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“Scoprire se stessi è una scelta di fedeltà” (Intervista a Massimo Fini)

 DI L. STEINMANN
interessenazionale.net

Gli incontri con Massimo Fini per intervistarlo iniziano sempre con lo stesso copione. Dopo avere fissato l’appuntamento per telefono lo si va a trovare nella sua casa di Milano, foderata di libri, di targhe di premi letterari, di simboli degli indipendentisti corsi e di infiniti riferimenti a una vita, la sua, vissuta intensamente. Una volta incontratisi si inizia a parlare del più e del meno e così facendo comincia l’intervista senza neanche rendersi conto di essere partiti. Si sa dove si inizia ma non dove si finirà. A un certo punto Massimo ti offrirà un bicchiere di vino rosso, che poi diventeranno due, tre, quattro. Poi, magari, ti inviterà fuori a fare due passi per finire all’interno di qualche taverna o di qualche luogo a lui caro.  L’intervista di oggi terminerà con un bicchiere di mirto in una trattoria di pugliesi trapiantati a Milano a pochi passi da casa sua. Più che un’intervista è un colloquio in cui io chiedo a lui di raccontarmi il suo pensiero e lui a me dei miei viaggi. Lo incontro dopo essere appena tornato da Berlino dove ho trascorso parecchio del mio tempo all’interno di alcune comunità di salafiti, uomini musulmani dalla lunga barba e donne che indossano copricapi o veli integrali che lasciano intravedere soltanto gli occhi attraverso una stretta fessura. “E tu che cosa stai cercando in questa tua vita?” mi chiede a un certo punto Massimo. Ci penso un attimo e poi gli rispondo. “Me stesso”. “Non è una cosa da poco” ribatte lui. A cercare se stesse sono anche delle donne tedesche convertite all’Islam che ho appena conosciuto a Berlino e che volontariamente scelgono di lasciare intravedere il meno possibile di sé. A quanto mi raccontano il velo rappresenta per loro una forma di protezione, che lancia chiari segnali di non disponibilità agli uomini che incrociano quando camminano per strada. Una sensazione che Massimo ha a sua volta riscontrato durante alcuni dei suoi numerosi viaggi all’interno del variegato mondo islamico.

“Ricordo le donne dei talebani afghani che dicevano proprio questo. Il velo le fa sentire protette dagli sguardi, esso lancia un chiaro segnale di non disponibilità verso gli uomini che si traduce in una sorta di protezione percepita. È un’antica tradizione di vari Paesi, a seconda del tipo di velo che indossavano si mostrava l’appartenenza ad un diverso clan. Quello che in Europa non capiamo è che il velo non è per forza un’imposizione dell’uomo alla donna, spesso è invece una scelta delle donne stesse, anche di quelle più rivoluzionarie rispetto ai costumi tradizionali islamici. Nel 1987 andai in Iran e visitai la redazione del giornale femminile “Donna di giorno”. La caporedattrice indossava copricapo dal quale fuoriusciva una ciocca sbarazzina di capelli neri che era più eccitante di qualsiasi tanga. Mi spiegò che la sua rivista criticava apertamente il regime di Khomenei, eppure nessuna delle giornaliste avrebbe voluto liberarsi dal velo. Ricordo che poi andai per le strade di Theran dove iniziai un gioco di sguardi con una giovane ragazza, sempre velata, che mi regalò dei loro prodotti tipici. Tutto questo sotto lo sguardo vigile dei Pasdaran che ci squadravano minacciosi. “È pericoloso per te parlare con un occidentale come me?” le chiesi allora. “È insolito, ma si può fare” fu la sua risposta. Questo mi fece capire come nelle donne velate ci fosse un notevole coraggio all’interno di quel mondo e che privarsi dei propri abiti tradizionali non era sentita come una priorità per ribellarsi”.

