Home / Anti-Empire Report / Quell’ultimo autobus per Idlib – L’ultimo rifugio dei terroristi siriani sta per essere spazzato via

Quell’ultimo autobus per Idlib – L’ultimo rifugio dei terroristi siriani sta per essere spazzato via

STEVEN SAHIOUNIE
mintpressnews.com

Gli autobus verdi hanno scaricato i loro ultimi passeggeri ad Idlib. In quello che ormai è diventato uno schema ricorrente in tutta la Siria, dopo ogni battaglia in cui il governo siriano riconquista una parte del suo territorio, il Centro Russo per la Riconciliazione raggiunge un accordo con i combattenti: arrendersi e ritornare alla vita civile o farsi una corsa gratis in autobus fino ad Idlib. La polizia militare russa garantisce la sicurezza dei combattenti, famiglie comprese, che non vogliono reintegrarsi nella società e che scelgono invece di continuare la loro Jihad per fondare uno Stato Islamico in Siria, secondo il credo Wahabita.

Ma questa è stata l’ultima volta che è stata offerta loro la possibilità di una corsa in autobus fino ad Idlib. Uno per uno, tutti gli altri territori in Siria ancora sotto il controllo dei terroristi sono caduti ed ora, la battaglia finale per Idlib si profila, enorme, all’orizzonte.

Il conflitto siriano era iniziato a Daraa nel 2011, come progetto NATO per un “cambio di regime.” Il piano non era riuscito a raggiungere i suoi obbiettivi, ma aveva causato 500.000 morti, la completa distruzione di molte zone della Siria e aveva ridotto milioni di Siriani senza una casa o li aveva costretti ad espatriare come profughi. Recentemente, il conflitto è arrivato alla svolta finale proprio a Daraa e tutto è pronto per l’ultima battaglia, quella di Idlib.

Idlib: una fortezza jihadista

I media mainstream chiamano Idlib l’ultimo bastione “ribelle”, ma il termine “ribelle” si può applicare solo a chi non è jihadista. Idlib è la roccaforte di al-Qaeda e dei suoi affiliati e dei combattenti dell’ISIS e delle loro famiglie. Il termine “ribelle” non si applica a nessuno di questi gruppi. La guerra USA-NATO contro la Siria, con l’unico scopo di rovesciare il governo siriano, è stata venduta [in Occidente] come sostegno ai combattenti per la libertà siriani, cioè i “ribelli.” Il Free Syrian Army (FSA) è stata un’invenzione USA-NATO, con la regia della centrale della CIA in Turchia. Ma il FSA ha avuto problemi fin dall’inizio, perché non ha mai avuto l’appoggio della popolazione siriana: non si riuscivano a trovare maschi adulti siriani desiderosi di combattere. Perciò si era dovuto ricorrere alle uniche risorse disponibili: Jihadisti internazionali fatti arrivare da tutti gli angoli del globo.

Mentre la Syrian National Coalition (SNC) ad Istambul e i suoi sostenitori a Washington, Londra e Parigi utilizzavano i media per far passare l’idea che in Siria operasse una forza combattente “secolare e moderata,” l’FSA ad Idlib si macchiava di uno dei suoi primi crimini di guerra.

Un farmacista, il Dr. Samir Qanatri, era il proprietario e il gestore di una farmacia nella sua città natale di Idlib. Era un ben noto sostenitore dell’ideologia secolare ed era il Vicepresidente dell’Ordine dei Farmacisti Siriani. L’FSA lo aveva picchiato a morte e poi lo aveva bruciato nella sua stessa farmacia. Questo era stato un messaggio molto chiaro che l’FSA aveva mandato a tutta Idlib: noi siamo contro l’ideologia secolare.

Qanatri non faceva parte del partito di governo dell’epoca, Al Ba-ath. Il suo premeditato assassinio non aveva nulla a che fare con la sua associazione con il governo siriano, o al partito di governo, a cui non era neanche iscritto. Era l’FSA, sostenuto dagli USA e dalla NATO, che mandava a dire, in modo forte e chiaro (nonostante tutto quello che scrivevano i media occidentali), che non avrebbe tollerato l’ideologia secolare. I Siriani, nel 2011, non seguivano i media occidentali e, all’epoca, non sapevano che era in corso una potente campagna propagandistica volta a rappresentare l’SNC e il suo braccio armato, il FSA, come le forze moderate e secolari del cambiamento in Siria. La verità sul terreno era esattamente l’opposto, ma i media occidentali non lo hanno mai detto.

