ROTHBARD SULLA CADUTA E ASCESA E RICADUTA DELLA LIBERTA'

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DI RYAN MCMAKEN

George Orwell scrisse nella sua opera 1984, che coloro i quali controllano il presente, controllano il passato. Sarebbe difficile provare che Orwell si sbagliava, in quanto non è una mera coincidenza che l’oscura immagine della storia insegnata nelle scuole governative, e l’ancora più vaga storia ripetuta incessantemente dagli intellettuali pubblici, sia causa della creazione di una visione del mondo secondo la quale i governi hanno reso possibile, attraverso i secoli, tutto ciò che vi è di buono e decente nel mondo attuale.
Il mito continua su una linea di questo tipo: prima dell’ascesa degli stati moderni, nel mondo moderno, tutto era oscurità. In Europa esisteva un arretrato sistema feudale dove signori della guerra assetati di sangue, e vescovi tiranni, spargevano guerre e dispotismo per tutta l’Europa.
Poi, un bel giorno, il Rinascimento e l’Illuminismo presero piede in Europa, rompendo i poteri del superstizioso e ignorante Vecchio Ordine, e stabilendo al suo posto, un sistema illuministico di stati. Gli stati di questa nuova Era della Ragione erano certamente non democratici, ma rappresentavano sicuramente un grande miglioramento della condizione precedente. Col passare del tempo, i monarchi lasciarono spazio ad una democrazia di pochi, ed eventualmente alla democrazia per tutto il popolo, facendo dello stato, infine, il benevolo servo “del popolo”. Nel frattempo, la Rivoluzione Industriale prese piede, ma il capitalismo sfruttava i lavoratori e inquinava l’ambiente. Fortunatamente lo Stato fu capace di tenere i capitalisti sotto controllo e porre fine al maltrattamento dei lavoratori, lunghe ore di lavoro straziante e un diffuso degrado ambientale. Il XX secolo portò con sé alcune sfide con il diffondersi della democrazia, ma esse furono vinte, così come sapevamo che esse lo sarebbero state, ed oggi, giustizia, uguaglianza e protezione da tutti i nemici del grande ordine democratico sono garantite con una piccola somma di fondi ricavati dalle tasse. I diritti civili e la prosperità economica stanno migliorando di continuo, mentre i nemici stranieri sono stati allontanati, e verrà sicuramente il giorno della fine della storia, e saremo tutti grati di aver avuto dei governi così giusti e potenti al nostro servizio.

Murray Rothbard ha denominato questa teoria della storia la “La grande Marcia risalente verso la Luce” dello Stato, e molte delle sue opere, in particolare la sua nuova ripubblicazione, History of Economic Thought (Storia del Pensiero Economico), sono dedite a riportarla nelle giuste proporzioni. Al centro di questa marcia verso la perfezione, vi è sempre lo Stato. Per i socialisti e la sinistra, lo Stato porterà la società ad una perfetta uguaglianza. Per i neo-conservatori e la destra, lo Stato porterà alla millenaria Pax Americana e alla Fine della Storia. Pochi credenti di questo mito negheranno che vi è stato qualche imprevisto minore, ciò nonostante sono fermi nella loro disputa, che non potrà mai esserci del progresso senza lo Stato. Senza gli eserciti, le agenzie e le armi dello Stato, l’umanità degenererebbe in superstizioni, guerre, ignoranza e privazioni. A prescindere dal punto di vista di qualcuno, il mondo senza lo Stato presenta la prospettiva che capitalisti, o terroristi, o comunisti o teocratici cristiani, facciano ritornare l’umanità allo status inferiore dell’era pre-moderna. I difensori moderni dello Stato, non parlano mai in termini di “lo Stato”, nè pensano in questi espliciti termini. Senonchè la fine ha lo stesso risultato, che si sia espliciti o meno. Gli Stati sono al centro del loro mondo, provvedendo ai mezzi necessari per combattere i mali dei nostri tempi, distruggendo le oppressioni del passato e assicurando un futuro di sicurezza e giustizia

Rothbard ebbe poca pazienza con questa felice visione della storia umana. Il mito dello Stato moderno come lo strumento della liberazione dell’umanità da un passato oscuro, venne considerato particolarmente insidioso da Rothbard. Che si discuta della Rivoluzione America, della Grande Depressione, o della storia del pensiero economico, troviamo nelle opere di Rothbard una profonda insistenza sul fatto che la storia politica ed intellettuale della modernità, è la storia della lotta contro lo Stato.