Oggi in Europa spesso avviene il contrario. Donne europee che decidono di coprirsi volto e capelli per mostrare di avere un senso di appartenenza verso un insieme di valori. I salafiti che distribuiscono copie del Corano per le strade d’Europa lo sanno bene. Non approcciano le persone parlando dell’Islam, ma ponendo loro domande profonde: che senso ha la tua vita? Esisti solo per consumare e infine morire? Non esiste un senso più profondo della vita? E poi rispondono: esiste, ed è l’Islam.

“I salafiti oggi sono attraenti per molti europei perché pongono domande che noi stessi dovremmo porci. Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa vogliamo lasciare dopo di noi? Sembrano cazzate ma non lo sono, tant’è vero che in 3000 anni la filosofia non è riuscita a trovare risposta. La religione invece ci riesce. Prima avevamo il Cristianesimo che dava risposte sacre. Dopo il suo crollo sono subentrate le ideologie, come il fascismo e il comunismo, che non sono altro che la sacralizzazione della politica. Quando queste sono crollate è rimasto solo il capitalismo, un sistema governato dalle leggi del mercato in cui l’uomo viene misurato in base a ciò che consuma. E’ in questo contesto che ritorna la religione a dare risposte. Oggi però sta rispondendo l’Islam e non il Cristianesimo.”

Non credi che il Cristianesimo possa tornare a dare delle risposte anche nell’Europa occidentale?

“Nel 1800 Nietzsche, che era un veggente, dichiarò la morte di Dio nella coscienza dell’uomo occidentale. Non è possibile resuscitarlo. Lo hanno ucciso l’illuminismo e la rivoluzione francese che lo hanno sostituito con la Dea Ragione e con la sottomissione dell’uomo alla tecnica. Inizialmente sembrava una cosa buona e giusta, perché strappava i lavoratori da fatiche bestiali. Oggi, a due secoli di distanza, è necessario porsi delle domande su dove tutto ciò ci stia portando”.

Oggi a porsi queste domande vi sono molte donne. Durante un mio altro reportage, in Francia, ho potuto vedere come molte donne islamiche decidano di partire per il jihad perché alla ricerca di un compagno di vita, di un uomo valoroso che sappia impegnarsi in qualcosa di forte e che sia il più simile possibile all’idea che hanno di Dio.

“Le donne sentono la mancanza di uomini virili nel mondo occidentale. Noi maschi non riusciamo più a dimostrare di essere tali. Non combattiamo alcuna guerra, abbiamo meno ideali, la tecnica si è sostituita alla forza fisica, il rapporto virtuale al corteggiamento. Ciò crea un grande scompenso sia a noi che alle nostre compagne. Quasi tutte le mie amiche tra i 40 e i 50 anni sono attratte dall’esoterismo e dall’esotismo. Ciò non è altro che una fuga alla ricerca di un maschio che non c’è più. È il ritorno verso società in cui esista ancora la famiglia, da noi oggi in via d’estinzione. In molte culture, per esempio quella islamica, essa è ancora centrale, con i suoi pregi e i suoi limiti. La presenza della famiglia segna la grande differenza tra una società individualista e una comunità. Oggi il vuoto lasciato dall’individualismo del consumo potrebbe venire colmato dalle risposte di comunità che fornisce l’Islam”.

Michel Houellebecq nel suo romanzo “Sottomissione” descrive l’affermazione dell’Islam in Europa proprio come la conseguenza di un vuoto esistenziale dell’uomo occidentale. Sei d’accordo?

“Houellebecq intuisce che in mancanza di valori forti l’Occidente è destinato a farsi sottomettere. Che questo stia già avvenendo ce lo mostrano proprio quelle donne europee che velandosi cercano una sottomissione che l’uomo occidentale non riesce a dare loro. Una sottomissione a un compagno di vita, all’Islam a un ordine più ampio”.

Da che cosa lo si vede?

