SE DIO AVESSE VOLUTO CHE CREDESSIMO IN LUI, SAREBBE ESISTITO

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blankDI DANIELE LUTAZZI

Francesco Merlo oggi su Repubblica:
“La satira è lo sfottò”. Bocciato.

Premessa che lo scandalo è sorto in seguito a parodie davvero bonarie ( e questo dà la misura di quanto il Paese sia arretrato durante i 5 anni neri di Berlusconi );

l’argomento più insidioso usato in queste ore contro la parodia religiosa dei comici radio-televisivi è nascosto nell’intervento di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire:

“Credo che questa satira volgare nasconda una punta di vigliaccheria: si bersaglia un uomo che non può difendersi per la natura stessa della sua alta missione. Certo, i diritti della satira sono fuori discussione, ma la satira ha anche dei doveri che si incontrano con il diritto dei cittadini a essere rispettati nei sentimenti più profondi. Mi chiedo se oggi c’è bisogno di una satira che offende il paese. Ne risente il sentimento stesso della democrazia”. Boffo fa sfilare in parata tutti i temi frusti con cui i tromboni, da sempre, cercano di tappare la bocca alla satira.

Innanzitutto, quello della volgarità.
Poi quello della vigliaccheria.
Quello della sacralità.
Quello dei doveri.

E quello del rispetto per i sentimenti profondi dei cittadini.

( Che poi i diritti della satira siano fuori discussione, non è così fuori discussione, in realtà, dato che Boffo lo scrive su un giornale, l’Avvenire, che nel 2001 scrisse “Ben venga la chiusura di Satyricon. I tromboni, si sa, sono sempre molto liberali. )

Quello che sfugge a tutti i commentatori dell’ultima ora, oltre alla loro ignoranza in materia, è la natura della satira.

Tanto per cominciare, la discussione, tanto cara ai politici nostrani, sulla necessità di paletti alla satira, non dovrebbe neppure essere ammessa. La satira esprime opinioni, e chi vuole conculcarla ( cioè in genere proprio i suoi bersagli, che essendo persone di potere non vedono l’ora di esercitarlo ) vuole conculcare il tuo diritto di esprimere le tue opinioni.
E’ nella Costituzione, il discorso potrebbe finire qui.

In più, l’effetto collaterale dei paletti è che la satira dentro i paletti è satira “permessa”, quindi non è più satira. E’ questo che vogliamo? Io no. Loro sì.

Tutti dicono: ” La satira è contro il potere.” Nessuno si chiede perchè, eppure non è così scontato. Il motivo è culturale e risponde a una esigenza umana, quella sì profonda: la salute dello spirito, del nostro immaginario, che oscilla costantemente fra sacro e profano.

Nell’antichità, questa percezione delle cose era evidente, e ai culti seri facevano da contraltare culti comici: entrambi erano dotati di una loro sacralità.

Nel medioevo, il carnevale ( legato alle feste pagane agricole dell’antichità ) sovvertiva l’ordine del reale e le sue gerarchie. I buffoni erano eletti re per burla, e i potenti venivano letteralmente smerdati e aspersi di urina. Abbassamenti, profanazioni, detronizzazioni, travestimenti e parodie erano gli strumenti con cui la satira carnevalesca celebrava l’eterno ciclo vitale della morte e della nascita.

I chierici stessi, nel periodo pasquale, officiavano messe blasfeme che parodiavano i riti e i testi sacri.

La satira ha quindi innanzitutto questa natura ambivalente: distrugge e nel contempo rinnova. L’attacco della satira al potere è secondario rispetto all’attacco più importante: quello contro la morte. La satira è il popolo che festeggia la sua vittoria contro la morte.

( Per inciso, questo è il vero significato di ogni festa in piazza, ma chi se lo ricorda più? )

Ecco perchè ( e torniamo a Boffo e ai bacchettoni come lui ) è sbagliato parlare di volgarità della satira. La satira esibisce il corpo grottesco, dominato dai bisogni primari ( mangiare, bere, defecare, urinare, scopare ), per celebrare la vittoria della vita: il sociale e il corporeo sono uniti gioiosamente in qualcosa di indivisibile, universale e benefico.

