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SULL' INEVITABILE GUERRA CONTRO L'IRAN

DI PAOLA PISI
Uruknet

Alcuni mesi fa un blog canadese
aveva diffuso per primo la falsa notizia dell’isolamento
internazionale dell’Iran da internet e per giorni, in maniera diluviale, i siti
“alternativi” si erano riempiti di articoli che gridavano al complotto
contro Teheran, al primo passo (il milionesimo “primo passo”) della
guerra contro l’Iran, per arricchirsi in maniera metastatica di sempre più
fantasiosi particolari (si è voluto bloccare la borsa petrolifero iraniana, che
distruggerà per sempre il dollaro, e via di scemenza in scemenza). Sarebbe
bastato un minuto per controllare se l’Iran era isolato davvero: naturalmente non lo
era, le linee internet funzionavano senza problemi, come hanno confermato le autorità
iraniane, perché la Repubblica Islamica dell’Iran utilizza cavi diversi da
quelli tranciati.

Era importante? Era emblematico, per due motivi.

Il primo è che la patacca ha potuto attecchire e trovare spazio anche in un’informazione
che si vorrebbe seria e antimperialista perché da anni si va avanti a
rilanciare il falso scoop, il sensazionalismo, il singolo episodio eclatante,
con una ricezione acritica di qualsiasi notizia venga diffusa ad arte, senza
alcun controllo sulle fonti: l’importante è che la notizia, vera o falsa che
sia, risulti clamorosa e possa essere sfruttata in senso cospirazionistico. E in
questo modo molta informazione alternativa diventa, a volte inconsapevolmente, 
disinformazione

Il secondo è che la bufala dell’isolamento
internet iraniano costituiva l’allora ultimo esempio di una serie di false notizie,
presunte rivelazioni che mai si avverano, sedicenti  indiscrezioni in
realtà inventate dalla prima  all’ultima parola, che da cinque anni stanno
riempiendo  la stampa alternativa (e nell’ultimo anno anche molti media
ufficiali), per far credere all’opinione pubblica che Bush (o Israele, o entrambi)
stia per scatenare un terrificante attacco, magari atomico, contro l’Iran. Quello della guerra contro
l’Iran è stato in grande tema  disinformativo dell’ultimo lustro: 

giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, incessantemente la dis-informazione
alternativa (almeno quella anglofona) ci ha martellato quotidianamente con l’imminente, anzi già
iniziato, olocausto nucleare iraniano, tutti a lutto preventivo per il futuro
genocidio persiano, e  del tutto indifferenti davanti ai genocidi e alle
guerre reali in Iraq e Afghanistan.  Ci sono siti, come il canadese  Globalresearch,
che di fatto sono dedicati quasi esclusivamente a sfornare falsi scoop sull’attacco
all’Iran: il resto è solo contorno del piatto forte.

Ovviamente, non intendo dire che chiunque ritenga che a breve-medio gli USA (o
Israele) attaccheranno l’Iran faccia disinformazione (e tantomeno che la faccia
volontariamente): le tensioni USA(e Israele)-Iran sono
innegabili e vi è un motivo di reale e grave conflitto fra USA-Israele e la
Repubblica islamica dell’Iran. E cioè il nucleare iraniano, che, anche se
presumibilmente a scopi civili, doterebbe Teheran di una tecnologia in grado di
costruire armi atomiche: ma un’analisi dei dati dovrebbe, appunto, tenere in
conto anche di tutti gli altri fattori che rendono quantomeno inverosimile un
attacco contro la Persia, prima di tutto il fatto che gli USA hanno
consapevolmente consegnato a l’Iraq a un gruppo di politici settari sciiti, importati dagli occupanti in Iraq direttamente da Teheran. Risulta assai difficile
pensare che se gli USA avessero pianificato dopo quella irachena una guerra
iraniana non avrebbero trovato di meglio che regalare in via preventiva la
Mesopotamia a un gruppo di sanguinari seguaci di Khomeini, i quali per di più
godono tuttora del sostegno incondizionato di Bush. Inoltre gli USA non hanno sufficienti truppe
da mandare in Afghanistan, dove la NATO sta platealmente perdendo la guerra
contro la resistenza nazionale guidata dal Mullah Mohammad Omar: con quali
soldati invaderebbero l’Iran? Il problema tecnico  secondo me è
secondario, perché in ogni caso manca qualsiasi volontà da parte USA di
attaccare la Persia,  ma chi  invece crede che l’America stia per
iniziare una  guerra contro gli ayatollah persiani dovrebbe pure porsi anche
un minimo problema sulla fattibilità della stessa. E poi qualcuno crede
seriamente che il Congresso voterebbe, durante una campagna elettorale, a favore di una nuova guerra,
mentre gli USA ne stanno perdendo un’altra in Afghanistan? Anche un attacco
israeliano agli impianti nucleari iraniani sembra, al momento, altamente
improbabile:  forse, se, come tutti i sondaggi lasciano prevedere, il Likud
vincerà le prossime elezioni nello stato sionista, le possibilità
aumenterebbero lievemente, ma pare difficile, se non impossibile, che Israele possa agire, in un campo
di tale
rilievo, in maniera opposta ai voleri USA.  Aggiungo che  un
altro argomento  mostra che una guerra contro l’Iran (o un attacco agli
impianti nucleari persiani) è allo stato quasi impossibile. E cioè che se  gli USA e/o  Israele avessero avuto
l’intenzione di’ attaccare la Persia  lo avrebbero già fatto, e da un
pezzo: non avrebbero certo aspettato che l’Iran, anche grazie al gentile dono
dell’Iraq da parte degli USA, si rafforzasse, che la corsa al
nucleare (a scopi civili, come è probabile, o militari, non importa)
procedessero fino a questo punto, e soprattutto che il petrolio, anche grazie a questo chiacchiericcio
infernale sulla guerra prossima ventura, arrivasse vicino ai 150 dollari al
barile, rendendo a questo punto catastrofico, al di là dell’esito militare, un
attacco contro Teheran, viste le immediate e disastrose ripercussioni economiche.  E’ chiaro che le cose potranno cambiare in
futuro, a causa di eventi attualmente imprevedibili, ma allo stato tutto fa
pensare che non vi sarà alcuna altra guerra nel golfo.  E davvero spero di
non sbagliarmi.

In ogni caso, la dis-informazione alternativa anglofona non si è posta né questi, né
altri interrogativi, appunto perché per cinque interminabili anni si è andati avanti, nel
99% dei casi (percentuale prudente), a battere senza un minuto di respiro il
tamburo della guerra contro l’Iran non sulla base di analisi dell’espansione
imperialista, o della situazione mediorientale, e spesso senza  neppure
specificare i motivi che
avrebbero dovuto portare a una guerra, ma fondandosi su presunte rivelazioni
anonime di “fonti sicure” – tutte platealmente in contrasto l’una
con l’altra, e tutte smentite dai fatti -, su date certe dell’attacco, che
venivano sostituite appena quella precedente era superata dal calendario (spesso
fatte circolare da Debka file
, sito legato al Mossad) e su notizie semplicemente false.
Ogni evento è stato letto
come l’inizio della guerra che non c’è: Israele bombarda un presunto sito
nucleare siriano (che nucleare non era)? E’ ovvio, si prepara a bombardare l’Iran. Un pesante battibecco nel golfo di Hormuz, gonfiato ad arte dal
Pentagono, diventa il nuovo Tonchino. All’infinito, senza un attimo di pausa.
Appena il precedente “primo passo” della guerra viene dimenticato
(solitamente accade in poche ore) o l’ennesima
attendibilissima rivelazione anonima ai vari Scott Ritter e Seymour Hersh si
rivela non così attendibile, si passa a quella successiva, all’infinito e
senza la minima vergogna. Ci è toccato perfino leggere a profusione che un B-52
USA levatosi in volo per errore con un carico nucleare stava andando a
bombardare Teheran – dal Dakota e da solo – ed è stato bloccato da una
misteriosa “rivolta dei generali” contro Cheney, nota solo a quattro
buffoni dei siti  “alternativi”, cui è stata rivelata dalle
solite attendibilissime fonti anonime. Per quattro anni
siamo stati tediati dalla storia della prossima borsa petrolifera
iraniana, che avrebbe dovuto – a dispetto di ogni logica economica – 
distruggere il dollaro a vantaggio dell’euro e pertanto sarebbe stata l’ennesima
causa scatenate della guerra: bene, ora la borsa
petrolifera iraniana ha aperto nell’indifferenza del mondo
e, nel silenzio
imbarazzato degli  stessi disinformatori che per quattro anno avevano
urlato a tutti polmoni che la borsa persiana avrebbe segnato insieme la fine
del dollaro e l’inizio dell’aggressione USA. In realtà il dollaro ha 10.000
motivi di preoccupazione,  ma fra questi non rientra la borsa dell’isola di
Kish,
dove per di più le transazioni non avvengono in euro, come giuravano i grandi
analisti economici “alternativi”,  ma soprattutto  in rial: e forse perfino un Mike
Whitney 

non riesce ancora a  trovare il coraggio di scrivere che il rial iraniano mette in pericolo la supremazia del dollaro e che qualche anno
sarà  la
moneta principale delle transazioni internazionali, tanto più che l’Iran è
forse l’unico paese al mondo ad avere un’economia
ben più disastrata di quella americana

Il problema
dei rapporti USA-Iran non viene affrontato con un metodo analitico, bensì
divinatorio-oracolare: e chi ci sta vendendo questo veleno da 5  anni viene
accolto con un fideismo quasi religioso.  Ultimamente poi si è raggiunto
il parossismo: la presidenza Bush sta per finire, e ai mullah non è stato torto
neanche un capello.  E allora le rivelazioni, i rumor, le profezie si
accavallano in un crescendo wagneriano: Bush bombarderà l’Iran in
agosto
, me
l’ha detto un anonimo; no lo
bombarda in novembre
, me l’ha detto un altro
anonimo più attendibile; no lo bombarda Israele entro la fine dell’anno, l’ha
confermato un terzo anonimo, ancora più attendibile degli due altri anonimi.
Qualche audace – terrorizzato all’idea che fra qualche mese la pacchia 

finisca – mette già le mani avanti: sarà Obama – O B A M A ! – a
bombardare l’Iran.
 

I  profeti della guerra contro l’Iran possono essere in buona fede?
Ovvio che no.  Alcuni lo saranno anche – in particolare i più stupidi e
quelli che hanno raggiunto la cordata negli ultimi tempi  – , ma certo non lo
può essere chi da 5 anni ci propina false rivelazioni ricevute da inesistenti e
sicurissimi informatori anonimi. Certo non lo può essere uno Scott
Ritter,
che da  almeno tre anni instancabilmente millanta
  che fonti 

ultra-affidabili – e rigorosamente non menzionabili – gli fornirebbero  indiscrezioni certe,
certissime, doc, su inizio e modalità delle guerre persiane, con  profusione di
dettagli.  E appena l’ultima vaticinio viene smentito dagli eventi,
questo cialtrone parte con la profezia  successiva,  e
perfettamente in contraddizione con quella precedente.  Certo non lo
può essere Seymour Hersh, che qualche giorno fa ha rivelato l’ennesima
“operazione coperta” USA contro l’Iran (aveva
cominciato due anni  fa
, a inventarsi le operazioni  coperte, e
continua monotonamente a ripetere il suo verso, citando  come sempre alcune decine di
“fonti anonime”,  per di più sempre preso seriamente dai media
ufficiali, che si guardano bene dal ricordare le cantonate precedenti
del grande giornalista investigativo).  Certo
non lo può essere Ray McGovern, prodigo da anni  sui particolari dell’attacco
all’Iran, di cui ci ha fornito innumerevoli date e scenari, naturalmente tutti
diversi e tutti rivelati da fonti che non possono essere nominate. Certo non possono
esserlo i tanti siti dedicati alla guerra che non c’è: possibile che dopo cinque anni che postano senza un attimo di sosta false 

indiscrezioni, previsioni tutte sbagliate, oracoli contraddetti dai fatti,  non gli
sia  sorto almeno qualche dubbio sulla qualità dei loro “informatori
anonimi”, se mai per caso esistono? Quello che più sconcerta comunque è la credulità dei loro
lettori. E poi qualcuno si meraviglia che la gente creda alle menzogne di
Bush.  Naturalmente non sto dicendo che tutti i siti di
informazione alternativa  che giorno dopo
giorno ci hanno sommerso solo di oracoli sulla guerre persiane e di lodi alla
gloria dei mullah di Teheran  siano al servizio di oscuri poteri: la maggior parte lo
ha fatto per puro conformismo, per seguire la  corrente,  per
ammannire ai lettori quello che questi volevano leggere, senza neppure chiedersi
se quanti andavano pubblicando  fosse vero o falso. Il che, forse, è
anche peggio. 