“Il rapporto sessuale lo dice: alla donna piace essere sottomessa. È qualcosa che hanno scritto dentro. Se durante il rapporto le si sussurrano frasi d’amore generalmente le cala la libido, preferisce essere maltrattata. È masochista nel rapporto sessuale e vitale nella vita reale. Non a caso Platone definiva la donna come l’albero della vita. Sono loro a darci dei figli e per questo sono le grandi protagoniste dell’esistenza. Chiunque abbia avuto tante compagne sa che ognuna di loro è un mondo a sé che ti arricchisce a proprio modo dal punto di vista esistenziale. Oggi molte donne che rinunciano alla maternità rinunciano ad essere protagoniste dell’esistenza e della loro stessa vita. Si privano della ricchezza che le rende uniche e insostituibili. Non a caso, essendo diventate sostituibili, oggi molti uomini cercano altre fantasie sessuali. Tutto ciò ha conseguenze molto gravi per le donne. Queste madri mancate rimangono sempre figlie delle figure forti delle proprie madri, dunque delle eterne bambine. Oggi vediamo sempre di più giovani donne deboli e spaesate in balia della forza del carattere delle proprie madri. La figura della madre forte è centrale anche per i maschi, essa generalmente trasforma il figlio in un narcisista: o in un playboy o in un omosessuale senza limiti. Queste due figure sono praticamente identiche. Entrambi non hanno un rapporto naturale con l’altro sesso. Entrambi hanno un’accezione consumistica del sesso che serve a rassicurare il proprio ego cercando sempre nuove conferme. Non è un caso che molti playboy, alla fine, diventino omosessuali. Abbandonando le proprie potenziali compagne che si trovano spaesate alla ricerca di qualcosa che non sanno bene cosa sia”.

In un mondo così privo di riferimenti cosa si sente di consigliare a chi è alla ricerca di se stesso? È possibile riscoprirsi oppure è inevitabile scendere a compromessi o abbracciare dottrine esoteriche?

“È possibile essere se stessi se si rimane fedeli alle promesse che si sono fatte in giovinezza. Il ribelle è colui che dice no al contesto in cui vive e rimane fedele a se stesso anche se non sa bene chi è. La vera ribellione oggi è cercare se stessi. Carl Gustav Jung scrive che l’esistenza stessa è la ricerca di se stessi. I giovani lo fanno attraverso l’esperienza, confrontandosi con il rischio per scoprire le proprie forze e i propri limiti. Arrivati a una certa età però questi strumenti non funzionano più. È allora necessario un viaggio interiore, un confronto con se stessi e con ciò che si tiene serbato dentro di sé. Farlo può essere molto difficile e pericoloso: c’è chi teme di fare i conti con se stesso e quindi si attacca alla propria maschera sociale, giudicando gli altri per non giudicare se stesso e identificandosi con il proprio titolo, con la propria occupazione o con l’immagine che si pensa gli altri abbiano di sé. Altri invece gettano via tutti i valori vissuti fino a quel momento inventandosi una nuova vita e una nuova persona, per esempio divorziando in poco tempo, cambiando lavoro, religione o orientamento sessuale. Scoprire se stesso è una scelta di fedeltà non facile ma che ci può rendere protagonisti della nostra vita”

L. Steinmann
Fonte: www.interessenazionale.net
Link: http://www.interessenazionale.net/blog/massimo-fini-%E2%80%9Cscoprire-se-stessi-%C3%A8-una-scelta-di-fedelt%C3%A0
maggio 2017

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    To’…si è avvicinato all’indicibile…