La visione della storia da parte di Rothbard, gira intorno ad almeno tre asserzioni. La prima è che la storia della libertà non ebbe inizio con l’Illuminismo, il Rinascimento o qualsiasi altra era moderna che proclama di essere rinata da una precedente età buia. Le fondamenta della libertà furono stabilite molto prima, in un periodo di incremento del libero commercio, durante il quale gli stati medioevali erano deboli e decentralizzati. La nascita intellettuale della libertà ebbe inizio con la fondazione della legge e del diritto naturale della scolastica medioevale. In secondo luogo, la rivoluzione industriale deve essere considerata una cosa buona. Infatti, dovrebbe essere stimata come una delle cose migliori che siano mai accadute nella storia umana. Terzo, la prosperità materiale resa possibile dalla rivoluzione industriale, accoppiata agli antichi concetti di legge e diritti naturali, è un potente nemico dello Stato, e la ragione suggerisce che a lungo andare, verosimilmente, sarà la libertà a prevalere.

Nel saggio “Left and Right: The Prospects for Liberty” (Sinistra e Destra: Le Prospettive per la Liberta, ndt), Rothbard sintetizza la sua visione del “Vecchio Ordine”:

Il mito sostiene che la crescita delle monarchie assolutistiche e del mercantilismo, all’inizio dell’era moderna, fu una fase necessaria per lo sviluppo del capitalismo, poichè questo servì a liberare i mercanti ed il popolo, dalle restrizioni feudali locali. In realtà, non fu così; il re, insieme alla sua nazione-stato, era piuttosto un grande signore feudale, che reimponeva e rinforzava il feudalesimo, appena dissolto dalla pacifica crescita dell’economia di mercato. Il re impose le proprie restrizioni e privilegi di monopolio a coloro che sottostavano al suo regime feudale. I monarchi assoluti rappresentavano il Vecchio Ordine, rendendolo ancora più dispotico di prima.

In opposizione al mito, il sorgere della modernità non rese lo Stato più equo o più illuminato. Divenne solamente più grande, più forte e pronto ad abusare dei suoi poteri. Gli stati del periodo medioevale erano stati decentralizzati, indeboliti, e non potevano nemmeno essere considerati come “stati sovrani”. Grazie alla simultanea giurisdizione poilitica e influenza della Chiesa, nessun monarca di questo periodo potè pretendere di avere il controllo totale sugli affari interni. Ma gli stati assolutistici, nunzi della nascita dell’era moderna, erano esattamente l’opposto. Essi erano centralizzati, vasti, potenti e i loro governanti erano in grado di proclamare una sovranità interna totale sopra i loro soggetti.

La teoria politica del Medioevo, inoltre, restrinse il potere degli stati. Nell’opera The History of Economic Thought Before Adam Smith (La storia del pensiero economico antecedente ad Adam Smith, ndt), Rothbard si concentra sull’influenza della Scolastica. Strettamente legata a Tommaso d’Aquino, la Scolastica ruotava intorno a teorie di una legge naturale che governava tutti gli uomini e tutte le istituzioni che avrebbero dovuto, di loro volta, aderire all’immutabile legge divina della giustizia e dell’autorità. Re e sovrani che non governavano in accordo alla legge naturale, erano soggetti a ribellioni moralmente giustificate, e persino a regicidi.

La Scolastica era certamente di fine associazione con la Chiesa cattolica, e quando, nel tardo medioevo, il potere della Chiesa fu in declino, così anche la Scolastica e il rigore intellettuale che la sosteneva seguirono lo stesso destino. Il sorgere dello Stato moderno accelerò, insieme alla Riforma e molti sforzi, il declino della critica scolastica nei confronti del potere politico. Dai principi tedeschi del nord, fino ai signori delle città-stato italiane nel sud, monarchi e principi videro nella Riforma un’opportunità di aumentare il loro potere.