Un tentativo di settarizzare uno stato secolare

La Siria ospita 18 diverse minoranze religiose e il governo siriano è di tipo secolare da oltre 40 anni, un’ideologia ormai ben integrata nella mentalità siriana. Questo può essere uno dei motivi per cui i Siriani di ogni ceto economico, religione, setta e livello culturale hanno rifiutato l’SNC e il FSA. Vista dall’esterno, la maggioranza della popolazione siriana è sempre stata per la pace e la sicurezza, e non ha mai favorito l’opposizione armata.

I combattenti avevano avuto anche un certo numero di sostenitori in Siria e questo aveva contribuito alle distruzioni e allo spargimento di sangue, in ogni caso, la base dei loro simpatizzanti era costituita da Siriani espatriati, Arabi e Occidentali, che vivevano tranquilli a Washington, Londra, Parigi, Istambul e Riyad.

Uno dei primissimi striscioni con slogan politici dell’FSA, apparso nel 2011 in una città costiera, recava la scritta: “I Cristiani a Beirut, gli Alawiti nella tomba.” I media occidentali e la Casa Bianca di Obama si erano ben guardati dal tradurre la scritta in inglese. L’FSA e il suo braccio politico, l’SNC, non sono mai stati secolari o moderati. I fondatori dell’SNC e dell’FSA erano membri della Fratellanza Mussulmana. Il loro scopo in Siria è sempre stato quello di instaurare un governo islamico, abolendo così sia il Partito Bahatista secolare che il Partito Socialista Nazionale Siriano (SSNP).

Un’occupazione terrorista

Ad Idlib ci sono letteralmente decine di gruppi armati. Nominarli tutti, dando anche solo una breve descrizione di ciascuno di essi porterebbe via molte pagine. La situazione sul terreno si può descrivere così: i civili vivono sotto occupazione dei terroristi, alcuni dei quali sono siriani, ma in netta minoranza rispetto a quelli provenienti dall’estero. Alcuni dei terroristi risiedono ad Idlib ormai da anni e hanno famiglie numerose, con mogli, figli e parenti anziani.

“Hay’at Tahir al-Sham” è il gruppo più numeroso presente ad Idlib. C’è anche il “Nour al-Din al-Zenki Movement”, il gruppo sostenuto dagli Stati Uniti diventato famoso per aver decapitato ad Aleppo un bambino di 11 anni e averne fatto un video che era diventato virale su Internet. Il video aveva costretto il Dipartimento di Stato del Presidente Obama a riconsiderare il sostegno preventivamente fornito a questa formazione.

Un gruppo che nessuno si aspetterebbe di trovare ad Idlib è costituito da cittadini cinesi che hanno abbracciato il credo jihadista. Sono circa 4000 persone, con le famiglie al seguito, che hanno anche aperto scuole per i loro bambini. Sono Uiguri, sanno che non avrebbero mai potuto fondare uno Stato Islamico in Cina e allora hanno scelto di creare la loro utopia in Siria. Numerosi ad Idlib sono anche gli Jihadisti turkestani ed uzbeki, anche loro provenienti dall’Asia Centrale. Sono stati di recente forniti di droni, che hanno usato per attaccare la base aerea di Kmeimin, presso Latakia, come aveva riferito il Ministero della Difesa russo.

Anche i dintorni di Idlib sono stati alla mercé delle tante fazioni terroristiche che hanno invaso la zona. I piccoli villaggi di al-Foua e Kefraya, nelle campagne di Idlib, sono abitati da Mussulmani non sunniti e sono rimasi circondati dai terroristi per più di tre anni. Sono stati un bersaglio regolare per l’FSA e i loro fratelli d’arme di al-Qaeda che hanno attaccato e bombardato i villaggi quasi tutti i giorni per più di tre anni, con gli abitanti ridotti a nutrirsi di foglie, erba e, occasionalmente, con gli aiuti alimentari dell’ONU.

Le sofferenze erano state indescrivibili, con i vecchi e i bambini che morivano per mancanza di cibo e cure mediche. Ora i villaggi sono vuoti, c’è solo il vento che soffia fra le case: gli ultimi ostaggi rimasti sono stati liberati in uno scambio di prigionieri.