    • fuffolo

      Forse bisogna andare ancora al passo dove zoppica, quando riduce il piacere sessuale di uomo e donna alla penetrazione.
      Questo limite culturale della comprensione, condiziona tutte le nostre risposte razionali anche per quanto riguarda analisi e soluzione dei problemi.
      Il piacere del corpo non è quello sessuale, o meglio questo no si traduce nella penetrazione, che è funzionale alla sola riproduzione.
      Gli organi del piacere (vedi le così dette zone erogene) sono sparsi per tutto il corpo e quelli prossimi agli organi della riproduzione producono stimoli differenti solo per l’intensità, ma il vero appagamento deriva anche da altri stimoli (affetto, protezione, consolazione, comprensione etc.).
      Saltando i passaggi si arriva al capo (nel forum articolo altrimenti la stessa riflessione) che per non essere castrante deve liberarsi da quello schema, comprendere il femminile senza negarlo.
      Ci sono tantissime cose da investigare, il dubbio iniziale è relativo al meccanismo che induce quel modo di sentire (sesso solo come penetrazione e orgasmo) e come e da chi sia stato sfruttato a sua vantaggio (ho dei sospetti ma non voglio influenzare).
      Sono dinamiche che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi, ma possiamo provare con un tema classico: chi ha vinto (ovvero tratto la maggior soddisfazione) la guerra di Troia? (c’azzecca più di quanto non si creda, ci sono tanti indizi stimolanti nel passato…)

      • DesEsseintes

        il sesso come penetrazione e come orgasmo è un “centralizzare” (reificare, oggettivare) il rapporto sessuale.
        La società patriarcale tende alla centralizzazione o reificazione o oggettivazione di tutto: la persona diventa solo il suo io cosciente, il discorso sparisce diventando pura funzione del concetto che arriverà a generare, la società rinnega la propria pluralità e complessità subordinando la propria identità a quella del potere che la governa (e che essendo sempre più concentrato – centralizzato – è necessariamente dominio e sfruttamento), il sesso si concentra tutto nella penetrazione e nell’orgasmo – ovviamente come forme della dominazione che è tanto divertente ma oggi è diventata una mania con una inedita predilezione per la sodomizzazione che è oggetto di studio e di articoli di giornale.

        E immancabilmente l’attivita economica diventa esclusivamente…”profitto”.
        Profitto sempre più centralizzato a sua volta che quindi diventa solo guadagno in soldi.

        Come inevitabile conseguenza di questa reificazione tutto diventa merce.

        Se ne esce solamente con nuove forme di collettivismo, non più quello di default delle culture primitive ma un “collettivisimo basato sulla partecipazione e consapevolezza diffuse”.
        Che però nascerà, anzi diventerà “comprensibile”, solo dopo che si saranno diffusi dei nuovi “ideali” di ribellione e di ricostruzione.
        Oggi siamo talmente lontani che se si affrontano questi argomenti non riesci nemmeno a far capire di cosa stai parlando.

        Ci si arriverà ma chissà quando…

        • fuffolo

          Molto d’accordo, esponi le cose che penso arricchendole di altre informazioni e riflessioni.
          Sempre per rimane all’interno del “gioco”, cose ne pensi della famosa guerra che infiniti lutti addusse… a chi soprattutto? Potrebbe essere uno dei bandoli di questa matassa.

          • DesEsseintes

            Non avevo pensato alla guerra di Troia.
            Che nesso ci vedi?

          • fuffolo

            Mi ha fatto pensare ad una guerra senza “cause” economiche, geografiche o politiche.
            Una guerra per una donna, formalmente per ristabilire il giusto nei suoi affetti ma nella sostanza una celebrazione del suo potere.
            I migliori uomini si sono uccisi per lei, migliaia di maschi trucidati solo per saper chi se la meritava, chi doveva essere il suo compagno.
            Penso che per lei sia stata una grande soddisfazione e motivo di orgoglio, per la sua bellezza i migliori, gli eroi più forti hanno dato la vita oltre le loro lacrime e sofferenze.
            Ha goduto più di tutti i quei dieci anni, altro che gli eroi e le loro gesta.
            Le cantiamo le gesta e ci immedesimiamo negli eroi che ci fanno rivivere lo spirito ed il valore di quei duelli, di quegli scontri.
            Ma occupati e presi da queste grandi celebrazioni non ci accorgiamo di chi ha diretto e dirigi i giochi, con quali strumenti e per quali obiettivi.
            Ma come si dice, sono solo storie di tempi passati…

  • DesEsseintes

    QUIZ

    Fini in questo articolo parla di Nietzsche che profetizza la morte di Dio.

