QUANTI YOGURT ALLA DIOSSINA?

A CURA DI: EUROPASS

Diossina nello yogurt. La nuova crisi alimentare che si prepara ad agitare i sonni di consumatori e autorità europee, si è manifestata con un caso clamoroso che, purtroppo, è solo la punta di un iceberg dalle dimensioni molto più vaste. D bubbone scoppia in una tranquilla giornata estiva, attraverso l’iniziativa di una filiale “periferica” della multinazionale Danone. È il 22 agosto e in Romania l’azienda interrompe bruscamente l’intera produzione di yogurt alla frutta La notizia fa il giro del mondo e a colpire sono le motivazioni di un provvedimento che ha pochi precedenti: sospetta contaminazione da diossina. A molti sembra un caso isolato, addirittura un provvedimento precauzionale, ma in realtà è uno dei primi atti di quella che abbiamo scoperto essere una vasta crisi alimentare.

Da quello che II Salvagente ha ricostruito, infatti, emerge che la pericolosa sostanza – provatamente cancerogena – ha raggiunto un’enorme quantità di prodotti di vario tipo, per un tempo lunghissimo: almeno due anni. Oltre allo yogurt, a partire dal 2006, potrebbero essere inquinati, anche in Italia, numerosi gelati industriali, dolciumi preconfezionati, vari prodotti surgelati, condimenti come il ketchup e la maionese, alcune carni, ma soprattutto, in quantità ancora più elevate, alimenti per diabetici, senza glutine e dimagranti. Le diossine sono estremamente pericolose: oltre al cancro, provocano una lunga serie di danni, soprattutto al sistema riproduttivo. L’esposizione a questi agenti chimici, anche saltuaria e ridotta, va evitala nel modo più assoluto.La crisi alimentare europea, quindi, assume dimensioni spaventose: una diffusa, massiccia, costante e prolungata esposizione a sostanze altamente tossiche. Il primo segnale A dare inizio al tam-tam di analisi e preoccupazioni è la Commissione europea, lo scorso 25 luglio, dopo la scoperta di una grande quantità di diossine, pentaclorofenolo e furano in un prodotto alimentare – probabilmente yogurt – in Germania, durante un controllo casuale.

La Commissione scopre che la contaminazione è dovuta a un additivo addensante, il guar gum (farina di guar), distribuito in esclusiva, in tutta Europa, da Unipektin, un’azienda svizzera Per ogni grammo di guar gum, ci sono 406 picogrammi di diossina il massimo consentito dalla Commissione europea, varia da 1 a 6 picogrammi, in relazione al tipo di prodotto. La Commissione adotta le procedure d’urgenza allarma tutti i paesi membri e ordina il ritiro di 117 partite di farina di guar, spedite in sette paesi europei: Francia, Austria, Inghilterra, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia Gli stock, però, sono già stati rivenduti in tutta Europa Senza dubbio, hanno raggiunto la Spagna e la Germania, che vengono coinvolte nell’operazione di ritiro. Passa un mese e la Danone rumena blocca anche le sue produzioni. E in Italia? Le maggiori aziende italiane di gelati, prodotti dolciari, surgelati e condimenti, usano il guar. Si trova dappertutto. Abbiamo chiesto informazioni dettagliate al ministero della Salute. Al momento in cui scriviamo, però, non abbiamo ricevuto risposta E le rassicurazioni di Danone Italia, che prende le distanze dalla sua gemella rumena, sembrano un po’ affrettate: “La decisione presa in Romania è di tipo prudenziale. Escludiamo che il guar contaminato abbia raggiunto gli stabilimenti italiani. Sono mercati separati”. Mercati separati?