In generale però la
psy-op sull”attacco all’Iran è un’operazione niente affatto innocente, 
motivata da  diverse ragioni, non ultima, evidentemente, la speculazione
petrolifera e borsistica. Da quando le false rivelazioni sull'”inevitabile” guerra
contro la Persia sono passate dall’informazione alternativa alle prime pagine
dei media ufficiali, ad ogni nuovo scoop e ad ogni rivelazione di fonti
“che non possono essere nominate” fa seguito un ulteriore aumento del
petrolio e un crollo borsistico. Ovviamente, ogni giorno il regime di
Teheran getta alcune tonnellate di benzina sul fuoco, minacciando  ritorsioni apocalittiche per bombardamenti che  i mullah sanno
benissimo non verranno mai (ovviamente, a meno che non presumiamo che l’Iran sia
governato  da pazzi, in senso tecnico, se il governo persiano  temesse
davvero  una guerra cercherebbe di allentare la tensione, non di fomentarla
in
tutti i modi possibili), addirittura arrivando a costruire “centinaia di
migliaia” di tombe per i futuri invasori, testando con mega strombazzamenti
pubblicitari missili che “possono raggiungere Tel Aviv” e
in realtà taroccati col photoshop
giurando
di avere centinaia di missili già puntati su “obiettivi
predeterminati”
e pronti per essere lanciati (sia ben chiaro, l’Iran ha
il pieno diritto di sperimentare tutti i missili, veri e photoshoppati, che
vuole, ma le dichiarazioni che accompagnano i presunti war games persiani non sono certo
fatte per rasserenare il clima),  inventandosi
financo  improbabili tentativi di
rapimento
e  assassinio di Ahmadinejad. Il tutto,

mentre i governanti iraniani  mandanoappunto in giro per il mondo immagini malamente alterate digitalmente
dei loro invincibili armamenti.  Naturalmente lo
scopo iraniano  non è certo quello di terrorizzare l’Occidente
per la presunta capacità distruttiva dei missili grossolanamente
creati al computer e “già
puntati” contro grandi e piccoli Satana o con l’arma segreta persiana, il
photoshop, ma di far
credere che un attacco USA-Israele all’Iran sia probabile e così alimentare
costantemente la tensione, al fine di creare all’interno del paese un clima di
assedio che possa far diminuire l’impatto della catastrofe economica
iraniana, e da un lato ricompattare il paese, dall’altro creare una nuova scusa per
l’aumento della repressione contro qualsiasi potenziale vero o presunto oppositore.
Soprattutto, l’Iran sa perfettamente che la sfida verbale con USA e Israele ne
accresce di minuto in minuto  popolarità e prestigio in quel mondo arabo
che costituisce il reale oggetto delle sue mire egemoniche.  Nel
contempo,  la propaganda persiana serve ad alzare  il prezzo del petrolio, far
crollare ulteriormente le borse, determinando per questi motivi – e non certo
per la paura delle ritorsioni e/o minacce belliche del photoshop persiano –  un vero e proprio panico
nel Grande Satana e nei suoi alleati. Con il conseguente effetto di poter alzare
il prezzo in future trattative USA-Iran  nel dopo-Bush.  A questo
punto è ovvio che gli abitanti degli USA preferirebbero qualsiasi soluzione a
favore dell’Iran che un petrolio a 200 dollari al barile (per arrivare al quale
non c’è bisogno di alcuna guerra: basta che l’Iran e i battitori occidentali
dei tamburi bellici continuino a far credere che la guerra  è dietro
l’angolo).  Che l’Iran faccia i propri interessi,
e lo faccia nel modo più sfacciato, nulla di male: che l’economia mondiale
riceva il colpo di grazia da questa indecente psy-op non può, e non deve,
preoccupare il regime dei mullah, tanto più che la loro, di economie,  non ha davvero più
nulla da perdere. Infinitamente più esecrabile è che invece continuino a
spargere menzogne su un imminente attacco contro la Persia sedicenti giornalisti
occidentali, senza i quali tutta la  minacciosa e vagamente clownesca
propaganda  iraniana avrebbe il peso che dovrebbe avere, e cioè
zero.  Naturalmente  ad alimentare la psy-op
delle guerre persiane da parte dei media ufficiali occidentali  vi è anche parecchio altro
oltre alla speculazione petrolifera (rassicurare  gli alleati arabi degli USA, prima di tutto i sempre più
inviperiti sauditi, che Bush sta facendo qualcosa per bloccare l’egemonia
iraniana in Medio Oriente, dopo averla determinata; far
dimenticare agli elettori che gli USA hanno fatto una guerre genocida per
consegnare di fatto l’Iraq all’Iran, sostituendo un regime laico con una
teocrazia sciita filo-khomeinista; esercitare pressioni sull’Iran perché fermi
il progetto nucleare; presumibilmente anche spianare la
via a un futuro accordo fra i prossimi presidenti degli USA e
dell’Iran – con ogni verosimiglianza Obama e Larijani -, accordo che dovrà
apparire agli occhi degli americani come il male minore rispetto al collasso economico che farebbe
seguito a una nuova guerra in aree petrolifere, e parecchio altro). 

Per quanto riguarda però i siti e i movimenti  cosiddetti contro la guerra e
la dis-informazione alternativa,  che certo non hanno il potere di
provocare scossoni borsistici,  i motivi di questi cinque anni di maniacale
propaganda sulla guerra contro l’Iran sono altri, e spesso anche più ignobili. Certamente le
migliaia e migliaia di articoli pubblicati dai media “alternativi”
hanno avuto anche l’ovvia funzione di preparare la strada  al lancio della
“notizia” della possibile  nuova guerra  sulla stampa
ufficiale: ma una delle  ragioni  di questo fanatico martellamento di
tamburi da parte di chi teoricamente dovrebbe denunciare i
crimini VERI dell’imperialismo,  è che la ipotetica guerra contro l’Iran è
servita perfettamente allo scopo di far dimenticare e passare sotto silenzio le
guerre, i massacri e i genocidi reali . Come ha detto più volte Scott Ritter, fra l’entusiasmo dei buffoni
“anti-war” e dei siti alternativi, la guerra
contro l’Iraq è “un evento minore” se comparata alle future guerre
persiane.  Quando ha cominciato a dirlo, i morti iracheni erano 100.000,
ora sono ben più di un milione. Cui si aggiungono milioni di feriti, mutilati,
orfani, e quasi cinque milioni di profughi.  Cosa volete che siano?  niente,
“un evento minore”, una quisquiglia rispetto ai futuri morti iraniani. Di
quelli, e di quelli soltanto, dobbiamo preoccuparci, per quelli dobbiamo
piangere, lamentarci come prefiche, indignarci, indire manifestazioni: i morti
iracheni – per non parlare di quelli afghani –  possono tranquillamente
andare all’inferno, insieme con i rifugiati alla disperazione, alle bambine
costrette a prostituirsi, ai  bambini torturati. L’Iraq – come ha scritto
Ritter – dovrà aspettare
: ora dobbiamo occuparci delle cose serie, dell’Iran. E
questo sconcio è stato pubblicato praticamente da tutti i siti contro la
guerra  e di “sinistra”, come se non sapessero che nessun
movimento contro la guerra e tantomeno i  siti “alternativi” hanno
mai fermato alcuna impresa bellica: l’unico scopo che ci si può seriamente
prefiggere è quello di fare informazione, di far conoscere alla gente quello
che succede davvero. E invece si  proclama, senza alcun pudore, che
l’informazione sulla realtà deve scomparire per cedere il passo ai
vaticini su un
improbabile futuro. E naturalmente non lo si è solo detto, ma lo si è anche
fatto: ormai una metà (stima prudentissima) degli articoli  pubblicati
dall'”informazione alternativa” ha un unico maniacale argomento:
“domani gli USA,
o Israele, o tutti e due, attaccheranno l’Iran”, con annessa descrizione di
conseguenze catastrofiche. Anzi, attualmente, ad essere gettonatissimi 

sono proprio gli scenari apocalittici che faranno seguito ai bombardamenti che
non ci saranno.  Le guerre e i crimini  veri? scomparsi completamente. Qualche lieve
sussulto si ha solo nel caso di attacchi USA contro sadristi: in questo
caso, perfino i siti alternativi deplorano, forse perché i seguaci di Sadr 
ricevono una qualche luce riflessa dalla casa madre persiana: altrimenti, silenzio plumbeo. Gli USA
possono massacrare, distruggere, torturare uomini donne e bambini in Iraq e
Afghanistan, e non una parola, men che mai  una anche timida protesta, da parte degli attivisti anti-war: mica si può star dietro a tutto, e le
lacrime sono già state versate tutte per i morti virtuali iraniani. Per quelli
reali non ne è rimasta neanche una.  Premesso che ovviamente mi
opporrei in ogni modo possibile ad una guerra contro l’Iran (e contro qualsiasi
altro paese), mi pare evidente che oscurare i genocidi e le guerre  in atto
per occuparsi in modo esclusivo e parossistico solo di improbabili eventi futuri
non possa che fare il gioco dell’ imperialismo. Come se durante la guerra in
Vietnam i movimenti anti-war avessero urlato per anni: “Chissenefrega del Vietnam!
Gli USA presto  bombarderanno le isole Tonga, ce l’hanno detto gli anonimi:
questo è quello che conta, altro che il Vietnam! I
vietnamiti crepano? Pazienza, tanto mica sono immortali, pensiamo piuttosto ai
poveri tonghesi che verranno inceneriti, che tragedia!”.  

Come conseguenza di questo quinquennale incessante frastuono sulla
imminente guerra contro l’Iran, il regime di Teheran è stato promosso a campione
del progresso e dell’antimperialismo. Le sedicenti sinistre (in tutti i sensi)
idolatrano la teocrazia persiana, i professionisti dei cosiddetti movimenti
contro la guerra sono sdraiati ai piedi di Ahamdinejad e Khamenei, ogni notizia
che potrebbe apparire anche lievemente critica nei confronti dei mullah viene
pubblicata dai siti alternativi con a fianco la scritta: “war pimp alert”:
se non esalta la grandezza dei teocrati di Teheran deve essere falsa per forza. Nel contempo,
una delle principali fonti di un’informazione che davvero non aveva bisogno di
ulteriori disgrazie è diventato il sito di propaganda iraniano Press TV, 

che mediamente pubblica una notizia attendibile su tre (ma chissà perché ad
essere ripostate all’infinito sono le altre due). E  non sto parlando solo
dei movimenti anti-guerra britannici, tipo Socialist Worker o Stop the war, che ha vietato ogni
anche blanda critica al regime iraniano (come è noto, Stop
the war ha espulso i movimenti   antimperialisti e di sinistra contro
la guerra all’Iran,
  perché critici  nei confronti della
teocrazia  khomeinista) o a un uomo davvero per tutte le stagioni – piene e
mezze – come  George Galloway, che
di  fatto difende la
pubblica impiccagione di adolescenti gay
nelle piazze persiane, ma anche della
cosiddetta sinistra USA, anche se sicuramente meno esaltata rispetto al
fanatismo khomeinista dei colleghi inglesi. La logica sottesa è più
o meno questa: dato che gli imperialisti USA bombarderanno l’Iran,  il
regime di Teheran è un bastione dell’antimperialismo, e se qualcuno osa
balbettare che lapidazione di adulteri, impiccagione di 

bloggers
, gay
bevitori di
alcool
carcere
e nerbate per aver portato a spasso un cane, animale
impuro,
  forse sono un tantinello eccessive, sicuramente  è un servo di Bush. 

Chissà perché la regola aurea secondo cui i – veri o presunti (in particolare i
presunti) – avversari degli USA devono essere al di sopra di ogni critica, pena
l’essere tacciati di filo-imperialismo dal magnifico movimento antiwar,  non ha
funzionato in  solo due casi, quando invece i governi di due paesi avversi
agli USA sono stati oggetto di una campagna
demonizzante da parte degli stessi attivisti anti-guerra, e cioè l’Iraq e l’Afghanistan.
Precisamente gli unici due paesi davvero aggrediti dagli USA: sia ben chiaro, è
solo una
coincidenza,
mai mi permetterei di pensare che la stragrande maggioranza del  movimento antiwar sia una  quinta colonna
dell’imperialismo. Anzi, in assoluta e totale buona fede,  i signori
“anti-war” si sono prodotti in una riscrittura della storia,
cancellando con un tratto di penna gli aiuti di Israele all’Iran durante la
guerra con l’Iraq
e l’intero Iran-Contra, e inventandosi un Saddam servo degli
USA, che avrebbe attaccato la Persia per ordine di Washington: la dimostrazione
che il presidente iracheno era un fantoccio della CIA sarebbe  una foto di
Saddam che stringe la mano e Rumsfeld, invece di sputargli in faccia come si usa
in queste occasioni, foto che ripostata all’infinito dai magnifici media
alternativi ha preso il posto di prove altrimenti inesistenti.  Dunque,
secondo questa ignobile propaganda, prezzolata a monte e deficiente a
valle,  gli USA avrebbero da sempre voluto attaccare
l’Iran, prima usando Saddam e fra poco (fra poco da 5 anni) direttamente. Che
nel frattempo abbiano attaccato l’Iraq e l’Afghanistan  – e cioè proprio i
peggiori nemici di Teheran -, importato direttamente dall’Iran i settari
pupazzi  messi al potere a Baghdad, avallato e promosso  in Iraq
la pulizia etnica di chiunque – sunnita, cristiano e sciita – si opponesse
all’egemonia persiana, e alla fine consegnato il loro “alleato” Saddam
ai pupazzi filo-persiani perché venisse linciato dal Mahdi army e da Moqtada al
Sadr in persona, alla presenza del Gran Cerimoniere, l’ambasciatore iraniano, e
molto altro, sono dettagli che non devono neppure essere presi in
considerazione.  Gli USA hanno sempre voluto attaccare Teheran, 

grande bastione antimperialista, e ora lo faranno. I fatti, compagni, non
contano. 

Onde evitare fraintendimenti, ripeto che sono assolutamente contraria non
solo a qualsiasi tipo di azione aggressiva nei confronto dell’Iran (e di ogni
altro paese), ma anche ad eventuali tentativi da parte di stati stranieri di
ottenere un cambiamento di regime in Iran: e questo non perché la reazionaria
teocrazia khomeinista mi piaccia – non mi piace proprio per niente – ma perché
l’unica cosa ancora peggiore del khomeinismo sarebbe un governo apertamente
filo-USA. E in ogni caso i paesi occidentali non hanno alcuna legittimità né
politica né morale per criticare chicchessia, figuriamoci per provocare
sconquassi politici:  devono essere le forze progressiste e antimperialiste
iraniane a liberare l’Iran dal giogo teocratico. Semplicemente, non credo che
nessuno, in Occidente, voglia né bombardare la Persia, né cercare di
destituire il regime degli ayatollah.  