    Nella Gaia Scienza è l’Uomo Folle ad annunciare la morte di Dio.

    Domanda: dove si trova L’Uomo Folle quando fa il suo annuncio?

    • Gianluca Freda

      Al mercato?

      • DesEsseintes

        Breeevo.
        Se lo hai letto bravo, se ci sei arrivato per intuito bravo tre volte.

        Vedi che Federico era pazzo ma non era scemo.

  • agendone

    Il primo valore occidentale è che i salafiti andrebbero messi fuori legge. Per ogni donna che volontariamente mette il velo per nascondersi agli sguardi maschili ce ne sono almeno 1000 che indossano gli shorts per esibirsi agli stessi sguardi. Non ci sarà nessuna europa islamica ma semplicemente un brodo primordiale caotico in cui ogni sistema ideologico/religioso sarà assorbito, parcellizzato e neutralizzato. Bisogna anche finirla di parlare di islam in generale, ma occorre iniziare a distinguere tra sunniti, sciiti, salafiti e wahabiti. Nessuna confraternita sufi ha mai organizzato attentati.

  • vocenellanotte

    La spiritualità nell’Islam, almeno quello che intendiamo nel mondo “Cristiano” è totalmente falsa. Non v’è nel Corano alcuna domanda, nè tantomeno alcuna risposta, al senso della vita, ma solo precetti e azioni/reazioni meccanicistiche. Fare credere il contrario è bieca propaganda. Allah si consustanzia nella sua magnanimità, grandezza, bontà, verità, gloria, verso i fedeli, in modo fermo e assoluto e non lascia spazio a nessuna interpretazione. L’esegesi del Corano è praticamente un esercizio di fede e basta. Nell’intervista si capisce perfettamente che questa ricerca di spiritualità si esaurisce nella adesione a costumi esteriori. E se questa me la chiamate spiritualità . . .
    Peraltro anche il cristianesimo è falsamente spirituale, in quanto mette l’uomo al centro della vita, la qual cosa è vera solo relativamente al fatto che esso si interroga sul senso della vita per dargli una risposta di “parte”. L’uomo nell’universo vale meno di niente e la superbia di credersi l’unico depositario della verità è veramente patetica. I disastri che abbiamo creato al pianeta che ci ospita la dice lunga sul cristianesimo.
    Non posso concludere se non per dire che pure il giudaismo non ha niente di spirituale, anzi è odioso perché a priori attribuisce ad alcuni una divinità significante e ad altri no.

    • Holodoc

      Concordo. L’islam offre certezze, non dubbi, ti deresponsabilizza sulle tue scelte di vita, ecco perché alle menti deboli piace.

      Ma non tutte le religioni alternative al cristianesimo sono così.
      Storia diversa sono il buddhismo (soprattutto nella tradizione indocinese) e la filosofia yoga (Patanjali) il cui fulcro è la ricerca del senso della vita e l’eliminazione di ciò che crea sofferenza.

  • DesEsseintes

    Dice che la filosofia non dà risposte mentre la religione sí.
    Perché re-ligione viene da re-ligo e significa legare bene insieme.
    Ossia la re-ligio è “senso di appartenenza” puro, sentito immediatamente (quindi da tutti) e non mediato da una comprensione “logico” (riservata ad alcuni).
    L’unica risposta che cerchiamo è un senso di appartenenza o di comunità.
    Ma la religione è qualcosa di altri tempi, si trova a disagio contro la nuova religione del mercato. Dio, in Nietzsche, muore “al mercato”.

    Occorre creare una nuova re-ligio che si fondi su un’idea di società plurale, in cui il potere non sia “centrale che si centralizza progressivamente sempre più” (esattamente come stanno facendo i capitali).
    Se è vero affidarsi a una religione monoteistica non mi sembra una soluzione anzi, forse per risolvere il problema si sta ricorrendo a quella che è stata la causa principale.