Avendo abbandonato la tradizione della Scolastica, gli originali riformatori furono obbligati a ricercare le prove per la guida negli affari politici in testi sacri, giungendo alla conclusione che “l’assoluta obbedienza e non-resistenza” era ciò che le scritture comandavano. Al contempo, Niccolò Machiavelli aggiungeva all’assalto della ragione, argomentando che gli stati e i principi non dovrebbero essere frenati dalla legge naturale, dalla ragione o qualsiasi altra forza esterna, ma solamente dall’arbitraria, e spesso irrazionale, volontà del principe stesso”.

L’Assolutismo nacque dal risveglio di questa rivoluzione intellettuale e politica. I nuovi monarchi assoluti si scontrarono con la classe mercantile che era emersa durante l’alto medioevo. I monarchi usavano le loro nuove burocrazie per imporre tasse, implementare regole e dichiarare guerre su larga scala ai loro nemici. Fu l’era del Leviathan di Hobbes, e di un grande passo indietro per la libertà. E anche quando i nuovi vasti stati moderni stavano consolidando il loro potere, teorie sulla legge naturale e i diritti naturali continuavano ad essere sviluppate. Teorici quali John Locke e Richard Cantillon richiamavano alla tradizione della legge naturale e all’utilizzo dei metodi razionali della Scolastica, portando avanti avvincenti difese della proprietà privata, del commercio e della libertà umana. Perciò, dal XVIII secolo, le teorie della legge naturale della Scolastica erano state rivificate ed erano state assimilate nel liberalismo, la nuova ideologia di individualismo, libertà e capitalismo.

Nel frattempo, la Rivoluzione Industriale stava prendendo piede in Europa, nonostante i tentativi da parte dello Stato di controllare il commercio, la conoscenza e persino il movimento dei capitalisti stessi. Il grande nemico della Rivoluzione Industriale era certamente, e da sempre, lo Stato, mentre il mercantilismo governava con il suo controllo dei prezzi, delle tariffe, delle tasse, delle leggi e con gli infiniti favori che venivano elargiti agli amici del regime in potere. La giustificazione “intellettuale” del mercantilismo non era niente più che un insieme di appelli irrazionali al nazionalismo e al privilegio, mentre i liberali sostenevano che il mercantilismo non fosse solamente dispotico e contrario alla legge di natura, ma inefficiente e rovinoso per l’economia. Naturalmente, coloro che governavano erano anche coloro che traevano maggior profitto dalla prodigalità del dispotismo mercantilistico. Ma lentamente, durante il XVII, XVIII e XIX secolo, il liberalismo si fece strada. Nel testo “The Meaning of Revolution” (Il Significato della Rivoluzione), Rothbard sottolineò la lotta:

Le teorie assorbite in movimenti attivisti, movimenti emergenti che richiamano alla libertà individuale, ad una economia di libero mercato, al rovesciamento del feudalesimo e dello statalismo mercantilista, e alla fine della teocrazia e della guerra e alla loro sostituzione con libertà e pace internazionale. Ogni tanto capitava che questi movimenti sfociassero in violente “rivoluzioni” che portavano a compiere passi da giganti nelle direzione della libertà: la Guerra Civile Inglese, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese. I risultati furono dei passi enormi per la libertà e la prosperità, che conseguentemente portarono alla Rivoluzione Industriale.