Precisato questo, va detto a chiare lettere che, a differenza di quanto
sostengono alcune allegre sinistre, l’Iran non è un paese antimperialista.
Non basta fare sgangherati proclami verbali contro gli USA e contro Israele per
essere antimperialisti: altrimenti, con questo criterio, anche Forza Nuova e
Roberto Fiore (non a caso grandi amici del governo di Teheran) sarebbero
campioni del progresso. L’Iran è un paese capitalista,  dove qualsiasi
forza progressista
e di sinistra e

movimenti dei lavoratori  sono soggetti ad una feroce repressione.
Oltretutto il regime iraniano sta portando avanti un programma di
privatizzazioni che davvero solo Chossudovsky può presentare, in
un articolo ai confini della realtà e oltre,
  come uno schiaffo
all’imperialismo e al capitalismo (naturalmente, come sanno anche i sassi, in qualsiasi altro
paese del mondo accade il perfetto contrario, e le privatizzazioni favoriscono
il più sconcio capitalismo, specie se, come in Iran, aprono a multinazionali
straniere. Ma in Persia succede così: prima
si guarda cosa fanno i mullah, poi ci si industria disperatamente a mostrare che
come sempre hanno agito per il meglio). Soprattutto l’Iran ha attivamente
aiutato le criminali guerre di aggressione USA contro  
l’Afghanistan
e contro l’Iraq. L’Iran ha collaborato con gli USA nel 
produrre falsa documentazione sulle inesistenti armi di distruzione di massa
irachene, non solo grazie al doppio agente Iran/CIA Ahmed Chalabi –  
grande amico di un altro idolo delle sinistre nostrane, il genocida Moqtada al
Sadr, e attualmente, come il compare, in
visita presso la casa madre persiana
-, ma anche aiutando galantuomini come
Michael Leeden a

costruire falsi dossier contro l’Iraq, con la gentile collaborazione del
SISMI (naturalmente  ora gli USA pretendono di essere stati
“ingannati” dagli agenti iraniani che li volevano spingere verso la
guerra contro Saddam, una delle tante pietose menzogne dell’amministrazione Bush).  Le
Badr brigades,  create e addestrate dall’Iran, sono rientrate in Iraq con i
carri armati USA, e hanno iniziato immediatamente un’opera di massacro e pulizia
etnica, in stretta collaborazione con gli occupanti USA. Tutte le milizie
filo-iraniane, braccio armato dei vari partiti del governo fantoccio
filo-khomeinista installato dagli americani, non solo hanno combattuto
attivamente contro la resistenza irachena, ma hanno provveduto a ripulire
l’Iraq di chiunque fosse sospettato della pur vaga simpatia per la resistenza
(oltre che di sunniti, cristiani, sciiti laici, palestinesi, donne senza velo o
con velo non sufficientemente pesante,  gay,
barbieri, rom, venditori d’alcool, e sicuramente dimentico qualche altra
categoria), ovviamente non solo nella più totale  impunità, ma con la a
volte tacita a volte attiva collaborazione degli USA. L’Iran sostiene con tutte
le sue forze sia in Iran che in Afghanistan i governi fantoccio messi al potere
dagli USA e naturalmente osteggia le resistenze nazionali
(“terroristi”, secondo Teheran) in entrambi i paesi.

E qui arriviamo a un’altra delle conseguenze (casuali, per carità) della
forsennata campagna quinquennale sulla “inevitabile, imminente, anzi già
cominciata” guerra contro l’Iran, e cioè togliere quel barlume di
supporto che qualcuno ancora dava alla resistenza irachena (per quanto riguarda
quella afghana il problema non si è mai posto: i paladini della libertà
occidentali hanno sempre osteggiato la lotta di liberazione del popolo afghano).
Visto che il regime iraniano bolla la resistenza irachena come
“terroristi saddamiti”  (salvo poi definire
“resistenza” gli squadroni della morte di Moqtada al-Sadr, ora
apparentemente caduto in disgrazia), e che la resistenza irachena si 

ostina da sempre a parlare di una doppia occupazione del paese, USA-Iran, vorrà dire
che la resistenza sbaglia, pare chiaro. Perfino Maliki, Hakim e gli altri
fantocci importati dagli USA hanno goduto  presso la stampa alternativa di
una qualche luce riflessa dallo splendente sole persiano che li
illuminava.

 E’ chiaro che non sto dicendo che USA e Iran siano
alleati, e che alla sera Bush e Ahmadinejad si telefonino e, dopo essersi
scambiati effusioni amorose verbali, dicano: “Hai visto, amore mio, li
abbiamo fatti fessi tutti anche oggi!”. Tutt’altro. Si tratta di una
convergenza di interessi: l’Iran ha aiutato gli USA a preparare e a compiere le
proprie guerre genocide  perché queste facevano anche l’interesse
persiano. Ma il risultato non cambia: e i paesi antimperialisti queste cose
non le fanno. Qualcuno mi può gentilmente spiegare perché sarebbe
antimperialista la politica iraniana? Perché  – dopo la totale
distruzione dell’Iraq – ora  ci sono tensioni con gli USA nella spartizione
del bottino iracheno, e sia americani che persiani stanno tentando di
strattonare il criminale “governo” iracheno, davvero servo di due
padroni? Perché l’Iran vuole arricchire l’uranio a scopi civili e
gli USA sospettano (o dicono di sospettare) che non siano civili affatto? Ovviamente l’Iran ha tutto il
diritto di costruire centrali nucleari, ma non riesco a capire perché i
medesimi soggetti politici sostengano che l’energia nucleare sia più o meno
demoniaca se prodotta in occidente e angelica se prodotta in Iran, paese
che peraltro naviga su un mare di petrolio. Ripeto, la volontà iraniana di
dotarsi di centrali nucleari è pienamente legittima, ma non vi è nulla di
antimperialista in una centrale nucleare (e neanche in un eventuale bomba
atomica). 

Oltre ai continui minacciosi proclami contro Grandi e Piccoli Satana,  con tutta la
buona volontà del mondo si può citare solo l’aiuto economico dato dall’Iran a
Hamas (quello militare è stato più volte smentito dallo stesso Hamas, quindi
sospendo il giudizio), questo sicuramente autentico. Certo ci si può
interrogare quanto tale aiuto sia dovuto ad un reale amore per la causa palestinese e non
al desiderio da parte dell’Iran di promuovere il proprio ruolo di  unico
nemico del sionismo e di avere un altro alleato nel tentativo di stabilire un’egemonia
mediorientale: l’amore dell’Iran per i palestinesi parrebbe, così a occhio,
smentito dallo sterminio dei palestinesi
i
n Iraq da parte delle milizie
filoiraniane
(con tanto di esplicita
faida
) [1]. E non si dica che i palestinesi
in Iraq sono stati torturati e massacrati non in quanto palestinesi, ma 

perché precedentemente protetti dal governo di Saddam Hussein: questo lo so da
me, ma li hanno torturati e massacrati ugualmente, uomini, donne e bambini,
nell’assordante silenzio di tutti i paladini della causa palestinese. Un
palestinese morto conta solo se lo uccidono gli israeliani: se invece hanno il
cattivo gusto di farsi trucidare dai “buoni”, che i palestinesi
crepino pure. E comunque i soldi dati ad Hamas non bastano di sicuro a rendere
l’Iran un baluardo antimperialista. Aiuti economici alla Palestina, Hamas
compreso, li ha sempre dati anche l’Arabia saudita, ma certo nessuno si è
giustamente sognato per questo di dire che la reazionaria monarchia saudita era
un baluardo contro l’imperialismo. 

In realtà, a provare che l’Iran sarebbe una grande potenza antimperialista,
a dispetto di qualsiasi dato e di qualsiasi seria analisi, è appunto autoreferenzialmente proprio la guerra che Bush vorrebbe, secondo la propaganda
anti-war, muovere all’Iran: prima di grida a squarciagola che gli USA (e/o
Israele) bombarderanno domani i mullah, e poi si dice che per questo motivo i
mullah sono i campioni della libertà. Naturalmente, questa logica perversa ha
portato a sottrarre qualsiasi supporto alle reali forze antimperialiste del
mondo medio e centro-orientale (non solo  ai movimenti nazionali di
resistenza afghano e iracheno, ma anche alle sinistre arabe, per non parlare di
quelle iraniane, addirittura espulse dai movimenti anti-war perché si
permettevano di criticare la teocrazia di Teheran).  E quel che è peggio
è che questa apparentemente necessaria divisione in due dello schieramento
politico e ideologico –  o con i khomeinisti o con i sionisti, tertium non datur – ormai
si riflette tragicamente anche sul mondo arabo,  dove, una volta distrutto
l’ultimo bastione del socialismo arabo, l’Iraq baathista,  pare non ci sia
alternativa fra  Teheran e i suoi satelliti da una parte o  USA e
Israele dall’altra, cancellando così qualsiasi progetto di un autentica lotta di
liberazione dal modo arabo. L’unica scelta possibile (a tutti i livelli,
informativo compreso: ormai Aljazeera è filoiraniana e Alarabiya filo-USA)
sembra essere fra due blocchi entrambi reazionari ed entrambi desiderosi di
sottomettere alla propria egemonia regionale i paesi arabi. Ovviamente
l’imperialismo sionista USA/Israele è infinitamente peggiore, più potente e
più pericoloso del tentativo espansionista iraniano, ma questo non migliora di
una virgola la qualità del regime khomeinista, tanto più che a essere meno
peggio degli USA e di Israele ci vuole davvero poco. E soprattutto si tratta di
un’alternativa falsa, perché nell’opposizione fra USA e Iran non vi è nulla di
strutturale, come la collaborazione fra i due paesi nelle guerre di aggressione
contro Afghanistan e Iraq ha ampiamente mostrato. Fra paesi capitalisti e
reazionari un accordo si può sempre trovare, e con ogni probabilità, dopo le
presidenze di Bush e Ahmadinejad si troverà, ovviamente sulla pelle del
mondo arabo, probabilmente Palestina compresa (naturalmente, se e quando un
qualche accordo USA-Iran si farà, i profeti della guerra prossima ventura non
diranno mai che si erano sbagliati, Dio scampi:  ci assicureranno che alla
fine gli USA e Israele  si sono dovuti piegare davanti alle
invincibili  armi photoshoppate dell’Iran, che, come Ahmadinejad ci
assicura, è
la prima superpotenza del mond
o). E senza un lustro di propaganda
sulla guerre persiane prossime venture, con annessa continua glorificazione
della teocrazia di Teheran, tutto ciò sarebbe stato evidente anche un cieco, se
si fosse guardato ai fatti e non alle profezie disinformative sparse ad
arte. 

Paola Pisi
Fonte: http://www.uruknet.info/
Link: http://www.uruknet.de/?p=s8182&hd=&size=1&l=i
13.07.2007

Nota: Quello pubblicato qui è un estratto di una trattazione più ampia che partiva da alcune diffamazioni di Fabio de Fina e Maurizio Blondet contro Uruknet. Chi fosse interessato, può leggere della vicenda qui.

Pubblicato da God

  • reza

    Illus.ssima Prof.ssa

    le patacca, come dice lei, attecchiscono e come, e trovano spazio anche in un’informazione che lei vorrebbe seria.
    Vuole che le parlo della “serietà di informazione” di Paolo Mieli che con il suo giornale mette voce in giro che “spie iraniane travestite da turisti stanno setacciando i paesi europei per individuare siti importanti da colpire in vista del prossimo futuro attacco israeloamericano all’Iran” !?!
    Già, lei ama dire che sa da sé che questo invece non fa parte di quanto cerca di denunciare, voglio dire, insieme alle notizie riguardanti i massacri dei civili iracheni e afghani negli ultimi giorni per i bombardamenti americani, notizie di cui nemmeno lei ama parlare, “l’informazione corretta” appartiene a lei stessa e a Paolo Mieli, è vero?
    Lei fa finta di non capire che è in atto una guerra di propaganda e che molte notizie fanno parte della propaganda che, di solito ma non obbligatoriamente, costituisce la fase preliminare della guerra guerreggiata in cui si usano le armi vere ?
    Ma perché non parla della proposta di “accordo IRAQ/USA” preparato da G.WBush per l’Iraq che , se andava in porto, faceva dell’Iraq un paese colonizzato sul modello ottocentesco, da parte dell’America ?
    Perché non dice che quell’accordo sta per saltare grazie all’asistenza anche giuridica e politica dell’Iran ?

    Non credo che lei abbia la voglia di chiarire alcunché sulla situazione, con questo suo lungo post pieno di disinformazione, ma credo invece che, come al soltio, sta facendo un gran lavoro di confondere, usando le mezze verità che sono poi peggio delle falsità.

    Non le dispiacerà sperò, se mi metterò ad analizzare punto per punto, questa sua ultima fatica ?

    a presto

  • Pausania

    Reza, facciamo così, tagliamo la testa al toro: ci vuoi dire quando la fanno questa guerra contro l’Iran? Domani, fra un mese, fra un anno? Scegli tu. Però se poi non succede niente, basta, non se ne parla più. Promesso?

    A proposito, ti piacciono i pistacchi?

  • Eracle

    Paola Pisi, immagino che lei sappia che quando inizia una guerra, la verità è la prima vittima.
    La guerra è già iniziata da tempo, proprio attraverso la disinformazione.
    Più avanti si spareranno anche i proiettili, ma non prima di aver preparato il campo per bene.
    Lasci perdere i veggenti e consideri solo i fatti, quelli verificabili.
    Vedrà che ne potrà trovare a bizzeffe.
    Provi ad elaborarli.
    Scoprirà che ci sono molte, troppe cose illogiche se prese singolarmente, ma perfettamente logiche se inserite in un disegno più ampio.

    Provi a concentrarsi sul disegno.

