la guerra, quando questo paese insiste sui propri diritti sul nucleare e critica l'invasione e l'occupazione militare dei territori palestinesi, l'Afghanistan e l'Iraq, da parte di israeloangloamericani, specialmnet quando l'accusa all'Iran è " imperialismo " , mentre questo paese sta rischiando la propria incolumità di fronte all'imperialismo mondiale degli israeloangloamericani che minacciano la sua orbita geostrategica.
Lei deve conoscere questo diritto all'Iran senza accusarla di imperialsimo, altrimenti deve misconoscere all'Iran il diritto di avere una propria indipendente sfera geostrategica.
Ma non credo che lei possa fare quest'ultima cosa, poiché sin dall'1979 , ogni azione politico/militare degli israeloangloamericani è stato quello di posizionarsi nei vari punti di tale sfera, cercando di procedere con l'occupazione territoriale dei punti chiave, senza però mai riuscire di trovare il punto giusto che possa permetterli di colpire l'Iran nel suo fondo strategico.
Lei non dovrebbe credere che l'Iran in Iraq sta cercando "un posto al sole" poiché tutto il territorio iracheno copre il fianco occidentale del fondo strategico iraniano, lei non dovrebbe credere che l'Iran influisce sul Hamas e su Hezbolah perché vuole "un altro posto al sole" sulle rive mediteranee, poiché la base di lancio effettivo per l'America contro il fondo strategico iraniano è Israele, e dovrebbe ricordaresi che la vulnerabilità di Israele sta nella esistenza di Hamse e di Hezbollah.
Come vede, cara prof.ssa Pisi, una guerra cé già e dura da quasi 30 anni, solo che ripsetto a qualsiasi altro punto del mondo, quella "croce uncinata" che disegna la posizione geopolitca dell'Iran , è talmente complicata che lo rende inattaccabile ma ben difendibile.
Quela posizione ha digerito in sé grandi potenze che lungo la storia lo hanno attaccato, quelle potenze non ci sono più, ma l'Iran si.