Circa 5.000 ostaggi civili provenienti dai due villaggi sono stati fatti salire sugli autobus e sono stati portati in salvo a Latakia, mentre 1.500 prigionieri sono stati rilasciati e trasferiti ad Idlib, nell’accordo firmato fra i combattenti di Idlib e i negoziatori russi.

Mentre gli abitanti erano sugli autobus e aspettavano di essere evacuati da al-Foua e Kefraya, un terrorista egiziano era salito su uno dei mezzi e aveva gridato: Non c’è posto per voi ad Idlib.” Strano che uno straniero si sentisse in dovere di cambiare l’assetto demografico della Siria, un altro esempio di guerra settaria in Siria sponsorizzata dagli USA e dalla NATO. Questa tecnica di mettere una setta l’una contro l’altra potrà anche funzionare, sulla carta, in America e in Europa, ma, grazie al credo secolare che è ormai entrato a far parte della mentalità siriana, qui non ha nessuna speranza di successo nazionale.

Gli Jihadisti che occupano Idlib hanno perso il diritto alla protezione dell’ONU

La Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del dicembre 2015, aveva approvato una roadmap per il processo di pace in Siria, dove si specificava che i membri della coalizione avrebbero dovuto combattere tutte le fazioni terroriste, compreso l’ISIS e tutte le altre formazioni che facevano parte della costellazione di al-Qaeda. La Risoluzione 2254 puntualizzava che nessun cessate il fuoco avrebbe dovuto comprendere queste formazioni.

Nel maggio 2017, durante i colloqui di Astana, voluti da Turchia, Russia ed Iran, era stato raggiunto un accordo che istituiva in Siria zone di de-escalation, una delle quali si trovava nella provincia di Idlib. Ma i combattenti armati che tengono sotto controllo Idlib provengono in grandissima parte prorio da quei gruppi terroristi che non possono invocare la protezione dell’ONU in base alla Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza.

Non solo questi guerriglieri sono quasi tutti membri di al-Qaeda e dei gruppi terroristi affiliati all’ISIS, ma molti di essi non sono neppure siriani. Quando le bombe cominceranno a cadere su Idlib, i media occidentali parleranno di una violazione degli accordi sulle zone di de-escalation; in ogni caso, queste disposizioni non sono valide [per tutti] e il governo siriano intende colpire solo quei gruppi ritenuti bersagli legittimi in base alla Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza.

Ad Idlib ci sono civili siriani tenuti prigionieri e usati come scudi umani. Questi civili vengono utilizzati come strumento di pressione sull’ONU, sulla Turchia e su altre nazioni per cercare di frenare le azioni militari intraprese dalla Russia e dalla Siria, con il pretesto che la loro presenza nella provincia potrebbe scatenare una crisi umanitaria. Negli ultimi sette anni dall’inizio del conflitto, molti abitanti hanno abbandonato Idlib per cercare rifugio nei pressi di Latakia, altri sono confluiti nei campi dell’ONU a Gaziantep, in Turchia, altri ancora hanno camminato fino in Germania, nell’estate del 2015.

Alcuni però rimangono ancora ad Idlib, nelle loro case, nei loro negozietti, o nei loro poderi, nonostante tutte le difficoltà di un’esistenza sotto il dominio dei terroristi. Per una miriade di ragioni, avevano deciso di non fuggire e hanno dovuto sopportare una vita sotto occupazione da parte di Jihadisti provenienti da tutte le parti del mondo. Alcuni di questi abitanti hanno mantenuto i contatti con i parenti al di fuori di Idlib e dicono di aver paura della battaglia che si sta approssimando, ma di non avere altra scelta.

Per gli abitanti di Idlib le prospettive non sono buone

Secondo alcuni, la maggior parte degli abitanti siriani di Idlib spera e aspetta il giorno in cui l’esercito siriano libererà la zona e potranno così riprendere una vita normale. Questa previsione si basa sulla storia recente, compresa la liberazione di Aleppo Est, alla fine del 2016, quella di Ghouta Est, alcuni mesi fa e quella recentissima di Daraa: in tutti questi casi, la maggior parte dei civili di queste città appena liberate avevano dichiarato di essere felici della riconquistata libertà.

Nel 2011, I Turchi avevano eretto una tendopoli a Gaziantep, appena al di qua del confine con Idlib, prima ancora che iniziassero ad arrivare i profughi del conflitto siriano, allora appena agli inizi. Era un atto di chiaroveggenza o agivano in base alle istruzioni della stazione della CIA della vicina Adana?