    E la smetta di guardare il mo dito…

  • geopardy

    Ciao Reza,
    voglio fare da paciere, diciamo che la verità stia nel mezzo.
    In parte, per motivi a noi non molto chiari, l’Iran sembra assecondare le azioni aggressive degli Usa (o Nato), dall’altra fa chiare azioni di boicottaggio nei confronti dei fini più beceri dell’amministrazione Bush (comandanti attuali della politica Usa).
    Probabilmente c’è una serie di cose, derivate dalle azioni degli Usa, da cui l’Iran pensa di trarre vantaggio (potrebbe essere per accrescere la sua influenza, cosa di fatto avvenuta), tra cui, essendo un importantissimo produttore di petrolio e gas, dalla crescita del prezzo, inoltre gli Yankies gli hanno tolto di mezzo (se non altro dal potere diretto) dei nemici storici, il partito Baat e i Talebani, non penso per fare un favore all’Iran, naturalmente, ma spero per loro (si fa per dire), che l’avessero già messo in conto, altrimenti sarebbero, certamente degli idioti.
    Questi ultimi avevano più volte innescato guerriglie di confine (se ben ricordo, ben prima del 2001), tanto che l’Iran aveva fatto le sue rimostranze internazionali, nei confronti dei Talebani, più di una volta, chiedendo ai suoi sostenitori (credo intendessero gli Usa, i Saud ed addentellati vari) di smettere di appoggiarli.
    Con Saddam avevano un lungo conto di sangue che ritenevano di dover saldare, evidentemente, ma non dimentichiamoci, che Komeini identificava, come nemici dei popoli della regione, i vari emiri, i quali, quando le truppe iraniane, dopo anni di conflitto, entarono nella penisola di Fao, sopra il Kwait, per timore l’invadessero, elargirono enormi prestiti all’raq, quegli stessi prestiti, i quali, servirono, poi, da detonatore truffaldino nei confronti dell’Iraq, e che, dopo aver avuto il nulla osta Usa per invadere l’emirato, portò l’raq all’invasione dello stesso, quindi Desert Storm.
    I fatti reali a nostra conoscenza, però, non mancano, basti vedere la fallimentare guerra di Israele contro gli Hezbollah e la dissennata distruzione del Libano.
    Gli Hezbollah, aldilà di altri appoggi, sono una forza che è diretta emanazione della Repubblica Islamica dell’Iran ed è per questo che sono stati attaccati, poichè, rimangono l’unico ostacolo, se escludiamo forse la Siria, ad un’israelizzazione, quindi occidentalizzazione, dell’area mediterranea del medio oriente e, probabilmente. è stato il primo vero confronto di Israele (occidente) con l’Iran.
    Idem, con le dovute differenze, per Hamas.
    Quindi una guerra asimmetrica è, di fatto, già in atto; potrebbe non essere un confronto tra diversi tipi di economia, ma sicuramente uno scontro per potere sì.
    Chiunque riesca a far perdere influenza agli Usa in quella regione, determinerà l’accelerarsi del suo declino.
    Quindi, secondo la Pisi, l’Iran potrebbe essere una specie di quinta colonna occulta dell’occidente, ma le azioni con effetto coincidente, vista la straordinaria complessità degli interessi, compresi quelli dietrologici, potrebbero anche trarre in inganno ed io, prima di sposare una tesi in maniera così palese, mi lascerei, se non altro, delle opzioni, lo stesso potrebbe essere applicato alla parte intrerpretativa di Reza.
    Altri fatti, le sanzioni ci sono innegabilmente ed in un momento, come sostiene la Pisi, di grande crisi economica dell’Iran (addirittura peggiore di quella Usa), non andrebbero certo incontro alle esigenze di ripresa economica di quel paese, non mi sentirei di definirle propriamente non ostili.
    Una lotta o guerra c’è, ma in un mondo così interdipendente, con una nazione così energeticamente e strategicamente importante, è talvolta difficile da identificare.
    Ciao

  • paolapisi

    Ciao Geopardy. Non ho affatto detto che l’Iran sia una quinta colonna occulta dell’occidente: anzi, ho escluso categoricamente la tesi “cospirazionista” che viaggia in alcune zone del mondo arabo, secondo cui ci sarebbe un’alleanza nascosta USA-Iran-Israele. Ho scritto apertamente che le tensioni Iran-USA(Israele) sono reali, ma secondo me sanabili, per i motivi che ho detto (giusti o sbagliati che siano). Ad essere una quinta colonna (e neanche tanto occulta) dell’imperialismo secondo me è il 90% dei cosiddetti movimenti antiwar e della cosiddetta sinistra anglofona, non l’Iran.

    Per quanto riguarda l’Iran ho parlato di convergenza di interessi, e non di alleanza. Però l’Iran ha aiutato attivamente tutte le fasi delle genocide guerre di aggressione USA contro l’afghanistan e l’Iraq (preparazione ed esecuzione). E questo è un fatto indiscutibile. E gli USA hanno importato da Teheran il settario e criminale governo che hanno messo al potere in Iraq: chi al mondo può seriamente credere che per preparare una guerra contro l’Iran gli USA non avessero idea migliore che consegnare in via preventiva l’Iraq a un gruppo di filo-Khomeinisti che non sanno neanche parlare in arabo senza un accento farsi? Certo che non l’hanno fatto per fare un piacere ai mullah iraniani, ma per distruggere l’identità araba irachena (anche e soprattutto con la pulizia etnica), però l’hanno fatto. E anche questo è indiscutibile.

    Per quanto riguarda il Libano, Israele l’ha attaccato per una lunga serie di motivi (come è noto la causa scatenante è stata l’uccsione di alcuni soldati israeliani da parte di Hezbollah e la cattura di due, i cui cadaveri verranno ridati in questi giorni ad Israele in cambio di una serie di prigionieri, fra cui Kuntar), ma il problema principale dei sionisti è che Hezbollah sia un movimento di resistenza contro Israele, non che sia un’emanazione diretta dell’Iran (come di fatto è). La prima guerra di Israle contro il Libano data al 1978, quando non solo hezbollah non esisteva neanche ma l’Iran era governato dallo Scià. Mentre Hezbollah esisteva, eccome, quando Israele riempiva di armi l’Iran per combattere Saddam Hussein. Con tutto il rispetto per Hezbollah, non è certo IL problema centrale delal politica medio-oreintale. Comunque, dopo la “divina vittoria” del 2006 Hezbollah non ha più tirato neanche un petardo verso israele, e ora sono di nuovo al governo con Hariri e Siniora, con tanto di benedizione da parte di Condoleeza Rice. E questo è possibile perchè Hezbollah non ha niente che assomigli a una politica economica, e dunque approva senza problemi le peggiori riforme ultra-capitaliste e le privatizzazioni di hariri e amici (il loro alleato Aoun è addirittura alla destra di Hariri e spinge per maggiori privatizzazioni). E lo dico senza voler toglere nulla alla davvero eroica resistenza di Hezbollah contro i sionisiti.

    Hamas è entrato recentemente nell’orbita iraniana (e neanche tutto: Hanneya secondo me no, Mashal assolutamente sì), a seguito della decisione della Fratellanza musulmuna, di cui Hamas è un’emanazione, di sposare la causa persiana: e Israele non andava andava pazzo per hamas neanche prima.

    Sanzioni è un termine molto generico; le sanzioni contro l’Iran mica somigliano all’embargo che era stato fatto all’Iraq. Basti pensare che sotto la presidenza Bush le esportazioni USA verso l’iran sono enormemente aumentate. E la catastrofe economica iraniana non dipende dalle sanzioni.

    In questo momento l’unico reale motivo di scontro è sul nucleare iraniano: se risolvono quello, tutto il resto si appiana, e senza grossi problemi.

  • cesco

    Prendersela così con Scott Ritter e Seymour Hersh mi sembra una vigliaccata.
    Il primo cercò in tutti i modi di far sapere agli americani la verità sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam nel clima aggressivamente conformista che precedette l’invasione dell’Iraq subendo per questo accuse ed ostacismo; il secondo, grazie ai suoi contatti tra i militari, ha sempre fatto scoperte interessanti attirandosi l’odio dei neocon, in particolare Wolfowitz e Pearl.
    E poi certo che le loro fonti sono anonime, in particolare Hersh ha sempre basato il suo lavoro sugli “informatori”, anche quando svelò gli altarini nucleari di Israele e i retroscena dello scandalo di Abu Graib;
    deve forse rivelare i nomi delle sue fonti che così rischierebbero la corte marziale? In quanto alla sua rivelazione sulle operazioni sporche in Iran volute dalla casa bianca non credo ci si debba sorprendere.
    E poi cos’è questo vittimismo filo-arabo? L’Iran fu attaccato dagli USA negli anni ’80, molto prima dell’Iraq, che a quei tempi…e poi se l’Iran non è anti-imperialista, cosa dobbiamo dire dell’Iraq di Saddam?
    E come ha già sottolineato qualcuno la propaganda anti-iraniana si sta intensificando.
    Infine non credo che Scott Ritter intenda sminuire la gravità della guerra in Iraq sostenendo che è un evento minore in confronto alla futura guerra all’Iran; ma semplicemente sostiene che quest’ultima, se ci sarà, avrà conseguenze ancor più catastrofiche.Cosa che mi sembra indiscutibile.

  • paolapisi

    ARRRRRRRRRRRRRRRRGH!!!!!!!!!!
    Ancora la storia di Saddam che ha attaccato l’Iran per conto USA. Voglio vedere una – dicesi UNA – prova che gli USA hanno spinto Saddam alla guerra contro Khomeini. Prima della guerra, gli iraniani avevano commesso 244 violazioni di confine o atti di aggressione contro l’Iraq da aria, mare e terra nel periodo dal 23 febbraio 1979 al 26 luglio 1980. E l’Iraq aveva inviato 240 note ufficiali al’ambasciata iraniana e a una serie di organizzazioni internazionali. etc. etc. etc. etc. La guerra era l’unica soluzione possibile alle azioni di destabilizzazione dell’Iraq fatte dall’Iran (compresi attentati terroristici e il tentivo di assassinio di Tareq Aziz)? Ne potremmo discutere all’infinito. Ma l’america non c’entra niente di niente. Se Saddam ha sbagliato ha sbagliato per i fatti suoi. E durante la guerra Israele ha sempre sostenuto e armato l’IRAN (con la N). Per gli smemorati lo ricorda Uri Avnery anche sul manifesto di ieri:
    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Luglio-2008/art60.html
    Nel famoso “Piano sionista per il Medio Oriente”, scritto durante la guerra, Oded Yinon auspica la vittoria dell’Iran e lo smembramento dell’Iraq in tre stati su base etnica. http://www.geocities.com/alabasters_archive/zionist_plan.html

    Non possiamo riscrivere la storia come ci pare

    E sì, Saddam è stato l’unico leader arabo davvero anti-imperialista dopo Nasser. Tutta la sua vita e la sua azione politica lo dimostrano.

    In quanto al caro Scott Ritter, si è dimesso nel 1998 come ispettore ONU perchè a suo dire gli USA e l’ONU erano troppo deboli contro l’Iraq e non facevano abbastanza per disarmarlo. ( nel 1997 era stato – giustamente -accusato dall’Iraq di essere una spia USA-Israele. ) Sempre nel 1998 ha detto che bisognava distruggere il regime di Saddam Hussein.
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/2247600.stm
    http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Ritter#cite_note-2

    E qui si può leggere una risposta palestinese a questo cialtrone:
    http://heshamtillawi.wordpress.com/2007/12/20/scott-ritter%E2%80%99s-epiphany-better-late-than-never/

    Poi sì, subito prima della guerra, ha detto tutto il contrario, per cominciare appena la guerra è scoppiata, con la storia delle fonti anonime che gli assicuravano che domani Bush avrebbe bombardato l’Iran. Non contesto alle fonti di Ritter e Hersh di essere anonime, ma di essere FALSE: sono anni che vanno avanti a raccontare che gli anonimi gli hanno fatto rivelazioni tutte in contrasto l’una con l’altra e tutte smentite dai fatti. Non gli mai sfiorato il dubbio, alla 132.000millesima rivelazione che non si è avverata, che le loro fonti, nell’inversosimile caso che esistano, non sono affidabili?

    In quanto al fatto che il genocidio e la totale distruzione dell’Iraq siano un evento minore rispetto ad un’eventuale guerra contro l’Iran, certo che Scott Ritter, e il vergognoso movimento anti-war (HAHAHAHA) lo hanno detto per minimizzare, o meglio coprire completamente, la guerra genocida contro l’Iraq. Hanno cominciato a dirlo 4 anni fa, qunado i morti iracheni erano meno di un decimo di quelli attuali.

    Voglio vedere se domani gli USA scagliassero una bomba atomica su Teheran (impossibile, per fortuna), e qualcuno dicesse “Cosa volete che sia, un evento minore, una cazzata, rispetto a una guerra contro la Cina, non badiamo a queste quisquiglie e occupiamoci piuttosto della possibile guerra contro la Cina. Chissenefrega dell’Iran e dei suoi milioni di morti”, se tutti l’applaudirebbero.