E’ invece mortifero il loro tentativo di arrestare il respiro fra sacro e profano. Nessuno c’è mai riuscito perchè lo spirito umano è immortale e la sa lunga.

Non c’è quindi neppure vigliaccheria, dato che il papa non è affatto la personcina inerme che Boffo vuole accreditare. Fra i poteri, quello della Chiesa è sempre stato accanto a quello degli Imperatori. ( Come non ricordare papa Woytila accanto al generale Pinochet? )

Il plagio di massa operato dalla religione ha purtroppo una funzione sociale di controllo; e diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi. Gli esempi in questo senso sono all’ordine del giorno ( staminali, pacs, eutanasia ) e ormai insopportabili.

Il guaio è che non puoi correggere un’istituzione quando è una religione. Guardate come i musulmani in certi paesi lapidano le loro donne. Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi. L’odio viene da qualche meandro profondo, ma le religioni gli danno una cornice nobile. Ecco perché sono pericolose.

Altri poi hanno usato il tema “vigliaccheria” in un’altra accezione: i satirici attaccano il papa, ma hanno paura di attaccare i leader islamici. NON E’ VERO. Battute, vignette e monologhi contro l’integralismo islamico ce n’è ormai a bizzeffe. Quando in Italia diventerà famoso un leader islamico integralista, dovrà sopportare anche lui gli oneri satirici della ribalta, come è toccato a padre Georg.

Quanto alla “sacralità”, i primi ad averla profanata sono stati i preti pedofili e chi, vent’anni fa, dispose che, per prudenza e per non fare scandalo, non venissero rimossi dall’incarico pastorale, ma semplicemente spostati in un’altra parrocchia ( un certo cardinal Ratzinger ). Per non parlare di monsignor Marcinkus e delle trame che legavano lo IOR alla mafia, a Sindona e alla P2.

Ed è blasfemo che milioni di persone muoiano ogni anno in Africa di AIDS anche perché la Chiesa condanna l’uso del preservativo. Il condom a quanto pare è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se Cristo non ne ha mai parlato, se non per lamentarsi del fatto che si rompono facilmente durante il sesso anale.

I doveri della satira? Uno solo: far ridere l’autore. E’ questa la vera deontologia del comico. L’unico giudice della satira è il suo autore.

( Per la diffamazione e la calunnia le leggi ci sono già. E già che ci sono, dico che andrebbero riviste, per impedire al potente di turno di vessare con processi pretestuosi l’autore satirico che l’ha colto in flagrante. Vedrei con favore un ” comma Luttazzi “ così configurato: tu puoi anche farmi causa per 20 miliardi, ma se io vinco la causa, i venti miliardi li dai tu a me. Così la prossima volta fai meno il gradasso. )

Boffo usa poi i cittadini come scudi umani appellandosi al rispetto dei loro sentimenti profondi. Come abbiamo visto, storicamente e culturalmente i sentimenti profondi dei cittadini sono di altro genere ( il popolo liberato in festa, lo spirito umano reso sano grazie all’oscillazione fra sacro e profano ), SOLO CHE I CITTADINI SE NE SONO DIMENTICATI anche grazie al mortifero plagio religioso cui, nei paesi cattolici, vengono sottoposti fin dalla più tenera età.

Era questo l’argomento insidioso cui accennavo all’inizio: Boffo tira in ballo la democrazia, che non c’entra nulla, per usare il popolo contro se stesso.

L’interpretazione religiosa del mondo è una delle tante possibili. Ma io non posso dar retta a chi crede di parlare con Dio, dai! E’ da psicotici!

Daniele Lutazzi
Fonte: http://www.danieleluttazzi.it/
Link: http://www.danieleluttazzi.it/?q=node/276
15.11.2006

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