    Se intanto si cominciasse col ripensare la figura del leader e di leadership sia in politica che sul lavoro, che è la cosa più semplice e rapida, sarebbe un buon passo iniziale.

    • Holodoc

      Il mercato è luogo di tensione, non di comunione. Perché nel mercato i valori sono la concorrenza e l’imbroglio, non collaborazione e sincerità.

  • PietroGE

    Fini dimostra chiaramente in questa intervista il limite della sua cultura, che è quella sessantottesca, e della sua comprensione per l’islam, che non conosce affatto. Non è una colpa perchè dell’islam non se ne parla da nessuna parte, per paura o per ignoranza, per cui uno può rimanere colpito dall’esotismo e dal fascino della diversità anche senza capire di cosa si tratta.
    -Il velo per l’islam è una prescrizione religiosa. Sarebbe come il crocefisso portato al collo. Non ha niente a che vedere con il desiderio di celarsi. In Turchia c’è stata una discussione durata decenni perchè i militari laici non accettavano il velo che invece è stato reimposto dai religiosi.
    -La sottomissione della donna nell’islam è prevista nel Corano ed è regolata nel diritto (ad esempio la testimonianza della donna in un processo vale la metà di quella di un uomo, l’eredita che le spetta è la metà di quella dell’uomo ecc. ecc.) anche quì non ha niente a che vedere con preferenze sessuali.
    -Lamentarsi della crisi demografica e della fine del matrimonio dopo aver osannato la pillola e il carpe diem mi sembra una delle tante contraddizioni insanabili della cultura sessantottesca di cui credo Fini sia un esponente. Pensare che persino la Bonino si lamenta della crisi demografica!
    -Il disfattismo e il fatalismo con il quale si commenta la diffusione dell’islam in Europa, è parte di quella distruzione delle identità e dei valori cominciata dalla fine della seconda guerra mondiale. Se la civiltà europea è im declino e in via di setinzione non lo è per ineluttabilità ma per disegno e volontà di coloro che hanno portato avanti questo programma criminale. Fa ben sperare il fatto che a partire dall’Est Europa (e dalla ex DDR) i movimenti anti islamici e per un totale divieto dell’islam sono sorti spontaneamente, a volte contro il volere della chiesa cristiana.
    -Quanto alla morte di Dio, che cosa propone Fini : abbandonare l’illuminismo e la concezione cristiana di Dio padre per abbracciare il Dio padrone dell’islam?

    • Gino2

      Sottoscrivo.

    • Holodoc

      Il sessantotto… è tutto un sacco bbello dai… italiani, mussulmani, indiani, sioux, cheyenne, siamo tutti fratelli… eddai, fai girare il calumet e il mirto, non tenerlo tutto per te!

  • Marcello Panchetti

    Fini dà sempre spunti interessanti. In questa piccola intervista ci sarebbero montagne di argomenti, che meritano enormi approfondimenti. E un blog è uno spazio ristretto. La tastiera dopo un po’ stanca.

  • Holodoc

    Fini fa un po’ il casino delle femministe, secondo le quali le donne sono libere sia quando mostrano le tette a sprezzo degli sguardi del maschio sia quando si mettono il burka per fuggire alla loro vista.
    Il problema è che non è con gli abiti che trovi te stesso. Né confacendosi a modelli di vita preconfezionati.

    Asserire che per una donna mettere il burka significa buttare via la maschera e mostrare sé stesse è un ossimoro grottesco e risibile!!!

  • ignorans

    Donna e uomo, diversi o uguali? Arcano mistero che alcuni (Maometto) hanno risolto facendo indossare un velo. Quindi Maometto era un genio o uno stupido? Pensarsi più intelligenti di Maometto è tanta roba….