  • reza

    Ciao Geo,
    Non credo che la verità si trovi da qualche parte nelle parole scritte dalla Pisi, si tratta solo delle mezze verità, cosa che io classifico peggio rispetto alle falsità.
    Lei parla dell’Iraq arabo senza riferimenti e considerazioni storici, quando attuale Iraq nasce , malgrado la matita di Churchill, dalla primordiale civiltà sumero-accadica, per diventare poi provincia persiana (secc. VI-IV a. C.).
    Solamente in seguito alla conquista araba l’Iraq divenne parte del mondo arabo, ma questo non importa alla Pisi.
    Tuttora, il nucleo principale dell’Iraq corrisponde alla Mesopotamia ( regione compresa tra il Tigri e l’Eufrate, che gli antichi chiamavano Caldea a sud e Assiria a nord), lo stato iracheno nei suoi confini attuali comprende anche parte della catena dei Monti Zagros, gigantesco arco di pieghe parallele che attraversano l’Iran, comprendendo anche un lembo dell’altopiano curdo verso la Turchia e una porzione del tavolato desertico dell’Arabia, inclinato verso l’Eufrate.
    La Mesopotamia, di cui la Pisi si è dimenticata, è una vasta pianura, formata da un pianalto, coperto in prevalenza da steppe a nord, bassa a sud, originata dalle alluvioni di due sistemi fluviali molto attivi: il Tigri-Eufrate (=Shatt al Arab, dopo la loro riunione) e il Karun che nasce al nord della regione di Khuzistan iraniana e passa in mezzo alla città di Ahwaz dove io sono nato.
    Ciò che ora si considera Iraq, deriva in realtà da cinque aree culturali ben distinti: Quella curda nel nord, con centro ad Arbil; quella degli arabi musulmani sunniti nella regione centrale attorno a Baghdad; quella degli arabi musulmani sciiti nel sud, con centro a Bassora; quella assira, prevalentemente cristiana, sparsa in varie città del nord; e quella degli arabi della palude, un popolo nomade che vive nelle terre paludose del fiume centrale, mentre la composizione demografica del paese è; 62% musulmani sciiti, 35% musulmani sunniti, 3% cristiani su circa 28 milioni di abitanti.
    Il discorso è che il 35% dei sunniti non è completamente fatto dagli arabi, specialmente non dai wahabiti, perché una parte grande è composto anche dai curdi che sono un gruppo etnico medio orientale iranico per eccellenza,mentre il 62% degli sciiti fa parte della famiglie, direi unica, di sciiti sparsi in tutto il medioriente.
    In seguito alla caduta del regime di Saddam, il 62% di sciiti in aggiunta al considerevole percentuale dei curdi che fino a quel momento erano le vittime del pan arabismo wahabita di una netta minoranza araba sunnita nel paese, attraverso una elezione democratica che la Pisi non riconosce, hanno dato luogo alla cancellazione di un regime dittatoriale pan arabico, instaurnado un nuovo sistema politico basato sulle elezioni democratiche e in rispetto ai diritti delle minoranze.
    Non pretendo di dire che questo sistema sia ottimale o completo perché ciò non potrà avvenire sotto l’occupazione militare statunitense anzi, se gli americani riuscivano a far passare l’accordo che avevano proposto all’attuale governo iracheno, entro poco tempo anche quest’embrione di un Iraq libera e democratica si sarebbe andato a farsi beneddire, ma non posso prendere sul serio i velenti della Pisi quando cerca di colpevolizzare l’Iran di colpe che non ha, specialmente quando la Pisi disinforma la gente sui legami storici e quelli religiosi/cuturali che determinano il rapporto attuale tra l’Iran e l’Iraq, mentre prima di ora questo paese era un paese snaturato con un regime dittatoriale pan arabico che si basava sugli interessi di una netta minoranza non originaria dell’Iraq.
    Non è assolutamente veritiera stabilire un paragone tra il ruolo dell’America in Iraq ed il ruolo dell’Iran, come fa esattamente la Pisi, quando l’Iran e l’Iraq sono parte della stessa entità storica , culturale e religiosa, mentre l’America è un invasore assolutamente diversa dalla realtà irachena.
    Oh, più o meno la stessa cosa vale per l’Afghanistan.

  • reza

    Si ma solo la frutta fresca , Cioé quando vengono raccolti dall’albero. Li trovi solo tra fine agosto e metà settembre in Iran.

    Per la guerra, anche se ho postato sul mio blog molti articoli denunciati dalla Pisi ma solo per analizzarli e quindi, per illustrare il punto di vista dell’Iran, credo che una guerra vera e propria e nella forma classica non ci sarà mai, mentre è un atto sin dall’1979 – l’anno della Rivoluzione islamica iraniana che cambiò definitivamente la fisionomia politica del medioriente, una guerra strisciante contro lo sviluppo e l’evoluzione dell’Iran rivoluzionario che al contrario delle tesi della Pisi, non è imperialismo ma anti-imperialismo, poiché agisce nel senso di liberare il cortile della propria casa alla occupazione imperialista israeloangloamericano.

  • kolza

    Se proprio vogliamo analizzare i complessi rapporti tra USA (di qualsiasi colore siano le Amministrazioni) e Iran, dobbiamo partire dalla Rivoluzione del 1978-1979.
    Pochi dicono che il clima di isteria del 1978 non fu esasperato solo dalle botte della SAVAK, ma anche dalle troupe della BBC che “invasero” il Paese alla ricerca del malcontento popolare (con un despota come lo Scià niente di più facile…) rievocando in chiave moderna i cahiers de doleance della Rivoluzione Francese. Cosa ci faceva la BBC in Persia? Faceva il coro alla BP, la quale era ai ferri corti con Pahlavi per il rinnovo della concessione petrolifera (si sa che i tiranni diventano sempre più avidi).
    Tornando agli USA, mentre Jimmy Carter mandava il generale Huyser a frenare gli istinti golpistici dei militari persiani, dall’altra parte Brzezinski dava credito alle idee di Zia Ul Haq, criminale pakistano e dittatore a tempo perso, con la sua famigerata Muslim Belt, poi rieditata da Bernard Lewis (vedi Bilderberg) con la teoria della linea di frattura tribale… L’Iran era un tassello e lo Scià un ostacolo. Se poi fosse arrivato il Tudeh al potere, beh quella era un’evenienza da scartare… Così Ruhollah Khomeini rientrò in Iran con tanto di volo Air France e tribù di giornalisti al seguito.
    Com’è andata, lo sappiamo tutti… così come sappiamo andò la cd. October Surprise dell’Ambasciata americana a Teheran… che condannò alla sconfitta il “pacifista” Carter (che favorì l’embargo del Nicaragua sandinista, provocò l’intervento sovietico in Afghanistan, vietò la vendita di grano USA all’URSS).

  • kolza

    Caro Reza,
    La zona chiamata Iraq è nata, come ben saprai, dall’accordo Sykes-Picot. E’ stata tenuta insieme con il sangue delle popolazioni sottomesse al volere di questo o quel tiranno. Ha retto, purtroppo, molto poco il confronto con la Democrazia, visto che nè gli USA, nè la GB, nè altri Stati dell’area avevano interesse in un vicino progredito e libero da vincoli coloniali.
    Che poi la zona sia un rischio per i “colonizzatori”, questa è lezione di Storia: pochi furono gli Imperatori romani che assoggettarono la Mesopotamia… quasi sempre dovettero abbandonarla. E questo è il destino degli USA. Mi auguro solo che non riempiano ancor di più di schifezze radioattive.

  • Lestaat

    @kolza
    “Ha retto, purtroppo, molto poco il confronto con la Democrazia, visto che nè gli USA, nè la GB, nè altri Stati dell’area avevano interesse in un vicino progredito e libero da vincoli coloniali.”

    Non è un po’ restrittivo e fuorviante fare l’associazione democrazia->progredito e libero ?
    Diciamoci la verità, l’Irak ERA un paese progredito e moderno.
    Il sangue delle popolazioni sottomesse non cancella di certo il dato di fatto, e soprattutto non fa certo dimenticare le “popolazioni sottomesse” che permettono a qualsiasi altra “democrazia” di vivere al di sopra delle proprie possibilità.
    Diciamo che l’Irak quindi non era poi molto diverso da un qualsiasi altro paese progredito e moderno.
    L’articolo nel suo complesso è davvero la descrizione del dito che indica la Luna, come ormai da lungo tempo lo sono gli articoli della Sig.na Pisi.
    Il fatto che da tempo si parli di un attacco all’Iran che ancora non c’è stato non significa di certo che i venti di guerra siano evidenti e le supposte scuse per cui non ci sarà mai sono bazzecole dovute alla visione un po’ retro della politica e dell’aspetto geopolitico mondiale da parte di chi scrive.
    Non so se questa guerra, già per altro ampiamente iniziata, diventerà mai una guerra esplicita, ma è un fatto che una parte del potere americano sia ben disposto ad intraprenderla su “consiglio” israeliano.
    Ed è di questo che si è parlato contnuamente nella stampa cosiddetta “alternativa”, ed è semplicemente VERO.
    I 400 dollari al barile potrebbero spaventare una classe dirigente cui importi l’effetto sulla società e sull’economia del proprio paese, ma non interessa certo quel manipolo di uomini d’affari che hanno per ora il potere ben saldonelle mani, che al contrario, sarebbero ben felici di vedere il petrolio a quel prezzo, e ben felici anche di vedere l’economia reale americana affondare nei debiti. In mezzo a questo casotto infatti CHI diventa PROPRIETARIO dei mezzi di produzione? Chi, con l’avvento dell’Amero, sarà in grado di rimettere in moto l’apparato produttivo. Chi avra, di fatto, il potere nelle mani?
    Purtroppo la Sig.na Pisi a queste cose non pensa, persa nei giochi di potere locale e soprattutto accecata dall’idea che Bush (o chi per lui, è indifferente) sia minimamente interessato alle sorti della propria nazione e dell’economia.
    E’ vero che ci sono moltissime cose in ballo, ma sullo sfondo, lo scenario di guerra è tutt’altro che impossibile.

  • reza

    La Pisi dice; “Voglio vedere una – dicesi UNA – prova che gli USA hanno spinto Saddam alla guerra contro Khomeini.”

    È provato, invece, da quanto emerse dallo “Scandalo Iran – Contras” che gli Stati Uniti aiutarono direttamente Saddam e fornirono armi ed informazioni strategico-tattiche all’Iraq.

    Attacco fulmineo dell’esercito di saddam e sfruttamento dell’effetto sorpresa, senza preventiva dichiarazione formale di guerra, era davvero una sorpresa per l’Iran ma non per gli americani che, in termini di finanziamenti e di forniture belliche da parte dei sovrani arabi impauriti del fatto che il khomeinismo potesse dilagare anche nei loro regni, organizzarono l’attacco coi suddetti aiuti all’Iraq.

    L’aiuto americano agli oppositori interni del nuovo governo iraniano, mentre il paese era invaso dall’esercito di Saddam, completava il progetto Statunitense che con embargo sulle forniture militari e congelamento dei beni iraniani all’estero, stabili sempre dall’America, portarono alla Crisi degli ostaggi americani in Iran.

    Il 12 dicembre 1983, Donald Rumsfeld, su mandato di Ronald Reagan, incontra a Baghdad Saddam Hussein e Tareq Aziz, malgrado i due paesi non abbiano più relazioni diplomatiche e il 1° gennaio 1984 viene pubblicata la notizia che gli USA considerano contraria agli interessi americani una eventuale sconfitta irachena.
    A questo punto gli americani entrano direttamente in scena a favore dell’Iraq .

  • paolapisi

    @Lestaat Oh, guarda chi c’è! Bene, ora la nuova versione è che la guerra c’è già ma non si vede, e forse non si vedrà mai. Però c’è. Perfetto: il problema è che i media alternativi e alcuni signori di cui parlo nell’articolo completo (su Comedon ce n’è solo una parte, come ben specificato in nota) hanno per anni e anni profetizzato date, dettagli e particolari di una guerra che se ci fosse stata si sarebbe vista benissimo, con bombe atomiche, pioggia di missili da aria terra mare e forse sottoterra, con descrizioni accuratisime, con tanto di data al mese giorno e forse ora, di false flag operations che l’avrebbero preceduta, peggio dell’11 settembre e da attribuirsi all’Iran, in modo da giustificarne l'”incinerimento” e l”olocausto nucleare”. E si è preteso che queste stronzate fossero state rivelate da fonti anonime, informatissime e segretissime. E invece erano solo un mare di balle.

    Per il resto, ora Ahamdinejad dopo aver ruggito sta facendo le fusa e dice che vuol trattare con gli USA. E gli USA hanno prontamente raccolto e per la prima volta un altissimo diplomatico americano parlerà direttamente con l’Iran. Risultato: petrolio in discesa nettissima e borse in salita alla grande. ma guarda un po’. Segnali di guerra?

    Comunque, probabilmente mi sono sbagliata: pensavo l’accordo con l’Iran l’avrebbero fatto i nuovi presidenti, Obama e Larjiani, Invece forse lo fanno Bush e Ahma.

    Saluti.

  • Lestaat

    @paolapisi
    “Bene, ora la nuova versione è che la guerra c’è già ma non si vede, e forse non si vedrà mai. Però c’è.”

    Senta Sig.na Pisi, giochi con le parole quanto le pare che tanto è abbastanza evidente che non è assolutamente in grado di capire tanto è accecata dalle sue sconfinate e reali conoscenze dei giochetti locali. Non ho la miima intenzione di discutere con lei nè di spiegare a chicchessia quanto ho detto anche perchè, se non se ne fosse accorta, lei è tra le pochissime persone che non è in grado di comprendere quanto ho scritto o, magari, fa finta. Poco mi importa. Ho scritto quel che penso e questo suo commento con le relative insulse piccolezze che lei trova così importanti è la dimostrazione di quanto ho espresso sopra. Le piace estremizzare le argomentazioni altrui per poter poi tirare fuori dal cilindro le sue sconfinate conoscenze sull’argomento sentendosi probabilmente appagata, ma tutto ciò è inutile lo sa? Qui nessuno, e sottolineo nessuno, sa bene come stanno le cose, e i suoi tentativi di ricondurre il tutto a inconcludenti rapporti politici sono vani, perchè qui non c’è nessuna politica, c’è solo INTERESSE. Non si tratta di profetizzare nulla ma di osservare e cercare di comprendere, cosa che lei, ha evidentemente smesso di fare da troppo tempo. Qualsiasi ulteriore suo intervento in risposta a questo post verrà da me ignorato dato che entrambi sappiamo quali sono le differenze che ci separano inevitabilmente. La saluto.