I rifugiati sarebbero arrivati presto e avrebbero riempito quelle tende, creando una crisi umanitaria che, a sua volta, avrebbe procurato il sostegno e i finanziamenti dell’ONU. I profughi erano sopratutto donne e bambini, che avevano lasciato i propri uomini a combattere nelle file dell’FSA, pagati in Turchia direttamente dall’Arabia Saudita. Lasciare da soli donne e bambini è un rischio dappertutto e, in Turchia, avevano presto fatto notizia i resoconti di stupri, con relative gravidanze non volute, e di abusi sessuali su minori di entrambi i sessi. Gli stupratori erano poi risultati essere le stesse guardie turche che avrebbero dovuto vigilare sulle migliaia di nuovi rifugiati siriani.

Quando si diraderà il polverone sulle rovine di Idlib, ci saranno dei sopravvissuti, compresi quei terroristi che non potranno rimanere in Siria perché non sono cittadini siriani. Però, diverse nazioni, compresa la Gran Bretagna, impediscono il rientro in patria ai propri cittadini che hanno combattuto nelle formazioni terroriste in Siria, revocando loro addirittura la cittadinanza. Altri paesi, come la Francia, sono arrivati al punto di asserire brutalmente che la soluzione sarebbe quella di ucciderli prima che rientrino in patria. Il Primo Ministro canadese è stato coperto di ridicolo dai propri concittadini per aver suggerito che gli Jihadisti potrebbero essere riabilitati, paragonandoli agli emigranti italiani in Canada.

Il Segretario Degli Stati Uniti per la Homeland Security, Kirstjen Nielsen, ha di recente messo in guardia sul pericolo rappresentato da questi combattenti che ritornano in patria:

“Stiamo entrando in una nuova fase della lotta. Gli Jihadisti entreranno in clandestinità, cercheranno un rifugio sicuro altrove, anche su Internet, e ritorneranno ai loro paesi d’origine”

Anche se i dettagli precisi del recente incontro privato di Helsinki fra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente russo Vladimir Putin devono ancora essere rivelati, i punti principali riguardanti la Siria su cui si è raggiunta un’intesa sono:

1. La sicurezza sul confine fra Siria ed Israele sulle Alture del golan occupate da Israele è di pertinenza dell’Esercito Arabo Siriano, ed è esclusa la presenza militare iraniana.

2. Gli Stati Uniti e la Russia coopereranno per il raggiungimento della pace in Siria.

Sembrerebbe che non ci siano grosse differenze nelle intenzioni dei due leader di porre fine al conflitto siriano, che era stato pianificato, finanziato e messo in pratica dall’amministrazione Obama. Il Presidente Trump ha ereditato questo conflitto e ha dichiarato più volte di voler disimpegnare gli Stati Uniti dalla guerra in Medio Oriente.

La prossima battaglia di Idlib

La battaglia di Idlib comincerà presto, appena l’Esercito Siriano avrà assunto il controllo delle aree sud-occidentali della provincia; allora inizieranno i bombardamenti aerei. Probabilmente ci toccherà vedere e sentire i soliti giornalisti della CNN o della BBC sfiniti dalla guerra, giornalisti che non hanno mai neanche chiesto il visto per entrare in Siria.

Attraversare illegalmente il confine, negli Stati Uniti è considerato un reato, passibile di arresto e condanna. Però, i giornalisti americani hanno lavorato gomito a gomito con le formazioni terroriste in Siria per otto anni, e hanno usato gli stessi passatori [dei terroristi] per entrare ed uscire dalla Turchia. Altri giornalisti non si preoccupano neanche del lavoro sul campo e preferiscono la maniera facile e fanno i loro reportage dall’Hilton di Beirut o dal Plaza di Istambul.

Rimanete collegati: i servizi giornalistici da Idlib inizieranno presto e gli autobus verdi potranno finalmente ritornare a fare il loro vero lavoro: trasportare Siriani che vivono, lavorano e fanno affari in pace, finalmente.

Steven Sahiounie

Fonte: mintpressnews.com
Link: https://www.mintpressnews.com/the-last-bus-to-idlib-terrorist-safe-haven-in-syria-faces-a-cleaning-out/246956/
03.08.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.