  • Gianfranco Attanasio

    Fini indica che per scoprire sè stessi sia necessario un viaggio dentro si sé. E’ necessario ma non sufficiente. Il ‘sè’ si costituisce a partire dalla relazione col mondo esterno e ‘scoprirlo’ puo’ portare solo a Laing, ovvero ad un sè eternamente rifratto dall’esperienza che altri prova nei nostri confronti. Dunque, secondo i Maestri buddisti, non è il ‘sè’ che va cercato, in quanto il sè in questa accezione è solo l’ ego ‘profondo’, spesso confuso con l’ ‘anima’ che le religioni tradizionali pongono a saccello della parte piu’ veridica abitante il ‘foro interiore’: ma anche questa è ‘mediata’, è proiezione di un interno/esterno già socializzato ab imis, ne è la veste che ci accompagna dopo la morte ma si spegne col nuovo corpo. Insomma, nella ricerca che Fini adombra è sempre il vecchio ‘ego’ che sotto mutate spoglie fa capolino ovunque, proiettato nell’esteriorità o rifratto all’interno dell’uomo occidentale, talmente innamorato di sè che non capisce che cerca quello che ha già: e che non lo soddisfa, nè lo puo’. La saggezza viene quando si intuisce che questo aspetto del ‘sè’ non è individuo ma comune a tutti, declinato in infinite forme ma eppero’ unico: ed eterno e condiviso col Creato. E’ l’Anima Universale.

    • Holodoc

      L’errore di Fini è quello comune a tutta la psicologia occidentale: sostituire la propria identità “falsa” con una identità “vera”. Creare quindi un Ego positivo e costruttivo che sostituisca l’Ego malato e autodistruttivo.

      Il buddhismo, ma anche lo yoga, al contrario pongono come fine la distruzione totale dell’Ego, dell’identità, delle etichette che la società e noi stessi ci appiccichiamo addosso. Passare da identificarsi nel cristianesimo ad identificarsi nell’islam è solo indossare una nuova maschera, una nuova identità dietro cui nascondere “il divino che è in noi”.

  • Adriano Pilotto

    Ho enormi riserve verso il concetto di “Occidente”, ma anche assumendo il suo utilizzo più banale, UE più USA, affermare che l’Occidente, in mancanza di valori forti, sia destinato a farsi sottomettere, nel momento in cui l’Occidente vorrebbe stuprare non solo l’intero mondo non occidentale, ma anche parte di se stesso, mi richiama alla mente il dopo pranzo del coccodrillo. Il paragrafo sulle donne, con l’imbecille affermazione sulle donne che bramano la sottomissione, una sorta di islamismo naturale della donna, rivela come Fini sia la fase digestiva del pensiero liberale.

  • johnny rotten

    Fini si è fumato il cervello, sta ancora a cercare qualche formula, manco la vita la si possa definire con delle formule, sulle donne, sugli occidentali e sulle religioni mi pare abbia in testa una confusione pazzesca, possibile che alla sua età non abbia ancora realizzato che tutto quello che pensa e che dice è solo frutto del lavorio della sua rete neurale, e che è anche possibile che l’uomo non abbia alcuna possibiltà, dati i suoi limiti sensoriali, di potere accedere integralmente ad ogni forma del cosmo? e che quindi le fantasticherie di cui l’uomo si nutre valgono solo qui ed ora, individualmente, mentre il cosmo è un flusso costante dove tutto scorre, così come l’uomo insieme al suo sogno? ci sono più cose nel cosmo di quante l’uomo riuscirà mai ad immaginare, nell’intero ciclo che va dalla nascita della specie umana fino alla sua totale estinzione, quando l’uomo finirà con lui finirà anche qualsiasi cosa abbia pensato o ipotizzato, persino l’ego ipertrofico che lo ha portato a definirsi ad immagine e somiglianza del creatore del cosmo, quanto spreco.

  • ton1957

    L’intervista è bella perchè pone diversi quesiti su cui ragionare, chiedo venia a Fini ed anche all’intervistatore, non è mio intento svilire il testo……..semmai aggiungere un ulteriore punto di riflessione…..perchè due amici dopo 4 bicchieri di vino ed un bicchierino di mirto (necessari per liberarsi dai tabù), finiscono inesorabilmente a parlare di donne ? da giovani di donne e f…, da “vecchi” di donne e filosofia……..siamo così certi che passiamo la vita a cercare di capire chi siamo ed a cercare di elevarci filosoficamente e spiritualmente ?……..non è che alla fine sappiamo benissimo chi siamo e cosa ci stiamo a fare su questa terra?