  • cesco

    Non ho sostenuto che l’Iraq entrò in guerra contro l’Iran per volere degli USA, ma che con Saddam quella nazione attraversò una fase imperialista concretizzatasi nell’aggressione all’Iran (che non poteva aggredire un vicino forte com’era allora l’Iraq, poichè i vertici e buona parte degli ufficiali delle forze armate che sotto lo Scià furono le più potenti della regione erano stati imprigionati, se non eliminati, dal nuovo regime: insomma l’esercito iraniano era un drago senza testa) e certamente condotta per annettersi vaste regioni di confine, non per evitare la destabilizzazione iraniana; e nell’aggressione al Kuwait, che sò bene essere una creatura artificiale degl’inglesi, ma che nel 1990 era una nazione indipendente già da molti anni e felice di esserlo.
    E poi Saddam mise in piedi un esercito abnorme non certo esclusivamente per difendersi, che per quello bastava molto meno, ma proprio perchè aveva ambizioni espansionistiche.
    Scott Ritter è un old-con, uno cioè per cui poteva andar bene eliminare Saddam, ma non con i metodi voluti dai neo-con che hanno portato alla catastrofica occupazione di cui Ritter previde l’inevitabile fallimento e il disastro umanitario conseguente.
    E non minimizza la catastrofe irachena per “coprire” quello che tutti sanno ma fan finta di non sapere per dormire bene la notte, ma soltanto perchè l’Iraq “consummatum est”, e dunque si dà da fare per evitare quella che sarà la catastrofe definitiva per il medio oriente: l’attacco all’Iran. Dunque personalmente lo considero un realista lungimirante.
    Quanto ad Hersh, i suoi scoop -dal massacro di Mi Lai ad Abu Graib- si sono sempre dimostrati attendibili, e non occorre aggiungere altro.

  • reza

    Evabbe cara Pisi, anche se con molta evidenza mi eviti, parlando cosi e con questo tuono anche se non con me. Ti faccio lo stesso passare qualche cosa della tua faticata.
    Ma sono cattivo e non ti dico quali .

    Però su una cosa sbagli, Quel bel Larijani sta più a destra del brutto Ahmadinejad.

  • cesco

    Non ho sostenuto che l’Iraq entrò in guerra contro l’Iran per volere degli USA, ma che con Saddam quella nazione attraversò una fase imperialista concretizzatasi nell’aggressione all’Iran (che non poteva aggredire un vicino forte com’era allora l’Iraq, poichè i vertici e buona parte degli ufficiali delle forze armate che sotto lo Scià furono le più potenti della regione erano stati imprigionati, se non eliminati, dal nuovo regime: insomma l’esercito iraniano era un drago senza testa) e certamente condotta per annettersi vaste regioni di confine, non per evitare la destabilizzazione iraniana; e nell’aggressione al Kuwait, che sò bene essere una creatura artificiale degl’inglesi, ma che nel 1990 era una nazione indipendente già da molti anni e felice di esserlo. E poi Saddam mise in piedi un esercito abnorme non certo esclusivamente per difendersi, che per quello bastava molto meno, ma proprio perchè aveva ambizioni espansionistiche. Scott Ritter è un old-con, uno cioè per cui poteva andar bene eliminare Saddam, ma non con i metodi voluti dai neo-con che hanno portato alla catastrofica occupazione di cui Ritter previde l’inevitabile fallimento e il disastro umanitario conseguente. E non minimizza la catastrofe irachena per “coprire” quello che tutti sanno ma fan finta di non sapere per dormire bene la notte, ma soltanto perchè l’Iraq “consummatum est”, e dunque si dà da fare per evitare quella che sarà la catastrofe definitiva per il medio oriente: l’attacco all’Iran. Dunque personalmente lo considero un realista lungimirante. Quanto ad Hersh, i suoi scoop -dal massacro di Mi Lai ad Abu Graib- si sono sempre dimostrati attendibili, e non occorre aggiungere altro.

  • reza

    Per amore della verità devo dire alcune cose. Gli israeloangloamericani nell’1978 hanno preso un bel granchio in Iran nel senso che Khomeini a Parigi era circondato dai liberali della “Lega per la Libertà” di Ingegnere Bazargan e il suo Vice Yazdi, lo stesso Khomeini all’arrivo in Iran dichiarò che “andrò a Qum e mi occuperò solamente della teologia, poiché statisti del calibro di Bazargan e i suoi compagni sapranno condurre il paese verso il futuro”. Se le cose rimanevano cosi a quest’ora il medioriente era il paradiso del mondo, super ricco e davvero libero, nel senso che una donna poteva mettersi la minigonna, un’altra donna uscire con chador, ma ambedue sarebberò state benvenute in occidente solo perché avevano tanti soldi in tasca. Non so se mi spiego su questo punto !?! Comunque , i sogni angloamericani furono infranti in poco tempo perché qualcosa è cambiato già nei primi mesi dopo la Rivoluzione dell’1979. Khomeini rimase a Tehran e invece di andare ad occuparsi della teologia islamica nelle scuole di Qum, da capo della Rivoluzione e dopo le modifiche alla costituzione che prevedeva nella sua prima stesura che sia il presidente della repubblica la carica più alta del paese, diventò anche la guida spirituale della Repubblica Islamica dell’Iran. Questo qualcosa riguarda due elementi : In primo luogo i giochi di potere interni all’Iran; in un solo attentato salto per aria un intero palazzo dove ben 72 membri importanti dello stablishmente della repubbblica islamica si trovavano in riunione , tra questi vi era presente un figura davvero illustre, di grande carisma e grandissime aperture e vedute democratiche, fedele ai principi dell’Islam ma ancor più fedele all’Imamato che, al contrario di quanto la propaganda velenosa della Pisi potrà sostenere, è l’unica disciplina dell’intero universo dell’Islam che prevede e incorraggia l’aggiornamento , anche degli stessi principi se serve, rispetto ai tempi in cui si vive . Costui era Ayatollah Beheshti che in quell’attentato morì. Per gli iraniani ci han voluto oltre 22 anni prima che un’altro politico di statura di Beheshti si presenti all’appello e questo è successo con Khatami. In secondo luogo erano in corso giochi di potere di altissimo livello internazionale, i russi si muovevano verso l’Afghanistan, gli israeliani mettevano l’occhio sul Libano e Saddam guardava l’Iran con ansia di attaccarlo. La Pisi salta tutte queste vicende e vuole portarci il più lontano possibile dalla realtà mediorientale. Chi sa perché !?! Noto comunque un certo dispiacere da parte della Pisi sull’occasione soffiato, a quanto pare, ad Larijani come (dice lei stessa)il futuro presidente dell’Iran, da parte del solito Ahmadinejad che con l’incontro della prossima domenica , forse, darà il via ad una riapacificazione tra l’Iran e occidente. All’incontro ci sarà Jalili che è l’uomo di Ahmadienjad, mentre per la prima volta ci sarà anche un americano. Ma io non credo assolutamente che il prossimo presidente dell’Iran sarà Larijani, si tratta solo di attendere per altri un anno e mezzo circa, ma io posso anticiparvi che Khatami si ripresenterà e, secondo me, stravincerà le elezioni, malgrado il merito che Ahmadineja potrà beccarsi per la pace con l’America . Dico cosi perché so che in Iran l’esercizio della democrazia nelle elezioni è una realtà, mentre la Pisi crede che è la guida spirituale che decide chi deve vincere. Conosco l’Iran e conosco ogni piccola realtà del paese e dall’altra parte, conosco la filosofia politica del sciismo e in base a queste mie conoscenze mi azzardo a pronosticare l’elezione di Khatami alle prossime elezioni presidenziali in Iran, proprio in base al successo, se successo sarà, che dovrà avere Ahmadinejad nel sciogliere il nodo Iran/USA. Tutto ciò dipenderà anche da un’altra realtà che influisce sull’andamento delle cose che riguardano il medioriente, questa realtà è quella israeliana. Le cose non dipenderanno al fatto che se chi governerà (dopo quel cadavere politico che è Olmert) in futuro , vedrà o no, l’interesse di Israele in tutto ciò (di cui sopra), ma il tutto dipenderà se le prospettive per il futuro dell’Israel siano maggiori e più sicuri in questo scenario o in un scenario di guerra. Io dico che per la prima volta in 60 anni, gli israeliani si sono resi conto che che le uniche prospettive future plausibili , in un momento quasi tragico per Israele che vede solo buio davanti a sé, non saranno altre che da cercare in una sola parola; Pace, ma non più quella da loro interpratata come pace che in realtà era solo la resa di quelli che loro chiamano i nemici di Israele.

  • paolapisi

    Per la prima volta nella mia vita sono d’accordo con te. Quel bel Larijani sta più a destra del brutto Ahmadinejad.. Lo so anch’io, ma si è più furbo e si presenta meglio, e dunque sembra – sembra – più moderato. E poi tanto chi comanda è Khamenei. E comunque, “il “bel larijani”, anche se non è propriamente bellissimo, è un po’ meno brutto di Ahmadinejad 😉

  • geopardy

    Proprio oggi, sotto la super visione delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internzionale, sta avvenendo lo scambio di morti e prigionieri tra Hezbollah ed Israele.
    Lo scambio è stato votato pressochè all’unanimità dal parlamento israeliano.
    Credo, che la sconfitta di fatto subita da Israele nell’ultima aggressione al Libano abbia tolto molta esuberanza ai sionisti.
    Non è la prima volta che accade in Libano, ma sempre con Hezbollah, comunque, quindi la storia non è quel rigido quadro di massimi sistemi che si scontrano con logiche novecentesche, ma cammina e si evolve.
    Ritengo che dopo tutti i tentativi degli ultimi anni di provocare una secessione interna al Libano e miseramente falliti, qualcuno stia tentando un nuovo tipo di approccio regionale.
    Il Libano è un banco di prova generale, lo è sempre stato nella storia recente, non escludo un “buonismo” indotto dalle elezioni americane, con annessa la voglia sfrenata di Bush e del suo entourage di lasciare la Casa Bianca con un’immagine leggermente più presentabile, ma, al tempo stesso, potrebbe essere un tentativo di raffreddare un retrofronte in previsione di un’altra guerra (spero di no) regionale.
    Innegabilmente Hezbollah ottiene resistendo, quello che altri non ottengono collaborando e prestando il fianco (vedi, ad esempio, Abu Mazen).
    In contemporanea, ma questo potrebbe essere molto più apparente che di sostanza, Israele sta trattando con Hamas, che ha scelto la resistenza.
    L’Iran resiste e corre voce che un diplomatico nord-americano di alto livello stia per incontrare Ahmadinejad addirittura.
    La crisi mondiale è grande e nessuno, credo, a breve possa cominciare una guerra in quella regione (non che non lo desidererebbero e non c’abbiano provato).
    Se fosse andata in porto la distruzione di Hezbollah, credo, che gli eventi si sarebbero evoluti diversamente.
    Siamo ormai ad anni luce dagli equilibri dei tempi di Saddam, qundi è inutile rimuginare sui se ed i ma, il petrolio, al tempo, era in svendita completa, ora si sta aprrezzando come dovrebbe, diciamo che ora costa un po’ più dell’acqua, che è rinnovabile in tempi ultra-brevi, contrariamente al petrolio.
    L’ora di ricreazione sta finendo.
    Il capitalismo impera pressochè ovunque, ma sta mostrando i suoi estremi limiti globali.
    L’umanità se vuole uscire da questa terribile crisi che si profila, lo deve fare nella sua interezza, credo, quindi una grande guerra sarebbe un inutile spreco di materie prime, ormai sempre più insufficienti per alimentare lo sperpero della grande distribuzione, un politico di cui non ricordo il nome, affermò che, quando i governi hanno esurito tutte le opzioni tirano fuori la saggezza.
    Spero vivamente che tutte le opzioni siano terminate e queste fasi di “pace” siano di preludio al subentrare della saggezza.
    Serve una lunga pausa di riflessione all’umanità, lo dobbiamo ai posteri.
    Concludo dicendo che, finora, la resitenza alla penetrazione Usa iraniana e quella irachena hanno lavorato bene.
    Ciao

  • paolapisi

    Scusami, avevo inteso il termine “imperialismo” nell’accezione leninista (con cui lo uso io), e di conseguenza come adesione al progetto imperialista USA. Se invece lo intendi nel senso di “espansionista”, è un altro discoroso. E con l’invasione del Kuwait Saddam ha fatto un’idiozia macroscopica ed è pure cascato in un trappolone, anche se l’invasione non era immotivata (il kuwait aveva dichiarato una guerra economica all’Iraq e stava strangolando, gli rubava il petrolio, etc.). E un’idiozia ancora maggiore l’ha fatta a non ritirarsi quando era evidente che gli avrebbero fatto la guerra. Nessuno è perfetto 😉

    Resto invece dell’idea che Scott Riiter è un farabutto, messo nel movimento anti-war con una funzione ben precisa. Quando ha cominciato a dire che la guerra irachena era una cazzata rispetto alla guerra che non ci sarà mai, e che il movimento antiwar avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente della questione irianiana e strafottersene di Iraq e Afghanistan, non era “”consummatum” proprio niente. Ha cominciato prima della grande pulizia etnica e l’Iraq era occupato ma c’era ancora. Adesso non c’è più. Mi risulta che il movimento contro la guerra in Vietnam abbia agito DURANTE la guerra, non solo prima. Non è che una volta che la guerra è cominciata ha detto “ormai c’è già, chi se ne frega, mettiamoci a strillare : GIU’ LE MANI DALLA NORVEGIA, casomai la volessero invadere”. Hersh ha fatto alcuni scoop giusti e altri inventati di sana pianta. Quelli sulla guerra contro l’Iran, come i fatti hanno dimostrato, appartenevano alla seconda categoria.