Finalmente il liberalismo si fece spazio in Europa come movimento di massa, portando avanti i diritti naturali contro lo Stato. Ma, al principio del XX secolo, il liberalismo indietreggiò. Varie forme di nazionalismo e socialismo iniziarono a reprimere il liberalismo fin dal XIX secolo, e con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il liberalismo, come ideologia dominante in Europa, venne completamente dissipato. L’intima connessione del liberalismo con il capitalismo e la rivoluzione industriale fu particolarmente dannosa. Comunisti, socialisti, nazionalisti, romantici e primitivisti, denunciarono tutti la Rivoluzione Industriale per essere stata sfruttatrice, per aver corrotto la morale della società, e per aver distrutto le presunte virtù di un passato distante. La spinta contro la Rivoluzione Industriale fu, inoltre, profondamente anti-intellettuale, con gli oppositori del capitale che inneggiavano ai giorni del passato, quando gli uomini potevano vivere con i loro spiriti nella natura e non essere soffocati dai mali della rivoluzione industriale moderna. Gli scritti di Rothbard mostrano in particolare un accanito disdegno per questo tipo di argomenti, sguinzagliando un fiume di retorico disprezzo su romatici e primitivisti, i quali avevano convenientemente dimenticato che la vera storia della sussistenza agraria ed il periodo antecedente all’era industriale era un tempo di carestie, lotte e morte.

Nonostante le rivoluzioni politiche, la Rivoluzione Industriale e la crescente accettazione dei diritti naturali come un’immutabile freno al portere degli Stati, il XX secolo fu un disastro per il liberalismo. L’ascesa del socialismo nazionale in Germania, del comunismo in Europa orientale, ed il benessere degli Stati Uniti, basato sulla militarizzazione e la produzione di armi, fecero molto per distruggere il liberalismo che si era diffuso durante il secolo precedente. Seri discorsi su una guerra nucleare globale, la continua ascesa del socialismo in Europa e nelle Americhe, e la marginalizzazione degli intellettuali liberali, relegò il liberalismo ad essere un relitto della storia.

Anche nel 1965, prima della caduta del comunismo sovietico, prima della nascita di internet e prima che il governo cinese decidesse di preferire una rivoluzione industriale ad una culturale, Rothbard era ancora ottimista. Scrisse in “Left and Right: The Prospects for Liberty”:

Ciò che i marxisti chiamerebbero, “condizioni oggettive” per il trionfo della libertà, esistono ovunque nel mondo, e più che in qualunque era passata; poichè ovunque le masse hanno optato per un alto standard di vita e la promessa della libertà, ovunque i vari regimi di statalismo e collettivismo non sono in grado di mantenere questi obbiettivi.

Nonostante questo ottimismo di larghe vedute, Rothbard fu uno di coloro che enfatizzarono sempre la non linearità della storia. Nell’alto medioevo, la fervente borghesia poteva pensare che i benefici del libero commercio e dell’indebolimento degli Stati sarebbero durati per sempre. Ma l’Assolutismo e l’Illuminismo intervennero. I liberali del XIX secolo avranno pur avuto simili pensieri. Il disastro del XX secolo certamente pose fine anche a questi. Oggi ci domandiamo se il XXI secolo sarà più come il XX o il XIX. E’ troppo presto per tirare conclusioni, ma il problema per i difensori della libertà di oggi, è lo stesso per quelli del passato. La scelta è tra lo Stato e la libertà; tra una libera economia e un’economia controllata; tra pace e guerra. Il mito che i monarchi contemporanei, le democrazie e gli eserciti della libertà garantiscono la benedizione della libertà per tutti, è stato un ostacolo alla libertà autentica per secoli. La vera storia dello Stato è quella del potere, di guerre e dominio. La vera libertà è avanzata con grandi espedienti contro lo Stato, a partire dalle rivoluzioni politiche a quelle industriali e tecnologiche. Nonostante il XX secolo e dei similmente insormontabili ostacoli, lo Stato continua a porsi contro la causa della libertà, che nella storia è scoppiata nei tempi meno prevedibili. Rothbard, conoscendo la capacità di recupero della libertà attraverso i secoli, indubbiamente fu d’accordo con Thomas Paine, che “La fiamma della libertà a volte cessa di risplendere, ma la brace non si esaurisce mai”.

Ryan McMaken [nella foto, mandagli una mail] insegna scienze politiche in Colorado.

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Fonte:http://www.lewrockwell.com

Link: http://www.lewrockwell.com/mcmaken/mcmaken111.html
8.02.06

Traduzione dall’inglese a cura di AQIDAH per www.comedonchisciotte.org

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