La contaminazione appare davvero difficile da isolare. Unipektin, infatti, è l’unico importatore di guar in Europa, ed è lecito supporre che l’additivo inquinato, in un modo o nell’altro, abbia raggiunto anche il nostro paese. Oltretutto, la contaminazione non è limitata a 117 partite. Unipektin, che importa il guar gum direttamente dall’India (l’8O per cento della produzione mondiale di guar è indiana), divulga comunicati inquietanti. D 30 luglio, l’azienda sostiene che i prodotti contaminati sono “esemplari isolati, con un preciso numero di identificazione”. Ma il 3 agosto, non sa ancora quantificare il guar tossico. Il 7 agosto, il produttore indiano indicato come responsabile dell’incidente, India Glycols, pubblica un comunicato di “chiarimenti”: “Riforniamo Unipektin da due anni. Le misure di sicurezza non prevedono accertamenti per le diossine. Unipektin non ha dichiarato quali sono i numeri di lotto contaminati. Non è escluso che la contaminazione sia avvenuta all’interno dei loro stabilimenti”.

Subito dopo, la grande azienda chimica indiana, che produce ogni anno 10 miliardi di tonnellate di pro- dotti a base di guar, entra in silenzio stampa e il sito inter- net viene oscurato. Nel frattempo, Unipektin interrompe la lavorazione del guar, blocca le importazioni da India Glycols e invia una commissione d’indagine in India Allo stesso tempo, campioni di tutti gli stock ricevuti da India Glycols a partire dal 2006 vengono fatti analizzate dal laboratorio Eurofin Analytik, ad Amburgo. Che il 10 agosto fornisce un responso. Terribile: anche per i prodotti importati in passato, “i test rivelano una presenza massiccia di pentaclorofenolo”, la sostanza che veicola per le diossine. Da allora, l’allarme assume dimensioni sempre più preoccupanti. Unipektin ordina numerose analisi: da un test all’altro, l’azienda si ritrova in un mare di diossina, senza riuscire a vederne la fine: “In base agli ultimi dati raccolti – si legge in un comunicato del 21 agosto – dobbiamo presumere che la contaminazione di guar gum non sia un incidente isolato. Fa parte di una contaminazione sistematica. I primi risultati rivelano che tutte le spedizioni da India Glycols a Unipektin presentano tracce di contaminazione, anche se con diversi gradi di concentrazione. Nessuna delle importazioni rispetta il limite massimo previsto dalla legge”. Insomma, il guar alla diossina circola per il mercato europeo, e in una miriade di prodotti alimentari, ormai da due anni. In commercio, fra l’altro, si trovano prodotti a base di guar il grado di contaminazione sarebbe altissimo.

Le conseguenze, devastanti. Un esempio? Fra gli effetti collaterali della diossina, c’è un aumento del rischio di diabete. Il guar gum è fra gli ingredienti principali di numerosi alimenti per diabetici.

Fonte: http://www.europass.parma.it/
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31.08.2007

Si veda anche Il Salvagente

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marzian
marzian
8 Settembre 2007 3:48

Trashfood [trashfood.san-lorenzo.com] Randomestrale di Incultura Alimentare 5 Settembre 2007 Te lo do io l’alert: la gomma di guar [trashfood.san-lorenzo.com] Immagino che a Zurigo, dove ha sede la Unipektin [www.unipektin.com], produttrice e distributrice europea di alcuni ingredienti alimentari, in questi ultimi due mesi, non se la passino troppo bene e molti saranno in fibrillazione per la vicenda della gomma di guar contaminata. Ho iniziato a seguire la cosa alcuni giorni fa dopo aver letto l’articolo apparso su “ Il Salvagente [www.europass.parma.it]“. La gomma di guar deriva da una pianta, la Cyamopsis tetragonoloba coltivata in prevalenza in India, Pakistan e in percentuale minore negli USA. Trova largo impiego come additivo addensante e la sua presenza è segnalata sull’etichetta con la sigla E412. La gomma di guar si usa in prodotti dell’industria dolciaria come gelati, budini,dessert,bevande al cioccolato, salse, conserve di pesce. Ci sono anche degli integratori a base di gomma di guar (gluco-mannani). La troviamo anche in biscotti e dolci per celiaci. Voglio credere alle rassicurazioni lette in vari siti, anche se fosse presente in alcuni prodotti, la contaminazione da pentaclorofenolo e diossina sarebbe a concentrazioni molto molto basse,entro i limiti consentiti. Quindi calma. Anche se non ne avevamo bisogno, ecco una… Leggi tutto »