  • reza

    Secondo me la Rivoluzione iraniana ha avuto un ruolo di primaria importanza negli sconvolgimenti mediorientali e globali e l’Iran post-rivoluzionario, proprio con le politiche anti imperialiste, sta determinando il trasferimento dell’epicentro economico finanziario del mondo lontano dall’occidente.
    Non credo che ci voglia tutta la matria grigia (di dubbia esistenza) che dovrebbe stare nel cranio di Tremonti , per capire che il capitalismo politico filo sionista sta distruggendo l’economia dei popoli e delle famiglie europee come ha fatto con quella americana, impedendo ed gli affari con l’Iran per ostacolare lo sviluppo del modello della democrazia islamica dell’Iran rivoluzionario.
    Il capitalismo politico filo sionista era il promotore dell’OUTSOURCING e ha incorraggiato il trasferimento all’estero (dai paesi euopei) dell’attività della azinede occidentali, verso i paesi con bassi costi di produzione, ma lo stesso capitalismo impedisce un sano interscambio commerciale con l’Iran.
    Tengo a precisare che questo interscambio Iran/occidente sarebbe sano solo perché l’Iran agisce secondo l’etica islamica per cui, tutto quello che ha fruttato l’outsourcing del capitalismo sionista in termini di schiavitù,pirateria,prostituzione,inquinamento,frode e criminalità, non sarebbe ammesso.
    Oggi cé una crisi economica su scala globale dovuta allo stato di anarchia dell’economia voluta ed impostata dal capitalismo politico filo sionista a intere nazioni della terra, ma la Pisi preferisce ripetere solamente del “disastro economico!” dell’Iran mentre il suo antagonista; l’America, è praticamente in fallimento.
    L’Iran quest’anno sta procedendo con un ritmo di 6,7% della crescità economica e questo 6,7% è puro e privo della fetta speculativa che caratterizzano i ritmi percentuali di 8 e 9 che riguardano la Cina e l’India, e poi cé anche una differenza di grande importanza tra i tre; l’Iran per gli altri due è un grosso fornitore di materie energetiche.
    In tutti questi anni l’Iran ha continuato a dialogare su questo argomento con l’europa, ma le decisioni europee sono state sempre condizionate dai sionisti i quali chiedevano la loro fetta della torta; il riconoscimento di Israele da parte dell’Iran!
    Oggi l’europa si trova in brutte acque e l’anarchia economica riguarda ogni settore delle attività imprenditoriali orami ferme e se attive caratterizzate da forti debiti e palesi corruzioni, a quest’ europa l’Iran propone un interscambio vantaggioso che chiede gli investimenti e impegni seri in Iran per l’europa, ma anche se gli europei scoprono che ormai col vecchio sistema non si va da nessuna parte e che è arrivato l’ora di sanare la situazione, i sionisti non li permettono di procedere, questo lo abbiamo visto tutti con le ultime sanzioni poste dalla parte della UE all’Iran.
    Guardiamo all’Italia che tra i paesi UE è il primo partner commerciale dell’Iran e il livello del suo partnership con l’Iran in questo momento particolare per l’economia italiana è importante, direi vitale.
    Ebbene, cosa possiamo aspettare che scelga di fare il governo italiano, se le sue scelte in questa materia sono condizionate dalla Fiamma Neirestein ?
    L’Italia poteva essere il paese europeo con minori preoccupazioni per l’energia, se l’Eni continuava ad essere presente in l’Iran e trattare affari che non potrà mai sognare di poter trattare per il blocco di affari di certi livelli da parte dei giganti americani, la stessa cosa vale per Totale che si è ritirato dall’Iran una settimana fa per pressioni di Sarkozy che solo una settimana prima si trovava a TelAviv.
    Chi invece va in Iran e investe sono i cinesi, gli indiani e ora anche i russi; il Gazprom ha concluso un acordo con l’Iran per il gas, questo accordo influirà fortemente sul mercato mondiale di gas in futuro.
    Per le pressioni ed il ricatto sionista, l’europa sta seguendo i passi dell’America, tornando alla mentalità primitiva della società chiusa che tuttora sopravvive nell’uomo occidentale e che riemerge nei priodi di conflitto.
    Stanno terrorizzando gli europei e usano l’Islam come spauracchio, mentre la finanza islamica è l’unica vera forza globale che si oppone attivamente agli imprenditori del capitalismo politico filo sionista che stanno distruggendo il nostro mondo.
    La finanza islamica è il settore più dinamico della finanza globale , è innovativo, flessibile e molto più ridditizia del capitalismo politico filo sionista , il quale è gestita dale aziende e dai manager , appoggiata dai governi e raccontata da analisti di cui non si può più fidare.
    Tutto questo succede lontano dalgi occhi dell’opinione pubblica degli occidentali trattati come pecore da parte dei politici e i media, né è un esempio la situazione in cui si trovano gli italiani che in questo momento vengono indottrinati dalle norme di una religione politica che accumuna detsra e sinistra, quella religione politica che nega l’idea della fratellanza dell’uomo nelle sue varie forme, ma costringe tutti a sottomettersi totalmente alla religione sionista, senza se e senza ma.

  • sickboy

    Buongiorno a tutti

    Nonostante mi trovi a leggere gli articoli della Sig.na Pisi solo in queste occasioni – ovvero mai mi è capitato di leggere articoli che trattassero qualcosa di diverso dalle critiche all’informazione alternativa – nonostante ciò dicevo l’articolo offre alcuni spunti di riflessione molto interessanti. La premessa che ho fatt serve solo a chiarire che non ho alcuna conoscenz del pensiero dell’autrice, nè mi serve per commentare.

    Certo l’effetto urticante che ha scrivere contro Blondet e compagni potrebbe annebbiare talvolt il giudizio (perchè io ricordo che leggere Blondet è GRATIS e si può farlo cum grano salis), ma ognuno avrà i propri motivi; non mi sperco perciò a dare eventuali consigli che comunque traspaiono, e passo alla sostanza.

    Due sono gli argomenti principali e, benchè legati da un rapporto di causa effetto per come ne è stata descrizione, preferirei tenerli separati: la guerra in Iraq e quella “annunciata” in Iran.

    Su questa seconda questione non condivido l’entusiasmo della Pisi. Certo, allo stato attuale delle cose è inimmagginabile una guerra simile a quella Irachena, anche evntualmente condotta da maggior forze in campo e una più vasta alleanza: non ci sono i soldi, non c’è la volontà e nemmeno il movente. La stessa questione nucleare mi pare abbastanza ridicola, avendo un Pakista atomico, ma tant è. TUTTAVIA la campagna contro l’Iran non è partita dall’info alternativa, ma dai media ufficiale – e tutt’ora è così. La demonizzazione di Ahmadinejad non l’ha fatta certo Blondet. Nè è stato, per dire, Mazzucco a parlare di cancellare lo stato di Israele dalle mappe, inun evidente “errore” di traduzione.
    Certo in entrambi i casi i guadagni politici di breve periodo sono evidenti, da sempre proiettare all’esterno i problemi interni e stringere il popolo contro il nemico cattivo paga, in termini di consenso. E questo lo fanno entrabi le parti in gioco. MA ancora non si sa quanto sarà profonda la crisi economica attuale e questa propaganda potrebbe anche tornare comodo nel caso la classe dirigente, vedendosi fottuta, propenda per una fuga in avanti. O le sembra fantascienza??

    Sulla guerra in Iraq la questione è più seria: abbiamo avuto l’undici settembre e sappiamo tutti quanti loschi interessi vi si celavano. Da allora si è parlato di NWO, di guerre mondiali, guerre atomiche, guerre atomiche in Iran e in Cina, Unioni panmeircane ecc ecc ecc
    Tutte cose ce POTREBBERO certamente realizzarsi, ahinoi. DI fatto però quell’enorme occasione che hanno avuto il 911 l’hanno usata per l’IRaq; non l’Iran la Siria la Korea o vattelapesca, ma l’Iraq. PErchè? Dopo 5 anni non c’è ancora una vera risposta.
    Chi sono perciò questi figuri che distolgono le attenzioni del popolo della controinfo per dirottarle verso guerre immaginarie? (e di cui Blondet non fa parte secondo me, essendo un articolo sull’Iran al mese non certo un’opera di disinformazione, anzi)

    La questione meriterebbe di essere approfondita in maniera forse migliore di una raccolta di errori altrui.

  • reza

    Sono d’accordo con la teoria politica della “fuga in avanti” nei termini in cui tu la stai illustrando, infatti, ciò costituisce la base di ogni mia preoccupazione come iraniano, per un probabile attacco israeloangloamericano a tradimento al mio paese di origine.

    Non sono d’accordo invece con; “da sempre proiettare all’esterno i problemi interni e stringere il popolo contro il nemico cattivo paga, in termini di consenso. E questo lo fanno entrabi le parti in gioco.”

    In questo momento Ahmadinejad non sta al massimo del gradimento degli iraniani per il motivo che sta , direi arduamente, lottando contro ciò che in Iran viene chiamato l’aroganza internazionale anzi, pur avendo a che fare con un parlamento in cui la destra ha la netta maggioranza, non sta nemmeno nella gloria della classe politica iraniana vicino a lui, figuriamoci i riformisti .
    Quindi, la teoria dello spostamento all’estero dei problemi interni vale solo per Bush e seanche non escludo che Ahmadinejad qualche tentativio in questo senso lo abbia fatto, non ci sono i risultati per lui e gli stessi risultati che finora hanno condizionato l’intera opinione pubblica occidentale, cominciano ora a scarseggiare anche pe Bush per la gravità dei problemi che tutti i paesi occidentali stanno afrontando .
    Purtroppo l’occidente vive tuttora sull’onda dell’entusiasmo 11 settembrino dei populisti di destra e degli ipocriti della sinistra,
    il tradimento di questa classe politica ha dato luogo ad un situazione particolare in cui; le regole e i valori che devono informare i rapporti degli occidentali fra di loro e quelli tra questi e le altre comunità, non sono più basati sul portare il loro specifico contributo alla realizzazione del bene comune e della pace.
    Non viviamo più in un mondo dove tutti (singoli individui e comunità) sono egualmente soggetti di diritti e doveri che nascono dalla dignità e dall’eguaglianza delle persone e per questo dobbiamo ringraziare proprio i politici di cui sopra.
    Sono davvero tempi duri in occidente perché questo è il tempo del regno dell’inganno, delle aziende che usano la frode come prassi, dei politici corrotti e dei analisti bugirdi,nonché dei manager ignoranti.
    E’ tempo dei consumatori occidentali ciechi di fronte alle forze oculte che alimentano gli sconvolgimenti economici, è tempo di vivere nel teatro illusionistico dei moderni politici che impediscono al consumatore (uso questo termine perché ormai nemmeno Ratzinger guarda gli essere umani come tali) di percepire l’anarchia economica che dilaga nel pianeta del regno dei neonazifascisti (sionisti, neocons e salafidi) uniti in alleanza disumana che sta distruggendo ogni prospettiva di un futuro migliore per i nostri figli.

  • sickboy

    Ma Ahmadinejad non deve veramente rispondere al popolo. L’Iran è un regime. Le sue uscite su Israele (ma in generale il suo protagonismo mediatico in cui fa l’eroe) gli garatiscono, IMHO, una buona popolarità interna. Di cui in IRan, per governare, si può fare parzialmente a meno ma che, per uno non potentissimo come il nostro, rapprsenta un carta in più.

  • paolapisi

    Una cosa soltanto: nella parte dell’articolo pubblicata da Comedon, Blondet non viene nominato. Nell’articolo completo, rispondo a DIFFAMAZIONI da codice penale fatte da Blondet e De Fina contro di me personalmente e contro uruknet. Falsi plateali e ignobili, lesivi della mia onorabilità e di quella del sito uruknet. Leggere Blondet è gratis, ma diffamare e attribuire ad altri affermazioni mai fatte non lo è: e se non sono ricorsa immediatamente alla magistratura contro questi due individui (in un primo momento ci ho pensato, lo confesso) è solo perchè non volevo si atteggiassero a vittime. Ma se lo rifanno, li querelo per diffamazione senza la minima esitazione.

    In quanto all’Iran, che sta scoppiando la pace fra USA e Persia è ormai la notizia del giorno, con probabile prossima ripresa dei rapporti diplomatici.

  • sickboy

    E’ vero che non viene nominato, ma so bene quanto c’abbia – magari a ragione, non è un argomento che conosco – il dente avvelenato. Sull’Iran va anche detto che Larijani e Ahmadinejad e, non specularmente ma quasi, Bush e i democratici non hanno esattamente la stessa linea. Soldi per una guerra, in ogni caso, non ci sono.

  • reza

    E comunque, vorrei sapere cosa pensa la Sig.ra Pisi del fatto che gli Stati Uniti d’America del Bush(lo spaccone neocons), senza pubblicamente ritirare la condizione finora posta all’Iran per qualsiasi contatto; la sospensione dell’arrichimento dell’uranio, oltre a chiedere la riapertura dell’ambasciata a Tehran, saranno pure presenti al tavolo delle trattative della domenica prosssima a Ginevra ?
    Inoltre, missili finti a parte, cosa sta determinando questo silenzio di Israele in questo momento ?

  • paolapisi

    Che conferma esattamente e al 100% quanto avevo scritto: non ci sarà alcuna guerra ma alla fine ci sarà un accordo USA-Iran. Per i motivi di cui sopra. Scusi, ma lei è in gradi di leggere? (è una domanda retorica, per cui la scongiuro di non rispondere)

    Israle mugugna molto (almeno la stampa israeliana, non il governo) ma più di questo non puà fare perché, a differenza di quanto pensano e scrivono tanti allegri zuzzerrelloni, è israele a prendere ordini dagli USA e non il contrario. Quindi se gli USA vogliono fare un accordo con l’Iran – e lo faranno – Israele si attacca.