  • Agni

    Per me i giovani europei ritroveranno le loro radici nella cultura classica, che viene osteggiata, censurata, distrutta. Sarebbe l’ora di ricominciare da Omero, Platone, Aristotele.

    • Tipheus

      Il commento migliore di tutti, complimenti.
      La filosofia, in particolare, concepita non come un ragionamento progressivo verso la verità, ma come la costruzione di una metafisica a mio uso e consumo, è stata la porta di una strada che porta a segare il ramo sul quale siamo seduti. Naturalmente le radici non esauriscono tutto, si va avanti, guai ad essere passatisti.
      Da Talete a Plotino, anzi ai Padri della Chiesa (specie greci, ormai dimenticati), il progresso del pensiero classico è unidirezionale, in senso sempre più neo-platonico. “Quella” filosofia, benché mai testo sacro, dava una risposta profonda e completa alla ricerca di senso dell’uomo.
      Quella filosofia, insieme al diritto romano e al Nuovo Testamento, sono l’Europa, nel senso più vero che esiste.
      E nel frattempo, accanto a quella filosofia prima, o globale, si erano gettati i semi (con Aristotele) di una filosofia seconda (o epistemologia propriamente) come avventura razionale a servizio della scienza. Il dramma dell’occidente è che questa filosofia “seconda” avrebbe conosciuto un progresso (che non disconosco di certo), fino a Kant, Popper e oltre, mentre la filosofia “prima”, di impronta platonica, l’unica che poteva dare una risposta alla ricerca dell’Arché, è stata messa di lato e sempre di più.
      E non è tutta colpa dell’Illuminismo o dei massoni. Ha cominciato la Chiesa Cattolica, a staccarsi dalla primitiva impostazione ortodosso-platonica, per abbracciare un razionalismo aristotelico che forse andava bene per il diritto o la fisica, ma non per la fede. La fede si è razionalizzata, perdendo il sacro, diventando arida teologia scolastica. Da lì il “tutto” si è progressivamente frazionato in “parti”, sempre più piccole, sempre più transitorie. Fino a che, il c.d. Occidente trova “incomprensibili” le proprie stesse radici e tende a distruggerle, ad estrometterle dal proprio orizzonte formativo e cognitivo. Ma facendo così, non fa altro che distruggere se stesso. Quanto all’islam, vero è che ce n’è di tanti tipi e gusti, ma stiamo parlando di una versione deteriore, semitica, del monoteismo ebraico-cristiano, una barbarie per beduini, che non può soppravvivere in un mondo civile. O si dissolve, o si “cristianizza” (come nei sufi) o si “depotenzia” (come nella parentesi del laicismo miiltarista o socialista nazionale arabo), o “spara”, facendo letteralmente fuori i rivali. Non è un’alternativa, non lo sarà mai. Alla fine la rigetteranno pure loro, non appena alzeranno gli occhi anche poco poco. A meno che il mondo non debba precipitare nella più rozza delle barbarie. Ma non credo che le iniquità prevarranno sino a questo punto. Le donne amano la figura maschile, virile, e una certa sottomissione, ma non certo essere schiave represse. Le donne sono un po’ Era, dedita alla famiglia e ai figli, un po’ Afrodite, seducente e dedita all’amore, e un po’ Artemide, in carriera e in competizione con l’uomo. Una società sana non uccide nessuna di queste tre dee. Questo è l’olos. Le “parti”, in cui parcellizziamo tutto, ci danno o una donna “tutta Artemide”, come alcune nostre donne occidentali, o una “tutta Afrodite”, come certe zoccole del c.d. mondo libero, o “tutta Era”, come le povere mogli-schiave musulmane. E non va bene, per niente. Metron ariston.