  • reza

    Le avevo detto che ci ha azzeccato qualcosa;-))
    Non potevo rimanere cattivo e quindi, la mia domanda era fatta appositamente.
    In mancanza di fonti davvero attendibili a voi altri (si intende: non a me), non trovo gente capace di analizzare bene la situazione senza appoggirsi sui soliti “complottisti” , Lei è un’eccezione ma pecca di odio anti iraniani e anti persiano e quindi, si inquina da sola il risultato delle sua analisi.
    Non è mia intenzione offenere, ma ritengo che sia un peccato non vedere una persona come lei : 1- totalmente neutrale , 2- in TV e sui giornali a analizzare la situazione (solo in rispetto del primo punto).

    Su Israele (questo è una mezza domanda, confidenza, scambio di parerei) credo che possiami notare un RADICALE cambiamento del clima politica sull’Iran.
    Noto (con piacere perché allontana la guerra) che i discorsi focosi delle autorità importanti ( e meno) che erano fino a due settimana fa sui giornali israeliani e quelli di tutto il mondo ; Quello di Mofaz per esempio che ha dichiarato senza mezzi termini che “è necessario attaccare Iran e subito”, hanno lasciato il loro posto (in primo luogo sui giornali israeliani) alle CRITICHE abbastanza severe verso il governo sulla posizione “attaccare Iran”.
    Si parla chiaramente sui giornali israeliani di ; “necessità di accettare l’Iran atomica” , “necessità di cambio di politica verso l’Iran” , “necessità di accettare l’Iran come il vero antagonista nella regione” e quindi “rispettare la potenza dell’Iran”.
    Saranno pure stati delle fotografie truccate, ma qualcosa cé e questo qualcosa ha determinato, già da 3 mesi, un cambio di politica dell’amministrazione Bush, con il risultato che domani il delegato americano sarà a Ginevra mentre l’Iran non ha sospeso l’arricchimento dell’uranio!
    Si ricorda? la sospensione totale era la condizione degli americani per gli utlimi 5 anni.
    Io sono convinto che (finalmente) i nodi sono venuti a pettine ed è stato solo questo a determinare l’attuale situazione, mi spiego:
    Negli ultimi anni e con una concentrazione maggiore, nell’ ultimo anno, ho seguito (nel limite dell’possibile, e qualche volta anche l’impossibile;-) )tutto ciò che veniva pubblicato o dichiarato in TV, giornali, internet, conferenze, seminari, libri etc, etc, sull’ ATTACCO ALL’IRAN, negli USA.
    Ho potuto vedere con i miei occhi LE VALUTAZIONI su questo attacco da ogni punto di vista: geostrategico, militare, economico, e sociale (interno ed esternoagli USA) e , in alcuni momenti, ho avuto paura perché vedevo che in America esiste ancora una , quasi indiscutibile, potenza della lobby politica dei produttori delle armi, che fa a gara con quella sionista per il primato sulle altre lobby esistenti in America.
    Ma ad un certo punto è successo qualcosa; mentre l’impero globale israeloangloamericano cercava di accerchiare l’economia iraniana con le sanzioni (anche celate e non dichiarate) e metteva in atto le operazioni sporche della CIA al’interno dell’Iran ( che comprendevano assalti terroristici in Khusistan, In Kurdistan e in Beluchistan iraniana), l’economia mondiale subiva delle perdite impazzite ed il sistema non garantiva coperture future allo stesso sistema del capitalismo; giornate come il martedi 15 luglio, giorno in cui nelle borse più importanti sono stati bruciati 140 miliardi di dollari, si repetevano.
    Ecco, Questo sistema in queste condizioni non può andare in guerra nemmeno contro Zimbabve, figuriamoci l’Iran che Geopoliticamente e Geostrategicamente, costituisce la chiave di volta;-))

    tanti cordiali saluti

  • paolapisi

    Secondo me si sta semplicemente esplicitando (da parte USA) quello che era da sempre stato deciso. Pertanto io sono sempre stata convinta, ben prima della crisi economica, che mai vi sarebbe stata una guerra contro l’Iran, e precisamente per i motivi che ho detto. Nell’asse del male c’era – da sempre – un solo paese: precisamente quello che hanno distrutto, l’Iraq. Comunque vedo che sulle conclusioni siamo d’accordo. Scoppia la pace. E non possiamo che rallegarcene tutti (anche se non ho mai temuto la guerra). Per quello che riguarda il suo paese, io non ne apprezzo, e non apprezzerò mai il regime, ma non sono affatto anti-iraniana. L’Iran è un paese splendido, di antica civiltà, che a mio parere meriterebbe davvero di essere governato in maniera diversa e migliore. Cordiali saluti anche a lei.

  • reza

    Mi interessa sapere il significato della sua frase; “governato in maniera diversa e migliore”!
    Sa, gran parte della gente che ha votato berlusconi oggi non è convinto di avere scelto bene ma sa che non aveva grandi alternative, con tutto ciò, anche io non arrivo a dire le stesse parole che lei ha usato per l’Iran anche per l’Italia.
    Non pretendo che lei sia favorevole alla repubblica islamica in un paese islamico e quindi, rispetto per la sua non-approvazione cé, ma tale rispetto perde i punti a favore quando non trovo critiche costruttive ma , se mi è permesso, uno specie di “complottismo” al rovescio contro l’Iran che da sempre caratterizza le sue posizioni.
    Non so se lei ha la possibilità di leggere i giornali iraniani sullo incontro di ieri di Ginevra, quelli italiani portano una notizia prestabilita senza alcuna analisi, la notizia è eguale su tutti i giornali e l’orientamento è negativo e livello generale, mentre sui giornali iraniani , se lei ha questa possibilità, potrà trovare le posizioni che vanno da uno estremo all’altra, con maggiore concentrazione sui giornali più importanti che prendono una posizione centrale ed equilibrata.
    Lei potrà dire che ciò avviene in Iran perché il paese è direttamente interessato , ma le ricordo che berlusconi fece, senza successo, ogni cosa possibile per entrare a far parte del 5+1 quindi, la questione è importante anche per l’Italia, solo che qui, a differenza dell’Iran, non esiste informazione libera al rigaurdo e si disinforma alla grande , senza che nessuno dei “complottisti” a lei antipatici né faccia parte, poiché il lavoro di disinformazione avviene per mano della stampa ufficiale controllata da parte delle maggiori forze politiche in campo.
    Ciò rende relativo il suo discorso di “regime”, non crede ?
    Già dal venerdi scorso e cioé, dal giorno prima dell’incontro di Ginevra, dua importanti cariche governative , uno dell’Iran, l’altro dell’Israele, parlavano dell’ “amicizia tra gli iraniani e gli israeliani”, riferendosi ai popoli dei due paesi, personalmente spero che nelle prossime due settimane ( fino al momento in cui l’Iran non darà la risposta sull’accettazione della sospensione dell’arricchimento, mentre il 5+1 risponderà sul come metterà in atto le proposte fatte all’Iran e come queste comprenderanno il diritto all’Iran sancito dalla NPT di cui l’Iran è firmatario) queste “avance a distanza” si ripetino tra i due paesi e come dice lei “scoppia la pace”, ma nessuno al mondo potrà mai dire che l’Iran abbia voluto la guerra, quando questo paese insiste sui propri diritti sul nucleare e critica l’invasione e l’occupazione militare dei territori palestinesi, l’Afghanistan e l’Iraq, da parte di israeloangloamericani, specialmnet quando l’accusa all’Iran è ” imperialismo ” , mentre questo paese sta rischiando la propria incolumità di fronte all’imperialismo mondiale degli israeloangloamericani che minacciano la sua orbita geostrategica.
    Lei deve conoscere questo diritto all’Iran senza accusarla di imperialsimo, altrimenti deve misconoscere all’Iran il diritto di avere una propria indipendente sfera geostrategica.
    Ma non credo che lei possa fare quest’ultima cosa, poiché sin dall’1979 , ogni azione politico/militare degli israeloangloamericani è stato quello di posizionarsi nei vari punti di tale sfera, cercando di procedere con l’occupazione territoriale dei punti chiave, senza però mai riuscire di trovare il punto giusto che possa permetterli di colpire l’Iran nel suo fondo strategico.
    Lei non dovrebbe credere che l’Iran in Iraq sta cercando “un posto al sole” poiché tutto il territorio iracheno copre il fianco occidentale del fondo strategico iraniano, lei non dovrebbe credere che l’Iran influisce sul Hamas e su Hezbolah perché vuole “un altro posto al sole” sulle rive mediteranee, poiché la base di lancio effettivo per l’America contro il fondo strategico iraniano è Israele, e dovrebbe ricordaresi che la vulnerabilità di Israele sta nella esistenza di Hamse e di Hezbollah.
    Come vede, cara prof.ssa Pisi, una guerra cé già e dura da quasi 30 anni, solo che ripsetto a qualsiasi altro punto del mondo, quella “croce uncinata” che disegna la posizione geopolitca dell’Iran , è talmente complicata che lo rende inattaccabile ma ben difendibile.
    Quela posizione ha digerito in sé grandi potenze che lungo la storia lo hanno attaccato, quelle potenze non ci sono più, ma l’Iran si.

  • reza

    Mi interessa sapere il significato della sua frase; “governato in maniera diversa e migliore”!
    Sa, gran parte della gente che ha votato berlusconi oggi non è convinto di avere scelto bene ma sa che non aveva grandi alternative, con tutto ciò, io non arrivo a dire le stesse parole che lei ha usato per l’Iran anche per l’Italia.
    Non pretendo che lei sia favorevole alla repubblica islamica in un paese islamico e quindi, rispetto per la sua non-approvazione cé, ma tale rispetto perde i punti a favore quando non trovo critiche costruttive ma , se mi è permesso, uno specie di “complottismo” al rovescio contro l’Iran che da sempre caratterizza le sue posizioni.
    Non so se lei ha la possibilità di leggere i giornali iraniani sullo incontro di ieri di Ginevra, quelli italiani portano una notizia prestabilita senza alcuna analisi, la notizia è eguale su tutti i giornali e l’orientamento è negativo e livello generale, mentre sui giornali iraniani , se lei ha questa possibilità, potrà trovare le posizioni che vanno da uno estremo all’altra, con maggiore concentrazione sui giornali più importanti che prendono una posizione centrale ed equilibrata.
    Lei potrà dire che ciò avviene in Iran perché il paese è direttamente interessato , ma le ricordo che berlusconi fece, senza successo, ogni cosa possibile per entrare a far parte del 5+1 quindi, la questione è importante anche per l’Italia, solo che qui, a differenza dell’Iran, non esiste informazione libera al rigaurdo e si disinforma alla grande , senza che nessuno dei “complottisti” a lei antipatici né faccia parte, poiché il lavoro di disinformazione avviene per mano della stampa ufficiale controllata da parte delle maggiori forze politiche in campo.
    Ciò rende relativo il suo discorso di “regime”, non crede ?
    Già dal venerdi scorso e cioé, dal giorno prima dell’incontro di Ginevra, dua importanti cariche governative , uno dell’Iran, l’altro dell’Israele, parlavano dell’ “amicizia tra gli iraniani e gli israeliani”, riferendosi ai popoli dei due paesi, personalmente spero che nelle prossime due settimane ( fino al momento in cui l’Iran non darà la risposta sull’accettazione della sospensione dell’arricchimento, mentre il 5+1 risponderà sul come metterà in atto le proposte fatte all’Iran e come queste comprenderanno il diritto all’Iran sancito dalla NPT di cui l’Iran è firmatario) queste “avance a distanza” si ripetino tra i due paesi e come dice lei “scoppia la pace”, ma nessuno al mondo potrà mai dire che l’Iran abbia voluto la guerra, quando questo paese insiste sui propri diritti sul nucleare e critica l’invasione e l’occupazione militare dei territori palestinesi, l’Afghanistan e l’Iraq, da parte di israeloangloamericani, specialmnet quando l’accusa all’Iran è ” imperialismo ” , mentre questo paese sta rischiando la propria incolumità di fronte all’imperialismo mondiale degli israeloangloamericani che minacciano la sua orbita geostrategica.
    Lei deve conoscere questo diritto all’Iran senza accusarla di imperialsimo, altrimenti deve misconoscere all’Iran il diritto di avere una propria indipendente sfera geostrategica.
    Ma non credo che lei possa fare quest’ultima cosa, poiché sin dall’1979 , ogni azione politico/militare degli israeloangloamericani è stato quello di posizionarsi nei vari punti di tale sfera, cercando di procedere con l’occupazione territoriale dei punti chiave, senza però mai riuscire di trovare il punto giusto che possa permetterli di colpire l’Iran nel suo fondo strategico.
    Lei non dovrebbe credere che l’Iran in Iraq sta cercando “un posto al sole” poiché tutto il territorio iracheno copre il fianco occidentale del fondo strategico iraniano, lei non dovrebbe credere che l’Iran influisce sul Hamas e su Hezbolah perché vuole “un altro posto al sole” sulle rive mediteranee, poiché la base di lancio effettivo per l’America contro il fondo strategico iraniano è Israele, e dovrebbe ricordaresi che la vulnerabilità di Israele sta nella esistenza di Hamse e di Hezbollah.
    Come vede, cara prof.ssa Pisi, una guerra cé già e dura da quasi 30 anni, solo che ripsetto a qualsiasi altro punto del mondo, quella “croce uncinata” che disegna la posizione geopolitca dell’Iran , è talmente complicata che lo rende inattaccabile ma ben difendibile.
    Quela posizione ha digerito in sé grandi potenze che lungo la storia lo hanno attaccato, quelle potenze non ci sono più, ma l’Iran si.